Consulenza legale on line gratuita: suggerimenti legali

marzo 11, 2015


L'avvocato nel sociale

 













Consulenza legale on line gratuita:  quando e come
 

richiederla

La consulenza legale on line gratuita è indicata per coloro che, pur avendo dubbi di natura legale, non hanno bisogno di una risposta altamente personalizzata, ma di un parere che, privo di riferimento a persone e fatti specifici, chiarisca, comunque i termini delle quesiti legali esposti.  

Per attivare e chiedere questo servizio di consulenza bisogna compilare il modulo sottostante “Lascia una Risposta” in ogni sua parte, specificando, nel form “Commento” che si richiede una consulenza legale on line gratuita e specificando, nel dettaglio, il vostro quesito.

Fate attenzione a porre il quesito legale in forma del tutto anonima cercando di rendere la descrizione dei fatti dettagliata. Provvederemo, pertanto, nelle 48 ore successive a fornire il relativo parere, inclusivo del nome dell’avvocato incaricato della sua redazione, il quale potrà essere letto nella sezione “Risposte”.

Con la consulenza legale on line gratuita, quindi, non vi verrà inviato per e-mail, il parere scritto. Ciò giustifica, quindi, il fatto che questo servizio di consulenza non è soggetto al pagamento di alcun compenso e viene reso in forma gratuita. 

Infatti, attraverso la consulenza legale on line gratuita, oltre a fornire risposta ai vostri quesiti legali, ci proponiamo, nella sezione “Risposte” di dare modo a tutti i visitatori del sito che vivono problematiche legali simili a quelle ivi proposte e risolte di ottenere agevolmente delucidazioni e risposte immediate.

In altri termini, con la consulenza legale on line gratuita arricchiamo il bagaglio di pareri sulle tematiche oggetto dei quesiti legali da voi esposti, con beneficio anche per gli altri visitatori del sito.

2.099 Comments so far:

  1. Davide ha detto:

    Salve. Si richiede una consulenza legale on line gratuita.
    Vorrei porre un quesito. Frequentando una chat erotica mi sono imbattuto con un utente registrata come donna e dichiarante l’età di 26 anni, dopo poche battute si è voluti passare al sodo, quindi mi ha chiesto di mostrarmi in atteggiamenti sessualmente espliciti in webcam. Dopo aver accettato e aver chiesto per scrupolo l’età (che è stata confermata di 26 anni) ho avanzato la pretesa che anche lei accendesse la sua webcam, fino ad ora rimasta spenta.
    Lei ha accettato mostrando fin da subito per qualche secondo le parti intime femminili che potevano essere riconducibili all’identikit del contatto. L’unica parte del corpo che è stata mostrata ed in primo piano, non facendo trasparire altra minima parte del corpo. Ora il dubbio che mi viene è.. E se questa ragazza invece di essere una 26enne fosse stata in realtà una ragazzina minorenne di 14 o 15 o 16 anni? Potendo dai dati raccolti NON riconoscere effettivamente la possibile minore età della ragazza, si va incontro a qualche rischio legale o posso eventualmente considerarmi io la vittima? Cordiali saluti

    • Se lei non aveva possibilità di conoscere l’età della ragazza, direi che rischi legali non ne corre. IL problema è invece che spesso in chatt vi sono male intenzionati che utilizzano giovani ragazze, minorenni, per poi estorcere denaro in cambio del silenzio, minacciando denunce, anche se infondate. E molte persone, pur di non rendere pubblica la questione, iniziano a pagare. E le richieste a quel punto possono ingigantirsi per cercare di estorcere somme più elevate. Quindi, l’unica accortezza è di fare attenzione ad eventuali richieste provenienti da questa ragazza. Più in generale, lungi da me l’idea di esprimere alcun giudizio sulla chatt erotica, direi che l’accortezza di vedere l’immagine con il volto della donna con cui si flirta è importante.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  2. Luca ha detto:

    Buongiorno, vorrei se possibile delle informazioni riguardo a tasse su vendita e acquisto di immobili. Io a inizio di quest anno per problemi economici ho dovuto vendere la mia casa (valore 280.000€) dopo trattative con gli acquirenti vendo la casa a 240.000€ di cui 120.000 in soldi e 120.000 prendiamo la loro casa del valore di 150.000€. Mi sposto a vivere con residenza e tutto nella nuova casa e a Maggio la rivendo a 100.000€. Ora con questa vendita anche se molto inferiore al valore effettivo della casa sono riuscito a coprire tutte le mie spese e sono andato a vivere in un appartamento in affitto in un paese vicino. VOLEVO SAPERE: con questo vendo compro e rivendo mi devo aspettare una botta di tasse altissima? Posso stare un po tranquillo? A cosa vado in contro? Spero di essere riuscito a spiegarmi… porgo cordiali saluti.

  3. Paolo ha detto:

    Buongiorno, avrei un problema di condominio; sono in debito di circa 3.000 euro delle spese condominiali, che sto versando quando posso di 50euro al mese, ma l’amministratore mi ha cmq inviato un decreto ingiuntivo per il recupero della somma, Premetto che sono disoccupato ma sono proprietario di un appartamento che mio padre ha intestato a me, e i miei genitori vivono nel mio stesso appartamento e viviamo con una pensione di circa 900euro. Ora vorrei gentilmente sapere se ho la possibilità di oppormi e proporre al massimo 100euro al mese per rientrare delle spese condominiali oppure no?

    Grazie mille e buona giornata.

    • L’opposizione a decreto ingiuntivo deve essere motivata, e, in mancanza di elementi da valutare, non posso darle indicazioni in merito. Quello che può fare, sicuramente, è proporre all’amministratore un piano di rientro che sia conveniente anche per le casse del condominio, magari prevedendo una più consistente somma in acconto, e il resto con rate da 100/200 euro al mese.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  4. PIERLUIGI MASIA ha detto:

    HO UN DEBITO CON EQUITALIA PER OLTRE 400.000 €: LA CASA IPOTECATA VOLONTARIAMENTE PER OLTRE 80.000€ L’ EQUITALIA HA TENTATO DI BLOCCARMI I CONTI CORRENTI IN ESSERE MA ESSENDO IN PASSIVO CONTINUO A LAVORARE HO DEBITO CON BANCHE PER OLTRE 60.000 €. CON UNA ED CON 13000€. CON L’ALTRA ED CON UNA FINANZIARIA PER CIRCA 40.000€. HO LICENZIATO UN PAIO DI GIORNI FA’ I MIEI DIPENDENTI NON DORMO NON HO UNA LIRA COSA MI CONSIGLIA SONO PROSSIMO FORSE ALLA PENSIONE

  5. Guido ha detto:

    Buongiorno,
    sono un agente di commercio (disperato), guadagno un sacco di soldi, lavorando 15 ore al giorno, percorrendo 70.000 Km/anno, ma lo stato mi preleva (a norma di legge) l’80% di quello che duramente guadagno perché dichiaro tutto fino all’ultimo cent. Se volessi aprire un conto corrente in Germania e malauguratamente un giorno avessi problemi a pagare tutto ciò che il fisco mi chiede, potrebbe lo stato confiscare o bloccare il conto estero o ancora procedere al prelievo forzoso come avviene oggi in Italia? Grazie

    • Senz’altro, il problema non è se lo stato può pignorare quelle somme ma se sarà in grado di rintracciarle. Non posso aggiungere altro, perchè l’argomento è delicato e scivoloso…
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  6. marzia ha detto:

    Le pongo un quesito piuttosto articolato e gradirei un parere gratuito, lavoro in un supermercato da svariati anni 8 per l’esattezza, per i primi 5 anni non mi sono quasi mai assentata per malattia. Purtroppo alla fine del 2012, mi sono rotta una vertebra, L1 lombare e ho dovuto restare in mutua per ben 6 mesi, visto il lavoro pesante che svolgevo in macelleria sono stata spostata in gastronomia. Nel 2014, ho subito un intervento al seno, ed anche qui ho dovuto assentarmi dal lavoro per 20 giorni, lo stesso anno sono stata operata di cataratta, purtoppo altra mutua, ho continuato a lavorare cercando di non mettermi mai in mutua con l’aiuto di antidolorifici, poichè anche il lavoro in gastronomia è piuttosto pesante e la mia schiena mi dà parecchi problemi e forse in un anno nel 2015 avrò fatto 15 giorni di mutua. Ma i dolori sempre più forti , spalle braccia, collo e schiena, mi hanno fatto scoprire tramite risonanza di avere, un ernia al disco tra la 5 e 6 vertebra cervicale non operabile. Ho scoperto di avere una leggera aritmia al cuore. Ad agosto, il giorno 20 mi sono fratturata il 5 metatarso al piede destro con sucessiva complicanza e sindrome di Sudek. Ora dopo 4 mesi volevo rientrare al lavoro, ma non sono completamente guarita, dovrò andare dal medico del lavoro sabato ed ho una gran paura che dichiarerà la mia inabilità a questo tipo di lavoro. Qual’ora non fosse così so,che è loro intenzione rimettermi in macelleria, ed ho paura che vogliano mettermi in difficoltà per far sì che io sia costretta a licenziarmi. Io non ho intenzione di mollare mio marito è senza lavoro, e senza pensione, io ho 58 anni se perdo questo lavoro nessuno mi assumerà più, cosa posso fare qualora il mio datore mi licenziasse? Vi ringrazio sin da subito, in attesa della vostra risposta.

    • Dubito che il datore di lavoro la licenzi, considerate le patologie certificate da cui è stata affetta. Ma ove capitasse, non le resterebbe che rivolgersi tempestivamente ad un legale per far valere i suoi diritti, poichè il licenziamento deve essere motivato. Al momento, l’unico suggerimento è di attivarsi immediatamente con un legale ove dovesse giungere il licenziamento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  7. Patrizia ha detto:

    Buonasera Avv.
    sono separata da 21 divorziata da 17. il mio quesito è il seguente. ho due figlie maggiorenni 24/30 e spesso succede che le stesse acquistino farmici da banco all’occorrenza senza la relativa prescrizione medica, specialmente se si tratta di tachipirina sciroppo per tosse e così via.
    Sono sempre puntuale e precisa nel fotocopiare e relazionare l’ex con documentazione scolastica/universitarie/medica allegando scontrini della farmacia che riportano il CF delle figlie. l’ex coniuge contesta la mancanza di prescrizione creando non pochi problemi. Penso che ognuno di noi sia entrato all’occorrenza in una farmacia per l’acquisto di medicinale senza filtrare attraverso il proprio medico curante.
    la mia domanda è la seguente. posso comunque richiedere il 50% e soprassedere alle sue richieste o sono obbligata cmq all’esibizione della prescrizione?
    grazie infinite.

    • Il problema della prescrizione medica riguarda l’imputazione delle spese, ovvero capire se sono spese per le figlie o per altre persone.
      Tra l’altro, alcune medicine con la prescrizione hanno un costo diverso rispetto all’acquisto senza prescrizione medica, laddove esso è possibile. Però, laddove non è richiesta la prescrizione medica, ad esempio tachipirina o sciroppi per tosse, ovviamente l’importante è che ci sia la ricevuta con il codice fiscale delle figlie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  8. pamela ha detto:

    Buon giorno,
    vorrei chiederLe consiglio che tratta maternità. Dal 9 dicembre il mio medico mi ha fatto interdizione di lavoro per gravidanza a rischio. Sono in settimo mese di gravidanza e 3. gennaio dovrei entrare già in maternità obbligatoria. Problema è che mio datore di lavoro non vuole pagarmi.mia maternità. Mi sono informata all’inps e hanno detto che al loro carico sono 80 percento della mia busta paga cioè sarebbe 800 euro più i contributi figurativi. Quei soldi dovrei ricevere anticipamente dal datore di lavoro, ma il mio datore di lavoro non me li vuole pagarli dicendo che non è vero perche lui paga i miei contributi e che mi da 350 euro massimo non di più perche lui non vedrà i soldi dall’inps per i suoi debiti. Ma penso che non è vero, Inps quei soldi li scala dal suo debito giusto o sbaglio? E quello ci vuole pure guadagnare sulla mia maternità e prendersi 450 euro e a me dare solo i 350…Cosa centro i con i suoi debiti in Inps? Non so più che cosa fare. Non mi vuole dare ne la mia busta paga di novembre e ne la mia post pay. Cosa ci posso fare?Posso andare bloccare post pay carta a e chiedere una nuova? Veramente può non darmi i miei 80 per cento che paga inps cioè 800 euro ma solo 350? Come si può raggionare così? Dove siamo se datore di lavoro mi vuole costringere fare una cosa cosi, per me sono tantissimi soldi specialmente sono tra due mesi partorirò. Aiutatemi per favore. Grazie mille per la sua risposta

    • Mi dispiace deluderla, ma si tratta di materia che non rientra nelle mie specifiche competenze. Le suggerisco di rivolgersi ad un caf o patronato che saprà darle con celerità le migliori risposte.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  9. Luca Caspani ha detto:

    Buongiorno, richiederei una consulenza on line gratuita.

    Il 16 settembre 2016 ho acquistato un auto usata e fatto trasferimento di proprietà in agenzia auto. Il 28 novembre 2016 purtroppo ho fatto un brutto incidente con questa auto e sebbene io ne sia uscito senza un graffio l’auto era in pessime condizioni a tal punto da aver trovato un accordo con uno sfascia carrozze. Siamo stati a fare il passaggio di proprietà nella stessa agenzia e al momento della trasferenza è risultato che l’auto era sottoposta a fermo amministrativo con riferimento alla data in cui era di proprietà della venditrice. Ho chiesto spiegazioni all’agenzia è stata molto vaga la risposta e la venditrice non risponde al telefono. Ora mi trovo con un passaggio bloccato e non so cosa fare. Grazie in anticipo. Buona giornata.

    • L’agenzia ma ancor prima il venditore hanno taciuto un elemento fondamentale della vendita, ovvero la esistenza di un pregiudizio, quale il fermo amministrativo. Si rivolga senza esitare ad un legale per intraprendere le dovute azioni legali nei confronti dell’agenzia e del venditore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  10. L. Emanuela ha detto:

    Salve, avrei bisogno di una consulenza legale on line gratuita.
    La questione è delicata e personale..
    Ho 45 anni e non ho figli.
    Ho una casa di proprietà.
    Mi mamma, insieme a due fratelli, possiede (diviso 3 esattamente in parti uguali) due case dislocate nello stesso cortile e 2 terreni a coltivazione.
    Non penso più. purtroppo, che avrò dei figli, ormai.
    E non ho parenti che meritino alcuna eredità.
    Ovviamente io, fin che mamma e suoi fratelli saranno in vita, non posso fare testamento su cose che non appartengono a me.
    E mi ritrovo a perderci le notti senza dormire.
    Non ho nemmeno in mente persone di fiducia che potrebbero ereditare tutto.
    Allora mi chiedo. Si possono destinare proprietà (non soldi liquidi) ad associazioni benefiche?
    Sono parecchio preoccupata e purtroppo di questioni legali non mi intendo affatto

  11. Ilaria ha detto:

    Salve, vorrei un’informazione.
    Avevo uno zio incapace di intendere e di volere che era legalmente rappresentato da un amministratore di sostegno. Dal momento che nel testamento della moglie dello zio sembrava essere stata lesa la legittima dello zio, il tutore aveva fatto richiesta di impugnazione del testamento e intrapreso una causa di sequestro dei beni oggetto del testamento. Lo zio è morto il giorno stesso del’udienza e quindi questa è stata annullata. Ora viene chiesto a noi eredi se abbiamo intenzione di proseguire con la causa per il sequestro del beni. La mia domanda è: qualora accettassimo di proseguire con la causa, questo implicherebbe una tacita accettazione dell’eredità? Oppure queste due cose non sono collegate e possiamo decidere di continuare con la causa riservandoci la possibilità di rifiutare o accettare con beneficio di inventario l’eredità dello zio? Quale azione dovrebbe essere effettuata prima, l’accettazione con beneficio di inventario o il consenso per continuare la causa di sequestro?

    La ringrazio in anticipo per la disponibilità

    • La successione nel processo dovuto alla morte di chi aveva intrapreso la causa, ovvero suo zio rappresentato dall’amministratore di sostegno, implica la volontà di accettare l’eredità, poichè la causa è finalizzata a far dichiarare illegittimo il testamento per lesione della legittima. Quindi, sotto questo profilo, si tratta di un atto incompatibile con la rinuncia all’eredità o con l’accettazione con beneficio di inventario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  12. Manuela Motisi ha detto:

    consulenza legale on line gratuita
    Buongiorno Avvocato, mi scuso, ma mi trovo in una situazione non facile. Da 2 anni sono vedova ed ho tre figli, tutti sposati (2 con case di proprietà, comprate con l’aiuto non dimostrabile mio e di mio marito) ed una terza in affitto (in cattive acque).. Dopo la morte di mio marito, due figli (quelle con casa di proprietà) mi hanno abbandonata, mentre la terza, nonostante versi in brutte acque, è l’unica che mi assiste (sono molto malata) costantemente.e non mi lascia mai sola. Mi sono più messa più volte per stilare un testamento olografo, lasciando la casa dove abito alla terza figlia, ma temo che gli altri 2 impugnino il testamento. Mio marito è deceduto senza lasciare testamento e quindi, essendo in comunione di beni, la metà + la parte ereditata è mia, la restante parte di casa dei miei tre figli.. Cosa posso fare per privilegiare la terza in difficoltà ? che, ripeto, è l’unica che non mi ha abbandonato …..Per favore mi aiuti. Grazie Manuela

    • In tutta onestà è molto difficile darle una risposta sicura, perchè in ogni caso sua figlia potrebbe trovarsi ad affrontare le richieste, volendo anche giudiziarie, dei fratelli. Un notaio forse potrebbe darle il suggerimento migliore, visto che come figura professionale è quella che più si occupa di queste problematiche. Io per tagliare la testa al toro, metterei in vendita la casa, e, con l’accordo della figlia, andrei a vivere con lei, dandole sin da subito con la liquidità di cui disporrebbe una grande mano difficilmente contestabile, considerato che dei suoi soldi lei potrà farne quello che desidera fin quando è in vita.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  13. Pasquale ha detto:

    Salve. Si richiede una consulenza legale on line gratuita.
    Gradirei un Vostro parere a riguardo di 6 cavi Telecom che attraversano il cortile della mia abitazione per una quindicina di metri via area e per 6 metri attaccati al mio muro, questi cavi in passato portavano ( solo ed esclusivamente) utenza telefonica ai miei 4 appartamenti, in passato quando si e avuto problemi di guasto telefonico i tecnici Telecom sono intervenuti aggiungendo dei nuovi cavi a quelli già esistenti ma senza rimuovere i cavi obsoleti, quindi in pratica per 4 appartamenti esistono 6 cavi telefonici, voglio precisare come sopra ormai da 4/5 anni che nella mia abitazione l’unica utenza telefonica ancora esistente e solo la mia ( che non esiterei a disdirla) mentre le altre 3 sono già disdette da alcuni anni. Nel mese di aprile scorso invio richiesta a Telecom per rimuovere questi cavi, gli faccio presente che in corso di lavori di ristrutturazione della casa e di ritinteggiamento del muro ove sono attaccati i cavi chiedo la rimozione degli stessi e di farli passare sotto terra dove ho predisposto una nuova linea, dopo continue sollecitazioni finalmente mandano un tecnico a fare il sopralluogo facendo anche delle foto e mi disse che dopo una ventina di giorni dovevo contattarli per sapere cosa si era deciso in merito. Dopo continue telefonate a numeri che fanno solo perdere tempo perche non risponde mai nessuno e dopo essere trascorso piu di un mese mi arriva un preventivo di 2000 euro piu iva da pagare per la rimozione dei cavi inoltre entro 60 giorni dalla stessa se non provvedo al pagamento o in caso io non voglia piu procedere a questi lavori dovrò comunicarlo nei termini descritti o sarò sanzionato con una penale secondo la legge vigente. A Vostro parere e giusto che io debba pagare per essere rimosso dei cavi che da anni attraversano l’interno della mia abitazione per altro cavi in disuso e che per la loro rimozione non reco nessun danno ad altri utenti poiché sono solo (erano) a servizio della mia abitazione. Nel ringraziarvi anticipatamente porgo cordiali saluti.

    • Molto dipende dal contratto stipulato a suo tempo, se e nella misura in cui in esso è prevista la servitù a suo carico per il passaggio dei cavi. Più semplicemente, in termini generali, possiamo dire che se lo spostamento e la collocazione dei cavi in altro alloggiamento sono richiesti dal proprietario per poter eseguire opere di ristrutturazione che ne richiedono la rimozione, in tal caso Telecom è tenuta alla rimozione e spostamento dei cavi a proprie spese. Di converso, se la richiesta è eseguita per finalità estetiche, allora la spesa è a carico del proprietario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  14. Angela ha detto:

    Buongiorno,
    Vorrei un consulto legale gratuito relativamente a questo mio problema.
    Sono una ragazza maggiorenne e vorrei disconoscere mio padre.
    Ho subito da lui abusi psicologici e fisici (seppur in minor quantità).
    Sarebbe possibile?
    Grazie in anticipo,

    Cordiali saluti e buone feste.

    Angela.

    • In realtà non è il disconoscimento di paternità che nel suo caso assume rilievo. In un caso come quello da lei esposto, è possibile, per i figli non maggiorenni, addivenire alla decadenza del genitore reo di quelle condotte dalla potestà genitoriale. Ovviamente, il primo e più impegnativo passo da intraprendere per vedere riconosciute le proprie ragioni è quello della denuncia querela. Ma le consiglio vivamente di parlarle di persona con un avvocato di sua fiducia per valutare gli estremi per proporre un atto così importante. Se fossero provati gli abusi psicologici e/o fisici, potrebbe anche provare a chiedere il cambio del congnome, da quello paterno a quello materno.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  15. Giovanni M ha detto:

    Buongiorno, avrei un quesito legato alla rescissione di un contratto di locazione;

    sono l’affittuario di un appartamento insieme ad altri ragazzi da un anno..

    Da un mese abbiamo, in casa e nell intero condominio, problemi di roditori (avvistamenti, catture in casa con mezzi di fortuna, cacche nell appartamento) denunciati da piu di un inquilino.

    Le operazioni di deratizzazione sono state effettuate dalla proprietà solo dopo la denuncia del primo inquilino, non era previsto controllo e manutenzione riguardo questo problema prima, e solo nella zona antistante al condominio lasciando ai condomini la spesa della derattizzazione nell appartamento.

    Premesso che la mia volontà è abbandonare l appartamento le chiedo:

    -è possibile rescindire in maniera immediata il contratto di locazione per queste cause?
    – ho diritto a usufruire dell appartamento per un tempo che mi permetta di trovare una nuova e consona sistemazione senza pagare la prossima trimestralità alla proprietà?
    – come chiedere in maniera opportuna alla proprietà queste mie domande?

    La ringrazio dell attenzione

    • In realtà le spese per la derattizzazione all’interno dell’appartamento sarebbero a carico dell’inquilino, ma ben venga che abbia eseguito le operazioni di derattizzazione il proprietario a proprie spese. Direi che non si tratta di una causa di risoluzione del contratto, poichè con gli interventi di una ditta specializzata il problema è risolvibile. Il termine di preavviso previsto nel contratto è il periodo in cui lei ha diritto a fruire dell’immobile pagando il relativo canone di locazione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  16. Irene ha detto:

    Salve,

    sono la ragazza che Le ha chiesto un aiuto per un pacco fermo in dogana da 2 mesi.
    Ebbene, oggi mi hanno contattato riguardo il mio reclamo, e, in pratica, mi hanno riferito che loro non hanno il pacco. Peccato che il numero di tracciatura sia fermo a quando il pacco è entrato in Italia e che per DUE mesi interi mi abbiano continuamente detto che :<>.
    Ora, la ragazza americana ha iniziato ad usare un servizio di ricerca del pacco offerto dall’USPS e mi farà sapere gli sviluppi. Io temo che qualcuno si sia rubato il pacco o che sia andato perduto.
    Crede ancora che basti una lettera per smuovere il sistema? O si devono provare metodi più “pesanti”?

