cessione del creditoLa cessione del credito è una figura contrattuale con cui ci si trova ad avere a che fare molto più spesso di quanto si creda. Spesso capita di contrarre un prestito con un ente creditizio e di essere avvisati, durante il periodo di rimborso delle rate, che il pagamento andrà fatto ad un’altra società.

Questo è possibile ed avviene proprio in virtù del meccanismo della cessione del credito. E’ importante quindi conoscere questa figura contrattuale, sapere come funziona e quali sono i vostri diritti.

Struttura del contratto di cessione del credito e crediti incedibili

 

Con il contratto di cessione del credito è possibile trasferire il proprio diritto di credito ad un terzo che assume il nome di cessionario.

Pensiamo al credito che una società finanziaria vanta nei confronti del consumatore cui sia stato erogato un prestito. Il credito si traduce nel diritto a ricevere il pagamento della rata mensile di rimborso. La società finanziaria può decidere di cedere quel suo credito ad un altra società che assumerà la denominazione di cessionario.

Dobbiamo sapere che non tutti i diritti di credito possono essere oggetto di cessione. Sono ad esempio incedibili i crediti che hanno carattere strettamente personale, come ad esempio i crediti alimentari. In alcuni casi, è la legge a stabilire l’incedibilità del credito. Per disposizione di legge, ad esempio, non sono cedibili i crediti dei dipendenti per stipendi dovuti dallo Stato. Allo stesso modo, è incedibile il credito che l’appaltatore vanta nei confronti della Pubblica amministrazione.

In questi casi, il contratto di cessione del credito è, quindi, nullo, avendo ad oggetto crediti incedibili.

NON E’ NECESSARIO PER LA VALIDITA’ DI QUESTO CONTRATTO IL CONSENSO DEL DEBITORE

Premessa! Se il titolare del diritto di credito si chiama cedente, ed il terzo cui il diritto è trasferito si chiama cessionario, come si chiamerà il debitore coinvolto in questa operazione? Il debitore che vede cambiare la figura del proprio creditore si chiama debitore ceduto.

Ai fini della validità del contratto di cessione del credito non è richiesto il consenso del debitore ceduto.

In fondo, il debito e le modalità di pagamento dello stesso rimangono invariate anche se cambia il creditore. Per il debitore è quindi indifferente pagare al creditore cedente o al cessionario.

Dire che il consenso del debitore ceduto non è necessaria per la validità del contratto, significa dire che il contratto è valido in forza dell’accordo tra cedente e cessionario. Sin dal quel momento, il creditore del debitore ceduto sarà il cessionario.

Cosa accade, però, se il debitore ceduto continua a pagare al cedente? Può il cessionario pretendere che il debitore paghi quanto già corrisposto al cedente?

Per rispondere a questa problematica ci viene in aiuto l’art. 1264 c.c., a norma del quale la cessione non ha effetto verso il debitore ceduto se questi non l’ha accettata o non gli è stata notificata. Il debitore ceduto, che non sia stato avvisato della cessione, il quale ha pagato al cedente, non potrà essere costretto a pagare di nuovo anche al cessionario.

CESSIONE PRO SOLUTO E PRO SOLVENDO

La cessione del credito, a norma dell’art. 1266 c.c., si presume pro soluto. Questo significa che il cedente deve garantire al cessionario la sussistenza e validità del credito al momento della cessione.

Con la cessione pro soluto, quindi, il cessionario assume su di sé il rischio dell’inadempimento del debitore ceduto. Non potrà, cioè, chiedere al cedente di pagare il debito quando non vi abbia provveduto il debitore ceduto.

Cosa significa, invece, cessione pro solvendo? Significa che il creditore cedente garantisce non solo l’esistenza e validità del credito ma anche la solvenza del debitore. Per dar vita ad una cessione pro solvendo, le parti devono espressamente prevedere l’obbligo del cedente di garantire il cessionario dall’insolvenza del debitore.

In tal caso, se il debitore ceduto non paga, il cessionario potrà ottenere il dovuto dal creditore cedente. Il rischio dell’insolvenza del debitore, con la cessione del credito pro solvendo resta, pertanto, in capo al cedente.