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Consulenza legale on line gratuita: suggerimenti legali

L'avvocato nel sociale

 

Consulenza legale on line gratuita: quando e come richiederla

La consulenza legale on line gratuita è indicata per coloro che, pur avendo dubbi di natura legale, non hanno bisogno di una risposta altamente personalizzata, ma di un parere che, privo di riferimento a persone e fatti specifici, chiarisca, comunque i termini delle quesiti legali esposti.  

Per attivare e chiedere questo servizio di consulenza bisogna compilare il modulo sottostante “Lascia una Risposta” in ogni sua parte, specificando, nel form “Commento” che si richiede una consulenza legale on line gratuita e specificando, nel dettaglio, il vostro quesito.

Fate attenzione a porre il quesito legale in forma del tutto anonima cercando di rendere la descrizione dei fatti dettagliata. Provvederemo, pertanto, nelle 48 ore successive a fornire il relativo parere, inclusivo del nome dell’avvocato incaricato della sua redazione, il quale potrà essere letto nella sezione “Risposte”.

Con la consulenza legale on line gratuita, quindi, non vi verrà inviato per e-mail, il parere scritto. Ciò giustifica, quindi, il fatto che questo servizio di consulenza non è soggetto al pagamento di alcun compenso e viene reso in forma gratuita. 

Infatti, attraverso la consulenza legale on line gratuita, oltre a fornire risposta ai vostri quesiti legali, ci proponiamo, nella sezione “Risposte” di dare modo a tutti i visitatori del sito che vivono problematiche legali simili a quelle ivi proposte e risolte di ottenere agevolmente delucidazioni e risposte immediate.

In altri termini, con la consulenza legale on line gratuita arricchiamo il bagaglio di pareri sulle tematiche oggetto dei quesiti legali da voi esposti, con beneficio anche per gli altri visitatori del sito.

 

1.590 Comments so far:

  1. LUDOVICA scrive:

    Chiedo cortesemente una consulenza legale gratuita.

    Risiedo in un edificio di due piani nel centro storico della città.
    L’edificio è indipendente rispetto a quelli adiacenti.
    I suoi due piani appartengono a due proprietari diversi ed ognuno di essi è costituito da un appartamento.
    L’appartamento di mia proprietà è al secondo piano.
    E’ stato deciso da entrambi i proprietari di ristrutturare l’edifico.
    In seguito ai lavori è stato rinvenuto un affresco (m. 1 di larghezza x cm. 50 di altezza) nell’intercapedine tra i due piani.
    La Sovrintendenza ha ritenuto l’affresco meritevole di essere conservato.
    L’unico modo per poterlo conservare consiste o nello staccarlo dalla parete (è possibile farlo ed è ciò che io desidero: in tal caso l’affresco verrebbe donato ad un museo) o nell’eliminare l’intercapedine attribuendo il suo intero spazio all’appartamento del piano inferiore insieme con l’affresco.

    I lavori (ancora in corso) necessari per la conservazione dell’affresco hanno richiesto inoltre l’innalzamento di cm. 20 del solaio del secondo piano, ovvero del mio solaio.
    Conseguentemente le stanze della mia casa risultano (calcolando la distanza dal pavimento al soffitto) cm. 20 più basse rispetto alle misure originali.

    Io ho chiesto di poter recuperare i 20 centimetri che ho perduto (a causa della necessità di conservare l’affresco) alzando il tetto di altrettanti cm. 20.
    Mi è stato risposto che ciò non è possibile perché non è consentito alzare i tetti delle case antiche del centro storico.

    Desidererei sapere se io abbia oppure no il diritto di pretendere di alzare il tetto per recuperare lo spazio che è stato tolto al mio appartamento per poter conservare l’affresco di cui sopra o se io abbia altre strade per raggiungere un risultato analogo.

    Infine, ed è il punto più importante, desidererei sapere a chi appartiene l’intercapedine tra i due piani di un edificio e se io abbia il diritto di oppormi all’attribuzione dell’intero spazio dell’intercapedine al piano inferiore (anche in considerazione del fatto che le travi che sorreggevano il mio solaio erano nell’intercapedine ed esse sono state sostituite da travi di acciaio, ancora più grandi, che ora – non essendoci più l’intercapedine – si trovano nella parete dell’appartamento del piano inferiore, in alto, accanto all’affresco).

    Distinti saluti.

    Ludovica

    • Rispondo al secondo quesito inerente la proprietà dell’intercapedine. La Cassazione civile pronunciandosi sul punto ha stabilito che “la proprietà dell’intercapedine deve essere provata esibendo i relativi titoli di acquisto che devono contenere la menzione del vano tecnico. La trascrizione ha natura dichiarativa e non costitutiva del diritto di proprietà. La proprietà dell’intercapedine posta tra due appartamenti appartiene, in mancanza di titoli, a chi trae vantaggio dalla sua realizzazione”. Ora, sovente l’intercapedine posta tra due appartamenti siti uno al piano inferiore e l’altro al piano immediatamente superiore, come nel suo caso, ha la funzione di isolare l’appartamento del piano inferiore e, pertanto, in questi casi, in assenza di titoli di proprietà da cui emerge una diversa titolarità dell’intercapedine deve ritenersi che essa sia appartenente al proprietario dell’immobile inferiore.
      Quanto alla possibilità di recuperare i 20 cm perduti, innalzando il tetto delle case, dovrebbe rivolgersi ad un tecnico, architetto, ingegnere o geometra che hanno specifiche competenze per poter verificare la fattibilità di tale operazione e eventualmente la possibilità di recuperare i predetti 20 cm in altro modo.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  2. NICOLA MACCULI scrive:

    Richiedo una consulenza legale sull’argomento sotto descritto.
    A settembre 2015 sono stato vittima di un infarto di cui, a mio avviso, lo stress da lavoro è stato almeno una concausa. Tra l’altro nei due anni precedenti l’azienda non mi aveva sottoposto a nessuna visita medica. Ci sono gli estremi per richiedere l’indennizzo per malattia professionale?

    • Al di là della pratica impossibilità a dare una qualche risposta in ragione della mancanza di specifiche informazioni, (esempio quale tipo di lavoro?), la causa per malattia professionale richiede una valutazione approfondita di tutti gli elementi del caso, e non ultimo anche la relazione di un preparato medico legale in grado di delineare con chiarezza il nesso causale tra evento (infarto) e fatto causale (stress da lavoro).
      A tal fine, poichè si tratta di questione non risolvibile ed analizzabile adeguatamente in questa sede, le suggerisco di rivolgersi direttamente ad un legale di sua fiducia che potrà valutare con cognizione di causa il problema.

  3. Antonio scrive:

    Salve, ho un’inquilino che non paga da mesi, ho iniziato le vie legali per lo sfratto, ma non mi è chiara una cosa, è possibile ottenere per vie legali i pagamanti non corrisposti? Perchè mi è stato detto che quando, anche in futuro l’inquilino, lavorerà i pagamenti non corrsiposti verranno sottratti automaticamente, anche se a me pare assurda questa cosa. In poche parole quando l’inquilino legalmente possiederà qualcosa i pagamenti verranno trattenuri dall’agenzia delle entrate, quando mi è stata detta questa cosa io sinceramente mi sono sentito preso in giro perchè mi sembra assurda. L’inquilino è anche proprietario di un appartamento. Mi scuso per il lessico non adeguato, ma non sono del settore.

    • Con lo sfratto per morosità è normalmente possibile richiedere al Giudice anche un ingiunzione di pagamento per le mensilità inevase. Altro problema è se a fronte dell’ingiunzione di pagamento l’inquilino non paga comunque. In questo caso si tratterà di avviare l’azione esecutiva, ma se l’inquilino non ha reddito, temo che difficilmente riuscirà al momento ad ottenere qualcosa.
      In bocca al lupo e crepi il lupo.

  4. D.Barona. scrive:

    Buon giorno.
    Sono uno studente di scuola superiore e sono maggiorenne. Oggi dovevo uscire prima, ed avevo il relativo permesso di uscita anticipata firmato dai miei genitori. Al momento dell’uscita però sono stato richiamato dalla Preside la quale mi ha impedito di uscire (non fisicamente). La Preside ha poi contattato mia madre, la quale ha confermato la versione dei fatti. Io dovevo uscire visto che non ero preparato per una verifica scritta (disegno tecnico), ma sono quindi stato costretto (non fisicamente) a farla pur sapendo Preside e prof. che io non avevo gli strumenti. Essendo io maggiorenne, quindi titolare della capacità di agire, il fatto di essere stato trattenuto implica reato (art. 605 c.p.)? Inoltre avendo fatto la verifica senza strumenti adeguati e quindi con la sicurezza di aver conseguito un compito insufficiente questo rientra negli estremi dell’art. 2043 c.c.?
    Grazie mille mi scuso per il disturbo e aspetto la sua gentile risposta.

  5. Maria scrive:

    Buongiorno,
    cortesemente avrei bisogno di un vs parere legale,aaavrei tra una settimana un’udienza per un probabile sequestro conservativo, ma sono stata costretta a revocare l’avvocato che era in carica, la mia domanda posso recarmi in udienza senza un legale? cosa devo fare e dire? quali sono i contro?
    spero di avere una risposta in breve tempo nel frattempo ringrazio molto.

    • Se le è imputata in quel procedimento penale, allora dovrà necessariamente avvalersi della difesa tecnica di un legale. Se non nominerà un nuovo difensore di fiducia verrà nominato un difensore d’ufficio che lei dovrà comunque retribuire per l’attività che svolgerà.
      Se invece lei riveste la posizione di persona offesa dal reato, può tranquillamente evitare di nominare un avvocato, a meno che non debba costituirsi parte civile.
      In caso di procedimento civile, il procedimento per sequestro conservativo richiede la difesa tecnica e quindi dovrà nominare un proprio difensore, non potendo patrocinare autonomamente a meno che lei non sia avvocato, cosa di cui dubito altrimenti non avrebbe chiesto a me queste informazioni.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  6. Luca scrive:

    Salve, vi scrivo per porvi un quesito. A seguito d’una mia innocente frase su Facebook ho ricevuto risposte offensive da parte d’un utente il quale si accaniva nei confronti di mia madre. Ho fatto lo screenshot della conversazione pertanto è tutto adeguatamente documentato. Vi sono gli estremi per richiedere una sanzione penale causa ingiuria? Grazie.

  7. Lucilla scrive:

    Buongiorno,
    chiedo cortesemente un suo parere legale per una mia cara amica, espongo: da una separazione risultante consensuale ( anche se in realtà non è stata cosi perchè ricattata minacciata e messa in una situazione di paura terrore ecc.) costretta a firmarla, questa mia amica,ha dovuto subire delle truffe dal suo ex marito espongo solo le due più gravi:
    – per estorcerle più denaro possibile dichiara una falsa donazione mai esistene(nessun documento scritto, non solo lui in un dato momento a lei glielo ha confessato che sta dichiarando il falso)brevemente spiego, la cifra in questione estorta sono 20.000 euro ma 24 anni fà i suoceri della mia amica avevano prestato e poco dopo regalati a loro che erano in comunione dei beni 10 miliomi delle vecchie lire e cioè circa 5000 euro ma ex marito li ha fatti diventare 20.000 euro. dato che è tutto falso, quando lui li ha voluti estrorcendoglieli sono passati 24 anni,lei vorrebbe riaverli cosa e come deve fare per riaverli? anche perchè nel contratto di separazione è stato dichiarato che sarà liquidata entro il 31 dicembre 2022 inoltre ha omesso di darle soldi che le spettano,non ha mai ricevuto aggiornamento instat.e vive in una estrema situazione povertà non potendo nemmeno curarsi perchè non ha soldi.

    l’altra truffa:
    sempre con l’inganno lei ha dovuto cedere a lui la metà quota della casa coniugale per cui(la casa non è stata valutata in modo corretto e trasparente)valore casa 200.000 euro 100.000 per luiche poi diventano 120.000mila euro,
    per la mia amica 100.000-20.000 per la falsa donazione restano 80.000
    ma non è finita quà, al rogito all’insaputa di lei( perchè lui le incuteva terrore la teneva sotto tiro di occhiate e quantaltro) fa scrivere sul contratto euro 50.000mila e cosi anche l’assegno, poi finge di darle l’assegno glielo appoggia fra le mani per 2/3 secondi e glielo porta via velocemente,cosi che lei non si accorge dell’inganno non avedo avuto il tempo necessario di vedere.
    Passato circa un anno continuando a non percepire niente lei si reca dal notaio per avere fotocopia dell’atto di vendita e dell’assegno ma scopre che la cifra è 50.000mila sia nell’atto che l’assegno e non di 80.000mila euro come avevano concordato e che lei credeva.
    Cosa può fare questa mia amica può essere nullo questo contratto? si può annullare l’atto di separazione? come si può procedere in quale modo? c’è qualcuno che possa aiutarla?
    ringrazio anticipatamente cordiali saluti

    • Ammetto di aver capito poco delle vicende che lei ha esposto, probabilmente perchè molto complesse ed ingarbugliate e quindi difficili da esporre in questa sede.
      Rispondo in particolare al quesito inerente la possibilità di “annullare” la separazione. Tecnicamente, la separazione non può essere annullata, ma quello che si può fare è ricorrere al tribunale per chiedere una modifica delle condizioni della separazione. A tal fine, affinchè il ricorso per modifica delle condizioni della separazione possa avere esito positivo, è necessario esporre e provare fatti che modificano la situazione preesistente, ovvero tutte quelle condizioni in presenza delle quali a suo tempo erano state concordate, o come lei assume “estorte”, quelle determinate condizioni.
      Quanto al contratto è pressochè impossibile darle una risposta sulla base delle informazioni che mi ha fornito, e quindi, per correttezza, mi astengo da qualunque ulteriore suggerimento, salvo solo consigliare alla sua amica di rivolgersi ad un legale di fiducia il quale potrà esaminare tutta la documentazione contrattuale e chiedere tutti i chiarimenti necessari per valutare se esistono i presupposti per un azione giudiziale di nullità del contratto.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

    • Lucilla scrive:

      Buongiorno avvocato,
      Faccio rispondere alla mia amica a cui ho fatto leggere quanto ha scritto.
      La ringrazio per la sua disponibilità e cortese risposta.
      Sono consapevole che gli elementi forniti non permettono di conoscere a fondo problematiche del mio caso, purtroppo fino ad ora non ho incontrato avvocati con la predisposizione da lei mostrata capaci di prendersi realmente ” a cuore” la mia sutuazione.
      Le confesso che questa lunga ricerca ancora senza esito rende la mia vita sempre più complicata e continuo a sognare di trovare finalmente chi mi aiuti a metter fine alla mia sofferenza,
      Apprezzo molto la sua scelta di aiutare concretamente le persone in difficoltà purtroppo al momento non posso contribuire ad aiutare l’associazione che sostiene non avendo al momento alcun reddito.
      Cordiali saluti

  8. francesco luca scrive:

    Luca Francesco
    buongiorno.
    vi scrivo per chiedervi una consulenza legale gratuita.
    Tempo fa,mio figlio,ha firmato un contratto per l’acquisto di mobili.
    Lo ha firmato sapendo di firmare solo il disegno.Poi,le cose per lui son cambiate molto,perdita del lavoro ecc… Ora,la ditta cui ha firmato il contratto,gli chiede di pagare il prezzo totale dei mobili senza che li abbia mai ricevuti.Come deve comportarsi? Tengo a precisare che,la ditta,lo ha minacciato di ingiunzione ammenoche’ non compra una cameretta e la cosa si chiude li.Il totale del contratto e’ di circa 8000 euro e la cameretta di 1500 euro circa.
    Grazie per l’eventuale risposta.

    • Temo che suo figlio sia caduto, in qualche modo, vittima di quelle prassi contrattuali poco trasparenti. Di solito, nella vendita di mobilio, viene sottoscritto un contratto riportante tutte le condizioni. Il problema è che sovente si prevede che con la sottoscrizione del disegno si accetta il bene così come viene descritto graficamente e quindi si perfeziona il contratto di acquisto.
      Sarebbe opportuno che suo figlio chieda alla ditta copia integrale della documentazione contrattuale per verificare se, anche inconsapevolmente, abbia stipulato il contratto d’acquisto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  9. Lucilla scrive:

    Buongiorno,
    chiedo gentilmente un suo parere legale.
    Da quasi 2 mesi sto chiedendo all’amministratore condominiale
    di poter visionare presso il suo studio,appure avere tramite mail, raccomandata,posta certificata documentazione per verificare cose non chiare ed altro , ma continua a rifiutarsi dopo che inizialmente mi ha ignorata, ho provato di tutto, cosa devo fare?

    • La sua è una richiesta del tutto legittima e finalizzata all’azione di verifica della situazione contabile del condominio e l’amministratore non può trincerarsi dietro al silenzio e addirittura opporre un netto rifiuto alla sua legittima richiesta.
      Come procedere? In primo luogo, verifichi di aver ritualmente eseguito la richiesta, ovvero tramite missiva inviata con lettera raccomandata a/r. Se la richiesta è stata rituale, provveda a formalizzare altra richiesta di diversa natura, ma specificando che si ricollega al rifiuto dell’amministratore. In altri termini, si tratta di inviare, sempre con raccomanda a/r, all’amministratore richiesta per la convocazione dell’assemblea ponendo all’ordine del giorno l’argomento inerente il rifiuto ad esibire documentazione contabile condominiale, e indicando un congruo termine di almeno 15 giorno entro cui l’amministratore dovrà provvedere alla convocazione dell’assemblea condominiale.Se anche questa richiesta cade nel vuoto, può intraprendere due strade: o unitamente ad altri condomini rappresentanti almeno 1/6 del valore millesimale dell’intero stabile, procede all’auto convocazione dell’assemblea ponendo all’ordine del giorno la revoca per gravi violazioni dell’amminsitratore, oppure può decidere anche autonomamente di ricorrere al tribunale per chiedere la revoca giudiziale dell’amministratore per gravi violazioni di legge.
      Spero di esserle stato d’aiuto
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • Lucilla scrive:

        Buongiorno
        La ringrazio per la sua sollecita esauriente risposta le sarei grata se volesse spiegare meglio come procedere per la scelta autonoma di revoca non avendo il sostegno dei condomini.
        Apprezzo il suo impegno di sostenere le persone bisognose, ma purtroppo in questo periodo della mia vita non posso contribuire non avendo reddito.
        Cordiali saluti

        • La revoca giudiziale dell’amministratore può essere richiesta, autonomamente, da ogni singolo condomino ove l’amministratore si sia reso responsabile di gravi irregolarità tra cui l’immotivato rifiuto ad esibire copia della documentazione contabile. A tal fine dovrebbe rivolgersi ad un legale per agire con ricorso di revoca giudiziaria dell’amministratore di condominio in Tribunale.
          Le auguro il meglio.

  10. monica scrive:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.

    Ho dato le dimissioni volontarie all’azienda c/o la quale lavoro da più di 9 anni. ho un mese di preavviso. Legalmente, a parte fare il mio solito lavoro, possono obbligarmi a fare altro? per esempio possono obbligarmi a formare da zero una persona?

    grazie infinite

  11. Luigi scrive:

    Buongiorno avvocato, vorrei richiedere una consulenza legale gratuita.
    Da un po’ di tempo a sta parte sospetto che il mio attuale datore di lavoro o chi per lui (qualche suo sottoposto) compia delle ricerche sul mio pc aziendale. Ricerche sulla mia vita privata.
    In particolare penso che sia stato violato il mio account google e conseguentemente sia stata sniffata la mia cronologia. Non che abbia nulla da nascondere, però che non avessi l’interesse che loro sapessero che stavo cercando un altro lavoro o che volessi iscrivermi a qualche corso quello si. Insomma ci sono parti di vita privata che giustamente devono rimanere private.
    Ogni ricerca l’ho sempre fatta a casa, quindi non in orario di lavoro, è capitato però un paio di volte in pausa pranzo di inserire la mia mail personale di gmail sul mio pc aziendale, per questioni mie, ed è li che penso che sia stato in qualche modo violato il mio account, magari con un keylogger installato sul mio pc a mia insaputa con il quale mi è stata copiata la password.
    Il fatto è che purtroppo gmail tiene in memoria solo gli ultimi 10 accessi e non posso capire se tale violazione sia stata fatta, perchè quando ho capito quello che stava succedendo era già passato un po’ di tempo.
    Anche la polizia postale mi ha un po’ scoraggiato dicendomi che senza prove concrete di violazione (tipo email lette che prima non lo erano) è difficile ottenere un controllo approfondito da parte di google.
    Volevo capire, con un’azione legale si può fare chiarezza? Cosa si può fare?

    • Indubbiamente l’assenza di prove che confermano il suo sospetto diventa molto difficile se non impossibile, direi addirittura controproducente per lei, giungere ad un esito positivo anche con un azione legale.
      Il Pc mantiene in memoria tutti gli accessi, ma per risalire alla memoria interna ed indelebile del pc sarebbe necessaria una perizia di un tecnico informatico, e difficilmente, in assenza di gravi indizi, un pubblico ministero disporrebbe la citata perizia informatica. Ergo, poichè il suo datore di lavoro non si sognerebbe lontanamente di acconsentire in via bonaria a far eseguire una perizia sul pc, le sconsiglio al momento un azione legale e le consiglio di tenere gli occhi aperti e verificare con frequenza eventuali accessi anomali al suo account, prendendone nota e documentandoli. Solo allora sarà opportuno presentare una denuncia querela.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Anche lei può aiutarmi contribuendo alla crescita dell’Associazione Aletes Onlus, con cui collaboro quale volontario per la realizzazione di progetti in favore di minori detenuti, diversamente abili, ed in favore della popolazione giovanile studentesca. In che modo: devolvendo il 5 per 1000 ad ALETES ONLUS. Il 5 per mille non comporta alcuna spesa o detrazione di reddito a suo carico. Si tratta quindi di un aiuto in forma gratuita per iniziative socialmente rilevanti.

  12. Antonio scrive:

    Richiedo una consulenza legale gratuita.
    Nel mese di gennaio u.s. ho acquistato un’auto usata presso una concessionaria. Il problema è rappresentato dal fatto che ho preso un’auto che in realtà non faceva al caso mio, solo rassicurato dal fatto che avrei potuto tranquillamente cambiarla dopo un mese di prova se effettivamente non sarebbe stata idonea alle mie esigenze. Poichè ero rimasto senza auto ho dato credito a quanto mi era stato detto dall’addetta alle vendite, figlia del titolare della concessionaria. Dopo un mese circa, il 19 febbraio, ho comunicato alla stessa Signora che, così come avevo preventivato, l’auto non era quella giusta per le mie esigenze. Da quel giorno è cominciata un altalena di promesse e rassicurazioni seguite puntualmente da un’intoppo: pur non negando mai quanto mi era stato prospettato, non hanno mai effettivamente agito in maniera concreta per il cambio dell’auto, si sono limitati solo a cercare un acquirente per l’auto che risulta ancora di mia proprietà e che stanno cercando di vendere facendo semplicemente da intermediari, praticamente conto-vendita, da privato a privato.
    Dispongo delle registrazioni sia delle telefonate, sia dei colloqui con la Signora in questione e con un ulteriore addetto vendite a cui è stata affidata l’operazione, registrazioni dalle quali si evince in maniera esplicita che loro mi hanno venduto l’auto con l’impegno del cambio dopo un mese e, per innumerevoli volte, della “prossima” soluzione della questione nei più svariati modi.
    Potreste indicarmi se esiste una direzione da prendere per cercare di raggiungere una rapida soluzione al problema?
    Grazie
    Cordiali saluti

    • Verba volant scripta manent. Indubbiamente è stato un pò ingenuo nel non farsi mettere per iscritto la promesso di cambio entro un mese dell’auto. Si tratterebbe di una sorta di clausola “soddisfatti o rimborsati”. Tuttavia le registrazioni possono aiutarla per agire contro il concessionario per inadempimento contrattuale, poichè si tratta pur sempre di un impegno contrattuale sia pure verbale.
      A tal fine, le conviene rivolgersi ad un legale nella sua zona di appartenenza, ed intraprendere le necessarie iniziative, a partire dalla lettera di costituzione in mora. Quest’ultima, infatti, le può consentire di evitare la causa ove il concessionario sia sensibile al contenzioso giudiziario.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  13. Cla scrive:

    Gentilissimi,

    avrei bisogno di una consulenza legale gratuita. In particolare:
    1)avrei bisogno di revocare l’avvocato di ufficio e nominare quello di fiducia. Come procedo? Devo fare riferimento al procedimento in atto anche se, in linea teorica, non ne sono a conoscenza (non avendo ricevuto notifiche ufficiali)?
    2)sempre nel caso di sopra, quando l’avvocato di ufficio mi chiederà una liquidazione (sebbene non abbia fatto mai niente, neanche presenziato alle udienze), posso attribuire le spese allo stato essendo stata in tutti questi anni non intestataria di un reddito che mi consentisse tale assistenza? E’ possibile a posteriori?

    Vi ringrazio in anticipo.

    • Dunque, se il procedimento ha seguito il suo corso ed è tutt’ora pendente, posso presumere che le notifiche dirette a lei siano andate negative e che non rintracciandola hanno notificato gli atti, in realtà l’avviso conclusioni indagini preliminari e il decreto citazione diretta a giudizio o decreto di richiesta rinvio a giudizio al difensore nominato d’ufficio.
      Ergo, per revocare il difensore d’ufficio, dovrà nominare un proprio difensore di fiducia il quale provvederà a depositare la nomina avvisando della revoca il difensore nominato d’ufficio.
      Il difensore d’ufficio potrà all’esito del processo redigere una parcella per l’attività difensionale svolta. Lei potrà eventualmente contestare le voci del compenso inerenti attivitàè processuali alle quali il difensore d’ufficio non abbia preso parte.
      Quanto alla possibilità di chiedere allo Stato di pagare il difensore d’ufficio, le è precluso dal fatto che l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve essere formalizzata e depositata presso i competenti uffici giudiziari, incombente questo a cui, devo presumere, lei non ha ottemperato. Ergo a posteriori non è possibile.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  14. Alfonso scrive:

    buongiorno,
    le richiedo una consulenza online gratuita e la ringrazio anticipatamente.
    nel 2013 ho ristrutturato casa mia facendo installare 12 radiatori nuovi per il riscaldamento con garanzia 5 anni.
    nel mese di maggio 2016 8 radiatori presentavano bolle e ruggine oltre a perdite d’acqua.
    ho contattato la ditta che mi ha venduto i radiatori che ha fatto un sopralluogo con un responsabile della fabbrica che ha fornito i radiatori.
    la fabbrica dei radiatori ha ammesso che vi era un difetto di costruzione dei radiatori che portavano a bolle screpolature e ruggine e si è impegnata a sostituire in garanzia gli 8 elementi danneggiati.
    ha anche comunicato che le spese di rimozione ed installazione dei nuovi radiatori sostituiti dovevano essere effettuati da un idraulico di mia fiducia a mie spese in quanto il Codice Civile dice cosi.
    la rimozione e l’installazione dei nuovi radiatori (otto) è ovviamente costosa e vorrei sapere se è effettivamente a mio carico dato che se i radiatori non fossero stati difettosi non avrei avuto bisogno di effettuare questa spesa.
    la ringrazio della risposta

    • Ed infatti, lei ha colto nel segno. Un conto è un intervento di manutenzione dei radiatori in garanzia, altro è la loro sostituzione per un difetto di costruzione. Quando lei ha pagato per i 12 radiatori, il prezzo comprendeva, evidentemente, tutte le attività di installazione oltre al costo dei radiatori medesimi. Quindi, se sono stati installati alcuni radiatori difettosi, l’onere della loro rimozione e dell’installazione dei nuovi radiatori incombe sul venditore il quale non può esonerarsi da quest’obbligo con un generico richiamo al codice civile.
      Insista affinchè siano loro a farsi carico anche della rimozione ed installazione, e se del caso non esiti a rivolgersi ad un legale per ottenere giustizia.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • alfonso scrive:

        la ringrazio sentitamente per il prezioso consiglio. mi permetto un plauso alla sua attività di consulenza gratuita online che per mette di orientarsi nel difficile campo giuridico

  15. Sharon scrive:

    Buongiorno, avrei bisogno di una consulenza gratuita.
    La mia situazione è la seguente: sono figlia di una coppia attualmente divorziata, durante il matrimonio i miei genitori hanno acquistato una casa della quale dopo il divorzio non sono più riusciti a pagare il mutuo. Sono passati sei anni da quando abbiamo lasciato la casa ma la banca ancora non l’ha ancora messa all’asta e non si è rifatta sui miei genitori, ora mia madre è nulla tenente ma mio padre da poco ha ricevuto in eredità un appartamento ma la banca non se n’è avvalsa.
    I miei quesiti sono: nel caso mio padre non riuscisse a colmare il debito dovuto e venisse a mancare, io in eredità riceverei sia l’appartemento che il debito? Dovrei obbligatoriamente rinunciare dell’eredità per evitare di subentrare nel suo debito? Ed inoltre, essendo l’unica figlia, come procederebbe la situazione?
    Grazie in anticipo per la disponibilità.

    • Indubbiamente, se la banca con la vendita all’asta del primo immobile non dovesse coprire integralmente il proprio credito, potrebbe agire sull’immobile ricevuto in eredità da suo padre. E, al momento del decesso di suo padre, lei accettando sic et simpliciter l’eredità subentrerebbe sia nel cespite attivo, vedi immobili, sia nel cespite passivo, vedi il debito con la banca.
      La soluzione? Quando suo padre verrà a mancare, sarà opportuno, se la situazione non è ancora definita, accettare l’eredità con beneficio di inventario, separando debiti e crediti di suo padre.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  16. Angelo scrive:

    Salve grazie in anticipo per l’eventuale risposta
    Vi espongo il mio problema

    Ho comprato un immobile al 1 piano ristrutturato a novembre scorso.

    Pochi giorni fà la signora del piano rialzato mi comunica che ha delle macchie tipo perdite dal tetto probabilmente provenienti dal mio bagno

    in tale data scopro che la signora aveva già avuto problemi di infiltrazioni con i vecchi proprietari e che avevano proceduto a lavori di ristrutturazione dell’immobile per tale motivo meno di 2 anni fà.

    Al momento del mio acquisto, ne l’agenzia ne i vecchi proprietari mi avevano messo al corrente di tale problema riscontrato

    ho già contattato sia la ditta che ha fatto i lavori ( che esclude sia un loro problema, peccato che non vogliono mettermelo per iscritto ) sia l’idraulico dello stabile per escludere un problema condominiale.

    La mia domanda è, non avendo fatto io lavori di muratura, e avendo l’immobile dei precedenti legati a infiltrazioni con la signora di sotto, il problema in questione devo risolverlo io? o è’ un problema dei vecchi proprietari che nonostante abbiano fatto un lavoro di manutenzione non sono riusciti a risolverlo e quindi sono tenuti a farlo?
    o addirittura deve corrispondere la ditta che ha fatto i lavori?

    grazie per le risposte

    • Si tratta di un problema spinoso, atteso che le infiltrazioni si sono verificate a distanza di ben due anni dalla vendita dell’immobile. Il punto è che si potrebbe configurare l’ipotesi di vizi occulti della cosa venduta, ed in tal caso sarebbe il venditore a dover provvedere ai lavori.
      Nel contempo, nulla esclude che il problema delle infiltrazioni si sia verificato per problemi di altra natura, come ad esempio un eccessiva condensa. Ma a tal fine, sarebbe opportuno che lei contatti un idraulico competente che possa dirle, dopo aver visionato il bagno e fatto i dovuti accertamenti, se il problema ivi presente è dovuto al fatto che i lavori di manutenzione a suo tempo non sono stati eseguiti correttamente.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  17. francesca scrive:

    Buongiorno,
    gentile avvocato vorrei sottoporle la mia situazione.
    Da un pò di tempo sto valutando la possibilità di realizzare corsi di cucina (panificazione/pasticceria)amatoriale a domicilio(in casa di privati); ho provveduto ad ottenere gli attestati obbligatori richiesti, ma mi domandavo come dover regolarizzare il tutto dal punto di vista economico.
    Mi spiego meglio. Posso in tal caso far risultare questo tipo di attività come attivita/prestazioni occasionali e accessorie presso terzi ? E regolarizzare gli eventuali rimborsi spese e oneri con un voucher – buono lavoro ?
    Trattandosi di corsi amatoriali occasionali da svolgere nel weekend e non con fissa continuità.
    Attendo sue indicazioni.
    Grazie e la saluto cordialmennte.
    Francesca
    p.s. per una svista di battitura, correggo solo l’indirizzo email .

  18. Eglantina scrive:

    23 anni fa iniziavo una causa per chiedere la risoluzione di un contratto di cessione di quota di srl. Il motivo per cui chiedevo la risoluzione è che non ero stata pagata.
    Alla fine il tribunale mi ha dato ragione riconoscendo che non ero stata pagata e riconoscendo che i documenti erano stati in parte alterati.
    Ma nei 23 anni erano nate altre cause (nullità per dolo, crediti, azione revocatoria, falso documentale) che avevano vinto gli avversari.
    Domanda: essendo stato risolto il contratto, devo chiedere la revocazione delle sentenze di cui sopra che avevano vinto gli avversari?

    • Se per nullità per dolo si riferisce alla azione di nullità del contratto, è bene che lei sappia che la risoluzione risolve il contratto dal momento in cui viene dichiarata, la nullità invece scioglie il vincolo contrattuale ab origine. In altri termini, con la nullità del contratto per dolo è come se il contratto non abbia mai spiegato i propri effetti.
      La risoluzione si fonda sull’inadempimento contrattuale, ma se il contratto di cui si invoca la risoluzione era nullo, la stessa risoluzione ne resta travolta.
      Più che la revocazione, dovrebbe, se ancora nei termini, impugnare la sentenza ove ancora soggetta ad impugnazione.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  19. fabio girolamo scrive:

    Buongiorno, chiedo un chiarimento sulla scadenza termini della misura cautelare attualmente in atto, ovvero il divieto di dimora dalla cittá dove abitavo, premetto che venni arrestato per estorsione nel 31 luglio 2014, misura modificata nell’attuale divieto di dimora nel 11 dicembre 2014. Ora da quel che ho capito il termine di durata massima della misura attualmente in atto è di anni 2 dall’emissione del decreto che dispone il giudizio immediato (emesso in data 30.01.2015 dal GIP). Ciò ai sensi del combinato disposto degli artt. 303 comma I lett b) n. 2) e 308 c.p.p..
    Confermate che quindi mi scadrebbe il 30.01.2017 ? Se nel frattempo dovesse esser fatta sentenza cambierebbe qualcosa?

    • Confermo il termine di durata della misura in atto. Quanto alla sentenza, determinerebbe la caducazione di effetti della misura in atto, e la produzione di effetti propri della sentenza.

      • fabio girolamo scrive:

        Grazie mille della risposta, quindi tenuto conto che per gennaio prossimo dovesse esserci già il primo giudizio, se poi impugnassi la prima sentenza e andassi in cassazione (tenuto conto che sono incensurato e che mi ritengo innocente), potrei rimanere senza misura cautelare di divieto di dimora comunque da gennaio oppure pm e collegio hanno la facoltà di creare un modo per mantenerla?

  20. ARMANDO scrive:

    Buonasera,
    Ho acquistato un immobile tramite asta giudiziaria.
    Questo immobile è affittato Con contratto opponibile alla procedura con scadenza nel 2020.
    Posso in qualche modo scindere il contratto e poter entrare ad abitare nella casa acquista per non perdere le agevolazioni fiscali avendo stipulato un mutuo come prima casa?
    Grazie mille

    • Quanto alle agevolazioni fiscali non saprei darle indicazioni. Ma per il contratto di locazione in atto, se è opponibile alla procedura significa che è opponibile anche a lei che ha acquistato all’asta. Sicchè salvo morosità che giustificano il conseguenziale sfratto, dovrà attendere la naturale scadenza del contratto, ovvero provare a raggiungere un accordo con l’affittuario anche con eventuale previsione di buona uscita.

  21. Sara scrive:

    Buonasera,
    I miei genitori stanno provvedendo ad una separazione consensuale, io so che mio padre ha un altra ed è da allora che ha deciso di muovere questi passi. Mia mamma è disabile e mio padre continua ad uscire di casa e a dormire fuori casa ripetutamente, come si potrebbe procedere dal punto di vista legale in situazione del genere? E’ ammesso da parte di mia madre mettere un avvocato in sua difesa contro i comportamenti di mia padre?
    vi ringrazio per l’attenzione

    • Sua madre può tranquillamente rifiutare di sottoscrivere la separazione consensuale e rivolgersi ad un legale che l’assista e la tuteli nella procedura di separazione fino al raggiungimento di una soluzione equa.

      • elvira scrive:

        Buongiorno
        Chiedo un parere legale gratuito: Da quando ho fatto presente alcune irregolarità nella gestione del condominio, sono oggetto di una sorta di mobbing da parte dell’amministratrice: mi addebita spese personali mai richieste e, senza neanche informarne il condominio, mi ha fatto oggetto di un decreto ingiuntivo per un semplice ritardo nel pagamento delle quote condominiali (anche se ero a credito alla chiusura del rendiconto precedente e ad essere in ritardo con il versamento delle rate erano 11 condomini su 14, uno dei quali non pagava le rate da un anno e mezzo). In precedenza l’avevo chiamata in mediazione perché aveva fatto deliberare la manutenzione dell’area verde antistante il condominio che è di proprietà del Comune e si è presentata rifiutando di mediare. Ha sempre la maggioranza dalla sua parte in quanto in assemblea si presentano due o tre condomini semianalfabeti e il marito dell’amministratrice con le deleghe degli assenti. Gli unici due condomini che hanno capito la situazione non si presentano alle assemblee e non parlano per paura delle sue ritorsioni

        • Le irregolarità se gravi costituiscono presupposto per la revoca dell’amministratore. In presenza di gravi irregolarità l’assemblea può revocare l’amministratore. Come fare? Ricorso al tribunale per la revoca giudiziale per gravi irregolarità nella gestione contabile ed amministrativa del condominio.

  22. […] ringrazio: Legalmenteinformati per i pareri legali espressi anche con cosi poche informazioni. I ragazzi di destinycarriers per […]

  23. Alessandro Sistina scrive:

    Buongiorno.
    Scrivo per sottoporre alla vostra cortese attenzione la mia situazione:
    sono un giovane laureato in marketing che conseguentemente alla laurea triennale ha deciso di conseguire un master in una business school (privata).
    Nonostante mi fosse stato garantito (da contratto) uno stage al termine della fase d’aula del percorso di studi , sono cinque mesi che aspetto di iniziarlo.
    Ho chiesto più volte delucidazioni alla segreteria, che in tutto questo tempo inoltre, si è premurata di procurarmi un unico solo colloquio.
    Ho inoltre avuto modo di constatare l’enorme disorganizzazione del relativo apparato burocratico della suddetta scuola, che ha inciso sul mio benessere psicologico provocando stress e malessere.
    E’ possibile fare causa a questo ente di formazione?
    Esistono delle normative in merito?
    Grazie per l’attenzione.
    BUona giornata.

    • Quello che lei lamenta può essere interpretato, ove ne sussistano i presupposti, come inadempimento contrattuale dell’ente di formazione.
      Tra i presupposti merita menzione l’inclusione nell’oggetto delle obbligazione dedotte in contratto a carico dell’ente quello della garanzia di uno stage al termine della fase d’aula del percorso di studi.
      Se questa è la situazione, allora può inviare all’ente una formale diffida ad adempiere al contratto entro venti giorni, pena la risoluzione del contratto con conseguente risarcimento per tutti i danni che ne siano derivati.
      Cordialmente

  24. Rocco hunter scrive:

    Buongiorno, con la presente vorrei richiedere una consulenza legale online gratuita. Probabilmente ci sono stati problemi nella precedente moderazione perciò ripubblico la richiesta.

    Il mio quesito riguarda la pensione di reversibilità ai superstiti.

    Allora, nel dicembre 2006 mio padre vedovo e dipendente comunale (ex-Inpdap) è deceduto in servizio, all’epoca della morte io (24 anni) e mia figlia di (2 anni) eravamo nello stato di famiglia di mio padre dal dicembre 2005.
    Circostanza: Io e il mio ex marito ci siamo separati di fatto nel 2005 e risultiamo disoccupati dal 2004 a tutt’oggi. Al mantenimento materiale di mia figlia ha provveduto mio padre finché è vissuto e poi i miei fratelli, i quali a tutt’oggi se ne prendono cura; mentre il mio ex è stato condannato nell’aprile 2011 del reato previsto e punito dall’ art.570, commi 1 e 2 c.p. dal gennaio 2005 condotta perdurante, e a dire il vero tale condotta perdura fino ad oggi.

    Domanda/e: Cosa bisogna dimostrare All’INPS per far ottenere la pensione di reversibilità a mia Figlia? È possibile presentare la domanda dopo 9 anni?
    Grazie di cuore anticipatamente

    • Premetto che non è una materia di mia specifica competenza, ma per quanto io ne sappia, il requisito centrale che dovrebbe dimostrare è che sua figlia al momento della morte di sua padre era a totale carico di suo padre.
      Il problema però è coma dimostrare questo fatto: in quest’ottica le suggerisco di rivolgersi ad un patronato che potrà darle maggiori delucidazioni anche in merito alle modalità di presentazione della domanda.
      Sotto questo aspetto, la pensione di reversibilità matura dal giorno successivo al decesso del de cuius a prescindere dal momento di presentazione della domanda.

  25. Fabio scrive:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.
    L’8 aprile ho sottoscritto una proposta irrevocabile d’acquisto di una casa (termini 90 giorni) lasciando un assegno di € 5.000 come caparra; dopo circa 10 giorni sono tornato sui miei passi e ho rinunciato all’acquisto comunicando la mia decisione all’agenzia tramite raccomandata R/R.
    Sono conscio di aver perso la caparra, però l’agenzia mi comunica che potrebbero richiedermi anche le provvigioni. Volevo sapere se è loro diritto richiedermi anche tali compensi. Nella proposta è indicato che i compensi di mediazione matureranno al momento della stipula del Contratto Integrativo e saranno quantificati con scrittura private distinta dalla presente proposta. Unitamente alla proposta ho firmato anche un documento riguardante l’importo dei compensi. Preciso che non ho mai ricevuto l’accettazione della proposta dalla parte venditrice, anche se il termine è comunque di 90 giorni.
    Grazie
    Cordiali saluti

    • La questione è controversa. C’è un indirizzo interpretativo che ritiene l’attività dell’agenzia immobiliare come un’attività di intermediazione che si esaurisce nel mettere in contatto venditore e acquirente, con ciò maturando già al momento della proposta il compenso.
      Tuttavia se nel contratto è specificato che i compensi di mediazione matureranno al momento della stipula del contratto integrativo, direi che non dovrebbe avere problemi. Poi che l’agenzia ci provi, per forzare la situazione, rientra nella dinamica fisiologica di queste operazioni.
      Quello che rileva è la volontà manifestata nel contratto e da quanto lei ha esposto il contratto parla chiaro: niente provvigione in assenza di contratto integrativo.
      Al può si potrebbe parlare di un compenso per il “disturbo”.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  26. Alessandro scrive:

    Buongiorno, vorrei richiedere una consulenza legale gratuita

    il mio comune, anni fa, con finanziamento regionale ha realizzato un impianto sportivo dotato anche di attrezzature mobili per le attività sportive, lo ha affidato a due associazioni in giorni della settimana diversi, ora una delle due associazioni ha sottratto dei beni mobili appartenenti a questa struttura (questi beni sono elencati tra quelli del progetto di finanziamento originale, nella lista spese) sostenendo che questi nel tempo si fossero consumati e fossero stati sostituiti a loro spese con altri nuovi e quindi ne rivendicano la proprietà. La domanda che mi sorge spontanea, nell’ignoranza, è che se pure questa loro tesi fosse vera, e potrebbero magari con delle fatture provarla, ma non dovrebbero esserci ancora questi beni che loro consideravano “da sostituire”? Mica si possono far sparire così beni comunali?

    Noi, in forza del progetto iniziale abbiamo loro inviato una diffida per riportare quei beni essendo di proprietà comunale.

    Vi ringrazio per le informazioni che mi darete.

    • Non conosco i termini precisi dei provvedimenti di affidamento alle due associazioni, ma, a lume di naso, sembrerebbe proprio che l’associazione in questione possa aver operato non del tutto correttamente.
      L’associazione infatti aveva in gestione l’impianto sportivo: il quesito che si pone, e al quale in difetto di provvedimento di affidamento non saprei rispondere, è quello inerente il soggetto sul quale incombeva l’onere della manutenzione dell’impianto.
      Se l’associazione infatti aveva la gestione dell’impianto limitatamente allo svolgimento delle attività sportive, rimanendo a carico del Comune l’onere della manutenzione, avrebbe dovuto chiedere formalmente al Comune la sostituzione dei beni deteriorati a causa dell’uso. Semmai ove il Comune, a fronte di formale richiesta, non avesse provveduto, l’associazione avrebbe potuto chiedere, sempre formalmente, di provvedere essa stessa alla sostituzione, a proprie spese di quei beni, provvedendo inoltre alla custodia dei beni deteriorati sostituiti in quanto appartenenti al Comune.
      Se invece l’accordo di affidamento prevedeva che la manutenzione fosse a carico dell’associazione, allora si dovrebbe presumere che essa fosse implicitamente autorizzata a sostituire i beni deteriorati, provvedendo alla sostituzione a proprie spese con beni nuovi, e provvedendo allo smaltimento dei vecchi. In tal caso, i nuovi beni se ed in quanto agevolmente rimovibili devono intendersi di proprietà dell’associazione.
      Ma presumo che se il Comune chiede indietro i vecchi beni mobili, evidentemente non vi era alcuna autorizzazione implicita o esplicita ad agire nel modo da lei descritto.
      In tal caso, bene fa il Comune ad agire anche volendo con la revoca dell’affidamento per grave inadempienza.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

    • Maria scrive:

      Buonasera,avrei bisogno di una consulenza on line gratuita.

      La s.r.l. x nel 2004 ha usufruito degli sgravi contributivi inps previsti nel caso in cui la società avesse assicurato ai suoi dipendenti p un’occupazione presso la stessa per tre anni. In un controllo effettuato da ispettori é risultato che i dipendenti dell’azienda erano stati licenziati prima della scadenza del termine di tre anni per fine lavori. L’inps condanna la società x al pagamento di una sanzione. Le mie domande sono le seguenti: dato che la società risulta nulla tenente,l’inps può rivalersi sul patrimonio personale dei soci e dell’amministatore unico? Quali sono le possibili conseguenze?
      Grazie in anticipo.

      • In linea di massima la srl, come società di capitali, risponde con il proprio patrimonio distinto da quello dei soci.
        Quanto agli amministratori, ove risultasse una mala gestione quale causa della sanzione potrebbero essere chiamati a rispondere con il proprio personale patrimonio.

  27. Aurelia scrive:

    Buongiorno,

    Il mio contratto di affitto si è concluso con la consegna delle chiavi e della caparra a dicembre 2015 e dopo che la proprietaria ha appurato il fatto che io ho omesso di fare il controllo della caldaia per l’anno 2014 e 2015. Volevo capire se dal punto di vista legale sono tenuta in qualche modo ad eventuali rimborsi per questa mia mancanza, dopo che il contratto di affitto si è concluso. La proprietaria continua ad avere un atteggiamento pesante nei miei confronti a distanza di mesi, dicendomi che deve ancora verificare la situazione della caldaia (e informarmi di eventuali ulteriori spese da sostenere dati i mancati controlli da parte mia) e ad imputarmi presunti danni trovati nella casa dopo la consegna delle chiavi. Avrei gentilmente bisogno di un consiglio specifico di come comportarmi in questa situazione e se la proprietaria mi può comunque sollecitare di pagare le spese per la mancata manutenzione delle caldaia dopo la chiusura del contratto di affitto.

    Cordiali saluti.

    • La manutenzione della caldaia, ivi incluso il controllo annuale, è a carico del conduttore. Pertanto lei era tenuto ad effettuare i controlli annuali ed eventuali spese sul punto che dovesse sostenere la proprietaria potrebbero esserle imputate.
      Quanto ai danni all’immobile, è chiaro che in assenza di un verbale di riconsegna che dia atto che l’immobile si trova nello stato di fatto originario, è possibile imputarle eventuali danni. Altro problema riguarda invece la difficoltà di provare che i danni siano riconducibile al periodo in cui le conduceva in affitto l’immobile.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • Aurelia scrive:

        La ringrazio per la Sua celere risposta. Al momento della consegna dell’immobile non è stato fatto nessun verbale, ne tanto meno per la consegna della caparra. Quindi in questo caso io dovrei semplicemente aspettare una comunicazione da parte sua per quanto riguarda i costi della manutenzione della caldaia?

        La ringrazio e Le auguro una buona giornata.

  28. Ludovico scrive:

    Salve, sono stato contattato oggi 29-04-2016 dalla Green Network, che spacciandosi per Enel Servizio Elettrico, mi ha convinto a fare una “modifica al contratto”. Ingenuamente ho acconsentito ad effettuare la registrazione per la modifica del contratto, poco prima di terminare la registrazione, all’ennesimo dubbio sorto decido di interrompere la ragazza al telefono per chiedere maggiori informazioni (non so per certo se la registrazione era terminata o ancora no). Una volta che confermo il mio dubbio sul fatto che non stavo parlando con Enel dico alla ragazza al telefono di annullare la registrazione e ogni parte del contratto che avevo “firmato”, per poter informarmi meglio ed essere ricontattato la prossima settimana. A questo punto mi viene passato il responsabile, che prova a convincermi a non rinunciare, non appena ribadisco la mia volontà nell’annullare il contratto, il responsabile chiude immediatamente la telefonata. Ho subito contattato l’Enel (mio attuale gestore) per sapere cosa potessero fare loro, ovviamente nulla. Vi chiedo, ora come devo comportarmi? Come posso sapere se la pratica è stata annullata? Grazie e un grande complimento per il servizio che svolgete

    • Non saprei cosa fare per sapere se la pratica non è stata annullato realmente.
      Ma può inviare alla Green Network, e per conoscenza all’autorità garante per l’energia elettrica ed il gas, nella quale dovrebbe esporre l’intercorsa telefonata, ed il fatto che lei ha manifestato chiaramente di non voler concludere il contratto. Evidenzi inoltre che qualora la società abbia comunque dato seguito alla pratica, il contratto sarebbe nullo non avendo il professionista (la società) fornito tutte le necessarie informazioni ad una libera manifestazione di volontà ed in primis non ha chiarito che la società in questione non era Enel Servizio Elettrico lasciando intendere che si trattava di modifica ad un contratto preesistente e non di subingresso di un nuovo fornitore. Evidenzi infine che anche qualora loro abbiano ritenuto perfezionata la pratica, la sua volontà, esternata al telefono, di non voler concludere il contratto deve valere altresì come recesso tempestivo e consentito.
      Spero di averla aiutata.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  29. Barbara scrive:

    Buongiorno,
    richiedo una consulenza legale on line gratuita visto che ho eseguito una scrittura privata per l’ acquisto di un terreno boschivo che io e il mio compagno avremmo utilizzato per fare legna per noi, purtroppo il mio compagno ha avuto un incidente e ha perso il lavoro per cui ci troviamo nella situazione di non avere più i soldi per poter adempiere all’ accordo.
    E’ possibili recedere dalla scrittura privata? E con quali conseguenze?
    Il prezzo di acquisto sarebbe di € 7500,00.
    Grazie e buona giornata, Barbara.

