Con le cause di giustificazione tocchiamo il secondo elemento costitutivo del reato, cioè l’Antigiuridicità. Per comodità espositiva, aderiamo alla teoria tripartita del reato. Rimando, invece, alla lezione di diritto penale sulla teoria generale del reato per approfondire le diverse impostazioni in materia di antigiuridicità.

Richiamo di nozioni generali sull’antigiuridicità ed impostazione del problema delle cause di giustificazione

cause di giustificazionePossiamo ricordare che l’Antigiuridicità nella teoria tripartita assolve la funzione di collegare il fatto tipico all'ordinamento giuridico. In questo modo, nonostante la tipicità del fatto, se, per la presenza di una causa di giustificazione, lo stesso non è contrario al diritto oggettivo, il suo autore non sarà punibile.
Ricordiamo che, invece, secondo la moderna teoria della bipartizione del reato, l’antigiuridicità costituisce un elemento negativo del fatto oggettivo. In tal modo, in presenza di una causa di giustificazione, si adotterà la formula dell’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Le cause di giustificazione sono situazioni disciplinate e tipizzate dalla parte generale del codice penale, alle quali si aggiungono le scriminanti speciali, previste solo per determinate figure di reato.

Si tratta, in ogni caso, di situazioni che rendono il fatto non contrario al diritto, giustificandolo o autorizzandolo.

Gli artt. 55 e 59 del codice penale prevedono una disciplina comune alle diverse cause di giustificazioni.

RILEVANZA OBIETTIVA DELLE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE

Le cause di giustificazione, previste dalla parte generale del codice penale, operano, ai sensi dell’art. 59 1^ comma c.p., sul piano meramente oggettivo.

Esse cioè escludono l’antigiuridicità del fatto anche se il suo autore non ne aveva conoscenza o per errore le riteneva inesistenti.

Questa regola non trova applicazione quando la legge disponga in maniera diversa. Per alcune scriminanti speciali la legge può prevedere, infatti, la necessità di un coefficiente soggettivo tra autore e esimente.

Più in generale, la possibilità di deroga alla rilevanza oggettiva delle cause di giustificazione, ha alimentato interpretazioni giurisprudenziali almeno miste. Ovvero, soprattutto nell'annoso dibattito sulla legittima difesa, la giurisprudenza richiede l’animus di difendersi, e quindi un requisito avente carattere soggettivo.

LE SCRIMINANTI PUTATIVE E L’ERRORE COLPOSO

La scriminante putativa, di cui all’art. 59 ultimo comma c.p., fa riferimento a quella situazione in cui l’autore del fatto abbia ritenuto, per errore, di agire in presenza di una causa di giustificazione.

L’errore deve, però, essere caduto o sugli elementi del fatto integrante la scriminante o su norma extrapenale integratrice di quella fattispecie.

Non ha efficacia scusante l’errore di diritto, ovvero l’erronea convinzione che la legge giustifichi una determinata condotta illecita.

La medesima disposizione codicistica stabilisce, inoltre, che “se l’errore sulla presenza di una scriminante è dovuta a colpa dell’agente, la punibilità non è esclusa quanto il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo".

Secondo la dottrina maggioritaria e la giurisprudenza, il riferimento al delitto colposo non avviene solo quod poenam. Si tratta, bensì, dall'attribuzione all'autore del fatto della corrispondente figura criminosa colposa.

LE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE E L’ECCESSO COLPOSO

L’eccesso colposo, di cui all'art. 55 c.p., ricorre quando il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione, ma l’agente ha colposamente superato i limiti del comportamento consentito.

Anche in questo caso, l’autore del fatto, se esso è previsto come delitto colposo, risponderà della relativa fattispecie colposa.

Per stabilire se e quando l’agente ha superato i limiti del comportamento consentito, si applicano i criteri normativi di cui all'art. 43 c.p. per il giudizio di responsabilità per colpa. Da questo punto di vista, è dato distinguere due situazioni, cui potranno corrispondere differenti valutazioni nella dosometria della pena.

  • La prima è quella meno grave in cui l’agente ha superato il limite del comportamento consentito per errore esecutivo della propria condotta, producendo un evento più grave di quello necessario
  • La seconda situazione più grave corrisponde alla colpa cosciente, ovvero l’autore del fatto ha determinato l’evento lesivo più grave volutamente per errore di valutazione della situazione di fatto.

L’art. 55 c.p. tra le cause di giustificazione cui si applica la disciplina dell’eccesso colposo non richiama la scriminante del consenso dell’avente diritto. La giurisprudenza e parte della dottrina ritengono, tuttavia, applicabile questa disciplina anche all'esimente menzionata, oltre che ai casi di scriminante putativa.

CONCLUSIONE E RINVIO ALLA PROSSIMA LEZIONE DI DIRITTO PENALE

Avv. Francesco MeattaMi auguro che anche questa lezione di diritto penale vi abbia aiutato nello studio di questa affascinante materia. Nella prossima lezione tratteremo la nostra prima causa di giustificazione: il consenso dell'avente diritto.

Vi ricordo che se avete dubbi, potete inviarmi, gratuitamente, i vostri quesiti utilizzando il form di discussione che trovate qui sotto. Sarò lieto di rispondervi.

Un caro saluto

Francesco