    Grazie mille.

    • Gentile Irene,
      lungi da me l’idea di pensare che tutto possa risolversi con un lettera, ma il tentativo andava comunque fatto. A questo punto, mi farei fornire dal fornitore la documentazione attestante l’avvenuta consegna al corriere, i documenti di trasporto, l’identificativo del corriere, e quanto provi l’avvenuta consegna presso la dogana. Riunita tutta la documentazione, mi rivolgerei ad un legale per sporgere denuncia contro ignoti per furto, ove la documentazione fosse completa ed inattaccabile, e comunque, costituirei in mora o il corriere se risultasse un errore da parte sua, o la dogana ove il pacco fosse sparito proprio da loro.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Francesca ha detto:

      Salve sono dipendente da anni di una società sul con più strutture educative una di queste in procinto alla chiusura. non disponendo di un capitale sufficiente per rilevare l attività vorrei trproporre di entrare in società u questo ultima struttura sccupandomi delle spese e della gestione. e possibile ? Spese e pagamenti arretrati rimarrebbero un problema della vecchia gestione?grazie

      • Nel momento in cui entra a far parte della società acquista, pro quota, diritti e doveri inclusi quelli maturati fino a quel momento. Direi che, sotto questo profilo, non si tratta di un buon affare.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  17. Carmen ha detto:

    Salve, avrei bisogno di una consulenza legale on line gratuita.
    Mia madre sta vendendo un terreno di sua proprietà ad una ditta costruttrice.
    Tale ditta acquirente ha intenzione di pagare con cambiali ipotecarie e quindi dovrebbe diventare acquirente effettiva al termine del pagamento dell’ultima cambiale.
    Nel caso in cui nel rogito notarile venga indicato il patto di riservato dominio, può la ditta iniziare i lavori di costruzione? Perché il mio timore è che, una volta avviati i lavori e la ditta, facciamo il caso, non paghi più, come potrebbe mia madre farsi restituire un terreno che effettivamente non ci sarebbe più? C’è un modo per tutelarsi da far iscrivere al notaio?
    Grazie in anticipo.

    • Senza troppi giri di parole, le rispondo in tutta sincerità. Nessuno meglio del notaio potrà darle i suggerimenti necessari alla redazione di un atto che sia pienamente tutelante per sua madre. L’unica accortezza è di rivolgersi ad un notaio di sua fiducia, ovvero che non faccia gli interessi della ditta, il quale, documentazione alla mano e senza la presenza dei rappresentanti della ditta, potrà darle tutte le indicazioni migliori del caso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  18. serena ha detto:

    Sono inquilina di un appartamento ho chiesto di poter visionare la documentazione relativa alle spese condominiali all’amministratore che si è rifiutato come posso agire? Ho trovato diversi articoli di legge che dicono che ho tutto il diritto di poter visionare i documenti eppure l’amministratore continua ad ignorare le mie richieste.

    • Si, indubbiamente lei ha diritto di avere visione della documentazione inerente le spese condominiali, il problema è che quando l’amministratore fa ostruzionismo, si complica tutto, rendendosi necessario ricorrere all’ausilio di un legale che intimi all’amministratore di esibire la suddetta documentazione, pena l’avvio di opportune azioni legali. Ovviamente, il tutto si complica sia per i costi, sia per le lungaggini che eventuali azioni legali potrebbero avere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  19. Davide ha detto:

    Salve,
    Mi chiamo Davide e ho un quesito da porle.
    Ho comprato un appartamento a Settembre per 125000 euro con atto concordato entro il 31-12-2016, al momento del compromesso ho versato 25000 euro e saldato le spese di agenzia calcolate in percentuale.
    Pur muovendomi con ampio anticipo la procedura di atto è stata bloccata dallo studio notarile a causa della scoperta improvvisa di pignoramenti ed ipoteche sulla casa per un valore di 40000 euro, entrambe non correttamente dichiarate ne dal proprietario ne dall’agenzia incaricata di vendita.
    A riguardo la legge tutela chi compra (nel caso salti l’atto) con un rimborso del doppio del compromesso (vale a dire 50000 euro), qualora si volesse procedere per vie legali.
    Data però la situazione economica precaria del proprietario e i tempi talvolta troppo lunghi delle procedure legali si è deciso di comune accordo e in maniera “amichevole” di scendere a patti in presenza, naturalmente, di un notaio incaricato di stendere un nuovo atto, decurtando dal prezzo iniziale di vendita i 25000 extra che mi spetterebbero e portandolo quindi a 100000 euro, in cambio però del saldare il tutto tramite assegni (quindi senza aprire mutui) in modo tale da poter fornire a questa persona immediata liquidità per estinguere le pendenze con Equitalia e tenersi parte del rimanente.
    Alla luce di tutto ciò, la percentuale che spetterebbe all’agenzia immobilirare va calcolata sui 125000 euro iniziali o sui 100000 euro attuali e reali di acquisto?

    Grazie in anticipo per la cortese attenzione,

    Cordiali saluti.

    • Posto che il prezzo di vendita, per fatti che non sono a lei imputabili, è sceso ad €. 100.000,00 la percentuale dell’agenzia andrebbe calcolata sul prezzo di vendita, che sarà tra l’altro quello risultante dal rogito notarile. Quindi la provvigione dovrà essere ricalcolata sul prezzo di €.100.000,00 e l’agenzia dovrebbe restituirle la differenza in eccesso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  20. Salvatore ha detto:

    RICHIESTA CONSULENZA ON LINE GRATUITA
    Buon giorno Avv.,
    la ringrazio anticipatamente per il suo aiuto.
    Le espongo il mio problema:
    ho venduto qualche giorno fa, la mia auto usata di 8 anni e mezzo e 162.000 km ad un privato.
    Al momento della consegna, oltre ad una scrittura privata, dove si evince tutto quello che ho consegnato all’acquirente, ho dato allo stesso le fatture che mi sono state consegnate via via nel corso dei vari tagliandi.
    Il compratore ha fatto controllare l’auto da un suo meccanico di fiducia e prima della consegna è stata effettuata una prova su strada.
    In particolare ho consegnato una copia della fattura, emessa da officina autorizzata, dove si evidenzia nel tagliando dei 120.000 km la sostituzione di tutti gli organi riguardanti la distribuzione, compresa la pompa dell’acqua.
    Qualche giorno fa il venditore mi chiama, dicendo che l’auto si è guastata a causa della pompa dell’acqua, che a detta del suo meccanico non è stata effettivamente sostituita.
    Il compratore dice che si vuole rivolgere al suo avvocato per rivalersi sull’officina, che ripeto a suo dire non ha sostituito la pompa che a detta loro è causa del guasto.
    Non ha parlato di conseguenze per me, capendo ovviamente la mia buonafede e la mia non conoscienza del problema.
    Le chiedo:
    – l’officina che ha fatto l’intervento deve rifondere il danno, nel caso venga effettivamente appurato che la pompa non sia stata sostituita?
    – come possono provare che il lavoro non sia stato effettivamente fatto? (io mi sono rivolto a suo tempo a questa officina proprio per la loro fama di persone serie – tenga altresi conto che sono passati 2 anni e mezzo dall’intervento e che il chilometraggio effettuato è stato di 42.000 km circa dopo la sostituzione);
    – considerando che io ho consegnato tutto al compratore, quindi tutte le fatture dei tagliandi effettuati e ovviamente anche il libretto di manutenzione timbrato, posso incorrere in conseguenze?
    La ringrazio in anticipo per la sua risposta.
    Saluti
    Salvatore

    • E’ singolare che l’acquirente non abbia minacciato azioni legali direttamente nei suoi confronti. Il problema è di responsabilità: chi ha venduto l’autovettura non è l’Officina che ha eseguito la manutenzione, ma lei e quindi direi che fossi nel legale dell’acquirente mi rivolgerei in prima battuta a lei quale venditore. Poi, è chiaro che lei a sua volta potrà rivolgersi legalmente all’Officina che le ha assicurato di aver eseguito la sostituzione della pompa dell’acqua. La prova va data attraverso una perizia che in sede giudiziale sarebbe eseguita dal Consulente nominato dal Giudice, il quale avrà modo di verificare se la pompa dell’acqua è stata semplicemente aggiustata o sostituta.
      Onestamente, fossi in lei mi rivolgerei subito all’Officina, facendo presente l’accaduto e chiedendo il loro diretto intervento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Salvatore ha detto:

        Buon giorno avvocato.
        Innanzi tutto la ringrazio per la sua risposta.
        Chi compra un’auto usata credo sia consapevole che non sta acquistando un mezzo nuovo.
        Se è effettivamente come lei dice, e non ho ragione di dubitarne, credo che a questo punto sia il caso che chi voglia vendere l’auto da privato ci rinunci a priori, perchè altrimenti chi compra potrebbe chiedere conto e ragione di qualunque anomalia anche dopo anni.
        Io come venditore posso assicurarmi di vendere un mezzo in regola con i tagliandi, un mezzo che non sia stato modificato in nessuna delle sue parti e in regola con bolli e quant’altro, ma non posso assicurare la bontà degli intenterventi e che gli stessi durino per anni.
        Sarebbe impossibile.
        A questo punto sconsiglierei a tutti di vendere a privati.
        Saluti e buon lavoro.

        • Gentile Sig. Salvatore,
          il problema è che nel suo caso c’è la fattura dell’Officina inerente un intervento di sostituzione, se non ricordo male, della pompa. E’ vero l’acquirente sapeva di acquistare un auto usata, di otto anni e mezzo, ma quell’intervento attesta, in un certo senso, che la vettura almeno in quella parte della meccanica era a posto. Se dopo pochi mesi, invece, proprio la pompa che doveva essere a posto da problemi, è evidente che la responsabilità sarà dell’Officina, ma il rapporto contrattuale per la riparazione non ha visto coinvolto l’acquirente, essendo bensì un rapporto contrattuale tra lei, venditore, e Officina. Quindi, l’unica strada è agire chiedendo la riparazione del danno al venditore, il quale sicuramente potrà a sua volta agire e chiedere ragione all’Officina. Non dubito che lei era in buona fede, e proprio per questo le ho suggerito di chiedere conto dell’accaduto all’Officina, magari facendo da tramite affinchè bonariamente l’Officina stessa risolva il problema all’acquirente.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  21. Maria ha detto:

    Salve avvocato, vorrei chiederle un consiglio. Abito in un condominio di villini a schiera e stanotte dei ladri vi si sono introdotti all’interno e hanno rubato la mia auto parcheggiata come previsto nell’apposito spazio condominiale. Il furto è avvenuto a causa della negligenza di una condomine la quale ha lasciato il telecomando del cancello carrabile esposto in bella vista nella sua auto. Difatti i ladri hanno rotto il suo finestrino, rubato il telecomando (che premetto lascia sistematicamente sul cruscotto ) e rubato senza troppa fatica la mia auto. Secondo lei, si potrebbe procedere per vie legali contro suddetta condomine dato che ha lasciato con molta non curanza il telecomando del condominio mettendo in pericolo la sicurezza del condominio e degli stessi condomini? Quanta possibilità c’è, nel caso si potesse avviare una causa, che questa venga vinta da me piuttosto che da lei? La ringrazio anticipatamente

    • Onestamente, direi che le possibilità sono molto basse. La condomina, probabilmente, poco attenta, ha a sua volta subito un danno dai ladri, ai quali va addossata ogni responsabilità dell’accaduto. Mi sento di sconsigliarle di avviare un azione civile verso la condomina, perchè trovo quest’azione priva di reale fondamento giuridico.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  22. Milena ha detto:

    Buona sera,

    sono una designer e da alcuni anni realizzo linee di gioielli peculiari per combinazioni di materiali e tipologia di lavorazione. Commercializzo i miei gioielli su uno shop online, in mercatini dell’handmade e presso alcuni negozi, in conto vendita; e ho testimonianze fotografiche a datare l’inizio della mia produzione.
    Ho ricevuto oggi una lettera di diffida da parte dell’avvocato di un’altra designer, che mi accusa (infondatamente, tra l’altro) di aver plagiato il suo lavoro, intimandomi di interrompere la mia produzione.
    Attraverso delle ricerche online, però, si evince che la suddetta ha iniziato a produrre una tipologia di gioielli molto simile alla mia solo diversi mesi dopo che io li stavo già vendendo.
    Cosa posso fare per tutelarmi da questa lettera di diffida e dall’infamante accusa di plagio?

    Grazie mille e cordiali saluti

    • In questo caso, siamo alle schermaglie iniziali di un eventuale potenziale azione legale. La sua collega si è rivolta ad un legale ed anche lei dovrebbe fare altrettanto per fornire un adeguata risposta, nella quale verranno rispedite al mittente le accuse, facendo trapelare che lei è in possesso delle prove atte a dimostrare che semmai vi fosse stato plagio questo sarebbe stato eseguito dalla sua collega.
      Mi faccia sapere gli sviluppi di questa vicenda.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  23. Valentina ha detto:

    Buonasera, avrei bisogno di una consulenza legale gratuito.
    8 giorni fa, camminando su un marciapiede dissestato, sono caduta, ferendomi ad un ginocchio. Stavo andando ad un funerale di una persona molto cara, per questo motivo non sono andata al pronto soccorso. Sperando che fosse una cosa passeggera, dopo la funzione, sono tornata a casa, ho messo il ghiaccio e per diversi giorni mi sono presa cura del ginocchio. Sono ancora a riposo, livido e croste sono andate via quasi del tutto, ma mi fa ancora male e sospetto che possa esserci stato qualche danno più serio di un semplice livido e gonfiore (anni fa mi sono fatta male all’altro ginocchio, e sento dolori simili). Mi sono quindi informata e ho letto che per chiedere un risarcimento, sarei dovuta andare subito al pronto soccorso. Per questo motivo mi chiedo: avendo testimoni, è comunque possibile ottenere un risarcimento in caso che (dopo analisi più approfondite) risultasse un danno permanente? Devo comunque andare al pronto soccorso? Non so che fare.
    La ringrazio anticipatamente della sua cortese attenzione.
    Saluti.

    • Indubbiamente, sarebbe stato altamente auspicabile un passaggio al Pronto Soccorso che avrebbe potuto documentare sia la data dell’infortunio sia la diagnosi relativa alla lesione subita. Ciò detto, in prima battuta sarebbe auspicabile, dietro consiglio almeno del medico curante, far eseguire un accertamento diagnostico per verificare che tipo di lesione abbia riportato, perchè se si tratta di semplice contusione, sarebbe anti economico attivare la procedura per il risarcimento del danno. Le consiglio, ove invece si tratti di lesione più seria, di rivolgersi ad un legale per formalizzare la richiesta risarcitoria individuando l’ente proprietario del marciapiede, quale soggetto su cui grava il dovere di custodia e manutenzione. I testimoni ovviamente sono utili per certificare quando, dove e in che modo si è verificato il sinistro. Il tutto va fatto con una certa celerità. Probabilmente il legale le suggerirà di rivolgersi ad un medico legale per le valutazioni del caso, ed il medico legale a sua volta potrà dirle se rivolgersi, anche se tardivamente al Pronto soccorso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  24. johnny ha detto:

    Buongiorno,
    ho patteggiato un reato penale a luglio 2015 e sono stato condannato ad 1 anno e sei mesi con pena sospesa. vorrei sapere quando otterrò la riabilitazione e se devo presentare qualche richiesta ed in che modo. grazie mille in anticipo.

    • Nel suo caso, essendo stata concesso il beneficio della sospensione condizionale della penale, la riabilitazione può essere chiesta dopo tre anni dalla sentenza. Presupposto fondamentale per ottenere la riabilitazione è che nei tre anni non siano stati commessi altri reati, e che, ove vi fosse stata anche condanna al risarcimento del danno, siano stati risarciti i danni. La riabilitazione non avviene però automaticamente, ma bisogna presentare, anche personalmente, un istanza di riabilitazione al Tribunale del Riesame. A meno che non abbia qualche esperienza specifica, le consiglio, nonostante la possibilità di redigere e presentare personalmente l’istanza, di rivolgersi, decorsi i tre anni, ad un legale che potrà guidarla in questo iter semplice ma, almeno su Roma, dai tempi abbastanza lunghi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  25. laura ha detto:

    Buon giorno
    (CONSORZIO) con 8 palazzine
    Ogni condominio a un suo regolamento condominiale con mill 1000.
    IL C:D:A può interferire sul regolamento del condominio
    grazie per la risposta

    • Il regolamento di condominio è atto proprio dei condomini, i quali, nella opportuna sede assembleare, provvedono alla sua approvazione. Dubito molto che il cda del consorzio possa interferire (forse intende dire “modificare?”) il regolamento di condominio della palazzina costituente unità condominiale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Carmine ha detto:

      Buongiorno Avvocato 4 anni fa comprai un’auto presso un concessionario gli dovevo fare altro 750€ divisi in due cambiali. Purtroppo per svariati motivi non le ho mai pagare. Comunque dopo 4anni mi è arrivata una lettera di un avvocato che mi invita a pagare immediatamente altrimenti si avvia la procedura giudiziale. Secondo lei non è trascorso tanto tempo?Inoltre non avendo soldi come potrei risolvere? Grazie e buon lavoro

      • Gentile Signor Carmine,
        per rispondere alla sua domanda, devo fare alcune ipotesi.
        1. La prima ipotesi è che le cambiali siano state rilasciate senza scadenza, di tal chè è evidente che il creditore potrà aver indicato una data di scadenza recente. Nel quale caso, posto che l’azione cambiaria diretta si prescrive nel termine di tre anni dalla scadenza, ovviamente il creditore potrà aver evitato la maturazione del termine di prescrizione.
        2. Se invece sono passati tre anni dalla scadenza del termine di pagamento della cambiale, il creditore non potrà agire con l’azione cambiaria diretta, ovvero non potrà utilizzare le cambiali come titolo esecutivo.
        3. Ciò non toglie la possibilità di agire con il procedimento monitorio, ovvero di ricorrere al Giudice per chiedere, sulla base delle cambiali non pagate, l’emissione di un decreto ingiuntivo.
        Ciò detto, quindi, presumo che nel suo caso potrebbe verificare l’ipotesi n.1 oppure l’ipotesi n.3.
        Ma, come lei assume, si trova in condizione di difficoltà economica. A questo punto, preliminarmente, bisogna considerare un aspetto. Se una persona non ha beni intestati, e comunque aggredibili, dubito che possa in qualche modo essere costretta a pagare. Mi spiego: le azioni legali di cui abbiamo parlato porterebbero tutte a pronunce giudiziali che la obbligherebbero a pagare. Ma i provvedimento giudiziali non possono mai arrivare al punto di forzare fisicamente il pagamento. Sicchè se una persona non ha soldi e non ha beni intestati, a quel punto il creditore avrà ben poco da fare ed il credito resterà inevaso.
        Se lei invece ha beni aggredibili, il consiglio è di accordarsi, bonariamente, per rateizzare il dovuto.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  26. enrica giacobbe ha detto:

    salve, ho fatto causa al mio ex titolare perchè non mi ha corrisposto il tfr. da sentenza il giudice mi ha confermato che deve pagare. sono passati quasi 3 mesi e io non ho ancora ricevuto bonifico. il mio legale dice che un mese e mezzo fa gli ha mandato precetto, è stato rifiutato ed ora sono 20 gg che il legale mi dice che sta aspettando cartolina di ritorno. ah, il giudice ha confermato anche le spese legali, che per assurdo il mio avvocato ha ricevuto a inizio novembre. dice che nel suo bonifico ci sono solo le spese e non il mio tfr. io so che 10 gg dopo la notifica del precetto si può andare al pignoramento, non riesco a capire cosa sta facendo il mio legale… anche perchè tra un paio di gg sono passati i 90gg dalla sentenza e mi scade il termine anche per fare ricorso. mi sento in qualche modo presa in giro dal mio legale, o sono io che per caso sbaglio?

    • I 90 giorni di cui lei parla fanno riferimento non alla sentenza ma al precetto che scade dopo 90 giorni dalla notifica. In questo lasso temporale, se il datore di lavoro non ha pagato, le suggerisco, ma sono convinto che il suo legale lo abbia già fatto, di attivare l’azione esecutiva. Per il resto, non sono in grado di entrare nel merito dell’attività del suo avvocato, da cui, però, potrà ricevere ogni più opportuna informazione anche documentata. E questo è un suo diritto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  27. Sergio de STEFANO ha detto:

    Gentile Avvocato,
    buonasera .
    Sono un dipendente a tempo indeterminato di un Ente Provincia dal 1985, poi in part-time al 50% dal 2010. Fascia economica B5 – PROFILI ACCESSO B1
    Sono invalido civile al 50%, nato nel maggio 1954

    Come saprà, le Province le Province sono state abolite, ed alcuni dipendenti,tra cui io, stanno per essere ricollocati presso altre Amministazioni pubbliche. L chiedo quindi cosa succede nel caso del mio rifiuto a prendere servizio presso la nuova sede assegnatami. Sono molto confuso e nessuno mi dà una risposta chiara.
    Infatti, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165  all’ Articolo 33 ai punti 7 e 8, e secondo la mia interpretazione, verrei collocato in “disponibilità” alle condizioni economiche e assistenziali previste, poiché leggo che una delle condizioni per esserlo, è che il personale NON ABBIA PRESO SERVIZIO PRESSO LA DIVERSA AMMINISTRAZIONE
    Articolo 33 al punto 7  :
     Eccedenze di personale e mobilita’ collettiva
    7. Conclusa la procedura di cui ai commi 3, 4 e 5, l’amministrazione colloca in disponibilita’ il personale che non sia possibile impiegare diversamente nell’ambito della medesima amministrazione e che non possa essere ricollocato presso altre amministrazioni, OVVERO CHE NON ABBIA PRESO SERVIZIO PRESSO LA DIVERSA AMMINISTRAZIONE che, secondo gli accordi intervenuti ai sensi dei commi precedenti, ne avrebbe consentito la ricollocazione.
    Quindi, secondo Lei, la mancata presa di servizio da parte mia presso la nuova sede assegnatami, mi colloca automaticamente nella posizione “in disponibilità” nei termini espressi dal seguente art.8 dello stesso decreto legge, oppure mi sto equivocando e non ho il diritto di rifiutare la nuova assegnazione e, peggio ancora, posso essere licenziato?
    Le sarei davvero riconoscente se mi desse un cenno di riscontro in ogni caso perchè sono davvero sulle spine.
    Cordiali saluti e tantissimi ringraziamenti anticipati per l’aiuto.