    • Se per scrittura privata intende un preliminare di vendita, normalmente si prevede una penale in caso di recesso e se non è previsto è segno che le parti abbiano ritenuto irretrattabile l’impegno. Sicchè in caso di mancato adempimento, cioè mancato pagamento della somma pattuita e stipulazione del contratto definitivo, si troverà esposta alle conseguenze del risarcimento del danno per inadempimento.
      Provi a parlarne con la controparte per trovare in via amichevole una soluzione relativamente indolore.
      Spero di averle chiarito i termini della questione.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  30. Marco scrive:

    Buongiorno,gentile avvocato le chiedo un parere gratuito.
    Leggendo ieri una sua risposta in merito all’art.5 della legge 475/25 riferito al plagio di una tesi spiega in modo dettagliato che la condanna alla pena accessoria è inevitabile quando il plagio è stato accertato,anche nel caso di prescrizione del reato.
    Mentre la prescrizione va in esecuzione quando sopraggiunge ad uno stato del processo in cui il fatto del plagio non sia ancora stato accertato?
    Ma cosa si intende uno stato del processo dove il plagio non è ancora accertato?
    Ad esempio una condanna di primo grado è già stato accertato? o per accertato si intende dopo il primo grado, l’appello e la cassazione?
    grazie
    Marco

  31. Gabriella scrive:

    Buonasera, ho davvero bisogno di una consulenza legale on line gratuita.
    Il 28/04/2010 sono stata arrestata e condannata a 3 anni 1 mese e 10 giorni di detenzione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 12.000 euro di pena pecuniaria. Ho espiato totalmente la pena detentiva, senza chiedere benefici di alcun tipo che avrei anche potuto ottenere perché incensurata; ho ottenuto i giorni di liberazione anticipata a me spettanti e qualche permesso premio prima del fine pena, oltre alla cancellazione delle spese processuali.
    Sono stata rilasciata il 29/10/2012 e da quel momento ho fatto i salti mortali per risolvere il problema della pena pecuniaria. Sono andata tante volte al Tribunale di Bologna (dal quale dipendevo per residenza e reato)e altrettante a quello di Livorno (dove attualmente risiedo). Nessuno che sappia darmi una risposta certa. Il mio debito è in mano a Equitalia: io sono disoccupata, non ho beni mobile né immobili,Equitalia ha in mano il mio fascicolo dal 2012, ma non ha mai fatto accertamenti sulla mia solvibilità. Il Magistrato di Sorveglianza di Livorno potrebbe tramutare la mia pena pecuniaria in circa 40 giorni di libertà condizionata,permettendomi così di chiudere una volta per tutte il mio debito con la giustizia, ma non può farlo finché Equitalia non chiude la pratica. A distanza di 6 anni dal reato, con la pena detentiva espiata per intero, io mi trovo ancora impossibilitata a rifarmi una vita: la pena pecuniaria, infatti, è ostativa al rilascio del passaporto, io non posso andare neanche in Albania a conoscere la famiglia di mio marito e a cercare di rifarmi la mia vita là con lui.
    La mia domanda è: esistono dei limiti di tempo entro i quali Equitalia DEVE chiudere una pratica, oltretutto di tipo legale? Cosa posso fare per mettere finalmente un punto a tutta questa storia e ricominciare?
    Vi ringrazio anticipatamente per i consigli che potrete darmi e Vi saluto cordialmente.

  32. marcello scrive:

    Buongiorno , vorrei se possibile una consulenza legale on line gratuita.
    La mia situazione è questa :
    Mio figlio di 17 anni è molto innamorato di una ragazza di 17 anni (entrambi saranno maggiorenni a giugno ). Lui mi ha chiesto il permesso di far dormire la ragazza in casa nostra, ovviamente insieme a lui, le notti dei week-end (lei abita in un paese vicino). Ora io mi sono rifiutato perchè lei è minorenne e per il timore di infrangere qualche legge, oltre che per evitare guai con i suoi genitori(che neanche conosco e che probabilmente non sanno di lei(?)).
    Rischio qualcosa se acconsento?
    I ragazzi hanno il diritto di “dormire” insieme ?
    Grazie tanto della risposta

    Saluti

    • Per quanto la riguarda direttamente, direi che il problema riguarda la custodia della ragazza. Mi spiego essendo ancora minorenne, ove dovesse accaderle qualcosa lei ne sarebbe responsabile (anche un accidentale infortunio). Del resto, per quanto quasi maggiorenne, la ragazza è sotto la custodia dei suoi genitori, i quali potrebbero muoversi legalmente per farla tornare a casa. Situazione che la vedrebbe coinvolta e che sarebbe alquanto spiacevole.
      I ragazzi possono dormire insieme? Se il suo dubbio attiene ad eventuali rischi per suo figlio, direi che a 17 anni dovrebbero essere scongiurati.
      Ma una chiacchierata con i genitori della ragazza soprattutto per quanto riguarda il fatto che è ospite da lei sarebbe più che opportuna.
      Spero di averla aiutata.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  33. Giuseppe scrive:

    Buongiorno avvocato ripubblico il commento perché temo ci sia stato un errore sul sito,vorrei un parere legale online gratuito.
    In seguito ad un intervento sbagliato di un tecnico autorizzato Whirlpool sulla mia lavastoviglie mal funzionante (non piu’ in garanzia) mi e’stata danneggiata parte della cucina causa surriscaldamento della stessa. La cucina non e’ riparabile in quanto il colore non e’ piu’ in produzione.
    Loro propongono il rimborso solo dei due pannelli danneggiati e il costo del componente sostituito.
    Quindi se accettassi mi ritroverei con lavastoviglie fuori uso e cucina irrimediabilmente danneggiata.
    A suo parere e’ una proposta corretta?
    Grazie mille

    • Quanto alla lavastoviglie, posto che era mal funzionante già prima, il rimborso del costo del componente sostituito potrebbe andare bene.
      Il problema si pone per la cucina. E’ vero infatti che la lavastoviglie era, prima dell’intervento tecnico, già mal funzionante, ma devo presumere che non lo era al punto da provocare il surriscaldamento che ha dato origine ai danni che invece si sono verificati.
      Invero, appare indubbio che l’errato intervento tecnico sia stato causa del surriscaldamento della lavastoviglie e quindi dei danni cagionati alla cucina.
      Ma appare indubbio che rimborsare il costo due due pannelli non è una proposta risolutiva, dal momento che la cucina perderebbe comunque la sua identità a causa del diverso colore dei pannelli.
      Il risarcimento deve coprire il danno nella sua interezza il che significa riportare la cucina se non allo stato ante fatto almeno ad una condizione di accettabile similitudine. Questo potrebbe essere fatto, forse, cambiando tutti i pannelli della cucina affinchè abbiano tutti un colore uniforme possibilmente compatibile con il colore degli altri elementi della cucina.
      In poche parole non trovo la proposta così equa.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  34. angelo scrive:

    buongiorno,
    riformulo la domanda:
    voglio separarmi da mia moglie,abbiamo 2 figli minori e siamo entrambi stipendiati.
    abbiamo 2 case in comunione dei beni ma sulla seconda casa pago il mutuo solo io,
    la casa e’abitata a titolo gratuito dai miei suoceri.
    mia moglie e’ titolare di altri 3 appartamenti ricevuti in eredita’.
    Posso mandare via di casa i suoceri?
    Sono obbligato al mantenimento figli anche se sono economicamente piu’ debole?
    Cordiali saluti

    • Nella situazione che lei ha prospettato, direi che il modo migliore per liberare il suo appartamento è quello di definire una separazione consensuale che preveda, tra le altre cose, magari con atto contestuale stipulato a parte, la liberazione dell’immobile da parte dei suoi suoceri.
      Direi che la vostra situazione non è complessa, poichè entrambi economicamente autosufficienti e proprietari di beni immobili, sicchè trovare un accordo soddisfacente non dovrebbe essere un problema.
      Quanto al mantenimento dei figli, sicuramente lei è obbligato. Il fatto che lei è il coniuge economicamente più debole influisce semmai sulla misura del mantenimento, posto che entrambi i coniugi debbono provvedere in proporzione alle proprie risorse economiche, reddituali e patrimoniali, ivi incluse titoli azionari, obbligazioni fondi di investimento e quant’altro sia suscettibile di valutazione economica.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  35. Benedetta scrive:

    Buongiorno, con la presente vorrei richiedere una consulenza legale online gratuita. Probabilmente ci sono stati problemi nella moderazione perciò ripubblico la richiesta.

    Il mio quesito riguarda l’assoggettamento a contributi previdenziali e assistenziali di una borsa di studio associata ad un corso post Laurea istituito da un ente privato.
    Durante la spiegazione del corso, compare la seguente descrizione “Diploma rilasciato dall’Istituto, riconosciuto con decreto ministeriale dal MIUR ed assimilabile al titolo di Dottore di Ricerca” oppure “come equipollente al titolo italiano di Dottorato di ricerca” . Essendo a conoscenza della normativa vigente per l’iscrizione alla Gestione Separata per le borse di studio per la frequenza dei corsi di dottorato di ricerca, vorrei sapere se, secondo la vostra conoscenza in materia e dato il decreto ministeriale di cui sopra, tale corso possa definirsi uguale ad un dottorato di ricerca dall’inizio alla fine oppure se solo il titolo rilasciato possa essere definito tale esentando perciò il percorso formativo che porta all’acquisizione di tale titolo ( e di conseguenza la borsa di studio ad esso associata) al rispetto della normativa vigente.

    Ringraziando per l’attenzione, resto in attesa di un vostro riscontro.

    Cordialità.

  36. Giorgio scrive:

    Buongiorno avvocato, grazie per una consulenza gratuita.
    Vorrei se è possibile un chiarimento su un quesito proposto giorni fa riguardo le pene accessorie.
    Si parlava della pena accessoria su plagio in particolare su plagio di una tesi.
    In particolare dell’art.5 della legge 475/25 nel quale lei diceva che pur essendoci una prescrizione di reato la legge diceva che se l’esito del giudizio e stato accertato,ancorchè estinto per prescrizione, la pena della cancellazione del diploma di laurea e la pubblicazione della sentenza nelle università italiane si configura come conseguenza ineluttabile.
    Io ho trovato una citazione della Cassazione penale sez. II 03 marzo 2005 n. 11033 che dice:
    Le pene accessorie, tra cui deve essere ricompresa la pubblicazione della sentenza, conseguono di diritto alla sentenza di condanna come effetti penali della stessa ai sensi dell’art. 20 c.p., con la conseguenza che non possono essere mantenute in caso di proscioglimento dell’imputato anche se pronunciato a seguito di estinzione del reato per prescrizione.

    Come si deve interpretare secondo lei questa citazione della cassazione? forse l’art.5 ormai datato è forse superato da questa citazione che fa giurisprudenza? e quindi nel caso specifico il diploma di laurea non viene cancellato?
    grazie.
    Giorgio

    • Indubbiamente, nel panorama giurisprudenziale non sempre c’è uniformità di vedute, ma verificando in modo più approfondito, penso proprio che l’orientamento prevalente sia quello che avevo già menzionato.
      La prescrizione può travolgere anche il provvedimento di revoca e annullamento del diploma di laurea quando sopraggiunga ad uno stato del processo in cui il fatto del plagio non sia ancora stato accertato. Ma se il plagio è stato accertato e la condanna è preclusa per una causa estintiva del reato, come anche la prescrizione, ove il fatto del plagio sia comunque dichiarato in sentenza, ne seguirebbe anche la revoca del diploma di laurea.

  37. giuseppe scrive:

    salve, sono un artigiano ed avrei bisogno di una consulenza. nel 2011 ho preso in affitto un locale per attività di officina meccanica, con il titolare per altro mio cliente,diamo un’occhiata al locale che era adibito a stalla e prendiamo accordi. dobbiamo però aspettare che il genio civile ci dia ok perchè la struttura era abusiva quindi lui avrebbe tramite amicizie farmi avere i documenti validi per svolgere tale attività.dopo qualche mese mi consegna le chiavi speranzosi che a breve avremmo avuto le autorizzazioni. inizio i lavori di adeguamento a mie spese come: impianto elettrico, bagno e antibagno, portone finestre scarichi e risistemazione muri interni,più un ufficio. premesso che portone, bagno e finestre gravavano a sue spese me che dovevano essere defalcate dall’affitto stabilito in 500,00 euro al mese.finisco i lavori, mi trasferisco,affrontando spese,ma dei certificati di agibilità, di uso, niente. continuamente cerco di sapere del macato ritardo di ciò, niente. io comunque per adeguamento,impiantistica,e lavori di adeguamento spendo circa ottomila euro,la sua promessa all’inizio era che per circa tre mila, tre,mila e cinquecento euro ne corrispondeva poi rimangiatasi parola affermando che erano mille e cinquecento euro che mi concedeva.ho rimesso la metà dei soldi per evitare discorsi. premesso che, il locale è abusivo e la documentazione non l’avrà mai da quanto scoperto in seguito, premesso che è riuscito a farmi firmare un contratto valido ma che non dovrebbe esserlo visto che è stato registrato e pagato 120,00 euro.a questo punto non potendo io lavorare poichè non avrei autorizzazioni, risulto ancora in un altro locale e non riesco a fare il cambio di destinazione mi sono impuntato non pagando più l’affitto. siamo tramite avvocati,perché vuole i suoi diritti, ho pagato gli affitti arretrati ma di carte in mano niente. come mi posso rivale re su tale soggetto? grazie e spero in una vostra risposta.

    • Se il contratto prevede che il locale doveva essere adibito ad officina meccanica e che sussistevano tutte le autorizzazioni necessario per la destinazione d’uso del locale ad officina meccanica, in tal caso lei può chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento poichè tra gli elementi essenziali rientravano senz’altro anche le dedotte autorizzazioni.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  38. Nicola scrive:

    Buongiorno,
    vi disturbo per un un parere legale gratuito, scrivo per un piccolo sito che si occupa di tecnologia e gaming online, lo faccio per passione senza lucro, ma visto che un argomento in particolare suscita interesse da parte dei giocatori avrei piacere di sapere la vs opinione in merito a servizi forniti da utenti privati a pagamento che non hanno alcun legame, riconoscimento o autorizzazione da parte della software house proprietaria del videogioco, in sostanza un utente molto bravo in quel gioco (che chiamerò giocatore A) aiuta un giocatore meno bravo o esperto (che chiamerò giocatore B) le modalità in cui questo servizio avviene sono solitamente le seguenti:
    1. giocatore B paga il giocatore A spesso tramite metodi di pagamento tipo paypal, (non in contanti e quindi tracciabile) parliamo di cifre relativamente basse tra i 10 e i 20 euro
    2. Il giocatore A ricevuto il compenso, entra nel videogioco e utilizzando user e password del giocatore B oppure giocando con le proprie credenziali in squadra con il giocatore B, permette al giocatore di completare la partita vincendo.

    Mi rendo conto che andrebbe letto e analizzato ogni singolo contratto di licenza cosa che è ovviamente impossibile da fare, ma supponendo siano tutte molto simili, che si basino sul concetto di proprietà intellettuale e diano limitazioni di cui sotto riporterò alcuni paragrafi, spero possiate formulare la risposta (se fosse possibile citerei i link a questa licenza in modo da darvi informazioni complete, ma contiene il nome della software house)

    “LIMITAZIONI ALL’USO PERSONALE E NON COMMERCIALE
    Salvo diversamente specificato, i Servizi di XXX sono destinati a un uso personale, non commerciale. È vietato modificare, copiare, distribuire, trasmettere, mostrare, eseguire, riprodurre, pubblicare, concedere in licenza, creare opere derivanti da, trasferire o vendere qualsiasi informazione, software, prodotto o servizio ottenuto tramite i Servizi di XXX.

    COLLEGAMENTI A SITI E A SERVIZI DI TERZE PARTI
    I Servizi di XXX potrebbero contenere collegamenti o funzionalità che usano o rimandano ad altri siti o servizi (“Servizi di terze parti”). I Servizi di terze parti non sono controllati da XXX e XXX non è responsabile per i contenuti in essi presenti, inclusi, ma non solo, qualsiasi collegamento, modifica o aggiornamento. XXX non è responsabile delle trasmissioni in rete o di qualunque altra forma di trasmissione ricevuta da un Servizio di terze parti. XXX fornisce questi collegamenti solo per comodità e la loro presenza non implica alcuna approvazione da parte di XXX nei confronti del sito, né alcun rapporto con chi lo gestisce.

    PASSWORD E INFORMAZIONI SULL’ACCOUNT
    … All’atto della registrazione verrà chiesto di fornire una password. Gli utenti sono gli unici responsabili per tutte le attività che vengono svolte attraverso il loro account, pertanto sono tenuti a mantenere segreta la propria password. Inoltre, gli utenti sono i soli e unici responsabili per la riservatezza della password del proprio account e per la limitazione dell’accesso al proprio computer, e accettano la responsabilità per tutte le attività svolte sul proprio account. Qualora si ritenga che l’account non è più sicuro (per esempio, in caso di perdita, furto o divulgazione non autorizzata del nome utente o della password dell’account), avvertire immediatamente XXX all’indirizzo support @ XXX . com. Gli utenti potrebbero essere ritenuti responsabili per qualsiasi perdita causata a XXX o a terzi in seguito all’utilizzo non autorizzato del loro account. È possibile utilizzare XXXXXXX Connect per collegare i Servizi di XXX a XXXXXXX usando lo stesso nome utente e la stessa password del proprio profilo XXXXXXX per accedere ad alcune funzioni dei Servizi di XXX. L’utilizzo di XXXXXXX da parte degli utenti è regolato dalle Condizioni d’uso di XXXXXXX e d’ora in avanti XXXXXXX verrà considerato come un Servizio di terze parti.

    REGOLE DI UTILIZZO DEI CONTENUTI DI GIOCO
    L’utilizzo dei nostri dati e contenuti deve essere a scopo non-commerciale, a meno che non esista una previa autorizzazione scritta da XXX. Ciò significa che voi non possedete i nostri contenuti, non potete venderli, non potete usarli per vendere altre cose, o non potete concedere il permesso ad altre persone di usarli. La licenza che vi concediamo copre solo i contenuti creati da noi: i “Contenuti di XXX” (come definiti di seguito). Se abbiamo una licenza per utilizzare la musica o l’arte di chiunque altro, non abbiamo il diritto di passare questa licenza a terzi. Gli utenti dovranno contattare i creatori originali per ciascuna richiesta di utilizzo di un contenuto.
    È vietato vendere o guadagnare qualunque forma di compenso dai Contenuti degli utenti, inclusi introiti derivati da pubblicità o iscrizioni.“

    • mi chiedo se è legale utilizzare questo tipo di servizio e se è legale proporre/venderlo?
    • mi chiedo se è legale avere siti web che promuovo questi servizi e in cui viene espressamente citato il nome del gioco
    • Nel caso questo servizio non violi alcun termine d’uso della licenza di gioco, gli utenti che traggono guadagno non rilasciando alcun tipo di ricevuta e quindi non pagando nessuna tassazione sono evasori? anche nel caso in cui i compensi annui non superino la soglia di 5.000 euro?
    • Ultima domanda… vi chiedo il permesso di includere la vs risposta nel nostro articolo al solo scopo di riportare un parere con maggior competenza in materia.

    Grazie mille
    Nicola

    • Quanto alla seconda domanda, mi riporto alle regole di utilizzo dei contenuti di gioco, dove si parla di dati e contenuti inclusi nella licenza per i quali è richiesta la previa utilizzazione per farne un uso commerciale. Ma fare pubblicità ad un determinato gioco come anche recensirlo non significa, almeno secondo la mia interpretazione, violare i termini che regolano l’utilizzo dei contenuti del gioco.
      Per quanto riguarda la prima domanda, se si riferisce al servizio in base al quale si da l’opportunità a giocatori meno esperti di fruire, dietro pagamento, dell’abilità di giocatori più esperti, mi limiterei a commercializzare lo spazio dedicato agli utenti, senza promuovere il servizio in se’, perchè potrebbe essere interpretato come un indiretta commercializzazione del gioco.
      Quanto agli utenti, per quanto io ne sappia, non essendo un commercialista, se non si supera la soglia di €. 5000,00 annui è sufficiente ma necessaria una sorta di ricevuta fiscale per prestazioni occasionali, ma di solito queste informazioni sono meglio illustrate da un esperto contabile.
      Può includere, se vuole la mia risposta nel suo articolo, ma ci tengo a precisare che si tratta di una risposta di massima, in quanto per elaborare un più esauriente risposta sarebbero necessarie più informazioni.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  39. luigi scrive:

    Gentile Avv. Francesco Meatta, vorrei portare alla sua cortese attenzione dei quesiti in merito alla sublocazione.
    Sto per stipulare un contratto a canone concordato 3+2 e il locatore ha dato la disponibilità verbale alla sublocazione. Volevo sapere se:
    1. E’ necessaria una clausola scritta nel contratto che specifichi la disponibilità alla sublocazione? Se sì, con quale formula?
    2. L’accordo tra conduttore ed eventuale subconduttore deve avere forma scritta o basta l’accordo verbale? Cercando su internet ho trovato che “Alla sublocazione non sembrano applicabili le norme in tema di obbligatorietà della forma scritta del contratto”

    La ringrazio per la cortese attenzone

    • E’ vero che se nel contratto non è previsto un espresso divieto alla sublocazione, in tal caso non dovrebbero esserci problemi.
      Ma mi creda, per esperienza in ogni operazione contrattuale è sempre buona regola mettere per iscritto accordi inerenti aspetti specifici e delicati e la sublocazione, che in molti contratti è prevista come causa di risoluzione di diritto del contratto, sicuramente andrebbe prevista per iscritto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • luigi scrive:

        Buongiorno e grazie per la risposta.
        Mi rimane un dubbio. Adesso mi è chiaro che, anche se non obbligatorio, è meglio inserire nel contratto di locazione una clausola che permetta la sublocazione.
        Invece, per quanto riguarda l’eventuale accordo di subconduzione tra il conduttore e il subconduttore (rapporto subordinato a quello tra locatore e conduttore), le chiedo: è necessaria la forma scritta e la registrazione del contratto o è sufficiente il raggiungimento di accordo orale senza registrazione? Mi verrebbe da pensare che non sia necessaria la forma scritta e la registrazione, poiché dal punto di vista fiscale la tassazione viene già applicata al contratto di locazione, mentre dal punto di vista dell’accordo tra le parti (locatore e conduttore), la sublocazione era stata prevista nel contratto. Premetto che la sublocazione riguarda parte dell’immobile e il canone di sublocazione è nettamente inferiore a quello di locazione.

        • Dal punto di vista fiscale non saprei dare una risposta precisa, ma trattandosi di prestazioni corrispettive temo che sia comunque necessaria la registrazione ed ergo la forma scritta del contratto di sublocazione.
          Forma scritta suggerita anche dal fatto che per stabilire i limiti del godimento sull’immobile concesso al sublconduttore è necessario definire i termini dell’accordo per iscritto, al fine di evitare spiacevoli sorprese.

  40. Mariagrazia scrive:

    Buongiorno, richiedo una consulenza legale on line gratuita. Forse ci sono stati problemi con la moderazione, quindi ripubblico il mio quesito. Sette anni fa l’azienda per cui lavoravo ha dichiarato fallimento, lasciando me ed altri 10 dipendenti con circa sei mesi di stipendi non pagati + tfr. Per far fronte a questo problema ho fatto richiesta di usifruire del fondo garanzia stanziato dall’Inps, dove sono riuscita a recuperare l’importo del tfr e parte delle ultime 3 mensilità. Nel frattempo il lavoro del curatore fallimentare è andato avanti dove è riuscito a recuperare qualcosa dalla vendita di merci e da un vecchio investimento del fallito. Dato che ci sono veramente pochissime possibilita di acquisire nuove somme e sono passati tanti anni, ho chiesto al curatore di cominciare a ripartire degli acconti, ma lui dice che non è possibile in quanto l’Inps ha la precedenza sui dipendenti visto che ha anticipato parte delle somme tramite il fondo garanzia, e se paga noi deve pagare per intero anche l’Inps prosciugando il conto. Però nel frattempo il curatore detrae dal misero fondo cassa continue spese legali e “altro” per un ammontare di circa 8.000,00 euro ogni sei mesi. Ho la sensazione che il curatore soddisfi solamente i suoi interessi perdendo tempo con cause inutili che non portano a niente. Come posso ottenere cio che mi spetta? E’ possibile che i dipendenti non hanno la precedenza sull’Inps?

    • Onestamente non sono esperto in materia giuslavoristica, ma, a lume di naso, se il fondo ha coperto il tfr e parte di tre mensilità arretrate a fronte di sei mensilità, presumo che il lavoratore abbia la precedenza, altrimenti non capisco quale sarebbe la finalità del fondo: da un parte da e dall’altra toglie?.
      Non so a che punto sia la procedura, ma se il curatore non ha chiuso ancora le attività da svolgere per il recupero delle poste attive presenti nella massa fallimentare, in tal caso temo che possa fare poco. Ad ogni buon conto, per interloquire in modo più tecnico sarebbe, forse, opportuno che si rivolga ad un legale.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  41. Michele scrive:

    Salve,
    Vi Racconto La mia Storia
    Vorrei acquistare un immobile, quindi telefono alla agenzia per la visita.
    in quel frangente l agente mi fa firmare 2 fogli visita di due agenzie, (ho le copie che ho dovuto richiedere successivamente)dicendomi che si fa cosi perche loro collaborano per la vendita
    L immobile mi piace molto,chiedo quindi all agenzia i documenti relativi all immobile
    sono passati 7 mesi e dietro mie insistenti richieste non ho ancora ricevuto alcun documento (anche se sul foglio visita e’ barrata la casella che indica che io ho ricevuto documenti.
    Pochi giorni fa ho deciso di chiedere i documenti al proprietario il quale mi ha firmato una delega per accesso agli atti.
    Successivamente scrivo una raccomandata alle due agenzie dove chiedo formalmente i documenti della casa altrimenti entro dieci giorni decade ogni vincolo economico e giuridico nei loro confronti e passero quindi a trattativa privata.
    Ancora nessuna agenzia mi ha risposto, sono passati 20 giorni, posso ritenermi libero da ogni vincolo oppure no?

    • Per fare le cose fatte, tecnicamente, bene dovrebbe inviare con raccomandata a/r alle agenzie un diffida ad adempiere( per adempimento si intende la visione dei citati documenti ovvero la consegna per farli visionari ad un tecnico di sua fiducia) con avvertimento che se decorsi venti giorni non verrà adempiuto l’obbligazione, il contratto si intenderà risolto di diritto, e con riserva di agire per risarcimento dei danni.
      Inviata la diffida e risolto il contratto con il decorso dei venti giorni, potrà ritenersi formalmente libero dall’impegno con l’agenzia e quindi libero di avviare una trattativa privata.
      Ovviamente ciò non esclude che l’agenzia possa muoversi legalmente. Ma almeno lei avrà agito secondo legge.
      Si muova comunque, in questa vicenda, con il diretto ausilio del suo legale.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  42. maria scrive:

    Salve, sono divorziata ho 2 figlie a carico di cui una maggiorenne. Ho sempre portato le mie figlie in detrazione al 100/%. Il mio ex marito non ha mai provveduto al mantenimento. Ma ho scoperto che si è messo in detrazione le figlie al 50%. A distanza di anni l’agenzia delle entrate richiede la restituzione del 50/% per tutti gli anni dal 2010 a oggi. Lui ha usufruito delle detrazioni pur non provvedendo al mantenimento, lavora stagionale come cuoco. Io ho uno stipendio di 1000 euro in un call center. Abbiamo l’affido condiviso. Sto richiedendo l’affido esclusivo poichè esistono i presupposti per portarli in detarazione al 100%. Ma cosa posso fare per evitare la restituzione degli importi relativi agli anni precedenti, poichè la cifra cumulata negli anni è importante e io sono l’unica che provvede al mantenimento delle ragazze ?

  43. davide scrive:

    Ripropongo per la terza volta lo stesso quesito che misteriosamente sparisce e non riceve risposta.

    Buongiorno Vi sarei grato se volesse cortesemente darmi un parere sulla seguente questione.
    Del tutto casualmente sono recentemente venuto a conoscenza che nell’agosto 2005 l’Agenzia del Territorio competente per la zona dove ho una casa per le vacanze ha rettificato la rendita catastale dell’immobile di mia proprietà ai sensi del DM 701/94.
    Tale modifica però NON mi è mai stata notificata quindi risulta nulla e priva di efficacia e la cosa è stata certificata, su mia richiesta, in data 26 novembre 2015 dall’ Agenzia del Territorio in questione con una dichiarazione scritta, firmata dal Dirigente Responsabile, nella quale si afferma che la notifica prevista per legge non è mai avvenuta per “un errore di sistema” (sic!!!).
    A tutt’oggi nulla mi è ancora stato notificato e di conseguenza non ho potuto neppure esercitare il mio diritto di impugnazione.
    Vorrei quindi sapere se si possono considerare prescritte, dato che sono passati più di dieci anni da quando è stata effettuata, sia la variazione che per tutto questo periodo non è stata mai valida e non lo è tuttora, sia la facoltà da parte dell’Agenzia del Territorio di notificarmi adesso la variazione catastale.
    La ringrazio e porgo distinti saluti.

    • Pensavo di aver già risposto, ma effettivamente ci deve essere stato un errore.
      Comunque, se la prescrizione di cui parla, lei la riferisce alla variazione della rendita catastale, non credo che per questo fatto possa invocarsi la prescrizione, in quanto la rettifica della rendita catastale non corrisponde ad una facoltà o un diritto, ma trattasi di fatto oggettivo con conseguenze nel piano giuridico.
      Il punto è se e quando dovesse essere rinnovata la notifica della rettifica della rendita catastale ovvero se la rettifica è già stata registrata, la possibilità di impugnare il relativo provvedimento di notifica.
      Ed in tal caso lei avrebbe, secondo me, tutto il diritto di impugnare il provvedimento di rettifica in quanto non essendole stato ritualmente notificato lei non è incorsa in alcuna decadenza o prescrizione.

  44. Monica Dragani scrive:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.
    In data 09/04/2016 ho stipulato un contratto per dei corsi di coaching presso un hotel, quindi fuori dai locali commerciali del professionista. Nel contratto sono previsti 10gg per esercitare il proprio diritto di recesso. Purtroppo, per motivi personali, ho lasciato inutilmente trascorrere i 10gg senza recedere. In data 29/04/2016 mi è pervenuta richiesta di sollecito di pagamento. Premetto che è prevista una multa penitenziale nel caso di recesso oltre i termini pari al 20% dell’importo pattuito. Nel fare alcune ricerche ho constatato che a partire dal giugno 2014 per i contratti stipulati fuori dai locali commerciali, il diritto di recesso deve essere esercitato entro 14 gg e non più 10gg. Pertanto, vorrei sapere se la clausola da loro indicata è nulla e come tale rende nullo il contratto e se, in questo caso posso recedere dal contratto in quanto inesistente. Oppure se sono tenuta in ogni caso al pagamento della penale. desidero inoltre sapere se, posso usufruire del temine di un anno e 14gg per recedere dal contratto in quanto mi sono state fornite informazioni errate sul diritto di recesso (10 gg invece di 14gg)e non mi è stato fornito in alcun modo il modulo per esercitare tale diritto così come previsto dal d.lgs 21/2014. Ringrazio per la risposta e porgo cordiali saluti.
    Monica

    • In effetti, come da lei puntualizzato, poichè il contratto è stato stipulato fuori da locali commerciali tra professionista e presumo consumatore, lei avrebbe potuto esercitare il recesso dal contratto entro 14 giorni a decorrere dalla conclusione del contratto senza necessità di addurre alcuna motivazione e senza pagare alcuna penale.
      Quindi la clausola del contratto che limitava il recesso nel termine di 10 gg. è da considerarsi nulla in quanto abusiva.
      Non solo, ma poichè al momento della conclusione del contratto, il professionista non ha adempiuto a tutti gli obblighi informativi di legge, il recesso avrebbe potuto essere esercitato nel termine di 12 mesi.
      Se le informazioni di legge vengono rese entro i 12 mesi dalla conclusione del contratto, in tal caso, il recesso può essere esercitato entro 14 giorni che inizieranno, però, a decorrere dal momento in cui il consumatore a ricevuto le informazioni di legge.
      L’effetto del recesso, nei contratti tra professionista e consumatore conclusi fuori dai locali commerciali o a distanza, si traduce nella risoluzione del contratto, con obbligo per il professionista di restituire le somme ricevuto dal consumatore, e obbligo per il consumatore di restituire i beni o servizi, così, acquistati.
      Le consiglio di inviare una missiva, con raccomandata a/r, con cui dichiara il contratto risolto poichè il recesso è stato esercitato nel termine di legge di 14 giorni, se non entro quello più lungo di 12 mesi in ragione dell’errata informazione in merito al termine per recedere inserito nel contratto.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

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      • Monica Dragani scrive:

        Gent.mo Avv. Meatta,
        la ringrazio per la esaustiva risposta. Mi sorge solo un dubbio. Il corso era un master per l’acquisizione delle competenze per svolgere l’attività di coaching. All’interno del contratto l’acquirente è sempre definito “Allievo”. Premetto che io non svolgo e non ho mai svolto l’attività di coaching, allo stato non ho un lavoro e nessuna professione. Ma, avendo acquistato un master per divenire un coaching, posso essere definita “professionista” o sono pur sempre un consumatore?
        La ringrazio per la risposta.
        Buona giornata, Monica

        • Il consumatore si caratterizza per due requisiti:
          1. deve essere una persona fisica
          2. deve agire per scopi estranei alla sua professione.
          Quindi direi proprio che lei, ancorchè aveva in mentre di diventare coaching, in quel momento rivestiva l’abito del consumatore.
          Diverso ad esempio se io come avvocato seguo un master per la specializzazione in una determinata materia giuridica. E’ evidente che sarebbe difficile ipotizzare in questo caso la qualifica di mero consumatore.
          Cordialmente

  45. Antonio Valente scrive:

    Richiesta di consulenza legale on-line gratuita

    Gentilissimo Avvocato,
    con la presente le vorrei cortesemente chiedere un parere di natura legale su un atteggiamento del quale spesso mi sono chiesto l’eventuale liceità.
    E’costume abbastanza abituale qui in Italia recarsi nell’ufficio della propria moglie, o del proprio marito, senza richiedere particolari permessi (casi in cui non è obbligatorio munirsi di badge) o autorizzazioni di sorta, specie soprattutto nei ministeri ed enti locali (Comuni etc.). A volte basta semplicemente dichiararsi verbalmente, se l’ufficio è dotato di usciere, e quindi raggiungere la stanza indicata.
    Ora gentilmente vorrei chiederle: tale modo di agire è lecito? Può il dirigente dell’ufficio in questione fare osservazione o addirittura impedire la visita e/o mettere alla porta il visitatore?
    Non avendo, purtroppo, nessuna cultura di natura giuridica, le chiedo cortesemente chiarimenti sull’argomento e gradirei inoltre sapere se esiste una normativa in merito e/o se la questione è contemplata nel codice civile, in maniera da informarmi adeguatamente e non cadere in difetto in tali situazioni.
    Nello specifico, mi piace chiarirle che lo scrivente non ha mai avuto problemi di sorta, ma pochi mesi fa nel servizio di mia moglie è cambiato il dirigente principale che rispetto al suo predecessore è piuttosto autoritario, io non sono mai andato a trovare mia moglie dal momento del cambio, ma nel caso in cui capitasse l’occasione vorrei sapere anticipatamente cosa prevede la giurisprudenza in merito.
    La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione ed in attesa di un suo gradito riscontro le invio cordialissimi saluti,
    Antonio

    • Normalmente, negli uffici pubblici, l’addetto alla reception chiede al visitatore di identificarsi a mezzo di un valido documento che viene trattenuto fino all’uscita dall’ufficio, indicando altresì la persona da cui deve andare e sovente chiedendo, telefonicamente, al dipendente se conferma la visita (appuntamento).
      Questo è dovuto oltre che a ragioni di organizzazione interna e di efficacia lavorativa, anche a ragioni di sicurezza, dovendo sempre essere identificabile chi entra e chi esce da un ufficio pubblico.
      Spero di averle chiarito i termini della questione.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  46. marcusss scrive:

    salve a tutti visto che sto leggendo dei commenti e dei consigli di esperti vorrei esporre la mia storia …premetto che non avendo una lira ho lasciato tutto in mano al giudice e all’avvocato della mia ex e adesso dopo un anno vorrei cercare di capire qualcosa visto che in quest’anno come leggerete ne ho passate tante …
    incomincio con il dire che quando mi sono sposato ho avuto subito un figlio ansi forse direi prima di sposarmi …la mia ex coniuge era di modena e io siciliano quando ci siamo sposati avevo un lavoro umile ma con una paga abbastanza alta perche ero trasfertista prendevo 1500 stipendio normale e 1300 di trasferta e forse l’amore tanto discusso della mia ex erano proprio in quei numeri cmq non sono qua a fare insinuazioni il punto e che io avevo un appartamento dei miei in sicilia e ci siamo trasferiti li …li che nasce il mio calvario perche la mia ex non si trovava bene in sicilia pur essendo siciliana e io stupidamente preso dall’amore vero che avevo cercai un punto di incontro e feci una difficile sciocca scelta mollai tutto lavoro casa e il mio paese e andai con lei a modena dove per accordi eravamo rimasti che per un breve periodo fin quanto non trovavo lavoro andavamo a stare dai suoi genitori che avevano una villetta bifamiliare con una mansarda abbastanza grande da poter fare un vero e proprio appartamento da precisare che non era indipendente era una casa unica io dovevo entrare a casa di mio suocero per poter andare nella nostra …
    dopo alcuni mesi ansi quasi subito trovai un lavoro che tralaltro era il mio mestiere prendevo 2200 lordi 1800 1900 puliti ora io da buon siciliano orgoglioso volevo addossarmi delle mie responsabilita e cercai di far capire alla coniuge che dovevamo uscire da casa sua visto che gli accordi erano cosi ma incominciano i miei problemi perche lei incomincio con le scuse … visto che era incinta secondo lei era meglio che rimanevamo li che aveva assistenza di sua mamma .. posso anche capire un po ma capite il mio stato emotivo che da a 7 anni ado’ solo a peggiorare ..il bimbo naque passo’ sette mesi e lei mi disse che voleva andare a lavorare e cosi fece trovo’ un lavoro a tempo indeterminato ma partime prendeva 700 io sempre a mettere il dito nella piaga dicevo di andare a vivere in proprio ma lei astuta aveva un’altra scusa che tutti e due lavoravamo e che forse era meglio che stavamo ancora la che sua madre ci teneva i bambini quando avevamo bisogno ma io lavoravo di mattina fino alle 5 di pomeriggio e lei dalle 18 a mezzanotte in poche parole la sera io badavo al mio bimbo fin da neonato ….credetemi io di forza ce ne ho avuta tanta nel sopportare che non mi dava il giusto peso che un padre e un marito abbiano il diritto e il dovere di avere (una responsabilita) io mi dicevo a mestesso vedrai che riusciro ma fino a quando avevo forza e speranza non mi accorgevo che mi stavo ammalando di una brutta depressione dovuta alla situazione che io stesso mi sono creato stando in quella casa ..
    dopo due anni la svolta che mi fece aprire finalmente gli occhi perche persi il lavoro la mia ditta falli’ e io presi in pugno la situazione perche avevo sentito che in sicilia stava aprendo un nuovo tribunale e cercavano guardie giurate allora avendo l’intennita’ di disoccupazione scesi giu in sicilia mi presi tutti gli strumenti e corsi vari per fare la richiesta e la feci con la speranza di entrare in un posto diciamo continuativo …lei si licenzio e scese con me ma dopo dieci mesi scopri che non ero stato fortunato e mi diedi da fare trovai una partenza per il francia dove mi pagavano 4000 al mese il lavoro era breve di 6 7 mesi ma molto proficuo a mia moglie e mio figlio li lasciai nella casa che mi avevano dato i miei genitori che a differenza di quella di modena era un vero e proprio appartamento indipendente composto da due piani giorno e notte … parti e dopo un mese e mezzo sappi la bella notizia che lei era salita a modena dai suoi perche li non si trovava bene aveva rispreso il vecchio lavoro e che mi aspettava in quella maledetta casa dei suoi ..la mia depressione incomincio essere piu forte di me ma mi facevo forza e continuavo a sperare che un giorno sarei riuscito con lintento .. finito il periodo di 7 mesi in francia tornai a modena e visto che non riuscivo a trovare un impiego andai a lavorare dove lavorava lei facevo il cuoco ma prendevo 850 perche lavoravo part time come lei ……
    qui lei incomincio a cambiare versione nel senso che prendevo poco e non potevamo permetterci una casa in affitto io mentre lo scrivo ci rido su ma penso anche voi …
    ma cercate di capire il mio stato emotivo che gia era messo bene cmq continuai per un anno circa e quando dopo 5 anni dal primo figlio ne venne un altro io presi la decisione da padre responsabile di cercare di essere io il vero capo famiglia visto che in tutti questi anni ci ho provato ma senza risultati allora mi presi il mio vecchio lavoro di trasfertista guadagnavo 14 euro lora e facevo 220 240 ore al mese la media di 3000 e ma stavo dal lunedi al venerdi a novara 300 da modena circa ma ogni settimana tornavo … lei visto che era incinta e avevamo un bimbo di 5 anni figuriamocci se usciva dalla casa dei suoi ma manco a sparargli …arrivo quasi allepilogo dopo due anni e mezzo improvvisamente ci fu un taglio del personale e restai senza lavoro ..tornai a casa a modena e programmai un accordo momentaneo con lei che giusto gli si era finito il periodo di maternita’ gli dissi che per il momento io prendevo la disoccupazione e lei arrotondava con il suo lavoro nel frattempo pensavo io hai bambini non lo avessi mai fatto perche io mi sono ammalato di depressione acuta e penso che il lavoro ci ha messo il suo ma anche lei pure perche improvvisamente lei scopri’ che finalmente doveva pensare a sestessa faceva tardisso dopo lavoro usciva ormai solo con le amiche e io immerso nella mia depressione mi deprimevo ancor di piu allora dopo un anno un giorno mi svegliai e dissi qua devo fare qualcosa cosi scopri che mentre io stavo a dare poppate e cambiare pannolini lei aveva una storia extracoiugale ..
    la mia depressione si trasformo in passiva che non volevo fare un cazzo a attiva che ovviamente non ero tanto simpatico ma premetto che non sono mai stato violento un giorno gli dissi che ero consapevole che cosa stava succedendo avevo prove concrete e dimostrbbili ma che non avrei fatto nulla perche volevo darli una altra possibilita lei mi disse che non avrebbe mai lasciato la casa dei suoi e che io mene dovevo andare allora dopo tante liti e vi immagino a voi cosa me ne andai a forli dai miei genitori che si erano trasferiti da poco .. ero un uomo finito e non vi nascondo di aver tentato il suicidio ero depresso deluso tradito e senza piu forze un giorno la chiamai che era a lavoro e gli dissi che sarei venuto a parlargli dopo aver finito lei mi rispose male e io andai su tutte le furie la minacciai perche io volevo solo vedere i bambini e lunica cosa che mi dissero e che era tardi e dovevo tornare il giorno dopo cioe mi dovevo fare dinuovo 200 km e li giorno dopo tornare …io gli dissi che l’avrei aspettate fuori il lavoro ma lei non so come riusci ad andare a casa io dormi in macchina quella sera e lindomani invece di trovare lei al lavoro trovai mio suocero che mi disse di tornare a casa mia io gli dissi che volevo parlare con lei e dopo vedere i miei bambini cosi lui mi accompagno’ a casa sua usci fuori lei e mi parlo chiaro mi disse cosi “”noi non riusciamo piu ad essere nemmeno amici mi hai dato della puttanae io non ti voglio piu come uomo domani vado dall’avvocato e chiedo la separazione perche non sei affidabile non sei riuscito ad assere un padre e un marito con le palle io volevo una casa tutta nostra e tu sei un poveraccio senza un lavoro cosa me ne faccio io di te ?
    domanda cosa avreste fatto al posto mio ?
    capite perche ho dovuto raccontare tutta la storia perche se vi raccontavo solo la fine non avreste capito ..
    io feci un cazzata usci dal suo cancello di casa andai in macchina presi un taglierino che tenevo per il lavoro e da lontano lei dentro casa e io fuori gli dissi tu portami via i bambini e io ti ammazzo cosi lei incomincio a fare tutta la sceneggiata chiamo suo padre e io spaventato non piu arrabbiato visto che mi sono reso conto della cazzata che ho fatto mi trovavo gia in macchina perche io non mi sono proprio avvicinato a lei sali in macchina e scappai ..
    io non so se potrete mai capire cosa mi frullava in testa quel momento ma mi sentivo finito perche mi ero pure buttato la zappa nei piedi allora mi fermai e con quel coltello che diciamo lo minacciata mi tagliai i polsi …
    i padre mi venne a cercare e mi trovo’ in un bagno di sangue mi porto’ a casa e mi lavai e mi cambiai i vestiti per andare alla croce rossa sapevo che se ci andavo vestito pieno di sangue non si sarebbero bevuti la balla che mi sono tagliato con un attrezzo e mi avrebbero portato in clinica dopo che mi medicarono e andai a casa sua aspettando che mio padre venisse da forli visto che io mentalmente non potevo affrontare un viaggio… ci fu un momento che rimasi solo con lei e io gli pregai in ginocchio di non denunciarmi e che io avrei accettato la sua decisione …dopo arrivo mio padre e adai a casa .. il giorno dopo di mattina presi la macchina e scappai arrivai fino in svizzera conprai una confezzione di acido muriatico e stavo per berlo quando mi fermai mi guardai nel vetro della macchia e nella mia mente mi dissi questo non sei tu cosa ti e successo perche stai facendo questo tu ce l’hai fatta sempre anche quando gli altri al tuo posto sarebbero scappati tu hai lottato fino in fondo tu sei quello che ha sempre lavorato spezzato le ossa per delle persone che non meritavano non sei come dicono loro un poveraccio solo perche negli ultimi mesi non hai trovato un lavoro adesso butta via questo coso torna a casa e fatti aiutare da persone competenti ..e da queelle che ti vogliono bene
    sembra un film ma e tutto vero la sera tornai a casa i miei mi dissero ti aiutiamo noi ma sapevo gia cosa fare cosi l’indomani andai in ospedale raccontai il motivo perche avevo delle ferite e che volevo che mi aiutassero a sconfiggere la depressione che ormai si era impossessata della mia esistenza .. cosi mi ricoverarono ma fu tutto in tranquillita mi dissero che e raro che le persone che fanno come me vengono di spontanea volonta e che questo siglifica solo che sei sconvolto dalla situazione ma dentro hai una forza di volonta molto piu grande … stesi 20 giorni e gia stavo bene non mi davano nulla di potente solo antidepressivi e quando nn riuscivo a dormire un po di valium ma dopo venti giorni la mazzata finale lo psicologo mi chiama e mi dice che anche se a breve usciro non potro piu avvicinarmi hai miei bambini perche la mia ex mi aveva denunciato e visto che mi trovavo clinica se ne era approfittata …sono dovuto stare 6mesi in clinica per dimostrare che io non ero pericoloso e sei mesi in casa ma adesso che sono uscito e da sei mesi che non trovo piu lavoro perche il mio lavoro era abastanza pericoloso e le ditte sapendo che facevo uso di antidepressivi con tutto che sono uno dei migliori nel mio lavoro non risultavo idoneo mi anno ritirato la patente per gli stessi motivi ma adesso devo fare degli esami e me la riprendero pero in tutto questo tempo che io ho veramente patito e visto la morte con gli occhi il giudice mi dice che devo dare gli alimenti arretrati di circa 7000 euro alla ex coniuge e che non importa se tu non hai un lavoro o per problemi non puoi lavorare devi pagere lo stesso ….

    adesso che speriamo avete letto tutto avrei tante domande da farvi !
    1 ho letto che si puo’ richiedere i danni morali fisici per aver causato un disaggio quali sono i casi ?posso richiedere i danni morali a lei e alla sua famiglia per avermi creato la depressione che tralaltro e accertata con documenti psichici e psicologi che e stato creato da una situazione che mi ha portato persino a credere che fosse giusto togliesi la vita ?e che adesso mi causa anche problemi lavorativi ?

    2 gli arretrati di mantenimento visto che io ero impossibilitato persino a vedere i bambini ed ero in un centro psichico invece lei aveva uno stipendio posso contestare il pagamento ?

    3 in questo momento mi trovo disoccupato ho sentito delle voci che la parte piu debole puo ricevere un compenso dall altro ora io non voglio soldi da lei ma mi sembra evidente che che la parte debole in questo momento sarei io visto che ho problemi a trovare lavoro per i miei problemi che sembrano pian piano sparire ..chi e che deve pagare questanno che sono stato ricoverato?

    4 la mia ex vive con i suoi genitori lei lavora di sera , il padre , lavora di notte fa l’autista , la mamma fa i turni in ospedale chi li tiene ?
    questi bambini non e giusto che vengano controllati pure per lei e non solo per me ?
    perche a me mi obbliga il giudice a vedere i bambini due volte al mese e solo in presenza di un mio genitore ma le mie condizioni di salute sono tornate alla normalita non faccio piu uso di psicofarmaci collaboro con la mia psicologa per cercare di uscirne fuori ma io vengo contrllato a vista invece so che i bimbi vengono sballottati a detra e a manca perche tutti lavorano ma l’affidamento seppure condiviso non sia giusto che venga dato hai genitori suoi visto che la casa e tutto quello che riguarda l’affidamento loro sono idonei ..?
    5 posso riaprire dopo quasi un anno dalla prima udienza in caso del tradimento ,il caso che io ho dovuto subire del mobbing familiare e il caso che quando abbiamo fatto l’udienza il giudice a ritenuto che il mio stato psichico e fisico non era buono .
    da premettere che ho una cartella clinica che parla chiaro ..
    ho tutte le buste paghe e i contratti di lavoro degli anni precedenti e posso dimostrare che io ero in grado di badare alla famiglia di sostenere un tetto ecc.. e che adesso per questi problemi aime non sono nelle stesse condizioni…
    per il tradimento posso chiedere al giudice di controllare i tabulati telefonici della ex? avendo in mano dei messaggi espliciti mandati da lei e dalla sua amica in cui dice che il tradimento e stato fatto?
    e in fine in questo anno che sono stato in clinica non mi sono proprio tenuto tra la depressione e quello che mi a causato lei ho un certo senso fatto dello stalking mandando dei messaggi a lei avvolte con tono minaccioso avvolte stupidamente quiedendo perdono per le parole detto ma in quel momento non stavo bene si puo considerare vero e proprio stalking hai fini della sua difesa …
    sepete tutta la mia storia come il libro aperto sappiate che in questo momento lei mi tieni in pugno perche non ho messo nessun avvocato perche non potevo permettermelo ma adesso dopo un anno sto riprendendo il mio lavoro e voglio che le cose vengono messe in chiaro sia a discapito mio che tutto quello che di legge posso fare per difendermi e chiedere dei danni ….

    • Ci tengo, innanzitutto a farle i complimenti per la scelta coraggiosa che ha fatto quando ha deciso autonomamente di ricoverarsi e quindi di farsi aiutare.
      Non potrò risponderle adeguatamente, in quanto si tratta di una vicenda così complessa che è impossibile riassumere tutto in poche righe e comunque richiederebbe un maggior approfondimento che in questa sede non è possibile.
      Una cosa ci tengo per a dirla. Non deve mollare. Non si faccia abbattere dagli eventi avversi. L’iter giudiziario, quando sono coinvolti figli minori, in situazioni come la sua laddove si prospetta anche un lontano rischio per la prole, è lungo e tortuoso. E’ normale che in questa fase il giudice sia stato così restrittivo con lei. Ma questo deve essere per lei uno stimolo per continuare nel suo percorso di stabilizzazione, affinchè in un, spero, prossimo futuro, possa cambiare il decorso di questa vicenda.
      Sappia che i provvedimenti di separazione non sono definitivi: se mutano i presupposti che li hanno originati, allora possono essere modificate anche le condizioni della separazione.
      Forza e coraggio, anche per i suoi figli, continui cercando di trovare quell’equilibrio che aveva, per varie ragioni perso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  47. salvatore scrive:

    salve, vorrei avere un parere legale rispetto una situazione che sto vivendo e che non riesco più a gestire.
    circa due mesi fa sono andato in una concessionaria per acquistare una macchina. scelta la macchina, ho portato i vari documenti per poter chiedere un finanziamento(pratica completamente svolta dalla concessionaria). senza firmare niente mi viene detto che la pratica di finanziamento viene approvata e che ora devo aspettare l’arrivo della macchina.
    nel momento in cui arriva la macchina, l’addetto alle vendite mi fa firmare il contratto di visione del veicolo ed io gli faccio un bonifico dell’anticipo di 2000euro. dopo qualche giorno, mi chiama la concessionaria dicendomi che la pratica di finanziamento è stata presa in riesame e non è più approvata, quindi bisogna rifare la pratica con un’altra agenzia di credito. ad oggi aspetto ancora che il finanziamento venga approvato.

    volevo chiedere se, data la situazione sono descritta, ci sono i termini per poter chiedere un risarcimento?

    grazie anticipatamente per l’aiuto che vorrete darmi.

