In questa Lezione di diritto penale parliamo dell’actio libera in causa. Ci si riferisce con questa espressione alla situazione di chi si mette in stato di incapacità di intendere o di volere al fine di commettere un reato.

Impianto normativo sulla disciplina della c.d. actio libera in causa

L’art. 87 c.p. stabilisce che, in tal caso, non si applica la prima parte dell’art. 85 c.p. per la quale l’ imputabilità deve sussistere al momento in cui viene commesso il fatto.

Si può, cioè, essere puniti anche se, al momento del fatto, si era incapaci di intendere o volere. E’, però, necessario che prima del fatto, l’agente si sia messo in stato di incapacità proprio al fine di commettere quel reato.

L’art. 92 c.p. 2^ comma contiene un fattispecie codificata di actio libera in causa. Al primo comma, l’art. 92 c.p. stabilisce “L'ubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza maggiore non esclude né diminuisce la imputabilità”. Al secondo comma dispone “Se l'ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa, la pena è aumentata”.

Va, in fine, fatta menzione dell’art. 86 c.p.. Esso prevede la situazione che si verifica quando un persona mette un terzo in stato di incapacità con la finalità di fargli commettere un delitto. In presenza di una situazione di questo tipo, del reato commesso dalla persona incapace risponde chi ha cagionato in lui lo stato di incapacità.

L’art. 86 c.p. è speculare all’art. 87 c.p. e disciplina la situazione opposta. In entrambi i casi, chi commette il reato, al momento del fatto, non era capace di intendere o di volere.

Ma nel primo caso, l’incapacità è stato determinata da altri. Nel secondo caso è stata determinata dallo stesso soggetto agente. La finalità di chi ha posto il terzo in stato di incapacità è la stessa dell’agente che si è posto nel medesimo stato: ovvero per commettere un delitto.

IMPOSTAZIONE DEI PUNTI CRITICI DI QUESTA DISCIPLINA

actio libera in causaPer quale ragione è imputabile chi ha commesso il fatto se non era capace di intendere o volere? Non v’è dubbio che la norma in esame si fonda su una finzione giuridica. Il reato è considerato responsabile come se fosse in stato di capacità poichè questa era la sua condizione al momento dell'azione libera.

Secondo parte della dottrina, infatti, l’actio libera in causa non dovrebbe assumere rilevanza penale. Si muove dalla premessa che il soggetto privo della capacità di intendere o di volere non sia capace di dolo o colpa. Sicché, l’actio libera in causa darebbe vita ad una fattispecie di responsabilità puramente oggettiva con violazione del principio di colpevolezza.

Si fa, altresì, rilevare che, diversamente, l’area del penalmente rilevante verrebbe dilatata oltre la soglia del tentativo punibile. In quanto mettersi in stato di incapacità per commettere un reato si traduce nell’ideazione di un proposito criminoso. E far retroagire il titolo di imputazione della punibilità all’ideazione comporta la violazione del principio di materialità oltre che di colpevolezza.

Altra parte della dottrina riconosce, invece, piena legittimità all’actio libera in causa. Essa sarebbe rispondente al principio di colpevolezza. Ciò in quanto il rimprovero di colpevolezza non riguarda il fatto commesso in stato di incapacità, ma la scelta di mettersi in tale stato per delinquere.

Si porta a sostegno di questa tesi l’art. 86 c.p. che punisce chi mette in stato di incapacità un terzo per il fatto commesso dal terzo. Così come chi mette il terzo in stato di incapacità risponde penalmente del reato commesso dall’incapace, allo stesso modo vi risponde chi vi si è messo da solo.

RAPPORTO CON L’ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO

Prima di tirare le somme sul fondamento della responsabilità per l’actio libera in causa, è bene affrontare la questione dei rapporti tra imputabilità e elemento soggettivo del reato. In fondo, si tratta di capire se può agire con dolo o colpa, un soggetto che, al momento del fatto, era privo di capacità di intendere o volere.

Ricordate che secondo parte della dottrina, l’actio libera in causa determina un surrettizia fattispecie di responsabilità oggettiva. Evidentemente si ritiene che il collegamento tra fatto e suo autore sia solo oggettivo, mancando per l’incapace la possibilità di un collegamento doloso e colposo.