    Sergio

    • Premetto che la materia giuslavoristica non è il mio forte e quindi le suggerisco di approfondire con fonti più affidabili. Per quanto mi consta, dubito che possa rifiutare la collocazione nella nuova sede. Ma come detto, per correttezza e professionalità, il mio suggerimento è di chiedere a chi si occupa nello specifico di questa materia.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  28. Giorgio ha detto:

    uonasera,
    avrei un quesito da porvi in fatto di acquisto casa e divisione immobile. Insieme ad un amico avrei intenzione di acquistare un grande appartamento e poi frazionarlo in due parti. Il mutuo sarebbe totalmente a me intestato siccome sarei l’unico ad avere i requisiti adatti per potervi accedere. Vorrei capire se è possibile scritturare (da notaio ovviamente) una soluzione tipo “affitto a riscatto” o una formula simile nei confronti del mio amico potendoci tutelare ciascuno al 100% nel caso sorgessero problematiche future come ad esempio il mancato pagamento da parte dell’altra persona. Vorrei inoltre sapere se esiste una formula diversa o magari la possibilità di effettuare atti diretto tra i due acquirenti e la banca, onde intaccare la tutela di un’unica persona.
    Grazie anticipatamente per la collaborazione

    • La formula dell’affitto con riscatto è molto usata ma le consiglio di valutare attentamente ogni aspetto. Il mutuo ovviamente presuppone il pagamento di interessi, e normalmente il mutuo fondiaria ha una durata media di almeno dieci anni quando non superiore. Ora l’affitto dovrà essere previsto ad un canone che al momento del riscatto copra non solo il capitale, cioè il prezzo dell’immobile, ma anche gli interessi che lei ha nel frattempo pagato, altrimenti lei sosterrebbe un costo maggiore. Dovrà fare attenzione anche ai tempi: il contratto di locazione ad uso abitativo è 4 + 4 anni, per un totale di otto ulteriormente rinnovabile. Ma, le consiglio di prevedere sin da subito la data del riscatto: tempi lunghi in questi casi espongono a molti rischi. Ovviamente non ultimo vi è il problema dell’eventuale insolvenza del suo amico che si troverebbe comunque con un contratto di affitto in piedi per cui potrebbe essere difficile liberare l’immobile. Non ho altre idee da suggerirle, ma immagino che in questo un bravo notaio potrà darle molti più suggerimenti.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  29. Stefano ha detto:

    Vorrei un parere legale gratuito.
    Salve, io vivo in un appartamento in una palazzina formata da 5 appartamenti e di queste palazzine ce ne sono 3 che in comune hanno un piazzale posteriore adibito a posti auto.
    Non avendo l’obbligo di un amministratore di condominio non lo abbiamo mai nominato.
    Circa 3 anni fa abbiamo avuto un problema con il piazzale posteriore che nel tempo si è abbassato di circa 20 cm.
    Siamo stati costretti a fare causa al costruttore e il giudice cercando di trovare un accordo tra le parti ha stabilito che il costruttore ci versi la somma che il CTU (nominato dal tribunale) aveva stabilito per la sistemazione del piazzale.
    Il problema è che dei 15 appartamenti delle 3 palazzine, 5 sono di proprietà del costruttore.
    Questi 5 appartamenti non sono però di proprietà della dita costruttrice al quale abbiamo fatto causa, ma del privato costruttore, cioè sono di a nome di un singolo cittadino.
    La domanda è questa:”nel momento che decidiamo di fare i lavori per la sistemazione del piazzale, dobbiamo chiedere la parte delle costo anche al privato (costruttore) proprietario dei 5 appartamenti?

    Grazie

    • Da quanto ho capito le tre palazzine con 15 appartamenti totali hanno un piazzale in comune adibito a posti auto nel quale, per problemi di costruzione, si sono verificati problemi che richiedono interventi di manutenzione. La ditta che ha eseguito i lavoro avrebbe versato la somma stimata dal CTU per l’esecuzione dei citati lavori. Se questa è la situazione, indipendentemente da chi è proprietario dei diversi appartamenti, se i posti auto non sono di proprietà individuale dei singoli appartamenti (vale a dire come loro pertinenze) ciascun proprietario sarà tenuto a far fronte alla spesa pro quota. Se invece i posti auto costituiscono pertinenze degli appartamenti, saranno tenuti al pagamento i proprietari di quegli appartamenti che hanno anche il posto auto assegnato e di esclusiva proprietà. Poichè però, a meno che i posti auto siano in numero inferiore a 15, ciascun appartamento dovrebbe avere un proprio posto auto anche il privato costruttore sarà tenuto per i suoi cinque appartamenti a sostenere la spesa. Ovviamente il tutto ove la ditta non versi la somma dovuta o ove la spesa risulti superiore alla stima del CTU.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  30. Daiana ha detto:

    buongiorno, circa un mese fa l’ufficio anagrafe del mio comune si è reso conto che oltre 60anni fa c’è stato un errore nel riportare il cognome di famiglia, il quale ad oggi risulta mancante di una doppia.(l’errore è stato scoperto a causa di mia zia che si sta risposando e che detiene un cognome diverso da quello del padre). l’ufficio anagrafe dice che devono farci cambiare obbligatoriamente il cognome, L’ufficio anagrafe però non fornisce supporto per tutto quello che consegue, ovvero le spese per cambiare il cognome su documenti privati (da certificati di laurea/titoli di studio, conti bancari, passaporti, contratti di affitto e di lavoro etc). inoltre io risiedo da oltre 6 anni all’estero e registrata AIRE, ma si rifiutano di produrre alcun tipo di documento bilingue che mi aiuti a svolgere tutti i cambiamenti in suolo estero. Possono obbligare tutta la famiglia a cambiare il cognome? lo stato non offre alcun risarcimento per queste pratiche che dobbiamo svolgere a causa di un errore a monte fatto dall’ufficio anagrafe del paese? posso oppormi al cambiamento (se sì, come)? Entro quanto tempo tutti gli altri documenti (esempio passaporto, conti etc) devo essere cambiati (c’è un tempo limite?) Affermano che non possono attendere più di 1 settimana. in attesa di un vostro riscontro tempestivo, vi porgo cordiali saluti. Daiana B.

    • In realtà esiste ampia giurisprudenza che, in casi analoghi al suo, riconosce il diritto al cognome come una sorta di segno distintivo della persona. Quindi, sotto questo profilo, lei ha diritto al mantenimento del proprio cognome. Quello che può fare l’ufficiale di stato civile è attivare la procedura amministrativa di rettifica a fronte di specifica istanza di parte. Se voi non chiedete la rettifica del cognome, l’ufficiale di stato civile non può agire autonomamente. D’altro canto, ove uno dei componenti la sua famiglia richiedesse la rettifica, quest’ultima non può pregiudicare il suo interesse a mantenere il cognome con con lei è riconosciuto anche nei documenti di identità e all’estero. Orbene, in quest’ultimo caso, ove rettificassero anche il suo cognome senza il suo assenso, lei potrà agire giudizialmente per veder riconosciuto e dichiarato il proprio diritto a mantenere il suo cognome. Quindi, in conclusione lei può opporsi anche formalmente notificando con raccomandata a/r il proprio diniego a qualsivoglia rettifica del cognome cui cui è attualmente conosciuto e identificato, rammentando i gravi pregiudizi, anche per la sua vita all’estero, la rettifica comporterebbe e avvisando che in caso contrario si vedrà costretto ad agire dinanzi al Tribunale per vedere tutelato il proprio diritto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  31. micheael ha detto:

    Buongiorno, io sono sei mesi che continuo a battagliare con una nota assicurazione per aver stipulato una polizza in caso di annullamento di un viaggio, e ora che mi sono ritrovato a dover chiedere il rimborso perchè non sono potuto partire continuano a mandarmi da una parte all’altra senza volermi rimborsare, addirittura oggi mi dicono che non risulta nessun contratto con loro. ma come puo essere possibile se io ho la fattura della prenotazione con indicato chiaramente il nome della compagnia e anche il codice della prenotazione?
    Può anche essere come dicono loro che da un certo periodo di questo anno chi segue determinati viaggi sia stato modificato, ma in questo caso se non avvisano i viaggiatori o addirittura i tour operator non si tratta di una truffa? come posso io stipulare una polizza con una agenzia che non se ne occupa più e poi sperare di essere seguito da qualcun altro se non ne sa nulla?

    • Gentile Michael,
      ho difficoltà a comprendere appieno la questione. Un prima domanda: la polizza assicurativa era inclusa nel contratto stipulato con il tour operator oppure si è trattato di una polizza stipulata a parte? Chi ha sottoscritto la polizza?
      Mi dia queste indicazione affinchè sia in grado di farmi un idea più precisa.

      • micheael ha detto:

        Salve, la polizza stata sottoscritta come “bonus” al viaggio, quindi non era inclusa nel prezzo ma ho dovuto pagare una quota a parte.
        Ora per fare meglio chiarezza, il viaggio era una crociera con Co…st…a, non sono potuto partire poiche ho subito un furto in cui mi hanno portato via anche i documenti personali che mi servivano al momento dell’imbarco.
        Io ho sporto denuncia ai carabinieri e ho inviato all’assicurazione tutti i documenti che mi venivano richiesti di volta in volta.
        Fatto sta che appena ho avvisato l’agenzia loro mi hanno restituito,senza batter ciglio praticamente, le spese di imbarco che non erano state sostenute, e mi dissero di rivolgermi all’assicurazione per ottenere il rimborso delle cabine e del viaggio non goduto.
        Fin qui tutto normale pensavo; provo a contattare il numero che mi ha dato l’agenzia per parlare con l’assicurazione, Global Assistance Allianz e questi mi dicono che a partire da aprile o maggio 2016 non seguono più la compagnia Co..st..a e mi forniscono il numero di chi se ne occupa. A detta loro se ne occupa Europe Assistance e praticamente negli ultimi sei mesi continuano l’un l’altra a dirmi che non spetta a loro rimborsarmi ma alla controparte.
        Ma io come posso sapere chi ha ragione se sulla mia fattura di acquisto è scritto chiaramente Global Assistance Allianz con il numero di polizza e ogni volta che provo a contattarli e gli spiego la situazione mi liquidano dicendomi che loro non se ne occupano più ?

        • Ovviamente stanno provando, ed in questo le compagnia assicuratrici sono maestre, a rimbalzarsi la palla in modo di ritardare il pagamento. Il contratto di assicurazione era quindi stato stipulato dal tour operetor per suo conto con la GAA, la quale è tenuta al pagamento. Dal momento che la citata compagnia assicuratrice nega il pagamento, e posto che lei ha pagato una quota aggiuntiva per la polizza, provvederei a costituire in mora per il pagamento sia il Tour Operator sia la compagnia assicuratrice GAA per ottenere il risarcimento dovuto. Ovviamente dovrà inviare un atto di costituzione in mora con missiva raccomandata a/r dando un termine di sette giorni entro cui provvedere al pagamento, preavvertendo che in difetto darà incarico ad un legale per la migliore tutela dei suoi diritti. In questo modo, metterà alla prova anche il tour operator, e avrà modo di capire chi tra i due soggetti non dice il vero. Nell’atto di costituzione in mora spieghi anche le ragioni per cui la GAA ha rigettato la sua richiesta e chieda al tour operator, che le aveva dato il riferimento di questa compagnia assicuratrice, di attivarsi tempestivamente, fornendo numero di polizza, data di stipulazione ed ogni altro elemento utile ad ottenere il risarcimento dovuto.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  32. giuseppe ha detto:

    buongiorno dott.
    le premetto che fino a oggi svolgo un lavoro abbastanza pesante (fabbro serramentista) ho 41 anni e negli ultimi mesi ho riscontrato forti dolori al collo con limitazioni nei movimenti e formicolio alle dita della mano nonche’ la notte mi si addormenta del tutto il braccio sx ho effettuato due esami consigliati dal medico curante.
    EMG
    L’esame EMG ha evidenziato segni di sofferenza neurogena periferica cronicizzata sui muscoli innervati dalle radici c6c7 ambo i lati.
    Coesiste a sinistra una sindrome del tunnel carpale di grado moderato ed una sofferenza mielinica del nervo ulnare al gomito( S. del tunnel carpale).

    RM RACHIDE CERVICALE.
    L’esame eseguito in tecnica TSE e FFE mediante scansioni T1 e T2 pesate condotte sui piani assiale e saggitale.
    Nelle condizioni di scaric funzionale nelle quali e condotta l’immaggine si apprezza l’appianamento della fisiologiaca lordosi cervicale.
    In c4-c5 : potrusione discale che in sede mediana-pèaramediana sinistra assume connotazione di modesta ernizazione, improntando la superficie ventrakle della corda midollare.
    In c6-c7 : erniazione discale mediana che impronta la superficie ventrale della corda midollare.
    Ai restanti livelli esplorati il compartimento disco-legamentoso intersomatico non mostra immaggini da refirire a conflitti meccanici nei confronti delle strutture meningo-neurali contigue.
    regolare morfovolumetria ed intensita’ di segnale del tratto esplorato della corda midollare.

    a tutt’oggi soffro di forti dolori al collo assumendo antidolorifici al bisogno.
    durante l’ora di lavoro o forte perdita di forza al braccio sinistro con formicolio alle dita.
    ogni mattina il braccio e completamente addormentato e devo spostarlo di peso.

    vorrei aprire una pratica come malattia professionale il medico curante mi dice che e provocato dal tipo di lavoro che svolgo.
    lei cosa mi consiglia e che punteggio dovrei aspettarmi da oparte dell’INAIL dalle mie patologie indicatogli.

    CERTIO DI UNA SUA RISPOSTA VELOCE.

    IN ATTESA CORDIALI SALUTI

    • Se il medico curante ha espresso una prima valutazione inerente la riconducibilità causale del problema di cui lei soffre al lavoro che svolge, direi che è più che opportuno attivarsi in tal senso. Non mi occupo, tuttavia di queste pratiche, e le suggerisco di rivolgersi ad un Patronato, purchè qualificato. I Patronati trattano questioni di questo tipo quotidianamente e saranno sicuramente in grado sia di assisterla sia di darle informazioni più precise delle mie. Mi dispiace non poterla aiutare, ma preferisco la sincerità e la trasparenza piuttosto che buttare lì risposte a caso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  33. Walter ha detto:

    Buongiorno. Un decreto ingiuntivo richiesto dall’INPS notificato nel giugno 2005, dichiarato esecutivo nel gennaio 2013 con atto di precetto del febbraio 2013 dove viene intimato il pignoramento entro 10gg (quest’ultimo mai avvenuto) quando viene prescritto? Grazie

    • In realtà nel precetto non si intima il pignoramento ma il pagamento della somma dovuta entro dieci giorni dalla notifica dell’atto. Il pignoramento è invece una conseguenza dell’omesso pagamento nel termine di dieci giorni. Il precetto perde efficacia se nei 90 giorni dalla notifica non viene dato avvio all’azione esecutiva (il famoso pignoramento), a meno che non sia stata fatta opposizione al precetto nel qual caso il termine di 90 giorni resta sospeso sino alla definizione del giudizio di opposizione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  34. Giovanni ha detto:

    Spett.le Avvocato,
    la mia situazione è la seguente: infrazione commessa il 14/09/16, raccomandata presa in carico da Poste Italiane il 01/12/2016, primo tentativo di consegna andato a vuoto il 05/12/2016, deposito certificato c/o l’Ufficio Postale il 07/12/2016, consegna effettuata il 16/12/2016.
    Posso fare ricorso per notifica avvenuta oltre i 90 gg.?
    Inoltre sul verbale (Mod.352 Pol.Str.) non è barrata la casella dell’obbligo di esibizione della patente di guida o di qualsiasi altro documento, anche se tra gli allegati alla raccomandata c’è il fac-simile del modulo di comunicazione dati del conducente. Si potrebbe trattare di un vizio di forma che rende nullo il verbale?
    Grazie anticipate per il riscontro e cordiali saluti.

    • Gentile Signor Giovanni,
      haimè temo proprio che la notifica sia avvenuta nei 90 giorni. Bisogna infatti tener presente che il termine di 90 giorni si calcola non già con riferimento al momento in cui lei ha ricevuto l’atto. Quindi per stabilire se il termine è stato rispettato non deve guardare la data 16.12.2016 in cui è avvenuta la consegna del plico. Il momento per determinare se la notifica è avvenuta nei 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione va ravvisato nel momento in cui il plico è stato consegnato dall’amministrazione all’ufficio postale. Quindi, nel suo caso va fatto riferimento alla data del 01.12.2016.
      Se l’infrazione è stata contestata nell’immediatezza del fatto, non c’è bisogno di alcuna comunicazione inerente i dati del conducente. Presumo quindi che l’infrazione non è stata contestualmente contestata. il che rende necessario inserire l’allegato per la comunicazione dei dati del conducente cui eventualmente verranno detratti i punti dalla patente. Quello che rileva nel verbale è che sia stata descritta, anche con riferimenti normativi, l’infrazione commessa e la relativa sanzione pecuniaria.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  35. Gabriele ha detto:

    Buona sera,
    Ho fatto una operazione di rinoplastica nel 2013 in una clinica a Milano con una fatturazione di 2500 invece di 5000 e silenzio per tre anni seguenti dato che mi andava bene anche a me.
    Un mese fa in data 23/11/16 ho fatto un ritocco sempre dallo stesso chirurgo operandomi nella sua clinica che a mio parere è semplicemente una stanza e soprattutto senza firmare nulla per la mia sicurezza di salute e non eseguendo fattura, per un importo di 400 euro, non avendo la disponibilità ho pagato 200 in contanti e ho lasciato un assegno di altri 200 come garanzia che avrei poi buttato. Lui mi minaccia di denunciarmi perché gli ho detto che non mi ha fatto firmare nulla, e ora vuole i dati per farmi la fattura e che se no li trova da solo. Credo siano solo minacce ma io vorrei agire prima di lui, posso esercitare dei diritti? Grazie molte per l attenzione

    Gabriele Oreglia

    • Può presentare presso gli organi di Pubblica Sicurezza un esposto dove descrive nel dettaglio i fatti e segnala l’omessa fattura a fronte dell’acconto iniziale, oltre alla modulistica sul consenso informato e sulla sicurezza. Non ometta di precisare che ultimamente il chirurgo, percepita una condizione di rischio, ha ripetutamente chiesto i dati per inviare, sia pure tardivamente, la fattura.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Mehdi ha detto:

        Buonasera Avvocato,

        Vorrei una consulenza online gratuita, ho già provato a scrivere ma credo non si sia pubblicato.
        abito all’estero e ho richiesto la domanda di cittadinanza per il mio coniuge presso il consolato, ma si sono presentati sempre poco disponibili e mi rimandarono ogni volta per una cosa diversa.
        Dopo che mi hanno segnalato un problema di una non corrispondenza tra il nome di mio marito immesso nella domanda online di cittadinanza e il certificato di matrimonio, spiegai loro che il problema consisteva in un errore nell’immissione dei dati anagrafici da parte sua, quindi loro nella risposta mi dissero che la domanda era sospesa finchè non si sistemava il certificato di matrimonio.
        Ma appunto il problema non era nel certificato ma in un errore nell’anagrafica della domanda online, commesso da me. Dopo averli chiamati e spiegato loro che non era un problema nel documento ma nell’inserimento dei dati, che però non erano modificati perchè la domanda era già stata inviata e quindi avrei dovuto fare una nuova domanda online.
        Quindi arrabbiato inviai una mail in cui dissi che il servizio a me offerto era pessimo e che da cittadina italiana era ingiusto ricevere un servizio così dal quale derivano equivoci. inoltre nella mail scrissi, spiegando il problema e che poichè la domanda è stata inviata e “rigettata” non potevo modificare i dati, quindi per errore, ho scritto che la domanda mi è stata “rigettata”, allora mi risposero e mi dissero che non lo era. il giorno dopo presi appuntamento per ripresentare la nuova domanda e portai i documenti e finalmente non fecero più storie. Il responsabile dell’ufficio connazionali mi fece notare che era stato offeso e che era stato ripreso dai suoi superiori. e che quindi mi avrebbe denunciato perchè ho affermato una cosa non giusta scrivendo “domanda rigettata”. Ora il mio timore è questo, effettivamente può denunciarmi per questo? inoltre temo anche che io non possa dimostrare il pessimo servizio che ho ricevuto e magari possono denunciarmi pure per questo. Secondo lei è possibile?
        la ringrazio anticipatamente e veramente le faccio i complimenti per questa sua iniziativa!

        • In effetti credo ci siano stati problemi sulla pubblicazione perchè avevo già risposto al suo quesito.
          Fondamentalmente, almeno per la legge italiana, non sussistono gli estremi per una denuncia, poichè si è limitato, anche se in tono risentito, a manifestare le sue perplessità sulla qualità del servizio reso. Quanto al fatto di aver scritto che la domanda era stata “rigettata”, nonostante non corrispondesse a verità, tuttavia si è trattato di un mero errore dovuto alla foga con cui ha scritto. Anche sotto questo profilo non dovrebbero sussistere problemi di sorta. Il funzionario connazionale, semplicemente, immagino abbia voluto metterle un pò di apprensione. Ma la sua condotta non è assolutamente, almeno stando alla legge italiana, suscettibile di contestazione penale.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  36. Fabio ha detto:

    La ringrazio molto Avvocato, solo che l’ordine è avvenuto dopo l’iscrizione in tabella, ma il soggetto non lo sapeva, in quanto novità veramente recente.
    Quali probabilità quindi?

    La ringrazio nuovamente

    • Se la merce non arriverà a destinazione, ovvero se sarà bloccata in dogana, in caso di contestazioni avrà comunque modo di difendersi. E’ vero che vige il principio ingorantia legis non excusat, ma nel contempo nel suo caso si configurerebbe, soprattutto in caso di contestazione di un reato, il principio dell’errore di diritto sul fatto, che tecnicamente è un errore che ha riflessi sul dolo, ovvero sulla consapevolezza di violare la norma incriminatrice.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  37. Francesca ha detto:

    Buongiorno
    Richiedo cortesemente una consulenza online gratuita.

    La contatto per un problema con un corriere. Ho effettuato una spedizione con servizio di contrassegno (trattasi di un oggetto in vendita) ritirata da me il 6/12 e arrivata in sede destinataria il 7/12, mercoledì. Il primo tentativo di consegna è stato effettuato solamente lunedì 12/12 con risultato di “mancata consegna a causa di contestazione contrassegno” non confermata dal destinatario il quale afferma che invece il passaggio del corriere non è avvenuto..
    Il 13/12 richiedo la rimessa in consegna e ad oggi, 17/12, non è ancora avvenuta. Il corriere ammette il ritardo.
    Il destinatario non accetterà più il pacco perché la merce era per un evento.

    La mia domanda è: posso richiedere lo storno del costo della spedizione e danni per mancata vendita?

    La ringrazio per il suo magnifico servizio

    • Direi di si, in quanto l’inadempimento del corriere ha impedito la vendita della merce, e quindi oltre al danno inerente la spesa del costo della spedizione, la condotta del corriere le ha causato un danno da mancato guadagno.
      Ovviamente, dovrà provvedere a costituire in mora il corriere per il risarcimento dei danni. Le consiglio di procedere tempestivamente, puntualizzando nella missiva a/r tesa a costituire in mora il corriere che il contratto di spedizione è da intendersi risolto per inadempimento contrattuale. Le auguro di risolvere tutto in via bonaria, ma ove il corriere non si manifestasse disponibile a chiudere stragiudizialmente la vicenda, le consiglio di rivolgersi ad un legale per intraprendere le opportune azioni giudiziali.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  38. Fabio ha detto:

    Salve, avrei un dubbio legale da sottoporre.

    Una data pianta è entrata di recente nella tabella delle sostanze illegali.
    Il soggetto, sconoscendo tale novità, ha ordinato per posta un quantitativo della stessa per uso personale da un altro paese europeo.
    La presa a conoscenza dell’iscrizione in tabella è avvenuta fortuitamente ad ordine avvenuto e spedito, ed una nuova introduzione di un paio di mesi.
    Cosa rischia concretamente il soggetto?
    Possono presentarsi le forze dell’ordine al recapito dell’ordine o la merce viene semplicemente sequestrata in dogana?