    • Il quesito non è abbastanza chiaro.
      Provo a ricostruire per presunzioni.
      Immagino che l’autovettura non sia stata ancora consegnata. A questo punto, bisogna domandarsi se la pratica per il finanziamento è anche in suo possesso. In caso negativo, chiederei formalmente al concessionario che si è interessato per lei, e al quale presumo lei abbia firmato gli incartamenti, di avere tutta la documentazione inclusa il parere negativo espresso dalla società finanziaria. Detto questo, posto che lei si era determinato ad acquistare l’autovettura a condizione di poterla pagare a rate, e posto che, presumendo che risulti per iscritto, la concessionaria aveva garantito il buon esito della pratica di finanziamento prima di far arrivare l’autovettura, allora lei ha tutto il diritto di agire per la risoluzione del contratto di compravendita chiedendo la restituzione dell’acconto versato oltre, eventualmente, al risarcimento dei danni (danni che andrebbero comunque provati).
      Se l’autovettura è stata nel frattempo consegnata, presumo allora che lei abbia, medio tempore, pagato il prezzo della stessa, trovandosi così esposto ad un esborso di liquidità superiore a quello che aveva preventivato. In questo caso il danno sarebbe ravvisabile, premesso che i presupposti sopra detti sia reali, nel non aver potuto fruire dalla rateazione tramite una finanziaria.
      Spero di aver, nei limiti, chiarito la questione.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  48. Denise scrive:

    Vorrei ricevere una consulenza gratuita.
    Buongiorno,
    sono socia in una SNC in cui ci sono altri 3 soci lavoratori (3 educatrici e una coordinatrice) al 25%.
    Alcuni dei soci pretendono di percepire una percentuale in più di utile in base alle competenze, responsabilità e livello d’anzianità.
    E’ corretto? se sì, come si può quantificare quanto spetta in più degli altri?
    Buona giornata

    • Sarebbe sufficiente parametrare il tutto ai livelli retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali propri di ciascuna professionalità e mansione.
      Per fare questo dovreste forse rivolgervi ad un commercialista/consulente del lavoro.
      In alternativa, un accordo equo tra tutti i soci.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  49. Alberto vasile scrive:

    Buona giornata Avvocato.Le pongo il mio quesito:
    nel 2012 con cattolica assicurazione fatto un piano di accumulo soldi ( che mensilmente verso) per un ipotetico accumulo università nipotino…..
    per ragioni varie vorrei ritirare i miei soldi del piccolo capitale MA.
    mi vengono chieste delle penali e su 4800 euro mi danno 3300 euro nel contratto non figurano vincoli secondo lei è corretto…..
    la ringrazio tantissimo…
    Cordiali Saluti
    Alberto Vasile

  50. STRANGIS MARIO scrive:

    BUONASERA SONO MARIO,MIO NONNO NEL 1930 VIVEVA IN CHICAGO IN QUEI TEMPI FREQUENTAVA GENTE POCA BUONA INFATTI FU ASSASSINATO.DI QUESTA STORIA SONO STATI PUBLICATI PARECCHI LIBRI IN AMERICA, POSSO CHIEDERE I DIRITTI D AUTORE, COMUNQUE IL LIBRO NON PARLAVA SOLO MIO NONNO, IL LIBRO E ANCHE VENDUTO DA AMAZON.DISTINTI SALUTI

  51. andrea scrive:

    buongiorno,
    avrei bisogno di un parere legale gratuito.
    io vivo a milano per lavoro e a casa dei miei genitori, in calabria, è rientrato dopo tanti anni mio fratello, un uomo 45enne, single e violento verbalmente nei confronti di tutti i familiari, ma in particolar modo nei confronti di mia madre. Lui ha tanti problemi personali ed economici e ha anche il vizio di bere. a mio padre ripeto, sentendolo telefonicamente, che sarebbe il caso di mandarlo via, visto che comunque ha un lavoro per conto suo, ma mio padre non vuole sentirne e preferisce tenere la situazione familiare in questo stato. Ultimamanete si è verificato anche un episodio di violenza fisica ai danni di mia madre. i miei genitori sono anziani e credo che vivano in una situazione di serio pericolo. Quali mezzi avrei io, da lontano, per porre rimedio a questa situazione, visto che il dialogo civile con mio fratello è praticamente inutile ? Grazie per l’attenzione e per l’aiuto.

    • Se la situazione è così seria, provi a convincere i suoi genitori e ove loro non si convincono, provi a presentare lei stesso un esposto cautelativo in cui descrive tutti i fatti di violenza fisica e verbale che si verificano nelle mura domestiche ai danni dei suoi genitori.
      I suoi genitori potrebbero non prenderla bene, ma quanto meno inizia a creare un formale allarme. Sarebbe il caso che l’esposto lo presenti in Calabria, insomma dove vivono i suoi genitori, spiegando anche il motivo per cui si suoi genitori non intendono denunciare o allontanare suo fratello. Se effettivamente i fatti sono questi potrebbe configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia.
      La questione è seria, anche per lei che sicuramente con un atto del genere si esporrebbe sia verso i suoi genitori, sia verso suo fratello che potrebbe reagire non solo ma anche a livello legale verso di lei.
      Questa è l’unica strada che conosco.
      Spero di esserle, in qualche modo, stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  52. Salvatore scrive:

    Buongiorno, vorrei un parere legale gratuito.

    Ho un sito web sotto forma di blog. Vorrei fare dei riassunti capitolo per capitolo dei libri che leggo (universitari e non) e pubblicarli in maniera gratuita sul sito. Il sito guadagna tramite annunci di google adsense inseriti nel testo, quindi comparirebbero 2-3 annunci in ogni capitolo del riassunto.

    All’inizio di ogni post metterei bene in vista un’avvertenza specificando che si tratta di riassunti ad uso personale, che non sostituiscono in alcun modo il libro e che sono una mia reinterpretazione dei concetti studiati o letti. Specificherei inoltre bene l’autore, il titolo, l’editore e l’anno ed inoltre metterei un link per comprare il libro originale sul sito di amazon. (Attraverso questo link guadagnerei una piccola percentuale su ogni acquisto).

    Domanda: Si tratterebbe di una violazione del copyright o è una cosa fattibile? Cambierebbe qualcosa se oltre ai libri facessi anche dei riassunti esplicativi di articoli scientifici pubblicati su riviste online?

    La ringrazio

    • Si trova al limite della violazione del copyright, in quanto utilizza il contenuto dei libri, sia pure sotto forma di riassunto, per trarne vantaggio.
      Quello che sembrerebbe escludere la violazione del copyright è il rinvio al link di amazon o altri store per acquistare il libro.
      Sotto questo profilo, più che parlare di riassunto del libro parlerei di aiuto allo studio del libro esponendo, in forma di riassunto, per ogni capitolo i concetti principali.

  53. Marta scrive:

    Buongiorno,
    mi servirebbe una consulenza legale gratuita. Ripubblico il post, perché forse ci sono stati dei problemi tecnici e la moderazione precedente non è andata a buon fine.

    Anni fa ho pubblicato un libro con una casa editrice, ma non volendo più essere associata al libro o alla casa editrice ho chiesto all’editore che ogni risultato sul web relativo al libro venisse rimosso. La durata di cessione concordata nel contratto era di due anni e ampiamente superata. L’editore mi ha confermato che avrebbe provveduto a rimuovere il prodotto dagli store, cosa che nel giro di qualche mese ha fatto.
    Il libro è però ancora su Amazon, in commercio da parte di un terzo rivenditore. Quando li ho contattati chiedendo di rimuovere le informazioni riguardanti il prodotto, mi hanno risposto come segue:

    ” Ai sensi delle leggi degli Stati Membri dell’Unione Europea e, in particolare, in base al principio dell’esaurimento “esaurimento”, una volta che un bene protetto da un diritto di proprietà intellettuale viene messo in commercio nel territorio di uno stato appartenente allo Spazio Economico Europeo, il titolare del diritto non può impedire la successiva commercializzazione di quello specifico bene. Se, ad esempio, un venditore terzo ha legittimamente acquistato una copia di un’opera, tale terzo ha il diritto di rivendere la copia dell’opera e di stabilirne il prezzo a propria scelta.
    Sulla base delle motivazioni di cui sopra e delle informazioni contenute nella Sua segnalazione, non abbiamo effettuato la rimozione della pagina di dettaglio per il titolo di cui sopra. ”

    Devo effettivamente rinunciare o ci sono altri provvedimenti da prendere? Non mi turba che venga venduto il libro, quanto che non abbia il controllo delle informazioni sulla mia identità ancora presenti sul web nonostante le richieste inoltrate.

    Vi ringrazio in anticipo per l’aiuto che vorrete darmi.

    • In effetti, Amazon ha colto nel segno, e per quanto riguarda le copie già acquistate da terzi per il commercio il suo diritto si affievolisce e trova una limitazione nel diritto del terzo di commercializzare l’opera.

    • francesca scrive:

      Buongiorno, mi servirebbe una consulenza gratuita.
      Nel 2015 ho acquistato all’asta un terreno agricolo, facendo i confini è emerso che su tale terreno vi è una porzione della casa confinante anche quella adesso all’asta. Di chi è per diritto la porzione di casa? Essendo interessata eventualmente ad acquistare la casa in oggetto cosa mi conviene fare con il tribunale? Fare presente tale situazione mi porterebbe dei vantaggi? Grazie per la consulenza.

      • Gentile Francesca, sarebbe il caso che prima di ogni valutazione legale si rivolga ad un tecnico, geometra o architetto che attraverso la lettura dei titoli originari e delle planimetrie catastali complete, sia in grado di fare luce su questa singolare (ma non tanto) situazione.

  54. Luciano Ricciuti scrive:

    Gentile Avvocato Francesco Maetta Nel Novembre 2014 siamo diventati proprietari di una casa comperata all’asta nel comune di fiano Romano RM.
    Il precedente proprietario per farci un dispetto ci ha tolto un cancello che confinava con una strada privata che di vari proprietari.
    Premetto che al di fuori del cancello vi si trova il nostro contatore.
    al posto del cancello l’ex proprietario ci fece mettere un cordolo di cemento con pali e rete .
    Allorché le nostre finanze ci han permesso di ricomprare un cancello nuovo il nostro vicino ci ha minacciati che avrebbe che avrebbe chiamato le forze dell’ordine se avessimo ristabilito il cancello in quanto la strada è privata e che il cancello non era nell’atto della casa . (Cosa vera)e che il contatore era nella strada di proprietà sua,invitandomi a spostare il contatore nella mia proprietà.

    Premetto che questo cancello era presente da decenni come il contatore
    mi chiedo è giusto che ristabilisca il cancello che era al suo posto da oltre quaranta anni?Dato che anche lui usufruisce della servitù della strada in quanto ha l’entrata per le vetture e il cancello pedonale,perché non dovrei beneficiare anch’io di tale servitù dove tra l’altro vi è il mio contatore che per raggiungerlo attualmente debbo percorrere circa 3 km. dovendo passare da un altro cancello che si affaccia su un’altra strada diventata nel tempo comunale?
    Avrei il serio piacere di avere una risposta esaustiva al quesito presentato.
    in attesa di ricevere la v/s risposta la saluto cordialmente

    • Quanto al cancello dovrebbe più correttamente interpellare un tecnico, architetto e geometra, per verificare che non si tratti, ove realizzato ex novo, di manufatto abusivo che potrebbe esporvi a responsabilità anche penali.
      Altro discorso per la richiesta di spostare il contatore all’interno della vostra proprietà. Se il contatore è in quell’alloggiamento da molto tempo, è possibile che sia stata usucapita una servitù di passaggio. Ovviamente, a tal fine avreste bisogno, in difetto di accordo del proprietario, di ricorrere all’autorità giudiziaria per vedere accertato il vostro diritto.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • silvana scrive:

        Buongiorno mi servirebbe una consulenza legale gratuita:
        ho stipulato contratto a tempo indeterminato con ente pubblico e al contempo ero in aspettativa non retribuita con ente privato…al momento della stipula, il personale dell’ufficio assunzioni, nella dichiarazione, mi ha fatto barrare la casella di non avere altri rapporti di lavoro, nonostante io avessi riferito verbalmente di essere in aspettativa e che avrebbe avuto la durata del periodo di prova. Inoltre ho consegnato una mia dichiarazione che spiegava la mia situazione ma loro mi hanno detto che non ne avevano bisogno. Dopo quattro mesi mi sono licenziata dall ente privato e ho superato il periodo di prova…sono trascorsi circa un anno e mezzo dall assunzione….e mi è venuto il dubbio, considerati i controlli che stanno effettuando nel pubblico impiego, posso incorrere in un eventuale licenziamento per dichiarazione falsa? anche se in realtà io ero in aspettativa quindi non stavo effettuando alcuna attività lavorativa…Grazie

        • In effetti si tratta di una grave leggerezza, posto che si tratta proprio di una dichiarazione falsa. Ma considerato che è trascorso un anno e mezzo, c’è da confidare che i controlli vengano eseguiti sulle nuove assunzioni.
          Comunque, non può fare nulla, se non augurarsi che il controllo non cada su di lei.
          Immagino che già aveva raggiunto queste conclusioni, ma questa è la nuda realtà dei fatti.
          Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  55. Alice scrive:

    Buongiorno,
    vorrei richiedere un parere legale gratuito.
    Nel 2013, quando convivevo con il mio ex fidanzato, ho prestato molti soldi a sua madre, con la promessa del figlio che me li avrebbe resi lei. Di questi, 750€ sono per un divano che le ho comprato e 250€ per le cure de suo gatto. Di questi due importi ho il tagliandino degli assegni e risulta il pagamento dal mio c/c (anche se non è specificato nessun oggetto ma solo l’importo del pagamento).
    Oltre a questo, nei due anni che ho convissuto con il mio ex e per un periodo anche con sua madre ho pagato dei canoni molto salati a nome loro. Dalle operazioni del mio c/c però non si riesce bene a capire a cos’erano legati questi pagamenti (come oggetto c’è solo scritto addebito utenza, Allianz, Estenergy…).
    Vorrei sapere se e quanto posso chiedere indietro di tutte queste cifre. In complessivo dovrebbero essere almeno 8000€. Vorrei precisare che ho convissuto con il mio ex pagando io molti affitti e bollette perchè economicamente lui si lamentava sempre, e quando ci siamo trasferiti con sua madre lei non ha mai pagato nemmeno un canone ma ho pagato sempre tutto io, inclusa la caparra di 3000€ che se l’è tenuta l’agenzia a causa del mio ex. Inoltre, io non ero registrata da nessuna parte perchè ero sempre rimasta residente nella mia casa di provenienza e tutti i contratti che pagavo erano a nome solo loro.
    Anche mia nonna ha prestato 1050€ per un canone di affitto dove abitavamo io, il mio ex e sua madre. Potrei richiedere indietro anche questi soldi? In più, quanto conviene farlo in rapporto costo avvocato-ricavo? è possibile richiedere alla controparte anche l’addebito del mio avvocato?
    RingraziandoLa anticipamente
    Cordiali Saluti

    • Il problema centrale è se conviene. Ed il punto è quanto i suoi “debitori” sono solvibili, cioè se sarebbero in grado di pagare a fronte di una sentenza di condanna (in parolev povere se hanno beni aggredibili esecutivamente) e se invece sono non solvibili, perchè in questo secondo caso a poco servirebbe avere ragione in sede giudiziaria affrontando spese per l’avvocato e imbarcandosi in un attività legale abbastanza lunga.
      Altro problema può essere costituito dal fatto che le somme sopra dette sono state per lo più versate senza una specifica causale, potendosi configurare l’ipotesi di somme elargite come liberalità o come concorso nelle spese della convivenza. Questo è un problema che riguarda i termini probatori dell’eventuale causa.
      Comunque in linea astratta, posto che le somme da lei spese eccedono la metà delle spese complessive sostenute durante la convivenza, sussiste il diritto a chiedere la restituzione della quota di loro spettanza, nella misura almeno del cinquanta per cento.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  56. CARMINE scrive:

    Salve, ho bisogno di parere legale online gratuito sul seguente argomento:
    Datore di lavoro condannato per ingiusto licenziamento al reinserimento del lavoratore in azienda ed a pagargli tutte le mensilità maturate dal licenziamento alla riassunzione, prendendo a riferimento il totale netto dell’ultima busta paga; siccome si è dovuto procedere al pignoramento presso terzi, nella fattispecie una banca; ora il terzo pignorato, la banca, all’atto del pagamento dovrà versare all’erario il 23% della somma quale acconto IRPEF.
    Chiedo: Se il giudice ha ordinato di utilizzare quale riferimento l’ultima busta paga al netto, l’IRPEF non dovrebbe versarla il datore di lavoro perché già detratta dalla busta paga?
    Perché la deve anticipare il terzo pignorato prelevandola dalle spettanze del lavoratore?

  57. sabrina scrive:

    Buongiorno , le scrivo per chiederle un’opinione in merito ad un problema che una mia amica sta affrontando.
    Lei ha acquistato un’appartamento a piano terra in un condominio di villette a schiera. Nella sua proprietà c’è un piccolo cortile chiuso , accessibile solo entrando in casa e dall’alto della palazzina.
    I condomini , i quiali hanno la servitù di passaggio , vogliono passare nella sua casa per accedere al piccolo cortile per poter effettuare dei lavori di manutenzione della casa.
    Lei vorrebbe opporsi visto che debbono passare nella sua casa con impalcature e attrezzature varie , e ancor più perche si troverebbe violata la sua privacy , e poichè il geometra ha accertato che esiste un’altro modo per accedere al cortile.
    Le chiedo se può opporsi a questa decisione del condominio e dell’amministratore .
    Grazie dell’attenzione.

    • In effetti, se esiste un altro passaggio, poichè si tratta di bilanciare il diritto alla privacy con il diritto di servitù di passaggio, la sua amica può senz’altro opporsi, in quanto il suo diniego non impedisce ai vicini di raggiungere il cortile anzidetto.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  58. Luigi58 scrive:

    consulenza gratuita online. buongiorno sono Luigi58. nel mese di dicembre ho chiesto ad un cosulente finanziario x un mutuo. dopo un mese colloquio con il direttore senza aver firmato nussun documento o contratto (al direttore avevo specificato che il conto lo aprivo quando avevo un casa che mi intessava)a gennaio mi arriva una lettera con n. di conto ecc. il 14/4/2016 altra lettera della banca di dettaglio competenza chiusura mi chide 16 euro x comunicazioni e 17 euro x di spese forfettarie tot 33 euro, visto che non avendo firmato contatto o moduli sono obbligato ha pagare? la banca come si puo comportare? e io di conseguenza?
    p.s. sul conto non ce mai stato un centesimo.
    cordiali saluti Luigi58

    • Se il contratto di conto corrente non è stato sottoscritto mi chiedo come possano averle aperto e chiuso il conto. Indubbiamente, se in effetti lei non ha firmato alcun contratto, può opporsi al pagamento di una somma che non troverebbe alcuna giustificazione.

  59. Simone scrive:

    Buongiorno Avvocato, le scrivo perchè ad aprile dell’anno scorso ho fatto un master in un’università privata anche molto costosa, in cui comunque promettevano uno stage di fine corso, che per gli altri iscritti e’ inziato ma nel mio caso purtroppo non è mai partito(i corsi sono finiti ormai da dicembre scorso).
    Premetto che ho fatto 4-5 colloqui con delle aziende tramite la Business School ma alla fine non se ne è fatto di nulla perchè evidentemente hanno scelto altri candidati.
    Quello che io vorrei capire bene è in sostanza quali sono i miei diritti ed eventualmente se non dovessi iniziare lo stage se ci fosse modo di agire legalmente nei confronti della Business school anche per riavere quanto meno una parte dell’ingente somma versata per l’iscrizione al master(visto che nel regolamento del master stesso pubblicato sul loro sito si dice chiaramente che ” Nella fase terminale del corso gli allievi devono realizzare una master thesis. Tale progetto viene svolto presso aziende/istituzioni operanti nel settore. Per ciascun progetto viene nominato un tutor del master ed un tutor aziendale.”)
    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

    • Se lo stage di fine corso non ha avuto luogo non per sua responsabilità o colpa ma per fatto imputabile all’università privata, indubbiamente, poichè lo stage ha influito sia nel costo del master e sia sulla sua volontà ad iscriversi proprio a quel master configurandosi come uno degli elementi del sinallagma che caratterizza il contratto da lei sottoscritto, potrà agire chiedendo il risarcimento per danni per inadempimento contrattuale all’università privata ovvero in alternativa l’actio quanto minoris, ovvero un riduzione del prezzo pagato con restituzione dell’eccedenza.
      Spero di esserle stato d’aiuto. (P.S.: i consigli che fornisco, salvo richieste esplicite di consulenze approfondite a pagamento, sono gratuiti).
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  60. angela scrive:

    salve, chiedo cortesemente un parere legale per poter fare le cose al meglio.
    un mese fa mi è stato notificato un verbale in cui mi viene imposta una sanzione per la mancata comunicazione di dati e pagamento di un altro verbale datato ottobre 2015 per eccesso di velocità. dato che non ho mai ricevuto il primo verbale, probabilmente sempre in giacenza alle poste, che all’ufficio della procura non ne hanno mai neanche ricevuto il cad, e che ormai sono fuori tempo per fare ricorso al giudice di pace, pensavo di fare ricorso al prefetto, ma nella documentazione necessaria ho letto che si fa riferimento ad un solo verbale da contestare, quindi la domanda era: a quale multa devo fare riferimento nel ricorso perché quest’ultimo sia corretto? forse è una domanda inopportuna, ma in quanto avvocato ne sa certamente più di me, e non sapevo davvero a chi rivolgermi, grazie dell’attenzione!

    • Prescindendo da problematiche inerenti i termini entro cui fare ricorso, comunque lei deve impugnare, se ricorre al prefetto, il verbale con cui le viene contestata l’omessa comunicazione dei dati, presumo del conducente dell’autovettura, e inflitta l’ammenda, rappresentando però che l’omessa comunicazione è stata dovuta al mancato ricevimento del verbale datato ottobre 2015. Poichè però dalla sua domanda emerge altresì il mancato pagamento dell’ammenda inflitta con il verbale di ottobre 2015, farei un unico ricorso per entrambi i verbali.

  61. Enzo scrive:

    Salve, chiedo gentilmente un parere legale gratuito.
    ho stipulato con il proprietario di un terreno agricolo un contratto di comodato in carta libera e non registrato.

    La mia principale preoccupazione è la seguente: nel caso di controlli dell’Ispettorato del Lavoro nel terreno la responsabilità ricadrebbe su di me o rimarrebbe al comodante, dal momento che il contratto non è registrato?
    In altre parole nel caso dovessi ingaggiare qualche operaio, dovrei essere io a fare i voucher agli operai o il comodante?

    Ringraziandovi per il servizio offerto,
    vi saluto cordialmente.

    • Ai fini da lei indicati, ovvero responsabilità in caso di controllo dell’ispettorato del Lavoro, non rileva tanto la registrazione del contratto di comodato, ma l’individuazione del soggetto qualificabile come datore di lavoro, sicchè direi che i voucher deve farli lei.
      La registrazione del contratto di comodato rileva solo nei rapporti inerenti il godimento del terreno tra lei e il comodante.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • Enzo scrive:

        Grazie mille per la cortese risposta, avvocato.
        Vorrei chiederle solo un’ultima cosa: io non sono un imprenditore agricolo né un coltivatore diretto. Non ho partita IVA, né un fascicolo aziendale. Posso comunque fare i voucher agli operai?
        Tra l’altro, sarei esonerato dal fare i voucher qualora nel terreno venissero a lavorare i miei parenti (su questo punto ho sempre ricevuto pareri molto discordanti).
        Grazie mille ancora per il servizio offerto.
        Enzo

  62. Elisa scrive:

    Salve. Le scrivo perchè la mia ragazza di 18 anni un paio di settimane era scappata di casa per venire a stare a casa mia dato che i suoi vogliono continuamente che lei faccia cio che loro le dicono e lei li dentro si sentiva in gabbia. Appena lei è scappata i genitori si sono allarmati ed hanno chiamato molte stazioni di polizia al fine di trovarla nonostante sapessero che lei era diretta da me. Lei era arrivata e loro continuamente la chiamavano per chiederle quando sarebbe tornata, lei le rispondeva che avrebbe voluto stare qui ma loro le avevano gia prenotato un biglietto per un treno che l’avrebbe riportata a casa e che avrebbe preso il giorno dopo. Mia madre per paura che i genitori potessero andare legalmente contro di lei li ha aiutati e loro erano sempre in contatto con lei. Arrivato il giorno di prendere il treno la mia fidanzata lo ha perso cosi il padre aveva deciso di venirla a prendere lui direttamente a casa mia. Quando è arrivato dopo un pò di ore perchè vive molto distante da casa mia, è venuto a prendere la figlia e con la forza cercava di farla entrare nel taxi. Lei è riscappata diretta verso la pineta dove è rimasta per tutta la notte fino all’indomani quando si è fatta viva a casa mia. Come è arrivata a casa i miei genitori hanno avvisato il padre che è venuto a prendersela ed è riuscito a portarla in stazione. In stazione lei è nuovamente scappata stavolta diretta dai carabinieri. I carabinieri hanno aiutato il padre dicendo che lei non aveva un posto dove stare ne un lavoro e che il padre quindi aveva tutto il diritto di portarsela via. Avevo provato anche io dei carabinieri che avevano messo il mezzo la padria potesta continuando a dare ragione al padre. Lei è maggiorenne e io non riesco a capire se legalmente il padre abbia davvero potuto fare queste cose. Ora lei sta cercando di finire la maturità li dove abita perchè i genitori la obbligano a studiare. Io ho provato a parlare con i suoi genitori ma sembra che nemmeno dopo lo studio abbiano intenzione di farla venire a vivere in un appartamento nelle mie vicinanze e inoltre continuano a minacciarmi che se lei non finirà la maturità non la rivedrò piu e faranno di tutto per portarla in un posto in cui dovra per forza studiare. Lei finirà la maturità a luglio. C’è qualcosa che lei potrebbe fare per venire qui e per fare in modo che se il padre verra di nuovo a riprenderla i carabinieri aiuteranno lei e non il padre?

    • Ci sono due aspetti da considerare nella sua vicenda.
      Un primo aspetto riguarda l’opportunità per la giovane maggiorenne di finire gli studi, un secondo aspetto attiene invece ad un profilo meramente legale.
      Sotto il primo aspetto, indubbiamente i genitori stanno provando a dare alla giovane donna l’opportunità di studiare e crescere senza troppa fretta e questo mi vede concorde (ovviamente a prescindere da tante altre considerazioni che io non conosco).
      Sotto il profilo meramente legale, in quanto maggiorenne e dotata di capacità di intendere e volere, non è possibile obbligarla a stare a casa con i genitori e lei in ogni momento, se vuole può andare via, senza che le forze dell’ordine possano impedirle di attuare quella che sarebbe una sua esclusiva scelta.
      Spesso però la legge frammenta la realtà con l’accetta. Si chieda che differenza c’è tra un giovane che ha compiuto oggi 18 anni e un giovane che deve compierli tra un mese. Il primo può agire liberamente e la potestà genitoriale si affievolisce, in quanto è libero di autodeterminarsi e non è tenuto a sottostare alle decisioni dei genitori. Il secondo, per soli trenta giorni di differenza, invece deve sottostare alle decisioni dei genitori. Forse il secondo ragazzo è meno maturo del primo? In questo senso dico che la legge spesso frammenta con l’accetta la realtà, ma non tiene conto di tante e diverse sfumature.
      Questo per dire che la sua fidanzata può scegliere liberamente dove andare e quale sarà il suo stile di vita, ma da qui a dire che la sua sia una decisione corretta, o meglio opportuna, oppure non corretto o non opprtuna, c’è molta differenza.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  63. Gianluigi scrive:

    Gentile Avvocato grazie per una consulenza gratuita.
    La legge 475/25 parla di plagio.
    Nel caso di un plagio ad esempio di tesi di laurea secondo la legge 475/25 art.1 codice penale c’è una condanna penso di 3 mesi fino a 1 anno di reclusione e poi vi è la pena accessoria che fa parte sempre della legge 475/25 art.5 che in pratica annulla la tesi e di conseguenza la laurea.
    Le chiedo questo: in caso di prescrizione di reato viene annullata anche la pena accessoria? cioè non viene annullata la tesi perchè è una pena accessoria penale che si rifà all’art.5 della stessa legge 475/25? o secondo lei è una pena accessoria amministrativa e quindi in caso di prescrizione del reato la tesi di laurea viene annulata lo stesso?
    grazie per la risposta.
    Gianluigi

    • Leggendo attentamente l’art. 5 sembrerebbe proprio che anche in caso di prescrizione del reato, se all’esito del giudizio è stato accertato il plagio e quindi è stata dichiarata la sussistenza del reato, ancorchè estinto per prescrizione, la pena della cancellazione del diploma di laurea si configura come conseguenza ineluttabile.

  64. Diana Manzini scrive:

    Buongiorno, se possibile, vorrei un parere gratuito. Ho dato in prestito dei miei abiti importanti e finemente ricamati a mano (modelli unici) ad una Associazione di volontariato perché li potesse usare in cortei storici e in un museo. Ho accompagnato il tutto con una lettera dove dicevo che finché esisteva l’Associazione i miei abiti potevano usarli ma che sarebbero rimasti di mia proprietà o in mancanza, dei figli/nipoti e loro successori. Ho precisato anche che, in qualsiasi momento detti abiti venissero richiesti da me o da figli/nipoti e loro successori, avrebbero dovuto immediatamente restituirli. Chiedo: ho fatto la cosa giusta o può “scattare” il rischio usucapione? Ringrazio per quanto mi potrà dire e porgo distinti saluti.

    • Non è tanto il rischio usucapione che si configura, tra l’altro escluso proprio dalla scrittura privata sottoscritta da lei e dal legale rappresentante dell’Associazione, quanto il fatto che si tratta di beni notoriamente deteriorabili con il tempo e suscettibili di alterazioni. Ma anche sotto questo profilo, l’Associazione, avendo il godimento degli abiti, ha assunto altresì l’obbligo di custodia, anche se potrebbe obiettare che eventuali lacerazioni negli abiti siano dovute all’usura del tempo.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  65. Carmela Parizi scrive:

    Salve sono un medico ospedaliero.Questi i fatti:2 settimane fa sono stato chiamato di sabato sera (avendo gia affrontato il turno 20-8 del venerdi),poichè reperibile,per coprire il turno 20-8 di un collega che ha comunicato sua malattia alle 18.Sabato 23 comunico alle 18 la malattia di mia figlia(3 anni) come certificato da pediatra e avviso di non poter coprire turno 20-8.Alle 20 vengo chiamata da un collega del reparto avvisandomi che il reperibile in questione si rifiutava di coprire il turno(concedendo eventualmente di venire a mezzanotte e lavorare per un pò!)avendo gia lavorato la sera prima e dovendo lavorare la sera dopo.Gli altri colleghi interpellati erano o fuori sede o gia impegnati in turni non compatibili con la notte.A questo punto,per non lasciare scoperto un servizio di Pubblica necessita,mi sono recata a lavorare nonostante la malattia di mia figlia.Il primario informato non ha mosso un dito e questa non è la prima volta che il collega in questione si comporta in modo cosi scorretto.Come posso rivalermi?Oltre che informare il primario posso denunciare l’accaduto a altri organi?Mi è stato detto che nessuno mi ha chiesto di andare a lavorare,ma la chiamata informativa l’ho avuta dall’ospedale…e che,paradossalmente,andando a lavorare sono io perseguibile poichè ho rinunciato a un mio diritto.Siamo arrivati all’assurdo che chi ha senso civico e di responsabilità debba essere trattato come un delinquente?

  66. Laura scrive:

    24/04/2016
    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Uscendo in retromarcia dal mio posto macchina condominiale procuro un lieve graffio al paraurti di un’auto parcheggiata (nella stessa area condominiale e fuori dal posto assegnatole) a 90 gradi rispetto alla mia; la stessa viene parcheggiata in modo tale da impedirmi di uscire agevolmente in linea retta ma solo dopo sterzata e controsterzata, in quanto viene a trovarsi proprio sulla mia direzione di marcia. Sono tenuta a risarcire il danno o posso avvalermi del fatto che il parcheggio risulta illecito?
    Lo stesso parcheggio confina con la finestra della mia stanza da letto e spesso durante il periodo estivo, i fumi di scarico dell’auto tenuta accesa ed in sosta entrano all’interno della mia abitazione; come devo comportarmi dopo aver più volte chiesto al capo condominio ed al proprietario dell’auto di risolvere la situazione senza trovare risposta?
    Vi ringrazio anticipatamente.
    Cordiali saluti

    • Per il danno arrecato può contestare il fatto che l’autovettura era parcheggiata in modo tale da impedirle di uscire dal suo posto auto. Ma è comunque una tesi controvertibile in quanto si potrebbe obiettare che con maggiore diligenza avrebbe potuto evitare l’urto. Insomma per il danno la vedo dura.
      Quanto al fatto che l’autovettura si posiziona in modo tale da rendere più difficoltoso e disagevole l’uscita dal suo posto auto, le consiglio di sollecitare l’amministratore di condominio a diffidare l’interessato affinchè occupi il proprio posto auto e rispetti i confini delimitanti ogni singolo posto auto.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  67. Fritz123 scrive:

    Buongiorno,
    Vorrei chiedere se in caso di separazione o di divorzio per colpa del marito (abuso psicologico e pesante abuso verbale della moglie e delle due figlie a partire da una giovanissima età, e persino maltrattamento fisico delle ragazze), la casa di famiglia, anche se intestata al marito e anche se le due ragazze sono quasi maggiorenni, spetta alla madre e alle due figlie.
    La ringrazio,
    Cordiali Saluti

    • La casa familiare viene assegnata al genitore con cui convivono i figli. Anche se le sue figlie sono quasi maggiorenni, comunque finchè non sono autosufficienti economicamente vige l’obbligo di contribuire al loro mantenimento e la casa familiare, tra le altre funzioni, assolve anche a questo scopo almeno in parte. Tra l’altro, considerando che il marito ha posto in essere condotte che, per quanto esposto, hanno seria rilevanza penale, è indubbio che le figlie verranno affidate alla madre e quindi la casa le verrà assegnata.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  68. Rossella Logli scrive:

    Buona sera, vorrei una consulenza gratuita. Nell’organizzazione in cui lavoro è stata inviata una e-mail dove si richiedeva l’invio di documenti a certi clienti, tra cui -solo per alcuni nominativi- una copia della carta d’identità perché la copia in nostro possesso scaduta o in scadenza. Questa e-mail è stata inviata con indirizzi in chiaro a un gruppo ristretto di persone che hanno ricevuto per più anni e-mail generiche per tutti, in quanto appartenenti a un gruppo di lavoro coeso. Era presente però anche un destinatario esterno al gruppo originario, affiliato a loro solo negli ultimi mesi. Una persona ci contesta di aver violato la privacy, in quanto ritiene che la notizia relativa alla scadenza avvenuta o imminente della sua C.I. sia un dato sensibile. Chiedo gentilmente lumi in merito. Grazie in anticipo per la cortese risposta.

    • La Carta d’Identità come documento contiene sicuramente dati sensibili e come tale non può essere distribuita a terzi senza l’espresso consenso del titolare.
      Ma direi che la scadenza della carta d’identità non può configurarsi come dato sensibile in quanto non contiene informazioni di rilievo.
      Sotto questo aspetto, direi che la violazione della privacy può ravvisarsi più nell’aver portato, attraverso la modalità della mail di gruppo, a conoscenza di altri l’appartenenza della persona o comunque il cointeresse con la sua organizzazione, ove questo non fosse già fatto notorio al gruppo.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  69. Mario Alberto Castoldi scrive:

    Buona giornata. Desidero per favore una consulenza gratuita per un quesito legato a contratto o diritto d’autore. Sono un cuoco con specializzazione in cucina naturale, vegana. Sto approntando un libro di cucina(ad oggi pronto al 70%) e vorrei preventivamente rivolgermi ad un editore in modo da anticipare i tempi. Il libro tratta: nella prima parte un corso di cucina naturale con ricette semplici, nella seconda parte ricette gourmet per appassionati di cucina naturale e vegana. Il quesito: Come fare per tutelare la mia opera in modo che non venga presa l’idea e stampato un libro simile prima del mio, e come tutelarmi per il materiale eventualmente inviato in visione alla casa editrice?
    Ringrazio anticipatamente per i suggerimenti che gentilmente mi velesse dare.
    Cordiali saluti.
    Mario Alberto Castoldi.

    • Partiamo dalla premessa che il diritto d’autore sulle opere dell’ingegno nasce con la creazione dell’opera. In tal senso anche un opera non completa può essere considerata opera dell’ingegno a tutti gli effetti. La legge, quindi, tutela le opere dell’ingegno per il solo fatto della loro creazione. Semmai il problema può essere nella individuazione di una data certa della creazione. In tal senso, potrebbe rivolgersi alla Siae per il deposito dell’opera inedita. La SIAE infatti ha un servizio di deposito opere inedite che tutela dal plagio le opere ancora non pubblicate. Con il deposito dell’opera inedita avrà inoltre la prova della data certa dell’opera derivante dalla data del deposito. Per quanto a mia conoscenza, ma può approfondire l’argomento rivolgendosi alla SIAE, il deposito di opere inedite dovrebbe avere durata di 5 anni rinnovabili e prevede il pagamento di un tariffa.
      Proverei a muovermi in questa direzione per avere maggiori garanzie e tutele.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Le prendo solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.
      L'avvocato nel sociale

      • Mario Alberto Castoldi scrive:

        Grazie mille Avvocato, mi è stato di grande aiuto e mi muoverò nella direzione da Lei consigliata. Sosterrò il Suo impegno nel sociale. Grazie ancora. Cordiali saluti. Mario Alberto Castoldi.

  70. Dino scrive:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Sono un ragazzo che per due anni ha praticato un sport a livello amatoriale in una ASD in cui il presidente ha promesso dei rimborsi ma elargiti. Purtroppo è tutto sulla parola e niente scritto ma ci sono dei messaggi tra me e il presidente in cui lui non nega e soprattutto ho i testimoni di questo accordo, come il DS e TM dell’epoca. C’è un altro però suddetta persona non è più presidente dell’ASD.
    Cosa posso fare?
    Grazie

    • Il problema è che il Presidente dall’associazione sportiva dilettantistica nel promettere i rimborsi, sia pure verbalmente, ha agito e parlato in nome e per conto dell’associazione. Quindi questi rimborsi andrebbero richiesti all’associazione medesima e se ci sono le prove sia dell’impegno assunto dal Presidente sia delle spese sostenute e da rimborsare (nb.: il rimborso prevede delle spese che vanno documentate), in tal caso sarà l’associazione a dover pagare i rimborsi. La medesima associazione potrebbe però non riconoscere l’operato del Presidente, fatto questo che dipende dallo statuto e dalle norme organizzative interne (per intenderci bisognerebbe capire se il presidente doveva ottenere l’autorizzazione di un consiglio direttivo ovvero un organo collegiale di amministrazione o se poteva impegnare le spese in piena autonomia). In tal caso, l’associazione avrebbe due strada: rifiutarsi di pagarle i rimborsi, ovvero pagare i rimborsi e rivalersi sul Presidente per atti di impegno dell’associazione mai autorizzati. Tutto questo, a maggior ragione se colui che aveva promesso i rimborsi non è più Presidente dell’ASD.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  71. Rebecca scrive:

    Buongiorno, vorrei un parere legale gratuito.
    Il mio compagno ha un figlio di 10 anni che gli è stato affidato in via esclusiva e nella sentenza del Tribunale viene specificato che anche i nonni paterni sono responsabili del bambino. Dato che non ho un buon rapporto con loro, stanno facendo in modo che io non possa passare del tempo col bambino da sola, asserendo al fatto che anche loro sono responsabili del minore e se succede qualcosa la colpa ricadrebbe anche su di loro.
    Ora, se io e il mio compagno ci sposassimo, acquisisco qualche diritto sul bambino? Loro verrebbero esonerati? Bisogna per forza ripassare dal Tribunale dei Minori? A quale età il bambino/ragazzo può decidere in autonomia con chi vivere? Ringrazio anticipatamente per l’attenzione prestata.

    • E’ singolare che sia stato riconosciuto l’affidamento congiuntamente al padre e ai nonni. Forse il Tribunale può aver stabilito che il minore ha diritto di mantenere rapporti costanti e continuativi con i nonni, in quanto l’affidamento si traduce nella responsabilità genitoriale che in quanto tale può essere riconosciuta solo ad entrambi o ad uno solo dei genitori. Quindi, non vedo come i nonni possano impedirle di frequentare il figlio del suo compagno. Nel contempo devo dirle che il matrimonio non le farebbe acquisire alcun diritto nei confronti del minore. Le rispetto al minore si trova in un rapporto di affettività giuridicamente irrilevante.
      Non vedo la necessità di ricorrere al Tribunale per una vicenda del genere, non essendo il suo compagno tenuto a rendere conto ai nonni materni della sua eventuale frequentazione con il bambino.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione
      L'avvocato nel sociale

  72. betty scrive:

    Buongiorno chiedo una consulenza gratuita in merito alla mia attività cessata in data 31.12.2014 con chiusura Partita iva e disdetta con raccomandata comunicata 6 mesi prima alla società che aveva installato n. 2 videoslot presso il mio locale. LA stessa società ha ritirato fisicamente 1 videslot al 27 dicembre 2014 mentre l’altra è rimasta nel mio locale (inattiva) e dopo innumerevoli sollecitazioni viene ritirata al 02.02.2015.
    Ora in data 14 marzo 2016 mi arriva una raccomandata dalla soc. che gestiva le videoslot nella quale mi chiedono di provvedere a pagare la quota di € 1200 come quota di riduzione ex lege stabilità 2015.
    Rispondo con raccomandata il 07/04/2016 che nel 2015 non ho avuto alcuna attività con loro in quanto ho cessato in data 31.12.2014. Mi scrivono nuovamente che a seguito della mia comunicazione del 7/04/016 hanno ricalcolato la quota ex legge di stabilità 2015 e che quindi in relazione ai compensi per l’annualità 2015 ammonterebbe ad €603,50 che devo provvedere a pagare.
    Mi chiedo come è possibile che debba pagare io se ho cessato la mia attività il 31.12.2014?
    LA legge di stabilità 2015 n. 190/2014 del 23.12.2014 comma 649 art.1 ricade anche su di me anche se non ho ricevuto compensi nell’anno 2015?
    Come posso oppormi?

    • Gentile Signora Betty,
      Mi dispiace, ma non sono in grado di darle una risposta precisa. Le consiglio di consultare un commercialista che sicuramente sarà più preparato in materia.L'avvocato nel sociale

      • Laura scrive:

        Buongiorno, chiedo una consulenza on line gratuita per la seguente questione. Io e il mio fidanzato abbiamo una situazione economicamente differente. Io lavoro fisso, risparmi e casa di proprietà. Lui lavoro precario e non un becco di un quattrino. Mi chiedevo nel nostro caso se l’arrivo di un figlio può essere più tutelante per me prima di un eventuale matrimonio in caso di separazione.
        Grazie mille
        Saluti

        • Gentile Laura,
          io comprendo di andare oltre le intenzioni delle sue affermazioni, ma un figlio non è mai tutelante, semmai è vero il contrario e cioè un genitore dovrebbe essere tutelante verso il figlio.
          Dubbi in merito a condizioni economiche differenti in una coppia, presumo per la lontana ma eventuale ipotesi di separazione, vanno affrontati attraverso altri strumenti, magari stabilendo un regime patrimoniale di separazione dei beni. La casa è e resterà di sua proprietà esclusiva anche con la comunione dei beni, in quanto acquistata prima del matrimonio.
          Mi scusi se sono stato un po troppo pedante, ma vedo sempre i bambini al di sopra di ogni scala di priorità nelle istanze di tutela.

  73. maria scrive:

    Buongiorno,avrei un quesito da esporre,ho una sorella,separata e senza figli, è una vita che mi riempie di bugie, qualsiasi cosa va male la colpa è sempre degli altri, prende decisioni assurde e impulsive e non pensa alle conseguenze,preciso che abbiamo una piccola eredità indivisa,le chiedo se lei dovesse prendere delle decisioni sbagliate,ne risponde con la sua quota di eredità e quindi coinvolge anche me in quanto indivisa,obbligandone la vendita o il riscatto da parte mia. In che modo mi posso tutelare?

    • Poichè l’eredità è indivisa, da un lato sua sorella risponderebbe solo con la sua quota, ovvero nei limiti della suo quota, ma d’altro lato, in ipotesi di pignoramento l’intero cespite ereditario indiviso verrebbe coinvolto. Le consiglio, se si tratta di immobili, di procedere alla divisione della comunione ereditaria.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Se vuole anche lei può aiutarmi, sostenendo le iniziative dell’Associazione Aletes Onlus con cui collaboro per manifestare concretamente il mio impegno in favore delle persone meno fortunate.
      Il mio impegno nel sociale con Aletes Onlus

  74. nicola scrive:

    Salve,
    vorrei un vostro parere legale gratuito.
    Sono proprietario di un appartamento posto al prima piano di una palazzina di due piani, inoltre possiedo diritti indivisi in ragione di 1/2 (un mezzo) del lastrico solare e della lavanderia posta la terzo piano.
    Vi chiedo :
    posso utilizzare il lastrico solare/terrazza ad esempio anche per “prendere il sole – cenare e quant’altro” oltre che stendere il bucato ?
    Attendo vostre.
    Grazie in anticipo.
    Nicola

    • Il lastrico solare, come noto, adempie in primis ad una funzione di copertura degli immobili sottostanti. Ma se è accessibile e calpestabile, la sua funzione si estende ad altri usi diversi dalla mera copertura. In tal caso, il lastrico solare è solitamente impiegato come spazio riservato a servizi comuni quali, a titolo esemplificativo, l’allocazione di vasche per lavare i panni, così come per lo stenditoio per la biancheria. Tra gli usi diversi vi rientra ovvero vi può rientrare anche il c.d. solarium: il lastrico solare può, cioè, essere usate per prendere il sole. Direi che in termini generali nulla osta a che si possa cenare sul lastrico solare. Ovviamente dovrebbe prima verificare se il regolamento dell’eventuale condominio prescriva determinati usi incompatibili con quelli da lei indicati, o se vieti quegli stessi usi.
      In assenza di specifici divieti, tenendo presente che, nel suo caso, il lastrico solare è comune e quindi può farne uso senza impedirne il pari uso agli altri, direi che non vi sono elementi di preclusione a prendere il sole o addirittura cenare sul lastrico solare, purchè, aggiungerei sia dotato almeno di un minimo di parapetto (per ragioni ovvie di sicurezza)
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Se vuole, anche lei può aiutarmi sostenendo con il 5 per 1000 l’associazione Aletes Onlus con cui collaboro con progetti di solidarietà sociale in favore di diversamente abili, minori detenuti, e popolazione giovanile studentesca.
      L'avvocato nel sociale

      • nicola scrive:

        Grazie per la tempestiva risposta.
        Non mancherò di aiutare nel mio piccolo tale associazione.
        Ringrazio vivamente.
        Buona serata.
        Nicola

  75. Umberto scrive:

    Il marito di una ricorrente alla Commissione Tributaria Provinciale, munito di delega apposta sull’avviso di convocazione udienza, può rappresentare la moglie in udienza in caso di controversia di importo modestissimo?
    Grazie. Umberto

    • Premetto che non mi occupo di tributario e quindi mi limito a quello che conosco, ovvero la possibilità per la parte, nel caso di specie, di rappresentarsi in giudizio senza l’assistenza di un legale. Presumo, ma qui la pratica fa la conoscenza, che sia possibile conferire al marito un potere di rappresentanza sostanziale e processuale. Ma sul punto non sono in grado di fornire certezze.
      L'avvocato nel sociale

  76. Claudio scrive:

    Salve, vorrei una consulenza legale gratuita.
    Vi scrivo per chiedervi un informazioni in merito alla sicurezza sul lavoro.
    Io lavoro presso un associazione di soccorso di urgenza-emergenza extraospedaliera.
    C’è un corso di reclutamento ed ai nuovi volontari, viene imposto di non utilizzare alcuna divisa operativa,anche se questa gli è fornita dall’inizio.
    Mi spiego meglio: loro fanno un ruolo di osservatore, non hanno manovre attive sul paziente. Tuttavia, nelle ambulanze gli osservatori salgono dietro, nel vano sanitario. Tutto questo, può comportare rischi biologici soprattutto: basta pensare a schizzi di sangue o qualsiasi materiale biologico; vomito ad esempio.
    Per me che sono l’autista e di conseguenza il responsabile del mezzo e del servizio, quali responsabilità ho? I volontari potrebbero salire senza i DPI seppur in osservazione?

    • Non so qual è la specifica regolamentazione del settore, ma sicuramente da un lato i responsabili dell’associazione potrebbero, nel caso si verifichi l’evento da lei paventato, rispondere per omessa vigilanza. D’altro lato, lei come conducente dell’ambulanza e quindi responsabile del mezzo e di chi vi sale, potrebbe essere tenuto a impedire l’accesso a chi non è munito dei mezzi di sicurezza necessari, nel caso la divisa operativa.
      Così come, tra l’altro, presumo che sul mezzo salgano i paramedici i quali, dal canto loro, ricevono specifiche direttive e sono anch’essi tenuti per quanto di propria competenza a impedire ai volontari di accedere al mezzo senza tutti gli strumenti volti a salvaguardarne la sicurezza.
      Spero di esserle stato di aiuto in questa breve disanima degli eventuali profili di responsabilità.
      Se vuole anche lei può aiutarmi, sostenendo, con il 5 per 1000 l’associazione Aletes Onlus con cui collaboro per progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, di minori detenuti, e della popolazione giovanile studentesca.
      L'avvocato nel sociale

  77. maria scrive:

    buongiorno
    alla nostra azienda è stata tolta una delle tante commesse e quindi i dipendenti coinvolti in quella commessa saranno assorbiti da una nuova società che avra il proseguo della commessa.
    l’attuale società non intenzione di fare il licenziamento quindi ci sta portando a dare le dimissioni. anche i sindacati ci danno le dimissioni come unica soluzione.
    se un dipendente non dovesse accettare di firmare le dimissioni e quindi non accetta il nuovo contratto e dovesse essere licenziato in un secondo momento avrebbe comunque diritto alla disoccupazione oppure l’INPS potrebbe creare problemi?
    nel caso l’azienda attuale mi dovesse licenziare potrei fare vertenza per richiedere il reintegro in azienda?
    quanto costa sostenere queste causa in generale?+
    grazie

    • Ai fini dell’indennità di disoccupazione è requisito imprescindibile lo stato di disoccupazione involontario.
      Questo significa che non si ha diritto all’indennità in caso di cessazione del rapporto di lavoro a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale.
      Va anche detto che la risoluzione consensuale del rapporto lavorativo non preclude il diritto all’indennità se è stata perfezionata con la procedura di conciliazione presso la Direzione Territoriale del Lavoro, secondo le modalità previste all’art. 7 della legge n. 604 del 1966, come sostituito dall’art. 1, comma 40 della legge di riforma del mercato del lavoro (Legge 28 giugno 2012 n.92).
      Non penso proprio che il fatto che lei si rifiuti di dare le dimissioni sia quindi ostativo all’indennità di disoccupazione. Nel contempo, considerata l’ultima precisazione sulla risoluzione consensuale dinanzi alla DTL, le consiglio, almeno per un maggior approfondimento sul punto, di parlarle con il sindacato e verificare la reale fattibilità di questa strada.
      Spero di esserle stata di aiuto.
      Se vuole, anche lei può aiutarmi a rendere sempre più incisivo il mio impegno nel sociale con l’associazione Aletes Onlus, con la quale collaboro, gratuitamente, da anni per progetti di solidarietà sociale in favore di diversamente abili, minori detenuti, e popolazione giovanile studentesca. Il suo aiuto può avvenire a costo zero, devolvendo il 5 per 1000 ad Aletes Onlus.
      L'avvocato nel sociale

  78. Gaetano scrive:

    Buonasera, mi è arrivato un sollecito di pagamento, per una rata di spazzatura non pagata di molti anni addietro. Visto che non la voglio pagare, volevo sapere se possono far leva su un libretto di risparmio intestato sia a me che a mia madre, e in generale se il libretto è confiscabile.
    Grazie

    • Haimè, consideri che il libretto di risparmio proprio perchè destinati alla conservazione di somme di denaro, sono facilmente individuabili dai creditori e sono pignorabili.
      Il fatto che il libretto è intestato sia a lei sia a sua moglie non preclude la pignorabilità delle somme ivi giacenti, ed anzi, a seconda del tipo di regime patrimoniale, addirittura potrebbe essere pignorata l’intera somma ivi depositata.
      Sicuramente, se vuole un prodotto finanziario che la tutela maggiormente, questo non è il libretto di risparmio.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Se vuole anche lei può aiutarmi, sostenendo con iol 5 per 1000 l’Associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro a titolo gratuito con progetti di solidarietà sociale in favore di diversamente abili, minori detenuti, e popolazione giovanile studentesca.
      L'avvocato nel sociale

  79. Elisa scrive:

    Salve,
    quasi un anno fa ho acquistato su internet due tazze con foto panoramiche personalizzate, in offerta, a distanza di pochi mesi l’una dell’altra. Purtroppo la stampa era di pessima qualità: si vedeva da subito dalle foto non nitide, ma temevo fosse un mio errore e all’inizio non ho detto nulla, ma dopo neanche 10 mesi dall’acquisto le foto hanno iniziato a scomparire. Sono due mesi che attendo il rimborso di una delle due tazze (ho chiesto in buona fede il rimborso solo di una, invece che di entrambe) ma tergiversano e non rimborsano. Prima hanno provato a propiarmi altre vie, poi accettato la richiesta di rimborso sono sorti altri problemi: rimborsano solo tramite conto corrente anche se io ho pagato tramite paypal e non ho un conto corrente. Ho dato i dati del conto corrente di un parente ma il rimborso è stato bloccato perché nominativi di ordine e conto non sono gli stessi. Ora vogliono che firmo un foglio in cui dichiaro che se pagano non potrò più in alcun modo e per nessun motivo rivalermi su di loro e su aziende legate ad essi.
    Che devo fare?

