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L’azione nel delitto commissivo doloso: la base del fatto tipico

FORZA MAGGIORE E COSTRINGIMENTO FISICO QUALI CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA SUITAS

Come abbiamo anticipato, la suitas va tenuta distinta dal dolo.

  • La suitas ha ad oggetto l’azione che deve scaturire da un impulso cosciente e volontario dell’uomo.
  • Il dolo ha ad oggetto il fatto tipico nella sua interezza, che deve essere percepito dall’agente come fatto criminoso, ovvero nel suo significato di disvalore.

La suitas, quindi, costituisce la condizione soggettiva minima affinché la condotta assuma rilevanza penale.

Di conseguenza, l'azione posta in essere in dipendenza di un impulso incosciente o involontario non raggiungerà la soglia del penalmente rilevante, e l'agente non sarà punibile. 

La condotta non sorretta dalla suitas non può qualificarsi come opera propria dell’agente.

Il codice penale ha previsto alcune situazioni tipo in cui viene a mancare la suitas e di conseguenza è esclusa la punibilità dell’agente.

Forza maggiore

L’art. 45 c.p. esclude la punibilità di chi ha commesso il fatto per forza maggiore.

La forza maggiore può ricondursi agli eventi naturali o umani i quali da un lato non potevano essere impediti e dall'altro hanno determinato l’azione che ha portato all'evento lesivo.

Facciamo l’esempio di scuola dell’operaio che si trova sull'impalcatura e che viene investito da una tromba d’ari. A causa della tromba d’aria, l’operaio cade e investe, uccidendolo, un passante.  L’investimento del passante in realtà non è un azione che poteva essere dominata dall'operaio. Quella condotta è dipesa da forza maggiore e non da un suo impulso cosciente e volontario.

La forza maggiore esclude quindi la suitas. Ragion per cui quell'azione non assume rilevanza penale e l'operaio non non è punibile.

Costringimento fisico

L'art. 46 c.p. prevede inoltre come causa di esclusione della punibilità il costringimento fisico.

L’art. 46 esclude la punibilità di chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi.  In tal caso, del fatto commesso risponde l’autore della violenza.

In questo caso, la forza esterna, derivante dall'autore della violenza, determina l’azione che innesca l’evento lesivo.

L’agente è stato solo uno strumento nelle mani dell’autore della violenza. L’azione che ha posto in essere non gli apparitene. 

Questo è il motivo per cui l'art. 46 c.p. addebita l'azione all'autore della violenza che è colui che ha determinato il movimento corporeo di chi ha materialmente agito.

IL CASO FORTUITO TRA SUITAS, COLPA E RAPPORTO DI CAUSALITÀ’ 

A norma dell’art. 45 cp anche il caso fortuito esclude la punibilità di chi ha commesso il fatto.

Invero, il caso fortuito, secondo la dottrina dominante, non esclude necessariamente la suitas.

Ciò perché lo stesso, inteso come evento improvviso ed imprevedibile, non precede la condotta ma si inserisce nel suo processo di compimento.

Quindi, l’azione può essere sorretta dalla suitas, ma la serie causale che determina dipende dall'evento imprevedibile ed inevitabile.

Infatti, il caso fortuito viene collocato nell'ambito della cause di esclusione della colpa ovvero del nesso causale tra condotta ed evento.

I PRESUPPOSTI DELL’AZIONE DOLOSA

I presupposti dell’azione sono quelle circostanze, di fatto o di diritto, che in alcuni casi devono preesistere o essere concomitanti alla condotta affinché assuma un significato criminoso.

Si pensi, a titolo di esempio, al precedente stato di gravidanza nel delitto di aborto o al precedente matrimonio nel delitto di bigamia o all’altruità della cosa nel furto.

Si tratta, pertanto, di circostanze che condizionano la tipicità stessa del fatto. In assenza di queste circostanze il fatto perde la carica di disvalore in ragione della quale la condotta è stata punita con la sanzione penale.

L’azione di chi contrae matrimonio senza avere alcuna consapevolezza dell’esistenza di un precedente matrimonio non è un azione tipica del reato di bigamia. Chi ha agito non aveva alcuna percezione dell’offenisività del fatto.

OGGETTO MATERIALE DELL’AZIONE ED OGGETTO GIURIDICO DEL REATO

Per oggetto materiale della condotta si intende la persona o la cosa sulla quale ricade l’attività criminosa.

Dall'oggetto materiale va distinto l’oggetto giuridico del reato, ovvero il bene o l’interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Si pensi al delitto di falso: se il documento falsificato è oggetto della condotta, il bene tutelato dalla norma è, bensì, la fede pubblica.

In altri casi, oggetto materiale e oggetto giuridico possono compenetrarsi. Questo accade in quelle fattispecie di reato che tutelano beni suscettibili di esteriorizzarsi in un substrato naturalistico il cui danneggiamento integra la lesione giuridica.

Avv. Francesco MeattaMi auguro che questa Lezione ti abbia aiutato a fare chiarezza in questioni così complesse.

Nella prossima Lezione parleremo dell'Evento nel reato commissivo doloso.

Se hai dubbi, ricorda che puoi inviarmi i tuoi quesiti gratuitamente attraverso il form di discussione che trovi qui sotto.

UN CARO SALUTO

FRANCESCO

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