    • Se vi è prova che l’ordine è avvenuto prima dell’inserimento della merce nella tabella, direi che non corre rischi sotto il profilo penale per quanto riguarda l’ordine. Ovviamente, se detenesse e vendesse la merce, il discorso cambierebbe posto che avrebbe piena consapevolezza dell’illecità della condotta. Non so se verrà sequestrata in dogana, ma dal mmomento che ha la prova di aver ordinato la merce prima che diventasse illegale, per sapere come liberarsene può rivolgersi al più vicino commissariato, spiegando la situazione e portando con se la ricevuta dell’ordine.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  39. Alberto Chisi ha detto:

    Salve Egr. Avvocato Meatta,

    le volevo sottoporre un quesito di natura commerciale: sono titolare di una piccola Snc che svolge attività di vendita al pubblico, tra cui anche merceria. Uno dei miei fornitori esige il pagamento di una fattura, facente seguito a un mio ordine, realativa a merce che però non mi è mai stata consegnata. La fattura risale a 5 anni fa, e a parte il fatto che ricordo benissimo di non averla mai ricevuta, non dispongo di alcun DDT che attesti la consegna della stessa, nè il fornitore ha accettato di esibire alcun DDT, che viene generalmente emesso trattandosi di fatture differite. Ho detto al fornitore che se disponesse del relativo DDT e si dimostrasse che l’equivoco è frutto di una mia (improbabile) svista, provvederei al pagamento, ma rimango convinto del fatto che nessuna consegna ha fatto seguito all’ordine effettuato presso il fornitore, che minaccia di adire vie legali. Crede che la mia posizione sia tale da dover pagare comunque? Grazie per l’attenzione, distinti saluti

  40. Giulio Palmerio ha detto:

    Buonasera volevo porle un quesito in merito ad un procedimento arbitrale , è in corso un arbitrato in cui sono parte e che presumo vincerò dato che la situazione è molto chiara e semplice , il problema è che l’avvocato (a mio parere erroneamente) dice che l’omologazione del lodo , che gli concede l’esecutività , potrebbe essere negata dal giudice qualora la controparte impugnasse il lodo presso la corte di appello. Quello che vorrei chiederle è se nella prassi , nonostante le regole processuali siano le medesime del giudizio ordinario che prevede che la sospensione dell’esecuzione possa essere concessa solo qualora sussista il fumus boni iuris e conseguenze gravi ed irreparabili che deriverebbero dal provvedimento di sospensione e che l’omologazione del lodo venga concessa verificata la regolarità formale del lodo stesso , nella prassi si verifica questa cosa detta dall’avvocato per cui l’esecuzione del lodo viene negata per il semplice fatto che la parte lo abbia impugnato , o che questa venga sospesa per il medesimo motivo.
    La ringrazio anticipatamente.

    • Lei parla di prassi, ma in realtà sovente la prassi è diversa da Foro a Foro, dove per Foro intendo i Circondari di Corte d’Appello distribuiti sul territorio nazionale. Quindi presumo che il suo avvocato se lei ha dato questa informazione lo avrà fatto a ragion veduta. In linea teorica, lei ha ragione nel sostenere che è necessario il fumus e il periculum, ma la teoria spesso ha poco a che vedere con la pratica.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  41. Angelo ha detto:

    Gent.le Avvocato
    Io è mio padre avevamo un conto corrente cointestato, dopo il decesso di mio padre un mio fratello mi chiede giustificazioni delle spese (sostenute, effettuate e bonifici vari) risultanti da estratti conto che lui ha chiesto alla banca ed ottenuto (non so come) ed adesso mi chiede giustificazioni su ognuna delle uscite dal conto corrente.
    Sono tenuto a dare queste risposte?
    Grazie saluti

    • Posto che il conto corrente era intestato, i soldi ivi giacenti erano direttamente disponibili in via autonoma da ciascuno di voi. Presumo che su quel conto confluissero anche i soldi derivanti dalla sua attività lavorativa i quali si sono confusi con i soldi di suo padre. Se suo fratello ritiene che ci siano spese ingiustificate è tenuto a dimostrarlo, fermo restando che avendo lei la firma sul conto non sarebbe tenuto a dimostrare nulla,
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  42. Carlantonio Vaccaro ha detto:

    Buonasera Avvocato,
    mia moglie anni prima di conoscermi conviveva con un uomo che le regalò una mini cooper, intestandola a lei. Mia moglie lo lasciò e gli lasciò anche l’auto.
    L’uomo si tenne l’auto ma non ha mai fatto il trapasso, tanto che ogni anno arriva il bollo da pagare a mia moglie. L’uomo contattato provvedeva a pagare il bollo.

    Dal 2013 l’uomo ha cessato di pagare il bollo e a mia moglie è arrivata un’ingiunzione di pagamento…

    Essendo intestata a mia moglie, possiamo avere qualche pretesa su quell’auto?
    Se sì, come dovremmo comportarci?

    (Se potessimo pretendere l’auto, la venderemmo e pagheremmo ciò che è in sospeso)

    Grazie per l’attenzione.

    • L’auto è intestata a sua moglie che può invitare l’ex a restituirla. Ovviamente nella lettera dovrà preavvertire che in caso di restituzione dell’autovettura, si vedrà costretta ad agire in sede civile con l’azione di spoglio, e in sede penale con l’azione di appropriazione indebita.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  43. Irene ha detto:

    Salve,

    ho un problema con la dogana. Il mio pacco è fermo da ben 2 mesi in dogana (in modo più specifico: il pacco è stato sdoganato, ma è fermo in magazzino). Ho fatto reclamo un mese fa e oggi vengo a scoprire che sarebbe dovuto arrivarmi nella casella di posta un numero identificativo per il reclamo, cosa che non è mai avvenuta.
    Cosa si può fare per sbloccare questo benedetto pacco?

    Grazie mille.

    • Si rivolga direttamente agli uffici preposti portando con se la lettera di reclamo già inviata. Ove la situazione non dovesse sbloccarsi, invii un atto di costituzione in mora al dirigente della dogana, magari a firma di un legale per provare a forzare questa assurda situazione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  44. Luigi ha detto:

    Gentile Avv. Meatta, dopo la separazione legale, vivo con mia figlia maggiorenne a casa di mio padre vedovo, che ci ha benevolmente accolto e abbiamo costituito un unico nucleo familiare. Oggi nello Stato di Famiglia siamo tre.
    Purtroppo l’inevitabile scontro generazionale, gli aspetti fiscali ed economici conseguenti hanno incrinato i rapporti e le dinamiche della convivenza si sono complicate. Pur di non abbandonarlo, anche perche’ dove andiamo? Gli ho proposto di corrispondergli un canone di affitto mensile con la sottoscrizione di un contratto di locazione di una porzione della casa (ci sono 3 camere da letto) da registrare regolarmente all’agenzia delle Entrate. Con questa idea sembra che abbiamo trovato una tregua. Chiedo, se in questo caso, pur essendo familiari conviventi, sia possibile stipulare un contratto di locazione con mio padre, ma soprattutto disgiungerci come nucleo familiare unico, cosi’ da avere due nuclei (mio padre da solo e il mio con mia figlia) pur avendo la stessa residenza.
    Grazie

    • Quanto al contratto di locazione non credo proprio esistano problemi. Per quanto riguarda lo stato di famiglia, dopo aver registrato il contratto di locazione dovrebbe rivolgersi presso gli uffici dell’anagrafe del comune per far modificare lo stato di famiglia, portando l’originale del contratto di locazione e una copia eventualmente per il comune.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  45. marco ha detto:

    buonasera avvocato vorrei cortesemente un parere gratuito. Sono stato escluso da un concorso pubblico in quanto, a parere della commissione, sul mio elaborato erano presenti dei possibili segni di riconoscimento. Nello specifico ho semplicemente cerchiato alcune domande in modo da poter individuare immediatamente quelle ancora nn risposte per evitare inutili perdite di tempo. Ho visto che esistono molte sentenze del tar in cui i candidati esclusi venivano riammessi, ma ovviamente non vorrei sobbarcarmi spese legali onerose. Vorrei pertanto un suo parere su come comportarmi in merito per poter dimostrare la mia buona fede ed ottenere la correzione della mia prova ed essere giudicatosulla stessa. La ringrazio

    • Dubito che in via bonaria possa ottenere la riammissione ovvero la correzione di un provvedimento, in senso stretto, amministrativo. L’unica strada che può intraprendere è proprio quella del ricorso al TAR, ma non sarei così convinto sul buon esito del giudizio, posto che i segni sull’elaborato sono evidenti e possono essere interpretati come segni di riconoscimento. In fondo, la norma che impone nei concorsi pubblici di non apporre segni estranei alla normale elaborazione dello scritto, è proprio quello di evitare l’impossibile indagine su cosa sia e cosa non sia segno di riconoscimento. Capisco che lei si è limitato a evidenziare le domande a cui ancora non aveva risposto, ma la commissione non può avere certezza di questo suo intendimento e si è limitata a prendere atto di segni suscettibili di essere riconosciuti come a lei appartenenti.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  46. Luigi ha detto:

    Buongiorno,

    Le scrivo per avere un Suo parere legale gratuito in merito a ciò che segue.
    Nel mese di agosto 2015 io e la mia compagna abbiamo acquistato un immobile di nuova costruzione da ultimare (rustico) da un venditore privato (persona fisica). Nel contratto di compravendita il venditore ha dichiarato che tale immobile era conforme alle norme urbanistiche ed edilizie e ai progetti approvati dal Comune. Successivamente, abbiamo scoperto tramite il tecnico addetto al progetto e responsabile dei lavori (abbiamo proseguito con lo stesso tecnico/geometra incaricato dal proprietario precedente) che c’erano delle opere edilizie eseguite in difformità al progetto approvato e che pertanto bisognava necessariamente sanare. Da quel momento la nostra “scaletta” di lavori da ultimare ha subito un rallentamento e per alcune cose anche una sospensione dato che abbiamo dovuto presentare a nostro nome, in quanto proprietari, una richiesta di sanatoria al Comune con i relativi tempi tecnici visto che, una volta approvata dalla commissione paesaggio del Comune, ha dovuto proseguire con l’iter di legge che prevedeva il nulla osta della nostra Regione che avrebbe potuto rigettare con esito negativo. Per concludere, il tutto si è concluso nel mese di marzo 2016 causandoci molta ansia e preoccupazione.

    Ora, noi ci rivolgiamo a Lei per capire, legalmente:
    1. è possibile fare qualcosa in questi casi?
    2. le responsabilità di chi sono?
    3. è possibile chiedere il risarcimento della differenza degli interessi tra il mutuo che abbiamo sottoscritto nel mese di agosto 2015 (tasso fisso) e quelli che avremmo potuto aggiudicarci (tasso fisso diminuito dello 0,50%) se avessimo stipulato lo stesso mutuo nel mese di marzo 2016 (quando il procedimento della sanatoria si è concluso)?
    Per evitare cause legali che non possiamo sostenere possiamo utilizzare questo ultimo punto per rivalerci sul venditore?

    Questo ultimo punto ci sta abbastanza a cuore, in quanto per le nostre tasche equivale ad un maggior esborso a scadenza pari ad oltre 13.000 euro.

    Il tutto è documentato e documentabile al venditore.

    La ringrazio in anticipo per il Suo parere e per il servizio offerto.

    • Haimè, la situazione è complessa. Il venditore saprà bene che voi avete ragione, ma saprà altrettanto bene che per ottenere giustizia dovreste agire in giudizio provando, tramite CTU, tra l’altro costosa, i vizi dell’opera. La responsabilità è del venditore per aver alienato l’immobile costruito in difformità alle norme urbanistiche ed edilizie e ai progetti approvati al Comune esponendovi ad un costo aggiuntivo.
      I vizi, alla luce di quanto esposto, sembrerebbero occulti, in quanto, pur con l’ordinaria diligenza non eravate in grado di avvedervene al momento del rogito. Vi consiglio comunque di rivolgervi ad un legale, costituire in primo luogo in mora il venditore per evitare eventuali decadenze, e provare ad avviare una trattativa stragiudiziale con il venditore al fine di evitare la causa.
      Ma se in via stragiudiziale non fosse possibile, è chiaro, ma già lo sapete, che dovrete agire giudizialmente. Posso dirvi che, da quello che avete riferito, avete tutte le armi per ottenere ragione giudizialmente. Il contro dell’azione giudiziale sono indubbiamente i costi e i tempi molto lunghi. Ma questa è la condizione della giustizia in Italia.
      Cordialmente
      Avv. Francresco Meatta

  47. Filippo ha detto:

    chiedo una consulenza gratuita e vi sottopongo il seguente quesito. Una denuncia-querela scritta e firmata, qualora il querelante è impossibilitato per motivi di salute, può essere presentata (presso un posto di Polizia/Carabinieri) da un incaricato mediante delega del querelante ed allegando alla denuncia-querela i documenti sia del querelante che del delegato? E’ sufficiente la semplice delega o la firma del querelante in calce alla denuncia-querela deve essere autenticata? Vi ringrazio anticipatamente per la risposta che mi fornirete e vi faccio i complimenti per il servizio offerto.

    • L’atto di denuncia querela è un atto personale e dubito molto che un commissariato accetti la denuncia querela presentata da un terzo anche se munito di valida delega. L’unica reale alternativa è rivolgersi ad un legale per depositare la denuncia querela, conferendo allo stesso una delega ad hoc. Il legale ha la possibilità di presentare l’atto presso l’ufficio preposto della Procura in Tribunale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  48. Luca ha detto:

    Buongiorno, vorrei nei ritagli di tempo libero scrivere un blog online di satira sportiva.
    eX. Partire da un fatto realmente accaduto (un comportamento bizzarro di un calciatore) per descrivere ipotetiche situazioni surreali che facciano ridere.
    Essendo satira, vi è ovviamente una base di volgarità nelle terminologie dei testi, ed essendo sportiva sarebbe ovviamente incentrata su nomi e cognomi di sportivi e dirigenti delle squadre..
    Considerando che non sarà un sito di informazione, ma palesemente di satira demenziale, esiste il rischio di querele?
    Se mi potete rispondere vi ringrazio anticipatamente e vi auguro buona giornata!
    Luca

    • Il rischio, in realtà, esiste, posto che sono esposti a questo rischio autori noti che frequentemente vengono denunciati. Non sto dicendo che con la denuncia si debba essere necessariamente condannati, ma che sussista questo rischio è di tutta evidenza. Fossi in lei, cercherei almeno di alterare i nomi dei personaggi, calciatori o dirigenti sportivi, coinvolti con nomi di fantasia, pur mantenendo inalterato il contesto narrativo ed il rimando alla situazione reale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Filippo ha detto:

      grazie per la risposta. Ma devo dirle che ieri sono stato in una stazione dei Carabinieri e l’addetto alla ricezione mi ha comunicato che potevo tranquillamente consegnare la denuncia firmata dal querelante e quest’ultimo avrebbe però dovuto sottoscrivere anche idonea delega, il tutto accompagnato dai documenti del delegato e delegante e loro avrebbero accettato la denuncia (ha precisamente parlato di “ratifica” della denuncia).
      Era poco informato il militare?
      Gradirei un Suo parere.
      Grazie

      • Non credo che il militare sia poco informato, ma posso tranquillamente dirle che in molti casi, almeno su Roma, molti Commissariati non accettano, prassi discutibile ma di fatto esistente, neanche le denunce scritte, preferendo la verbalizzazione del denunciante in persona. Poi se esistono Commissariati che agiscono accettando la denuncia presentata da un delegato, senza avere la possibilità di verificare di persona l’identità del denunciante, è prassi che ad oggi mi è sconosciuto. Ma tutto è possibile. Non si finisce mai di imparare.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  49. Giovanni Madia ha detto:

    Buongiorno. La situazione è: Genitori separati legalmente ed entrambi affidatari di 2 figli. Uno dei due è inabile ed ha una somma investita sotto vincolo del giudice tutelare. La sua amministratrice di sostegno (ads) è la madre. In caso di decesso del giovane (magari da vecchio speriamo), la somma che il giudice ha sottoposto al vincolo, potrà essere acquisita interamente dalla madre che ha il potere di ads? Nel caso ci fosse il diritto di entrambi i genitori ad usufruire di quella somma (o addirittura la sorella del ragazzo), si deve agire in qualche modo ovvero il giudice ad eventuale istanza dell’ads chiederà la decisione/firma di entrambi i genitori?
    Faccio presente che sia il figlio inabile che la sorella sono maggiorenni e sono figli di entrambi i suddetti genitori separati.
    Grazie

    • Quando il figlio verrà a mancare, i suoi beni, incluse le somme investite saranno devolute secondo la regola della successione ereditaria. Quindi, ipotiziamo Tizio con due genitori in vita. Tizio muore e Caia la madre svolgeva funzione di ADS. Tizio aveva somme investite che fine fanno questi soldi? Se Tizio non ha figli, succedono per via ereditaria i genitori anche per le somme investite. In altri termini, alla morte di Tizio, Caia perde la sua funzione di amministratore di sostegno, e non vanta diritti maggiori rispetto a Caio il padre di Tizio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  50. Gianpietro ha detto:

    Buongiorno,
    grazie anzitutto per l’ opportunità offerta.
    Sono rientrato in Sardegna a febbraio 2015 per questioni familiari e di lavoro, dopo circa un decennio di residenza nelle Marche.
    La Regione Sardegna, per coloro che rientrano stabilmente, prevede il rimborso di alcune spese sostenute secondo la L.R. n. 7 del 15/01/1991, art. 20 e D.P.R.G. n. 191 del 27/08/1991, art. 13.
    Il Comune che si fà carico del rimborso poi riceverà la somma erogata alla Regione.
    E’ stata conteggiata a mio favore una somma di circa 2000 euro in fase di valutazione preliminare, ma il funzionario del Comune preposto ha temporeggiato sull’accettare la richiesta per non precisate limitazioni dalla Regione.
    Dopo diverse richieste di accettazione respinte verbalmente dalla persona preposta nel corso del 2015, nel mese di gennaio 2016 ho autonomamente presentato in Comune la domanda con regolare protocollo per non rischiare di superare il termine di presentazione della richiesta, fissato in 12 mesi dalla data di rientro.
    A luglio ricevo comunicazione dal Comune che la Regione conferma la mancata erogazione dei contributi secondo le motivazioni riportate nella delibera della giunta regionale n. 48/7 del 02/10/2015.
    Ho richiesto più volte schiarimenti via mail, ma non ho mai ricevuto risposte se non la conferma di lettura.
    Nella lettera ricevuta si asserisce che la Regione terrà conto anche del reddito dell’emigrato, qualora si ripristinasse l’erogazione dei contributi; di ciò non ho reperito alcuna menzione nella L.R. nè indicazione di importi reddituali o quant’altro, così come nella delibera specificatamente alla sezione che mi riguarda.
    Quali consigli può darmi per risolvere la situazione?
    La ringrazio per il tempo dedicato.
    Cordialità.

    • L’unico consiglio, non conoscendo le reali motivazioni del Comune, è di rivolgersi ad un legale preparato in questioni amministrative per formalizzare una richiesta di accesso agli atti inerenti il procedimento che ha preso avvio dalla sua richiesta protocollata per poter avere contezza della motivazione del diniego ed eventualmente valutare le iniziative da intraprendere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  51. Marco ha detto:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Ho intenzione di comprare una casa da un soggetto fallito in quanto accomandatario di un società in accomandita dichiarata fallita. Il soggetto aveva una casa in un fondo patrimoniale e il Giudice Delegato, su proposta del curatore, ha dichiarato che non intente revocare il fondo ne attaccare i beni da esso coperti. Sono libero di comprare tale casa senza pericolo di richiesta di revocatoria.
    Grazie
    Saluti

    • E’ evidente, che alla luce delle informazioni fornite, non posso darle una risposta esauriente che richiederebbe, invece, un esame approfondito della situazione e di tutta la documentazione. L’unico considerazione che posso fare è che il socio accomandatario risponde dei debiti sociali personalmente e che quindi se il giudice del fallimento ha ritenuto di non revocare il fondo, probabilmente è stata fornita prova che i beni del fondo avevano la funzione di soddisfare i bisogni della famiglia. Funzione che sarebbe disattesa con la vendita dell’immobile con la conseguenza che una revocatorio potrebbe, astrattamente essere possibile. Considerata la delicatezza dell’operazione le consiglio di rivolgersi ad un notaio per avere dettagliate informazioni in merito.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  52. Paolo S. ha detto:

    G.le avvocato

    Cerco di essere brevissimo.
    Sposati con comunione beni;
    Successivamente al matrimonio mia moglie riceve da sua madre una donazione in denaro liquido.
    Fà differenza se tale denaro viene depositato in un conto intestato solo a mia moglie o nel conto cointestato? (Riferito ad una eventuale spartizione patrimonio dopo divorzio)

    Grazie

    • L’importo della donazione è, presumo pacifico, e certificato se e nella misura in cui sia stato corrisposto con mezzo di pagamento tracciabile. Il punto è che con la confluenza dei soldi sul conto cointestato, a fronte di spese per la famiglia diventa impossibile stabilire quali somme sono state utilizzate poichè si crea confusione tra le somme giacenti sul conto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Paolo S. ha detto:

        Concordo con lei, da qui nasce il quesito; Anche li andassi a mettere in un conto separato a lei intestato, un domani ipotizzando guerre da divorzio, sempre che le spese di famiglia ci saranno state. Può in entrambi i casi (denaro su conto cointestato e non) esigere l’esatta cifra in sede di battaglia legale?

        • Direi di no, posto che quelle somme sono state utilizzate e quindi estinte per i bisogni famigliari a cui contribuite entrambi con le vostre risorse. Può pretendere invece di trattenere le somme sul conto separato che sono giacenti ancora al momento delle eventuale battaglia legale.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

          • Paolo S. ha detto:

            Un ultimo dubbio;
            Nel caso del conto cointestato come si fa a provare che quella somma è servita per spese famigliari? lei intende il caso in cui il valore della somma sul conto sia inferiore alla somma donata? e se non fosse così?

          • Se la somma fossa pari a quella donata, ma nel frattempo il conto presenta una certa movimentazione, entrate e uscite che al saldo danno un importo pari alla somma donata, appare evidente che la somma giacente sul conto non potrà essere considerata la somma donata sic et simpliciter perchè alimentata da entrate successive e da uscite. Come le dicevo il problema è che la somma si confonde nel conto cointestato, a meno che non si provi l’assenza di qualsivoglia movimento.
            Cordialmente
            Avv. Francesco Meatta

  53. CASSONE AGOSTINO ha detto:

    Mia madre tempo fa nelle sue facolta’ della ragione ha redatto il testamento.
    Ad oggi ha perso ogni cognizione della ragione.
    Ho letto questo testamento olografo pero’ ho notato che non e’ datato.
    Posso spedirlo a me stesso con chiusure ceralaccate e non aprire la busta fino a dopo la sua morte (che sia il piu’ tardi possibile) per dimostrare che alla data della spedizione lei e’ ancora viva????