    • Se viene erogato il rimborso da lei richiesto, è fisiologico che l’azienda si voglia tutelare facendole sottoscrivere una liberatoria con cui dichiara di non aver altro a pretendere ne nei loro confronti ne nei confronti di aziende ad essa collegate. Se la sua richiesta è stata accolta, e vi è la volontà di porre la parola fine a questa vicenda, non vedo nulla di negativo nel sottoscrivere una liberatoria nella quale, però deve essere chiaro che essa ha effetto solo al buon esito del rimborso e che quindi è condizionata all’effettiva erogazione della somma richiesta.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Se vuole anche lei può aiutarmi, sostenendo l’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro, gratuitamente, nella realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, di minori detenuti, e della popolazione giovanile studentesca. In che modo? Semplice a costo zero, devolvendo il 5 per 1000 ad Aletes Onlus. Grazie
      L'avvocato nel sociale

  80. Francesco scrive:

    Gentilissimo Avvocato,buongiorno.
    Il mio nome è Francesco.
    Richiedo una consulenza legale gratuita. Avevo già in precedenza lasciato un commento, ma non ho ottenuto risposta, capisco perfettamente la sua mole di lavoro.
    In ogni caso le espongo il mio problema.
    Io ho 48 anni, due figli, uno di 10 e l’altro di 8 anni, non mi sono mai sposato, ma ho convissuto, nella casa di mia proprietà, per 15 anni con la madre dei miei figli. Io lavorando in banca spesso venivo trasferito in diverse città, avendo la possibilità di tornare a casa dalla mia famiglia solo nel fine settimana.
    4 anni fa, la madre dei miei figli, mi ha confessato che aveva un altro uomo e che non era più felice con me. I nostri figli erano ancora piccoli, quindi per il loro bene, visto che io la maggior parte del tempo vivevo fuori, abbiamo finto che le cose andassero bene. e per ben tre anni, la dinamica era che lei, durante la settimana con i bambini a casa e nel fine settimana io tornavo a casa e lei andava a casa del suo attuale fidanzato. Il problema reale inizia l’anno scorso, in quanto io sono stato trasferito, nella mia città, quindi sono tornato a casa mia, la situazione per me era già insopportabile così, avendo lei a casa, se non fosse che io ho conosciuto, dopo 4 anni, un’altra donna, di cui mi sono perdutamente innamorato, i miei figli la adorano e io vorrei costruire la mia vita insieme a lei.
    Chiaramente la mia attuale compagna non accetta che io vivo con la mia ex, nonchè madre dei miei figli e io nemmeno.
    Ho chiesto in maniera gentile alla mia ex compagna, visto che è 4 anni che ha un’altro compagno, di andarsene lei da casa mia, dandole una mano se ne avesse bisogno. Ma la sua risposta è stata no!!! lei non vuole andarsene, e mi ha anche detto in maniera molto aggressiva che lei è già andata da un avvocato, ed è lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Io non voglio fare la guerra, per il bene dei miei figli( anche se, sono sicuro che se decidessi di farla, vincerei, in quanto, per assurdo i miei due maschietti, hanno un pessimo rapporto con la madre, in più lei, l’anno scorso ha anche avuto problemi con l’alcool, beveva a casa sveniva faceva cose terribili). Ma nonostante ciò io amo troppo i miei figli per sottoporli a questa sofferenza, ma la verità è che la situazione è diventata insostenibile.
    Secondo lei c’è soluzione a tutto questo?
    Se decidessi di lasciare io la mia casa, la mia ex, potrebbe impadronirsi di quest’ultima? peggiorerei le cose, al livello legale, se lasciassi io la mia abitazione?
    Che tipo di conseguenze potrebbero esserci?
    La ringrazio anticipatamente, per il tempo a me dedicatomi.

    Grazie

    • Mi dispiace non aver potuto rispondere prima, ed in effetti molte persone sono rimaste prive di risposta.
      Non entro nel merito dei problemi di sua moglie, in quanto il discorso ci porterebbe molto lontano. Affronto subito la questione relativa alla casa. Lei saprà che la casa viene assegnata al genitore con quale verranno collocati i figli minori. Nella gran parte dei casi, questo genitore coincide, soprattutto se i figli sono piccoli, nella madre. Proprio per questo evito di entrare nel merito dei problemi di sua moglie in quanto il discorso sarebbe alquanto complesso e lungo, ma le posso dire che in presenza di determinate gravi condizioni personali tali da pregiudicare la capacità genitoriale, il regime di affidamento e di collocazione domiciliare può sicuramente subire una variazione rispetto alla regola generale.
      Ciò detto, l’assegnazione della casa non si traduce nella proprietà dell’immobile ma in un diritto ad abitarvi fin quando i figli non saranno economicamente autosufficienti, ovvero fin quando, per fatti sopravvenuti, non sia cambiato il regime di collocazione domiciliare dei minori.
      Per quanto riguarda la possibilità che lei lasci il domicilio domestico, le consiglio dapprima di concordare questo passaggio con sua moglie, magari anticipandole l’invio di una specifica missiva di un legale, cui le consiglio di rivolgersi, volta a preannunciare la separazione, l’intollerabilità della convivenza e la necessità di allontanarsi dalla casa familiare, fermo restando i suoi doveri di padre.
      Comunque, considerata la vostra situazione, un rapporto ormai del tutto deteriorato, si tratta di una cautela volta ad evitare eventuali contestazioni.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Se vuole anche lei può aiutarmi, sostenendo l’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte come volontario, impegnata in progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, di minori detenuti e di minori in età scolare. Come? Semplice: a costo zero, devolvendo il 5 per 1000 ad Aletes Onlus.
      L'avvocato nel sociale

  81. Roberto Abbatiello scrive:

    Buongiorno, necessito urgentemente di una consulenza.
    Due anni fa, in assemblea condominiale proposi l’installazione di un autoclave condominiale, in quanto, avevo poca pressione d’acqua nel mio appartamento e cercavo di venire a capo del problema. I condomini bocciarono la mia proposta, sostenendo che il problema non era loro e che sarebbe stato un lavoro troppo dispendioso. Allorché, chiesi l’autorizzazione per effettuare i lavori per installare un autoclave nel mio appartamento, ovviamente, a mie spese. La richiesta fu accettata da tutti i condomini come riporta il verbale riepilogativo dell’assemblea. ATTENZIONE:sul verbale è stato omesso il dissenso per un autoclave comune.
    Ad ogni modo, io ho fatto i lavori a mie spese come concordato in assemblea e la cosa sembrava finita li. Pochi giorni fa, abbiamo avuto l’annuale assemblea condominiale, durante la quale un condomino ha tirato fuori di avere, da un pò di tempo, problemi di pressione d’acqua. Altri condomini hanno confermato, anche loro che, da un pò di tempo, hanno riscontrato problemi di pressione, così è sorta la stessa proposta che feci io al tempo, quella riguardante l’installazione di un autoclave condominiale. Ovviamente, ho reclamato ma è servito a poco. Ad ogni modo, siamo rimasti che verrà indetta, a brevissimo, un assemblea straordinaria per parlare di questo tema e valutare preventivi che, intanto, l’amministratrice ci procurerá.
    Mi preme sapere se, legalmente, posso oppormi all’eventuale spesa dell’installazione dell’autoclave e alle successive manutenzioni, essendo stato autorizzato, due anni fa, all’installazione di un autoclave a mie spese? A quale legge posso appellarmi? Aiutatemi perché non ho soldi da sperperare. Grazie infinite.

    • Sulla scorta del precedente verbale assembleare che l’autorizzava ad eseguire, a sue spese, i lavori per l’installazione dell’autoclave, lei può opporsi non tanto ai lavori per l’installazione di altro autoclave, quanto alla partecipazione nelle spese, in quanto l’autoclave che verrà realizzato non avrà alcuna utilità nei suoi confronti. La sua abitazione è già servita proprio dall’autoclave che lei ha fatto installare previa autorizzazione assembleare. Sicchè questo secondo autoclave dovrà essere servente solo per gli altri appartamenti. La logica è un pò simile alla situazione che si verifica con gli impianti di riscaldamento centralizzato per chi desidera munirsi e ottiene, all’uopo idonea autorizzazione assembleare, di un impianto autonomo con distacco dal centralizzato.
      Ha tutti gli strumenti ed i diritti per essere esonerato dalla partecipazione alle spese condominiali: ovviamente si opponga alla realizzazione dei lavori, facendo risultare il suo voto contrario, e nella prossima assemblea chieda che venga verbalizzata la sua richiesta di ottenere un espresso esonero, nel verbale stesso assembleare, dalla partecipazione alla relativa spesa.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Se vuole anche le può aiutarmi, destinando il 5 per 1000 all’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro, come volontario, con progetti di solidarietà sociale in favore di diversamente abili, minori detenuti e popolazione giovanile in età scolare.
      L'avvocato nel sociale

  82. Simona scrive:

    Gentili Signori,
    vorrei un parere legale gratuito.
    con la presente siamo a sottoporre alla Vs. attenzione il seguente caso:

    – in data 28 febbraio 2015 ci siamo recati presso un concessionario interessati ad una Opel Insigna usata, di cui avevamo trovato annuncio su Autoscout 24

    – durante il suddetto incontro siamo stati informati che l’auto in questione aveva percorso 96.000km, anziché gli 88.000 riportati sull’annuncio

    – in seguito alle rassicurazioni del venditore sul fatto che l’auto fosse perfetta, che avremmo tranquillamente percorso almeno altri 100.000km perché un’auto del genere con 96.000km è “quasi nuova”, che fosse sempre stata controllata e tagliandata e spinti dal fatto che acquistando da concessionario, anziché da privato, avremmo avuto la garanzia prevista per legge, abbiamo deciso di fidarci delle sue parole e procedere con l’acquisto

    – durante il controllo prevendita hanno riscontrato la necessità di sostituire la cinghia di distribuzione e hanno pertanto provveduto

    – in data 14 marzo 2015 ci è stata consegnata l’auto

    – intorno a luglio-agosto 2015 abbiamo riscontrato un consumo anomalo del liquido refrigerante, ma abbiamo pensato che fosse dovuto all’utilizzo costante dell’aria condizionata

    – con la fine dell’estate il problema non si è risolto e abbiamo cominciato a monitorare i consumi e abbiamo riscontrato che era pari a circa 1 litro ogni 1.800/2.000 km

    – in data 28 febbraio 2016 abbiamo effettuato l’ultimo controllo e a seguito intese telefoniche con il venditore, in data 04 marzo 2016 abbiamo provveduto a contestarlo formalmente in forma scritta.

    – dopo aver portato l’auto dal concessionario per la riparazione, il rettificatore ha diagnosticato una microfrattura nella testata del motore che causa un versamento nel cilindro

    – il concessionario dice che la garanzia non copre la riparazione e quindi sarebbe a carico nostro, ma ci ha proposto di sua sponte una soluzione per cui pagheremmo 50% noi e 50% lui.

    – se al momento dell’acquisto ci fosse stato comunicato che l’auto poteva presentare, a distanza di meno di un anno, dei problemi per cui avremmo dovuto spendere un’ingente somma di denaro, avremmo ovviamente scelto di acquistare un’auto diversa o di impegnare la stessa somma per acquistare un’auto con minori anni e km percorsi.

    Alla luce di quanto sopra descritto, non riusciamo a comprendere per quale motivo ci venga richiesto di sostenere dei costi per una riparazione che, come indicato dal Decreto 24/02, ripristinerebbe semplicemente l’auto alle condizioni di acquisto.

    Restiamo in attesa di Vs. cortese riscontro e parere in merito e, ringraziando anticipatamente, porgiamo cordiali saluti.

    • In effetti il problema riguarda l’eziogenesi della microfrattura alla testata del motore. Mi spiego, si tratta di capire e verificare se questo problema è insorto in modo del tutto imprevedibile ovvero se si trattava di un problema che, per sua natura, era destinato a evidenziarsi fino alla microfrattura. In questo secondo caso, infatti, saremmo in presenza di un vero vizio occulto per il quale potreste richiedere addirittura la risoluzione del contratto, se non agire con l’actio quanti minoris, ovvero chiedere una proporzionale riduzione del prezzo pagato, con restituzione di quanto corrisposto in eccesso, ovvero, in fine, l’integrale riparazione della vettura a spese del concessionario.
      A tal fine, sarebbe opportuno chiedere consiglio dapprima ad un proprio tecnico di fiducia che possa eseguire una propria diagnosi e poi provare a contestare quanto sopra detto sia verbalmente ma anche per iscritto. Per questo secondo passaggio, se vede che il concessionario è poco incline a ragionare, sarebbe opportuno che faccia intervenire un legale.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Le rubo solo un altro minuto per attirare la sua attenzione su qualcosa che mi sta molto a cuore. Le chiedo un aiuto per sostenere, a costo zero, con il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, e popolazione giovanile studentesca. Grazie per la sua attenzione.
      L'avvocato nel sociale

  83. francesca scrive:

    gentilissimi,
    sull’atto di provenienza dell’immobile che vorrei acquistare leggo=, l’immobile viene venduto con azioni, ragioni e diritti, accessioni e pertinenze con le servitù attive e passive e d in particolare:
    – con la servitù non aedificandi costituta con atto notarile…..
    – con la servitù attiva di passaggio costituta con atto notarile…..
    mi chiedo cosa significhi e soprattutto s e è una cosa a mio svantaggio
    cordiali saluti

    • Gentile Francesca,
      significa che sull’immobile esiste una servitù negativa che impedisce di edificare, e quindi, non conosco l’atto, presumo anche di apportare eventuali ampliamenti.
      Significa inoltre che esiste una servitù di passaggio in favore di una o più determinate persone. Presumo vi sia un terreno sul quale voi sarete costretti a consentire il passaggio al beneficiario della servitù.
      In altri termini, le servitù sono dei pesi che gravano sulla proprietà che voi in tal caso accettereste integralmente.
      La servitù in se non è uno svantaggio nella misura in cui non abbiate interesse ad edificare ovvero non vi crea problemi consentire al beneficiario della servitù di passaggio di passare attraverso il terreno di vostra proprietà.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.
      L'avvocato nel sociale

  84. Michele scrive:

    Salve, richiedo un parere legale gratuito.
    Sono uno studente universitario non lavoratore. Ho effettuato per due volte una prestazione di lavoro occasionale presso una società retribuito mediante voucher.
    Da quanto ho capito questi voucher contengono i contributi previdenziali.
    Sono venuto a conoscenza del fatto che eventuali periodi “buchi” nel pagamento dei contributi possono provocare un abbassamento dell’assegno previdenziale in quanto viene calcolata la media dei contributi pagati nei vari anni di lavoro.
    Volevo quindi capire se ai fini del calcolo della pensione, avrò degli anni con una quantità risibile di contributi pagati (sotto i 5€) che peggiorerà drasticamente la mia situazione e se in caso è per me possibile “rinunciare” a tali contributi.

  85. Paolo scrive:

    Buonasera, un artigiano a causa della crisi cade in depressione, trascura pagamenti e contributi previdenziali per 8 anni. Oggi, si reca dalla società di riscossione dei tributi che redige un piano di restituzione del debito rateizzato.. ma allo stesso tempo impossibile da seguire a causa dell’eccessivo importo del debito (oltre 50 mila euro). A causa delle sue precarie condizioni fisiche e mentali, l’artigiano non possiede nulla eccetto 1/6 della casa dove abitano la madre e i fratelli. Volevo chiederLe se è possibile evitare il pignoramento di quella quota attraverso il trasferimento della proprietà per usucapione dove uno dei fratelli ne acquisirebbe il titolo. Qual’ora fosse possibile, il creditore potrebbe impugnare l’atto considerata l’entità della somma da pagare? Consiglierebbe questa soluzione o la ritiene azzardata ?

  86. giancarlo scrive:

    Praticamente vorrei citare il venditore che non mi ha consegnato il certificato di agibilita’ anche se sono passati quasi 7 anni
    ( mi sembra vada in prescrizione dopo 10 anni ) , di sicuro avro’ bisogno di un supporto legale ma ho visto che sulla mia polizza vi è una clausola che esclude tutte le azioni e spese relative a compravendite immobiliari.
    A mio inifluente parere la rivendicazione di un diritto come la agibilita’ esula dalla compravendita vera e propria , avendo intenzione di dare mandato ( in caso di fallita conciliazione ) le sarei grato se potesse dirmi se fosse possibile procedere.
    La ringrazio.
    Giancarlo

    • Il certificato di agibilità è uno dei titoli e dei documenti relativi alla proprietà che secondo la legge il venditore deve consegnare all’acquirente. Si tratta di un elemento essenziale del contratto di compravendita immobiliare, poiché incide sulla commerciabilità del bene venduto. Ma è anche un elemento suscettibile di trovare composizione in un accordo tra le parti, nel senso che non esiste una preclusione a rogitare in assenza del detto certificato, purchè l’acquirente sia stato tempestivamente messo a conoscenza di questo fatto ed abbia rilasciato espressa liberatoria.
      Poiché non è obbligatorio il preventivo rilascio del certificato di agibilità, ne segue che la mancata consegna del certificato non comporta per ciò stesso l’automatica risoluzione del contratto ovvero la sua nullità.
      Se il certificato non è stato rilasciato, ma l’immobile presenta i requisiti per ottenere tale certificato, l’omessa consegna ovvero l’omesso avvio dell’iter burocratico per il conseguimento del certificato da parte del venditore, espone quest’ultimo ad una responsabilità per inadempimento. In tal caso conviene diffidare formalmente il venditore alla consegna del certificato o a fornire tutta la documentazione comprovante la pendenza del procedimento amministrativo teso al suo rilascio.
      Se il certificato non è stato rilasciato in quanto l’immobile non ha i necessari requisiti, si configura addirittura l’ipotesi dell’aliud pro alio, con facoltà di chiedere la risoluzione del contratto.
      Quindi, direi che esistono margini per agire, ma consiglio sempre, se possibile di risolvere il contenzioso in via bonaria. Si risparmia tempo e denaro.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzioneL'avvocato nel sociale

  87. Nicola scrive:

    Buongiorno,
    desidero gentilmente una consulenza gratuita.

    Sono interessato a presentare un’offerta di acquisto per un’immobile all’asta. Sull’atto di vendita si dice di richiedere eventualmente l’applicazione della tassazione calcolata sulla base del prezzo valore e quella per la prima casa.
    L’eventuale acquisto avverrebbe come privato e l’immobile sarebbe destinato a prima casa; ho letto su internet che la legge fino al 31 dicembre 2016 (1), è cambiata e prevede, per tutti gli immobili acquistati da privati e destinati a prima casa, una tassazione per imposta di Registro, Ipotecaria e Catastale fissa di 200 €, senza obbligo di rivendere l’immobile entro 2 anni (differentemente se ad acquistarlo fosse un’impresa).
    Ho trovato riscontri positivi presso altri Professionisti, ma volevo chiedere conferma di questo anche a Lei e nel caso fosse così, come sia più corretto, ai fini di usufruire di tale condizione, compilare la domanda di offerta; è sufficiente richiedere l’applicazione della tassazione agevolata per l’acquisto della prima casa?
    RingraziandoLa per la Sua disponibilità, attendo un Suo cortese riscontro.
    Cordiali saluti.

    (1) DL n. 18/2016: “Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio” (GU Serie Generale n.37 del 15-2-2016).

    • Gentile Nicola,
      mi dispiace deluderla, ma tra le tante questioni giuridiche che tratto, la tematica che lei mi ha sottoposta mi trova in una condizione di ignoranza. Preferisco riconoscerlo ed evitare di darle un consiglio fuorviante.
      L'avvocato nhel sociale

  88. Martina scrive:

    Buongiorno,
    le scrivo per un parere. Un anno fa sono stata indagata per presunta falsa testimonianza, ma fortunatamente il caso è stato archiviato prima dell’apertura del processo proprio perché il giudice, dopo aver esaminato la documentazione che io e il mio avvocato avevamo fornito, ha concluso che non c’era ragione di procedere. Io, nonostante fossi dunque totalmente innocente, ho dovuto comunque pagare le spese legali. Posso ora chiedere il rimborso di tali spese? Ho visto sul sito del Ministero della Difesa che è possibile scaricare un modulo di richiesta rimborso.

    Cordialmente
    Martina

    • Ne dubito fortemente. Il procedimento penale è diretto proprio ad accertare, anche in via preliminare come è la fase delle indagini, se esisto profili di responsabilità. Ma si configura come un obbligo a carico del P.M. che ricevere la segnalazione della notizia di reato, iscrivere il nominativo sul registro degli indagati. Sicchè, la Procura si è limitata ad adempiere ad un dovere e non vedo come possa, sia pure tramite lo Stato, essere passibile di responsabilità per il conseguimento del rimborso delle spese legali.
      L'avvocato nel sociale

  89. claudia barbesin scrive:

    Buongiorno
    ho ricevuto una sanzione di 300€ per non aver comunicato i dati del conducente dopo una multa per eccesso di velocità pagata entro i termini, sinceramente è stata mia distrazione altrimenti avrei comunicato subito, meglio 3 punti in meno che 300€!. Secondo lei ci possono essere possibilità di vincere un possibile ricorso? in tal caso come potrei argomentarlo? La ringrazio

    • Haimè, non vedo proprio un argomentazione seriamente sostenibile, sia perchè avendo pagato la contravvenzione ha riconosciuto la legittimità della contestazione, sia perchè è praticamente impossibile dimostrare la mera distrazione.
      Mi dispiace, ma la vedo molto dura.L'avvocato nel sociale

  90. Chiara scrive:

    Buongiorno, richiedo una consulenza online gratuita.
    Con una sentenza del tribunale mio marito ha l’affido condiviso della figlia avuta da una precedente relazione (non era sposato), residenza dalla madre, nessun mantenimento. Da mesi la madre non vede la figlia, dopo gli ennesimi maltrattamenti fisici e verbali le ha detto “vai a startene con tuo padre”. Da quel momento ha smesso, oltre che di avere rapporti con la figlia, di pagare le spese ordinarie (il tribunale aveva deciso che dovevano essere al 50%) e manda spesso messaggi a mio marito (dove ha scritto a chiare lettere che non pagherà più nulla per la figlia e le proibisce qualsiasi attività extrascolastica e uscite didattiche). Chiedo questo: visto che la madre non ha più voluto avere rapporti con la figlia e ha stremato mio marito per spostare la residenza a casa nostra, dobbiamo comunicarlo al tribunale? Che cosa possiamo fare per tutelarci e farle smettere di mandare messaggi e raccomandate minatorie? Visto che vogliamo trasferirci (rimanendo in italia ma cambiando regione) possiamo portare la figlia con noi che, tra l’altro, non vuole più avere rapporti con la madre?
    Grazie molte per l’attenzione, Chiara.

    • Ci sono diversi aspetti da considerare.
      Bisognerebbe conoscere in primis l’età della minore.
      Non è necessario comunicarlo al Tribunale, ma è anche vero che la madre potrebbe sempre da un momento all’altro pretendere che la figlia torni da lei.
      Quanto alle spese straordinarie vi consiglio di documentarle per bene e provvedere a richiederle per iscritto.
      Quanto alla possibilità di trasferirsi, se non c’è il consenso scritto della madre, lo sconsiglio vivamente, potrebbe esporvi a seri problemi. Consideri che il regime di affidamento è sempre condiviso e che la lontananza precluderebbe alla madre il proprio diritto di vedere la figlia.
      Ho detto che non vi è la necessità di ricorrere al Tribunale. Ma considerata la situazione di instabilità che si è creata, potreste ricorrere al Tribunale per far consacrarre la nuova situazione di fatto, chiedendo formalmente il collocamento della minore presso di voi ed evidenziando in quella sede le gravi inadempienze della madre.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.
      L'avvocato nel sociale

  91. Emmanuele scrive:

    Buongiorno,
    avrei bisogno di un parere legale.
    Sono proprietario di un appartamento al terzo piano di uno stabile.
    Tra le attività commerciali con ingresso accanto a quello dello stabile, vi è una macelleria. Il proprietario ha montato un motore per la refrigerazione della carne, sulla facciata. Tale motore è appoggiato su una pensilina in metallo ed emette un rumore molto forte, soprattutto la notte, che disturba il sonno fino al mio piano, poichè la parete esterna fa parte della mia facciata e perfino le vibrazioni dei muri sono sensibili. Ho conattato il condoominio, il quale ha risposto di non poter fare nulla, poichè sono l’unico a lamentrasi. Purtroppo è vero (sono l’unico), poichè essendo la macelleria gestita da una famiglia di pregiudicati, è temuta e questo non permette nemmeno una comunicazione con gli stessi. A me ciò non interessa, vorrei solo dormire. Lo stabile di fronte al mio aveva lo stesso problema e la macelleria (dalla quale mi servo e che mi ha raccontato la situazione) dopo le lamentele di un solo condomino, ha ricevuto la visita di funzionari che hanno eseguito dei rilievi sonori e gli hanno imposto di spostare il motore in una struttura interna e insonorizzata.
    Cosa posso fare?
    Ringrazio in anticipo per l’eventuale risposta.

    • In effetti, dovrebbe da un lato diffidare l’amministratore a sollecitare il proprietario della macelleria affinchè sposti l’impianto di refrigerazione, e in difetto dovrà provvedere con un legale con una causa per immissione sonore. Le anticipo che si tratta di chiedere un accertamento tecnico, il quale avrà sicuramente dei costi inizialmente a suo carico, e se l’accertamento tecnico dimostra che le immissioni superano la soglia consentita, sarà allora il giudice a ordinare la rimozione dell’impianto in luogo più idoneo.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione
      L'avvocato nel sociale

  92. fabio scrive:

    Salve, illustro la questione velocemente.
    Rischia reato di sottrazione di minori, chi a causa di maltrattamenti ripetuti negli anni, documentabili dai fogli degli ospedali, porta via con se in un altro stato extra UE(patria della donna)i figli per due anni, permettendo comunque al padre di andarli a trovare per dei periodi?
    E in caso di separazione lo stat a chi affida i figli?
    Grazie in anticipo

    • Dunque, la questione è complessa.
      E’ evidente che ove fossero provati i maltrattamenti si potrebbe parlare di reato commesso in presenza di uno stato di necessità, causa di giustificazione che determina la non punibilità.
      D’altro canto, è anche vero che lo stato di necessità non è così stringente dal momento che piuttosto che portare i figli così lontano, addirittura in uno Stato extra UE, la donna avrebbe potuto sporgere denuncia querela, chiedere l’allontanamento del marito, insomma attivarsi legalmente per tutelare se stessa ed i propri figli. Quindi direi che la donna rischia seriamente di vedersi contestato il reato di sottrazione internazionale di minore.
      In caso di separazione, se sono provati i maltrattamenti perpetrati dal padre, i figli, quasi sicuramente, vengono affidati alla madre.
      L'avvocato nel sociale

  93. maya bertoli scrive:

    Salve,
    Vorrei un parere legale gratuito.
    Avevo un lavoro presso un ristorente con contratto a tempo determinato per 6 mesi, un giorno il mio datore di lavoro mi ha fatto firmare un foglio dicendomi che avrebbe cambiato le condizioni di lavoro, da un part time ad un contratto a chiamata. Io stupida ho firmato senza leggere, dopo una settimana che non mi chiamava per lavorare mi sono recata al ristorante e il datore mi ha fatto capire, senza dirmelo direttamente, che quel foglio era il licenziamento. Ora non lavoro più quindi vorrei sapere se è possibile fare una denuncia pero ho il dubbio perché il ristorante stava andando male ma non stava fallendo
    grazie

  94. Anna scrive:

    Buona pomeriggio
    la contatto per chiederle una consulenza online gratuita. Il problema è il seguente: vivo in un bilocale con la figlia della proprietaria e ho un contratto di locazione abitativa per studenti universitari, in cui mi viene affittata una porzione dell’immobile. Ho comunicato alla proprietaria che ospiterò la mia famiglia (due persone) per circa sei giorni, visto che devo laurearmi, ma lei si è opposta dicendo che sei giorni sono un periodo troppo lungo e che non va bene. Mi è concesso di ospitarli solo per una notte. Si è rifiutata categoricamente nonostante le abbia proposto di pagare una somma in più rispetto al prezzo dell’affitto concordato. Nel contratto non viene specificato il fatto che non possa ospitare qualcuno e da quanto ho appreso documentandomi, come affittuario ho il diritto di ospitare amici e parenti per un breve periodo. Le vorrei chiedere, quindi, se posso ospitarli lo stesso anche contro il suo volere e senza rischiare lo sfratto.
    La ringrazio in anticipo

  95. Igor scrive:

    Buongiorno Avvocato. Volevo gentilmente chiederLe un parere gratuito.
    Ho fatto richiesta, tramite agenzia per il lavoro, di Assegni nucleo familiare all’ INPS. Dopo aver compilato il relativo modulo mettendo i dati correttamente, l’agenzia stessa del lavoro mi chiede anche il 730 per mandare avanti la richiesta. Ma è giusto questo modo di procedere? Non sono io che firmando il modulo mi assumo la responsabilità di quanto sottoscrivo? Non è violazione della privacy?
    Grazie per la Sua gentile risposta.

  96. valeria scrive:

    salve, volevo un chiarimento in merito a una questione delicata, nel 2015 sono stata in affitto poi ho acquistato casa e ho mandato raccomandata per disdetta contratto dando preavviso di 4 mesi il proprietario non si è mai lamentato di questo anzi si è dato da fare per trovare un nuovo inquilino. noi abbiamo lasciato casa il 30/11/15 (come scritto da nostra lettera) abbiamo lasciato chiavi e ci ha restituito gli interessi sul deposito cauzionale, e il proprietario ha affittato l’appartamento dal 01/12/15.
    ora a distanza di 5 mesi mi arriva una lettere dall’avvocato del proprietario dicendo che ho 15 giorni di tempo per pagargli i due mesi di preavviso non dati e il pagamento di danni che abbiamo arrecato alla casa (in allegato ci ha indicato un preventivo di una ditta x non datato con un elenco di danni e i relativi importi da sostenere), al momento della consegna delle chiavi, lui ha controllato tutto e non ci ha mai detto nulla, ora può chiedere ciò. grazie

    • Temo che vi trovate nella classica situazione “trappola”. Molti sottovalutano l’importanza di far redigere un verbale di riconsegna delle chiave nel quale sia anche specificato lo stato dei luoghi al momento del rilascio dell’immobile. Questo non significa che dovete pagare, anche perchè il proprietario dovrà dimostrare che i danni erano pregressi, ovvero risalenti al momento del rilascio dell’immobile.

  97. gianni scrive:

    Buona sera Avvocato.
    Gradirei una sua consulenza legale gratuita. Sono in una probabile fase di separazione da mia moglie (incompatibilità di caratteri)e dato che tutto ciò non è da me voluto, ho semplicemente chiesto a mia moglie se a breve mi arriverà un avviso da un legale. La risposta è la seguente: quando anche tu sentirai un avvocato, mi comunicherai il nome e ci sarà così un primo contatto tra le parti. La mia controrisposta è: la scelta è tua, quindi io mi muoverò di conseguenza.
    A questo punto, aspetto che arrivi un avviso, o comincio ad informarimi sul da farsi ? Ribadisco che la separazione non è da me voluta, in quanto io sono ancora innamorato di mia moglie.
    Grazie.

    • Il problema non è tanto se contattare subito un avvocato o attendere che sia sua moglie a fare la prima mossa. Il problema è capire se l’incompatibilità caratteriale vi impedisce di proseguire nel rapporto coniugale. In tal caso, attendere non avrebbe senso, e quindi procedere con un legale sarebbe la cosa più logica. Altrimenti, un periodo di reciproca approfondita riflessione non sarebbe male.

  98. Simone Askandr scrive:

    Salve, richiedo un parere legale gratutito. Un mio amico ha cercato di copiare all’esame teorico per la il conseguimento della patente B, presso la motorizzazione, ed è stato scoperto con il telefono cellulare (sequestrato) sotto la felpa, e conseguentemente è stato denunciato. Vorrei sapere quali sanzioni rischia. Grazie e cordiali saluti.

  99. barbara scrive:

    Salve sono sposata da 3 anni circa e mio marito è un tipo nervoso cioè quando è incavolato alza la voce, bestemmia se la prende con me quando non centro niente e mi dice che sono una merda ,tr… ecc come mi posso tutelare? non mi ha mai messo le mani addosso ma mi strilla in faccia ,urla. Cosa posso fare in queste situazioni? io lo lascio sfogare e non gli dico niente.Grazie

    • Signora Barbara,
      se la situazione è tale da arrecarle sofferenza, la prima cosa da fare sarebbe quella di prendere seriamente in considerazione la separazione da suo marito. Inoltre, consideri che anche comportamenti vessatori, denigratori ed offensivi ripetuti nel tempo possono integrare il reato di maltrattamenti in famiglia. Le consiglio di rivolgersi di persona ad un legale per valutare le opportune azioni da intraprendere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  100. Stafano scrive:

    Buongiorno avv.to. vorrei un suo parere. Il mio inquilino non paga più l’affitto da 5 mesi(nov-marzo). Provvederò con una racc. A/r e poi mi rivolgerò ad un avvocato per sfrattarlo. Nel contratto c’è scritto che mi deve pagare ogni 15 del mese. Se spedisco la raccomandata il 16 posso giá chiedere anche i soldi di marzo o devo aspettare il 5 aprile (cioè 20 giorni dopo la data entro cui mi avrebbe dovuto pagare per contratto il mese)?la ringrazio
    Stefano V.

  101. antonio scrive:

    Buonasera Avvocato vorrei un suo parere gratuito su quanto segue:
    mio figlio ha fatto causa vincendola al suo datore di lavoro per non aver ricevuto il tfr di circa 1.550,00 euro, ha dato circa 450,00 euro al suo avvocato per le varie spese di inzio e per ulteriori sviluppi, il datore di lavoro è stato condannato a pagare il tutto e poichè non ha pagato gli sono stati sequestrati dei mobili e messi all’asta stimati intorno ai 4.500 euro dove ci sono anche le spese legali. A causa di abbassamento delle aste abbiamo deciso di ritirarli noi. Adesso il nostro avvocato ci chiede 500,00 euro di parcella , l’ufficiale custode il 10 per cento del valore che sono 450,00 euro mobili che sono a casa del proprietario, il nostro avvocato dice che i soldi che loro dovranno percepire verranno percepiti dalla vendita dei mobili. La mia domanda è questa: ma chi ha perso la causa il datore di lavoro o mio figlio? se non riusciamo a vendere i mobili che poi si trattano di mobili che io non li vorrei neanche gratis da dove prendiamo i soldi per pagare i signori avvocati e ufficiali? Io vedo solo un perdente in questa causa, un lavoratore che si è visto truffare prima dal datore di lavoro e poi ……
    Spero che mi diate una risposta a questa mia richiesta e Vi invio i miei distinti saluti

    • Il problema è molto comune e di impossibile risoluzione pratica. Mi spiego, personalmente prima di intraprendere una causa per conto di un cliente, invito sempre il cliente ha valutare con attenzione se la controparte sia solvibile ovvero se sia in grado di pagare il dovuto in caso di nostra vittoria nella causa. Ma, la sentenza che definisce il giudizio non si tramuta automaticamente in denaro, per cui o la parte soccombente nella causa è solvibile oppure si rischia di trovarsi con un foglio di carta in mano dal quale abbiamo certificata la nostra vittoria e la morte della giustizia civile, in quanto difficilmente si riuscirà a recuperare quanto dovuto. Oltre tutto, si aggiunge al danno la beffa per le spese legali da sostenere. C’è un detto: “la morte dell’avvocato è l’esecuzione forzata”. Tradotto significa che la sentenza che certifica la vittoria in giudizio non serve a nulla, se non dal punto di vista morale, ove non si riesce a recuperare le somme dovute.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  102. andrea riccardi scrive:

    Chiedo consulenza legale per una prestazione occasionale svolta come fotografo per un noto sito web.
    Salve, sono un foto-amatore e circa un mese fa sono stato contattato da una società che offre la possibilità di prenotare direttamente dal loro portale servizi di cura estetica della persona e che mi chiedeva di fare delle fotografie professionali in alcuni saloni di bellezza: questo avveniva concordando un compenso di 40€ netti per singolo servizio/book fotografico da “fatturare” con ritenuta d’acconto per prestazione di lavoro occasionale (loro sono stati da subito informati che io non ho partita IVA). Tutto ciò avveniva solo tramite comunicazione via posta elettronica tra me e un addetto della stessa società.
    nonostante non mi è stato inviato alcun tipo di contratto da sottoscrivere, mi sono voluto fidare di loro (forse sbagliando) per due motivi:
    il primo è che la suddetta società fa capo ad un importate gruppo famoso e riconosciuto a livello nazionale. Il secondo, più personale, è che il mio contatto era stato dato loro da un mio carissimo amico che a sua volta è tuttora assunto come impiegato dalla società in questione.
    Ho quindi iniziato a lavorare per loro facendomi, anticipatamente, carico delle spese per gli spostamenti necessari per raggiungere i vari saloni e, a lavoro concluso, in data 18 febbraio 2016 ho inviato loro, insieme alle circa 30 foto riguardanti i primi tre servizi fotografici da me svolti, la prima ritenuta d’acconto come mi era stato richiesto. Per non sbagliare mi sono avvalso dell’aiuto di un amico commercialista, che mi ha inviato un modello di ritenuta d’acconto da replicare e che mi ha raccomandato di inserire, all’interno della notula, la dicitura seguente:
    -modalità di pagamento: rimessa diretta-
    Questa dovrebbe prevedere il pagamento immediato della stessa, da parte del ricevente.
    E io mi sono attenuto ai suoi consigli, ovviamente.
    Nei giorni successivi ho continuato a svolgere ancora questo tipo di prestazione per loro, realizzando, nel giro di circa tre settimane di tempo, altri dieci servizi fotografici che, insieme ai primi tre, portano il totale dei servizi da me svolti per questo soggetto giuridico a tredici (13).
    Molte delle mie foto, nel frattempo, sono state messe online, altre no (ma credo che loro debbano corrispondermi la somma accordata a prescindere da questo, in quanto non sono io ad occuparmi della pubblicazione delle stesse, ma hanno delle persone impiegate a fare questo).
    Le prime foto che ho inviato non avevano nessuna firma grafica visibile sulle stesse, ma visto che passavano i giorni e non vedendo ancora versati i miei compensi, ho deciso, negli ultimi due servizi fotografici (solo le foto riguardanti un solo servizio di questi due citati sono state pubblicate nel momento in cui scrivo), di inserire durante la fase di foto-ritocco, anche se ben nascosto, in ogni singola fotografia il copyright come previsto dal diritto d’autore con questa forma “©-nome-cognome-luogo-data” che ne attesta la mia proprietà intellettuale, sperando che questo in qualche modo possa essermi d’aiuto per far rivalere i miei diritti d’autore e quindi farmi risarcire per il lavoro svolto.
    Avevo già svolto in passato, nel corso dell’anno solare 2015, altri lavori simili per un altro sito web che forniva un altro tipo di servizio, ma con sede legale estera, che però mi aveva fatto sottoscrivere un contratto di collaborazione come fotografo freelance e con loro non ho mai avuto problemi di nessun tipo.
    La mia negligenza è stata quella di non insistere per un contratto di collaborazione.
    Visto che ad oggi (14/03/2015) non mi è ancora stata versata nessuna delle 4 ritenute da me inviategli, chiedo a voi la consulenza per capire se è possibile da parte mia recuperare tali crediti e se si, com.
    La ringrazio anticipatamente,
    cordiali saluti,
    Andrea

    ps.scusi se riposto ma il sistema ha cancellato, per come avevo scritto, alcune parti.

    • Il contratto non è solo scritto ma ma si perfeziona anche in forma orale. Pertanto avendo lei svolto la sua attività professionale e realizzato il prodotto consegnato al committente, direi proprio che lei ha pienamente diritto al compenso. Come fare? Inizi a richiedere formalmente, con lettera raccomandata a/r, il suo compenso ed in caso di risposta negativa solleciti il pagamento tramite legale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  103. Massimo Novelli scrive:

    Ho fatto ricorso inviato per posta nell’aprile 2013 al giudice di pace per una multa ma è stato rigettato con udienza del settembre 2015. Ho provveduto a pagare la multa con spese compensate di 95,98 euro due mesi dopo il deposito/pubblicazione della sentenza. A luglio 2015 mi era arrivata una cartella Equitalia per il pagamento più che raddoppiato relativo al verbale cui avevo fatto ricorso. Ho chiesto l’annullamento della sentenza in base alla sentenza della Cassazione 20983/2014, ma desideravo cortesemente sapere se avendo pagato la multa dopo i 30 giorni dal deposito/pubblicazione della sentenza, devo pagare altri 95,98 euro o in caso contrario aspettarmi una cartella successiva alla senteza. In altre parole raddoppia in questi casi la multa o no? Se si in base a quale norma? So che il quesito che è molto controverso e dibattuto ma risposte chiare nessuna.
    Max Novelli
    Roma
    Si richiede consulenza legale gratuita

    • La norma di riferimento è l’art.7, comma 11, D. L.svo n. 150 del 2011, il quale che quando il Giudice rigetta l’opposizione, determina l’importo della sanzione ed il pagamento deve avvenire entro i trenta giorni successivi alla notifica della sentenza. L’ente tenuto a notificare la sentenza è l’ente che si è costituito o avrebbe dovuto costituirsi in giudizio: Prefettura o Comune. Da questo punto di vista, il termine di 30 giorni decorre dalla notificazione della sentenza, sicchè lei dovrebbe aver agito legittimamente. Il condizionale è, però, d’obbligo, perchè, come le sa bene, spesso gli orientamenti giurisprudenziali sono un pò ondivaghi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  104. laura scrive:

    Buongiorno,
    desidero una consulenza gratuita.
    Sono sposata dal 2012 con un cittadino francese, in regime di separazione di beni.
    Non abbiamo mai avuto residenza in comune, lui vive in Francia, io in Italia dove lavoro.
    Ho tre figli con un precedente matrimonio, di cui una minore.
    In caso di mio decesso, mio marito può chiedere la reversibilità della pensione, malgrado non sia cittadino italiano e non abbiamo mai avuto residenza comune?
    Grazie

  105. Giulia scrive:

    Gent.mo Avvocato,

    Il mio quesito è il seguente:

    Sono una ragazza di 20 anni che ha un contratto a tempo indeterminato, ho un conto corrente a me intestato, presso la stessa banca dei miei genitori,qualche settimana fa con nostra grande sorpresa ci siamo trovati all’improvviso entrambi i conti correnti bloccati e senza alcun apparente motivo, la banca ci ha gentilmente informati che era arrivato un fax dal tribunale in cui gli ordinava di bloccare i conti a causa di un pignoramento presso terzi.
    Noi non abbiamo mai ricevuto nessun atto, a tal proposito è normale che ci abbiano bloccato i conti e di conseguenza ci hanno privato di ogni qualsiasi fonte di denaro necessaria per la vita di tutti i giorni, aggiungo inoltre che sia io che i miei genitori abbiamo un finanziamento aperto tramite RID bancario e a causa di questa situazione risultano insolute alcune fatture, noi di fatto non abbiamo firmato nulla e non sappiamo nemmeno chi sia il creditore!!!

    Rischio anche di perdere il posto di lavoro non avendo i soldi per poterci arrivare così come anche i miei genitori o anche solo per mangiare.

    Sono sconcertata dalla situazione è possibile che non ci sia tutela per “l’apparente” debitore in queste situazioni.

    Ringraziandola porgo i migliori saluti

    • Se una procedura esecutiva di pignoramento presso terzi è stata svolta, il creditore procedente deve aver notificato a voi, debitori, l’atto di precetto e l’atto di pignoramento presso terzi. E’ importante che tramite legale facciate immediatamente una verifica in tribunale per sapere con precisione di cosa si tratta e quali iniziative intraprendere. La banca, dal canto suo, a fronte di un atto di pignoramento non può fare altro che attenersi a quanto disposto dal Giudice.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  106. Piero scrive:

    Egr. Avvocato,
    Sono a chiedere una Suo autorevole parere in merito ad una incresciosa situazione di cui, mio malgrado, sono protagonista. Le spiego in breve di cosa si tratta:
    Il mio proprietario di casa qualche mese fa ha voluto stipulare un nuovo contratto di locazione (3 + 2 con cedolare secca), pur avendo io già un contratto (tipologia 4+4), intestato al padre deceduto qualche mese fa.
    Il problema è che lui ha registrato questo nuovo contratto presso l’Agenzia delle Entrate, senza però chiudere il vecchio contratto, che, secondo lui, decade automaticamente, nel momento in cui viene registrato un nuovo contratto per il medesimo appartamento ! Ma io so che è un preciso obbligo del proprietario chiudere prima il vecchio contratto e poi registrarne uno nuovo, come è successo nel mio caso
    Per cui io ora, in qualità di affittuario, mi ritrovo ad avere due diversi contratti: uno stipulato dal padre (ormai defunto) ed il nuovo (con cedolare secca) stipulato dal figlio unico erede:
    Ora la mia domanda è questa: io, in qualità di affittuario, a cosa vado incontro (sanzioni, accertamenti ecc.) se all’Agenzia delle Entrate si accorgono ( e prima o poi se ne accorgeranno) che sono in piedi due contratti per lo stesso appartamento ed il vecchio non è stato chiuso prima di registrare il nuovo ? Tutte le colpe e le sanzioni ricadono esclusivamente sul proprietario oppure anch’io devo rispondere in solido per eventuali sanzioni e accertamenti che dovesse svolgere l’Agenzia delle Entrate (pensavo, per esempio, alla mancata corresponsione dell’imposta annuale di registro che, per il vecchio contratto, non è stata pagata per l’anno in corso)
    La ringrazio per la consulenza che vorrà darmi e Le auguro buon lavoro
    Piero Pappagallo

    • Un commercialista saprebbe darle maggiori ragguagli, ma per quanto mi consta il problema potrebbe riguardare la mancata risoluzione del precedente contratto e sarebbe inerente le imposte di registro che, credo, a livello fiscale siano a carico del proprietario, indipendentemente da vostri accordi contrattuali.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  107. Fra scrive:

    Obbligo di smaltimento residui ferie in periodo di preavviso per dimissioni volontarie

    Buongiorno,
    sono un quadro appartenente al CCNL Settore Terziario: distribuzione e servizi. Lavoro da 1 anno e mezzo nella mia azienda.
    Il giorno 29/02 ho rassegnato le mie dimissioni volontarie che incominceranno a decorrere il 01/03/2016 e termineranno il giorno 14/04/2016 con un preavviso di 45 giorni di calendario, come specificato da contratto.

    Il direttore del personale in data 08/03/2016 mi manda la seguente mail:
    “Cortesemente dovrebbe farmi avere la programmazione di tre settimane di ferie residue entro la data del 9 aprile.”

    La mia risposta è stata:
    “Buongiorno Dott. XXXX, in riferimento alla sua richiesta riportata nella mail sottostante, le ricordo che in data 29/02/2016 ho rassegnato le dimissioni e di conseguenza sono in preavviso dal giorno 01/03/2016 al giorno 14/04/2016.”
    La risposta alla mia mail da parte dell’azienda è stata:
    “Il periodo di preavviso contrattuale non è incompatibile con lo smaltimento delle ferie residue. Ferma restando la data del 14.4.2016 quale ultimo suo giorno di lavoro presso XXXX, attendo entro lunedì 14 marzo, il programma di smaltimento di almeno tre settimane di ferie residue; in caso contrario Lei sarà collocato in ferie dal 16 marzo 2016.”

    Che io sappia, durante il preavviso per dimissioni non è possibile fruire delle ferie, salvo il caso in cui si raggiunga un accordo tra datore di lavoro e lavoratore (consigliabile formalizzare per iscritto).

    Dal momento che non ho raggiunto alcun accordo a riguardo, vorrei rispondere che sono in periodo di preavviso e non ho raggiunto alcun accordo su un piano di smaltimento ferie”.

    Vorrei avere vs consigli o informazioni su come muovermi e soprattutto se quanto scritto da me, relativamente all’impossibilità di fruire ferie, sia corretto.

    Grazie
    Saluti
    Fra

    • Lei ha perfettamente ragione, l’art. 2109 c.c. stabilisce che durante il periodo di preavviso per licenziamento o dimissioni non è possibile fruire delle ferie, salvo si raggiunga un accordo tra datore di lavoro e lavoratore in tal senso. Collocarla in ferie? Si rivolga tempestivamente ad un legale di persona per stabilire le iniziative da intraprendere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  108. Giorgio scrive:

    Buonasera, necessiterei di un parere legale.
    Sono artigiano e negli ultimi mesi ho collaborato con una snc. Alla data odierna ho ancora fatture per complessivi € 10.000 impagate. I titolari della snc al momento non intendono onorarle a mezzo bonifico nè rilasciarmi assegni, asserendo di voler pagare solo chi, munito di titolo esecutivo, possa loro causare problemi.
    In che modo posso rendere esecutive le fatture?
    Grazie

    • Dovrà agire legalmente con ricorso per decreto ingiuntivo su fatture insolute. Consideri che, almeno su Roma, i tempi di emissione di un decreto ingiuntivo si aggirano intorno ai due mesi ca.. Quindi, forza e coraggio, si rivolga ad un legale personalmente per intraprendere la relativa azione giudiziale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  109. paolo scrive:

    Buonasera, vorrei un ‘informazione gratuita.
    Sono un impiegato pubblica amministrazione. Mi trovo da lungo tempo in una situazione lavorativa di disagio : vessazioni e discriminazioni. Essendo venuto a conoscenza che
    ” La Corte di cassazione, con la sentenza 18927 stabilisce che il lavoratore ha il diritto di essere risarcito per le vessazioni o le discriminazioni subite dal capo e dai colleghi sul luogo di lavoro, anche se manca la prova che si sia trattato di mobbing.” , vorrei sapere qual’è la prassi per chiedere eventualmente questo tipo di risarcimento.
    Grazie

    • La prassi è quella di agire in giudizio: ma il problema è fondamentalmente quello di provare le vessazioni e i danni subiti. Se lei ha intenzione di far valere i suoi diritti, le consiglio di rivolgersi direttamente ad un legale per valutare approfonditamente se sussistono i presupposti per avere giustizia.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  110. armando scrive:

    buon giorno avrei bisogno di un parere legale gratuito mia zia ha un appartamento l inquilino e morto e facendo un sopralluogo si e scoperto che il contatore enel tipo vecchio (con la rotella analogico)era stato manomesso (forse era stato rotto il piombo)perche si accendevano le luci il contatore dell acqua invece non era manomesso ma non pagava le bollette (e stato tolto dall aquedotto tramite richiesta scritta di mia zia)ora cosa bisogna fare per essere in regola distinti saluti
    cordialmente Armando

  111. Giorgio scrive:

    Buongiorno avvocato, avrei bisogno di una consulenza online gratuita:
    Mia cugina ritiene che effettuare delle copie di backup digitali di DVD legalmente acquistati sia legale. Suo fratello invece ritiene che essendo presente la dicitura “vietato effettuare copie” non sia legale nemmeno per uso personale. Da quello che abbiamo cercato su Internet in alcuni Stati esteri è effettivamente legale a patto di mantenere le copie solo per uso privato, ma per quanto riguarda l’Italia non abbiamo trovato nulla di preciso. Ci potrebbe chiarire il dubbio?

