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Le cause di giustificazione, l’antigiuridicità e la loro disciplina generale

Con questa lezione, dedicata alle cause di giustificazione, iniziamo il secondo blocco del nostro edificio della parte generale di diritto penale. Lo studio delle cause di giustificazione ci porta dritti, infatti, al secondo elemento costitutivo del reato, cioè l’Antigiuridicità.

Antigiuridicità e cause di giustificazione sono due termini che definiscono un rapporto genere a specie.

Abbiamo una categoria generale, l’Antigiuridicità, che rappresenta il secondo elemento costitutivo del reato. Dal canto loro, le cause di giustificazione sono quelle situazioni che rendono il fatto tipico non antigiuridico.

Di cosa parleremo, dunque, in questa lezione? Parleremo della funzione dell’Antigiuridicità, richiamando brevemente concetti già espressi in sede di analisi della teoria generale del reato.

Inoltre, cercheremo di capire, in dettaglio, cosa sono, realmente le cause di giustificazione anche dal punto di vista lessicale, in quanto il codice non adotta l’espressione cause di giustificazione.

Ma il cuore di questa lezione sarà la disciplina generale delle cause di giustificazione. Mi raccomando. E’ importante capire bene questa disciplina generale, poiché quando affronteremo le singole cause di giustificazione dovremmo essere in grado di maneggiarla con cura.

ANTIGIURIDICITA’ E CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE: RAPPORTO DI GENERE A SPECIE – FUNZIONE DELL’ANTIGIURIDICITA’

cause di giustificazioneAbbiamo accennato al rapporto di genere a specie tra antigiuridicità e cause di giustificazione. Aggiungiamo che spesso i due termini esprimono lo stesso concetto funzionale.

Cerchiamo di capire questo passaggio logico.

Un fatto non antigiuridico è un fatto tipico ma non punibile in quanto il suo autore ha agito in presenza di una causa di giustificazione. D'altro canto, dire che l'autore del fatto tipico non è punibile perché ha agito in presenza di una causa di giustificazione equivale a dire che quel fatto non è antigiuridico..

Un secondo passaggio logico che ti deve essere chiaro.

Se sei giunto a questo punto nello studio del diritto penale, dovresti sapere cos'è il fatto tipico. E' un fatto umano corrispondente ad una fattispecie astratta di reato che il legislatore ritiene meritevole di sanzione penale perché offensivo del bene o interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Con le cause di giustificazione, invece, vengono in rilievo situazioni tipiche che rispondono ad interessi altrettanto meritevoli di tutela da parte del legislatore, ma confliggenti con l'interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Prendiamo il delitto di omicidio.

Il legislatore considera meritevole di tutela penale il bene fondamentale della vita umana. Ma se uccido un uomo per difendermi dalla sua aggressione, nonostante il fatto sia tipico, prevale l'interesse alla difesa legittima.

Quindi possiamo dire che le cause di giustificazione sono situazioni tipiche che rendono il fatto non contrario al diritto, giustificandolo o autorizzandolo.

Da ciò si coglie la funzione propria dell'Antigiuridicità. Per approfondimenti dogmatici, rimando alla lezione di teoria generale del reato.

Possiamo, in questa sede, limitarci a dire che l'Antigiuridicità ha la funzione di collegare il fatto tipico all'ordinamento giuridico. Nonostante la tipicità del fatto, se, per la presenza di una causa di giustificazione, lo stesso non è contrario al diritto oggettivo, il suo autore non sarà punibile.

RILEVANZA OBIETTIVA DELLE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

Le cause di giustificazione sono, quindi, situazioni disciplinate e tipizzate nella parte generale del codice penale, alle quali si aggiungono le scriminanti speciali, previste solo per determinate figure di reato.

Si tratta, in ogni caso, di situazioni che rendono il fatto non contrario al diritto, giustificandolo o autorizzandolo.

Gli artt. 55 e 59 del codice penale prevedono una disciplina comune alle diverse cause di giustificazioni.

Attenzione: il nostro codice penale, in realtà, non adotta l’espressione causa di giustificazione.

Leggi l'art. 59 cp e noterai che si parla di "circostanze che escludono la pena".  Il legislatore impiega, dunque, un espressione del tutto generica che comprende tutte quelle le situazioni in cui un soggetto è considerato non punibile.