  54. francesca rossini ha detto:

    Gentile Avvocato Meatta, chiedo cortesemente un consulto legale gratuito circa la seguente questione.

    in data 6/12/2016 avrei dovuto sostenere l’esame (previsto in forma unicamente orale) di abilitazione per l’esame di guida turistica presso la regione autonoma Friuli Venezia Giulia, nella quale da sempre vivo e risiedo.

    a causa di un improvviso problema di salute, regolarmente certificato dal mio medico curante e giudicato risolvibile in giorni 8, ciò non mi è stato possibile.

    ho pertanto comunicato tramite e-mail (ed allegando immagine del certificato medico) questo fatto all’impiegata regionale solitamente addetta a tali pratiche circa 30 ore prima del momento previsto per la mia prova d’esame.

    presentando le mie scuse per il disagio arrecato, ho chiesto informazioni circa la possibilità di sostenere una prova suppletiva, fornendo ovviamente la massima disponibilità in tal senso da parte mia

    ho ricevuto una risposta molto vaga nella quale l’impiegata affermava di “non avere notizie circa la data di un successivo bando d’esame”

    alchè ho inviato un altra mail, nella quale sottolineavo il mio riferirmi ad una prova suppletiva relativa alla sessione presente da me mancata, e non a nuovi futuri bandi.

    non ho più ricevuto risposta.

    considerato che il bando di concorso (con riferimento alla leggie regionale 62/2002 artt. 1131
    114 e 115) non contiene alcun riferimento a situazioni simili alla mia, ma al massimo menziona casi di non ammissibilità all’esame, e questo a differenza dei regolamenti di altre regioni e/o provincie

    desidero sapere

    1) se è mio diritto poter sostenere un prova suppletiva relativa alla sessione d’esame da me perduta in quanto assente giustificata

    2) in caso affermativo, quali sono i termini temporali per effettuare da parte mia tale richiesta ed entro quali termini tale richiesta deve trovare attuazione .da parte degli organismi regionali

    3) se , in alternativa, ho diritto ad ottenere un rimborso della tassa d’iscrizione (rinunciando contestualmente alla possibilità di sostenere l’esame suppletivo per la sessione mancata). ed entro quali termini devo effettuare la richiesta

    4) se il comportamento omissivo tenuto dall’impiegata può costituire un illecito, seppur lieve.

    la ringrazio sentitamente e le auguro una buona giornata

    cordialmente,

    • Haimè, temo proprio che abbia poche opportunità di vedere soddisfatta la propria richiesta. Vero è che in alcuni bandi si prevede l’ipotesi dell’assoluta impossibilità a presenziare, ma solo per le prove orali e non per quelle scritte, stante per quest’ultime il rischio di conoscere i quesiti per vie traverse. E ove, per le prove scritte, si dovessero predisporre altri quesiti, ne risulterebbe leso il principio di uguaglianza per tutti coloro che hanno sostenuto la prima prova scritta. Tra l’altro per le prove orali, anche quando i bandi prevedono la possibilità di avere una prova suppletiva in caso di impedimento assoluto, tale possibilità è normalmente prevista ma ad insindacabile giudizio della commissione esaminatrice in rapporto alle esigenze organizzative delle prove concorsuali. Sul piano giurisprudenziale, a quanto mi consta, i giudizi promossi in sede giurisdizionale amministrativa hanno dato esito negativo addirittura in casi di donne in gravidanza con complicazioni certificate che impedivano la partecipazione alla prova d’esame.
      Ciò detto, non v’è dubbio che lei avrebbe diritto ad una risposta da parte dell’amministrazione, ma in assenza di risposta, la strada che le si prospetta è molto onerosa ed attiene al giudizio di ottemperanza sempre dinanzi al TAR. Il tutto per trovarsi dinanzi ad un provvedimento dell’amministrazione che rigetta la sua richiesta. Personalmente, le sconsiglio di intraprendere queste strade, ma, nel contempo, le consiglio di rivolgersi ad un avvocato giusamministrativista che ne sa sicuramente più del sottoscritto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  55. vittorio ha detto:

    si richiede una consulenza legale on line gratuita in merito al seguente fatto:
    ho aiutato la mia ex a acquistare una auto intestandola a me. l’auto l’ho pagata io con l’accordo che mi avrebbe restituito il tutto a rate un po alla volta, cosa avvunuta solo per la metà dell’importo circa. il problema non è questo, non mi interessa riavere i soldi. vorrei solo che facesse il passaggio di proprietà perchè continuano a arrivarmi verbali codice strada per infrazioni che commette lei.
    cosa posso fare?

    • Per convincere la sua ex compagna, potrebbe intimarle di restituire l’auto che, a tutti gli effetti, è di sua proprietà. A quel punto, se rientra in possesso dell’autovettura, sarà lei a decidere se venderla o tenerla. Ove la sua ex compagna non intendesse restituirle l’autovettura, può costituirla in mora e avvertirla che in difetto provvederà altresì ad azionare l’azione di spoglio in sede civile, oltre a presentare formale denuncia querela per appropriazione indebita. Forse, dianzi a queste alternative, la sua ex compagna si convincerà a fare il passaggio di proprietà che in mancanza di un preliminare di vendita non può fare lei senza la cooperazione della sua ex compagna.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  56. Giovanna ha detto:

    Salve, il condominio dove abito ha appaltato ad una ditta l’esecuzione di lavori straordinari comprendenti il rifacimento dell’intonaco e la sostituzione delle ricorrenze in marmo dei balconi. Durante l’esecuzione dei lavori sono state rimosse le ricorrenze in marmo e relative guaine di isolamento e lasciati i balconi senza protezione per più di due mesi causando infiltrazioni su tutti i balconi della facciata del fabbricato. Per evitare lungaggini in eventuali cause per il risarcimento danni ciascun privato ha concordato, mediante verbale, un prezzo per il rifacimento dei pavimenti dei balconi, con relativa impermeabilizzazione e previa rimozione delle nuove ricorrenze nel frattempo posizionate. Si è trattato quindi di lavori non rientranti nel contratto col condominio e quindi relativi ad un rapporto diretto con la ditta, tant’è che al termine dei lavori il Dl ha redatto certificato di regolare esecuzione per i soli lavori condominiali e nel computo metrico di mia competenza non campiono le spese dei balconi. Al termine dei lavori ai balconi sono stati riscontrati dei vizi quali mancata realizzazione della pendenza, alcune mattonelle risultano scheggiate, i marmi di dimensioni differenti e qualcuno anche graffiato e pertanto abbiamo deciso di saldare i lavori condominiali previsti dal contratto (quindi comprensivi delle ricorrenze) ma non quelli relativi al pavimento ed isolamento del balcone. Il condominio si è offerto di fare da intermediario per il pagamento ancora non effettuato dei lavori e il Dl pare abbia fatto alla ditta anche un computo metrico. Inoltre la Ditta ha emesso fattura relativa ai balconi indirizzandola al condominio e non a ciascun condomino. Quindi in seguito alla raccomandata della ditta nella quale mi richiedeva di saldare il debito e mi invitava ad una negoziazione assistita ho risposto con PEC elencando dettagliatamente i vizi presenti in quel momento nell’opera eseguita, pur mostrandomi disponibile ad un incontro e chiarimenti. Ora a distanza di un anno senza avere altre comunicazioni mi arriva la richiesta di costituirmi in un giudizio promosso dalla ditta per il pagamento dei lavori eseguiti, esibendo come documenti il contratto stipulato col condominio, un fantomatico computo metrico del DL, la fattura inviata al condominio, il certificato di regolare esecuzione (relativo ai lavori condominiali e non ai balconi) e la lettera raccomandata citata. E’ possibile che trattandosi di lavori privati, aldilà dei vizi riscontrati, che intendo dimostrare con perizia di un tecnico abilitato, il debito è addirittura non esigibile in quanto la fattura non è intestata a me, e non risulta la regolare esecuzione da un certificato? Spero di essere riuscita a farmi capire. grazie.

    • Mi sembra di capire che la decisione di far luogo ai lavori per il rifacimento dei pavimenti dei balconi sia avvenuta in sede assembleare, se il verbale di cui lei parla è quello relativo all’adunanza dell’assemblea condominiale.In questo caso, a meno che non esista un contratto diretto tra i privati e la ditta, direi che il rapporto per l’esecuzione dei lavori si è instaurato tra il condominio e la ditta, rilevando invece il verbale nei rapporti interni relativi alla ripartizione delle spese di questi lavori extra capitolato originario. Se è così, non capisco come la ditta abbia citato in giudizio direttamente lei e non il Condominio, da cui presumo abbia avuto il verbale che, volendo, potrebbe essere interpretato, indirettamente, come conferimento di incarico del Condominio alla Ditta. Sotto questo profilo, proverei preliminarmente ad eccepire la sua carenza di legittimazione passiva, dovendo la ditta citare in giudizio il Condominio stesso.
      Se invece, vi fosse un contratto tra i privati e la ditta, allora non si porrebbe alcun problema di difetto di legittimazione passiva, e tutta la difesa dovrebbe essere incentrata sui vizi di cui lei parla e che sarà, comunque, sia nell’un caso che nell’altro, suo onere provare.
      Ovviamente, le consiglio, e sono certo lo abbia già fatto, di rivolgersi ad un legale affinchè, documentazione alla mano, possa esprimere un parere più pertinente. Le mie osservazioni scontano ovviamente la mancanza della documentazione da cui potrebbero emergere altri importanti dettagli.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Giovanna ha detto:

        la ringrazio per la risposta avvocato, è stato davvero cortese.
        volevo solo precisare che il verbale di cui ho scritto è un semplice atto, redatto nello studio dell’amministratore, nel quale si specifica la necessità di provvedere al rifacimento dei balconi e si concorda un prezzo, senza l’indicazione dell’importo totale. il verbale è stato firmato da due condomini, dal dl, e dall’amministratore.

        • La ringrazio per l’apprezzamento.
          Quindi, il rapporto è tra la ditta ed i privati. Ora, se la ditta avesse promosso un procedimento monitorio, ovvero ricorso per decreto ingiuntivo, avrebbe potuto eccepire l’inesigibilità del credito, ma avendo, presumo, la ditta agito con ordinario atto di citazione, il problema non si pone. Quello che può fare è rilevare che la ditta non ha mai formalmente richiesto a lei il pagamento del prezzo pattuito, fermo restando le eccezioni sui vizi dell’opera.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  57. Marco ha detto:

    Buongiorno Avvocato
    Volevo chiedere un parere.
    La mia compagna è in fase divorzio giudiziale e l’ex marito sempre molto oppressivo nel momento in cui ci sono i momenti di scambio dei giorni della figlia di 9 anni, non fa che interrogarla continuamente davanti la madre in modo che lei ammetta qualcosa contro di lei.
    Questi teatrini sono preparati prima da come riferisce la figlia e si verificano puntualmente
    L’ex marito viaggia puntualmente con registratori in tasca. Ovunque.
    Così ho deciso che per mettere fine a questo gioco nel momento in cui c’è lo scambio sarò io ad essere presente con la figlia.
    Ci possono essere controindicazioni?
    GRAZIE

    • L’unica controindicazione è che lei interferisca nel “dialogo” tra i genitori con i figli, o peggio ancora possa in qualche modo acuire quel senso di conflittualità tra di essi esistenti. Quello che lei può fare è essere presente con grande discrezione, senza intervenire nel loro dialogo, in modo da poter essere testimone dei loro scambi di opinione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Marco ha detto:

        Grazie! Infatti non volevo intervenire negli scambi di opinione ma solo impedire che la figlia subisca molte tensioni dovute al fatto che il padre la mette in mezzo per dare cntro la madre. Lui non scambia opinioni con la ex moglie, ma la sovrasta verbalmente senza darle la poossibilità di dire la sua forzando la comunicazione in modo che lui possa prendersi la ragione con la forza e spesso mette in mezzo la figlia dicendo “è vero che mamam mi hai detto che con mamam stai male? è vero che mi hai detto che mamma ti impone di non fare queso o quello?”
        E la bambina per paura dice sì.
        Quando ritorna a casa e non c’è il padre, lei si scusa con la madre dicendo “mamma scusa ma se non dico così poi il papà si arrabbia e io dicenco così so che al 100% che poi non mi romperà”

        Ecco perchè devo essere presente.Grazie!

        • La cosa peggiore che può fare un genitore è coinvolgere i figli facendone degli strumenti di ritorsione. Mi dispiace per la sua compagna ed ancor più per la figlia. La sua presenza potrebbe rivelarsi preziosa allorquando dovessero esserci degenerazioni in sede giudiziale, poichè sarebbe in grado di testimoniare sui fatti cui ha assistito.
          In bocca al lupo e crepi il lupo.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  58. Misha ha detto:

    Gentile avvocato,
    Ringraziandola per il servizio offerto le chiedo cortesemente una consulenza online gratuita andandole ad esporre il mio caso.
    Sono una giornalista freelance (sto conseguendo il patentino da giornalista pubblicista) e mi occupo soprattutto di recensire piccoli e medi scrittori indipendenti che pubblicano romanzi e raccolte di raccolti in formato cartaceo o su piattaforme multimediali (ad es. Wattpad).

    Uno degli ultimi racconti assegnatomi dal mio redattore riguarda le numerose storie d’amore di un maggiorenne (24 anni) con diverse minorenni (16-17 anni). Poiché il romanzo descrive con dovizia di particolari i rapporti sessuali consenzienti tra il protagonista e le sue amanti volevo chiederle: se la creazione e divulgazione di tale materiale rientrasse nel reato di pedo-pornografia (Legge n°38 del 06/02/2006) o se violasse l’articolo 21 della Costituzione poiché contrario al buon costume.
    L’autore dei contenuti, rispondendo a questa mia perplessità, si è giustificato affermando che l’art. 21 non si estende alle forme d’arte (come la narrativa) e che in tal contesto non si può parlare di pedo-pornografia dal momento che i soggetti in questione non sono reali.
    Vorrei pertanto sapere se tali contenuti sono “pubblicabili”.
    Colgo l’occasione per domandarle se l’autore possa essere perseguito per istigazione a delinquere descrivendo scene di stupro (non di minori).

    Le sono grata per il tempo che vorrà dedicarmi

    • La detenzione e divulgazione di materiale pedo pornografico è un reato piuttosto grave. Ma nel caso di specie, si tratta per le più di opere intellettuali, frutto della fantasia dell’autore, nelle quali non c’è alcun riferimento a persone, minori, reali, ma a soggetti inventati. La scena di cui lei parla, la violenza sessuale, descritta nel libro, invero non vedo come possa integrare l’istigazione a delinquere, posto che ogni film o telefilm in cui si narra la scena di una violenza sessuale dovrebbe essere censurata o addirittura penalmente rilevante. Se e nella misura in cui il libro è tale da potersi connotare come opera narrativa, dal mio punto di vista, non sussistono i rischi da lei paventati.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  59. francesco ha detto:

    Buonasera Avvocato avrei bisogno di una consulenza gratuita,a ottobre 2015 ho firmato un contratto di affitto 4+4 con cedolare secca per un appartamento,sia agenzia che proprietario mi hanno taciuto che appartamento sopra il mio viene affittato per periodi brevi(minimo una notte)le lascio immaginare il caos a tutte le ore del giorno e della notte,ho fatto presente la cosa al proprietario e come risposta mi son sentito dire che anche lui ha problemi con i suoi vicini.mi posso rivalere per andarmene e non perdere nulla?

    • Più che nei confronti dell’agenzia, dovrebbe rivolgersi al proprietario dell’appartamento affittato per periodi brevi, il quale ha l’onere di adottare le cautele necessarie affinchè l’attività di affittacamere non rechi disturbo ai vicini. Le consiglio, altresì, di scrivere all’amministratore del condominio, affinchè a sua volta richiami all’ordine il proprietario del citato appartamento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  60. giovanni ha detto:

    salve vorrei un parere legale gratuito.
    io sto acquistando un immobile da un privato dove tra qualche giorno faro’ atto notarile, il venditore che sta finendo la casa mi ha gia detto che se non le do dei soldi in piu lui non firmera’ atto. dice che ha fatto delle cose in piu’ ma non e’ vero xche’ non ha rispettato neanche il capitolato firmato da entrambi e l’agenzia e’ stata chiamata a dare spiegazioni ma dice che il suo compito e fornire tutte documentazioni x atto. ora le chiedo cosa posso fare se lui non firma atto visto che casa dove abito l’ho gia venduta? grazie

    • Presumo che avete stipulato un preliminare di vendita che tra gli obblighi a carico del venditore prevedeva l’ultimazione dei lavori in atto come da capitolato che, spero, lei abbia visionato, approvato e di cui abbia copia. A questo punto, il primo aspetto da capire è se il preliminare prevedeva un termine essenziale per addivenire al rogito notarile. Non mi dilungo sulla natura del termine essenziale, rimandandola per questo importante aspetto ad un articolo specifico che ho scritto sul blog: Il termine nel contratto preliminare.
      Se il termine è essenziale, lei ha due opzioni: agire immediatamente per l’esecuzione in forma specifica del contratto, con riserva di chiedere i danni per l’inadempimento contrattuale, ovvero agire per far accertare la risoluzione di diritto del contratto, chiedendo la restituzione delle somme già versate oltre al risarcimento del danno.
      Se il termine non è essenziale, prima delle due azioni che le ho succintamente indicato, dovrà inviare una diffida ad adempiere con la fissazione di un termine essenziale, di almeno quindici giorni, entro cui addivenire alla stipulazione del rogito definitivo, pena la risoluzione di diritto del contratto, oppure preavvertendo che in difetto agirà con l’esecuzione in forma specifica.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  61. Laura Rossi ha detto:

    Salve,

    Quali sono le conseguenze legali di una lettera di invito per una Visa a lungo termine per stranieri?
    Il mio fidanzato e’ di nazionalita’ Indiana, la mia italiana e vivo in Germania.

    Grazie in anticipo per la consulenza.

    Distinti saluti
    Laura

    • La domanda è un pò generica, ma diciamo che si avvia l’iter amministrativo teso alla valutazione della richiesta da parte delle autorità competenti. Ovviamente, laddove la lettera richiede di fornire informazioni in forma di autocertificazione, vi è l’ulteriore conseguenza di una piena assunzione di responsabilità in merito alle dichiarazioni false e mendaci, il cui, eventuale accertamento, comporterebbe l’avvio di un procedimento penale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  62. maria ha detto:

    Buongiorno, vorrei richiedere un parere su questo quesito: sono divorziata dal luglio 2015 e separata dal luglio 2012. Non ho mantenimento perché lavoro e il giudice ha stabilito una quota che il padre deve versare a me per il figlio che vive con me.
    Da diversi anni non percepisco più nulla e vorrei sapere se la prescrizione può essere interrotta dal periodo di separazione per l’assegno di mantenimento per il figlio, e se la rispo sta è affermativa inizierebbe a decorrere dal momento del divorzio?
    Potrebbe esserci in questo caso la prescrizione decennale e non quinquennale?
    Nel concreto: ad es.un rateo non versato nel mese di gennaio 2013 verrebbe prescritto dopo 5 anni a decorrere dalla data del divorzio che è luglio 2015 e decorrerebbe da quando la sentenza è passata in giudicato o questo non ha importanza? Grazie

    • Gentile Sig.ra Maria,
      è importante attivarsi rapidamente in caso di omesso versamento dell’assegno di mantenimento per i figli. Il termine di prescrizione non riguarda il diritto a ricevere gli arretrati: il diritto al mantenimento è imprescrittibile. Di converso quello che si prescrive sono i singoli ratei maturati nel tempo.
      Come potrà approfondire nell’articolo sulla prescrizione dell’assegno di mantenimento, il termine di prescrizione è di cinque anni che decorrono da ogni singola scadenza dei ratei mensili. Quindi per tornare alla sua domanda, non rileva la data della sentenza di separazione e divorzio, ma le scadenze dei ratei arretrati. In altri termini, lei potrà agire per recuperare i ratei scaduti non più di cinque anni addietro. Le consiglio di inviare, per evitare il maturarsi alle successive scadenze dei ratei, una missiva a/r di costituzione in mora per interrompere il termine di prescrizione. In tal modo, il termine di cinque anni comincerà nuovamente a decorrere almeno per i ratei non ancora prescritti.
      Può approfondire questo argomento leggendo l’articolo, spero di suo specifico interesse, inerente proprio la prescrizione dell’assegno di mantenimento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  63. Livio ha detto:

    Salve, innanzitutto grazie per il consulto gratuito. Le illustro, in sintesi, la situazione, e poi passo al quesito. Ho cinquant’anni, sono sposato e ho un figlio piccolo, sono il terzo di tre fratelli e i miei genitori oramai ottantenni sono in vita e in buona salute fisica e mentale, grazie a Dio.

    Mio fratello maggiore è alcolizzato oramai da trent’anni e vive ancora oggi – all’età di 54 anni – con i miei genitori che ne sopportano oramai rassegnati il disastroso modus vivendi. Egli non ha mai manifestato la volontà di andare a vivere da solo né di acquistare casa, la sua condizione di alcolista del resto non glielo consente, quando si è alcolizzati come lo è lui, non si riesce ad avere una vita normale, né a mantenersi un auto, né la patente, né si è capaci di provvedere a sé stessi facendo fronte a bollette, acquisti, affitto o quant’altro. Va detto che circa venticinque anni fa, egli pretese da mio padre [all’epoca avevamo un’azienda di proprietà a conduzione familiare] la sua parte, circa duecentocinquanta milioni delle vecchie lire, se ricordo bene, e una volta che se li sperperò in Venezuela, tornò in Italia a casa di mamma e papà, ricominciando a rendere la vita di tutti noi impossibile.

    L’altro fratello – il mezzano – è a sua volta sposato e ha una bimba di cinque anni. Mio fratello mezzano, anni fa, al momento di comprare casa, ricevette un aiuto economico dai miei genitori che è quantificabile in 50.000 euro, io stesso in quegli anni mi stavo apprestando ad acquistare casa insieme a quella che poi divenne mia moglie, ma poi per una serie di vicissitudini [tra le quali la perdita del posto di lavoro] non riuscii a concretizzare tale volontà. Adesso: io ho chiesto ai miei genitori, per equità, la stessa cifra; ovvero: come mio fratello mezzano ha avuto quei 50.000, è giunto il momento che li abbia pure io. Solo che, oggi come oggi, i miei genitori non hanno tale cifra da darmi. Motivo per il quale, in accordo con mio padre e mia madre abbiamo pensato di redarre una scrittura dove in sostanza i miei genitori dichiarano che, per equità nei miei confronti, quando passeranno a miglior vita io avrò diritto a quei 50.000 più la mia parte di eredità, ovvero un terzo, eredità composta da due appartamenti e un piccolo ufficio in centro città.

    Adesso la domanda: questa cosa è fattibile? Ha senso? Se sì questa scrittura redatta e firmata dai miei genitori va autenticata da un notaio? Un domani ha piena valenza o i miei fratelli possono in qualche modo impugnare tale scrittura?

    [A seguire la bozza della scrittura da noi redatta: così va bene?].

    —— in data –/–/—-

    Con la presente, i sottoscritti ——— nato a —- il –/–/—- e residente a ————————-, e —————— nata a ————-, Francia il –/–/—- e residente a —— in via —————-, nel pieno delle nostre facoltà mentali dichiariamo quanto segue:
    Premesso che a suo tempo, al momento di acquistare casa, donammo a nostro figlio —————— nato a ———– il –/–/—- e ivi residente in via _____________ la somma di 50.000 euro, soldi donati con il fine di aiutarlo nell’acquisto di tale abitazione, oggi, impossibilitati nel potere corrispondere a nostro figlio Livio ——— nato a ——- il –/–/—- e residente a —————, provincia di ———-, in via —————— numero –, l’uguale ed equa somma stabilita in 50.000 euro, stabiliamo che la stessa gli verrà corrisposta [oltre a un terzo della parte spettante in suo diritto] al momento della spartizione dell’eredità che avverrà nel momento nel quale nessuno di noi due, ——————————————————-, sarà più in vita.

    In fede
    —————– ———————

    Grazie ancora per il suo cortese parere e buone feste.

