Home » L’azione nel delitto commissivo doloso: la base del fatto tipico

L’azione nel delitto commissivo doloso: la base del fatto tipico

L’azione costituisce il primo elemento della fattispecie commissiva dolosa. Un elemento costitutivo del fatti tipico in merito al quale si sono sviluppate diverse teorie.

Teoria causale dell’azione

azioneOrigini della teoria causale.

La teoria causale risale ai primi del novecento e si è sviluppata in Germania per estendersi in Italia intorno agli anni trenta.

Si tratta di una teoria largamente suggestionata dalle correnti scientifico positivistiche allora dominanti.  

Esse influenzarono la stessa teoria generale del reato portando alla concezione puramente oggettiva del fatto tipico.

In tal senso, l’azione veniva intesa come il movimento corporeo dell’uomo, in cui si traduce la sua volontà, che causa una modificazione del mondo esterno. 

Anche il nostro codice penale, risalente allo stesso periodo, sembra, tra l’altro, risentire di questa impostazione naturalistico causale dell’azione. In più articoli del codice penale si parla infatti di “evento dannoso o pericoloso come conseguenza dell’azione”.

I punti critici della teoria causale

Per comprendere il senso di questa teoria naturalistico causale bisogna considerare che essa aveva, in realtà, lo scopo di fornire una nozione unitaria della condotta.

L’obiettivo era quello di enucleare il minimo comune denominatore proprio sia dell’azione che dell’omissione, tanto dolose che colpose.

Apparve presto evidente l’impossibilità di ricondurre l’azione e l’omissione, in chiave naturalistico causale, ad un concetto unitario di condotta.

L’omissione è una condotta in cui manca, per antonomasia, il movimento corporeo che determina la modificazione del mondo esterno.

D’altro canto, entrò presto in crisi lo stesso concetto di azione intesa in senso naturalistico causale.

Come si è avuto modo di approfondire nella lezione sul fatto tipico, l’elemento soggettivo non è estraneo alla funzione propria della tipicità.

Oltre ai casi di dolo specifico, più in generale lo stesso dolo generico rientra nel fatto tipico ed è, spesso, l’elemento chiave per il giudizio di corrispondenza del fatto concreto ad una fattispecie astratta di reato.

Equiparazione dell’azione dell’uomo a quella dell’animale

Riprendiamo l’esempio dell’omicidio doloso e colposo e ipotizziamo che con una condotta attiva taluno causi la morte di un uomo.

La condotta, in senso naturalistico causale, cioè come movimento corporeo che determina un evento naturalistico, non è in grado di dirci se il fatto corrisponde alla fattispecie dell’omicidio doloso o colposo.

L’azione dell’omicidio doloso è tale in quanto sorretta dalla coscienza e volontà di uccidere un uomo.

Quello che rileva ai fini dell’integrazione del fatto tipico dell’omicidio doloso è l’azione dolosa, e non il dato puramente oggettivo del movimento corporeo che determina l’evento lesivo.

Corrispondentemente, si è obiettato come la teoria naturalistico causale dell’azione finisce con l’equiparare l’azione dell’uomo a quella di un animale.

Il movimento corporeo che determina la morte di un uomo è attività propria sia dell’uomo che dell’animale. Ma ciò che distingue l’uno dall'altro è la capacità di frenare i propri impulsi ed, in definitiva, di scegliere se compiere quell'azione.

L’azione tipica dell’omicidio doloso è punita più severamente dell’azione tipica dell’omicidio colposo perché più riprovevole la scelta consapevole e volontaria di uccidere un uomo. In una scala di valori, invece, l’azione tipica dell’omicidio colposo è meno riprovevole perché non derivante dalla volontà di cagionare la morte dell’uomo.

LA TEORIA FINALISTICA DELL’AZIONE ED I SUOI PUNTI CRITICI

Dalle obiezioni mosse alla teoria naturalistico causale dell’azione ha preso spunto un’altra corrente di pensiere che ha elaborato la teoria finalistica.

La premessa di fondo della teoria finalistica è che ciò che contraddistingue la condotta di un uomo da quella di un animale è che la prima consiste, per sua natura, in un attività funzionalmente orientata ad uno scopo

Con la teoria finalistica si abbandona, quindi, il fondamento positivistico scientifico su cui poggiava la teoria causale.

Anche la teoria finalistica aveva la pretesa di fornire una nozione unitaria della condotta che non tardò a manifestare le proprie criticità.

Risultava, quindi, difficile ricondurre ad unità il concetto di azione ed omissione. Il non agire non può essere ricondotto ad un attività finalisticamente orientata verso uno scopo.

Allo stesso tempo, appariva difficile conciliare questa definizione dell’azione finalistica con l’azione colposa. L’azione colposa non è un attività finalisticamente orientata ad uno scopo.

I MERITI DELLE DUE TEORIE

La teoria naturalistico causale aveva, senz’altro, il merito di porre l’attenzione sulle istanze proprie del principio di materialità.

L’esigenza di fondo era condivisibile volendo circoscrivere all’area del penalmente rilevante il fatto materiale.

La teoria finalistica dell’azione, dal canto suo, muoveva dalla premessa, condivisibile, di riconoscere nell’elemento soggettivo il quid che imprimeva all’azione il significato tipico del fatto di reato.

DATO OGGETTIVO – SUITAS E DOLO NELL’AZIONE DEL FATTO COMMISSIVO DOLOSO

Le due teorie in realtà si compenetrano sul terreno della fattispecie commissiva dolosa.

L’azione si configura sicuramente come movimento corporeo ma al tempo stesso si configura come traduzione della volontà dell’agente.

In tal senso depone, in primo luogo, l’art. 42 c.p. 1^ comma, ai sensi del quale: “Nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà”.

La suddetta norma si riferisce alla suitas, cioè gli attributi minimi della condotta penalmente rilevante i quali si distinguono dal dolo e dalla colpa.

La coscienza e volontà dell’azione si riferiscono al dominio dell’uomo sulla propria azione.

La suitas ha ad oggetto il movimento corporeo il quale deve essere scaturito da un impulso cosciente e volontario.

Il dolo, di converso, è coscienza e volontà del fatto tipico significativo, percepito nel suo disvalore sociale. 

Come vedremo, più avanti, sul terreno del delitto commissivo doloso, in realtà, suitas e dolo finiscono per coincidere, in quanto l’azione dolosa presuppone sempre la suitas. Se manca la signoria dell’uomo sull’azione, non potrà configurarsi, mai, un’azione dolosa. Il difetto della suitas determina l’impossibilità di configurare una condotta penalmente rilevante.

Pagine: 1 2