Ma quando parlo di espressione generica, sto alludendo al fatto che questa norma disciplina anche le cause di giustificazione. Pertanto è proprio da questa norma che inizieremo il nostro viaggio nella disciplina generale delle esimenti.

COSA SIGNIFICA CHE LE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE HANNO RILEVANZA OBIETTIVA

Iniziamo dal primo comma dell'art. 59 cp. "Le circostanze che attenuano o escludono la pena sono valutate a favore dell'agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti".

Cosa ci dice questa norma?

Ci dice che le cause di giustificazione operano sul piano meramente oggettivo.

Esse cioè escludono l’antigiuridicità del fatto anche se il suo autore non ne aveva conoscenza o per errore le riteneva inesistenti.

Questa regola non trova applicazione quando la legge disponga in maniera diversa. Per alcune scriminanti speciali la legge può prevedere, infatti, la necessità di un coefficiente soggettivo tra autore e esimente.

Più in generale, la possibilità di deroga alla rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione, ha alimentato interpretazioni giurisprudenziali almeno miste. Il tema riguarda soprattutto la legittima difesa, in merito alla quale la giurisprudenza richiede l’animus di difendersi, e quindi un requisito avente carattere soggettivo. Ma su questo punto torneremo in sede di trattazione della difesa legittima.

LE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE PUTATIVE

La scriminante putativa, di cui all’art. 59 ultimo comma c.p., fa riferimento a quella situazione in cui l’autore del fatto abbia ritenuto, per errore, di agire in presenza di cause di giustificazione.

Esempio

Tizio è proprietario di una nota gioielleria nel centro della città. Una sera, entra un uomo dal volto coperto che, brandendo una pistola, esclama ad alta voce :«Fermi tutti, questa è una rapina!».

Tizio, approfittando di un momento di distrazione del criminale, temendo per la propria incolumità e per quella dei clienti presenti nel locale, estrae la pistola che nascondeva sotto il banco ed esplode un colpo, attingendo il rapinatore alla spalla.

Successivamente ci si rende conto che si trattava di una persona che, in preda ai fumi dell’alcol, aveva voluto simulare una rapina e che la sua pistola, in realtà, era un giocattolo.

ANALISI DELL’ESEMPIO SULLA SCRIMINANTE PUTATIVA

Siamo nel cuore della disciplina generale delle cause di giustificazione.

Nell'esempio, abbiamo una situazione in cui il gioielliere non si è reso conto che la rapina era tutta una finzione. 

Questo significa che il gioielliere ha, per errore, ritenuto di trovarsi dinanzi ad un pericolo attuale derivante dall'altrui ingiusta aggressione. Come vedi, l'errore del gioielliere è caduto su un elemento essenziale della legittima difesa: la sussistenza di un aggressione ingiusta e l'attualità del pericolo.

Affinché si possa parlare di cause di giustificazione putative è, quindi, necessario che l’errore cada o sugli elementi del fatto integrante la scriminante o su norma extrapenale integratrice di quella fattispecie.

Attenzione però a non confondere l'errore su norma extrapenale che integra le cause di giustificazione con l'errore di diritto.

L'errore di diritto consiste, infatti, nell'erronea convinzione di non violare con la propria condotta alcuna norma penale.

La norma di riferimento, per questo caso, sarà l’art. 5 cp, il quale non esclude la punibilità del soggetto, a meno non derivi da ignoranza inevitabile.

L’ERRORE COLPOSO SULLE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

Abbia visto che le cause di giustificazione rendono non antigiuridico il fatto tipico anche quando l'autore ha agito nell'erronea convinzione della loro esistenza.

Dobbiamo, però, aggiungere un ulteriore tassello a questa disciplina delle scriminanti putative.

L'art. 59 cp fissa, infatti, un altra importante regola.

“Se l’errore sulla presenza di una scriminante è dovuta a colpa dell’agente, la punibilità non è esclusa quanto il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo".

Esempio

Tizio è proprietario di una nota gioielleria nel centro della città. Una sera, entra un uomo dal volto coperto che, brandendo una pistola evidentemente finta per forma, dimensioni e presenza del tappo rosso, grida: «Fermi tutti, questa è una rapina!».