    • In effetti il discrimine sta proprio nell’uso personale. Se copia il dvd per sicurezza, ovvero per il caso in cui si dovesse rompere l’originale, non trovo alcun tipo di reale divieto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  112. Daniela scrive:

    Buonasera avrei bisogno di una consulenza legale on line gratuita.
    Io e mio marito abbiamo trovato un appartamento che ci interessava venduto tramite un agenzia immobiliare, alla firma della proposta di acquisto oltre al prezzo dell’immobile ci viene indicato un importo di provvigione per l’agenzia di 7000€ compresa iva, accettiamo perchè l’agente ci rassicura indicando quei costi come leciti e facendo indicare su tale documento una clausula che dice che l’acquisto è vincolato alla vendita della nostra casa, se non vendiamo la nostra offerta è annullabile.
    Dopo due giorni ci viene detto comunicato dallo stesso agente che la nostra offerta è stata rifiutata dal proprietario perchè quel vincolo non lo accetta, mi riferiscono che lui vuole incassare subito e non essere vincolato. Noi, sempre decisi ad acquistare quell’appartamento, il giorno prima abbiamo trovato l’acquirente per il nostro appartamento quindi felici decidiamo di ripresentare un altra proposta, va solo mio marito a rifare l’offerta, l’agente con tante parole lo convince ad offrire meno del prezzo dell’appartamento offerto in precedenza ma togliere la clausula vincolante alla vendita del nostro appartamento firmando una nuova proposta irrevocabile di acquisto dove però è stata aumentata la provvigione dell’agenzia a 10.000€ esclusa iva, l’agente gli dice che noi comunque non spenderemo di più del prezzo massimo pattuito.
    Questa proposta viene accettata e firmata dal proprietario venditore.
    Dopo due settimane dall’accettazione e firma del compromesso (dove l’agenzia ha fatto di tutto per non farci parlare col proprietario che vendeva casa), scopriamo che la prima proposta non è mai stata a lui presentata, non l’ha mai vista nè rifiutata quindi siamo stati truffati per aumentare il compenso dell’agenzia, peraltro a quattro giorni prima del rogito l’agente immobiliare ci contatta dicendoci che a suo dire ci siamo comportati male mettendo in cattiva luce l’agenzia al proprietario e cercando di estorcerci altri soldi. Abbiamo avvisato il responsabile dell’agenzia che ci ha dato dei bugiardi e ha appoggiato l’operato del loro agente immobiliare…
    Considerando che sappiamo bene che ci siamo cascati alla grande e che la legge è contro di noi perchè ormai abbiamo firmato abbiamo deciso di pagare comunque l’altissima provvigione all’agenzia, ma, considerando l’accaduto, e considerando che ho registrato la telefonata dell’agente dove cerca di estorcerci altro denaro (oltre a quello indicato nella proposta) con delle minacce velate, possiamo in qualche modo legalmente rivalerci e denunciare l’accaduto senza spendere una fortuna in avvocati?
    Ne vale la pena andare in causa dopo aver effettuato il rogito?
    E possiamo avvisare in qualche modo altre persone della truffa in modo da far in modo che nessuno venga più truffato da questa agenzia senza rischiare una denuncia per diffamazione?
    Mi auguro possa consigliarci. Grazie.

    • Fare causa per principio, a mio avviso, non vale quasi mai la pena. Per quanto riguarda la “cattiva pubblicità” attenetevi ad amici fidati. Mi dispiace, ma troppo spesso il risparmio è mal calibrato. Mi spiego: acquistare casa è un operazione commerciale molto importante. Io suggerisco sempre di farsi coadiuvare da un legale anche quando c’è un agenzia immobiliare di mezzo, ed anzi a maggior ragione. Mi creda non è una critica nei suoi confronti, ma desidero farle notare un dettaglio significativo. Lei dice: “possiamo denunciare l’accaduto senza spendere una fortuna in avvocati?”. Riflettendoci, forse la remunerazione per un avvocato avrebbe comportato riduzione dei tempi d’acquisto e soprattutto un minor aggravio quanto alle spese dell’agenzia e forse anche l’accettazione della prima proposta. Mi creda, non intendo criticarla: spesso noi avvocati ci troviamo in una condizione difficile, perchè ci si rivolge all’avvocato dopo che i buoi sono scappati dalla stalla. Cerco di far comprendere da anni che se si avesse una visione del ruolo dell’avvocato diversa, forse molti problemi sarebbero evitati. E’ preferibile prevenire piuttosto che curare. Mi scuso per l’insistenza di questa mia argomentazione, ma ci tengo a sottolinearlo. Il medico cura bene se previene la malattia. L’avvocato lavora bene quando previene le fregature cui può andare incontro il proprio cliente.
      La saluto cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  113. Anna scrive:

    Salve, mi serve consulenza legale gratuita per questo argomento che veramente mi ha superato: avevo un contratto con un piccolo provider di adsl pagando con
    bolletini non disponendo di altri metodi, questo metodo era
    specificato nel contratto firmato, dopo anni e un rinnovo
    automatico mi arriva la notificazione che cambiava il metodo di
    pagamento a SEPA, quindi avalendomi del proprio contratto ho
    mandato la disdetta dato che nel contratto specificava che
    qualunque cambio delle condizioni che comportasse un onere dava il
    diritto di disdetta, questo nuovo metodo mi generava un onere dato
    che sono casalinga e non ho bisogno di un cc bancario e non mi
    serve a niente, quindi ho mandato disdetta, subito dopo mi
    chiamano dicendo che dovevo pagare 150 euro di disdetta come da
    contratto (in caso di recesso anticipato), ma loro mi hanno
    cambiato il contratto e io potevo avalermi di questo diritto senza
    penali (tra l’altro camufata da costo disattivazione), mi hanno
    mandato subito dopo 10 mila chiamate tipo stalking una
    raccomandata dal avvocato chiedendomi questa penale più spese
    legali. Ho contestato la fattura della disdetta aducendo la
    illeggitimita ecc tutto tramite pec, a loro e al loro legale,
    nessuna risposta, ora mi arriva la citazione al giudice di pace
    (citazione fatta dal avvocato con una data di aprile senza un
    orario) io veramente non so se ora mi devo presentare direttamente
    questo giorno o devo prima presentare qualche documento presso la
    cancelleria del giudice, non pagherò un avvocato perche non me lo
    posso permettere essendo proprio al limite della soppravivenza
    anche con una bambina disabile, veramente vorrei sapere cosa devo
    fare essattamente rispetto a questa citazione perchè ho letto che devo costituirmi in giudizio fino a 20 giorni prima dell’udienza. (tra l’altro mi si
    chiede anche una fattura che ho pagato), avevo chiesto consiglio
    da una associazione online e mi hanno detto di andare quel giorno
    ed esporre al giudice tutto quanto oralmente, ma mi hanno anche parlato di
    verbali, quindi dovrei redattare una risposta e una costituzione in giudizio per difendermi?, avevo pensato di
    usare questo:
    XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX
    ma non saprei se con questo compilato devo andare direttamente o
    presentarlo prima in cancelleria per dopo presentarmi (e se devo pagare), mi potete
    consigliare? (tra l’altro una associazione consumatori mi ha
    spiegato che chiedere una penale per disdetta è illegale secondo
    la legge Bersani e la fattura ha la dicitura “disdetta”), vi
    ringrazio in anticipo.
    A.P

    • Le consiglio di munirsi della copia del contratto e di tutta la documentazione necessaria, recarsi all’udienza e spiegare al Giudice le sue ragioni. Non è necessario redigere una comparsa di costituzione, potrà costituirsi in giudizio soprattutto se l’udienza si terrà al giudice di pace.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  114. Roberto scrive:

    Preg.mo Avvocato,
    sono stato destinatario di un avviso di notifica di un decreto di citazione a giudizio innanzi il giudice di pace (penale), che ancora devo ritirare.
    Nel novembre 2014 sono stato destinatario di una mail da parte di un dirigente sindacale indirizzata a me (n.q di segretario aziendale) ed ai mei colleghi, alla quale ho risposto nella medesima forma ovvero indirizzando la risposta al dirigente sindacale ed in carbon copy ai colleghi.
    Nel febbraio 2015 ho ricevuta una querela per diffamazione relativamente alla suddetta mail, premetto di non aver presentato controquerela poiché convinto dell’infondatezza della cosa e che la stessa venisse archiviata.
    Alla luce della citazione, volevo chiederle se secondo Lei, ammettendo che il giudice rilevasse la fondatezza delle motivazioni in querela, si configura il reato di diffamazione o solamente il reato di ingiuria visto che la mail è indirizzata al soggetto querelante e i colleghi sono solo in carbon copy.
    Grazie in anticipo

  115. Martina scrive:

    Salve vorrei delle delucidazioni:
    I miei genitori hanno fatto un mutuo per pagare la casa ma intestando la casa a mio zio poichè militare e quindi usufruisce di uno sconto particolare.
    Quindi così risulta che dopo la morte dello zio in questione in automatico i figli ricevono la casa. I miei genitori andarono dal notaio e hanno fatto in modo che mia sorella facesse delle donazioni a mio zio (Forse per testimoniare che la casa è sua e la paga lei??) Ma escludendo me, perchè?
    Mi hanno risposto che così si prenderebbero soldi dal mio contocorrente e allora non si può fare un conto con mia sorella?
    E se lo facessi con mia sorella e lì non trovano soldi, se li prendono dall’altro mio corrente??

  116. Franco scrive:

    Buona sera, sig. Avvocato
    Perdoni la domanda un pó sciocca, ma avendo due figli adolescenti (un ragazzo di 18 e una ragazza di 19 anni) spesse volte mi si ripresenta lo stesso problema: puntualmente, quando vanno al cinema o in discoteca con gli amici, mio figlio si lamenta della disparità tra il costo del suo biglietto di ingresso e quello della sorella. Stamattina, tornati da un compleanno in discoteca, il ragazzo si è lamentato di una cospicua disparità del costo del suo biglietto rispetto a quello della sorella che aveva speso addirittura la metà, dicendomi inoltre che per tale motivo aveva avuto una discussione con la cassiera, risoltosi però lo stesso nel pagamento del secondo lui eccessivo prezzo di ingresso. Mi chiedevo, se quello del locale fosse un comportamento lecito regolamentato dalla legge o un abuso da parte dello stesso a cui contestare questo eccessivo sovraprezzo. La ringrazio anticipatamente, cordiali saluti
    Franco.

    • Lecito e nella norma. Le discoteche adottano strategie di mercato che ritengono più convenienti. E la strategia da sempre adottata è quella di prevedere biglietti gratuiti ovvero a prezzi ridotti per le donne. Il motivo è presto detto: in una discoteca più donne entrano e presumibilmente più uomini paganti entreranno.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  117. Giulia scrive:

    Buongiorno, ho bisogno di una consulenza legale on line gratuita.
    Io e il mio fidanzato stiamo cercando un appartamento per andare a convivere. Abbiamo trovato quello che ci piace tramite un’agenzia, alla quale abbiamo consegnato la quota di una mensilità per fermare l’appartamento e che, una settimana dopo ci ha inviato via mail il contratto che dovremmo firmare (4+4).
    Eravamo stati informati del fatto che il proprietario dell’appartamento non è una persona fisica, bensì una società, ma leggendo il contratto abbiamo visto che tale società è attualmente in liquidazione. Nel contratto è anche indicato il nome del liquidatore che la rappresenta e, facendo una ricerca su internet, abbiamo constatato che questa persona ha avuto di recente dei guai giudiziari (coinvolto in un’inchiesta per bancarotta fraudolenta, due rinvii a giudizio per presunta evasione fiscale, ha provocato il fallimento dell’azienda di cui era titolare per debiti milionari…).
    Prima di firmare vorremmo sapere: quando l’azienda chiuderà, quali sono le possibili conseguenze per gli inquilini? Verrà fatto un nuovo contratto? E’ possibile che non ci venga più restituita la caparra (3 mensilità che dovremmo versare sul conto della società)? C’è qualche altro rischio o conseguenza a cui potremmo andare incontro?
    Grazie

  118. Stefano scrive:

    Buongiorno
    Le scrivo per chiederLe informazioni su come dovrei muovermi per chiudere una spiacevole pratica che Le vado ad illustrare.
    Ho acquistato nel mese di ottobre 2015 un PC portatile nuovo, marca Dell, dal loro sito ufficiale. pagato, messo in produzione e consegnato a novembre 2015.
    Da subito il pc in questione ha riscontrato problemi, e ho contattato l’assistenza (premetto che al momento dell’acquisto ho pagato un cospicuo sovapprezzo per inserire l’assistenza “premium” e la garanzia di sostituzione gratuita in caso di furto o danneggiamento).
    L’assistenza si è attivata per assistermi telefonicamente, tentando di farmi risolvere da solo il problema seguendo i loro consigli telefonici, ma senza successo.
    Tentativo provato 3 volte.
    Dopo questi inutili tentativi chiedo di intervenire in modo diverso, ma mi rispondono che non è possibile, solo via telefono. Allora chiedo il rimborso o la sostituzione. Da quella risposta nessuna risposta da parte loro, e chiusura di tutte le mie pratiche di assistenza aperte per il mio pc.
    Il giorno 15 febbraio mando una raccomandata con ricevuta di ritorno con la richiesta di rimborso, allegando tutto il materiale dimostrante il mal funzionamento del prodotto e la mancata assistenza (pagata!).
    Il 16 febbraio ricevono la raccomandata. Ad oggi 11 marzo sono ancora senza risposte.
    So che è mio diritto riavere quei soldi, o quanto meno un prodotto nuovo equivalente (il pc è stato pagato circa 3000€), ma non so come procedere.
    La ringrazio per la disponibilità
    Stefano

    • Come lei ha detto è sicuramente un suo diritto avere il rimborso. Ma in difetto di riscontro della società venditrice, temo proprio dovrà rivolgersi ad un legale per intraprendere le opportune azioni giudiziarie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  119. SANDRA scrive:

    Buongiorno Avv.
    vorrei una consulenza on line gratuita
    sono comproprietaria al 50% CON MIO PADRE DI UN IMMOBILE DI 4 PIANI SUDDIVISO IN SEMINTERRATO 2 APPARTAMENTI E MANSARDA IO E MIO MARITO DAL QUALE MI STO SEPARANDO GIUDIZIALMENTE ABITIAMO AL PRIMO PIANO CON 3 BAMBINI.SIAMO IN SEPARAZIONE DEI BENI
    MIO PADRE ESSENDO CONTRARIO ALLA MIA SEPARAZIONE MI HA CITATO IN CAUSA CHIEDENDOMI I SOLDI CHE HA SPESO X LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA E X L’ACQUISTO A CUI ANCH’IO HO PARTECIPATO CON PAGAMENTO DI MUTUO.MIO PADRE HA FATTO TUTTO DA SOLO X QUANTO RIGUARDA PREVENTIVI E RELATIVE SCELTE DI MATERIALI E DITE SENZA MAI CONSULTARMI E ANCHE IL PRESTITO X LA RISTRUTTURAZIONE ERA A NOME SUO. SONO OBBLIGATA A RIDARGLI I SOLDI E QUESTO PUO’ INFLUIRE SULL’AFFIDAMENTO E ALLOCAZIONE DEI BAMBINI GRAZIE E SCUSI IL DISTURBO

    • Parto dalla fine. Nooo. Assolutamente questi non sono problemi che incidono sull’affidamento dei figli. Quanto alla causa intentata da suo padre, se ha agito di sua iniziativa, deve presumersi che abbia speso quei soldi per spirito di liberalità verso di lei, e quindi difficilmente potrà pretenderne ora la restituzione.
      Cordialmente

  120. Alessandro Mora scrive:

    Buonasera, avrei bisogno di un consiglio riguardante il rimborso di un evento annullato.
    Mi spiego, i fatti risalgono al luglio 2015, dove a Genova si sarebbe dovuto tenere un concerto colorato, della catena dei festival “Holi”, format ispirato alle tradizioni indiane. Ebbene, meno di 24 ore prima dell’evento, l’amministrazione pubblica ha bloccato tutto fornendo spiegazioni generiche circa la pericolosità di tali poleri. Bene, concerto ed evento annullato e tutti a casa. Il problema èerò è il segunete: c’era ovviamente necessità di acquistare dei biglietti per poter accedere alla zona del festival. questi biglietti si trovavano in piccola parte su ticketone (andati presto esauriti) e in larga parte venduti da ragazzi, “PR” , che vendevano i biglietti facenti parte del circuito “Piemonteticket”, società che non prevede il rimborso (tantomeno a me che li ho acquistati per strada praticamente) e una volta interpellati non si pongono il problema del rimborso e demandano alla ditta organizzatrice.
    Ora, la ditta organizzatrice, o almeno la ditta che ha sempre fatto le veci del festival, ha fatto ricorso al TAR di Regione Liguria e in data 1 10 2015 la risposta divulgata sui mezzi social è stata “Il TAR ha rigettato la difesa presentata dall’Avvocatura dello Stato per conto della Prefettura, rinviando il giudizio finale di merito in sede civile nel giro di un paio di mesi.
    Mentre il rimborso dei biglietti acquistati sui circuiti elettronici e’ già stato effettuato, ci troviamo di nuovo a dover posticipare il rimborso per i biglietti acquistati dai “pr” alla prossima udienza.”.. Sono passati già 6 mesi! un privato cittadino ha facoltà di verificare l’avanzamento di un ricorso e lo svolgimento delle udienze?
    Ora la situazione si è ancora complicata ulteriormente in quanto la società che era in prima linea prende le distanze e dice che la responsabile dei biglietti che deve provvedere al rimborso è un’altra società di cui i riferimenti sono stati resi pubblici.

    La mia domanda è, io avrò modo di avere indietro i miei soldi? siamo in molti nella stessa situazione, se ci unissimo potremmo avere un rimborso dalla società citandola in giudizio? ma i soldi per le spese processuali immagino che li debba mettere la parte denunciante, almeno in un primo momento.. e non so se per 90 euro ne valga la pena.. Chiedo un gentile suo parere.

    Grazie in anticipo.

  121. alberto scrive:

    Buongiorno, richiedo una consulenza legale on line gratuita.Il caso e’ questo:
    Ho ricevuto tramite raccomandata a.r. dal curatore del fallimento dell’impresa edile che ha eseguito dei lavori presso il mio immobile la richiesta di saldo di una fattura del giugno 2008 per un ammontare di euro 550.
    Non vi e’ accenno (stranamente) ad interessi.
    Sono tenuto a pagarla o la fattura e’ gia’ caduta in prescrizione?
    Preciso che si tratta di una fattura fra impresa e privato.
    Se debbo pagarla posso richiedere l’invio di copia della suddetta (tramite mail ,ad esempio?)
    Molte grazie e complimenti per l’ottimo servizio.

  122. Laura scrive:

    Salve.chiedo un parere legale gratuito
    Ho subito il furto del mio veicolo il 7 gennaio 2016 chiedo risarcimento alla mia assicurazione con la quale avevo una polizza che prevedeva il valore a nuovo 10400 euro se rubata entro 2 anni dall’acquisto.
    Mi danno risposta che mi liquidato solo 5700 euro perché la macchina non aveva fatto il tagliando previsto a 35000 km o 24 mesi .clausola prevista nel contratto.

    Premetto che la macchina l’ho acquistata ad aprile 2014 a km0 immatricolazione del 30 ottobre 2013.io pensavo che il tagliando andava fatto a 2 anni di effettIvo utilizzo non dalla immatricolazione.
    In più cmq un tagliando è stato fatto l’anno scorso ma gratis perché regalato in sede di contrattazione dell’acquisto, non ho prove ma la concessionaria dove è stato fatto il tagliando ha fatto una dichiarazione scritta dove appunto attestata l’ effettIvo avvenimento del tagliando, nonostante ciò mo negano il rimborso totale
    Cosa posso fare?
    Grazie

    • Le assicurazioni fanno di tutto per non pagare il dovuto. Credo le convenga chiedere l’intervento di un legale. Mi raccomando: se si rivolge ad un avvocato, si faccia fare un preventivo per iscritto riguardo l’attività che dovrà svolgere per evitare spiacevoli sorprese.
      Cordialmente

  123. Marcello scrive:

    Buongiorno, vorrei mi si sciogliesse un dubbio: ho ricevuto una lettera raccomandata dall’avvocato del proprietario della casa in cui abito in affitto; in questa lettera l’avvocato mi chiede, oltre ad un determinato pagamento, anche 100€ per la sua prestazione, utilizzando questa dicitura:
    “per un totale di XXX€ OLTRE €100 PER IL PRESENTE INTERVENTO.”
    è legale questa pratica?
    grazie per la cortese attenzione

    • L’avvocato chiede di essere pagato da lei per la lettera, e può farlo, come lei può rifiutarsi di pagarlo. Provveda al pagamento della somma dovuta al proprietario di casa, e lasci che sia il proprietario di casa a vedersela con il legale.
      Cordialmente

  124. Franco scrive:

    Buongiorno
    Mi chiamo Franco
    Se possibile, desidererei un parere legale gratuito relativamente alle problematiche di condominio.
    Si tratta di questo:
    Circa 6 mesi fa dallo stabile ove io possiedo un appartamento, s’è staccato un pezzo di intonaco dalla facciata. Sono intervenute le autorità (vigili urbani e pom pompieri).
    I pompieri, a detta dell’amministratore hanno imposto l’installazione di una mantovana per la messa in sicurezza dell’edificio (ciò ha comportato e comporta costi di noleggio di ponteggi e di occupazione suolo pubblico).
    Nel corso dell’ultima assemblea (circa 2 mesi fa) ho chiesto all’amministratore se si potevano far effettuare le riparazioni per far rimuovere le mantovane. Questi mi ha risposto che i pompieri non avrebbero consentito alla rimozione perchè nessuna ditta avrebbe mai rilasciato una dichiarazione di messa in sicurezza dell’edificio. Successivamente per le vie brevi (quindi senza alcun tipo di testimonianza) ho richiesto sempre all’amministratore se si potevano effettuare i lavori per il ripristino e questi mi ha risposto che lui è in possesso di dichiarazioni che l’edificio è in sicurezza, ma che i pompieri negano il permesso della rimozione di queste mantovane.
    Ciò premesso e tenuto conto del fatto che vi sarà a breve una assemblea straordinaria per decidere il rifacimento delle facciate (cosa che sicuramente se si farà non avrà certo tempi brevi), ho il sospetto che questo amministratore per tenda a non far fare i lavori di ripristino dell’intonaco staccato (peraltro modesti) al finer di caldeggiare il rifacimento delle facciate (2 corpi – 8 facciate) col quale realizzerebbe, legalmente (come previsto dal mandato), profitti di rilevante entità.
    Inoltre c’è anche da considerare il fatto che questo amministratore ha l’appoggio di un consigliere il quale a proprio nome e a nome di altri condomini a lui vicini, ha le deleghe di circa il 50% dell’intero stabile.
    Mi domando quindi quali azioni potremmo intraprendere per poterci tutelare da spese inutili e/o se è possibile diffidare sia l’amministratore e il consigliere (e i suoi amici) affinché cessi questo stato ci cose.
    La ringrazio e porgo auguri di buon lavoro
    Franco

    • Non conosco la situazione dello stabile, ma se da quanto lei afferma sembrerebbe proprio che la soluzione migliore sia la realizzazione dei fatidici lavori di ristrutturazione interessanti al facciata dello stabile stesso. Comunque potreste chiedere all’amministratore la nomina di un consulente tecnico affinchè verifichi se è possibile risolvere il problema con i più esigui lavori da lei prospettati.

  125. Francesca scrive:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Due anni fa ho avuto un figlio dal mio ex compagno. Anche se abitavamo insieme avevamo indirizzi di residenza in comuni diversi (ma nella stessa provincia). Alla nascita il bambino è stato automaticamente iscritto presso il mio indirizzo anche se avevamo tutti il domicilio presso l’abitazione del padre. Dopo circa 5 mesi abbiamo spostato la residenza del bambino dal padre, quindi io risultavo residente da sola in un posto mentre il bambino risultava residente con il padre in un altro. Quando il bambino ha compiuto 1 anno io e suo padre ci siamo lasciati. Per accordi comuni il bambino sta una settimana dal padre e una da me, risulta però sempre residente dal padre. Avendo io trovato un compagno fisso, che però abita in un altra provincia, a 5 ore di macchina da dove abito io, è possibile in qualche modo che io cambi residenza e richiedere che il bambino venga con me? Al momento mio figlio ha 2 anni. Premetto che non lavoro e sto seguendo un corso universitario telematico.

    Ho già effettuato questa domanda presso il Vostro sito qualche settimana fa ma mi è stata cancellata.
    In attesa di una Vostra cordiale risposta
    Buona giornata

    • Gentile signora Francesca,
      lei e il suo ex compagno siete a tutti gli effetti genitori che avete in affidamento vostro figlio minore. Prima di fare un passo del genere, le consiglio di formalizzare la vostra separazione di fatto e rivolgersi al Tribunale affinchè disciplini il regime di affidamento, ivi inclusa la collocazione domiciliare del minore (a 2 anni di età è impensabile un alternanza del genere) ed il diritto di visita per il genitore non collocatario, oltre al mantenimento da parte del non collocatario per il figlio minore. Tutto ciò, mi creda, è prioritario rispetto al resto in quanto ne va della tutela di vostro figlio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  126. Gemma Tasselli scrive:

    Buongiorno avvocato, richiedo un parere legale gratuito.
    Siamo ditta artigiana e vantiamo un credito di circa 3.000 euro. Il cliente moroso è sottoposto ad azione giuridica penale da parte della Procura, con sequestro di tutti beni mobili ed immobili (autovetture già pagate, conti correnti, etc.) per truffa a danni di terzi acquirenti e per evasione fiscale.
    Siamo in possesso di cambiali impagate con valore di titolo esecutivo.
    E’ possibile rivolgersi al giudice di pace e richiedere un pignoramento dei beni nonostante il sequestro effettuato dalla Procura e dalla Guardia di Finanza?
    La ringrazio anticipatamente per sapere come muoverci a tutela dei ns. interessi.
    Cordiali saluti
    Gemma Tasselli

    • Non tanto per la truffa, ma per l’evasione fiscale il sequestro dovrebbe avere natura di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il condizionale è d’obbligo non conoscendo il procedimento penale. In ogni caso azionerei la procedura esecutiva. Le cambiali come titolo esecutivo danno legittimazione ad agire con precetto e proverei comunque a pignorare quei beni. Il Giudice dell’esecuzione dovrà probabilmente sospendere la procedura esecutiva e voi potreste rivolgervi al Giudice penale per un incidente d’esecuzione chiedendo lo svincolo dei beni non appartenenti a terzi, e comunque delle somme a voi dovute.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Marco scrive:

      Buona sera avvocato .. Avrei bisogno di un parere on-Line gratuito . Dopo una lettura del contatore dell acqua mi sono accorto di una grossa perdita acqua nn visibile (occulta) si parla di molti metri cubi più di 2000 e quindi suppongo che la bolletta sarà molto salata come mi devo comportare ????

      • Contesti la bolletta e chieda una verifica del contatore dell’acqua.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

        • Giovanna Carminati scrive:

          Buongiorno, avrei necessità di un consulto gratuito.
          Mia zia anziana soffre di demenza senile, è coniugata con persona coetanea invalida fisicamente ma senza alcun problema dal punto di vista mentale, di testa è completamente indipendente e prende quotidianamente decisioni di ogni genere. Il problema è che si trova in totale disaccordo con la cognata per le decisioni che riguardano la moglie. La sorella decide in che ospedale andare e a quale specialista rivolgersi senza tener conto del parere del marito. Legalmente è possibile che sia solo il marito a decidere per la moglie? È possibile escludere la sorella?
          Grazie di tutto!

          • Sicuramente, in questa situazione le decisioni competono al marito, il quale, se vuole, può impedire alla sorella di assumere qualsivoglia decisione sulla moglie, giungendo finanche a diffidare i dipendenti, medici infermieri dal dare informazioni inerenti dati sensibili, come la salute, della moglie a persone diverse da lui, inclusa la sorella della moglie.
            Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

    • Claudia angelo scrive:

      Salve!disturbo per una consulenza in line gratuita in merito all’acquisto di un immobile.lo scorso luglio una famiglia ha immesso on line su una piattaforma immobiliare un appartamento in vendita.dopo averlo visionato più volte con mio marito abbiamo fatto due proposte.la prima rifiutata,la seconda formalmente nè accettata nè rifiutata,(quindi in bilico..)ma verbalmente accettata.naturalmente le proposte sono
      State fatte secondo quanto previsto e con assegno non incassabile rilasciato all’agenzia.i signori venditorii nel frattempo,in seguito a ciò,hanno
      Tolto la casa on line.più volte incitati per un compromesso,lo hanno posticipato perché non ancora in possesso del nuovo appartamento.inizialmente erano in trattativa per un immobile poi,andata male la trattativa,son saltati anche i tempi del nostro acquisto.ad oggi sono ancora alla ricerca di un appartamento e noi..lasciati in bilico.normalmente non si mette una casa in vendita se non si sa dove andare però i signori lo hanno capito tardi.a fronte di ciò abbiamo perso
      Non solo tante occasioni di case,ma tempo,soldi di affitto..tassi di mutui favorevoli..cosa si può fare a fronte di ciò ?è possibile richiedere i danni per aver temporeggiato in questa vendita e non risolto formalmente la proposta?ed è possibile avvalersi a qualcosa per acquistare questo immobile?grazie .

  127. Valeria scrive:

    Buongiorno,
    avrei bisogno di una consulenza legale on line gratuita in merito alla separazione dei beni.
    Io e mio marito abbiamo acquistato una casa pagando rispettivamente il 15% delle spese (casa, mobili, spese notaio, etc) io e il restante 85% lui. La casa però è intestata solo a lui e siamo in regime di separazione dei beni.
    Se dovessimo divorziare e lui tenesse la casa, sarebbe possibile per me avere indietro la somma che ho investito nell’acquisto della casa? C’è un modo nel quale posso dimostrare che anch’io ho contribuito all’acquisto e quindi posso riavere quella cifra?
    Questo vorrei capire come funziona sia in caso di divorzio con figli che senza figli.
    In attesa di un gentile riscontro, ringrazio per l’attenzione.

    • Il problema è se i soldi che lei ha messo nell’acquisto della casa sono tracciati, ovvero esiste traccia che sia stata lei ad effettuare quei determinati pagamenti? Perchè è ovvio che nonostante tutti, la casa risulta intestata solo a lui, unico proprietario dell’immobile. Se la domanda è se lei può richiedere la restituzione di quei soldi, la risposta è affermativa, il problema sta invece nel provare quanto sopra indicato.
      In caso di separazione con figli, quella casa se è l’abitazione dove vivete, viene assegnata, di regola, al genitore con cui vengono collocati i figli minori: di solito la madre.
      In assenza di figli, non esiste assegnazione, essendo l’immobile di proprietà esclusiva di suo marito.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  128. Francesco scrive:

    Gentile avvocato,
    la ringrazio per l’attenzione e se avrà la gentilezza di rispondere.
    La mia domanda pertiene a una delicata questione legata al diritto successorio.

    L’oggetto della questione sono alcuni immobili: mio nonno ne era l’originale proprietario e decise di donarli ai suoi tre figli (germani: che onde evitare confusione chiamerò Carlo, Giorgia e Maria), con l’intento di garantire loro un ragionevole grado di sussistenza vita natural durante. Vorrei premettere che mio nonno, che è ancora in vita, è l’ultimo discendente di una famiglia nobile ormai quasi del tutto estinta e sperava fortemente che mio zio, unico figlio maschio, procreasse affinché il cognome non risultasse estinto. A tal proposito, ha donato a mio zio Carlo una porzione consistente della villa storica della nostra famiglia, oltre ad almeno due proprietà, che egli ha recentemente ampliato a tre comprando anche una porzione della già citata villa stavolta donata da mio nonno a mia zia Giorgia. Mio zio Carlo, in termini più semplici, possiede i 2/3 tramite donazione antecedente alla comunione dei beni della villa, oltre che successiva compravendita, in questione mentre mia madre Maria – che vive in regime di separazione dei beni – ne possiede 1/3.

    Mio zio, purtroppo, non ha avuto eredi e sua moglie è ormai oltre l’età fertile. Idem la sorella di mia madre, mia zia Giorgia.
    A oggi, tra mio nonno e la moglie di mio zio, che chiamerò Roberta, non corre buon sangue – perlopiù per taciuti supposti atti disonesti (nello specifico, piccoli furti) perpetrati da mia zia Roberta ai suoi danni, a cui si aggiunge la delusione per il mancato erede e il fatto che mio zio abbia insistito per la comunione dei beni nonostante mia zia Roberta, a conti fatti, non lavori e non contribuisca effettivamente in alcun modo al benessere economico della coppia.

    Mio nonno è in altre parole molto preoccupato dal potenziale depauperamento dell’intero frutto delle sue fatiche che per sua volontà rimarrebbero “inter nos”, o piuttosto “inter familias”, e rischio per me e mia sorella, a oggi suoi ultimi discendenti per linea di sangue, di ritrovarsi con ben poco rispetto a quanto lui voleva ereditasse coloro che fossero diretti discendenti in linea di sangue. In aggiunta, vi sarebbero una serie di autentiche beffe sia per mia madre che per mia zia (transitivamente anche per chi le scrive): se mio zio morisse prima di mia zia, per esempio, mi è parso di capire che in assenza di ulteriori disposizioni sarebbero i fratelli e nipoti di mia zia a spartirsi i 2/3 ereditati dal coniuge del patrimonio “ufficialmente” di entrambi (ma praticamente solo di mio zio), mentre a mia zia Giorgia e mia madre Maria andrebbero 1/6 ciascuna del totale precedentemente ripartito.
    Insomma, è quanto di più lontano ci sia dai desideri di mio nonno e onestamente anche a me, parente e non semplice affine, arreca sconforto e sgomento.

    Ciò che mi interessa, invero, più che tutelare la mia quota di eredità in senso stretto, è tutelare i desideri di mio nonno – colui che ha lavorato e lottato per quegli immobili (non immagina i decenni di peripezie legali per riottenere la villa) – che non sopporta l’idea che diventino “proprietà”, possibilmente persino maggioritaria, di un gruppo di persone che non hanno, ai suoi occhi, nulla a che fare con la famiglia, senza aver dato alcun contributo economico e nei riguardi di cui peraltro non nutre alcuna stima andando a penalizzare, poi, quelli che sono i suoi veri affetti.

    So innanzitutto, e gradirei ivi conferme, sul fatto che, in materia di diritto successorio:

    – La casa principale ottenuta tramite donazione del genitore, salvo precisa richiesta e conseguente atto notarile, è di proprietà del figlio e data automaticamente in usufrutto al coniuge nel caso in cui il figlio muoia per primo. A morte sopraggiunta del coniuge stesso, la ripartizione della quota dovrebbe essere del 100% tra i parenti più prossimi del proprietario originale, ossia il figlio. Il discorso vale anche per i beni personali del coniuge stesso antecedenti al matrimonio o definiti tali successivamente allo stesso.

    – Tutti i beni, immobili compresi (acquistati, per esempio, vendendo una casa e comprandone un’altra con la liquidità ottenuta dalla vendita antecedente) rientrano normalmente nella comunione se questa è stata decisa dai coniugi. Ai parenti più stretti, anche di chi ha contribuito materialmente all’acquisto nella sua interezza, spetterebbero le normali quote specificate per la successione legittima (2/3 o 1/3), salvo diversa disposizione che può comunque al massimo elevare l’1/3 all’1/2.

    Appurati i due punti riportati sopra, le mie domande sono:

    1. Come può, semmai potesse ancora fare qualcosa dopo aver donato ai figli tutti gli immobili – di cui non è più proprietario – meno quello in cui vive con mia nonna, muoversi mio nonno al fine di raggiungere il suo scopo, ossia lasciare quanto più possibile ai suoi eredi legittimi? C’è, per quanto – ahimé – improbabile mi suoni, qualche diritto che può esercitare il donatore dopo la donazione di un immobile o evitarne il depauperamento?

    2. Ancora giusto a titolo di conferma, come eredi legittimi di mio zio, potrebbero mia zia e mia madre avanzare qualche diritto affinché la loro quota non venga depauperata? Siccome mio zio ha, per esempio, già deciso di vendere un immobile e quindi privare i miei parenti di una porzione di eredità che spetterebbe loro (il frutto della vendita, suppongo, andrà in comunione dei beni)? O sarebbe, come credo, una prevaricazione del diritto di mio zio di disporre del suo bene personale – seppur donato da mio nonno – come crede?

    3. In generale, cosa consiglierebbe di fare a mio nonno, che sarebbe disposto a qualunque cosa pur di salvaguardare i suoi consanguinei nella spartizione delle sue proprietà ed ex-proprietà? Ritiene che, anche se poste in via informale in un testamento olografico, dichiarazioni come “desidererei che gli immobili che ho donato o i proventi degli stessi rimanessero ai miei eredi legittimi e non a estranei” potrebbero avere una qualche utilità o un qualche peso? C’è qualche modo in cui può ancora far valere la propria volontà o ha “perso tutto” nel momento in cui ha donato l’immobile a mio zio? Il problema è che lo trattiamo come se fosse un’eredità, ma il proprietario a oggi è mio zio.

    Rileggendo le domande, purtroppo, mi rendo conto dell’effettiva audacia di tali richieste.

    Ringraziandola per la lettura e per il suo tempo, le auguro cordialmente un buon lavoro.

    Francesco

    • Anche dopo che la donazione è perfezionata e ha iniziato a dispiegare i suoi effetti, la legge prevede due ipotesi in cui può divenire inefficace con la revoca.
      La prima ipotesi di revoca si verifica nel caso di ingratitudine del donatario: in tal caso l’azione giudiziale ed il relativo provvedimento di revoca sono volti a sanzionare il comportamento irriconoscente del donatario.
      Il secondo caso si verifica in caso di sopravvenienza di figli del donante: la legge infatti presume che se il donante, al momento della donazione, avesse saputo che sarebbero sopravvenuti dei figli, non avrebbe deciso di compiere l’atto di liberalità.
      Entrambi i casi non sembrerebbero, assolutamente, essere inquadrabili nella fattispecie da lei esposta.
      Fin quando suo zio è in vita, gli eredi legittimi non possono entrare nel merito delle modalità con cui gestisce il proprio patrimonio.
      Quanto alla terza domanda la risposta è implicita nelle considerazioni sulla revoca della donazione.

  129. In primo luogo, impugnare presso la commissione tributaria la cartella esattoriale, poichè il titolo che legittima la cartella, ovvero la presunta inadempienza all’obbligo di pagare la multa, è insussistente. Quanto ai danni o alle scuse ufficiali, dubito che le vengano riconosciute. Il nostro sistema fiscale è opprimente e ingiusto.
    Cordialmente
    Avv. Francesco Meatta

  130. marco scrive:

    Salve,
    in generale, la prestazione professionale, condizionata all’iscrizione ad apposito Ordine, ma esercitata esclusivamente in proprio favore, è da considerarsi esercizio di attività professionale che comporta l’obbligo di produrre al rispettivo Ordine l’autorizzazione dell’amministrazione pubblica di cui si è dipendenti?
    Ad esempio, un avvocato che ai sensi dell’Art. 86 cod. proc. civ. si avvale della possibilità di stare in giudizio senza difensore ha l’obbligo di ottenere l’autorizzazione all’esercizio della prestazione professionale in proprio favore da parte dell’amministrazione pubblica di cui fosse dipendente a tempo pieno e indeterminato?

    • Bisogna distinguere l’art. 86 c.p.c. dall’art. 82 c.p.c.. L’art. 86 c.p.c. parla chiaro laddove stabilisce che la parte può stare in giudizio personalmente e “difendersi da solo” quando ha la qualità necessaria. Per qualità necessaria deve intendersi l’iscrizione nell’albo professionale. In altri termini, un avvocato, iscritto all’albo, in una causa civile in cui è parte, non ha necessità di conferire la procura alle liti ad altro avvocato, e può difendersi da solo. Diverso è il caso dei pochi sporadici casi in cui si prevede il caso della parte, la quale non sia un avvocato iscritto in apposito albo, può stare in giudizio da solo senza il ministero di un difensore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  131. antonella scrive:

    salve avrei bisogno di una consulenza riguardo una situazone che mi è capitata qualche mese fa. Circa tre mesi fa purtroppo a seguito di un momento difficile e di disperazione, che non giustifica il mio comportamento, sono finita in un giro di cartomanti, fortunatamente durato poco. Nella rabbia ho pensato di fare una segnalazione anonima ma telefonica alla polizia postale ed ad un commissariato di polizia. Adesso ho un po’ paura in quanto non vorrei essere coinvolta in qualche accertamento o peggio ancora se mi denunciasse per calunnia, con tutto che mi ha truffato. Le segnalazioni anonime vengono prese in considerazione dalle forze dell’ordine? Il fatto che siano passati tre mesi è possibile che non abbiano fatto alcun controllo? il sito è ancora aperto. La somma è irrisoria circa 400 euro, ma ripeto è stata fatta piu’ per rabbia. Non posso ritirarla?
    Quali conseguenze potrei avere? grazie anticipatamente

    • Le segnalazioni anonime non sempre vengono prese in considerazione. Ma se lei è stata truffata, ben ha fatto ha segnalare il fatto alla Polizia. In quanto anonima, la segnalazione non comporta la sua identificazione, quindi, ove la polizia decidesse di indagare sul sito di cartomanti, si concentrerebbe su di loro, e non su di lei. Il fatto che ad oggi il sito è ancora aperto, non significa necessariamente che la sua segnalazione non ha avuto riscontro, in quanto la polizia potrebbe indagare, come normalmente accade, sotto traccia.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  132. Marco scrive:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Stiamo parlando di un episodio successo sul lavoro. Questo il fatto: un magazziniere, involontariamente e a causa della troppa fretta, ha effettuato una spedizione sbagliata. L’azienda vorrebbe che lui risarcisse i costi della spedizione. L’azienda può farlo? Cosa può fare il magazziniere senza cadere in polemiche che potrebbero solo nuocergli? E’ giusto chiedere una comunicazione scritta da parte dell’azienda sulla richiesta di rimborso danni? La cifra va detratta dalla busta paga?
    Grazie mille

    • Molto dipende dal contratto tra il magazziniere e l’azienda. Normalmente se è previsto il rischio per il lavoratore che a fronte di involontari errori sia tenuto a subirne le conseguenze economiche, d’altro lato, allo stesso tempo, si prevede, di solito, anche un indennità di rischio. Nel contempo, però, chiedere che venga messa per iscritto la richiesta del datore di lavoro è un diritto, e non vedo come potrebbe ritorcersi contro il lavoratore.
      Avverto: queste mie considerazioni hanno carattere generale e prima di ogni mossa, consiglio di rivolgersi di persona ad un legale con i documenti necessari per un più puntuale quadro della situazione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  133. Giovanni scrive:

    Buongiorno sig. avvocato, richiedo cortesemente una consulenza legale on line gratuita:
    Mia moglie è proprietaria di un appartamento ove al piano superiore c’è un altro appartamento di proprietà di suo fratello (i rapporti sono difficili e non si parlano). Mia moglie vuole vendere il suo appartamento, il fratello con proprietà del piano superiore ha diritto di prelazione? dobbiamo informarlo mediante lettera normale o raccomandata? e mi dovrebbe dare risposta entro un certo intervallo di tempo?
    Inoltre, l’appartamento del fratello ha una terrazza che al di sotto di essa coincide esattamente la sala dell’appartamento di mia moglie. Essendoci delle grosse infiltrazioni dovute a ristagno d’acqua nel terrazzo quando piove, sta creando umidità e muffe sul soffitto della stanza di sotto. Abbiamo fatto presente al fratello con lettera semplice circa un mese fa, della necessità di riparare il terrazzo, ma non abbiamo ricevuto risposta. Come devo comportarmi? dovrò fare una raccomandata con ricevuta di ritorno?
    La ringrazio anticipatamente e le invio cordiali saluti
    Giovanni

    • Se sua moglie e suo fratello non sono in comunione ereditaria dei due appartamenti ed ognuno ha la proprietà esclusiva del proprio appartamento, non c’è alcun diritto di prelazione in favore del fratello di sua sorella.
      Quanto alle infiltrazioni, sicuramente conviene inviare una missiva con raccomandata a/r tesa a richiedere un intervento manutentivo sul terrazzo affinchè le infiltrazioni non proseguano oltre al risarcimento del danno causato dalle infiltrazioni o in alternativa il lavoro di ritinteggiatura all’interno dell’appartamento di sua moglie. Ovvio che, in assenza di riscontro a fronte della raccomandata a/r, vi conviene rivolgervi di persona ad un legale per intraprendere le azioni giudiziarie necessarie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Giovanni scrive:

      La ringrazio molto.
      Cordiali saluti
      Giovanni

  134. Giovanni scrive:

    Buongiorno, vorrei adottare la figlia maggiorenne (ovviamente lo vuole anche lei da anni) del precedente matrimonio di quella che poi è diventata mia moglie. La ragazza porta il cognome del padre ma dai tre anni fino all’attuale maggiore età è stata cresciuta dal sottoscritto e dalla madre. Il padre scarsamente presente nei primi anni di età e andato via via scomparendo dalla sua vita. La ragazza vorrebbe non portare il cognome del padre ma avere solo il mio. E’ possibile? Se il padre volesse intralciare il procedimento potrebbe farlo anche se lei è maggiorenne? La ragazza con il nuovo cognome avrebbe problemi con i vari documenti (es.: diploma)? Il costo medio per l’assistenza legale per un procedimento del genere di quanto può essere? La tempistica?
    Ringrazio

    • Quanto al costo non saprei darle indicazioni precise. Requisito per procedere all’adozione, nel caso di specie, è il consenso dei genitori dell’adottando. Il padre potrebbe esprimere il proprio dissenso e questo costituirebbe un serio ostacolo all’adozione, anche se il tribunale, nonostante il dissenso del genitore, in alcuni caso può autorizzare comunque l’adozione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  135. andrea scrive:

    Buongiorno Avvocato,
    sono laureato in Giurisprudenza (vecchio ordinamento) e volevo sottoporLe un quesito riguardante la figura del consulente legale stragiudiziale. Faccio presente che mi sono laureato mentre lavoravo e dovevo mantenere la mia famiglia e pertanto non ho potuto seguire l’iter del praticantato,dato che appunto mi serve uno stipendio fisso. Mi piacerebbe essere di aiuto a coloro che sono in difficoltà, e mettendo a frutto gli anni di studi volevo sapere se potevo,aprendo una partita iva, fare il consulente legale stragiudiziale. Ho chiesto a destra e a manca,ma nessuno mi ha saputo dare indicazioni ben precise,anzi sono stato pure ragguagliato per un eventuale problema per esercizio abusivo della professione. Nel frattempo ho fatto anche il corso da mediatore civile,ma nonostante l’iscrizione a 5 organismi di conciliazione nessuno mi ha mai contattato.
    La ringrazio anticipatamente e le porgo

    Distinti Saluti

    Dott. Andrea Mazzei

    • Il problema è abbastanza complesso perchè l’ordinamento forense prevede che l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati. Dal mio personale punto di vista, questa norma dovrebbe tradursi nel senso che lo svolgimento di attività di consulenza legale quando costituisca il presupposto cognitivo per decidere se promuovere una causa ovvero quando costituisca derivazione di una causa pendente /come nel caso di trattative stragiudiziali per definire in via transattive la vertenza), sarebbero di competenza dell’avvocato ove la citata attività sia svolta in modo organizzato sistematico e continuativo. Ergo, quando non ricorrono i citati presupposti ben può il laureato in giurisprudenza svolgere un attività intellettuale consistente nel servizio di consulenza legale in ambito stragiudiziale. Certo aprire la partita iva forse non è conveniente a meno che la mole di lavoro non sia così elevata. Normalmente si procede in questo modo quando la consulenza legale viene svolta per molteplici società e quindi si hanno importanti entrate annuali.
      Questa è la mia interpretazione della norma e sembrerebbe la stessa giurisprudenza orientata in tal senso.
      Quanto agli organismi di conciliazione, si è risposto da solo.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • andrea scrive:

        La ringrazio mille,per la Sua esaustiva e celere risposta,spero di poter contribuire nel mio piccolo ad aiutare qualcuno e veder così appagati moralmente gli anni di studio. La ringrazio ancora e buon lavoro.
        Distinti Saluti
        Dott.Andrea Mazzei

      • Giovanni scrive:

        Salve, ho scritto un commento qualche giorno fa, ma non ho ricevuto risposta

        lo riporto qui nel caso ci fossero problemi di visualizzazione

        Buonasera,

        sono un ragazzo di 24 anni in difficoltà con i propri genitori.
        Sono stato via per due anni e mezzo da casa per laurearmi e sono tornato da poco.

        Loro non mi sostengono in nulla, io pago tutte le mie cose. Loro provvedono solo a cibo e lavaggio dei vestiti. Sporadicamente mi hanno dato qualcosa, ma solo per soddisfare un loro desiderio (per esempio la festa di laurea -costata poco sia chiaro- fatta “perché va fatta” secondo loro).

        Fin qui va bene, lo accetto. Ma la loro meschinità è emersa in queste settimane in cui ho un problema urologico di una certa importanza e non mi stanno assistendo! Io ho sempre lavorato, ma in questi giorni non posso. Loro mi stanno facendo spendere i soldi che ho conservato per l’università.

        Sono sempre prepotenti con me e i miei fratelli, e io siccome mi sono stufato ho deciso di non sottostare più alle loro vessazioni.

        Loro sono i tipici genitori che su cento cose che dovrebbero (desiderare di) fare, ne fanno due e te le rinfacciano giustificando le altre che non faccio.

        Come posso far valere i miei diritti? Non voglio che mi diano chissà cosa, ma loro mi vogliono via di casa. Vorrei che loro mi dessero il minimo, quel qualcosa che mi permettesse di curarmi e studiare. Ne ho diritto?

        Grazie

        • I genitori hanno l’obbligo morale e giuridico di provvedere al mantenimento dei figli, sia per il loro sostentamento e per le necessarie cure mediche, sia per la realizzazione delle loro aspirazioni e del loro percorso formativo di studi. Indubbiamente, fin quando i figli non sono autonomi, l’obbligo persiste in capo ai genitori, i quali non possono esimersi dal loro dovere che, come lei ha giustamente osservato, dovrebbe ancor prima essere un desiderio. Se i suoi genitori le fanno mancare i mezzi necessari per la sua sussistenza e per il suo percorso di studi, potrà rivolgersi ad un legale per valutare se, carte e documenti alla mano, esistono i presupposti per azionare un procedimento per conseguire gli alimenti dai suoi genitori.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  136. cristina giannotti scrive:

    buongiorno,
    volevo chiedere una consulenza gratuita on line porgendovi il seguente quesito:
    io ho intestata un’automobile. Due anni fa volevo liberarmene, quindi anche solo regalarla, essendo abbastanza vecchia (1999) pur di liberarmene, come alternativa alla rottamazione. Tale veicolo l’ho dato al figlio dei miei vicini di casa, all’epoca ero andata al comune a firmare l’atto di vendita e poi mi aveva detto questa persona che avrebbe fatto il trapasso. Circa 6 mesi fa mi è stata recapitata una multa presa col suddetto veicolo, io ho contattato questa persona in possesso dell’auto e mi ha detto che l’avrebbe pagata e che non aveva fatto il trapasso e ormai la macchina la voleva far rottamare da lì alla fine del 2015 e mi avrebbe chiamato per andare a firmare appunto per la rottamazione. Poi non ho sentito più nulla, ieri è arrivata un’altra multa datata 2014 e mai pagata. Ora lo ricontatterò e consegnerò a lui la multa da pagare. Ma vorrei comunque risolvere la questione, l’auto di fatto appartiene ancora a me non essendo stato fatto il trapasso? Oppure avendo firmato presso il Comune la compravendita, anche se a zero, l’auto è sua? Come posso fare per risolvere civilmente la cosa e liberarmi dell’auto? Vi ringrazio molto per l’attenzione e vi porgo cordiali saluti.