In realtà, sul punto vi sono opinioni molto discordanti che derivano da scelte di campo sulla concezione della colpevolezza e sulla collocazione dell’imputabilità.

Secondo la concezione psicologica della colpevolezza, essa si traduce in un legame psicologico, dolo o colpa, tra fatto e suo autore. L’imputabilità, di conseguenza, non è elemento del reato ma condizione soggettiva di punibilità del reo.

In altre parole, il Giudice dovrebbe prima accertare se l’imputato abbia commesso un fatto tipico, antigiuridico e colpevole. Questo è il fondamento della responsabilità penale personale. Dopo, si pone il problema della capacità di intendere o di volere. In difetto di essa, l’imputato avrà commesso un fatto doloso o colposo, ma non sarà punibile.

Concezione normativa

Secondo la concezione normativa, invece, l’imputabilità, come elemento del reato, costituisce un presupposto della colpevolezza. In questo senso, si ritiene inammissibile che il non imputabile possa commettere con dolo o colpa un reato. 

Nei confronti del non imputabile, il dolo e la colpa non assumerebbero il ruolo di forme di colpevolezza come per il soggetto imputabile. Si tratterebbe, bensì, di indicatori di appartenenza soggettiva del fatto al suo autore.

Degli stessi il Giudice dovrà tener conto nel giudizio di pericolosità sociale e di applicazione della misura di sicurezza.
Così ragionando, si riconosce che la responsabilità per l’actio libera in causa è di natura oggettiva. Manca, cioè un vero legame soggettivo tra fatto e suo autore.

LE TEORIE SUL FONDAMENTO DELL’ACTIO LIBERA IN CAUSA
 

Ancora non è stata svelato il fondamento della responsabilità per il reato commesso in stato di preordinata incapacità.

La tesi più risalente, ormai superata, giustificava la disciplina in questione sull’assunto che l’agente era libero di non mettersi in stato di incapacità. La scelta in esame, finalizzata alla commissione del reato, giustifica l’imputabilità oggettiva del fatto al suo autore. In questo senso era recuperato il momento della colpevolezza anche per l'actio libera in causa.

In realtà, la dottrina ha abbandonato da tempo questa tesa, riproponendola sotto una diversa veste. Si ritiene bensì che il momento in cui il soggetto si mette in stato di incapacità per commettere il reato, rientra nella fase dell’esecuzione criminosa.

L’actio libera in causa trova fondamento nel collegamento sistematico dell’art. 87 c.p. con le singole norme incriminatrici di parte speciale. C’è chi giunge a parlare, in tal modo, di altrettante e nuove fattispecie di reato dove il fatto tipico abbraccia anche l’originaria azione libera.

Tesi della deroga al sistema

La prima obiezione mossa alla teoria sopra vista è che non è possibile considerare l’azione libera come atto esecutivo del reato. Esso si configura né più né meno che come atto preparatorio.

In effetti, la dottrina maggioritaria ritiene che l’art. 87 c.p. sia una precisa scelta del legislatore di derogare alla regola generale dell’art. 85 c.p.. L’esigenza è quella di rispondere alle istanze di difesa sociale e trovare il modo per punire atti delittuosi pur commessi in stato di incapacità preordinata.

La deroga riguarda, più in generale, anche il sistema di imputazione del fatto al suo autore, poiché, da quanto detto, emerge che essa integra un ipotesi di responsabilità oggettiva. Il legislatore avrebbe potuto fare scelte diverse. In fondo, nel nostro ordinamento ricorrono molte ipotesi di responsabilità penale oggettiva.

Un ultimo accorgimento viene proposto da chi, correttamente, sostiene che l’art. 87 c.p. potrà applicarsi solo se il reato commesso corrisponda a quello ideato con l’azione libera. Un modo per cercare di trovare un collegamento soggettivo tra fatto e suo autore, sicuramente, apprezzabile.

Un accorgimento che però non toglie che l’actio libera in causa risulti difficilmente conciliabile con il principio di colpevolezza, al pari di ogni forma di responsabilità oggettiva.