    • Gentile Sig. Livio,
      devo dire che, nella mia esperienza professionale, troppe volte ho assistito a dissidi familiari per questioni di eredità. Di solito, i dissidi nella migliore delle ipotesi sono degenerati in liti legali.
      Questa premessa è dovuta al fatto che ritengo, avendo lei pieno diritto alle sue richieste economiche, che sia opportuno che si tuteli nel modo migliore rispetto ad eventuali future azioni legali dei coeredi. Il mio principio è: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Questo quindi per suggerirle vivamente di rivolgersi ad un notaio che non solo potrà rendere l’atto maggiormente esaustivo, ma potrà suggerirle anche la strada migliore da intraprendere per mettere in sicurezza la volontà dei suoi genitori rispetto ad eventuali rivendicazioni future dei coeredi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  64. Giovanni ha detto:

    Buonasera

    innanzitutto complimenti per l’iniziativa .

    Io e mia moglie abbiamo deciso di separarci . Fortunatamente la separazione è consensuale e non abbiamo figli .
    Siamo intestatari della nostra casa al 50%, casa acquistata fortunatamente senza mutuo.
    Ora vorremmo sistemare le cose, ma non avendo trovato un accordo sulla vendita a terzi abbiamo deciso di venderla “fra di noi” . Mia moglie comprerebbe il mio 50% (la casa è stata già fatta valutare), si terrebbe la casa e io rientrerei dei miei soldi.
    Qualè il modo più economico per procedere ? Ho letto che facendo rientrare il trasferimento della casa nell’accordo di separazione non si pagano le tasse . Al comune però mi è stato già detto che non posso procedere perchè l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale. Devo quindi rivolgermi ad un’avvocato . Vorrei quindi chiedere :
    – mi conferma che la vendita che rientra nell’accordo di separazione è esentasse ? Qualè la formula corretta da adottare ?
    – Se cio è confermato sarebbe possibile concludere separazione e vendita dall’avvocato, senza ricorrere al notaio ?
    – Se invece le informazioni che ho in possesso sono errate qualè il modo più economico per procedere ?

    grazie mille
    Cordiali Saluti

    • Gentile Signor Giovanni,
      per operazioni commerciali come le vendite immobiliari, la soluzione “più economica” è in grado di suggerirle con maggiore cognizione di causa un commercialista, il quale potrà dirle se la vendita è esentasse. Io avrei i miei dubbi al proposito. Quanto al Comune, in effetti, in caso di trasferimenti immobiliare non è possibile procedere con la separazione veloce. Mi dispiace, ma non saprei come aiutarla.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  65. Michele ha detto:

    Buonasera avvocato,

    la ringrazio innanzitutto per il servizio che svolge in questa sede.

    La mia questione è abbastanza semplice: dovrei discutere con terze parti circa un progetto che vorrei sviluppare e far finanziare, ma vorrei tutelarmi sul fatto che non mi venga “scippata” l’idea. Ho letto qualcosa a riguardo del cosiddetto “Accordo di riservatezza”, tuttavia mi pare di capire che si tratta di un vero e proprio contratto con clausole da stilare e che vede coinvolte entrambe le parti. Cio nonostante, sono ancora nella fase in cui presento la sola proposta progettuale, a più soggetti. L’Accordo lo vedrei (sto supponendo) piuttosto per la fase esecutiva, una volta trovato un soggetto interessato con tanto di lettera d’intenti. Esiste un qualcosa di più “semplificato” ed unilaterale che il soggetto del caso può semplicemente firmare accettando di fatto il principio di non divulgazione di quanto sta per leggere? Cordialmente,

    Michele

    • In realtà, l’accordo di riservatezza è un atto che svolge la sua funzione sin dalla fase della presentazione dell’idea progettuale, presupposto per consentire ai terzi di poter valutare se intraprende la collaborazione professionale con lei. Se intende tutelarsi, le consiglierei quindi di stilare l’accordo di riservatezza, magari omettendo quelle clausole non strettamente necessarie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Michele ha detto:

        La ringrazio per la risposta celere. E’ pertanto possibile che un documento così composto, in cui semplicemente si rende noto alla parte interessata che i contenuti della proposta non dovranno essere divulgati, abbia un vero e proprio valore legale?

    • Simone ha detto:

      Salve richiedo una consulenza online gratuita.
      Vivo con mio padre e sua moglie da circa due anni, da circa cinque mesi a questa parte mio padre e sua moglie sono sul piede di guerra e da due mesi ha iniziato a prendere delle mie cose per “vendicarsi” con mio padre. Dopo continue richieste da parte mia e di mio padre di riavere indietro i miei beni lei continua a non restituirle. Volevo sapere se si poteva sporgere denuncia per appropriazione indebita contro la sopracitata. Grazie

      • Vivendo tutti nella stessa casa, la situazione è abbastanza scivolosa, nel senso che il problema che si pone è quello relativo alla prova dell’sottrazione dei beni da parte della signora. Sarebbe opportuno riflettere sul tipo di beni che la signora avrebbe sottratto: beni di potenziale uso comune in casa, ovvero beni personali magari di un certo valore. Ciò premesso, indubbiamente sarebbe possibile sporgere una denuncia nei confronti della signora.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Luca ha detto:

      Richiesta legale gratuita
      Buongiorno avvocato vorrei chiederle un informazione 8 giorni fa mi sono recato presso una catena di vendita per compare un TV non essendo disponibile in quell’anno sede il ragazzo me lo ha prenotato ed io lo pagato (1700) adess mi chiama dicendomi che il TV non lo trova e voleva restituirmi i soldi secondo lei è giusta questa cosa ho loro devono provvedere a risolvermi il problema ??grazie mille

      • Beh, direi che la condotta del venditore, a differenza di tantissimi altri casi, è corretta almeno sotto il profilo della disponibilità a restituire i soldi che lei a versato, con i quali potrà recarsi da altro negoziante per acquistare il tv.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  66. marco ha detto:

    Buonasera, richiedo una consulenza legale on line gratuita .
    Siamo 3 soci. di una Srl.
    Abbiamo conto corrente e carta di debito (ognuno la propria). 2 soci non hanno mai utilizzato la carta, il terzo invece (anche se per lo svolgimento dell’attività) mette benzina in mezzo no aziendale ma proprio! lo sà perché gli è sempre stato comunicato ma invano. come procedere?
    tra l’altro proprio la settimana scorsa ha attivato in propria abitazione utenza telefonica a srl (sede legale in altra località) e presumo addebito in conto Srl (ragione sociale errata in contratto). anche qui come possono tutelarsi gli altri soci?

    grazie

    • Oltre a parlare con il terzo socio, sarebbe opportuno convocarlo formalmente in assemblea per formalizzare diffida dalla condotta tenuta e intimazione a depositare per ogni più idonea valutazione anche contabile tutti i giustificativi delle spese sostenute con la carta a nome della società. Ovviamente questo a pena di sanzione disciplinare come da statuto della società, e richiamo della carta.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  67. Giorgio ha detto:

    Si richiede una consulenza legale gratuita.
    QUESITO
    Sono stato querelato da una persona per reato ai sensi dell’art. 392 c.p. . Il PM esaminati ii fatti ha proceduto alla archiviazione della querela, però la controparte ha presentato opposizione all’archiviazione e quindi si é fatta una udienza in Camera di Consiglio. La camera di Consiglio sulla base della opposizione ha rinviato gli atti al PM ordinandogli altre indagini ed approfondimenti
    Non avendo commesso quel reato, di cui tra l’altro sono incolpati anche miei affini, posso dimostrare con testimoni che al momento degli avvenimenti denunciati e di cui mi si incolpa non ero presente perché stavo in quel momento in altra città.
    Pertanto
    a) Posso fare una controquerela contro l’autore della querela.?
    b) Vorrei sapere il momento più opportuno per proporre la controquerela
    c) Vorrei sapere di quale reato posso incolpare l’autore della querela?

    Questo quesito non é mai statposto dal sottoscritto come invece rileva il sistema

    • La contro denuncia, in questi casi, di solito viene fatta per il reato di calunnia. Il momento varia: per chi è pienamente sicuro (non tanto della propria onesta, ma dell’esito del processo in cui è coinvolto come imputato o indagato) la contro denuncia per calunnia si può presentare sin quando si viene a conoscenza che esiste una denuncia querela nei propri confronti, posto che rileva l’accusa di un fatto costituente reato.
      In ogni caso, le consiglio di valutare con tutta calma questa opzione con il suo legale di fiducia, che sicuramente conosce gli atti ed è in grado di fare un prognosi con cognizione di causa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  68. Andrea ha detto:

    Buongiorno Avvocato,
    vorrei richiedere una consulenza gratuita.

    Sono un automobilista in possesso di normale patente B e faccio uso occasionale di cannabis (ovviamente non prima e durante la guida) e vorrei sottoporle una serie di domande relative al rischio di in cui incorro a seguito di controlli tossicologici preventivi o a seguito di incidente.

    Sono infatti a conoscenza dell’esistenza di svariate tipologie di controlli potenzialmente effettuabili dalle forze dell’ordine, nonostante non tutti i metodi utilizzati consentano di verificare l’effettiva guida in stato di alterazione da sostanze psicotrope.

    Mentre il test salivare recentemente adottato permette di rilevare l’uso nelle precedenti 12-24 rispetto all’assunzione, il test su campione sanguigno permette di rilevare l’assunzione fino a 4-7 giorni precedenti, il test sulle urine puo’ risalire oltre i 30 giorni e quello sul capello oltre i 90 giorni. In sintesi, mentre l’analisi della saliva e (in parte) quella del sangue rileva l’effettiva consistenza di un caso di guida in stato di alterazione da sostanze psicotrope, l’analisi delle urine e del capello rilevano soltanto un utilizzo pregresso (che va anche molto in la’ nel tempo) e che non ritengo possa pertanto essere utilizzato per valutare un effettivo stato di alterazione.

    Quello che vorrei chiederle e’:

    Che tipo di test effettuano le forze dell’ordine a livello preventivo? Mi risulta quello salivare, e in caso positivo quello su campione sanguigno per conferma. E’ corretto?

    Che tipo di test effettuano invece in caso di incidente? La procedura e’ la medesima del caso precedente?

    E’ possibile che venga richiesto l’esame delle urine o del capello? In quali frangenti?

    In caso di richiesta di effettuare un test delle urine, non potendo rifiutare (salvo incorrere nell’applicazione della sanzione massima dell’art. 187) e’ possibile richiedere l’esecuzione di un test diverso (saliva o sangue) senza una violazione dell’art. 187 stesso, motivandolo con un peraltro comprovato alto numero di falsi positivi che caratterizzano i test sulle urine?

    Ringraziandola in anticipo per il supporto, colgo l’occasione per porgerle i miei migliori saluti.

    • Il punto non è tanto quale test viene utilizzato, ma la questione centrale riguarda l’effetto della sostanza su chi si pone alla guida.
      Mi spiego, la legge vieta di mettersi alla guida in stato di alterazione psicotropa per l’effetto di sostanze stupefacenti. Ergo, se lei ha fatto uso di cannabis alcuni giorni prima, e viene sottoposto ad un controllo risultante positivo alla cannabis, ciò non si traduce automaticamente nella guida in stato di alterazione da sostanze psicotrope. Dipende dalla perizia che dovrebbe a quel punto essere eseguita per verificare se c’è compatibilità tra quantitativo e principio attivo ancora presente nell’organismo e alterazione del proprio stato psico fisico al momento in cui lei era alla guida.
      Un conto è fare uso di cannabis, altro è mettersi alla guida dopo aver fatto uso di cannabis.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  69. Paolo ha detto:

    Buongiorno Avvocato
    Vorrei richiedere una consulenza on-line gratuita.
    Riguarda in particolare il rischio professionale medico. Sono un medico in formazione specialistica e il contratto inibisce ogni attività libero-professionale, al di fuori di sostituzioni di medici curanti, turni di continuità assistenziale e in alcune realtà, attività intramoenia. Volevo sapere se, nel caso si faccia una prestazione occasionale libero-professionale generica (medicina di base, non specialistica, ad esempio visita di un paziente non come sostituto o attività come medico prelevatore), si incorra nella possibilità di non essere coperti dal punto di vista assicurativo, pur avendo stipulato una regolare polizza assicurativa.
    La ringrazio per la disponibilità.

    • Se la polizza non è legata alla formazione specialistica, direi che il divieto di attività libero professionale riguarda esclusivamente lei e l’istituzione universitaria presso cui svolge la formazione.
      Quindi non vedo come la polizza possa non coprire eventi legati all’attività tipica del medico.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  70. Fracesco ha detto:

    buonasera
    mi trovo in una situazione cazzuta
    il 10 novembre scorso ho firmato un contratto con la Promomedia di roma ditta di consulenza informatica che avrebbe dovuto fornirmi le attrezzature necessarie per lavorare in edicola
    il giorno stesso ho fatto la disdetta ti tale contratto e rimanendo fregato per una clausula ho dovuto rischiare che non fosse accettata e cmq pagare una penale di euro 1650
    ho fatto inoltre la cazzata di arrabbiarmi con la tipa che non ha voluto mai sentir ragioni di vernirmi incontro e mi ha sempre detto di pagare e io via wathasp ci sono andato pesante lo riconosco insultandola parecchie volte
    lunedi 28 novembre scorso mi suona il telefono e questa persona con tono aggressivo e decisivo tale avvocato della donna mi dice che si sarebbe recato in questura per denunciarmi per reati vari stalkik eccc attribuendo tutto a una povera donna che aveva solo fatto ilo suo lavoro
    ovviamemente dalla ragione son passato al torto
    ho litigato anche con questo avvocato la 1 volta sbattendogli piu volte il telefono in faccia
    quindi lui insistente mi ha pregato di chiamarlo e mi ha scritto per email
    chiamatolo mi sono scusato piangendo al telefono lui mi auguro abbia capito la situazione ha calmato la signora il lmarito e i fratelli che volevano dice lui partire per siena per venire da me
    io ora chiedo: la signora se ne è guardata bene sia da fregarmi come contratto sia immagini che nemeno la fattura mi hanno mandato
    non l’ho piu sentita e cmq mi sono scusato immediatamente dicendole che non l’avevo con le a ssolutamente ma con la ditta per la quale lavora
    messaggi cmq letti anche da tale avvocato che mi ha comunicato di averlo saputo
    secondo lei io che devo aspettarmi? è giusto far contattar questo avvocato da un mio legale per capire la situazione? dal 28 novembre quanto tempo può passare per una eventuale denuncia? io più che scusarmi non so che fare e cmq on io la vittima che son caduto nel tranello ma come rigiro tutto?grazie
    Francesco

    • Presumo che i reati di cui ipotizza l’esistenza possano essere quelli di “ingiuria”, peraltro reato depenalizzato. Comunque, pur ammettendo l’ipotesi ad esempio del reato di minaccia (non depenalizzato), è procedibile a querela. La querela deve essere presentata nel termine di 90 giorni da quando si è verificato il fatto, o nel suo caso, dall’ultima presunto minaccia ed offesa. Decorsi i 90 giorni, la querela è tardiva ed inammissibile.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  71. Maria ha detto:

    Buongiorno Avvocato, richiedo gentilmente una consulenza legale online gratuita in merito alla seguente questione: ho sottoscritto un compromesso di acquisto per una casa da privato che riporta un definito termine per la consegna senza esplicitare le conseguenze di un’eventuale ritardo. Il contratto non è stato registrato dal notaio ma riporta la dicitura che non è stato fatto per esplicito accordo tra le parti ma sarà registrato in caso di inadempienza a carico della parte inadempiente. Gli attuali proprietari stanno dichiarando che non riusciranno a lasciare la casa nella data concordata ma ben oltre, abbiamo al momento qualche strumento per imporre il rispetto della scadenza o per ricevere almeno un indennizzo in caso di ritardo? E in caso negativo, se registriamo oggi l’atto, effettivamente possiamo scalare la spesa da quanto dovuto a saldo della casa e lo scenario in termini di strumenti per far lasciare la casa o aver almeno un indennizzo cambia? Se infine dovessimo annullare l’acquisto per tale mancato rispetto di data, perderemmo la caparra già versata? Grazie in anticipo per il supporto.

    • In primo luogo deve verificare se il termine è essenziale, e di solito nei preliminari di acquisto immobiliare è essenziale. A questo punto, decorso il termine, dovreste inviare una missiva a/r con cui intimate l’adempimento e:
      a) o preavvertite che in difetto agirete per la risoluzione per inadempimento del contratto, chiedendo i danni e la restituzione della caparre e delle spese di registrazione;
      b) ovvero, in alternativa, preavvertite che agirete in giudizio per l’esecuzione specifica del contratto preliminare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Maria ha detto:

        Grazie mille Avvocato,

        le chiedo un’ulteriore consulenza online gratuita di chiarimento: il termine temo non sia essenziale perche’ recita solo la dicitura “entro e non oltre il xx, o possibilmente prima” senza specificare di essere essenziale , le conseguenze in caso di inadempimento o i motivi per cui occorre che avvenga entro tale data, ho interpretato correttamente?

        Con una raccomandata a/r che invita al rogito entro una certa data successiva alla scadenza fissata nel preliminare, esplicitando in questo caso l’essenzialita’ del termine, ci si ricondurrebbe alla situazione che mi ha descritto sopra?

        E non esiste uno strumento legale che permetta di integrare il preliminare inserendo penali per il ritardo nella consegna, non volendo di fatto risolvere il contratto pur guadagnandoci ma solo far pressioni per riuscire ad entrare in casa in tempi congrui senza ricorrere alla via giudiziale di esecuzione specifica che immagino abbia tempi molto lunghi?

        Grazie mille per il supporto

        Cordiali saluti

        • In effetti, credo che lei abbia ragione. La Corte di Cassazione ha più volte precisato che il termine fissato dalle parti per il rogito definitivo non costituisce termine essenziale, a meno che, sia in tal senso esdplicitato nel contratto preliminare ovvero a meno che, all’esito del giudizio di merito, risulti in modo chiaro ed inequivoco che la volontà delle parti era quella di considerare, una volta spirato il termine per il rogito, persa l’utilità economica derivante dall’adempimento del contratto.
          Se le penali non sono state previste, salvo intervenga un accordo tra lei e la controparte con cui si integra formalmente il preliminare con l’inserimento di un nuovo termine per il definitivo e la previsione di una penale per l’inadempimento dopo il decorso del termine, non c’è modo per inserire autonomamente le penali.
          Quindi, la strada è quella della diffida ad adempiere nei termini che le ho già suggerito.
          Per ulteriori informazioni la invito a leggere l’articolo sul termine nel contratto preliminare.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  72. Sara ha detto:

    Buongiorno Avvocato,
    vorrei richiedere una consulenza online gratuita.
    Vivo in un condominio che dispone di box, posteggi esterni e giardino condominiale sui quali io sono l’unica condomina a non aver alcun diritto né onere (pertanto non posso usufruirne e non pago nulla).
    Recentemente è stato deciso di trasformare il giardino condominiale in ulteriori posti auto, spesa alla quale mi sono sottratta in quanto non interessata.
    Durante i lavori sono state rinvenute due cisterne (una di nafta e una di acqua) non più utilizzate a partire dagli anni 70 quando erano state installate nuove cisterne ad uso condominiale, ma mai smaltite. Il condominio insiste nell’addebitare le spese a tutti i condomini, me compresa, perché non si tratta di lavori inerenti al parcheggio bensì di sicurezza del condominio.
    Mi pare in effetti un discorso sensato, ma le chiedo gentilmente una conferma.
    Grazie mille anticipatamente, cordiali saluti

    • In effetti, nonostante il rinvenimento sia derivante dai lavori che non la riguardano, tuttavia lo smaltimento delle due cisterne è un problema che attiene alla sicurezza dell’intero Condominio. Quindi, direi che correttamente le relative spese vengano addebitate a tutti i condomini. Ovviamente la spesa deve essere limitata alle operazioni di smaltimento, non potendosi far rientrare altre voci inerenti la sistemazione o trasformazione del giardino.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Enrico ha detto:

      Buonasera Avvocato,
      vorrei richiedere una consulenza online gratuita.
      Vorrei acquistare un terreno agricolo e mettere su tale fondo una casa su ruote.. Vi è secondo lei la possibilità di risiedere e quale legge o leggi me lo potrebbero permettere.
      Sperando di fare cosa gradita porgo distinti saluti.

      Enrico

      • E molto probabile che l’amministrazione comunicale neghi la possibilità di fissare la sua residenza anagrafica all’indirizzo del terreno agricolo dove sarà sita la casa su ruote. C’è il rischio che, in tal caso, venga attivata la procedura dell’iscrizione anagrafica per i senza fissa dimora.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  73. Chiara ha detto:

    Buongiorno Avvocato, volevo chiederle una consulenza online gratuita.
    A settembre dell’anno scorso io e mio marito abbiamo comprato una villetta a schiera centrale e confiniamo con due famiglie che hanno rispettivamente 4 e 3 figli.
    I vicini con quattro figli sono educatissimi e non si sentono mai storia diversa vale per la famiglia con tre figli.
    Ad ogni ora del giorno e della notte veniamo disturbati dalle urla e i piani in particolare del figlio di mezzo che ha 3/4 anni. Io e mio marito finiamo di lavorare tardi la sera pertanto la mattina avremmo necessità di riposare invece tutte le mattine, sabato e domenica compresi, veniamo svegliati sulle 7:15/20 dalle urla disperate di questo bambino.
    Abbiamo più volte provato a parlare della situazione con il padre, non con la madre perché spesso è lei che urla isterica dietro ai figli, ma senza risultato alcuno. Siamo stanchi di dover gestire la nostra vita a seconda dei loro orari e schiavi della loro maleducazione. Esiste un modo per gestire la situazione?
    La ringraziamo per il tempo dedicatoci.

    • Vi consiglio di insistere con il padre, perchè dal punto di vista legale, anche presentando un esposto al commissariato o una segnalazione ai vigili urbani, temo proprio, che considerate le caratteristiche di quanto accade, difficilmente otterreste dei risultati.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  74. Viviana ha detto:

    Buongiorno Avvocato,
    vorrei un parere legale gratuito su una questione.

    Ho comprato un abito da cerimonia il 30 o 31 dicembre del 2015 in un negozio molto famoso nella mia città. Negozio che si propone come negozio di qualità e che quindi induce ad andare “sul sicuro”.
    Mi fu detto che l’abito era in seta e della nuova collezione (2016/2017) quindi non soggetto agli sconti natalizi. Però se lo avessi preso mi avrebbero comunque applicato lo sconto del 70%. L’ho pagato 900€ nonostante lo “sconto” del 70% e li per li ho anche pensato di aver fatto un affare.
    Qualche giorno fa scopro che non è assolutamente in seta ma 100% poliestere.
    Contatto la ditta che lo ha prodotto e me lo conferma. Ho cercato in altri negozi il prezzo di vendita ed è di molto inferiore ai 600€ a prezzo pieno, inoltre è un abito della collezione vecchia (14/15).
    Ho buttato lo scontrino visto che è passato quasi un anno e pesavo andasse tutto bene. L’abito non l’ho ancora indossato quindi è nuovo. Non lo avrei mai comprato, soprattutto a quel prezzo visti i sacrifici fatti, se non mi fosse stato detto che era di seta.

    Posso fare qualcosa oppure mi conviene lasciar stare?