  137. CARLO DE SANCTIS scrive:

    Buongiorno, abito in un piccolo paese di circa 3000 abitanti; a causa della conformazione del sottosuolo di questa zona l’Eni negli anni 50 sino ad una decina di anni fa ha estratto gas metano naturale sino ad esauirumento. Già negli anni passati ci sono stati documentati incidenti mortali con conseguenti danni materiali. Da circa 7 anni una società di gas vuole fare un impianto di stoccaggio gas dove verranno immessi due miliardi e trecento milioni di metri cubi di gas che poi verranno estratti e poi immessi e così via, con gravissimo rischio di disastro ambientale e alle persone che ci abitano. Abbiamo scoperto che in un documento “scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori” che la società di detto impianto ha presentato al comune, ma anche in provincia, in regione, al prefetto e al ministero competente, c’è una enorme quanto stridente menzogna; riporto quanto dichiarato: (Nel raggio di 5 chilometri dal Deposito non sono identificabili ricettori sensibili, quali scuole, ospedali, uffici pubblici, luoghi di ritrovo, impianti industriali, centri commerciali, etc., che possano essere coinvolti dagli effetti di eventuali incidenti), mentre a soli 500 metri ci sono strade trafficatissime, case, negozi, uffici, chiesa, scuole e a neanche un km. centri commerciali, cinema, un altro impianto ad altro rischio di incidente rilevante. So che da diversi anni un comitato contrario a questo impianto circa un anno fece un esposto in procura per una decina di irregolarità nell’iter di questo impianto (violazioni di leggi/direttive nazionali ed europee ed anche il sopracitato falso). Dicono che la Procura non ha archiviato il caso e che sta indagando ma il cantiere da metà dicembre scorso è partito e i lavori procedono anche spediti. Sono spaventato, deluso, arrabbiato, con un senso di impotenza enorme come tanti altri cittadini. Siamo in pericolo perchè fare una cosa del genere nel paese è una follia. Tutto procede normalmente senza che il comune faccia il minimo riferimento a quanto esposto eppure mensilmente manda un libricino a tutti i cittadini informandoli di ciò che fa l’amministrazione.
    Cosa possiamo fare? Un giorno penso di presentare insieme ad altri una lettera al sindaco chiedendo di fermare i lavori per grave irregolarità, un altro giorno penso di occupare in gruppo il comune in quanto è forte il pensiero che l’amministrazione ne sia complice! A volte mi chiedo se l’onestà e la correttezza siano dei valori o dei difetti!!! Scusandomi per essermi un po dilungato e ringraziando per la pazienza, cordialmente La saluto!

    • Potreste provare, con il comitato di quartiere, ad intentare un azione cautelare chiedendo con provvedimento d’urgenza per la sussistenza dei gravi pericoli alla salute dei cittadini l’inibitoria dell’attività di stoccaggio, nell’auspicio che il giudice sia sensibile alle vostre richieste. Si tratta di un azione abbastanza complessa per la quale dovete senz’altro rivolgervi ad un legale, ma forse ne vale la pena.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  138. Mario scrive:

    Le chiedo un consiglio legale gratuito.
    Anni fa ho vinto una causa di risarcimento danni verso un architetto che aveva progettato male un manufatto da me commissionato.
    Il giudice ha condannato l’architetto al rimborso del danno senza specificare una data entro la quale pagare.
    Di fatto è passato oltre un anno e questo architetto ancora non mi ha pagato il danno e io intanto ho dovuto chiedere un prestito alla banca per far fronte ai problemi arrecati dalla sua cattiva progettazione progetto.
    Il mio avvocato dice che non si può fare nulla se non pignorargli i beni ma questa è una nuova causa che potrebbe durare altri anni e io intanto continuo a pagarmi gli interessi salati della banca a cui ho chiesto il prestito.
    La domanda quindi due domande:
    1) Possibile che non è prevista una procedure semplice e veloce per avere quanto stabilito dal giudice?
    2) Quando verrò pagato, se verrò pagato, potrò addebitare a questo architetto gli interessi REALI (5%) anziché quelli LEGALI (0,25%)… stiamo parlando di oltre 70.000 euro…

    • Purtroppo non esiste altra strada se non quella del pignoramento, cioè dell’azione esecutiva. Gli interessi saranno quelli legali e non quelli reali legati al finanziamento contratto. Il suo avvocato le ha fornito le giuste delucidazioni. Questi sono i problemi irrisolti del nostro sistema giudiziario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  139. Corrado scrive:

    Siamo 10 proprietari in parti uguali di una strada privata carrabile che conduce alle rispettive proprietà (2 abitazioni indipendenti, vari appartamenti, box e posti auto pertinenziali).
    Abbiamo deciso di installare una sbarra carraia all’inizio di detta strada.
    Tutto liscio fino al punto “ripartizione della spesa”.
    Quale il criterio corretto?
    Secondo taluni: la sbarra limita l’accesso ad una strada di cui siamo tutti proprietari per 1/10, quindi dividiamo semplicemente la spesa per 10 ed otteniamo la quota per ciascuno.
    Secondo altri: la spesa va ripartita in base al numero dei posti auto di ciascuno in quanto, laddove un giorno il proprietario di 2 posti auto, pertinenziali ad un appartamento, decidesse di venderne uno ad altro appartamento, l’acquirente si ritroverebbe ad usufruire di una sbarra che non ha pagato.
    Forse è però anche vero che un box può contenere verosimilmente più veicoli rispetto ad un singolo posto auto, e quindi non andrebbe messo sullo stesso piano… E nel caso poi di uno stesso soggetto proprietario di 2 appartamenti, ciascuno con un proprio posto auto pertinenziale, ma comunque proprietario della strada di accesso solo per 1/10 come tutti gli altri?
    Insomma, quale il criterio di ripartizione corretto? Grazie.

    • Onestamente, ritengo il criterio corretto quello della ripartizione pro quota ovvero 1/10 della spesa per ogni unità immobiliare. Del resto indipendentemente da numero di posti auto o box propri di ciascuno, ciascun comproprietario beneficia del fatto che la sbarra mette in sicurezza non tanto e non solo le autovetture parcheggiate nei box e nei posti auto, ma la strada stessa evitando che sulla stessa vi sia un via vai di autovetture appartenenti ad ospiti e comunque a terzi. Insomma ritengo che la sbarra carraia non assolve ad una funzione esclusiva in funzione dei box e posti auto, e che quindi debba essere ripartita pro quota.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  140. MATTEO scrive:

    SALVE HO PRESTATO A MIO FRATELLO E MIA COGNATA SU CONTO COINTESTATO LA SOMMA DI 10.000,00 EURO TRAMITE BONIFICO BANCARIO DI CUI HO RICEVUTA MA NON HO NESSUN DOCUMENTO SCRITTO FIRMATO DA ENTRAMBI CHE ATTESTI IL PRESTITO.
    DATO CHE NON MI VOGLIONO PIU RESTITUIRE LA SOMMA POSSO OTTENERLA FACENDO CAUSA AL TRIBUNALE.
    AVREI QUALCHE SPERANZA DI VINCERE FACENDO CAUSA MOTIVANDO COME FATTO PRINCIPALE IL PRESTITO E COME DOMANDA IN SUBORDINE L’ARRICCHIMENTO SENZA GIUSTA CAUSA?
    PREMETTO CHE LORO NON HANNO NESSUN TITOLO CHE GIUSTIFICHI IL TRATTENIMETO DI QUESTA SOMMA, CHE NON SI TRATTA QUINDI NE DI UNA DONAZINE O DI UN REGALO DI MODICO VALORE
    GRAZIE SALUTI

    • Sicuramente, soprattutto se ha qualcuno che possa testimoniare sul fatto che la somma è stata corrisposta solo per aiutarli ma come prestito con l’impegno verbale da parte loro di restituirla. Il prestito è un contratto e come molti contratti può concludersi anche verbalmente.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  141. Michela scrive:

    Richiedo una consulenza legale on line gratuita.
    Buongiorno avvocato, sono divorziata con due figli di 13 e 16 anni. Da verbale del divorzio dovrei percepire un assegno di mantenimento per il coniuge di euro 1000, nulla per i figli se non il 50% delle spese straordinarie. Ho un lavoro part time per cui percepisco euro 600 nette oltre agli assegni familiari. Da aprile scorso il mio ex marito versa euro 500 oltre alla sua parte di spese straordinarie per i figli.
    Essendo lui libero professionista e non dipendente quale strada devo percorrere per obbligarlo a versare il mantenimento per intero?
    Grazie per la risposta.

    • La strada da intraprendere è la stessa sia che si tratti di un lavoratore dipendente ovvero di un libero professionista, con la differenza che nel primo caso si può giungere al pignoramento del quinto dello stipendio, mentre nel secondo caso non è possibile non esistendo un stipendio. Suo marito avrà comunque un conto corrente sul quale dovranno transitare le sue entrate e quindi potrà agire con il pignoramento presso la banca di cui è correntista suo marito.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  142. mamma scrive:

    Buongiorno Avvocato,
    vorrei una consulenza legale gratuita.
    le espongo il caso:
    convivo da molti anni, abbiamo 2 figli adolescenti (12-13anni). Fino a 3 anni fa convinta che fossi la più fortunata, salvo scoprire che lui aveva un’amante.
    Scopro che questa donna è entrata nella sua vita in un momento di “solitudine”, che gli ha fatto delle promesse abbastanza impegnative (casa, altra vita a due “senza escludere me e i figli a detta loro”, etc… etc…). Facciamo anche delle vacanze in comune, lui proponendo un’amica io verificando che tale non era.
    Scopro man mano che i nostri figli l’hanno frequentata a mia insaputa ben prima della mia scoperta e che non mi hanno mai detto nulla “per non farmi star male” a detta loro. Decido di affrontare la cosa, affronto ambedue e chiedo cosa vogliano fare, il mio compagno dichiara di voler rimanere in famiglia, che non ha mai avuto intenzione di abbandonare noi che siamo la sua vita. A fatica cerco di riprendere la vita famigliare ma questa persona è comunque presente, a detta del mio compagno non può abbandonarla, è “un’amica” che lo ha aiutato in un periodo di difficoltà. Ma solo un’amica, provo ad avere fiducia e credo quando mi dice che non ha più rapporti con lei. fatto stà che ci sono contatti frequentissimi (lavorano nello stesso posto), telefonate fiume, scambi di sms affettuosi, qualche uscita insieme per rilassarsi: continuo a credere che davvero cerchi di riportare il rapporto alla giusta dimensione. Quando affronto lei, tutte le volte, mi sento aggredita, sento dirmi che “lui deve ancora decidere”… “ti vuole bene.. ma non ti ama”… “goditi quello che ti rimane: i figli”…. Lei in effetti mi sembra quasi “malata”, sembra non voler ammettere che la scelta sia stata diversa da quella che si immaginava, sembra quasi che voglia fare del male a me, vincermi (ma non c’è proprio nulla da vincere, solo tanta tristezza) Purtroppo non demordo, decido di restare, la famiglia è molto importante, senza famiglia io muoio. Anche lui pare voglia continuare a costruire la famiglia. Ma non lascia l’altra parte.. continua la frequentazione. Ho l’impressione che mentre lui crede nell’amicizia, lei lavori davvero per distruggere e minare la nostra famiglia, e lo faccia anche molto bene.
    I ragazzi danno segnali negativi, complice anche il periodo adolescenziale.
    Proibisco che lei venga frequentata dai ragazzi senza mia autorizzazione o presenza, non voglio che abbiano a pensare che “tutto è in ordine” o che “non ci sono problemi”…. a Natale lui torna a ribadire davanti ai figli che LEI è un’amica, che noi siamo la sua famiglia, che NOI siamo la sua vita e non ci abbandonerà mai, ma che lei è un’amica Personalmente mi sento molto presa in giro, riconosco la confusione di lui (ci conosciamo sin da quando eravamo piccoli, quindi lo conosco bene), riconosco la sua incapacità di scrollarsi di dosso qualche cosa che gli è diventato pesante (che sia lei o io non importa!). Mi infastidisce che però si comporti con i ragazzi come se l’autorità genitoriale fosse solo la sua. Infatti ha completamente ignorato la mia richiesta e li ha fatti incontrare, senza nemmeno avvisarmi prima… tanto che i miei figli si sono sentiti in dovere di dirmi “mamma, non l’abbiamo nemmeno c….” per intenderci… come dire, non ti preoccupare, l’abbiamo ignorata completamente !
    Ora vorrei chiedere che possibilità legale posso avere io, con il mio solo ed unico ruole di madre dei ragazzi, di impedire che lei abbia contatti con i miei figli, dato la situazione poco chiara. Non chiedo che in futuro, se lei ne sarà la nuovacompagna, non frequenti i nostri figli. Ma ora, nell’attuale, dove lei rimane a detta del mio compagno “una cara amica”…, dove lei porta “disagio” in famiglia e mi “destabilizza” emotivamente con i suoi discorsi (di cui ho i testimoni peraltro), ora che persiste il tentativo di ricostruire la famiglia… che mezzi legali ho per dire BASTA, sono genitore anche io, quindi certe cose non possono essere fatte se non sono d’accordo? Perchè a questo punto direi che basta davvero, credo che messo di fronte ad un’azione del genere inoltre dovrà (se non lo ha fatto) decidere veramente per Noi famiglia o per Lei e quindi ricominciare in ogni caso. Ma in modo chiaro e trasparente.
    aggiungo: dal punto di vista economico io non sono nessuno, lui è la forza economica, e questo lo ha fatto ben pesare su me ed i miei figli. Ma se prima temevo un poco questa cosa, ora non mi interessa. Fortuna ho alle spalle una famiglia povera ma dignitosa che non ci lascerà soli. I ragazzi nel caso di una nostra separazione potranno decidere con chi stare, semplicemente chiedo che il tutto sia chiaro.
    E vorrei iniziare a metterlo in chiaro imponendo, sempre che sia legalmente possibile, il mio valore di genitore!, per dimostrare che la famiglia non si tratta come meglio aggrada, ma va rispettata. Ci sono delle regole da seguire, se non con il buon senso allora legalmente.

    • L’educazione dei figli va concordata tra i genitori. Questa è una premessa fondamentale per capire come sia, come lei ha ben esposto, squilibrato questo rapporto. Lei ha diritto di pretendere di concordare l’indirizzo di vita da dare ai propri figli. Trovo poco responsabile, in una situazione del genere dove suo marito si è trovato a giustificare dinanzi a lei e ai suoi figli questa sua presunta amicizia, che lui continui a portare i vostri figli dalla sua presunta amica. Insomma, suo marito dovrebbe capire che così facendo sta non solo ferendo lei, ma stà destabilizzando i suoi figli che ormai comprendono perfettamente il senso di disagio che questa situazione provoca in famiglia. Quindi se lui vuole frequentare la presunta amica, lo faccia da solo. La tutela dei figli e della propria persona dignità viene prima di tutto. Metta suo marito spalle al muro: considerato che questa amicizia sta ferendo fin troppe persone del nucleo familiare, o lui interrompe definitivamente ogni rapporto con la presunta amica oppure lei chiederà la separazione. Questo è l’unico modo che lei ha dal punto di vista legale, anche se non disdegnerei di valutare un percorso di psicoterapia di coppia che potrebbe rivelarsi molto salutare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • mamma scrive:

        il problema è che io convivo, non sono sposata. Pertanto non ho modo di pretendere di esercitare “anche” la mia potestà genitoriale chiedendo ad un tribunale che venga impedito al mio compagno di decidere univocamente per i nostri figli. Almeno fintanto che la situazione non sia definitivamente chiarita ?

        • Il fatto che le conviva non impedisce di ricorrere al Tribunale per far valere i suoi diritti e quelli dei suoi figli. Anche le coppie di fatto, ovvero convivente che hanno figli in comune, possono separarsi in Tribunale, chiedendo al Tribunale di regolamentare sia l’affidamento e il diritto di visita dei figli, sia gli aspetti economici inerenti al mantenimento.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  143. Michel scrive:

    Salve,
    Dopo il decesso di mia moglie (17 nov. 2013) si è aperta la successione per 2 eredi (io e una figlia minorenne di una relazione precedente), per problemi personali al momento del decesso non abitavo con lei ma avevamo la residenza insieme, non ero in possesso di nessun bene e dopo la morte non ho accettato l’eredità ma nemmeno ho rinunciato.
    Per conto di mia moglie e da parte del suo lavoro aveva una assistenza sanitaria complementare che prevedeva in caso di ricovero “una diaria”, e in caso di decesso del titolare si doveva dopo la presentazione dell’autorizzazione del giudice tutelare procedere al rimborso. Il fatto è che ho presentato solo un atto notorio nel quale c’era scritto che io e la figlia minorenne di mia moglie eravamo gli eredi, e nel momento in cui mi sono messo in contatto telefonicamente per cambiare il IBAN di mia moglie con il mio, non mi hanno detto o chiesto nulla, dopo un mese penso e senza aver ricevuto loro nessun altro documento mi hanno fatto il bonifico (aprile 2014), pero dato che non ho accettato ancora l’eredità e avevo l’intenzione di rinunciarci per tutti i problemi che il tutore della bambina mi sta creando, volevo sapere se, dato che l’assicurazione ha sbagliato rimborsando il dovuto prima e senza aver avuto l’autorizzazione del giudice, io posso ridare in dietro quei soldi e rinunciare all’eredita?
    Tra l’altro l’autorizzazione del giudice è arrivata in questo anno (gennaio 2016).
    Grazie mille.

    • Le conviene comunicare per iscritto all’assicurazione che non era sua intenzione ottenere ora il rimborso in assenza di autorizzazione del giudice tutelare e che quindi si rende disponibile a restituire le suddette somme nei modi e termini con loro concordati. In alternativa, potrebbe contattare il tutore della minore e chiedere allo stesso di assumere l’impegno di erogare le suddette somme in favore della minore.
      Cordialmente

  144. Paola scrive:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Mio padre è in procinto di istruire pratica di interdizione nei confronti di sua sorella (mia zia) e quindi di proporsi come suo tutore, in quanto invalida al 100% e ricoverata presso una struttura protetta.
    La signora è nubile, mio padre è l’unico fratello in vita e gli unici nipoti siamo io e la figlia di un fratello che però è nata al di fuori del matrimonio (lei sa chi è il suo vero padre ma il tradimento non è mai stato confessato dalla moglie al fratello di mio padre).
    Questa nipote può avanzare qualche obiezione e quindi opporsi?
    Grazie in anticipo, cordiali saluti.

    • Sua cugina è a tutti gli effetti figlia legittima dei suoi genitori se e in quanto sia stata dagli stessi riconosciuta e quindi vanta gli stessi suoi diritti. Il problema non è, però, di diritti ma di opportunità che valuterà il giudice tutelare chiamato a pronunciarsi sulla procedura di interdizione e sulla procedura di nomina del tutore. Se suo padre sarà ritenuto affidabile, il giudice tutelare, in difetto di fattori ostativi, potrebbe nominarlo tutore ove si pervenga all’interdizione di sua zia.
      Cordialmente

  145. Alessandro scrive:

    Salve,
    mia madre ha l’alzhaimer e siamo 3 fratelli ed una sorella. Mia sorella figlia si è stabilita a casa sua con suo figlio maggiorenne (e con sua figlia maggiorenne che studia fuori città ma una volta al mese rientra per un fine settimana). Ad aiutare mia madre c’è una badante. Per cui in casa sono in 4 (madre badante figlia e nipote, non considerando la nipote che studia fuori). Mia madre riesce a mantenere con la sua pensione la badante e le spese di casa per le quali non ho visibilità. A conti fatti ipotizz oche mia sorella faccia pagare la maggior parte delle spese a mia madre anzichè dividerle al 50% come sarebbe opportuno. Inoltre mia sorelal occupa un appartamento seminterrato indipendente dalla villa di 4 piani di mia madre e non intende affittarlo. E lei stessa per quella permanenza non paga alcun affitto. I soldi di un eventuale affitto (come quelli risparmiati da un’equa divisione delle bollette) consentirebbero a mia madre di avere una badante nel periodo estivo anichè essere costretti a badare no ia mia madre (con tutte le difficoltà del caso compresa l’eventualità di lavarla quando va in bagno, essendo noi uomini e ai suoi occhi pure degli estranei oramai, visto l’avanzamento della malattia).
    Mia sorella ci impone turni a supprto delle ferie e domeniche della badante, nonsotante dica no a tutte le nostre richieste (compresa quella di vendere l’auto di mia madre che non guida ne lei e ne la badante poichè non patentata, auto che mia sorella tiene per i suoi figli maggiorenni). Se mi rifiuto di aiutare mia sorella con i turni necessari per ferie e domeniche della badante, possono obbligarmi a versare un assegno di sostentamento per mia madre? Non intendo abbandonare mia madre, ma andarla a trovare quando decido io e non quando me lo impone mia sorella. Potrebbe il giudice decidere di far pagare l’affitto a mia sorella (che è a casa con la scusa che bada a mia madre)? Perchè dovrei pagare un sostentamento a mia madre che vive in una casa che è il doppio della mia (e potrebbe affittarne una parte) e dove ci abita anche mia sorella la quale dubito divida correttamente le spese?
    Grazie
    Alessandro

    • Non credo proprio, perchè sua madre, da quanto capisco ha una casa grande ed una pensione. Quindi un reddito reale, la pensione, e un reddito potenziale, il seminterrato che potrebbe essere affittato. In questa situazione difficilmente potrebbero obbligarla a versare somme a titolo di alimenti per sua madre.
      Cordialmente

  146. Roby scrive:

    Salve vorrei chiedere una parere
    Ho acquistato un piccolo appezzamento di terreno, saldato alla sottoscrizione del compromesso tra le parti, ora il venditore si rifiuta di adempiere alla stipula dell’atto notarile di vendita. Cosa posso fare? Mi può dare dei consigli in merito?
    La ringrazio anticipatamente

    • Se avete stipulato il contratto preliminare ed il venditore rifiuta di addivenire al rogito notarile, ha due opzioni. O agisce per l’esecuzione in forma specifica del contratto preliminare, oppure agisce per la risoluzione del contratto preliminare chiedendo il doppio della caparra versata se la somma è stata imputata a titolo di caparra confirmatoria, ovvero la restituzione della somma oltre al risarcimento danni per inadempimento contrattuale. Tutto tramite legale anche perchè è opportuna una formale diffida volta alla risoluzione di diritto del contratto ove per il rogito notarile fosse stato previsto un termine essenziale o comunque per invitare formalmente al rogito il venditore e poi agire giudizialmente
      Cordialmente

  147. teresa scrive:

    Salve, vi scrivo per avere una consulenza di cui mi riguarda con molta urgenza. Allora io sono una pensionata di invalidità civile,e ho accreditata la mia pensione sul conto postale, il conto è cointestato col mio compagno, il problema è che andando alla posta ,recandomi al bancomat per guardare il saldo la carta non funzionava e neanche quella del mio compagno, siamo entrati dentro e dopo tutte le verifiche fatte ci dicono che ci stà sul conto un blocco totale, e che non posso neanche prelevare la mia pensione, però senza farmi saper il motivo,ho chiamato il numero assistenza banco posta, il risultato è stato sempre lo stesso.Allora vi chiedo cosa posso fare e poi,vorrei sapere possono bloccare la mia pensione di invalidità? io vivo con questa, per me è vitale. Vi prego di aiutarmi grazie.

  148. lorenzo scrive:

    salve
    mi è successo un problema particolare, io sono in affitto in un appartamento di una agenzia,stamani mentre ero dentro la doccia che mi lavavo cera’ la porta di vetro della box doccia un po’ aperto mentre lo stavo chiudendo si frantuma il vetro mille pezzi,in poche parole mi si rompe di fronte,dove i danni su di me sono lievi per fortuna un paio di tagli sulla mano sul piede e sulla coscia,parlando con i coinquilini mi anno detto che il problema della doccia e gia stato sollecitato alla quale non avevano risolto il problema(non ho le email che anno inviato),che devo fare ??grazie risp sul email per favore

    • Beh, così non ci sono molti elementi di valutazione. Il vetro era già venato? Il problema è chi è responsabile dei danni che lei ha subito e del danno per il proprietario dell’immobile per il vetro che si è rotto, Dalla sua descrizione direi che si tratta di caso fortuito in quanto evidentemente nel chiudere la porta vetro della doccia sarà stato inavvertitamente toccato proprio il punto critico che presenta qualunque elemento di vetro. Non vi resta che comunicare l’accaduto al proprietario, e chiedere la sostituzione della porta della doccia.
      Cordialmente

  149. Guido scrive:

    Salve avvocato Meatta, Le scrivo per chiederLe un parere e poi eventualmente rivolgermi ad un avvocato di zona.
    Mi chiamo Guido , siamo 4 in famiglia, pero abitiamo in 3 in quanto mio fratello maggiore è attualmente fuori per lavoro.
    Io sono studente all’università quasi vicino alla laurea in economia, mia madre non lavora mentre mio padre è un dipendente statale.
    Tra un po di giorni dobbiamo lasciare la nostra casa perchè abbiamo avuto uno sfratto e mio padre non ha intenzione di trovare una nuova casa percheà vuole costringerci a spostarci a casa di sua madre(mia nonna) cosi da risparmiare, non fregandosi minimamente delle nostre opinioni. puo farlo?come possiamo muoverci e quali sono le possibili conseguenze.
    Grazie mille e grazie per quello che fate

    • Beh, direi proprio che suo padre può stabilire la residenza dove vuole e se ha necessità di risparmiare, nonostante capisca il vostro disagio, non vedo come sia possibile impedirglielo. Lei è maggiorenne e prossimo alla laurea, potrebbe anche decidere di andare via di casa, trovare un alloggio con altri studenti anche se immagino e comprendo che il problema sia di natura economica. Onestamente, non penso sia possibile impedire a suo padre di trasferirsi da vostra nonna.
      Cordialmente

  150. Umberto scrive:

    Buongiorno,
    sono qui a chiedere una consulenza online gratuita riguardo a un problema condominiale.
    Io abito in un condominio e sopra al mio appartamento vive IN AFFITTO una famiglia composta da una decina di persone straniere (seguendo la lettura sarà più chiaro il motivo per cui ho specificato questo fatto).
    Il capofamiglia ed i suoi fratelli sono persone molto cordiali che si alzano la mattina presto per andare a lavoro e tornano la sera tardi e, per questo motivo, fino ad un pò di tempo fa non avevamo nessun problema se non per qualche periodo festivo dove le famiglie si riunivano, ma di cui noi siamo stati clementi ed abbiamo sopportato, proprio perchè abitiamo in un condominio! Da quando però sono venute ad abitarci anche le loro mogli con i figli piccoli hanno portato con sè l’ “inferno”: bambini che corrono, saltano ed urlano dalla mattina presto alla sera tardi come se stessimo in un asilo, persone che spostano mobili (o almeno così mi vien da pensare analizzando i tipi di rumore che sentiamo) a giornate intere e che camminano con zoccoli/tacchi in modo veramente pesante.
    Naturalmente, per tutelare i rapporti di buon vicinato, abbiamo parlato di questo con il capofamiglia, la proprietaria del loro immobile e l’amministratore per cercare di arrivare ad un lieto fine, ma purtroppo così non è stato: la confusione si placa e raggiunge un livello sopportabile solo nei giorni in cui i lavoratori si trovano a casa. Spesso ci siamo trovati anche a dover salire le scale per andare a suonare il campanello per cercare di far comprendere la situazione anche alle mogli, non arrivando a nessun risultato dato che queste non aprono ad individui maschili e non parlano/comprendono la lingua italiana.
    La situazione è arrivata veramente al culmine, io non posso essere più padrone di restare a casa mia per studiare per l’università e mia nonna, che abita insieme a me, non ha più pace (i rumori sono talmente forti che a volte dobbiamo alzare anche il volume della televisione). Nemmeno quando avevamo i lavori condominiali ci trovavamo in questa condizione.
    Cosa possiamo fare in questo caso? Questa storia va avanti da almeno un paio di anni.
    Grazie in anticipo per una vostra risposta e complimenti per questa iniziativa che portate avanti.

    • Prima cosa: scriva al proprietario dell’immobile intimandogli di porre fine al problema avvertendolo che in difetto sarà costretto a presentare esposto in Procura ed hai vigili urbani e all’agenzia delle entrate nel quale rappresenterà, altresì, che quell’immobile è abitato da un numero di persone superiore a quello consentito. Rappresenti altresì sia verbalmente che per iscritto agli inquilini di quell’appartamento, almeno ai capi famiglia che provvederà contestualmente a rappresentare all’ufficio immigrazione di zona che numero dieci persone extracomunitarie presumibilmente soggiornanti con permesso di soggiorno in Italia occupano uno stabile in numero superiore a quello previsto e consentito per chi soggiorna in italia con titolo abilitativo quale permesso o carta di soggiorno. Inizi a chiamare la polizia quando il frastuono diventa insopportabile perchè se c’è qualcosa che odiano e temono è proprio l’intervento delle forze dell’ordine. Faccia leva, quindi, sulla paura per il proprietario dell’immobile che eventuali comunicazioni alle forze dell’ordine e all’agenzia delle entrate possano arrecargli danni e sulla paura degli inquilini dei controlli da parte delle forze dell’ordine.
      Cordialmnete

  151. simone scrive:

    Buongiorno, sono a porvi il mio caso sperando in un vostro cordiale aiuto,
    circa un anno e mezzo fa ho sporto denuncia per una truffa ricevuta su internet,
    a seguito di ciò, a più di un anno di distanza ho ricevuto una raccomandata in cui mi veniva
    comunicato che il colpevole era stato individuato e che sarebbe stato chiamato a rispondere
    davanti al giudice per la tuffa contro me e altre 3 persone, pochi giorni fa ho ricevuto un’altra
    raccomandata che mi invita a presentarmi per l’udienza dibattimentale in qualita di teste/i.
    i problemi che sorgono sono: io abito in lombardia e il tribunale in campania, inoltre a pochi giorni
    dall’udienza devo sostenere un esame di stato impossibile da spostare.
    La causa è relativamente vecchia e sinceramente visto che sono molto impegnato vorrei chiuderla in
    qualche modo. quindi la mia domanda è: sarebbe possibile non presentarmi personalmente all’udienza senza
    incorrere in problemi ? o magari ritirare il tutto?
    grazie della disponibilità
    cordiali saluti

    • Dovrebbe inviare un giustificativo: se il giorno dell’udienza lei ha l’esame allora potrà inviare documentazione che lo attesta a giustificazione della sua assenza. Ma verrebbe chiamato comunque per la successiva udienza. La testimonianza è un obbligo a cui non ci si può sottrarre.
      Cordialmente

  152. Daniele scrive:

    Si richiede una consulenza legale on line gratuita.

    Buongiorno,
    avendo in essere un mutuo prima casa per un appartamento, se l’Agenzia delle Entrate (Equitalia) dovesse disporre il pignoramento dello stesso, dovrei continuare a pagare il mutuo alla banca o non ne avrei più alcun obbligo?
    Grazie

  153. Arianna scrive:

    Buona sera,
    in Agosto 2015 io ho acquistato una cucina la cui consegna, confermata e riconfermata (per motivi nostri personali avevamo chiesto di rispettare la data) era il 31 Gennaio 2016.
    In attesa di una chiamata da questo negozio sotto data, che non è mai venuta, abbiamo noi chiamato e ci avevano detto che la cucina ci sarebbe stata consegnata oltre la data pattuita, poiché mancavano i pezzi.
    Noi ci siamo allarmati perché vivere in una casa senza cucina era il nostro incubo, comunque con giorni di ritardo la cucina poi è arrivata mancante di lavastoviglie (nonostante avessero preso le misure ci hanno dato una lavastoviglie non conforme) e senza cappa.
    Il montaggio è stato un disastro: i due operai maleducati, tanto da chiamare il loro responsabile per i metodi poco gentile e professionali, hanno danneggiato i mobili e molti dei pezzi della cucina sono sbagliati.
    abbiamo avvisato subito il negozio e ci hanno informato che i pezzi sostituitivi sarebbero arrivati in marzo.
    Ho chiesto per quanto riguarda i pezzi mancanti (lavastoviglie e cappa) e, dopo essere andati in sede ben 8 volte, ci arriveranno questo venerdì a seguito delle nostre “minacce” legali.
    x la cucina + montaggio + lavastoviglie e cappa e il montaggio di questi ultimi è sempre stato chiesto il prepagamento anticipato, pena la non consegna della merce.

    ora è chiaro che ci sentiamo presi in giro, perché a causa di tutti i pezzi da cambiare la cucina non è stata completata durante il montaggio e senza assistenza, comprensione e interesse, alla nostra richiesta di un rimborso ci sono stati offerti 165,00, che rispetto ai circa 10.000 dati non li accettiamo.

    Ci potete dire cosa possiamo fare e cosa abbiamo diritto di rivendicare?

    Grazie per una Vostra cortese risposta

    • Agire in modo pesante. Avete fatto constatare all’atto della consegna e verbalizzare i danni che gli addetti al montaggio hanno arrecato ai pezzi della cucina? Avete contestato per iscritto quanto sopra esposto? Ebbene, a questo punto, arriva la strada più difficile. Recarsi da un legale ed intraprendere, ove ad un analisi più approfondita ne risultassero i presupposti, una azione giudiziaria tesa al risarcimento dei danni patiti anche in ragione del grave inadempimento contrattuale dell’esercente.
      Cordialmnete

  154. RICCARDO scrive:

    BUONASERA AVVOCATO,
    HO UN PICCOLO PROBLEMA, IN DATA 18/01/2016 HO SOTTOSCRITTO UN MANDATO CON DEI CONSULENTI MUTUI PER LA RICHIESTA DELLO STESSO, IERI STANCO DELLE LORO INFINITE PROMESSE HO DECISO DI RESCINDERE IL CONTRATTO DOPO AVER SCOPERTO CHE I MIEI DATI NON SONO STATI MAI INSERITI NEL SISTEMA BANCARIO, AL CONTRARIO DI QUANTO LORO MI DICEVANO ORMAI DA SETTIMANE, GIUSTIFICANDO L’ANNULLAMENTO PER MOTIVI STRETTAMENTE PERSONALI.
    SUCCESSIVAMENTE MI SONO RECATO IN BANCA DA ME FACENDO APPUNTO RICHIESTA DI MUTUO.
    IL PROBLEMA è CHE I DUE CONSULENTI ORA MI DICONO CHE SE AVRò IL MUTUO DALLA MIA BANCA DOVRò COMUNQUE CORRISPONDERE A LORO L’IMPORTO DEL 3% SUL VALORE DEL MUTUO.
    SA DARMI INFORMAZIONI E DELUCIDAZIONI IN MERITO.
    CI TENGO A PRECISARE CHE LA MIA RICHIESTA NON è MAI STATA PRESENTATA IN NESSUN BANCA DA LORO, OVVIAMENTE è TUTTO CERTIFICABILE.
    GRAZIE MILLE ATTENDO SUOI CENNI IN MERITO

    • Se gli intermediari non hanno presentato la sua richiesta, questo significa che non l’hanno messa contrattualmente in contatto con alcun istituto di credito e che quindi non hanno svolto il loro lavoro. Ergo: non possono pretendere il pagamento di un compenso per un attività non svolta. Diverso sarebbe stato se loro avessero inoltrato la richiesta ad una banca e questa, per problemi oggettivi, avesse rifiutato il mutuo, potendo in tal caso pretendere anche un compenso per l’attività espletata.
      Cordialmente

  155. simone scrive:

    Salve
    vorrei un parere legale sull’acquisto di autovettura,il vecchio proprietario mi ha ceduto una macchina dicendomi che non aveva nessun problema,appena dopo aver fatto la voltura la macchina mostrava chiari segni di malfunzionamento dovuto ai raschia olio del motore un problema sicuramente gia presente al momento della vendita.Dopo circa 1000 km il motore è da sostituire completamente,il lavoro lo faccio io,ma l’acquisto del motore l’ho fatto a mie spese circa 800 euro a fronte di un costo di 3300 della vettura non piu in garanzia avendo circa 14 anni…
    posso rivalermi sul vecchio proprietario per un risarcimento parziale dell’importo del motore?
    non abbiamo firmato nessun foglio di visto e piaciuto…

    cordiali saluti

  156. Paola scrive:

    Salve, vorrei chiederle una dommanda.
    Io sono titolare di un’ e-commerce che collabora con metodo dropshipping. Da mesi ho come marchio che collabora con me ( mi fornisce i prodotti ): A ( nome ipotetico ). La scorsa settimana si presenta B, concorrente diretto che realizza praticamente le stesse cose di A, per non dire uguali. A mi chiama e dice che le da fastidio la presenza di B all’interno dello shop, perchè propone delle cose uguali a lei e mi chiede di toglierlo.
    Io do la priorità ad A, anche perchè è un marchio a cui tengo molto ed è con me da tempo e qua si scatena la rivoluzione. Praticamente B dice che è lei l’ideatrice del marchio, ha avuto lei l’idea e gli stiamo togliendo il marchio togliendola da negozio. Problemi nati tra loro tempo fa che sono fuoriusciti e che insomma io non conosco e in cui mi sono trovata in mezzo perchè lei dice che togliendola ho favorito la cosa. Ma non è stata mia intenzione soprattutto perchè non la conosco neanche. Insomma ho cercato di parlarne con lei, chiamarla al telefono, niente, l’unica cosa che ha accettato è una conversazione sui social. Ora, io non capisco in che posizione sono e in cosa posso incorrere.
    Grazie

    • Lei è libera di scegliere i suoi partners commerciali e quindi, al di là dei dissapori tra le due società, ritengo che la sua posizione, a meno che non ci siano contratti inadempiuti, è inattaccabile. Il problema è tra le due società e tra loro dovranno vedersela.
      Cordialmente

  157. Roberto scrive:

    Salve, vorrei da Lei un parere legale.
    Tutto inizia nel mese di dicembre 2014, quando mia figlia viene investita sulle strisce pedonali della mia città con ricovero in ospedale e conseguente convalescenza. Del caso, viene dato incarico ad un legale di seguire la pratica. La cosa viene sbloccata ai primi di dicembre 2015, con l’accordo delle parti per il risarcimento dei danni in euro 17000,00. L’accordo prevede oltre la somma concordata, l’invio tramite poste italiane dell’assegno intestato a mia figlia da parte del liquidatore, all’indirizzo dell’avvocato di fiducia, entro le festività natalizie. Passano i giorni e nulla, nessun assegno. Su insistenza di mia figlia ai primi di gennaio 2016 l’avvocato manda delle e-mail al liquidatore chiedendo delle spiegazioni del mancato recapito dell’assegno. La risposta è stata quella della carenza di personale della banca occasione delle festività e per questo hanno avuto rallentamenti ma che a video risultava consegnata alla posta il 12 gennaio 2016 con l’indirizzo del legale di fiducia. Dopo varie telefonate e colloqui con l’avvocato, il 17 febbraio 2016 il liquidatore fa sapere al legale che l’assegno risultava incassato in data 26 gennaio e che, avevano proceduto ad azionare la prescritta procedura di verifica domandando la copia fronte/retro del medesimo all’istituto emittente e che l’esito sarebbe stato tempestivamente comunicato (A tutt’oggi ancora nulla). Nei primi di febbraio c.a. mia figlia riceve una lettera da poste italiane relativo a ” Proposta di modifica del contratto quadro ” a valere sul conto corrente n°………- Al fine di avere chiarimenti in merito, si è recata presso l’ufficio postale dove il personale impiegato gli ha riferiva di avere acceso a suo nome con le sue generalità, in data 22.1.2016 in Roma il suddetto c.c. dove era stato depositato un assegno e subito prelevata con carta, la somma esatta corrispondente al risarcimento danni concordato. Di tutto ciò veniva informato il legale, il quale invitava mia figlia a sporgere denuncia presso i Carabinieri. Mia figlia si, ha presentato denuncia ma per “sostituzione di persona – falsificazione di contratto e truffa ” ma non dell’assegno, di questo non ha niente, (istituto emittente, numero,ricevute spedizione e ricevimento). Al riguardo chi deve presentare denuncia? Inoltre vorrei sapere come mia figlia si deve comportare, l’avvocato le ha detto che deve aspettare per capire meglio le cose oppure deve agire subito in qualche modo? Sarà comunque risarcita visto che sconosciuti hanno aperto un conto a suo nome con documenti falsi dove hanno depositato l’assegno e subito prelevato la somma? Il personale delle poste ha responsabilità per l’apertura del conto? Nel caso può chiedere i danni a poste italiane? Può chiedere la messa in mora della compagnia assicurativa e chi lo deve fare visto che il tempo è passato e ne lei ne l’avvocato hanno mai ricevuto nulla?
    La saluto cordialmente

    • In primo luogo, metterei di nuovo in mora l’assicurazione chiedendo sia di avere copia dell’assegno che loro avrebbero inviato all’indirizzo del legale e, posto che nessun risarcimento è stato ad oggi pagato, di avere altresì il pagamento della somma concordata. Provvederei altresì ad inviare a Poste Italiane una missiva a/r per richiesta di risarcimento danni, contenente altresì la richiesta del nominativo del funzionario che ha provveduto all’apertura di quel conto corrente. Poste Italiane è senz’altro responsabile in persona di colui che ha effettuato l’operazione e nel contempo sarà vittima. Ma è responsabile nei confronti di sua figlia per aver agito, tramite l’operatore, con grave negligenza ed imperizia. E’ evidente che non sono stati effettuati i dovuti e necessari controlli. Tutto questo a voler pensare in positivo perchè in assenza della persona interessata non vedo, nonostante i documenti eventualmente contraffatti, come sia stato possibile aprire un c.c. in favore di sua figlia. E poi, come è possibile che quell’assegno destinato all’indirizzo del legale sia finito a Poste Italiane. Poste Italiane è responsabile due volte, quindi, anche per l’eventuale inesatto disbrigo della pratica da parte del portalettere. Insomma, dovrà smuovere molto le acque, e fossi in lei insisterei con il legale per attivarsi tempestivamente. Se del caso, ove lo stesso abbia un contegno di ritrosia, si rivolga ad un altro legale.
      Cordialmente

  158. Lara scrive:

    Buonasera

    desideravo avere una consulenza online gratuita. Mi è stato fatto un decreto ingiuntivo e dopo aver sentito i testimoni il giudice ha deciso di dare il termine per le note conclusive a marzo. La testimonianza di una persona risulta essere falsa e potrei presentare una fotografia che smentisce ciò che ha affermato davanti al giudice. Desideravo sapere se è lecito e possibile consegnare nelle note conclusive la foto affinchè il giudice la veda e che dimostri la mia buona fede. Grazie. Cordialità

    • Immagino si tratti di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. Se davanti al giudice di pace, allora potrebbe anche allegare la foto alle note conclusionali, cosa più difficile dinanzi al tribunale dove tutto avviene per via telematica, ma anche in tal caso potrebbe provare. Certo l’ideale sarebbe stato produrre quella foto precedentemente per smentire quella testimonianza.
      Cordialmente

  159. Daniele scrive:

    Buonasera avvocato, le scrivo per sapere secondo lei qual è il modo migliore per procedere alla risoluzione del mio problema. Brevemente, la mia compagna ed io vorremmo andare a convivere. Momentaneamente lei è “bloccata” nel centro di roma a casa della ex suocera per via della figlioletta di 7 anni che deve prima terminare la scuola. Li gli affitti sono spropositati per questo vorremmo spostarsi in provincia dove i prezzi sono molto più umani. Il problema è che il padre della bimba non concede il cambio della scuola della suddetta per vincolare la mia compagna con la quale ha interrotto la relazione da piu di 2 anni ormai. Praticamente ricatta di procedere per vie legali se intende spostare la piccola. Teoricamente a mio modo di pensare la mia compagna otterrebbe l affido esclusivo di sua figlia senza problemi visto che lui è ancora in galera per furto e rapimento, e giudicata persona pericolosa. Lui però fa leva sul fatto che il padre della mia compagna non è biologico e soprattutto la madre naturale con la quale il patrigno non è sposato ha problemi con l alcool. Non avendo così una residenza idonea per la crescita sana della piccola ed un contratto par time a tempo determinato, la mia compagna ha paura che gli sia levata la bambina. Lui oltre ad essere carcerato per ancora qualche mese beve pesantemente e non ha reddito, ma quando c e da farsi i test per alcolismo è capace di non bere e ne esce pulito. Ora la domanda è: qual è la cosa migliore da fare? Potrebbe essere una soluzione valida andare a convivere? Dispongo di un contratto a tempo indeterminato da vari anni ormai e una discreta sicurezza economica. Oppure è da preferirsi un unione civile? La ringrazio anticipatamente e le auguro una buona serata.

    • Sarebbe opportuno che la sua compagna proceda alla separazione dal marito. Detto questo, se convivenza con la ex suocera è difficile e il marito uscirà di prigione a breve, potrebbe pensare di ospitarla a casa sua, avendo cura però di comunicare al marito la sua nuova residenza contestualmente alla volontà di separarsi cui consiglio di far seguire al procedura legale per la separazione. In questa fase, la convivenza, magari mascherata da ospitalità all’inizio, sarebbe ideale, salvo rivelare tutto in sede di separazione.
      Cordialmente

  160. Maurizio scrive:

    Buongiorno Avvocati, vorrei una consulenza legale on line gratuita se possibile.
    La questione è questa: mi sono trasferito in un nuovo appartamento dal 15 febbraio e il precedente inquilino mi ha detto che mi avrebbe lasciato il frigorifero di sua proprietà. Dopo qualche giorno inaspettatamente mi richiede via sms il pagamento di 50€ per il suddetto frigorifero già in mio possesso perchè già presente nel mio nuovo appartamento. Dopo una contrattazione concordiamo una somma di 30€ che gli corrispondo in contanti in aggiunta ad altri 20€ per i consumi energetici dal 15/02 al 24/02 (data di entrata in vigore del mio contratto luce e gas e data di chiusura del suo). Non ho avuto la prontezza di chiedergli una ricevuta del mio pagamento complessivo di 50€ avvenuto a mano, in contanti e in assenza di testimoni. La mia domanda è questa: siccome non mi fido pienamente della buona fede della persona, come faccio a tutelarmi dalla possibilità che egli dichiari di non aver mai ricevuto tale somma e avanzare pretese di possesso sul frigorifero? Ho richiesto al precedente inquilino un sms di conferma dell’avvenuta transazione a cui non ho avuto risposta. Grazie e mi scuso per la banalità della questione.

  161. Simonetta scrive:

    Buonasera,
    avrei bisogno di una consulenza on line gratuita.
    Nel 2005, prima di contrarre matrimonio nel 2007, il mio compagno ha stipulato con la propria banca un mutuo (durata 30 anni) per la ristrutturazione dell’immobile che sarebbe poi diventato casa coniugale (ma la proprietà dell’immobile è sempre stata sua esclusiva, in quanto derivante da un atto di donazione da parte di suo padre). Il mutuo è intestato a lui e al padre. Tuttavia ho “scoperto” (perchè allora ho sicuramente fatto le cose con troppa leggerezza, senza pensare che nel tempo le cose e i rapporti cambiano, e anche perchè la banca non è stata forse così trasparente nel dare le informazioni in merito) che su questo mutuo ho apposto la mia firma per fideiussione.
    Dal 2013 siamo separati (separazione consensuale) e ora vorrei procedere con il divorzio. L’immobile è rimasto ovviamente a lui in via esclusiva.
    Vorrei sapere se c’è modo di limitare gli effetti di questa fideiussione…. per tutelarmi da eventuali problemi futuri (una scrittura privata o una comunicazione alla banca…..). Tuttavia, visto che già immagino che si possa fare poco in proposito, vorrei capire quando potrei essere chiamata io a rispondere, visto che comunque il mutuo è già intestato a due soggetti (che ne rispondono in via primaria vero?), il mio ex marito (unico figlio) proprietario dell’immobile oggetto della ristrutturazione e suo padre proprietario a sua volta di un immobile adiacente allo stesso. Quindi, dispongono comunque di un patrimonio in grado di coprire il valore dell’immobile oggetto di mutuo.
    Vorrei sapere se posso tutelarmi anche solo in parte in qualche modo prima di procedere con il divorzio. Grazie

    • Sia con la separazione che con il divorzio, la garanzia fideiussoria che lei ha prestato non si estingue fin quando non si estingue il mutuo, a meno che il suo ex non offra alla banca altre e più idonee garanzie in sostituzione, ma difficilmente la banca accetterà. Si può essere chiamati a rispondere, quali garanti, in ogni momento in cui i mutuatari non adempiono alla loro obbligazione, sicchè sotto questo profilo la sua posizione è abbastanza delicata. In termini pratici, però, se le non ha beni immobili, la banca prima di rivolgersi a lei, in caso di omesso pagamento del mutuo, aggredirà l’immobile del suo ex e i beni anche del padre.
      Cordialmente

  162. giancarlo scrive:

    Gentilissimo Avv. Francesco Meatta,

    le chiedo un parere legale gratuito.
    Io sono socio di una società SRL al 20%, dopo qualche hanno ho riscontrato che il mio socio quale amministratore per un periodo non ha pagato varie imposte tra cui IVA.
    a questo punto ho deciso di uscire dalla società, anche se un SRL la società corrisponde solo dei capitali,e ha mio favore ho che non ho mai effettuato una operazione in banca perchè lui essendo amministratore aveva il pieno controllo dei conti correnti e operazione.
    ma il mio dubbio è un altro
    qualche anno indietro abbiamo eseguito un operazione con la società al 50%,cioè io con una scrittura privata ho consegnato a lui dei soldi e lui li ha versati in società per effettuare questa operazione,ma ai me questa operazione non andò a buon fine, ma dopo una sentenza con la società siamo riusciti ad rientrare del capitale.
    il mio socio mi ha restituito l’importo dal conto corrente della società
    la mia domanda è:
    se la società a debiti con l’erario,l’agenzia delle entrate mi può richiedere la cifra che il mio socio mi ha restituito dalla società?
    in attesa di un cortese riscontro in merito porgo
    Cordiali Saluti

    • Se lei non ha mai avuto incarichi di amministrazione della società, dovrebbe rispondere dei debiti con l’erario la società con il suo capitale e l’amministratore o gli amministratori inadempienti.
      Cordialmente

  163. Chiara scrive:

    Salve le espongo il mio problema
    A gennaio richiedo informazioni per effettuare una prova gratuita o volendo anche a pagamento presso una scuola di lingue di un corso di inglese collettivo mini gruppo. Mi rispondono che loro non effettuano prove e che se voglio partecipare prima devo iscrivermi al corso.
    A fine gennaio mi iscrivo al suddetto corso, per il quale mi fanno firmare un foglio di iscrizione nel quale mi impegno a versare la quota del corso in due rate (450 euro) per questo corso che prevede massimo 7 partecipanti. Pago subito la prima quota (250 euro) per il quale mi rilasciano la ricevuta.
    La prima sera del corso scopro che il corso non è al livello che io ho richiesto (A2 invece che B1) ma è ad un livello più elementare. Inoltre scopro che ce un ragazzo che partecipa a questo suddetto corso senza essere iscritto.
    Dopo la seconda lezione di questo corso, chiedo di essere spostata di livello siccome non è il livello per il quale io avevo fatto richiesta.
    Invece il ragazzo che viene a lezione senza aver pagato ne firmato nulla decide di non venire più dal momento che il corso non era di suo gradimento ed egli non era vincolato.
    Dopo aver frequentato per tre settimane il corso di livello diverso non mi ritengo soddisfatta in quanto non penso che questo corso serva veramente per imparare l’inglese. Inoltre al nostro gruppo livello B1 si aggiunge un’altra ragazza che era con me nell’A2. Perciò il corso supera il n’ massimo di partecipanti. Di conseguenza per i corsi collettivi la quota totale del corso sono 330 euro non 450.
    Lo facciamo notare alla scuola che ci dice che ci fara delle lezioni in più per conpensare.
    Posso recedere dall’acquisto del corso? Sono tenuta a pagare anche la seconda rata

    • Se all’atto della iscrizione lei ha optato per un corso di livello superiore e come lei anche altri corsisti, può senz’altro eccepire l’inesatto adempimento della scuola, per averle offerto un servizio diverso da quello pattuito e chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento con restituzione di quanto pagato e risarcimento del danno.
      Cordialmente

  164. max scrive:

    Salve,
    avrei necessità di un iniziale parere legale gratuito in merito ad una questione di servitù di passaggio.
    Sono proprietario di un piccolo terreno gravato presumibilmente da una servitù di passaggio(nel mio atto comunque non risulta e non ho ancora verificato in conservatoria gli atti e le trascrizioni di quelli del mio vicino…) a favore di alcuni terreni oltre il mio, il cui proprietario tramite lettera raccomandata (novembre 2015) mi richiede, in qualità di fondo dominante, e anche con un carattere di urgenza, di liberare questo passaggio che è attualmente inagibile per la vegetazione che incombe su di esso (piante, sterpaglie, ecc)
    Questo passaggio è inutilizzato da molto tempo e in stato di abbandono in quanto il proprietario (unico di più terreni confinanti) che non lo hai quasi mai impegnato e di sicuro mai intervenuto nella cura e manutenzione, utilizza da sempre già un altro passaggio che si collega sulla strada comunale di campagna (inoltre un suo terreno fra tutti quelli suoi confinanti ha già direttamente lo sbocco su detta strada)
    Rivendicando questo diritto tramite una semplice raccomandata interrompe i termini di prescrizione per evitare io di usucapire ?
    Sulla planimetria catastale risulta una doppia linea tratteggiata parallela (indicata sul terreno prima del mio, confinante con la strada comunale dalla quale anche io accedo e sul mio terreno in tutta la sua lunghezza e li si ferma) a cui si riferisce il proprietario definendola come strada vicinale, ciò e sufficiente a sancirne tale identità e pertanto essere riconducibile ad una servitù di passaggio ? (non tutte le servitù, quindi strade, risultano nelle planimetrie ma di fatto esistono comunque…)
    Io non vorrei dover ripristinare un passaggio anche a spese mie (che almeno inizialmente 15-20 anni fa ho solo io mantenuto con il totale disinteresse del fondo dominante) e di cui non sono oltretutto neanche certo che esista in termini di servitù….
    I terreni dell’altro proprietario non dovrebbero più risultare interclusi in quanto riuniti con altri confinanti (anche a seguito di eredità ecc) in capo ad unica persona ? e quindi perdere tale diritto ?
    E’ possibile estingue in ogni caso questa servitù e in che modo ?
    Il proprietario con il quale ci siamo già incontrati e che non vuole sentir ragioni su una possibile alienazione/cancellazione di tale passaggio (anche pagando….) può eventualmente decidere di intervenire autonomamente e in maniera arbitraria magari senza neanche avvisarmi e rimuovere tutti gli ostacoli presenti ? è una forzatura a cui posso o non posso oppormi ?
    Ringrazio anticipatamente per potermi dare un po di chiarezza su una questione per me piuttosto spinosa e capire magari meglio come potermi muovere o piuttosto attendere….
    Cordiali Saluti
    Max

    • La lettera raccomandata dovrebbe interrompere i termini di prescrizione. Un invasione arbitraria nel suo terreno non è legittima. La servitù non si estingue: o esiste in rapporto ai suoi presupposti costitutivi oppure non esiste e in tal caso, ove dagli atti non risultasse una volontaria servitù di passaggio, colui che rivendica la servitù dovrebbe rivolgersi al tribunale affinchè accerti il suo diritto, ed ivi lei potrà far valere le sue ragioni, non ultime l’esistenza di eventuali altri e più agevoli passaggi.
      Cordialmente

  165. Cassano Rino scrive:

    In un palazzo di tre piani abitano solo tre proprietari. Non c’è condominio e dovendo riparare la copertura del torrino delle scale, in quale misura i proprietari debbono concorrere nella spesa,tenendo anche presente che l’uso del torrino è di proprietà della famiglia del terzo piano? Preciso anche che tali Signori sono disponibili alla riparazione ed all’accesso. Grazie Rino

    • Se, come immagino, il torrino funge anche da copertura, i proprietari saranno tenuti per la q.ta di un terzo, venendo la restante q.ta suddivisa per tre. Ma non si tratta di un criterio univoco, e le modalità di ripartizione possono mutare pur nel rispetto della legge.
      Cordialmente

  166. gavino scrive:

    salve vorrei sapere se esiste una legge per la quale si può annullare parzialmente un atto notarile o lo si deve annullare del tutto e riscriverlo come sentenziato da un giudice .grazie

    • Un atto notarile può essere annullato se affetto da vizi che ne comportano l’annullabilità, ma in tal caso è necessario agire in sede giudiziaria affinchè venga pronunciata una sentenza di annullamento dell’atto.
      Cordialmente

  167. Roberto Cresimato scrive:

    VINCITORE di un concorso pubblico presso un comune da 4 anni e non assunto per il blocco del turnover.
    Nel 2015 vengo inserito nella programmazione triennale per l’assunzione per
    l’anno 2016.
    A inizio 2016 vengo cancellato dall’assunzione per l’anno corrente, perchè
    viene ridotto il turnover al 25% dall’ultima finanziaria.
    Che devo fare? Che tipo di diritti ho?

