Home » Cause di esclusione della colpevolezza: caso fortuito, forza maggiore

Cause di esclusione della colpevolezza: caso fortuito, forza maggiore

cause di esclusione della colpevolezzaLe cause di esclusione della colpevolezza sono quelle situazioni in presenza delle quali il fatto tipico ed antigiuridico non può essere attribuito al suo autore sotto il profilo soggettivo. Manca, in altri termini, il terzo elemento costitutivo del reato: la colpevolezza.

Il nostro codice penale non parla espressamente di cause di esclusione della colpevolezza. Parla, bensì, di cause di esclusione della pena.

Si tratta, dunque, di una categoria dogmatica che ha la funzione di sintetizzare tutte quelle fattispecie in presenza delle quali non si integra la colpevolezza e la pena è esclusa.

Cause di esclusione della colpevolezza nel codice penale e differenza con le scriminanti

Vi starete chiedendo qual è la differenza con le scriminanti. Se ricordate le lezioni sulle scriminanti, avevamo detto che esse risolvono un potenziale conflitto tra due norme dell’ordinamento giuridico.

  • Da un lato la norma penale incriminatrice che punisce una data condotta tipica come reato.
  • Dall’altro la norma giuridica che autorizza, legittima il compimento di quella condotta per varie ragioni.

Per l’appunto, quando il fatto è tipico, ovvero la condotta è conforme a quella descritta dalla norma penale, ma è scriminata, si parla di fatto che non è antigiuridico. L’autore del fatto non può essere riconosciuto responsabile del reato per aver posto in essere una condotta che, sia pure tipica, era autorizzata da una specifica norma dell’ordinamento giuridico.

Le cause di esclusione della colpevolezza operano invece ad un livello successivo. Esse operano dopo che si è accertato che il fatto è tipico ed antigiuridico, ma non può essere mosso alcun rimprovero al suo autore in quanto determinate situazioni hanno inciso sulla sua possibilità di autodeterminarsi diversamente.

Quindi, nell’ambito di questa categoria si fanno rientrare una serie di ipotesi caratterizzate dalla inesigibilità del comportamento conforme alla legge penale. Ciò per l’impossibilità da parte del soggetto di conoscere il divieto o per l’impossibilità di determinarsi secondo il divieto.

LE FATTISPECIE CHE DANNO VITA A CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA COLPEVOLEZZA

Nel novero delle cause di esclusione della colpevolezza rientra senza dubbio:
• l’errore di fatto disciplinato dall’art. 47 c.p.,
• e, secondo molti autori anche il caso fortuito o la forza maggiore ed il costringimento fisico.

In questa lezione ci soffermiamo sul caso fortuito, la forza maggiore ed il costringimento fisico, e nella successiva, parleremo dell’errore di fatto.

CASO FORTUITO E COLPEVOLEZZA

L’art. 45 c.p. dispone che “non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore”.

Il caso fortuito è un avvenimento imprevedibile ed eccezionale che si inserisce d’improvviso nella dinamica della condotta del soggetto agente.

Esempio

Tizio, in perfette condizioni di salute, guida la propria autovettura. All’improvviso, è colto da un malore, sviene e perde il controllo del proprio mezzo investendo un pedone.

Cerchiamo di capire per quale ragione il caso fortuito rientra tra le cause di esclusione della colpevolezza.

Rifletteteci, è possibile muovere a Tizio un rimprovero a titolo di colpa per aver investito il pedone? Se, come nell’esempio, il malore e lo svenimento è sopraggiunto senza che vi fossero avvisaglie di sorta, sicuramente non è possibile considerare Tizio responsabile di violazione di alcuna norma cautelare connessa alla guida. Questo è il motivo per cui si ritiene che il caso fortuito sia una cause di esclusione della colpevolezza.

FORZA MAGGIORE E COSTRINGIMENTO FISICO

Passiamo adesso alla forza maggiore, situazione che allude al sopraggiungere di una forza esterna che impedisce di agire diversamente.

Esempio

Tizio è un operaio che lavora su un impalcatura. Tutte le norme di sicurezza sono state osservate, ma improvvisamente si scatena un fortissimo temporale. Tizio, prova a scendere dall’impalcatura, ma il vento lo fa cadere su un passante che muore.

L’evento morte è tipico dell’omicidio. Ma se ci riflettiamo, è ragionevole ritenere che non si possa punire Tizio per omicidio colposo. La sua condotta, causativa dell’evento morte, è da imputare alla forza esterna del vento che lo ha fatto cadere dall’impalcatura.

Questa forza esterna in cui si sostanzia la forza maggiore è dunque causa di esclusione della colpevolezza. Non era possibile, nel caso concreto, pretendere che Tizio agisse in modo diverso. Per dirla con i bravi giuristi, Tizio, in realtà, non ha agito, ma “è stato agito”.

L’art. 46 c.p., invece, disciplina l’ipotesi del costringimento fisico. Stabilisce che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi».

Per molti, la violenza di cui all’art. 46 cp rientra nella categoria della forza maggiore. Ma a prescindere da questo, resta il fatto che essa rientra tra le cause di esclusione della colpevolezza.

Il costringimento fisico non esclude semplicemente la punibilità, ma il nesso psichico tra condotta ed evento. La condotta tipica non rientrava nel piano volitivo dell’agente, il quale è stato costretto ad agire in quel modo.

Infatti l’art. 46 cp prevede che, in tal caso, “del fatto commesso dalla persona costretta risponde l'autore della violenza”.