Tizio, approfittando di un attimo di distrazione del criminale, temendo per la propria incolumità e per quella dei clienti presenti nel locale, estrae prontamente la pistola che nascondeva sotto il banco ed esplode un colpo, attingendo il rapinatore alla spalla.

Questo ed il precedente esempio sono uguali e differiscono solo per un elemento.

Nel primo caso, non esistevano elementi per riconoscere l'inesistenza del pericolo attuale derivante dalla finta rapina.

In questo secondo esempio, invece, la pistola appariva evidentemente finta. Il gioielliere avrebbe potuto, facendo più attenzione, rendersi conto che la pistola era finta, e avrebbe, conseguentemente, potuto adeguare proporzionalmente la sua difesa, astenendosi dall'uso della propria pistola.

Quello che voglio farvi capire è che anche in questo caso c'è un errore sulle cause di giustificazione ritenute esistenti. Così come quest'errore cade pur sempre su un elemento essenziale della fattispecie. Ma in questo caso l'errore è dovuto a disattenzione, ovvero a colpa del gioielliere. 

Quindi il legislatore non ritiene meritevole di sanzione penale che agisce, integrando un fatto tipico, nell'erronea convinzione della sussistenza di cause di giustificazione. Ma esige che chi invoca le cause di giustificazione erroneamente ritenute esistenti non sia caduto in errore colposo.

Va anche aggiunto che, secondo la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza, il riferimento al delitto colposo non avviene solo quod poenam. Si tratta, bensì, dall'attribuzione all'autore del fatto della corrispondente figura criminosa colposa.

LE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE E L’ECCESSO COLPOSO

L’eccesso colposo, di cui all'art. 55 c.p., ricorre quando il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, ma l’agente ha colposamente superato i limiti del comportamento consentito.

Anche in questo caso, l’autore del fatto, se esso è previsto come delitto colposo, risponderà della relativa fattispecie colposa.

Esempio

Caio, nel mezzo della notte, si accorge che un ladro, in casa sua, sta tentando di aprire la cassaforte.

Impugnato un fucile, che detiene legittimamente nell’armadio degli articoli di difesa personale , vuole esplodere un colpo in aria per spaventarlo, ma essendo poco pratico dell’utilizzo di armi, sbaglia mira e lo colpisce, uccidendolo.

ANALISI DELL’ESEMPIO SULL’ECCESSO COLPOSO

Caio ha inconsapevolmente oltrepassato i limiti della legittima difesa. 

L’uccisione del ladro, pur non voluta, è una reazione eccessiva rispetto al pericolo di subire un danno patrimoniale. Ed è derivata dall’utilizzo imprudente, imperito e negligente del fucile, da parte di Caio, che quindi risponderà del reato di omicidio colposo previsto all’art. 589 cod. penale.

Per stabilire se e quando l’agente ha superato i limiti del comportamento consentito, si applicano i criteri normativi di cui all'art. 43 c.p. per il giudizio di responsabilità per colpa.

Da questo punto di vista, è dato distinguere due situazioni, cui potranno corrispondere differenti valutazioni nella dosometria della pena.

La prima è quella meno grave in cui l’agente ha superato il limite del comportamento consentito per errore esecutivo della propria condotta, producendo un evento più grave di quello necessario.

La seconda situazione più grave corrisponde alla colpa cosciente, ovvero l’autore del fatto si è reso conto della possibilità di produrre l’evento lesivo più grave anche se è incorso errore di valutazione della situazione di fatto.

L’art. 55 c.p. tra le cause di giustificazione cui si applica la disciplina dell’eccesso colposo non richiama la scriminante del consenso dell’avente diritto. La giurisprudenza e parte della dottrina ritengono, tuttavia, applicabile questa disciplina anche all'esimente menzionata, oltre che ai casi di scriminante putativa.

CONCLUSIONE E RINVIO ALLA PROSSIMA LEZIONE DI DIRITTO PENALE

Avv. Francesco MeattaMi auguro che anche questa lezione di diritto penale vi abbia aiutato nello studio di questa affascinante materia. Nella prossima lezione tratteremo la nostra prima causa di giustificazione: il consenso dell'avente diritto.

Vi ricordo che se avete dubbi, potete inviarmi, gratuitamente, i vostri quesiti utilizzando il form di discussione che trovate qui sotto. Sarò lieto di rispondervi.

Un caro saluto

Francesco