    • La questione che la riguarda ha visto la giurisprudenza dividersi in due diversi orientamenti.
      Una prima linea di pensiero assume che il vincitore di un concorso non ha un diritto soggettivo all’assunzione, ma vanta, più semplicemente, una legittima aspettativa ad essere assunto. Il che significa che la scelta inerente l’assunzione del vincitore del concorso pubblico rientra nella discrezionalità amministrativa ed organizzativa della p.a.. La P.A., infatti, per circostanze sopravvenute, potrebbe anche ritenere di revocare l’inerera procedura esecutiva di assunzione. La giurisprudenza che segue quest’orientamento adotta però un correttivo: la decisione di non procedere all’assunzione deve essere motivata e rispondente ad uno specifico interesse pubblico. Sotto questo profilo, la decisione di revocare la procedura di assunzione è stata ritenuta legittima in caso di blocco delle assunzioni derivante da un’espressa previsione di legge. Questo sembrerebbe proprio il suo caso, ma per una migliore valutazione di tutta la complessa vicenda le consiglio di rivolgersi direttamente ad un legale che possa approfondire in dettaglio la questione e valutare se esistono i presupposti per impugnare il provvedimento di revoca dell’assunzione.
      Come dicevo, vi è però un secondo filone di pensiero secondo il quale il vincitore di un concorso pubblico vanterebbe un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione. Di tal chè la mancata assunzione in capo alla P.A. si configura quale mero atto di gestione e il ricorso andrebbe inoltrato al giudice ordinario il quale potrebbe adottare sentenza costitutiva (ovvero sentenza che tiene luogo e si sostituisce all’atto di assunzione rendendola assunta a tutti gli effetti) e di condanna verso la P.A.
      A maggior ragione, in considerazione di questo e più recente orientamento giurisprudenziale, rinnovo l’invito a recarsi, documentazione alla mano, da un legale per valutare i presupposti di un eventuale azione giudiziaria a sua tutela.
      Cordialmente

  168. Rania Francis scrive:

    Buonasera Avv.Meatta,
    sono dipendente di una società con più di 15 dipendenti.

    A settembre 2015, quando ero ancora in maternità, tale società ha intrapreso una procedura di licenziamento collettivo, nella quale rientravo pure io.(non mi è stato inviato nulla a casa, avevo notizie da mio marito visto che è dipendente anche lui della stessa società)

    A gennaio, avendo terminato la maternità obbligatoria, sono rientrata al lavoro nella stessa mansione (risorse umane, amministrazione e contabilità come indica il mio contratto di lavoro)
    ho anche saputo che la parte legata alle risorse umane verrà esternalizzata ad una società esterna.

    Il mio responsabile mi ha comunicato verbalmente che ad agosto 2016 (una volta che il bambino avesse compiuto 1 anno di età) sarei stata licenziata.

    So per certo che, al termine del mio servizio presso la società, verrò sostituita da un’altra ragazza che ha un contratto a tempo determinato(con scadenza ad agosto e che verrà rinnovato o cambiato in indeterminato).

    La mia domanda è la seguente : potrebbe considerarsi illegittimo il mio licenziamento?

    La ringrazio.

    • Se lei viene licenziata per motivi oggettivi inerenti la produttività dell’azienda, la sua sostituzione con altro lavoratore al suo posto e nelle sue mansioni, potrebbe in effetti far emergere profili di illegittimità nel licenziamento.
      Cordialmente

  169. Alin scrive:

    Salve,vorrei un parere legale gratuito.io sono divorziato,con 2figli,attualmente 1 solo minorenne,verso gli alimenti x entrambi ancora,ho una casa di proprietà su quale giace una ipoteca giudiziale messa dalla ex appena è andata via di casa,di sua spontanea volontà e poi,in seguito con un bel aumento del assegno di mantenimento dei ragazzi.Attualmente ,con il suo consenso,ho venduto la casa(a lei la parte x l’ipoteca,leggermente inferiore al valore de ipoteca ma stabilità di comune accordo).Adesso la mia domanda è:quando andiamo al rogito e lei riceverà la sua parte,cosa succede in seguito?c’e qualcos’altro che lei mi potrà chiedere,sempre in nome dei figli??

    • Se il provvedimento di divorzio prevede un mantenimento per i figli, nonostante la vendita di casa e la corresponsione alla sua ex moglie di una parte del ricavato della vendita, il mantenimento permane. Sarebbe opportuno che eventuali modifiche delle condizioni del divorzio siano stabilite davanti al Giudice, altrimenti tutto resta fondamentalmente immutato.
      Cordialmente

  170. Gabriele scrive:

    Egr. Avvocato,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Io con i miei amici vogliamo organizzare un torneo di Videogiochi Online Amatoriale con iscrizione gratuita e montepremi di € 30,00, cercando regolamenti e/o leggi su internet non ho trovato nulla di chiaro per questo mi rivolgo a Lei.
    Quale sono le procedure legali per procedere con l’organizzazione dello stesso?
    E’ possibile dare come premio Donazioni Paypal, Buoni di terze parti e ricariche Postpay?
    Quali leggi regolamentano il tutto?
    Possono partecipare minorenni?
    Grazie in anticipo.
    Cordiali Saluti,
    Gabriele S.

    • Non sono riuscito a trovare una normativa specifica di riferimento. Però, per quanto riguarda il torneo, non vedo quali ostacoli possano esserci affinchè un gruppo di persone aderisce, spontaneamente e a titolo gratuito, ad un regolamento per lo svolgimento di un torneo di videogochi online amatoriale. I dubbi riguardano il premio, ma sono a livello fiscale. Quanto ai minorenni, se il regolamento che disciplina il torneo e che dovrete redigere non comporta impegni contrattuali specifici se non il rispetto delle regole del videogioco scelto, sotto pena eventualmente di esclusione dal torneo, non ci sarebbero problemi, ma comunque ci andrei molto cauto, cercando di coinvolgere solo maggiorenni. Tra l’altro i minorenni non vedo come possano essere destinatari di un eventuale premio, a meno che non si dotano del consenso dei genitori.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  171. Alice scrive:

    Buongiorno,
    le scrivo perchè mi trovo in una situazione da cui non so come uscire. Quest’estate ho prenotato una vacanza con un tour operator che, il giorno prima della partenza, mi ha modificato la destinazione. Allora io e il mio ragazzo abbiamo deciso di non partire più e di richiedere un rimborso da parte dell’agenzia, rimborso che viene accettato da loro (ho tutte le mail necessarie a mio favore). Il rimborso sarebbe dovuto essere entro 10 giorni ma ancora dopo 5 mesi e diverse lettere mie e dell’avvocato non ho ricevuto nulla (2000 euro) e mai nemmeno una risposta da parte loro. Da poco tempo ho scoperto che questo tour operator ha dichiarato il fallimento e tutti noi clienti truffati siamo stati “abbandonati”: nessuno ci scrive o fa sapere cosa dobbiamo fare per poter sperare di riavere i soldi. Secondo lei, come dovremmo muoverci? Chi bisogna contattare?
    Grazie della sua consulenza

    • Haimè, avreste dovuto immediatamente fare causa nella speranza di arrivare quanto prima (un pò utopico) ad un sentenza di condanna. La sentenza vi sarebbe servita quale titolo esecutivo per insinuarvi nel fallimento come creditori anche se non privilegiati. Ora, dovreste fare causa al fallimento, ovvero al tour operetor in persona del curatore fallimentare e all’esito insinuarvi nel passivo fallimentare.
      Strada tortuosa e difficile.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  172. Cinzia Castiglioni scrive:

    Gent.mo Avvocato,

    Le spiego in breve la mia situazione. Nel dicembre 2015 ho visitato con il mio fidanzato un immobile mediante un “agente immobiliare”, il cui mandato di esclusiva ho successivamente scoperto essergli stato revocato dai proprietari dell’immobile nel settembre 2015 mediante lettera raccomandata. Contestualmente, l’agente mi ha fatto firmare la dichiarazione di presa visione dell’immobile, a suo dire per una semplice questione di privacy.
    L’immobile, che nell’annuncio dell’agenzia veniva descritto come “villa unifamiliare”, si è rivelato trattarsi di una villetta bifamiliare; ciononostante ci ha colpito positivamente.
    E’ seguito un successivo incontro con il medesimo agente allo scopo di chiedere ulteriori informazioni sulla casa e di tentare una trattativa sul prezzo. Tuttavia, l’incontro non ha avuto esito positivo in quanto l’agente non ha voluto proporre ai proprietari la nostra offerta, da lui considerata troppo bassa, giustificandosi, a mio avviso in maniera del tutto scorretta e tutt’altro che professionale, dicendoci che il proprietario dell’immobile è affetto da una gravissima malattia. Allo stesso tempo, durante l’incontro il nostro interesse nella villetta è andato scemando a causa di alcune informazioni forniteci dall’agente stesso (ad esempio l’assenza di posto auto esterno e il fatto che il terreno antistante l’abitazione appartenesse alla finanza e fosse destinato alla costruzione di alloggi per i finanzieri).

    Circa un mese dopo abbiamo incontrato casualmente i proprietari dell’immobile che ci hanno detto di non essere ancora riusciti a trovare un acquirente. In quell’occasione, siamo venuti a conoscenza che le informazioni forniteci dall’agente immobiliare erano scorrette: la stradina in cui è ubicata la villetta è stata resa anni fa a senso unico proprio per permettere di parcheggiare le auto a lato della carreggiata e il terreno antistante non appartiene alla finanza ma è di un signore che lo utilizza come terreno agricolo e non è intenzionato a venderlo né a costruire. Queste informazioni, che abbiamo verificato, hanno fatto riaccendere il nostro interesse nella villetta.
    Abbiamo inoltre scoperto che l’agente non è registrato alla Camera di Commercio ma ad essere abilitata è la moglie che è anche intestataria dell’agenzia immobiliare ma con cui noi non abbiamo mai avuti rapporti.

    A questo punto, ci chiediamo se fosse possibile iniziare una trattativa ed eventualmente acquistare l’immobile direttamente dai proprietari senza essere costretti a riconoscere le provvigioni all’agente o rischiare che l’agente stesso ci chieda le provvigioni una volta venuto a conoscenza che l’immobile è stato acquistato da noi.

    Nella speranza di una Sua gentile risposta e ringraziandola in anticipo per la Sua cortese attenzione e disponibilità,
    Le porgo cordiali saluti.

    • Se voi siete sicuri che l’agente non ha in incarico quell’immobile, essendogli stato precedentemente revocato dal proprietario, vi consiglierei dapprima di contestare questa anomalia all’agente il quale si è reso inadempiemtne all’obbligo di fornire al committente tutte le informazioni necessarie per decidere se conferire o meno l’incarico. In altri termini, contesterei l’invalidità dell’eventuale incarico conferito, sempre che sia stato sottoscritto da parte vostra un incarico, e comunque tutte le inesattezze di cui vi ha portato ha conoscenza. Il rischio che l’agenzia possa chiedere comunque le provvigioni esiste, ma considerati i fatti da voi esposti esistono anche valide ragioni per poter resistere ad un eventuale richiesta in tal senso, ed eventualemente avere la meglio in una causa.
      In fin dei conti, l’agente non vi ha neanche messo concretamente ha contatto con il proprietario da cui era stato revocato. Come può assumere da voi l’incarico di fare da intermediario di un immobile se non ha il medesimo incarico da parte del proprietario di quell’immobile? Questo è il punto nodale della questione. Io, pur consapevole di un margine di rischio, avvierei le trattative con il proprietario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  173. patrizia scrive:

    Buongiorno.
    Volevo porre una semplice domanda. Alle pratiche di lavoro registrate presso la cancelleria di un tribunale viene dato L’ISCRIZIONE A RUOLO GENERALE, L’ASSEGNAZIONE A SEZIONE e la DISIGNAZIONE A GIUDICE. Se il mio ruolo generale è 100, è possibile che il giudice me assegnato possa far passare avanti altre pratiche sempre di sua competenza (es 110, 125, 147 ecc.) tralasciando la mia che ha un numero inferiore?

    • Di solito non c’è un solo giudice, ed il sistema informatico assegna ai diversi giudici del lavoro le cause iscritte a ruolo, per cui può verificarsi, in ragione del carico di lavoro dei giudici e dei giorni in cui tengono udienza, che un procedimento con ruolo successivo sia trattato prima di uno con ruolo antecedente.
      In ogni caso, di solito l’assegnazione del giudice e l’udienza avvengono a livello informatizzato, anche se può cambiare da tribunale a tribunale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  174. Carlo scrive:

    Buonasera, vorrei un parere legale sulla seguente questione:
    Di recente ho ricevuto un atto giudiziario (Equitalia) relativo a due verbali di contravvenzioneemessi due anni fa. Dalle verifiche effettuate è emerso che le notifiche dei due verbali non mi sono state recapitate in quanto il postino ha riportato sulla raccomandata : DESTINATARIO TRASFERITO. La circostanza è del tutto falsa perché non mi sono mai mosso dalla mia residenza. Vorrei sapere se il postino che ha scritto tale assurdità, privandomi della possibilità di ricevere i verbali e opporre regolare ricorso, è responsabile di una dichiarazione falsa in atto pubblico come la notifica di una contravvenzione.
    Grazie.
    Carlo

    • A parte la possibilità di ricorrere alla commissione tributaria per fa valere il vizio della notifica dell’atto, il postino è responsabile per aver eventualmente dichiarato una cosa difforme alla realtà.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  175. Alessandro Torri scrive:

    Buongiorno, vorrei un parere legale gratuito.
    Il Comune dove abito ha emanato una Delibera di Giunta Comunale tutt’ora attiva, dove si regolamentano “Tariffe servizi a domanda individuale” di varia natura, ma la cosa che più ha sconcertato tutti i genitori è l’introduzione di una quota fissa mensile di 15€ per la frequenza della scuola per l’infanzia statale (primaria e secondaria non vengono citate nella Delibera), da versare nelle casse del Comune.
    La domanda che mi pongo, ma che interessa tutti in generale, è capire se sia una quota obbligatoria o facoltativa, dato che il versamento viene sollecitato anche con l’invio di raccomandata a/r.
    Se fosse necessario, abbiamo disponibili in pdf la Delibera, l’invito al pagamento consegnatoci ad inizio anno e la raccomandata.
    A disposizione per dubbi o chiarimenti, ringrazio e porgo cordiali saluti.

    • Posso solo immaginare che la quota fissa mensile di cui lei parla si riferisca al servizio per la mensa scolastica. La mensa è un servizio aggiuntivo, non obbligatorio, ma se scelto, ove previsto il pagamento per la mensa, va pagato. Normalmente però non è prevista una quota fissa, perchè la quota da pagare è parametrata al reddito del nucleo familiare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  176. Giancarlo scrive:

    Buongiorno,
    il mio quesito riguarda la partecipazione a società cooperative edilizie.
    In breve dal 2010 sono socio di una società cooperativa per la costruzione tramite edilizia residenziale di circa 100 appartamenti. Tale società dopo ormai più di 5 anni per me, ed in generale dopo 8 anni per i soci più “veccchi”, ancora non ha portato a termine l’iter e quindi oggi la situazione è che circa metà degli appartamenti sono terminati al 90% ma sono mancanti tutte le opere di urbanizzazione e quindi i primi 50 soci già assegnatari (tra i quali non ci sono io) e con fideiussione firmata in banca aspettano di ricevere il loro appartamento, per gli altri 50 soci, tra cui ci sono io, nulla di costruzione è stato iniziato. Ora la situazine è che il prezzo inizialmente prospettato per tali appartamenti è notevolmente aumentato e non sono più così convenienti, inoltre stanco di perdere soldi in un affitto che ormai durava da 5 anni ho acquistato un altra casa.
    Pertanto a Giugno 2015 ho inviato alla cooperativa lettera raccomandata con la quale esprimevo volontà di non essere più socio e chiedevo contestualmente la restituzione del capitale sociale corrisposto con le modalità previste dallo statuto e dalle leggi, a tale raccomandata non è mai seguita alcuna risposta. La domanda è se le mie recessioni come socio sono valide oppure, come mi hanno detto, il CDA ha rifiutato le dimissioni ma senza darne comunicazione ed io a tutti gli effetti sono ancora socio e devo obbligatoriamente acquistare un secondo apartamento che non voglio più e che non posso permetetrmi poichè già paglo il mutuo per la ulteriore casa che ho acquistato.

    • Mi dispiace, ma è praticamente impossibile fornire una risposta senza aver adeguatamente letto lo statuto, l’atto costitutivo e la modulistica che le avranno fatto sottoscrivere per diventare socio. Ogni mia indicazione potrebbe essere fuorviante. La sua è una questione che richiedo una consulenza in senso tecnico, approfondita, previa esame della necessaria documentazione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  177. Valeria scrive:

    Salve. A settembre del mese scorso ho deciso di avviare dei lavori di ristrutturazione in una casa.L’azienda mi ha chiesto subito un bonifico con regolare fattura per l’acquisto del materiale. Il problema è che i lavori a sette mesi di distanza sono appena ad uno stato iniziale nonostante i numerosi solleciti. Vorrei sapere come posso tutelarmi, quali vie legali posso seguire visto che i semplici solleciti telefonici non sembrano servire.
    Grazie per l’attenzione.

    • Molto dipende dal contratto d’appalto che ha stipulato con la ditta edile, bisognerebbe capire se sono previsti dei termini per i sal, ovvero gli stati avanzamenti lavori e delle penali in caso di ritardo sia a carico sua per mancato pagamento sia a carico della ditta appaltatrice. Se non esistono giustificazioni legittime e se il contratto non prevede nulla di particolare, potrebbe formalizzare un atto di diffida teso alla risoluzione del contratto da inadempimento, intimando la ripresa dei lavori entro sette giorni, e riservandosi ogni azione per il risarcimento di eventuali danni che il ritardo le ha comportato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  178. Gabriella scrive:

    Salve, vorrei cortesemente un parere legale gratuito sulla richiesta di affitto,da parte del Comune, dei M.A.P. (moduli abitativi provvisori) che ci hanno assegnato dopo il terremoto dell’Aquile del 6 aprile 2009.
    Noi eravamo proprietari,residenti (5persone:nonna,figlia con marito e 2 figli) di un’immobile sito nel comune di Fagnano Alto (Aq):il terremoto ci ha reso la casa inagibile(cat.E) e pertanto nel nostro comune,formato da 10 piccole frazioni,hanno costruito e ci hanno assegnato un MAP di 70 mq(per 5 persone) il 15 febbraio 2010.Il nostro Comune ha stipulato un contratto di comodato gratuito,completo di tutto l’arredamento, della durata di tre anni ‘senza possibilità di proroga’.Ovviamente il suddetto map sarebbe stato riconsegnato nel caso di rientro nella propria abitazione. Dopo ben cinque anni dal terremoto viene finalmente approvato il piano di ricostruzione con debita graduatoria dove noi siamo peraltro rientrati tra i primi cinque, ma le lungaggini burocratiche ecc.ecc. ci trovano ancora in attesa di poter iniziare i lavori(sono passati 7 anni). A parte questo, a febbraio 2013 ci sarebbe quindi scaduto il contratto che NESSUNO A TUTT’OGGI HA PENSATO DI RINNOVARE ! Premetto che tutti gli abitanti del comune si trovano nella stessa situazione : il 20/3/2013 ci arriva dal Comune la richiesta di pagamento di affitto dei moduli, stabilita con una delibera del 3/9/2012 dove viene stabilito il pagamento di un canone ‘per le manutenzioni’ pari a e.0,50 al mq per i proprietari e e.3,00mq per chi era in affitto alla data del 6/9/2009 (noi dobbiamo pagare quindi e.35,00 al mese).
    Io ho inviato una lettera dall’avvocato che però non aveva capito bene cosa volevo chiedere, e cioè : il contratto era ad uso gratuito per 3 anni (dal 15/2/2010 al 15/2/2013) pertanto la loro richiesta di pagamento da settembre 2012 non aveva senso e al termine del contratto avrebbero dovuto riformulare un nuovo contratto specificando il canone. A tutt’oggi io mi sono rifiutata di pagare, e ora la nuova giunta comunale, pretende il pagamento di tutte le suddette quote dal 2013, altrimenti la passeranno ad Equitalia.
    Ora vorrei sapere : è lecito chiedere questo canone in assenza di contratto dal 2013? tutti i paesani hanno pagato per paura forse di essere mandati via, ma anche se morosi, non potrebbero, perchè lo Stato ci ha assegnato queste abitazioni in sostituzione delle nostre che per colpa della loro burocrazia non sono state ancora ricostruite, pertanto siamo ‘costretti’ a vivere così ,non per nostra scelta, ed inoltre siamo tutti praticamente senza più contratto da anni!
    Tra l’altro questi MAP stanno cadendo a pezzi, sono pieni di muffa, persiane rotte,invasione di topi e altri orribili animali che si sono annidati sotto al legno (sono tutti in cartongesso e legno..ormai marcito!) e che non hanno mai sistemato ! Inoltre secondo me, non dovrei pagare un affitto per una casa che non ho scelto io, e che peraltro ne avevo comprata una con grandi sacrifici e dove non pagavo certo il condominio essendo un terra-cielo. Il nuovo sindaco sta redigendo i nuovi contratti comprensivi del canone, e sta bene, ma vuole assolutamente l’arretrato : è lecito ?
    Faccio presente che sono pochi i Comuni che hanno richiesto un canone simile e comunque hanno fatto tutti contratti iniziali senza scadenze,se non per il rientro nelle abitazioni danneggiate!
    Grazie infinite per l’attenzione !

    • Non conosco la normativa sui M.A.P. per cui le mie osservazioni saranno basate per lo più sulla logica giuridica. Il contratto di comodato era stato stipulato, come lei ha esposto, per un uso gratuito senza possibilità di proroga. Questo significa che alla scadenza veniva meno il titolo in base al quale abitavate in quell’immobile. Da questo punto di vista, la richiesta di pagamento del canone sembrerebbe configurarsi come una sorta di indennità per occupazione abusiva. E’ aberrante, lo capisco, in quanto la vostra situazione avrebbe dovuto indurre il Comune a stipulare un nuovo contratto di comodato gratuito.
      Nel contempo, si configura uno stato di fatiscenza degli immobili che vi erano stati concessi, e sotto questo profilo, avreste dovuto formalmente richiedere interventi manutentivi al comune e, se del caso, intentare azioni risarcitorie ove ne ricorressero i presupposti. Questo sarebbe possibile tutt’oggi, cercando di imporre al Comune di effettuare tutti gli interventi manutentivi necessari a tutela della vostra salute, tanto più che vi viene chiesto di pagare un canone.
      Inoltre, fossi in voi mi rivolgerei ad un legale esperto in diritto amministrativo per verificare se esistono i presupposti per agire dinanzi al Tar con giudizio di ottemperanza per i ritardi nei lavori di ristrutturazione inerenti le vostre legittime ed originarie abitazioni.
      Mi dispiace di non poter andare ulteriormente a fondo della questione ma, per correttezza, non conoscendo bene la materia, ho dovuto dare indicazioni più generali. Vi auguro di fare presto ritorno ad una vita normale e questo è quanto di più paradossale possa accadere. Persone che hanno subito eventi del genere dovrebbero essere supportate dallo Stato, in ogni sua articolazione, in ogni modo possibile ed immaginabile.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Gabriella scrive:

        la ringrazio infinitamente, immaginavo la questione non fosse semplice essendo una tipologia particolare, quindi per evitare ,come mi ha ‘minacciato il Sindaco’, che ci tolgano il map essendo morosi, mi tocca pagare ben e.1155.Le richieste di manutenzione le ho fatte, ma come al solito al Comune non hanno mai soldi e rimasero in silenzio,così come la mia richiesta di avere un nuovo contratto ! Come al solito purtroppo ‘chi ha il coltello dalla parte del manico, vince sempre’! Noi abbiamo perso la casa, il lavoro, e la famiglia disgregata..psicologicamente provati, chi non ha vissuto le nostre esperienze non può capire, non si può capire cosa vuol dire vedere la tua casa distrutta, dover vivere in ambienti angusti tutti insieme, malsani, ecc…e la tua casa che è lì…che continua a cadere a pezzi, e tu la vedi, la rivuoi, rivuoi la tua vita …ma alla burocrazia, agli ingegneri…non importa nulla: 7 anni. Tanto i soldi loro se li prenderanno comunque.
        Perdoni lo sfogo, la ringrazio ancora tanto, non posso sostenere spese di avvocati, pazienza. Ancora una volta dobbiamo accettare i soprusi.
        Gabriella

  179. Andrea Castagna scrive:

    Buonasera vorrei richiedere una consulenza on line gratuita.
    Mia madre rimasta vedova si è risposata con mio zio.
    Sono ormai trascorsi 20 anni e considero questa meravigliosa persona come un padre a tutti gli effetti e non ho mai pensato in tutto questo tempo all’eredità, poi un giorno mia madre mi chiede a chi andrebbero (in presenza di altri fratelli) i suoi beni nel caso in cui mio zio/padre dovesse prematuramente lasciarci.
    Ora anche io mi chiedo… se invece fosse mia madre?
    A quali imposte di successione andrei incontro in tutti e due i casi?
    Grazie mille in anticipo.

    • Per suo zio, dovrebbero succedere ereditariamente sua madre e gli eventuali figli avuti prima di sposarsi con sua madre. Per sua madre, la successione dovrebbe vedere come eredi legittimi lei e suo zio, quale marito di sua madre.
      Quanto alle imposte di successione non saprei darle un risposta, dovrebbe rivolgersi ad un commercialistica.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  180. Giuliana scrive:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Nel condominio dove ho un alloggio di proprietà, un condomino ha chiesto all’amministratore di avere copia dei documenti di contabilità del condominio, per verificare i conti, ma sostiene che l’amministratore si sia rifiutato di consegnarli. Ha quindi nominato come suo delegato uno studio e ha inviato le richieste per raccomandata. Dopo uno scambio di lettere, l’amministratore è stato invitato a conciliare, ma non si è presentato all’incontro (sostiene di non aver letto la comunicazione tramite PEC). Il condomino ha quindi citato in tribunale il condominio nella persona dell’amministratore, per ottenere l’annullamento della delibera assembleare di approvazione del bilancio dell’ultimo anno, sostenendo che non ha potuto verificare i conti. L’amministratore ha convocato una assemblea straordinaria per dare notizia dell’accaduto a neanche dieci giorni dalla data dell’udienza,avendo ricevuto la citazione mesi prima. Come è meglio procedere per gli altri proprietari del condominio? Hanno qualche responsabilità?

    Grazie
    Cordiali saluti

    • L’amministrazione, quando convoca l’assemblea per l’approvazione dei bilanci, deve consentire ai condomini di prendere visione ed eventualmente estrarre, a loro spese, copia dei giustificativi di spesa. Da questo punto di vista, sarebbe stato meglio che l’amministratore consentisse al condomino di verificare i conti. Il problema è che in caso di soccombenza nella causa, le spese legali sarebbero a carico del Condominio e quindi di voi condomini. Comunqwue, l’amministratore potrebbe convocare l’assemblea per decidere sull’opportunità di deliberare nuovamente sul bilancio, con apposita assemblea dando la possibilità al condomino di verificare i conti ed i giustificativi di spesa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  181. Tatyana scrive:

    Buon giorno, vorrei gentilmente vs parere legale gratuito. Tre anni fa sono stata cliente di un ufficio legale, dove mi è stato concesso patrocignio gratuito per quanto non avevo nessun reddito. Un mese fa mi è arrivato il conto da pagare 3500e. Purtroppo la lettera dal tribunale, che confermava patrocignio gratuito, non riesco trovare, credo che è andata persa. Cosa devo fare? Devo pagare, o posso trovare una coppia in tribunale?

    • Deve recarsi al tribunale, con il numero di ruolo del suo procedimento, e informarsi sull’ufficio dove sono archiviati i fascicoli e chiedere all’archivio di estrarre il suo fascicolo per richiedere la copia del provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  182. manuela scrive:

    Buongiorno,
    Il mio compagno ed io viviamo in una casa di mia sola proprietà al 100% e abbiamo 2 figli. Pensiamo di sposarci ma vorrei capire a cosa andiamo incontro con il matrimonio. il mio compagno ha debiti con equitalia superiori a 30mila euro. Riguardano multe (cartelle) e avvisi di pagamento per Inps. Tenuto conto che lui non ha nulla intestato ed è libero professionista, se ci sposassimo ed io premorissi a lui, la mia casa sarebbe a rischio? Se invece lui premorisse a me, io dovrei accettare l’eredità con benef invent? Xchè i suoi debiti Equitalia rientrerebbero nella successione? E i ns figli, quindi, li erediterebbero? Dunque se morissimo sia io che il mio compagno/marito, anche i ns figli dovranno accettare l’eredità con beneficio d’inventario? Inoltre, se il mio compagno eredita un’appartamento per la sopraggiunta morte dei genitori, l’Ente riscossore (equitalia/Inps) potrebbe pignorarla? In ultimo, vorrei sapere la differenza che c’è, in questo scenario, tra matrimonio e convivenza.
    Grazie mille.

    • Partiamo dall’ultimo punto. Il matrimonio ovviamente instaura un legame giuridico tra i coniugi, che fa discendere una serie di obblighi, i quali sono in certo senso affievoliti con la convivenza. Le cose, a livello normativo, stanno lentamente cambiando, ma la differenza è ancora abbastanza netta. Questo non riguarda i figli, in quanto, ad esempio a livello ereditario, essi sono equiparati ai figli legittimi, ed anche sotto altri diversi profili.
      Quanto all’appartamento di sua proprietà, in caso di matrimonio, posto che l’appartamento è stato acquistato prima del matrimonio, non rientrerebbe nella comunione dei beni e quindi non entrerebbe a far parte del patrimonio del suo compagno futuro marito. In caso di sua premorienza, suo marito erediterebbe 1/3 di quell’immobile e i 2/3 andrebbero ai suoi due figli. Ma suo marito potrebbe rinunciare all’eredità, ed in tal caso l’immobile verrebbe ereditato per intero dai suoi due figli.
      Se venisse invece a mancare prima suo marito, in tal caso, a fronte dei debiti con l’erario, sarebbe opportuna un accettazione con beneficio d’inventario.
      Se suo marito ereditasse dai genitori un immobile, in tal caso accettando l’eredità potrebbero sorgere dei problemi. Consideri che Equitalia non può pignorare la prima casa ma può iscrivere ipoteca sulla prima casa. Il problema deriva dalla nozione di prima casa. A titolo esemplificativo, se io conduco in locazione un immobile ed ho in proprietà una sola casa, ai fini fiscali, almeno questo è quanto sempre riferitomi dal commercialista, la casa di proprietà è considerata seconda casa. Quindi, ma sul punto non sono così sicuro, temo che avendo suo marito la residenza nell’appartamento di sua proprietà, potrebbe verificarsi un problema analogo. Ipotizziamo che suo marito concedesse in locazione la casa che avesse ereditato dai genitori. Sicuramente verrebbe considerata seconda casa, anche se è l’unica casa di proprietà. Ma anche in questo caso, suo marito potrebbe rinunciare all’eredità, e subentrerebbero i nipoti, quali eredi legittimi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  183. Valentina scrive:

    Buongiorno, Vi contatto perchè avrei bisogno di una Vs consulenza. Sto
    prendendo casa in affitto a Genova. L’agenzia che sta facendo il ruolo
    di mediatore, oltre al 22% di IVA sulla prima mensilità (euro 420), mi
    chiede il 10% di compenso/provvigione del mediatore. il calcolo sarebbe
    così fatto: 500%+IVA (che è il 10% di provvigione arrotondato di
    5.040,00 – 420 x 12) = totale euro 610,00. Volevo sapere se è una
    fregatura e se l’importo della provvigione è un tasso fisso, o
    variabile. grazie Valentina

    • Al di là dei calcoli da lei effettuati, la provvigione viene concordata tra mediatore e cliente. Le formule utilizzate sono molto diverse, ma normalmente si tratta di una somma in percentuale ovvero, più spesso di una somma pari a uno o due canoni di locazione. Tutto dipende dall’accordo che avete stipulato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  184. Davide Giacobbe scrive:

    Buongiorno.
    Volevo sapere se in un abitazione di proprietà di un usufruttuario (zia molto anziana) e di un nudo proprietario (nipote), quest’ultimo possa presentare richiesta di ristrutturazione edilizia senza la sottoscrizione anche dell’usufruttuario.
    Grazie mille.
    Cordiali saluti.

    Davide Giacobbe

    • Partiamo da queste considerazioni: sono a carico del nudo proprietario le riparazioni straordinarie. A titolo esemplificativo l’art. 1005 c.c. parla di interventi volti a garantire la stabilità dei muri maestri e delle
      volte, la sostituzione delle travi, il rinnovamento, per intero o per una parte notevole, dei tetti, solai,
      scale, argini, acquedotti, muri di sostegno o di cinta.
      D’altro canto, dobbiamo considerare anche che l’usufruttuario in tutta una serie di casi è legittimato a chiedere autorizzazioni per interventi di ristrutturazione con il consenso del nudo proprietario. La questione è lunga e complessa, ma, volendo semplificare molto, direi che se i lavori di ristrutturazione non comportano grave pregiudizio per il godimento dell’immobile per l’usufruttuario, in linea teorica, e salvi i necessari ed ulteriori approfondimenti impossibili in questa sede, non dovrebbero esserci problemi, anche perchè l’usufruttuario ha l’obbligo di rispettare la destinazione economica dell’immobile. Sicchè se i lavori sono funzionali anche a mantenere la citata destinazione economica, dubito che l’usufruttuario potrebbe legittimamente opporsi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  185. Giuseppe scrive:

    Salve, Avv. Meatta, in riferimento ad una mia domanda del 30 ottobre 2015 ore 2:06 AM,
    mi permetta Avvocato, di contraddirla, e di porre in evidenza, una sua inesattezza nella sua risposta, direi grave ….. forse la colpa è anche da parte mia, perchè nel conteggio del quinto dello stipendio “pignorabile” di mia moglie,citando l’assegno sociale aumentato del doppio, da detrarre al netto totale stipendio, come quota non pignorabile, non è propriamente esatto, in base alle nuove disposizioni del giugno 2015 ….. “la quota dell’assegno sociale, aumentato del doppio” quota “non pignorabile” è da considerarsi solo nel conteggio di una “pensione” e non sullo “stipendio” ….. Lei questo ha dimenticato di dirmelo, infatti nell’udienza giudiziale di pignoramento del 11-02-2016, a mia moglie, che percepisce uno “stipendio” e non una “pensione”, è stato pignorato una bella fetta dello stipendio, la bellezza di 270,00 euro, esattamente il quinto di 1350,00 euro di stipendio netto che percepisce …. considerando poi, che ha un trattenimento del quinto volontario di 210,00 euro, ed un delega volontaria di 130,00 euro, le rimangono nette in busta 740,00 euro …. il quinto volontario e la delega, non vengono considerate, perchè volontarie ….Tribunale di Biella ….
    Per correttezza mi sembrava giusto ricordarlo ….anche se pareri gratuiti, al giorno d’oggi, con la fatica con cui alcune famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese …. vediamo di dare risposte chiare ed esatte il più possibile … Grazie.
    Saluti e buon lavoro ..

    Giuseppe Cristini

    • Gentile Signor Giuseppe,
      la ringrazio, innanzitutto per le sue osservazioni puntuali e precise. Ci tengo a precisare che il lavoro che svolgo in favore di tutti gli utenti, gratuitamente, si fonda su una premessa di fondo: la mancata conoscenza di tutti gli atti inerenti la questione che mi viene sottoposta e, come lei con onestà ha riconosciuto, le difficoltà di comprensione che ha volte possono caratterizzare il modo di descrivere determinati fatti. Quello che posso dirle è che il mio è un lavoro di supporto informativo, e lei ben ha fatto a richiamare alla mia attenzione un quadro diverso da quello che io le avevo indicato. L’unica cosa che ci tengo, dal mio punto di vista, a sottolineare è che in oltre 1000 consigli espressi in favore degli utenti, questo è il primo in cui si riscontra una mia disattenzione. Per questo, le dico che io cerco sempre, come le suggerisce, “di dare risposte chiare ed esatte il più possibile”.
      Da questo punto di vista, il mio impegno c’è sempre stato, anche nei suoi confronti, e ci sarà sempre. Questa rubrica la curo infatti solo e soltanto io proprio per cercare di essere il più possibile chiaro e di trovare risposte esatte. A volte rispondo in ritardo: questo semmai è la critica che io stesso mi rivolgo. Ma per il resto, l’impegno è veramente molto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  186. Alessandro scrive:

    Gentile Avv. Meatta, buongiorno. Sono a chiederle cortesemente un parere legale.
    Abito in paesino della prov. di Como e da ormai due mesi, c’è un vandalo che quasi quotidianamente si “diverte” a bucare le gomme delle auto parcheggiate in varie vie del paese. Grazie a delle telecamere di sorveglianza é stata ripresa la targa dell’auto del vandalo, con la quale si spostava da un parcheggio all’altro, ed è stato denunciato. Il P.M. ha deciso per la denuncia a piede libero. Dopo qualche giorno di pausa, sono ripresi gli atti vandalici con lo stesso modus operandi. Non si ha la certezza che si tratti ancora dello stesso individuo, ma ovviamente ci sono numerose possibilità che lo sia. I cittadini sono molto stanchi, soprattutto dell’inefficienza delle FdO, che non riescono a fermare questo tizio. Ora arriva la mia domanda… Se QUALCUNO, tramite conoscenze e passaparola, fosse riuscito a risalire alle generalità del vandalo (mai rese note dalle autorità) e le pubblicasse sui sociale network (ad esempio su Facebook), potrebbe essere perseguito legalmente? L’idea è che pubblicando le generalità del vandalo potrebbero scoraggiato a continuare.
    Quali potrebbero essere le conseguenze per chi pubblica le generalità del vandalo?
    Grazie mille.
    Cordialmente.

    • Si esporrebbe al serio rischio di una denuncia per calunnia e per diffamazione. Haimè, pur comprendendo il vostro disagio, è bene che le autorità inquirenti facciano il loro lavoro. Attenzione, perchè oggi i reati commessi tramite facebook sono sotto la lente di ingrandimento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  187. Enzo scrive:

    Gentile Avvocato Meatta, le pongo il mio quesito: Qualche giorno prima di natale 2015,offrii ad una amica di venire in vacanza con me in Asia, in pratica, le pagai un biglietto d’aereo, del costo di euro 490, dopo che lei mi disse che non aveva problemi riguardo alla disponibilità da parte del datore di lavoro di avere 8 giorni, a partire dal 18 , o 25 di gennaio 2016.Io avevo già , in precedenza comprato un volo d’aereo con partenza 16 gennaio e ritorno 7 febbraio 2015, con relativo hotel prenotato( questo comunque disdibile o modificabile con facilità ), nel quale avrei ospitato anche lei.Successivamente all’acquisto (on-line) del biglietto, dopo alcuni giorni (fine dicembre), lei mi viene a dire che ha problemi a viaggiare nelle date pattuite, causa altro personale in ferie, e di poter viaggiare dal 01 febbraio. Le feci prasente che il biglietto era modificabile con una penale di 150 euro, più eventuali differenze tariffarie ( il rimborso comprendeva solamente le tasse aeroportuali di 45 euro)e che quindi se lo doveva fare da sè. Nella prima settimana di febbraio, lei si è rivolta ad un agenzia viaggi, pagando in totale euro 305, per portare le date di partenza al 01 febbraio, ed il ritorno al 12 ( 10 notti); per telefono mi chiese quindi di pagarle l’hotel anche per le notti che rimaneva da sola (5 notti ).Io mi rifiutai, dicendo che avrei pagato finchè era presente, come inizialmente promesso. La risposta, è stata secca,che si sarebbe arrangiata da sola, e che comunque conosceva una persona sul posto che l’avrebbe assistita. Ho terminato le vacanze, ho tentato di contattarla, per una eventuale conciliazione,ma tagliato i contatti, e non mi è stato possibile. Ora vorrei farle causa presso il Giudice di Pace,per riavere quanto speso. Pensa sia una buona idea,ho possibilità di successo? La ringrazio anticipatamente.

    • Non credo, perchè come lei ha detto, il suo intento era quello di offrire alla sua amica una vacanza. In altri termini, da parte sua c’è stato un atto di liberalità per il quale difficilmente potrebbe avere successo un eventuale causa civile. E’ come se lei avesse regalato quei soldi alla sua amica. Non può chiederli indietro. Diverso sarebbe il discorso se l’acquisto del biglietto aereo fosse avvenuto da parte sua per conto della sua amica con l’impegno della stessa di restituirle i soldi. In tal caso, pur non potendo venire con lei nel periodo concordato, la sua amica sarebbe stata tenuta a rimborsarle la spesa da lei sostenuta per suo conto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  188. Alessandro scrive:

    Gentile avvocato,
    rinnovo la mia richiesta di consulenza inviata a metà dicembre, a cui però, dopo la ripresa delle risposte a gennaio, non vedo ancora pubblicata.
    Ringrazio per la sua disponibilità,
    Alessandro

  189. Armando scrive:

    salve mi chiamo Armando ho 47’anni e mi sto separando da mia mogli.
    Premetto che la scelta di separarsi in modo consensuale è partita tutta da lei se era per stavamo ancora insieme. Visto che abbiamo un mutuo in corso e lei si accollerebbe tutta la rata e acqyustando l’altro mio 50% quindi mi deve liquidare vorrei sapere quanti soldi mi deve dare mia moglie. Il mutuo e di 25 anni ne abbiamo pagati appena 13 per una somma capitale di 42.000 euro.quanto mi spetta? la metà dei 42.000 giusto?
    Resto in attesa di un vostro gentile riscontro.

    • Se la casa è stata acquistata con un mutuo pari al 100% del prezzo di vendita, allora senz’altro sarà la metà del capitale versato. Se invece è stato corrisposto un anticipo, ed il resto è stato pagato con il mutuo, allora le spetterà la metà di 42.000,00 più la metà dell’anticipo che avete a suo tempo versato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  190. Giuseppe scrive:

    Buongiorno vorrei espoVi un quesito per sapere come devo comportarmi.
    Mel mese di Maggio 2015 ho acquistato uno smartphone che ha manifestato dei malfunzionamenti (poi rivelatisi gravi) nel mese di Agosto. Ho comunicato all’assistenza il problema ed ho inviato loro un video dimostrativo del problema. Essendo fuori per lavoro mi venne accordata la possibilità di spedire l’oggetto in riparazione quando lo avrei ritenuto più opportuno. Ho dovuto acquistare un altro telefono ed ho spedito quello guasto solo nel mese di Gennaio 2016. Dopo 10 giorni mi è tornato riparato, ma dopo una settimana si è ripresentato lo stesso identico problema. Vengo invitato a rispedirlo una seconda volta. Lo spedisco di nuovo e dopo 10 giorni mi ritorna ma ancora guasto con lo stesso identico problema. Vengo invitato allora a spedirlo una terza volta ma io mi sono rifiutato ed ho chiedo il rimborso del costo del telefono. Rimborso che loro hanno rifiutato dicendo che provvederanno alla riparazione. Cosa posso pretendere ed in che modo? Posso pretendere indietro i miei soldi oppure devo accettare senza condizioni tutte le loro “estorsioni”?
    Ringrazio anticipatamente per la gentile risposta.

    • Se le riparazioni già effettuate non hanno dato esito positivo ed il telefono continua ad accusare gli stessi problemi, è evidente che si tratta di un problema serio che le ha impedito, a fronte del pagamento immediato, di fruire di quel bene. Insista e diffidi il venditore ad ottemperare all’obbligo di rimborsarle la somma spesa per un telefono non funzionante ed ormai tra l’altro tecnologicamente quasi obsoleto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  191. nacchy scrive:

    Buona sera. Scrivo per una consulenza gratuita. Nel dicembre del 2011 si è chiuso un rapporto lavorativo con una ditta individuale con cui ho lavorato per diverso tempo e che non mi ha corrisposto stipendio per circa 7 mesi oltre a non aver mai versato il tfr e tredicesime varie. Stipendio corrisposto sempre in contanti per un totale di 600 euro al mese orario full time, mentre da busta paga e contratto avrei dovuto percepire di più e per un semplice part-time. Dato il rapporto di amicizia con questa persona, conoscendo la sua situazione economica mi sono resa disponibile ad aspettare. A dicembre del 2011 chiude l’attività e a inizio 2012 un suo collega riapre l’ ufficio con un’altra società ma lei pur essendo socia non compare ufficialmente quindi sia io che lei continuiamo a lavorare insieme. Più volte sollecitata a darmi ciò che mi spetta mi dice che avendo tante spese non riesce a pagarmi e mi chiede di aspettare ancora. A settembre del 2012 il suo collega chiude l’attività. Gli accordi tra me e lei rimangono di farmi avere i soldi che mi spettano non appena li ha. Dopo qualche mese circa riesco a contattarla e le chiedo se ha novità per me e se può farmi avere le buste paga che mi mancavano. Pr le buste paga doveva farmele avere tramite email (mai ricevute) e mi dice che nel frattempo si è trasferita, che lavora per un agenzia immobiliare (dell’amico con cui era in società quando lavoravamo assieme) e che lo stpendio che guadagna le servono per pagarsi l’affitto quindi non può darmi nulla. Da qui tramite ispettorato del lavoro provo a recuperare ciò che mi spetta ma senza risultati perché le raccomandate fatte sono tornate indietro per errato indirizzo. Chiedo di contattarla presso l’ufficio della città in cui lavorava ma la risposta ricevuta presso l’ispettorato è stata ” non possiamo recapitare una lettera di questo tipo presso una sede diversa”. Morale della favola: l’ispettorato mi ha consigliato di lasciar perdere. Ho provato alte volte a contattare questa persona ma senza successo. Avevo anche fatto fare una diffida a cui non ha risposto e che per motivi economici non ho poi potuto far sfociare in altro. Non ho potuto pagare tasse e affitto per diverso tempo grazie alla situazione in cui questa persona mi ha messo, ho dato fondo ai miei risparmi e ho dovuto chiedere prestiti di denaro alla mia famiglia per tirarmi fuori dalla sutuazione in cui ero. Ad oggi lei continua a lavorare per la stessa persona e nella stessa agenzia. Scusandomi per l’ampio preambolo, vorrei capire se ci sono le condizioni per poter recuperare questi soldi oppure no, se le possibili spese per una causa potrebbero esserle addebitate e cosa mi si consiglia di fare. Grazie in anticipo

    • Dovrebbe promuovere un azione di recupero almeno per le retribuzioni mai percepite. Questo comporta la necessità di rivolgersi ad un legale, e attivare una causa all’esito della quale procedere almeno con il pignoramento del quinto dello stipendio che percepisce la sua ex datrice di lavoro. Non è semplice, non tanto ottenere dal giudice l’ingiunzione verso la sua ex datrice di lavoro, ma recuperare materialmente i soldi, poichè la stessa potrebbe dimettersi e lavorare in nero pur di farsi trovare priva di risorse economiche. In bocca al lupo, e crepi sempre il lupo.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  192. Francesco scrive:

    Buonasera, avrei bisogno di una consulenza online gratuita.
    Mia suocera non è sposata e vive sola in una casa popolare, non ha lavoro da un pezzo e ormai ha finito tutti i risparmi di una vita. Non le manca molti anni ad andare in pensione (ora ha 62 anni), ma arrivare con un ISEE da 1500€ la vedo dura. Mia moglie ed io siamo l’unico appoggio che lei ha e soprattutto morale. Noi due lavoriamo e portiamo a casa circa 2500€ al mese ma abbiamo anche noi le nostre spese. Un figlio, il Mutuo(circa 750€ al mese), la rata della macchina(circa 300€), acqua, luce e gas…
    insomma non viviamo nell’oro.
    Abbiamo consigliato a mia suocera di rivolgersi in comune dall’assistente sociale, per vedere se può aiutarla, con un lavoro o con un sussidio, giusto per poter andare avanti. Cosi è stato, la risposta è che lavoro non c’è e che alla sua età anche se non ci prova a cercarlo fa prima. Per un eventuale sussidio è difficile ottenerlo perché non due, io e mia moglie, siamo obbligati ad aiutarla e quindi… Grazie di essere qui ma…
    Arrivederci
    Ora si intende che noi non abbandoniamo mia suocera, ma ci domandiamo come è possibile che non gli venga riconosciuto neanche un misero aiuto.
    Non conoscendo le leggi in materia, non so se è giusto il comportamento dell’assistente sociale omettendo di aiutare chi ha bisogno.
    Grazie e buon lavoro

    • Il problema deriva proprio dal fatto che la legge fa ricadere su di lei, il figlio, l’obbligo di fornire un aiuto a sua madre. Quindi, se sussidi vengono erogati, viene data priorità prima a chi è solo senza prossimi congiunti in vita o prossimi congiunti con un reddito.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  193. Eduardo scrive:

    Salve,
    io ed alcuni miei colleghi stiamo progettando un sito ed una applicazione per un progetto che stiamo creando.
    Avevamo pensato di chiamarlo con un nome, che però è già registrato.
    Se chiamassimo questo progetto con lo stesso nome di quello che già esiste è illegale oppure è fattibile? C’è da dire che i due progetti riguardano cose differenti, il nostro parla di informatica mentre quello che già esiste di riviste.

