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Assegnazione della casa familiare: cosa accade se la coppia non ha figli?

LA POSIZIONE MAGGIORITARIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE ALL’INDOMANI DELLA RIFORMA DEL 1975 E DEL 1987

La Corte di Cassazione era, però, nella maggior parte dei casi, ferma alla concezione tradizionale della funzione dell'assegnazione della casa familiare. Essa, cioè, riconosceva a questo istituto la funzione di tutelare i figli affinché fosse consentito loro di conservare l'ambiente domestico in cui erano vissuti e dove erano radicati i loro affetti.

Si escludeva, quindi, che la casa familiare potesse costituire elemento di integrazione dell'obbligo di mantenimento in favore del coniuge, economicamente, debole.

Presupposto, imprescindibile, dell'assegnazione era la presenza di figli minorenni o maggiorenni, ma economicamente non autosufficienti.

Corte di Cassazione a sezioni unite - Sentenza n. 11297 del 28.10.1975

"Il potere del giudice di attribuire il godimento della casa familiare ad un soggetto che su di essa non vanta alcun diritto, estromettendone il titolare, è di natura eccezionale.

Esso può essere, pertanto, esercitato solo per l'esigenza di tutelare gli interessi della prole, ritenuti prioritari e prevalenti.

Se così non fosse, il provvedimento di assegnazione si tradurrebbe in una sorta di “esproprio senza indennizzo” di dubbia legittimità costituzionale”. 

QUESTO ORIENTAMENTO DELLA CORTE DI CASSAZIONE SI E’ PROTRATTO NEL TEMPO FINO AL MOMENTO DELLA RIFORMA DEL 2006

Questa concezione della funzione dell'assegnazione della casa familiare si è protratta fino a poco prima della riforma del 2006.

Corte di Cassazione - Prima sezione civile - Sentenza n. 2338 del 02.02.2006

L'assegnazione della casa familiare risponde all'esigenza di garantire l'interesse dei figli alla conservazione dell'ambiente domestico".

La Suprema Corte ribadisce quindi la funzione di questo istituto e la ricollega alla conservazione dell'ambiente domestico. L'ambiente domestico costituisce, infatti, il "centro degli interessi e delle abitudini in cui si esprime e si articola la vita familiare".

La Corte non manca di specificare la finalità di questa funzione. L'assegnazione della casa familiare risponde al "fine di evitare loro l'ulteriore trauma di un allontanamento dal luogo ove si svolgeva la loro esistenza e di assicurare una certezza ed una prospettiva di stabilità in un momento di precario equilibrio familiare”.

La Corte, in questa sentenza, prende posizione anche sul tema specifico da cui siamo partiti. Cioè se l'istituto in esame può essere utilizzato anche per equilibrare le condizioni economiche dei coniugi.

La Corte, infatti, non nega che l'istituto abbia anche riflessi economici. Ma precisa che l'assegnazione "non può essere disposta al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, a garanzia delle quali è unicamente determinato l'assegno di divorzio”.

VIENE ESCLUSA ANCHE LA POSSIBILITÀ DI PREVEDERE IL PAGAMENTO DI UN CANONE DI LOCAZIONE A CARICO DELL’ASSEGNATARIO

Un altra questione su cui i Giudici dell'epoca si sono pronunciati riguarda la possibilità di porre a carico dell'assegnatario della casa familiare il pagamento di un canone di locazione. E' evidente che si tratta di un altro tentativo di riconnettere all'istituto in esame la funzione di equilibrare la condizione economica dei coniugi.

Cassazione Civile - Sentenza n. 4188 del 24.02.2006

“Deve escludersi qualsiasi obbligo di pagamento di un canone di locazione da parte dell'assegnatario per il godimento della casa familiare. Qualunque forma di corrispettivo snaturerebbe la funzione dell'istituto in quanto incompatibile con la sua finalità esclusiva di tutela della prole”.

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