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Comunione dei beni tra coniugi – Comunione immediata e de residuo

La comunione dei beni, in assenza di diversa scelta, rappresenta il regime legale dei rapporti patrimoniali tra i coniugi. In questa guida sulla comunione dei beni tra coniugi, cercherò di spiegarvi come funziona e quali beni vi rientrano.

Differenza tra comunione dei beni tra coniugi e comunione ordinaria

Molti confondono il regime della comunione legale dei beni con la comunione ordinaria che si verifica quando più persone sono titolari pro quota di uno stesso bene.

Nella comunione ordinaria, la quota serve a delimitare il potere di disposizione sui beni comuni da parte dei partecipanti alla comunione. In questo senso, la comunione ordinaria è una comunione per quote.

Nella comunione dei beni tra coniugi, la facoltà di disposizione di ciascuno di essi non è delimitata dalla quota. La quota nella comunione legale ha altre funzioni come quella di determinare la misura della ripartizione tra attivo e passivo al momento dello scioglimento della comunione.

I beni che rientrano nella comunione legale tra coniugi

La comunione tra coniugi ha una norma di riferimento che è l’art. 177 c.c.. Questa disposizione del codice civile ci dice quali beni rientrano nella comunione legale. Alcuni beni vi rientrano sin da subito, altri, invece, secondo le schema della comunione de residuo, solo al momento dello scioglimento della comunione. Si distingue al riguardo tra comunione immediata e comunione de residuo.

Vediamo quali sono i beni che rientrano nella comunione immediata.
1) Gli acquisti compiuti, insieme o separatamente dai coniugi durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi a beni personali.
2) Le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Adesso, scopriamo quali beni rientrano nella comunione de residuo.
1) I frutti dei beni, propri di ciascuno coniuge, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione.
2) I proventi dell’attività separata di ciascun coniugo se, allo scioglimento della comunione, non sono stati consumati.

COMUNIONE IMMEDIATA – GLI ACQUISTI DEI CONIUGI DURANTE IL MATRIMONIO

Alcune ipotesi di acquisti compiuti dai coniugi durante il matrimonio, pur non riguardando beni personali, possono essere difficili da decifrare. Proviamo, quindi, ad elencarne alcune per capire se entrano nel regime della comunione.

L’immobile costruito, con i soldi di entrambi i coniugi, sul terreno di proprietà esclusiva di uno di essi rientra nella comunione legale?

La tesi prevalente propende per la risposta negativa. L’art. 177 c.c. quando parla di acquisti si riferisce agli acquisti a titolo derivativo, cioè quelli che si fondano su un contratto o altro atto negoziale.

Invece, nel caso dell’immobile costruito sul terreno di proprietà di uno dei coniugi si verifica un fenomeno di acquisto per accessione. Si tratta di un modo di acquisto della proprietà a titolo originario. Il proprietario del terreno acquista di diritto, e non in base ad un atto negoziale, l’immobile che vi è stato costruito. L’altro coniuge che ha contribuito con i propri soldi alla costruzione dell’immobile ha diritto alla restituzione delle somme spese.

Se uno dei coniugi vince al superenalotto una ingente somma, essa cade nella comunione dei beni?

In questa caso si parla di acquisti per eventi di fortuna. Il punto è che il superenalotto come altri giochi quali lotterie o scommesse traggono origine da un contratto. Il contratto è quello che si stipula nel momento in cui si effettua la giocata. Si tratta, pertanto, di acquisti a titolo derivativo che rientrano nella comunione.

Depositi e conti correnti bancari.

Stessa logica vale per i depositi e conti correnti stipulati da uno dei coniugi. Essi creano un rapporto giuridico nei confronti della banca. Una sorta di diritto di credito nei confronti della banca il quale non cade nella comunione dei beni. Vi rientra solo se all’atto dello scioglimento della comunione, le relative somme non sono state consumate.

COMUNIONE DE RESIDUO

Nella comunione de residuo rientrano i frutti dei beni propri di ciascun coniuge, percepiti e non consumati al momento dello scioglimento della comunione.

Si pensi al coniuge proprietario di un immobile, bene personale, dato in locazione. I canoni di locazione non rientrano, in tal caso, nella comunione dei beni tra coniugi. Ma, vi rientrano se al momento dello scioglimento della comunione legale, non sono stati consumati. Stesso discorso vale per i dividendi derivanti ad esempio da investimenti azionari.

Analogo discorso vale per i proventi dell’attività separata di ciascun coniugo se, allo scioglimento della comunione, non sono stati consumati.
I redditi derivante dal lavoro svolto da ciascuno dei coniugi non rientrano, immediatamente, nella comunione legale. Ma se essi, al momento dello scioglimento della comunione, non sono stati consumati, rientrano nella comunione de residuo.