    La ringrazio per il lavoro che svolge,
    buona giornata

    • Tutto, o quasi tutto, è possibile fare. Certo se ci avesse pensato prima… Il problema sta nel provare alcuni aspetti:
      1. va provato che ha ricevuto dal commerciante rassicurazioni sul fatto che l’abito fosse in seta
      2. va provato che il commerciante le ha assicurato che si trattava di un abito di nuova collezione
      3. va provato che non era in seta e che faceva parte della collezione dell’anno passato.
      Per provare questi elementi, è necessario che quando ha acquistato l’abito fosse in compagnia di terze persone, amici o parente in grado di confermare, ove abbiano sentito.
      In corso di causa, sarà altresì necessario chiedere una consulenza tecnica volta a determinare se l’abito sia in seta o in altro materiale e se appartenga alla nuova o vecchia collezione.
      Come vede ho fatto riferimento sin da ora ad una causa, perchè dubito che il negozio in via bonaria trovi un accordo.
      La causa sarebbe volta a chiedere il rimborso di quanto speso in più per un abito che lei o non avrebbe acquistato oppure avrebbe acquistato solo ad un prezzo molto inferiore.
      A lei lascio le valutazioni sull’opportunità di un azione del genere.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  75. monia ha detto:

    Buongiorno avvocato.
    ho dato in affitto un appartamento. Si è rotta la caldaia e ovviamente la sostituirò nel giro di 3/4 giorni. L’affittuario da un paio di giorni dorme dalla madre, considerato che sarebbe al freddo e senza acqua calda. Ieri mi ha comunicato che dovrà andare in albergo perchè la madre non potrà più ospitarlo e che decurterà dall’affitto del mese le spese d’albergo.
    ora le chiedo….ma è normale una cosa del genere??? io per andargli in contro eventualmente gli sconterei dalla mensilità i giorni che non ha potuto usufruire dell’appartamento giusto??? questo signore tra l’altro è un avvocato, e se ne vanta pure. Ha il diritto di fare una cosa del genere???? la ringrazio infinitamente se vorrà rispondermi.
    Cordiali Saluti.

    • Haimè, il problema è che se la caldaia si è guastata non per negligenza del conduttore nella sua ordinaria manutenzione, le spese relative alla sua sostituzione o riparazione gravano sul locatore. A questo punto, considerando il periodo invernale, se il conduttore non può fruire dell’immobile locato per colpa a lui non imputabile, le spese inerenti la sistemazione alloggiativa, per il periodo di mancato godimento dell’immobile, previa esibizione della fattura, potranno essere richieste al proprietario. In fondo, non è equo far sopportare a chi paga un affitto per godere di un immobile, spese aggiuntive per trovare un altra sistemazione alloggiativa. Ovviamente, il tutto richiede un certo equilibrio. Se il conduttore andasse al “grande Hotel” con un costo giornaliero di €. 500,00 a notte, ovviamente la sua richiesta non avrebbe senso. Quello che lei può fare è suggerire formalmente al conduttore un hotel, o albergo che unisca confort a prezzi concorrenziali.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Michelangelo ha detto:

      Gentile Avvocato, a seguito di un rapporto datato 20/9/2011 inoltrato dalla Banca d’Italia alla Prefettura, quest’ultima con proprio verbale datato 2/11/2011 notificatomi in data 8/11/2011 mi contestava la violazione dell’art. 2 della legge n. 386/90, così come modificata dall’art. 29 del d. lgs.n. 507/1999 per aver emesso in data 26/4/2011 un assegno cc risultato privo di copertura,
      Con raccomandata r.r. da me spedita il 21/11/2011 e regolarmente notificata alla Prefettura il 30/11/2011, presentavo ricorso chiedendo contestualmente di essere sentito personalmente.
      La Prefettura, rispondeva dopo cinque anni con raccomandata datata 8/11/2016 notificatami il 21/11/2016, invitandomi ad una audizione personale “… dalle ore 09,00 alle ore 11,30 di uno dei prossimi giorni…”.
      Sempre la Prefettura di Torino, con ulteriore raccomandata datata 22/11/2016 notificatami in data 5/12/2016, nel fare espresso riferimento al citato’assegno privo di copertura emesso il 26/4/2011 e nel riportare come data di verbalizzazione il 2/11/2011, ritenendo che le motivazioni addotte nello scritto difensivo prodotto in data 30/11/2011 “… non giustificano l’emissione dell’assegno in questione…”, ordina ed ingiunge di pagare una sanzione pecuniaria di 1.032,00 euro ….omissis… e come sanzione accessoria applica “… il divieto di emettere assegni per la durata di 24 mesi a decorrere dal 31° giorno successivo alla notifica della presente ordinanza ecc. ecc….
      Gentilissimo Avvocato, sulla base di quanto rappresentato, Le chiedo cortesemente di voler valutare se nel caso di specie l’ordinanza ingiunzione sia stata emessa entro il termine previsto dei cinque anni considerato che la Cassazione Civile a Sezioni Unite con sentenza n. 9591 del 27/4/2006 chiarisce che l’ostacolo per l’applicazione al procedimento in esame del termine previsto dall’art. 2 della legge 241/90 non può essere superato applicando il predetto termine alle singole fasi del procedimento o a quella conclusiva in quanto “… in tal modo verrebbe operata una arbitraria manipolazione della norma, la quale considera unitariamente il procedimento amministrativo e dispone che il termine per la sua conclusione decorre non dall’esaurimento di ognuno dei vari segmenti che eventualmente lo compongono << bensì dall'inizio di ufficio del procedimento e dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte. Per cui in assenza di altri termini previsti dalla l.n. 689/81 deve ritenersi che il termine massimo per l'adozione dell'ordinanza-ingiunzione sia quello di cinque anni previsto dalla stessa legge 689/81, decorrenti dal giorno in cui la violazione è stata commessa.
      In questo caso, il termine dei cinque anni, decorre dal giorno 1) dal 26/4/2011, giorno di emissione dell'assegno; dal 20/9/2011, giorno di ricezione del rapporto inoltrato dalla Banca d'Italia alla Pfrefettura; 3) dal 2/11/2011 giorno di verbalizzazione da parte della Prefettura; 4) dal giorno 8/11/2011 con cui sono stato invitato all'audizione personale oppure dal giorno di notifica di tale invito avvenuto il 21/11/2016?
      Con l'auspicio di averLe fornito utili elementi che Le consentano di esprimere il Suo autorevole parere Le chiedo se è consigliabile ricorrere al Giudice di Pace o meno.
      Nell'esprimerLe riconoscenza e gratitudine.Le poprgo i miei miglio saluti.
      Con sincera stima.
      Michelangelo

      • Gentile Sig. Michelangelo, in effetti, a mio modesto avviso, il riferimento alla sentenza della Suprema Corte a sezioni unite è del tutto calzante. Direi quindi: termine di prescrizione quinquennale.
        Quanto alla decorrenza, ritengo che il termine di cinque anni decorre dalla data del 8.11.2011, quando le è stato notificato dalla Prefettura il verbale di contestazione e accertamento dell’illecito. Sicchè, essendo l’ordinanza ingiunzione stata notificata il 5.12.2016, è mia opinione, opinabile ma agganciata alla giurisprudenza maggioritaria, che il termine è decorso e la pretesa della Prefettura estinta.
        Di converso, non dovrebbe assumere rilievo l’invito notificatole il 21.11.2016 per l’audizione personale, non trattandosi, secondo la giurisprudenza di legittimità, di atto interruttivo della prescrizione.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  76. Luca ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito..

    Sono un agente immobiliare e, a mia insaputa, sono stato nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione, rappresentante dell’impresa e preposto alla mediazione. Ho già fatto denuncia alla Guardia di Finanza nel mese di luglio 2016 ed alla Camera di Commercio competente la quale ha inibito la srl dall’attivita di mediazione.
    Come faccio ad uscire da questa situazione? Quali danni posso chiedere?
    Ringrazio anticipatamente,

    • In primo luogo, mi rivolgerei ad un legale per diffidare i responsabili dell’accaduto intimando loro di provvedere alla revoca delle delibere illegittimamente assunto (quelle con cui lei oggi si trova con le cariche menzionate), e preavvertendo che in difetto le suddette delibere verranno impugnate dinanzi all’autorità giudiziaria.
      Ove dovesse giungere a tale eventualità, oltre all’impugnativa delle delibere potrà chiedere i danni per comportamento illecito nella esecuzione del contratto sociale e delle norme statutarie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  77. FRANCESCO ha detto:

    buona sera , posso recuperare la cauzione ( 3 mensilità) non pagando gli ultimi 3 mesi di affitto?Pensavo di scrivere un accordo, controfirmato dal proprietario, in cui accetta la proposta di non pagare le ultime tre mensilità, per recupero della cauzione, consapevole, il proprietario, di non avere i liquidi per poterla ridare indietro.
    Se facessi così, questo documento avrebbe un valore legale, nel caso in cui, a scadenza del contratto, lui volesse rifarsi per il mancato pagamento dell’affitto?
    La ringrazio in anticipo per la cortese risposta.

    • Presumo che lei alla scadenza del contratto di locazione lascerà l’immobile. Quindi, se il proprietario è d’accordo con lei, potreste formalizzare un atto transattivo nel quale il proprietario da atto di corrispondere, in deroga al contratto, il deposito cauzionale mediante compensazione con le ultime tre mensilità del canone che non verranno pagate.
      Se siete d’accordo e mettete tutto nero su bianco, non c’è problema.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  78. Chiara ha detto:

    Salve,
    avrei bisogno di un’informazione.
    Anni fa (prima che comprassi questa casa) un nostro condomino in accordo con l’ex amministratore hanno innalzato di un piano la nostra palazzina costruendoci due mansarde (una ciascuno).
    Ho letto che “Chi fa la sopraelevazione deve corrispondere agli altri condomini un’indennità”.
    So di certo che non è stata corrisposta alcuna indennità ai condomini.
    E’ troppo tardi ora per pretenderla?
    Per di più ora abbiamo problemi di infiltrazioni di acqua proprio in corrispondenza dei lavori effettuati per la sopraelevazione e sinceramente mi sembra ingiusto che loro ci hanno sui lavori effettuati e noi ora dobbiamo pagare i danni.
    C’è qualcosa che possiamo fare?

    Grazie

    • Premesso che se il tutto è accaduto prima che lei acquistasse, il beneficiario andrebbe ravvisato nel precedente proprietario. Ciò detto, se hanno eseguito questi lavori di ampliamento avranno sicuramente avuto tutte le autorizzazioni amministrative/comunali, sia le autorizzazione dell’assemblea dei condomini. Altro discorso riguarda le infiltrazioni, il problema è semmai trovare un giusto criterio di ripartizione delle spese, tra il proprietario dell’ultimo piano e coloro che si trovano nei piani inferiori.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Chiara ha detto:

        Salve.
        Innanzitutto grazie per la celere risposata.
        Il precedente proprietario è anche colui che ha eseguito i lavori (in passato aveva diversi appartamenti nel condominio che un po’ alla volta ha ristrutturato e venduto).
        In passato c’era una situazione di illegalità : questo costruttore con il vecchio amministratore (nonchè suo parente) prendevano accordi anche senza il consenso del condominio (dubito pure siano state richieste autorizzazioni amministrative/comunali).
        Parlando con vecchi condomini nessuno ricorda di aver mai dato il consenso ai lavori.
        Volevo solo sapere se era possibile fare qualcosa ora, anche se in ritardo, per far pagare quello che doveva.

        Grazie

        • Se è in grado di provare la mancata autorizzazione del condominio, i verbali assembleare le potrebbero essere d’aiuto, potrebbe, unitamente agli altri condomini, formalizzare una richiesta di indennizzo al precedente proprietario.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  79. sofien ha detto:

    Buonasera

    Ho fatto la seconda firma su un mutuo di un immobile.

    Vorrei chiedere alla banca informazioni sul mutuo che ho firmato con atto notarile, dopo aver sentito
    che la persona che deve pagare è all’estero ormai da anni e l’immobile lo usano altri senza contratto.
    la durata del mutuo è di 25 anni, con inizio del 2003.
    come faccio o cosa devo scrivere alla banca per avere informazioni per potermi tutelare?
    Ho l’atto notarile nelle mie mani e conosco il nome della banca.
    In attesa di una Vostra risposta Vi porgo i miei saluti e ringraziamenti.

    • Se per seconda firma lei si riferisce alla firma come garante personale del mutuo, dovrà inviare una missiva, raccomandata a/r alla banca, presso la sede legale, per formalizzare la sua richiesta di avere copia del contratto di mutuo. Avendo lei firmato per garanzia a tutto il diritto di entrarne in possesso, come ha diritto di avere informazioni in merito allo stato dei pagamenti.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  80. michele ha detto:

    si richiede una consulenza legale on line gratuita

    salve,ho un attivita commerciale (minimarket/spaccio bibite)in zona pedonale,questo locale e’ frequentatissimo dal personale alberghiero ristorativo,insomma i lavoratori stagionali x i prezzi bassi.una sera da uno di questi ragazzi ho acquistato un iphone6,mi ha detto che aveva problemi con i tasti e lo voleva vendere,io appunto nn essendo la prima volta ke lo vedevo li nel mio locale,mi son convinto,ho controllato sito apple x vedere se fosse rubato,ho inserito una scheda di un amica xke la mia non era a misura.tutto funzionava e ho conservato il cell fino alla fine della stagione spento con l intento di darlo a mia sorella.cosi e’ stato son tornato l ho dato a lei e lo stava utilizzando.la ragazza che mi aveva prestato la sim 2 giorni fa e’ stata raggiunta a casa dai carabinieri dicendole che e’ stato rubato un cell(da un albergo che si trova a 50 mt dal mio negozio)e il suo numero e’ comparso nei tabulati x 15 minutilei neanche si ricordava della sim che mi aveva prestato ed ha detto di non saperne niente giustamente.ora i carabinieri ancora non son arrivati da me e volevo portarlo in caserma e spiegare il tutto,discolpando sia la ragazza che mia sorella.ora il ragazzo finita la stagione e’ andato via ed io non so altro che si chiama Saverio ed e’ campano.praticamente cosa rischio adesso?grazie

    • Attenzione ad acquistare da persone sconosciute e a prezzi molto bassi. Il rischio più serie è che la sua amica e lei possiate essere accusati del reato di ricettazione. La sua versione dei fatti, sembra però abbastanza credibile, e potrebbe, facendosi assistere da un legale, ove l’accusa venisse formulata, far derubricare, cioè far trasformare l’accusa da ricettazione ad incauto acquisto. L’incauto acquisto è in realtà è una reato contravvenzionale quindi meno grave. L’idea di recarsi dai Carabinieri la trovo molto intelligente, perchè senz’altro apprezzeranno il fatto che lei si sia fatto avanti prima ancora di essere rintracciato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  81. Angela ha detto:

    Buonasera Avvocato, volevo chiederle una consulenza legale online gratuita

    In pratica, mia zia ha perso il marito qualche anno fa deceduto per cause naturali; purtroppo lei non sapeva nulla dei debiti del marito perchè nascondeva le raccomandate che riceveva. Loro due erano in comunione dei beni. L’anno scorso è stato scoperto che alcune rate del mutuo non erano state pagate; c’era un’ipoteca uno o due anni prima della morte del marito; successivamente, sapendo di tutti i debiti che aveva, lei ed il figlio hanno dovuto rinunciare all’eredità.

    La domanda è questa: ci sono delle sentenze o delle leggi in cui possano difendere la vedova e il figlio maggiorenne o perlomeno salvaguardare almeno l’abitazione? Ricordo che prima è stata scritta l’ipoteca, poi c’è stata purtroppo la morte, e successivamente la rinuncia all’eredità.

    La ringrazio per il tempo dedicatomi

    • Se i debiti sono superiori al valore della casa, e mancano i mezzi economici per fa fronte agli stessi, direi che la scelta di rinunciare all’eredità è la cosa migliore, poichè il rischio è di dover far fronte a quei debiti anche con il proprio personale patrimonio. L’alternativa sarebbe di pagare i ratei arretrati del mutuo, e quelli a venire.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Angela ha detto:

        Buonasera Avvocato e grazie per la risposta.

        Per caso è possibile salvare l’abitazione almeno finchè c’è in vita la zia?

        Se si, ha per caso dei link o delle pagine web in cui ci sono queste sentenze?

        Se si, è possibile salvaguardarla anche se l’ipoteca è stata scritta prima della morte e

        successivamente la rinuncia dell’eredità?

        la ringrazio

        • Il problema è che la banca può comunque aggredire l’immobile ove il mutuo non venga pagato, a nulla rilevando nei confronti della banca il diritto d’abitazione spettante quale coniuge superstite al coniuge.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

          • Angela ha detto:

            quindi volendo la banca può benissimo lasciare la zia ” fuori di casa ” ? oppure può rimanere vita natural durante?

          • Ribadisco, cara Sig.ra Angela, la Banca può pignorare l’immobile che all’esito della procedura esecutiva immobiliare (con tempi comunque abbastanza lunghi) verrà messa all’asta: spetterà all’acquirente agire per la liberazione dell’immobile.
            Cordialmente
            Avv. Francesco Meatta

          • Angela ha detto:

            però comunque si che possono vendere l’abitazione all’asta, ma non possono usufruirla perchè mia zia ha il diritto di abitazione vita natural durante; essendo stata in comunione dei beni col marito..

            sbaglio?

          • L’acquirente può agire per la liberazione dell’immobile. Quindi vendita all’asta, acquisizione del terzo acquirente, il quale avrà facoltà di agire giudizialmente per far liberare l’immobile, non potendo il diritto acquisito in via ereditaria di sua zia pregiudicare le ragioni del terzo acquirente.
            Cordialmente
            Avv. Francesco Meatta

        • Haimè, avrebbe dovuto optare almeno per il mezzo più veloce e scritto: ovvero la mail. Se non sono decorsi dieci giorni dalla conclusione del contratto è ancora in tempo, altrimenti la vedo dura.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  82. Valentina ha detto:

    Buongiorno chiedo un vostro parere, ho ricevuto un sollecito di pagamento e messa in mora da un ente formativo per il mancato pagamento di un mini corso(della durata di 5 giorni) tenutosi 5 mesi fa e a cui non ho partecipato.
    Mi iscrissi a tale corso 4 giorni prima dell’effettivo inizio e SOLO nel modulo di conferma mi fu comunicato di effettuare il pagamento tramite bonifico entro il giorno stesso (cosa impossibile in quanto le banche erano già chiuse) o in alternativa SOLO tramite assegno.
    Il giorno successivo (venerdì) decido di non partecipare e, per poterne dare una comunicazione tempestiva, decido di telefonare informandoli della mia decisione di recesso. (il corso sarebbe iniziato il lunedì).
    Come consiglia di comportarmi? Nella mail scrivono di provvedere al pagamento entro 7 giorni altrimenti si rivolgeranno ad un’agenzia di recupero crediti.

    • Se il contratto di partecipazione al corso è stato stipulato fuori dai locali commerciali, ovvero la sede delle società, o a distanza, ad esempio per via telefonica, in tal caso, il recesso come da lei esercitato, ovvero telefonicamente è pienamente valido in quanto esercitato entro dieci giorni dalla conclusione del contratto.
      Se invece ha stipulato il contratto nella sede della società, in tal caso, il recesso avrebbe dovuto essere esercitato, sempre nei dieci giorni dalla conclusione del contratto, con missiva a/r o almeno per fax o telegramma.
      La risposta sulla legittimità del recesso dipende quindi dalle modalità di conclusione del contratto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Valentina ha detto:

        Grazie per la celere risposta,
        il tutto è avvenuto tramite e-mail e non in un luogo fisico. Nel loro modulo c’era effettivamente scritto che il recesso doveva avvenire tramite mail o raccomandata. Ho optato per il contatto telefonico visto il carattere di urgenza e il rischio di non riuscire a reperirli in tempo utile.. Telefonicamente mi veniva assicurato che il recesso era avvenuto, ad oggi però sostengono che non ha alcun valore e che gli devo la somma stabilita.

        • Haimè, avrebbe dovuto optare almeno per il mezzo più veloce e scritto: ovvero la mail. Se non sono decorsi dieci giorni dalla conclusione del contratto è ancora in tempo, altrimenti la vedo dura.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  83. Sebastiano Soprana ha detto:

    Faccio parte di un’impresa familiare come collaboratore familiare subordinato (51% di quota di mio padre, 49% mia) da circa otto anni, ma sto pensando di lasciare l’ attività per intraprendere una carriera personale. La mia domanda è: se dovessi decidere di “licenziarmi” da questo tipo di azienda, ho comunque diritto ad un qualche tipo di liquidazione (tfr), in quanto collaboratore familiare?

    Grazie

    • In caso di dimissioni, il rapporto di impresa familiare si estingue e la legge prevede il diritto alla liquidazione della quota in denaro. L’entità della liquidazione dipende dagli utili e di incrementi patrimoniali maturati dall’impresa familiare in rapporto alla quota e quantità del lavoro svolto. Nella quantificazione bisogna tenere conto anche del valore dell’avviamento e dei mezzi strumentali che siano, eventualmente, medio tempore, stati acquistati con gli utili dell’azienda.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  84. Francesca ha detto:

    una consulenza legale on line gratuita.
    Buona sera , il mio quesito è questo :
    Il mio fidanzato fa parte di una famiglia numerosa di 5 fratelli, lui è il primo nato e quando iniziò a lavorare nel 1989 ,( lui aveva 17 anni ) lo stipendio andava direttamente sul conto del padre (dimostrabile dagli estratti conto ), questo fino all’anno 2009.
    Nel mezzo di queste date però ha dovuto dare una mano nella piccola azienda familiare a tempo pieno per la durata di circa 6 anni con un contratto di Coadiuvante che gli ha fatto suo padre .
    Di fatto gli stipendi dimostrabili tramite estratto conto bancario sono dal 1989 al 1995 e dal 2001 al 2009 , mentre dal 1996 al 2002 che lavorava come Coadiuvante ce solo il riscontro dell’INPS e della coldiretti , i quali mi hanno fatto un conteggio approssimativo dello stipendio che in realta il mio fidanzato non ha mai visto.
    In pratica a mio parere, suo padre a beneficiato degli stipendi del figlio maggiore, aiutandolo nel mantenere la famiglia e l’azienda agricola.
    La mia domanda è:
    Ce una legge che possa obbligare il padre a restituire tutta la somma accumulata in quegli anni al figlio ?

