addebito della separazioneQuali elementi debbano sussistere affinché sia configurabile l’addebito della separazione. E’ bene rammentare che affinché sia pronunciata la separazione dei coniugi è sufficiente che uno dei due adduca la sopravvenuta intollerabilità della convivenza. L’addebito della separazione, infatti, presuppone che la convivenza sia divenuto intollerabile per uno o entrambi i coniugi, e richiede la sussistenza di fatti concreti che si pongano come antecedente causale della sopravvenuta intollerabilità dell’affectio coniugalis.

Quali elementi di fatto, dunque, debbono sussistere, ed essere provati, affinché vi sia l’addebito della separazione?

Possiamo schematicamente riassumere tre fondamentali elementi della fattispecie di addebito della separazione.

  1. In primo luogo, per l’addebito della separazione, è necessario che siano dedotti e provati fatti storici che concretano reali violazioni dei doveri nascenti dal matrimonio.
  2. I fatti così dedotti, pur quando gravi, non sono però sufficienti ad integrare l’addebito della separazione. Si rende, infatti, sotto il profilo oggettivo, necessario che le citate condotte abbiano costituito l’antecedente causale della sopravvenuta intollerabilità della convivenza. La disaffezione del coniuge che chiede l’addebito della separazione deve trovare la propria ragion d’essere e causa storica scatenante in quelle condotte di spregio ai doveri nascenti dal matrimonio.
  3. Vi è però un terzo elemento, di natura soggettiva, che deve sussistere affinché, pur in presenza di gravi violazioni ai doveri derivanti dal matrimonio, sia possibile pronunciare l’addebito della separazione.

E’ cioè necessario che le condotte con cui sono stati violati i doveri matrimoniali siano imputabili al coniuge che le ha poste in essere. Ove, infatti, al momento dei fatti che hanno integrato le violazioni dei doveri matrimoniali, il coniuge agente non fosse in condizione di intendere o di volere, quelle condotte non gli sarebbero ascrivibili, ed alcun rimprovero sarebbe possibile muovergli con l’addebito della separazione.

  • E’ stato, così, escluso, nella giurisprudenza di merito, l’addebito della separazione per il coniuge che ha gravemente violato i doveri coniugali di assistenza, collaborazione e coabitazione, in quanto affetto da seria patologia psichica che aveva escluso la sua capacita di dominare le proprie azioni.
  • Così come è stato escluso l’addebito della separazione pur in presenza di condotte non solo integranti gravi violazioni dei doveri derivanti dal matrimonio, ma costituenti anche fatti illeciti, in quanto il coniuge che le aveva poste in essere si trovava, al momento dei fatti in stato di infermità mentale.

Al contrario, in alcuni casi, è stato pronunciato l’addebito della separazioni, pur essendo stata accertata la sussistenza di un vero e proprio disturbo della personalità tale da coartare la capacità di determinarsi del coniuge resosi delle condotte antidoverose.

 

addebito della separazione e shopping compulsivoCosì, è stato pronunciato l’addebito della separazione a carico del coniuge affetto da shopping compulsivo, il quale durante la convivenza aveva sottratto denaro ai familiari e a terzi, spendendo tutte le risorse economiche per innumerevoli acquisti di beni di ogni genere.

 

addebito della separazione e avarizia patologicaIn un altro caso, l’addebito della separazione è stato pronunciato nei confronti del coniuge affetto da avarizia patologica. Il marito, durante la convivenza, per evitare che la moglie si recasse dal parrucchiere, aveva preteso che fosse lui a tagliare i capelli della stessa e dei figli, e le aveva impedito l’acquisto di ogni bene di cosmetica.

Chiudiamo questo articolo con una sola osservazione conclusiva.

Ci si chiede se, veramente, una persona affetta da shopping compulsivo, ovvero da avarizia patologica, possa ritenersi completamente in grado di volere le condotte che pone in essere o se invece quelle condotte sono conseguenza di una spinta irrefrenabile e incontrollabile. In questo secondo caso, dovremmo concludere che non sarebbero imputabili al coniuge agente e quindi la separazione non gli sarebbe addebitabile. Ma, così argomentando, si entra in una materia di competenza propria di psicologi e psichiatri a cui rimanderemo per un successivo articolo sullo shopping compulsivo e l’avarizia patologica.