Assegno divorzile e indipendenza economica

luglio 27, 2017

assegno divorzileASSEGNO DIVORZILE E TENORE DI VITA

L’ assegno divorzile costituisce un tema su cui la Corte di Cassazione ha attuato un vero e proprio restyling di un datato e storico indirizzo giurisprudenziale.

Come noto tra i requisiti che davano diritto all’assegno divorzile quello che assumeva un peso preponderante era “il tenore di vita” goduto in costanza di matrimonio. In altri termini, se dopo lo scioglimento del vincolo coniugale l’ex coniuge, economicamente più debole, aveva subito un peggioramento del proprio tenore di vita rispetto a quello goduto durante il matrimonio, l’altro ex coniuge era tenuto alla corresponsione dell’assegno divorzile.

Il criterio del tenore di vita assumeva rilievo sin dalla determinazione dell’an dell’assegno divorzile: era cioè il requisito principe da valutare per stabilire, ancor prima del quantum, se il richiedente l’assegno di divorzio vi avesse effettivamente diritto.

Quindi, anche se il richiedente avesse posseduto importanti fonti di reddito, ove le stesse fossero state nettamente inferiori rispetto a quelle possedute dall’altra parte, in tal caso per ripristinare un livello del tenore di vita corrispondente a quello goduto in costanza di matrimonio, sorgeva il diritto all’assegno di divorzio.

 

SENTENZA N.15481 DEL 22.06.2017: LA CORTE DI CASSAZIONE ANCORA SULL’ASSEGNO DIVORZILE

La Corte di Cassazione già con la nota sentenza 11504 del 2017 aveva ribaltato questo consolidato orientamento, riconoscendo che ai fini dell’assegno divorzile non dovrebbe rilevare il mantenimento dello stesso tenore di vita, ma, stante la finalità solidaristica familiare dell’istituto in esame, la capacità reddituale del richiedente.

Questi principi sono stati ribaditi dalla recente sentenza n.15481 del 22.06.2017 con cui la Suprema Corte ha annullato con rinvio un decreto emesso dalla Corte d’appello di Roma.

Il fatto può riassumersi in questi termini: l’ex marito chiedeva che venisse revocato l’assegno divorzile assumendo che la ex moglie avesse raggiunto una buona e stabile capacità reddituale tale da non richiedere alcun contributo aventi finalità di solidarietà familiare. La Corte d’Appello accoglieva parzialmente il ricorso dell’ex marito, riconoscendo la persistenza del diritto all’assegno divorzile della controparte proprio sulla base di valutazioni attinenti al mantenimento di un tenore di vita corrispondente a quello goduto in costanza di matrimonio.

La Corte di Cassazione investita della questione dall’ex marito censurava l’argomentazione della Corte d’Appello.

La Suprema Corte parte dal principio per cui: “la conferma dell’an (dell’assegno divorzile) richiede di verificare se sussiste la lamentata mancanza di mezzi adeguati o comunque l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, senza condurre l’indagine giudiziale con riguardo ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio”.

È interessante anche il richiamo della Suprema Corte in tema di an sull’assegno divorzile al principio di autoresponsabilità economica: la valutazione deve infatti riguardare l’impossibilità di procurarsi mezzi adeguati per ragioni oggettive.

Le conseguenze sono evidenti: ciascuno deve attivarsi per provvedere ai propri bisogni e solo ove per ragioni oggettivo una delle parti non sia riuscita a conseguire una indipendenza economica scatta il diritto all’assegno divorzile che altrimenti si rivelerebbe una mera rendita parassitaria.

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