    Grazie in anticipo.

    • Il nome del sito in sè non costituisce problema, immaginando che l’estensione, ovvero .it o .com ecc. cambi rispetto al nome dell’altro sito esistente. Quello che dovreste verificare è se il nome del sito di cui parlate è anche il nome della società o impresa titolare della rivista on line. In tal caso il problema potrebbe essere la violazione dell’eventuale marchio che contraddistingue quella società o impresa individuale. Per intenderci: esiste la FIAT, intesa quale società automobilistica, ed ha un sito che riproduce fedelmente il proprio marchio (FIAT). Se io realizzassi un sito con il nome Fiat anche per attività di consulenza legale, diametralmente opposta a quella della Fiat, potrebbero contestarmi la lesione del loro marchio. Ma se la Fiat avesse un sito dal nome legalmenteinformati.com (come il mio) ed io realizzassi il mio sito legalmenteinformati.comn poichè, immaginando che il sito fiat legalmenteinformati.com avesse quale scopo quello di fornire un supporto normativo sul settore automobilistico agli utenti, io con il mio sito non lederei il loro marchio. Spero di essere stato chiaro.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  194. Mario scrive:

    Si richiede una consulenza on line gratuita relativamente al seguente problema: Detrazione fiscale per Lavori di ristrutturazione condominiale eseguiti dal 2011 al 2015.
    Ho provveduto a versare l’ultima quota di mia competenza per i lavori di ristrutturazione condominiale nel 2014, solo due giorni dopo il primo e unico sollecito inviato dall’amministratore tramite studio legale, per un importo a saldo di euro 9000.
    Per la dichiarazione dei redditi per l’anno 201, presentata nel 2015, l’amministratore condominiale mi inviava una lettera con cui dichiarava che l’aliquota su cui calcolare la detrazione d’imposta del 50% prevista da legge ammontava a un importo complessivo di euro 5000.
    Alla mia richiesta di chiarimenti sui residuali 4000 euro e se questo sarebbero rientrati nella dichiarazione dei redditi 2015 da presentare nel 2016, specificava che per il restante importo non avevo diritto a nessuna detrazione fiscale in quanto il saldo era stato pagato in ritardo e quindi la detrazione era persa.
    Alla mia richiesta dei riferimenti normativi che giustificassero la scelta da lui operata, non ha saputo dare una risposta precisa rimandando il tutto ai calcoli effettuati dal commercialista.
    Ho chiesto chiarimenti anche all’Agenzia delle entrate che mi ha confermato che la cifra da recuperare corrisponde all’intero importo versato.
    Il quesito che vorrei sottoporre è quindi se è corretto l’operato dell’amministratore e, nel caso non sia corretto, come posso fare per far valere i miei diritti.
    Grazie per la risposta e saluti

    • Premesso che forse un commercialista potrebbe darle una risposta più esaustiva, temo proprio che il commercialista abbia agito correttamente, in quanto ha applicato la detrazione per l’anno di imposta di riferimento sulla somma da lei effettivamente versata nel periodo di competenza di quell’anno di imposta. Le consiglio comunque di rivolgersi ad un commercialista per maggiori e più puntuali ragguagli.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  195. Mari scrive:

    Buongiorno avvocato, avrei bisogno di un parere legale gratuito.
    Ho username e password di un indirizzo mail ufficioso di mio marito (abbiamo un file condiviso con username e pw di mail, iscrizioni a siti ecc..) , che lui ha usato in passato per accedere a portali di annunci per sesso. L’ho scoperto perché ho visto la mail aperta e il relativo contenuto. Io posso accedere a questa mail per controllare se lui sta continuando con questo “passatempo”? oppure anche se io ho mail e pw è violazione della privacy? Ho già chiesto a lui, ma ovviamente nega, ma visto il passato, non ho più piena fiducia in lui. Grazie per la cortese risposta.Maria

    • Se è una casella di posta elettronica che utilizzate da sempre in modo condiviso, non vi sarebbero problemi. Ma temo che la casella di posta elettronica, se non ho male interpretato la sua esposizione, sia di sua marito e lei disponga della use e della password. In tal caso, il rischio è non solo la violazione della privacy, ma anche l’integrazione del reato di violazione di corrispondenza oltre che di accesso abusivo ad un sistema informatico.
      Quindi, mi raccomando, faccia attenzione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  196. Tiziana scrive:

    Salve. Richiedo una consulenza legale online gratuita. Siamo 5 fratelli figli legittimi ed eredi dell’immobile ad uso abitativo di mia mamma. Io ho la mia residenza nell’immobile che viene lasciato in eredità; gli altri vivono altrove. Due fratelli non vogliono dividere l’immobile ma vogliono venire ad abitare nella casa. Possono farlo? Da quando ? Grazie

    • L’immobile è in comunione ereditaria pro indiviso, questo, teoricamente, significa che ognuno può farne uso senza pregiudicare il pari uso da parte degli altri. Sotto questo profilo, i suoi fratelli legittimamente possono chiedere di trasferirsi in quell’immobile.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  197. Laura scrive:

    Gentile Avvocato,
    Le chiedo un parere legale grtuito sulla seguente questione.
    Questa mattina mi sono recata presso un distributore di benzina servito per effettuare il rifornimento. L’addetto ha inserito l’erogatore di benzina e mentre il carburante veniva erogato ho provveduto a pagare l’importo richiesto.
    Sono poi rientrata in macchina e a rifornimento concluso sono partita senza però accorgermi che l’addetto nel frattempo si era allontanato per servire un’altra pompa senza prima estrarre dalla bocchetta della mia auto l’erogatore.
    Nella ripartenza l’erogatore si è quindi staccato dal resto della pompa, il gestore mi ha detto che si è danneggiato e pertanto dovrà essere sostituito.
    Il gestore imputa a me la responsabilità e mi ha richiesto il pagamento del danno, ora mi domando: trattandosi di distributore servito non è responsabilità dell’addetto verificare che il rifornimento vada a buon fine? Non esiste quantomeno un concorso di colpa?
    La ringrazio del tempo che vorrà dedicarmi.

    Cordiali saluti

    • Sicuramente, il benzinaio ha il dovere di verificare con cura e diligenza tutte le operazioni di erogazione del carburante, avendo cura, altresì, di avvisare l’automobilista sul momento in cui può ripartire. Se il benzinaio si allontana dopo essere stato pagato è plausibile che l’automobilista ritenga concluse le operazioni di erogazione e quindi riprenda la marcia. Sicuramente è responsabilità dell’addetto tenere in sicurezza l’impianto in ogni fase di erogazione fin quando l’autovettura non è ripartita. Il fatto, a mio avviso, è addebitabile al benzinaio e in via subordinata può configurarsi un concorso di colpa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  198. francesco scrive:

    salve,
    circa 3 anni fa ebbi una discussione piuttosto accesa con un inquilino del palazzo dove abito, premetto subito che non c’e’ stato alcun contatto fisico ma solo uno scambio acceso di parole non proprio da galateo. non c’erano testimoni, ero con mia moglie e lui era solo. questa persona mi ha querelato e il 30 marzo saremo dal giudice di pace, e’ la prima volta che mi accade un fatto simile e non saprei proprio a cosa vado incontro. sono imputato per gli articoli 594 e 612 del c.p., nella mia ignoranza penso ad un nulla di fatto visto che comunque e’ la mia parola contro la sua e che mia moglie non possa in nessun caso testimoniare, e’ giusto ?
    la ringrazio per la cortese risposta
    buona giornata

    • Consideri che il reato di cui all’art. 594 cp è stato depenalizzato, quindi non è più previsto dalla legge come reato. Quanto al reato di cui all’art. 612 c.p., minaccia, consideri che se le minacce erano di poco conto il fatto potrebbe essere qualificato di tenue entità e quindi anche in tal caso non si arriverebbe ad una sentenza di condanna. In ogni caso, sua moglie può anche testimoniare, le verranno soltanto fatti speciali ammonimenti in merito alla facoltà di astenersi dal testimoniare. Quindi per il reato di minaccia, sua moglie potrà deporre sulle circostanze volte a provare che lei non ha proferito alcuna minaccia verso l’inquilino.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  199. Lorenzo scrive:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    io e un mio collega abbiamo mandato in forma anonima al capo un video che ritraeva un altro collega a dormire sul posto di lavoro. Ovviamente il video non lo abbiamo reso pubblico ma inviato solo al capo. Venuto a sapere del video e dopo averlo visto, il collega in questione sospetta fortemente di noi in quanto nel video sono presenti alcuni elementi che fanno pensare a noi e ha intenzione di sporgere denuncia, ma di preciso non sappiamo se contro di noi o verso ignoti. La domanda che mi pongo ora è: in caso di denuncia cosa ci può accadere? E’ possibile che venga aperta un’indagine? Grazie.

    • Potrebbe venire in rilievo il reato di cui all’art.615 bis c.p., che punisce la condotta di chi con strumenti di ripresa visiva o sonora interferisce, procurandosi notizie o altre informazioni o immagini, attinenti alla vita privata altrui. La cassazione più volte che per vita privata altrui deve intendersi anche la vita che si svolge nel luogo di lavoro. Indubbiamente, sarebbe stato meglio se vi foste recati dal datore di lavoro confidando i comportamenti del vostro collega, dando la possibilità al datore di lavoro di procurarsi autonomamente le relative prove.
      La denuncia può essere anche fatta contro ignoti, ma ciò non esclude che possano risalire a voi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  200. Michael scrive:

    Salve Avv. Meatta,
    Le scrivo qui per chiederLe un consiglio legale prima ancora di recarmi dal mio avvocato.
    Sono un ragazzo di 18 anni e pochi giorni fa ho avuto una lite fisica con un ragazzo di 17 e quindi minorenne.
    E’ successo che mentre mi stavo recando a fare una commissione, ho notato questo ragazzo(che già conoscevo di vista e per nome e cognome) insieme ad altri 3 suoi amici che mi fissavano male indicandomi, era quindi evidente che c’era qualcosa che non andava, così ho chiesto se ci fosse qualche problema, a tal punto mi hanno risposto di si, e il ragazzo in questione si è precipitato verso di me. Io avevo ancora le chiavi dello scooter e il casco in mano, così, a quel punto non sapendo le sue reali intenzioni, ho lanciato il casco a terra per essere pronto a difendermi e mi ha preso le braccia per i polsi facendomi cadere le chiavi che avevo ancora in mano, io ho preso le braccia a lui sempre per i polsi(praticamente ci siamo bloccati a vicenda), e dopo esserci liberati ho raccolto le chiavi cadute, a quel punto è iniziata nuovamente la cosa, ci siamo ripresi per le braccia, poi ha iniziato a colpire, ho preso 2 pugni sicuri, forse 3, al volto, io così a quel punto ho risposto con un sol colpo(il primo e l’ultimo) per scansarlo via ed evitare che mi attaccasse ancora. A quel punto avrei potuto continuare a infierire e invece mi son fermato. Inoltre, mentre mi colpiva io dicevo che ero maggiorenne e quindi non volevo reagire.

    In tutto ciò io avevo gli occhiali(dal valore materiale di 235€), che sono stati distrutti quando appunto mi ha colpito. Io ho riportato anche più danni fisici (trauma cranico e contusivo al volto, ecchimosi periorbitale a carico dello zigomo sx, mi son state richieste di fare due tac, una dell’encefalo senza contrasto e una del massiccio facciale, segnalando un mucocele del seno mascellare di sx), in quanto non ho praticamente reagito se non per scansarlo via, per evitare che mi colpisse ancora, come ho scritto sopra.

    Io ho chiesto di limitarci al rimborso della spesa degli occhiali tentando di evitare di entrare in causa, all’inizio lui ha acconsentito davanti alle forze dell’ordine che sono intervenute dopo l’aggressione, che hanno consigliato di rimborsarmi almeno del 50% del valore(anche se a parer mio mi aspetterebbe il 100%) e se ne sono andati, ma ora a quanto pare non sembra più così propenso a ripagare i suoi danni.
    C’è un altro problema, lui afferma che abbia iniziato io, cosa non vera, perché io prima di reagire ho preso appunto dai 2 ai 3 pugni al volto. Gli unici testimoni sono i suoi amici, che non ho idea se vogliano testimoniare (il falso) per lui oppure no. Cosa mi converrebbe fare?
    La ringrazio in anticipo.

    • Dipende cosa intende per “converrebbe”. Se si tratta, per lo più di questione di principio e giustizia, le dico subito che sono contrario alle azioni legali fatte solo per principio, in quanto non sempre quello che avviene in un processo conduce ad un risultato giusto. Tecnicamente dovrebbe fare una denuncia per lesioni: poi c’è pur sempre il problema delle testimonianze. Se il problema sono gli occhiali, onestamente, per questa volta sorvolerei. Ma capisco che non è semplice passare sopra a soprusi ed atti di violenza.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  201. Roberta scrive:

    Buongiorno avvocato, richiedo un parere legale gratuito.
    Il mese scorso con la famiglia siamo stati in vacanza ad Innsbruck affittando un appartamento tramite booking.com.
    Dopo il nostro ritorno, il proprietario dell’appartamento mi scrive che il divano letto è rotto e mi chiede i dati assicurativi per il rimborso.
    Io ho letto le 3 mail solo oggi visto che non controllo la posta se non sto aspettando qualche mail.
    La prima mail è stata inviata il giorno dopo la nostra partenza, una dopo 15ge e l’ultima qualche giorno fa.
    Mi chiede appunto i dati dell’assicurazione perché dovrà spendere 199€ per il danno e di rispondere alla mail altrimenti passerà ad azione legale.
    (il proprietario ha il mio numero di telefono ci siamo sentiti il giorno dell’arrivo e ha anche tutti i dati della prenotazione)
    Prima di tutto non possiamo aver rotto il divano letto perché non è stato usato, visto che mio figlio di 5 anni ha dormito nel letto con me e mio marito. Gli avevo anche chiesto se sarebbe venuto lui a ritirare le chiavi alla partenza , invece ha detto di lasciarle in casa che aveva una copia, se fosse venuto avrebbe potuto controllare in nostra presenza lo stato dell’appartamento.
    Come devo comportarmi? Io non posso provare di non aver rotto il divano e non so come difendermi da questa accusa.
    Ringrazio anticipatamente.

  202. laura scrive:

    Buongiorno,
    volevo sapere come e quando è possibile recedere da un contratto di affitto sia come locatario che come conduttore.
    Ossia, ho una casa di proprietà che ho affittato ma l’inquilino ha saltato già un mese di affitto a settembre dicendo che non aveva avuto allaccio del gas per mie mancanze, ma è errato, ed ad oggi è debitore di gennaio e febbraio.
    Io invece sono in affitto in una casa che è piena di muffa e nonostante comunicato alla proprietaria si è limitata a chiamare un pittore che in due giorni, mentre pioveva oltretutto, ha messo antimuffa epitturato senza far asciugare il prodotto, ovviamente il giorno successivo la muffa era di nuovo fuori, e l’umidità è impressionante tanto da dover asciugare pozzanghere di acqua in ogni stanza!
    La domanda è se si puo’ chiudere entrambi i contratti per insolvenza e per mancanza di ambiente sano?
    Grazie

    • Quanto all’appartamento di sua proprietà, dovrebbe agire con lo sfratto per morosità.
      Quanto all’appartamento che lei conduce in affitto, più che risolvere il contratto, dovrebbe costituire in mora il locatore per le sue inadempienze, intimargli di provvedere alla rimozione delle infiltrazioni, minacciando altresì azioni legali per risarcimento del danno alla salute, ed infine, ove i precedenti tentativi fallissero, inviare un atto di diffida con avvertimento che in difetto di riscontro e rimozione delle infiltrazioni, il contratto si intenderà di diritto risolto per grave inadempimento del locatore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  203. Salvatore scrive:

    Buongiorno, il quesito è il seguente: la madre tiene con se il figlio per tre fine settimana consecutivi (il primo le spettava, il secondo il padre non lo prende in quanto il bambino è ammalato, il terzo la madre rifiuta di consegnare il bambino al padre ritenendo che spetta a lei). La sentenza di separazione prevede alternanza di fine settimana con i genitori. Prove di questo rifiuto son email tra i genitori e intervento telefonico dell’assistente sociale (che ha solo potuto constatare il rifiuto della madre).
    Domanda: a distanza di un mese è ancora possibile sporgere denuncia-querela ?
    Grazie

    • Il termine per la denuncia è di 90 giorni dal fatto, ma le dico che con la denuncia in questo caso temo che risolverebbe poco e finirebbe per rendere ancora più difficili i rapporti. Tenga la denuncia come estrema ratio, e nel frattempo inizi a mettere per iscritto l’ostruzionismo della madre, cercando di indurla ad inviarla almeno sms nei quali le spiega il motivo per cui lei non può prendere suo figlio. Dopo di chè, come prima azione legale farei un ricorso al Tribunale per far sanzionare le inosservanze della madre ed il suo atteggiamento ostruzionistico. Solo all’esito del giudizio civile, in presenza di ulteriore inottemperanze all’ordine del giudice, procederei con una denuncia querela.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  204. Cassia scrive:

    Salve Avvocato,
    Volevo sapere qual’e la differenza tra un parere scritto di un avvocato ed un parere legale orale, visto che mi chiedono una enorme differenza tra uno e l’altra, come mi potrebbe beneficiare il parere scritto per poter pagare quella somma? La ringrazio. Cordiali saluti

    • Nel parere scritto il legale assume una maggiore responsabilità per il contenuto del parere ed i consigli forniti, dal momento che tutto viene messo nero su bianco. Inoltre, il parere scritto comporta, anche per la ragione sopra detta, un maggiore approfondimento di ogni singola questione giuridica inerente la tematica posta al legale, e si sostanzia nella redazione di un elaborato articolato ed organico che prendendo in rassegna ogni singolo aspetto delle questioni sottoposte risulta più completo. Molti pensano che l’avvocato abbia una conoscenza sconfinata di ogni singola questione: ma per predisporre una causa, così come per elaborare un parere che sia del tutto esaustivo, l’avvocato necessita di uno studio delle varie questioni che la problematica comporta, studio che, in un colloquio orale, per l’immediatezza delle risposte viene necessariamente a mancare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  205. Dirk scrive:

    Egregio avvocato,

    Su internet si legge di un famoso accordo tra antitrust e alcune grosse catene di vendita del 2010 che fisserebbe dei tempi massimi per la riparazione di un prodotto acquistato.
    Io non sono riuscito a trovare copia integrale di questo , chiamando antitrust non me ne hanno neanche parlato. Siccome ho portato un prodotto in riparazione e il comportamento del venditore non mi sembra del tutto limpido , le chiedo: esistono dei tempi massimi , dalla mia consegna del prodotto guasto al venditore , entro cui il prodotto mi deve essere restituito? Può indicarmi il riferimento di legge? E se non sono rispettati, cosa posso chiedere ? Grazie in anticipo

    Distinti Saluti.

    • La legge non fissa il termine entro cui deve avvenire la riparazione, ma più semplicemente stabilisce che deve avvenire in tempi congrui. Questo significa che se la riparazione si prolunga per molto tempo, il consumatore ha come possibilità quella di segnalare il tutto Antitrust chiedendo che venga avviato un procedimento a carico del produttore. Ovviamente nel contempo, se i tempi sono così lunghi, lei potrebbe chiedere al produttore o venditore, dando per scontato che, visto il notevole lasso temporale, la riparazione è di fatto impossibile, la sostituzione del proprio bene.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  206. Amedeo scrive:

    Buona sera e grazie per la disponibilità. Vorrei delle delucidazioni tramite consulenza gratuita on line a proposito del tema dell’affidamento della casa coniugale in presenza di figli. Nel caso in cui io e mia moglie ci separiamo ho saputo che la casa andrebbe a lei con mio figlio. Ma ho qualche speranza affinché questo non avvenga viste le mie particolari condizioni? La casa è intestata a me e risulta mia da prima del matrimonio, siamo in regime di separazione di beni, nostro figlio ha due anni, io sono a carico di mia moglie e per questo lei prende detrazioni e assegni familiari sia per me che per nostro figlio. Lei infatti ha un reddito da lavoratrice dipendente statale a t.i. mentre io guadagno solo 2000 euro l’anno con un’attività saltuaria di b&b che svolgo nella medesima abitazione oggetto della contesa e poi mi sostengo coltivando anche un po’ di terra adiacente la casa: se il giudice dovesse affidare la casa a lei io perderei casa e lavoro allo stesso tempo, ovvero non solo l’alloggio ma allo stesso tempo anche quell’unico piccolo reddito (2000 annui) nonché la possibilità di coltivare per autosostenermi. Queste particolari mie condizioni di vulnerabilità economica possono indurre il giudice a non assegnare la casa a lei? E in caso negativo io cosa avrei diritto ad avere da parte sua, perdendo al contempo lavoro e casa e guadagnando lei molto più di me? Grazie mille…

  207. sebastiano scrive:

    Buona sera vorrei un avere un chiarimento:
    Siccome mio padre è debitore verso lo stato e anche verso le banche mi chiedevo siccome sono in procinto di comprare un immobile con la mia futura moglie, se esiste la possibilità che questi debiti posso avvalersi su di me anche se mio padre è in vita.Ho una grande paura che per gli errori commessi da mio padre possa pagare io le conseguenze delle sue inadempienze.

    • Se le non è garante verso la banca per suo padre, non corre rischi nè con la banca e tanto meno con lo stato. L’unico problema sorgerà quando suo padre verrà a mancare perchè probabilmente dovrà rinunciare all’eredità.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  208. andrea scrive:

    buonasera,

    Vorrei richiedere una parere legale gratuito in merito ad una questione condominiale.

    Sono proprietario di un fabbricato composto da : due appartamenti ed un locale commerciale, 10 anni fà ho venduto il locale commerciale ed i nuovi proprietari hanno realizzato un bar affidando la gestione a terzi.
    purtroppo al momento della vendita non è stato realizzato un nuovo allaccio alla rete idrica ed il bar continua ad usare il mio contatore, con notevoli problemi nel recupero delle somme e soprattutto visto che oltre al contatore è anche intestato a me stesso il contratto ho dovuto in questi anni provvedere ad anticipare le somme dovute per il servizio idrico rimettendoci anche parecchi soldi, (un bar gelateria consuma parecchia acqua).
    Come potrei uscire da questa situazione????
    potrei legalmente obbligare i proprietari ad installare un contatore?

    Naturalmente ho provato tutte le normali strade, senza ottenere nessun risultato, tra l’altro un loro ex inquilino ha lasciato anche un debito di oltre 2000 euro che naturalmente ho dovuto coprire io, per evitare che mi staccassero l’acqua.

    grazie per l’attenzione

    cordiali saluti.

    • Provveda formalmente a dare disdetta al contratto di fornitura dell’acqua, poichè in tal caso la società di fornitura provvederà a sigillare il contatore e lei nel contempo, una volta sigillato il contatore, intimerà ai nuovi proprietari e gestori del bar di non rimuovere i sigilli, minacciando denunce alla procura della repubblica. Contestualmente, prima che vengano apposti i sigilli al contatore, dia comunicazione agli stessi della sua intrapresa azione di disdetta che comporterà l’unitilizzabilità del contatore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  209. Marta Ferro scrive:

    Buona sera,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Ho delle cambiali firmate dal mio debitore, che ancora non ho presentato in banca. Se il debitore dovesse decedere prima che metto all’incasso le cambiali, le stesse hanno comunque titolo esecutivo ed essere quindi pagate dagli eredi?
    Grazie mille.

  210. Senes Ilaria scrive:

    Buona sera,
    Avrei bisogno di alcune informazioni a carattere legale in forma gratuita.
    Premetto che non vivo più a casa con i genitori da molto tempo, ma ricevo ancora io, le mail inerenti le fatture domestiche quali luce, acqua e gas. Precauzione.
    (A casa comunque, arrivano sempre quelle cartacee).
    Mia madre, più di sei mesi fa ha richiesto e ottenuto il cambio di compagnia per la fornitura della luce.
    Ora la vecchia compagnia, tramite ufficio legale richiede dei soldi in base a delle fatture, che a loro detta, risultano insolute.
    Mi sorgono dei dubbi in merito:
    Se al momento del cambio la suddetta compagnia ha sganciato il nostro recapito vuol dire che tutte le fatture risultavano pagate, perchè si sarebbero svegliati solo ora??
    In più, il nome intestato alle fatture è ancora a nome del padre di mia madre, scomparso nel 2003, e precedente proprietario della casa.
    Sono già arrivate due sollecitazioni che avvisano l’aumentato dell’importo se non verrà saldato a breve.
    Il problema è un’altro però, al momento del passaggio, avvenuto correttamente, mia madre deve aver gettato le vecchie ricevute pensando che non avrebbero più servito.
    Siamo proprio in un bel pasticcio!
    È possibile tutto questo?? Cosa posso fare??
    Ringrazio infinitamente per la Vostra attenzione.
    Cordiali saluti.

  211. mattia scrive:

    buongiorno, preventivamente vi ringrazio per il tempo dedicatomi.
    ecco il quesito:

    vorrei, per fini pubblicitari:
    – acquistare delle riviste trattanti argomenti sulle ristrutturazioni della casa,
    – metterci un adesivo della mia attività professionale in copertina con su scritto: ” la rivista è stata gentilmente offerta da….(i miei dati)”
    – regalarla ad attività presenti sul territorio che la metteranno nella loro sala d’attesa come ad esempio parrucchieri, medici, dentisti…

    lo scopo è quello di farmi pubblicità sul territorio.

    lo posso fare? oppure incorro in sanzioni e processi?

    grazie mille

    • Così pensata, credo di no, perchè lei non fa proprio il contenuto della rivista, ma si limita a evidenziare che la rivista è stata acquistata e messa a disposizione da lei stesso. Certo, in questi casi, si gioca sempre sul filo di lana. Ma prima di sanzioni e processi, normalmente se l’editore lo venisse a sapere e ritenesse in qualche modo violato il diritto d’autore la richiamerebbe all’ordine imponendogli di rimuovere gli adesivi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  212. Mara scrive:

    Egregio avvocato, vorrei un suo parere, stò per acquistare la mia prima casa e devo chiedere un mutuo. Sono divorziata e ho una figlia disabile e quindi avrei la possibilità di accedere al mutuo garanzia del fondo dello stato che danno anche alle giovani coppie. Ma mi conviene, mi tutela di più avere un debito con equitalia o è meglio quello con la banca. Se qualcosa nei prossimi anni va storto, lo stato può pignorare la prima casa dove vive un disabile? Ringrazio e cordiali saluti

    • Equitalia, ad oggi, non può pignorare la prima casa: può solo iscrivere ipoteca sulla prima casa (cioè un vincolo che impedisce di venderla).
      La banca invece, in caso di omesso pagamento del mutuo, è libera di pignorare la prima casa.
      A le le dovute conclusioni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  213. Nico scrive:

    Gent.issimi,
    sono a richiedere una consulenza legale on line gratuita dove , da qualche mese, sono uno dei 7 eredi ( io, mio fratello ed in piccola parte mia madre per quanto riguarda la parte di mio padre deceduto), di una casa con depandance dove viveva la nonna.
    Al momento la casa è disabitata, ma, al numero civico della depandance, ha residenza uno dei miei parenti poichè, nulla tenente e senza dimora, se fermato dalle forze dell’ordine per un controllo potrebbe essere arrestato (cosi mi è stata raccontata).
    Il problema nasce poichè i fratelli (gli zii) non trovano un accordo, ovvero, la maggior parte di loro vuole vendere le casa ad un prezzo medio/basso poichè la casa ha degli anni ed è sita in zona priva di possibilità lavorativa, mentre, altri due, vogliono vendere ad un prezzo maggiore.
    A distanza di tempo, si è venuto a sapere che i due fratelli contrari alla vendita, stanno prendendo tempo poichè, uno dei due (quello che ha già la residenza la), aspetta l’arrivo della pensione di vecchiaia per potersi stabilire in questo/i stabile/i.

    A questo punto, il voto contrario alla vendita delle case dei due fratelli, puo impedire alla maggioranza di vendere?
    Nel caso, si puo dare il diritto di prelazione sull’acquisto della casa al fratello che la intende abitare e, se rifiuta, si puo procedere alla vendita?
    Nel caso in cui riesca ad abitare la casa, essendo questa eredità di altre 7 persone, diventa lui leggittimo propietario?
    E’ possibile in qualche modo espugnarlo e/o attribuirgli tutte le spese a cui si va incontro, o potrà usufruire di questa abitazione dove altre 7 persone continueranno a pagare anche per lui?

    La paura di molti, è quella di trovarsi nei guai in futuro per una malagestione dell'”inquilino”, per questo motivo la priorità è vendere.

    Grazie mille
    Cordiali Saluti

    • Il fratello che vi vuole abitare non diventa legittimo proprietario abitando in quell’immobile. Il problema è complesso e temo che alla lunga vi imporrà il ricorso ad un legale per procedere, unico modo che intravedo, ad una divisione giudiziale della comunione ereditaria. In tal modo, o qualcuno acquista, o ci si mette d’accordo per vendere al prezzo medio basso, oppure all’esito del giudizio l’immobile sarà comunque venduto all’asta. A quel punto, con la prospettiva di una vendita all’asta, ovvero ad un prezzo presumibilmente ancora più basso di quello attuale, anche i contrari forse si convinceranno a vendere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  214. massimo scrive:

    buona sera
    Vi richiedo una consulenza legale on line gratuita

    Mio padre (82 anni) colpito 20 anni fa da ictus è sempre stato gestito a casa dalla sua seconda moglie (88 anni) ora però comincia a non essere più gestibile a causa della demenza arteriosa e della poca mobilità.
    Volevo metterlo in lista in una casa di riposo e qui sono cominciati i problemi con sua moglie, io vorrei fare la domanda nella casa di cura in cui sta facendo il diurno da 5/6 mesi ed in cui ormai si è ambientato, lei vuole optare per una casa di cura di “lusso”.
    Aldilà degli aspetti economici vorrei sapere chi e come ha voce in capitolo in questa decisione (ho una sorella che non vuole essere coinvolta nella decisione).
    Mi ero informato per fare la domanda di Amministratore di sostegno ma ho rinunciato per evitare traumi a mio padre e scontri con sua moglie.
    Grazie
    Massimo

    • Haimè, la moglie ad oggi è colei che ha diritto e dovere di prendersi cura di suo padre. Inoltre suo padre, ad oggi, non è ancora dichiarato incapace di intendere e volere. In ogni caso, certo la moglie di suo padre ha pur sempre un età avanzata, ma da quanto emerge non ha problemi di capacità cognitiva e discernimento della realtà. Quindi, credo che ben poco possiate fare, a meno che non dimostrate che la moglie non si prenda cura di lui, assume scelte dannose per vostro padre, caso nel quale potreste ottenere che venga nominato un amministratore di sostegno. Ma se la moglie desidera che vostro padre sia collocato in una struttura ottima (di lusso), se ha i mezzi economici per far fronte a questa evenienza, non vedo qual è il problema e come poter far emergere in ciò un reale problema agli occhi del giudice tutelare chiamato a pronunciarsi sull’amministratore di sostegno.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  215. Marcp scrive:

    Buongiorno,
    pochi mesi fa è morto il padre della mia ragazza lasciando numerosi debiti e un’ipoteca sulla casa. Il creditore è equitalia. In seguito alla morte gli eredi erano le due figlie (la mia ragazza e la sorella minorenne) in quanto la compagna non rileva ai fini della successione non essendo legata al de cuius da un rapporto di tipo matrimoniale.
    La mia ragazza ha rinunciato all’eredità mentre la sorella, minorenne, ha dovuto accettare con beneficio di inventario.
    La mia domanda è la seguente: il dl 69 del 2013 noto come “decreto del fare” sancisce l’impignorabilità della casa e l’inesecutività dell’ipoteca sulla casa stessa quando il creditore è equitalia e quando l’abitazione si configura come prima casa, unico immobile di proprietà nonchè residenza anagrafica. Tale norma è applicabile al caso in questione? Vi sono altre norme previste dall’ordinamento che consentano alla famiglia della mia ragazza di salvare quanto meno la casa?
    Vi ringrazio cordialmente della disponibilità.

    • Se l’abitazione era prima casa equitalia non può pignorarla, e chi succede nell’eredità bene farà a far si che si configuri come prima casa. L’ipoteca non rileva, in quanto comporta solo un vincolo di indisponibilità. La legge preclude il pignoramento ma non l’iscrizione di ipoteca sulla prima casa da parte di equitalia.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  216. Francesco scrive:

    Siamo due soggetti uomo e donna non sposati, compriamo casa con mutuo in comproprietà 50%, quindi 10 anni dopo uno dei due decede. La parte del 50% dell’immobile ed in più il resto del mutuo spetta ai familiari del defunto?
    Di conseguenza quest’ultimi possono vendere questa eredità costringendo il comproprietario ancora in vita a vendere la sua parte?

    • Se i congiunti accettano l’eredità, accettano sia il 50% dell’appartamento sia la quota del mutuo e quindi saranno tenuti a farsene carico. Se non accettano l’eredità, in tal caso, poichè normalmente il mutuo cointestato prevede un obbligazione solidale dei mutuatari, lei sarà tenuto a pagare per intero la rata del mutuo.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  217. Bitcoin scrive:

    Buongiorno. Mi interessa un parere sulla mia posizione.
    Una ditta individuale di un mio amico verte in stato di insolvenza da diversi mesi.
    Ha percorso la via del concordato. Dopo la domanda di concordato in bianco,dopo la proroga concessa per presentare il piano,questo non è stato depositato entro il termine ultimo fissato (metà anno 2015).
    Alcuni mesi dopo (IV^ trimestre 2015), su richiesta del mio amico insolvente, io ho bonificato euro X direttamente sul c/c del suo dipendente, con descrizione bonifico: “ultima busta paga per conto di (nome della ditta insolvente)”. Giorni fa, una impresa creditrice ha presentato istanza di fallimento contro questo mio amico insolvente. Come si configura la mia posizione, nell’ipotesi venisse dichiarato fallimento? Posso “stare tranquillo”, ovvero il fatto di avere predisposto questa operazione, seppure di importo molto contenuto, mi può, in qualche maniera, fare diventare parte della procedura? Grazie molte per la disponibilità

    • Dunque, la sua posizione rispetto al fallimento dell’impresa del suo amico dovrebbe essere di estraneità, a meno che durante gli anni precedenti non vi siano plurimi interventi economici da parte sua in direzione di questa attività imprenditoriale, fatto questo che potrebbe far sorgere nei creditori il serio dubbio che il suo amico sia una testa di legno rispetto all’impresa e lei l’imprenditore occulto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  218. Silvia scrive:

    Gentili, vi espongo brevemente la mia situazione.

    Ho stipulato un contratto RCA auto annuale, dal 08/10/2013 al 08/10/2014, con rateazione semestrale.

    Non ho effettuato il pagamento della seconda rata in scadenza il giorno 08/04/2014.

    Il giorno 04/06/2014 ho ricevuto una lettera dall’Assicurazione, che mi avvertiva che la pratica di mancato pagamento sarebbe passata al loro Legale Avvocato, il quale avrebbe dato inizio ai necessari atti giudiziari di recupero crediti.

    Da allora non ho più ricevuto alcuna notifica, né dall’Assicurazione, né dall’Avvocato.

    Posso considerare il diritto di pagamento prescritto, essendo trascorso un anno dalla scadenza della rata (art 2952 cod civ), o la lettera di “richiamo” che ho ricevuto può considerarsi sufficiente alla sospensione della prescrizione?

    Grazie molte di un riscontro.

    • In primis, lo saprà già, ma consideri che il contratto è già risolto di diritto. Quanto alla prescrizione annuale, la prescrizione si interrompe con atto di costituzione in mora che non è stato formalizzato. Certo, la questione è controversa, ma ha buone opportunità di spuntarla.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  219. luca scrive:

    salve,
    ho acquistato un auto, da privato a privato, lui ha preso l’auto in germania a 109.000km il 10/2014, io l’ho acquistata il 12/2015 a 115.000km, vengo a scoprire che l’auto ha fatto l’ultimo passaggio in officina mercedes a 145.000km, io ho una carta firmata da lui che attesta che l’auto la compreo con 115.000km.
    cosa posso fare? posso chiedere un indennizzo? chi mi dice che lui è in buona fede?

    • Può chiedere, ma le consiglio di farlo tramite legale, una riduzione del prezzo, in quanto il chilometraggio di un auto usata incide sul prezzo di vendita. Faccia fare una valutazione di mercato relativa al prezzo dell’autovettura con il chilometraggio reale, e si muova con una missiva con cui contesta il vizio della cosa venduta e chiede la riduzione del prezzo, con rimborso di quanto versato in eccedenza. In poche parole, si tratta di agire con l’actio quanti minoris.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  220. Fabiana scrive:

    Buongiorno Avvocato,
    Chiedo gentilmente una consulenza gratuita per il seguente quesito:
    Io ed il mio compagno abbiamo in essere un contratto di affitto. Dal 25 Gennaio 2016 abbiamo ufficializzato la disdetta al proprietario dell’appartamento, facendo partire quindi il periodo di preavviso e facendo terminare il contratto al 30 Aprile 2015.
    Nel contratto di affitto non vi sono riferimenti riguardo alle modalità e tempi per le visite di eventuali nuovi inquilini. È indicato unicamente questo: “Il conduttore dovrà consentire previo avviso al locatore o all’amministratore e ai suoi incaricati l’accesso all’immobile ove esistano motivate ragioni o durante gli ultimi 3 mesi della locazione per mostrarlo ad eventuali nuovi acquirenti o locatari”.
    Dopo neanche una settimana dal preavviso ci è stato chiesto di far visionare l’appartamento ad una persona interessata. Nonostante avessimo chiesto di poter concentrare le visite nel periodo che va da fine Marzo a tutto Aprile, dopo tanta insistenza da parte del proprietario e dall’Agenzia immobiliare, abbiamo acconsentito alla visita dando disponibilità per quella volta. Al di là del fatto che noi sapevamo dovesse presentarsi una sola persona interessata, invece ne son venute tre (una signora ed una coppia che tra loro non si conoscevano) senza che noi fossimo stati informati, manco fosse un programma americano dove viene tenuta la casa aperta.
    Non abbiamo fatto troppi commenti sapendo che le prossime visite sarebbero state fissate nel periodo concordato. Ora, l’agenzia ci chiede di far visionare nuovamente l’appartamento durante questa settimana. Ho ricordato quanto avevamo concordato, facendo notare che, allo stesso modo anche noi, nel momento della ricerca, con la stessa agenzia e con altre, essendo il periodo estivo, ci siamo visti a dover attendere che terminassero i periodi di affitto per poter visionare gli appartamenti a cui eravamo interessati. E come risposta ho ricevuto: “Per legge siete tenuti a garantire almeno un’ora alla settimana in tutto il periodo di preavviso”. Periodo che nel nostro caso dura 3 mesi.
    Le mie domande sono le seguenti:
    Possono obbligarci a dare disponibilità di una visita alla settimana per tutti i 3 mesi??
    Non essendo indicato chiaramente nel contratto, possiamo noi dare disponibilità solo nel periodo finale in modo da non far entrare troppa gente in casa con i nostri effetti personali dentro?
    Possono loro decidere arbitrariamente senza informarci di far entrare in casa persone che noi non sapevamo dovessero esserci?
    Ringrazio anticipatamente per la gentile assistenza.
    Cordiali saluti. Fabiana

    • Haimè, in questo caso il contratto parla chiaro, e temo che dovrete concedere le visite nei tre mesi di preavviso. Le visite però vanno concordate, nel senso che non può il proprietario o l’agenzia obbligarvi ad un giorno ed un ora che hanno unilaterlmente scelto, sicchè di volta in volta potrete concordare giorno ed ora delle visite tenendo conto anche delle vostre esigenze ed impegni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  221. Tommaso scrive:

    Buonasera, avrei bisogno di un parere legale gratuito.
    A settembre 2013, dopo 7 anni di convivenza, la mia ex compagna è tornata dalla madre, insieme a nostra figlia minorenne.
    Alla base della scelta una nuova relazione, con un nuovo compagno subito presentato a nostra figlia.
    Ora, lei mi ha informato di essere incinta del nuovo compagno.
    Finora non abbiamo mai formalizzato nessun accordo legale per il mantenimento della figlia, io verso una quota e pago la mensa scolastica e metà delle spese sanitarie.
    In previsione del nuovo figlio della mia ex in arrivo, mia figlia é tutelata dal codice civile? Inoltre, potrebbero essermi fatte pretese economiche? Specifico che la casa in cui abitavamo da conviventi è intestata solo a me e ci abito io, pagando un mutuo.
    Grazie per l’ attenzione e buona serata.

    • Le pretese economiche potrebbero essere avanzate ora come potevano esserlo prima. Ma quest’accordo di fatto finora equilibrato dovrebbe tutelarla, nel senso che la sua ex convivente non ha mai lamentato difficoltà nel far fronte ai bisogni di vostra figlia. Quanto al fatto che la sua ex convivente attende un altro figlio da altro uomo, questo non è un fatto che può giustificare rivendicazioni economiche maggiori.
      Quanto alla casa a lei intestata, un domani, spero tra oltre 100 anni quando lei verrà a mancare, l’unica erede sarà sua figlia e la sua ex convivente, (quindi non coniuge) non potrà rivendicare alcunché nè sull’immobile nè su altri beni ereditari che lei lascerà. Sua figlia è quindi tutelata. L’unico dettaglio riguarda, sempre tra 100 anni, l’eredità della sua ex convivente: in questo caso sua figlia si troverà come coerede con il fratello da lato materno.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  222. Mario scrive:

    Buonasera Avvocato
    se possibile un suo parere Gratuito.
    Avrei individuato un appartamento da acquistare, su quale persiste una crepa detta di assestamento, quindi è presente da poco dopo la costruzione del condominio.Evidentemente ne al proprietario nè all’inquilino precedente la cosa recava disturbo nonostante sia proprio brutta da vedere. A sentire un esperto la riparazione è a cura del condominio.
    La domanda è: se finora non hanno provveduto a ripararla, in caso di acquisto
    come potrei io comportarmi al riguardo? potrei ripararla a mie spese?
    Grazie per la rsposta

    • Dovrà dapprima verbalmente e poi per iscritto comunicare il danno all’amministratore, chiedendogli un tempestivo intervento a cura del condominio. Se poi la cosa, come immagino, dovesse andare per le lunghe o ci fossero serie resistenze da parte del condominio, si vedrà costretto a ricorrere ad un legale per ottenere che il condominio provveda ai lavori di manutenzione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  223. Mario scrive:

    Buongiorno, vorrei un parere legale gratuito.
    Ho dato dimissioni per giusta causa ( non mi venivano consegnate ne buste paga ne assegni da mesi)tramite sindacato ho presentato domanda di disoccupazione, mi e stata rifiutata con la scusante che il mio ex datore ha comunicato le mie dimissioni normali,ho presentato ricorso sempre tramite sindacato ,e tramite l ufficio vertenze ho avviato il recupero crediti con un avvocato da loro fornito,nella lunga attesa che avvenisse qualcosa ho svolto un lavoro di alcuni mesi e scaduto il contratto , mi sono rivolto nuovamente al sindacato dove mi e stato detto di attendere una risposta del ricorso fatto in precedenza ,( veramente erano indecisi se ripresentare la domanda )io passato un po di tempo ho riottenuto il mio PC e ho scritto personalmente una mail all inps ,in cui chiedevo il perchè di non aver ancora ottenuto una risposta del ricorso,ho ottenuto una risposta che mi invitava a scrivere all’ ufficio ricorsi con tanto di indirizzo, cosi ho fatto per ben due volte poi visto non ottenevo nessuna risposta , ho deciso di farmi un giretto al centro per l’impiego, dove ho trovato una direttrice gentile che mi ha dato la notizia che grazie al prolungamento di attesa consigliato dai sindacati avevo perso il mio diritto alla disoccupazione,ok mi sono detto chi incolpare? avrei sicuramente ottenuto una risposta tipo ( guardi che ha capito male e non avevo prove a dimostrare il contrario ) ho lasciato correre il tutto per evitare di trovarmi in guai non voluti, nel frattempo ogni tanto mi recavo personalmente al’ ufficio vertenze per avere almeno notizie del mio recupero crediti ( al telefono e quasi impossibile ricevere risposta, mail neppure ufficio avvocato uguale) ultima volta risale a tre mesi fa dove mi e stato detto che era questione di giorni che era tutto fatto anche grazie al fatto che ho accettato un pagamento in rate . oggi sono qui a scrivere il tutto un po’ per sfogo un po’ per sapere dove ho sbagliato ….sono confuso un po dovuto alla mia ignoranza , mi sono rivolto apposta a professionisti e in due anni cosa ho ottenuto nulla !!
    la mia domanda : è giusto che devo rimetterci solo io mentre la disonesta del mio ex datore e tuttora impunita ? perché e stata più credibile la sua comunicazione di dimissioni che la mia? cosa avrei potuto fare verso i sindacati che nei miei confronti hanno svolto il loro lavoro al’ opposto ? mi scuso per gli errori e la poca capacita di esprimermi ( ho solo la terza media e capacita mentali limitate e non riconosciute.)Grazie.

    • Non capisco, immagino che le dimissioni per giusta causa saranno state formalizzate per iscritto. Per cui sarebbe stato più semplice recapitare una copia autentica di quella lettera di dimissioni per giusta causa agli organi preposti e intimare al datore di lavoro di comunicare agli stessi la giusta causa delle dimissioni, con minaccia di denuncia per falso.
      A volte, si percorrono strade difficili. Non saprei se e chi ha commesso errori. Sicuramente il datore di lavoro avrebbe dovuto essere pressato in modo più incisivo e forse chi l’ha assistita, in buona fede, ha ritenuto fosse meglio agire in modo diverso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Mario scrive:

        La ringrazio per la risposta data ( almeno non mi sento cosi stupido) ho conservato tutto sarei ancora in tempo per denuncia di falso e di incompetenza a chi mi ha assistito ( non avendo ancora a oggi ricevuto nulla?)……….Mi sento invisibile …

        Cordiali saluti

  224. Jacopo scrive:

    Salve avvocato, avrei bisogno di una consulenza online gratuita.
    Sono stato condannato con decreto penale di condanna, col beneficio di sospensione della pena e non menzione nel casellario ex art. 635 cp.
    Sono passati 5 anni, e se chiedessi la riabilitazione penale, dovrei specificare comunque la condanna in un concorso pubblico oppure no? grazie mille

    • Finchè la riabilitazione non viene concessa, opterei per dichiarare nei concorsi la condanna pur sospesa e con non menzione. Il rischio, altrimenti, è quello di trovarsi con una contestazione per falso ideologico. A riabilitazione ottenuta, potrà tranquillamente omettere di indicare questa condanna.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  225. Claudia scrive:

    Buongiorno
    Sono una libera professionista iscritta all’albo degli psicologi ed ho svolto, dal 2012 al 2014, attività di consulenza in progetti finanziati FSE per una società che operava in delega per enti beneficiari. La mia attività è, dunque, documentata da regolari firme su registri del FSE (di cui non possiedo copia) e dal resoconto di spese sostenute per le trasferte nei giorni corrispondenti all’attività pagate direttamente dalla società di formazione che operava in delega. Fino ad oggi non ho ancora emesso la fattura per le attività descritte, ma soltanto proforme, poichè la società dichiarava di non avere ricevuto i pagamenti dall’ente beneficiario del finanziamento e, dunque, di non essere in grado di pagarmi.
    Tuttavia, dopo essere venuta a conoscenza del fatto che la maggior parte dei miei colleghi (dopo aver minacciato cause legali) sono stati pagati regolarmente, ho inviato sollecito di pagamento con i proforma allegati sia per via di posta certificata sia tramite lettera di avvocato. A questi solleciti, che risalgono a novembre 2015, purtroppo,non ho avuto alcuna risposta.
    Come posso gestire il recupero crediti senza emettere una regolare fattura e rischiare di pagare l’IVA senza la certezza di essere pagata? Sono sufficienti le proforme per l’ingiunzione di pagamento? E in caso affermativo, eventualmente quali sono i riferimenti alle leggi?
    Grazie, un saluto cordiale

    • Normalmente, per avvocati e commercialisti funziona in questi termini. Senza emettere fattura, si emette una parcella che descrive nel dettaglio le prestazioni svolte con correlative voci dei compensi e le spese sostenute. La parcella, emessa ed inviata al debitore, viene poi sottoposta al vaglio dell’ordine professionale di appartenenza per quello che si definisce parere di congruità. In altri termini l’ordine di appartenenza, l’ordine degli avvocati o l’ordine dei commercialisti, emette un provvedimento con cui riconosce congruo l’importo richiesto sulla base della parcella presentata. A quel punto, si procede con il ricorso per decreto ingiuntivo allegando la parcella con relativo parere di congruità dell’ordine di appartenenza. Ecco questa è la procedura che non richiede emissione di fattura. L’unico dubbio che ho è se il vostro ordine di appartenenza ha un ufficio deputato ai pareri di congruità.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Claudia scrive:

        Egr. Avv. Meatta
        La ringrazio per la risposta tempestiva e chiara. Mi informerò con l’ordine degli psicologi per recuperare l’informazione da lei indicata.
        Claudia

  226. Samantha scrive:

    Salve io sono una cittadina Italo Americana doppia cittadinanza.Non ho mai avuto il passaporto italiano e ho sempre viaggiato con il passaporto U.S.Nel 2013 ho richiesto il passaporto italiano e mi è stato rigettato a causa di multe che dovevo pagare inoltre mi è stato dato il divieto di espatrio per questo motivo.Questa mattina mi sono recata ad equitalia e ho pagato cio’ che dovevo pagare presentando la ricevuta di pagamento in questura ma mi è stato detto che sono obbligata a fare il passaporto italiano se voglio uscire dal territorio italiano e che non mi toglono questo blocco per l’espatrio senza aver appunto fatto il passaporto italiano.Ora la mia domanda è questa….io ho sempre viaggiato da quando sono nata con il passaporto U.S senza aver mai avuto problemi.Chiedo a voi se potete darmi una risposta

    • Ha sempre viaggiato con il passaporto US fin quando non si è verificato il problema descritto. Ma per legge, in italia lei è considerato cittadino italiano e come tale le viene richiesto il passaporto italiano.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  227. Antonino scrive:

    Salve, richiedo una consulenza legale on line gratuita.
    Ho un fratello affetto da disturbi psichici che per quasi 3 anni ha minacciato, provocato, insultato e aggredito in famiglia.
    L’ultima aggressione (a causa del suo disturbo di forma paranoide) è avvenuta quasi 2 anni fa al sottoscritto e ha comportato 6 giorni di prognosi in Pronto soccorso. Da allora è in cura e non ha più aggredito nessuno, ma quel periodo è bastato per farmi ammalare di PTSD (disturbo post-traumatico da stress). Disturbo che ho iniziato a curare da poche settimane (insorto 2 mesi dopo l’aggressione ma finora pensavo fosse solo rabbia e rancore) con una psichiatra e uno psicologo; dovrò fare non so ancora quante sedute.
    Sento la forte necessità di lasciare scritto nero su bianco quello che è successo, e mi chiedevo se la cosa può avere un seguito legale (lesioni gravi?) nonostante io non abbia denunciato il fatto entro 90 giorni.
    Potrebbe a distanza di tempo essere accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi? Mi porto dietro molto dolore con quello che ho subito in quegli anni.
    Grazie per la Sua risposta.

    • A parte le lesioni, che se gravi o gravissime sono procedibili d’ufficio, il reato che verrebbe in rilievo è quello di maltrattamenti in famiglia. Ma qui si pone il problema. Io, infatti, ho usato il condizionale appositamente, perchè suo fratello è affetto da una patologia che credo, ma uno specialista medico legale psichiatra potrà darle maggiori ragguagli, rientri nella nosografia psichiatrica e possa comportare un vizio totale o parziale di mente, con conseguente assoluzione dal reato, salvo l’applicazione di misure di sicurezza.
      Se però suo fratello rappresenta una reale minaccia, direi che sarebbe il caso di esporre i fatti con una denuncia, affinchè vengano assunte le dovute cautele.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  228. kwomnk scrive:

    Buongiorno
    Tempo fa i carabinieri mi hanno chiamato e mi hanno detto che il tribunale ha bisogno di un interprete.
    Stamattina ci sono andato, prima del giuramento di essere nominato come interprete, ho chiesto al giudice se posso non accettare questo incarico.
    Mi ha detto che stavo facendo perder tempo all’udienza e dovevo accettarlo per forza visto che ormai stavo lì, quindi ho firmato come interprete e ho partecipato all’udienza.