    • Il figlio dovrebbe formalmente richiedere al padre la restituzione delle somme versate sul conto del padre, se le stesse non sono state corrisposte dal padre al figlio.
      Semmai, il problema può essere inerente, visti gli anni, alla prescrizione con termine decennale.
      Per il resto si tratta di un indebito arricchimento senza causa e quindi sussiste il diritto a veder corrisposte le somme versate sul conto del padre.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Francesca ha detto:

        Salve,
        gli stipendi non sono mai stati restituiti al figlio in nessun modo.
        Se non ho capito male, mi dice che i primi 10 anni sarebbero persi per la prescrizione
        ma poi mi dice che ce stato un indebito arricchimento da parte del padre senza causa, e quindi il figlio avrebbe diritto ad averli, giusto !
        Con il discorso dell’indebito arricchimento si recupererebbero anche i 10 anni di prescrizione ?
        Come dovrei procedere ?
        Cordialmente
        Francesca

        • Per quanto riguarda le somme maturato nell’arco di dieci anni, sono prescritte, potendosi invece richiedere quelle per cui ancora non è decorso un decennio. Ovviamente il calcolo lo dovrà fare considerando ogni mensilità di ogni anno.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  85. Christian ha detto:

    Buonasera, mi chiamo Christian e vi espongo quanto segue:
    Venerdi 25 novembre sono stato chiamato dalla referente dell’ azienda xxx di xxx per un colloquio di lavoro presso un corriere di xxx in quanto giorni prima avevo risposto ad una ricerca di personale, pubblicata da loro il 18 novembre.
    Ho svolto il colloquio con xxxxx qualificatasi referente xxxx per il corriere xxxx
    Nel corso del colloquio mi è stato detto che l azienda ricercava urgentemente autisti per le zone di xxxx, per far fronte alla mole di lavoro aggiuntivo preventivato per il mese di dicembre.
    Io ho riferito che attualmente stavo lavorando, che però mi sarei reso disponibile qualora risultasse di loro gradimento la mia candidatura.
    Alla fine del colloquio mi è stato dato un foglio con i documenti che lunedi 28 avrei dovuto preparare per l’ assunzione , in quanto da giovedi 1 Dicembre avrei iniziato.
    Lunedi 28 ho preparato i documenti , ed ho consegnato il tutto alla sig.ra del colloquio presso il corriere xxx di . xxx
    Contestualmente a tale consegna ho prevveduto a comunicare le mie dimissioni presso l’azienda dove lavoravo (lavoratore autonomo con 1000 euro di fisso mensile) formalizzandole il giorno 29.
    IL giorno 30 pomeriggio cioè il giorno prima dell’inizio dell’attività lavorativa alle ore 15.50 mi chiama la sig.raxxx la stessa con cui avevo fatto il colloquio e consegnato i documenti per l’assunzione dicendomi che l’azienda gli avevano comunicato di dirmi che l assunzione era bloccata in quanto erano già troppi a lavorare. ( le comunicazioni tra me e la sig.ra xxxxx sono documentabili da sms la lei inviatemi).
    Quindi, a causa di errori grossolani, ho ricevuto un danno sostanziale in quanto, ho rassegnato le dimissioni da dove lavoravo trovandomi cosi disoccupato….Posso fare qualcosa a livello legale?
    grazie in anticipo.

    i

    • In linea di principio, potrebbe agire contro la società che aveva fatto l’offerta di lavoro per responsabilità precontrattuale, avendo lei fatto affidamento sulle rassicurazioni, derivanti dal colloquio di lavoro, circa il perfezionamento del contratto e avendo quindi rinunciato ad altra sicura e già pendente attività lavorativa.
      Ovviamente si rechi da un legale di fiducia per l’esame approfondito della questione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  86. Marco ha detto:

    Buongiorno, vorrei un parere in merito ad una truffa di cui sono stato vittima. Ho acquistato un componente per PC al costo di 33o euro, con pagamento tramite bonifico al fantomatico venditore. Non essendomi stato recapitato l’articolo entro il termine stabilito ho provato a contattare il venditore via mail nonché amazon.it sul quale era pubblicata l’offerta, ed ho scoperto essere una truffa. Da quanto mi risulta, sentita la banca, il bonifico che è stato accreditato, non è in alcun modo possibile rimborsarlo se non con la volontà di chi lo ha ricevuto, oltreututto aprendo una richiesta di rimborso per sospetta truffa potrebbero venirmi addebitate delle spese da parte della sua banca, oltre al danno la beffa…
    Chiedo quindi se ci siano possibilità per riavere quanto versato, o se, data la cifra non elevata, debba rinunciare in partenza perchè mi costerebbe di più aprire una causa.
    Grazie

    • Ovviamente, la possibilità di vedere restituita la somma pagata dipende richiede la cooperazione del presunto venditore. Se, il venditore non è tale, ma si spaccia per tale, potrebbe presentare alla Polizia Postale una denuncia querela per truffa. Non mi addentrerei, invece, in assenza di sicuri elementi di identificazione del venditore (ad esempio la sua solvibilità) in una causa civile. Per approfondimenti su queste truffe, la invito a leggere il seguente articolo: la falsa vendita on line.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  87. Alberto ha detto:

    Gent.mo Avvocato,
    tra qualche giorno verrà messo in vendita a Euro 45,00 un volume con immagini di persone del mio paese, tra queste ci sono alcune che sono della mia famiglia.
    L’autore e tanto meno l’editore non ha chiesto il nulla osta agli eredi.
    Cosa posso fare a norma di legge?
    Posso bloccare la pubblicazione e la messa in vendita del suddetto volume?
    Qual’è la legge a cui posso appellarmi per tutelare tali immagini?
    Ringrazio anticipatamente per i consigli e porgo distinti saluti.

    • Gentile Sig. Alberto,
      salvo alcune eccezioni, l’immagine della persona costituisce un dato atto ad identificare la persona univocamente e per il trattamento dei dati personale è richiesto il consenso dell’interessato o nel caso di specie degli eredi. Non può bloccare la pubblicazione del libro, ma può diffidare formalmente sia l’autore che l’editore intimandogli di astenersi dal pubblicare la foto dei vostri parenti e preavvertendo che in difetto sarete costretti ad agire in via giudiziaria per il risarcimento dei danni subiti per violazione della privacy e del diritto all’immagine, e che provvederete altresì a comunicare, con esposto, l’accaduto all’ordine dei giornalisti affinchè avvii un procedimento disciplinare a capo dei responsabili.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Alberto ha detto:

        Chiarissimo Dott. Francesco Meatta,
        buonasera La ringrazio per i consigli, nella mia precedente avevo dimenticato di dire che, il sottoscritto è un fotografo professionista, pertanto conosceva in parte la legislatura in materia.
        Adesso è più chiaro tutto il quadro.
        Se con le buone non dovessi arrivare ad un accordo, passerò alle vie legali con il suo aiuto.
        La ringrazio e porgo distinti saluti.
        Alberto

  88. Peppe ha detto:

    Buongiorno. Abito in un appartamento al 1° piano, composto da 2 condomini (io compreso). Invece al pian terreno sotto di me è ubicato un magazzino di un esercizio commerciale presente nelle vicinanze. Il predetto magazzino con saracinesca viene aperto per almeno 20 volte al giorno, incominciando dalle 7.00 del mattino, alle 15.00 del pomeriggio e finire alle 19.00 di sera, impedendoci il riposo la mattina ed il pomeriggio, poiché l’apertura della saracinesca provoca un rumore assordante che ci fa svegliare all’istante. Faccio presente anche, che faccio i turni di notte e quindi la mattina non posso assolutamente riposare. Purtroppo al rimanente inquilino del secondo piano tutto ciò non reca disturbo. Il mio quesito è questo, posso intraprendere un’azione legale (civile o penale) nei confronti del proprietario del magazzino in modo tale da fargli collocare un infisso in alluminio evitando di aprire in continuazione la saracinesca? Eventualmente nella causa che possibilità ho di vincerla e che spese legali eventualmente dovrò affrontare? Si gradiranno anche riferimenti normativi della problematica in questione.
    Grazie attendo risposta

    • La risposta è affermativa, e l’azione da intraprende è quella inerente l’inibizione di rumori molesti. Tenga presente, tuttavia, che affinchè possa avere possibilità di vittoria in giudizio è necessario che i rumori superino la soglia della normale tollerabilità e che a tal fine va richiesta una Consulenza tecnica al Giudice. Non sempre i risultati della perizia sono in linea con le aspettative di chi ha promosso la causa. fatta questa doverosa premessa, direi che c’è questa possibilità anche perchè il titolare dell’esercizio commerciale dovrebbe adottare le cautele necessarie a ridurre i rimuri.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  89. marcello ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei un vostro parere legale sulla seguente questione riguardante un mio amico: nel 2012 ha aderito ad un ricorso collettivo promosso da un’associazione di consumatori per impedire ai non abilitati la partecipazione al concorso docenti indetto nel 2012.
    Il ricorso poi è stato respinto e il mio amico si è visto recapitare la cartella di equitalia per tutte le spese processuali. La cartella è stata spedita a lui in quanto era il primo della lista dei ricorrenti iniziando per a il suo cognome.
    La domanda è: cosa può fare il mio amico per non pagare lui solo le spese processuali del ricorso?
    Grazie

    • Intanto, inviterei il suo amico ad informarsi bene con gli altri ricorrenti, perchè dubito che equitalia abbia notificato la cartella esattoriale solo ad uno di essi, ben sapendo che la responsabilità è solidale ma che c’è il rischio che taluno possa non riuscire a pagare l’intero. Di solito equitalia, a fronte di debiti in via solidale, notifica la cartella a tutti i debitori e tutti sono obbligati per l’intero verso equitalia.
      Nel contempo, posto che la responsabilità è in tal caso solidale, il suo amico può inviare diffide di pagamento per le rispettive quote a tutti gli altri ricorrenti, costituendoli in mora ove non pagassero per i danni derivanti dall’esborso di una somma di denaro per l’intero. In altri termini, resta salva l’azione di regresso, oltre al risarcimento dei danni verso gli altri.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  90. Claudio ha detto:

    Buongiorno Avvocato, avrei la necessita di un parere legale, poichè la moglie del mio ex socio di una SRL in cui ho fatto l’amministratore per 15 mesi, ha preso delle contravvenzioni con l’auto che era intestata alla società, e non avendola pagata continuano ad arrivare al sottoscritto i relativi verbali, ora il mio ex socio ha eseguito un concordato fallimentare personale per cui non avendo niente intestato penso si difficile recuperaredei soldi, mentre invece con la moglie sarebbe piu semplice,Domanda: è fattibile una causa alla signora?

    • Onestamente, la vedo molto difficile, anche perchè, almeno avrebbe dovuto comunicare, al momento della notifica dei verbali chi fosse alla guida dell’auto. Però, se ha prove che fosse proprio la signora alla guida dell’auto, potrebbe provare ad agire in rivalsa contro la stessa dopo aver pagato le contravvenzioni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  91. vale46 ha detto:

    buongiorno,ho un dubbio enorme,sono stato seguito da un legale per quanto riguarda una causa penale inerente all art.186(guida in stato di ebrezza)il tutto si è svolto con 2 udienze e la sentenza dove sono stato assolto perché il fatto non sussiste e fino a qui i siamo.il legale che io pensavo fosse di fiducia mi ha chiesto inizialmente di pagare una cifra di 16.000,00 euro che però scontati al 50% sarebbero stati 8.000,00 euro e con un ulteriore sconto il totale da pagare ammonta a 6.000,00 euro e se non accetto manderà in riscossione i 16.000,00 euro iniziali.sinceramente mi sembra un tantino esagerato e vorrei sapere come devo comportarmi.grazie

    • Non entro nel merito della parcella che le è stata chiesta. L’unico consiglio che posso darle è quello di parlare con il suo legale e trovare un accordo bonario magari rateizzando la somma.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  92. Stefano ha detto:

    Buon giorno , ho letto che fornite consulenze legali gratuite e volevo chiedere il Vostro parere in merito a una cosa che mi è successa il mese scorso . A fine settembre ho acquistato una casa del valore di circa 60 mila euro , i vecchi proprietari mi avevano assicurato ( con tanto di cartellina piena di documenti ) che l’impianto di riscaldamento autonomo ( caldaia a gas ) funzionasse perfettamente . Ai primi tentativi di accensione della caldaia ( circa due settimane dopo che siamo entrati in casa per fare dei lavori di ristrutturazione ) questa ha mostrato chiari sintomi di malfunzionamento ( si accendeva per 1-3 minuti dopo di che iniziava un “ ciclo “ in cui cercava di accendersi e non riusciva). Ho riferito subito la cosa ai vecchi proprietari chiamandoli e mandando loro un video per far vedere il malfunzionamento. Loro sono venuti e hanno detto che è normale per via di pressione bassa dell’acqua e altre scuse . Io ho deciso di chiamare un tecnico specializzato per pulire la caldaia e vedere anche per quale motivo non funziona come dovrebbe . Il tecnico mi ha detto che la caldaia è guasta e mi ha fatto un preventivo di 320 € per sostituire la scheda che era guasta(guasto confermato anche da un secondo tecnico che ho chiamato successivamente). Dopo essermi consultato in famiglia abbiamo deciso di cambiare la caldaia direttamente ma volevo almeno farmi ridare i soldi che avrei dovuto pagare per la manutenzione della caldaia visto che ho pagato per una cosa che doveva funzionare e che ho notato il guasto ai primi tentativi di accendere la caldaia. Ho chiamato i vecchi proprietari e ho detto loro che il fatto che voglio cambiare caldaia è un problema mio , ma che mi devono dare almeno i soldi per la manutenzione della caldaia visto che mi avevano garantito che fosse funzionante. Loro invece hanno detto che non ne vogliono sapere niente . Come posso procedere in questo caso ? Ho letto su internet vari articoli sui vizi nella compravendita ma ho ancora le idee confuse . Se mi potete dire ,anche a grandi linee, quali diritti ho e come posso farli valere nei loro confronti e se vale la pena per 300 € di avviare pratiche legali mi fareste un enorme favore. Grazie e buona giornata.

    • A tutela del compratore sono previsti due azioni: la risoluzione del contratto o l’azione estimatoria per la riduzione del prezzo. Ma trattandosi di un danno di €. 300,00 e di un vizio che non altera in modo funzionale nè il valore del bene nè il suo uso la invito a riflettere sull’opportunità di avviare una procedura legale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  93. Laura ha detto:

    Buonasera Avvocato,
    Vorrei un consulto on-line gratuito
    Io e mio sorella siamo le eredi del nostro defunto padre, volevamo sapere se rinunciando all’eredità rinunciamo anche ai ratei di pensione d’invalidità non riscossi che a breve ci verranno erogati dall’INPS

  94. rocco ha detto:

    Buon giorno avvocato
    vorrei un parere legale gratuito.
    nel 1987, ho avuto un incidente stradale come vittima , nel 1988 INPS a fatto surroga con l’ articolo 14 legge 222 del 14 giugno 1984 ,contro chi ha causato l’incidente, per darmi la pensione di invalidità. Ho avuto la pensione di invalidità dal 1988 al 1993 , e assegno di invalidità fino al 1996. Poi basta.
    Da quel giorno, ho cercare un lavoro, poi trovato.
    Le mie domande sono queste, dove è finito il denaro prese dall’ inps con la surroga ? fosso riavere io o i miei eredi , in qual’sia modo, il denaro preso dall’ inps ? mi spetta la pensione o assegno ?
    Mi scusi se non sono chiaro, ma ho problemi a scrivere.
    grazie

    • L’INPS, in qualità di ente che eroga le prestazioni per invalidità e inabilità derivanti da fatto illecito del terzo (come ad esempio l’incidente stradale) ha diritto di surroga, ovvero di recuperare le somme liquidate fino a concorrenza del loro ammontare, nei confronti del terzo responsabile. Da questo assunto, costituente un punto cardine della normativa di settore, emerge che l’INSP può aver recuperato le somme solo nei limiti in cui le sono state a lei erogate. Di conseguenza, l’INPS non dovrebbe aver ricevuto nulla più di quanto ha corrisposto per la sua pensione e per il suo assegno di invalidità.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Diego ha detto:

        Salve
        sto compilando una domanda online per un concorso pubblico ove chiede di “indicare di non aver riportato condanne penali e di non avere procedimenti penali in corso; in caso contrario, indicare le eventuali condanne penali riportate, anche se sia stata concessa amnistia, condono, indulto o perdono giudiziale, applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 c.p.p., non menzione, e/o i procedimenti penali pendenti”;

        Io molti anni fa ho avuto una sentenza di patteggiamento usufruendo di una sospensione condizionale della pena (non per un reato a danno di amministrazioni pubbliche), da cui l’estinzione del reato dopo 5 anni non avendo commesso un nuovo reato della stessa indole.
        Se non ricordo male avrei anche ottenuto il beneficio della non menzione, quindi secondo Lei devo indicare o meno la condanna penale riportata dopo applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 c.p.p.?
        Grazie dell’eventuale risposta
        Distinti Saluti

  95. Simona ha detto:

    Buongiorno, vorrei una consulenza online gratuita relativamente alla seguente problematica..
    Sono socia assegnataria di un alloggio in un coop. edilizia a proprietà indivisa. Un socio, anch’esso assegnatario (nessuno di noi è ancora proprietario) ha intenzione di ampliare il proprio alloggio usufruendo del cd Piano Casa. Tuttavia, per effettuare tali lavori di ampliamento, ha necessità di acquisire anche una buona parte della cubatura rimanente, che interessa l’intero stabile sottraendola, indelebilmente, alla restante parte della compagine sociale. Le mie domande:

    a) l’eventuale approvazione di una delibera assembleare per la cessione di cubatura deve essere adottata all’unanimità?
    b) è possibile cedere la cubatura, calcolata sull’intero immobile (quindi anche sulle parti comuni dell’edificio la cui godibilità è di tutti) trattandosi di una cooperativa edilizia a proprietà indivisa?

    Immagino abbia compreso dal tenore del mio scritto che io non sono assolutamente concorde nel cedere questa cubatura (neppure a titolo oneroso).
    La ringrazio infinitamente per il tempo che vorrà accordarmi nel fornirmi la sua autorevole risposta in merito ai quesiti proposti.

    • La risposta in realtà è già insita nella sua domanda. Società cooperativa edilizia con proprietà indivisa: sta qui il punto, la proprietà indivisa comporta la necessità dell’unanimità nell’adozione della delibera, salve diverse disposizione, di cui andrebbero valutate la legittimità, dello statuto e atto costitutivo della società.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  96. Elettra ha detto:

    Buongiorno, avrei bisogno di un consulto legale. Devo comprare casa con il mio compagno (non siamo sposati e nemmeno coppia di fatto per il momento) e siccome io metterei il 50% del valore dell’immobile e lui si farebbe un mutuo per il restante 50% vorrei capire come tutelarmi dato che la casa verrebbe cointestata a inoltre io farei da garante sul suo mutuo e in caso di mancato pagamento sarei io a dover pagare. C’è una clausola notarile che si può applicare al momento della firma della compravendita? O si può fare un documento da far poi firmare da un notaio o da un giudice di pace dove in caso ci lasciassimo avrei qualche tutela essendo io la più a rischio in questa situazione? Grazie mille.

    • Mi dispiace, ma non è questione di clausole. Il problema di fondo è che il tipo di accordo tra lei e il suo compagno non è molto equilibrato. Questo, in realtà lei l’ha già intuito, e forse, per scrupolo verso il suo compagno non l”avrà apertamente manifestato. Se li paga il 50%, questo significa che metà della casa è già stata saldata. Con il mutuo sulla restante metà, voi diventate subito comproprietari, ma nei fatti l’altra metà non sarà vostra fin quando non sarà stato estinto il mutuo. Ed è qui che nasce il problema. Se lei fa da garante per il mutuo, è indubbio che assume una duplice obbligazione all’atto di perfezionare la compravendita: da un lato si è obbligata e ha adempiuto all’obbligazione di versare il 50% del prezzo dell’immobile, e dall’altro lato ha assunto anche l’obbligo di pagare il mutuo ove il suo compagno non possa o non voglia. Di converso, il suo compagno, pur ricevendo il 50% della casa sin da subito, si trova solo con l’obbligazione principale di pagare il mutuo.
      Il mutuo ha mediamente una durata di 10/15 per arrivare fino ai 25 o 30 anni. Lei capisce che il lasso temporale è comunque lungo e quello che può accadere, tra licenziamenti eventuali o dissidi della coppia, è estremamente difficile da prevedere.
      Nel caso di coppie di fatto, raramente consiglio di acquistare in comune un immobile.
      Se vi lasciate, le tutele sono ben poche: vendere casa, saldare il mutuo restante, e se il residuo del ricavato della vendita è sufficiente, rientrare della somma spesa all’inizio.
      In bocca al lupo e crepi il lupo.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  97. Matteo ha detto:

    Buongiorno,
    avrei bisogno di un parere legale in merito al seguente problema.
    Alcuni anni fa la mia attuale ragazza ha avuto una relazione “extraconiugale” ed è rimasta in cinta. Non c’è alcuna certezza su chi sia il vero padre biologico anche se 99 su 100 si presume non sia io!!
    In ogni modo io ho comunque riconosciuto il figlio infatti porta il mio cognome (tengo a precisare che non siamo sposati, ma conviviamo da diversi anni 7/8).
    Il vero padre biologico, può o potrà in qualche modo intromettersi? Ha qualche tipo di diritto in tutto ciò? tenendo presente che non si è mai fatto avanti ed essendo a conoscenza all’epoca dei fatti della gravidanza.
    La ringrazio.

    • Il problema non è se il vero padre biologico potrà o vorrà intromettersi. Partiamo dal presupposto che non avendo voluto riconoscere il figlio ed avendolo abbandonato, non potrebbe avanzare richieste assurde come un affido condiviso, o il diritto di frequentare il minore. Il padre a tutti gli effetti, in ragione del riconoscimento, è lei e solo lei.
      Il problema, invece, può essere la volontà di vostro figlio (e parlo di vostro figlio, proprio perchè penso che i figli sono tali per chi li cresce e li ama), di conoscere l’identità del padre biologico, ed agire per ottenerne il riconoscimento di paternità con conseguente disconoscimento di paternità nei suoi confronti.
      Ad oggi, il padre biologico non ha strumenti per intromettersi nella vita di vostro figlio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco meatta

  98. davide ha detto:

    Buonasera avvocato, volevo chiedere gentilmente e gratuitamente un’informazione in merito a questa situazione. Praticamente i miei genitori ( sposati in comunione dei beni ) avevano fatto un mutuo per acquistare una casa anni fa;mio padre non ci aveva detto che sulla casa era stata messa un’ipoteca e che non riusciva a pagare delle rate e la banca purtroppo non ha fatto l’assicurazione sulla vita di mio padre ( come si fa ad un uomo di 45 anni non fare un’assicurazione per un mutuo di 30 anni? ); fatto sta che è venuto a mancare per cause naturali qualche anno dopo; con l’articolo 540 del cc posso continuare la nostra permanenza in casa con mia madre?

    la ringrazio infinitivamente

    • Non riesco a comprendere il motivo che alimento il suo dubbio in merito alla permanenza con vostra madre nella casa familiare. L’articolo da lei citato fa riferimento semplicemente alla riserva del diritto di abitazione in capo a vostra madre, seguendosi per il resto le ordinarie regole sulla successione ereditaria. Ciò che resta difficile da comprendere è il collegamento con il mutuo acceso per l’acquisto della casa. Le regole sulla successione ereditaria prevedono infatti che con l’accettazione, senza riserve dell’eredità, voi ereditate anche il debito derivante dal mutuo e quindi subentrate nel contratto con relativo obbligo a corrispondere le rate.
      Semmai il problema, che prescinde dalla successione, può derivare dall’ipotetico mancato pagamento del mutuo. In tal caso, infatti, la banca con la decadenza dal beneficio del termine, chiederebbe il rientro immediato di tutta la somma mutuata e, in difetto di pagamento, potrebbe agire con l’azione esecutiva immobiliare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • davide ha detto:

        difatti la banca chiede il pagamento del mutuo. Nel caso in cui non si fosse accettata l’eredità cosa poteva succedere?

        • Se non accettavate l’eredità, avreste dovuto fare una vera e propria rinuncia all’eredità, caso nel quale almeno voi figli eravate esonerati da ogni obbligo, discendente per successione ereditaria, nei confronti della banca, restando invece il problema per vostra madre comproprietaria dell’immobile.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

          • davide ha detto:

            grazie mille per le sue gentilissime risposte.
            avrei un’ultima domanda.. la banca può comunque ” mandare fuori di casa ” mia mamma e vendere la casa? se mia mamma non avesse accettato l’eredità? comunque penso che le spetterebbe la casa vita natural durante

          • Sua madre ha diritto di abitazione sulla casa, ma la banca in caso di omesso pagamento del mutuo, attivando la procedura esecutiva sull’immobile, può mandarlo in vendita all’asta. In quel caso, sua madre abitante nell’immobile non potrebbe opporre ai nuovi proprietari il suo diritto di abitazione, essendo lo stesso una garanzia del coniuge superstite contro gli altri eredi che acquisiscono per via successoria la rispettiva quota di proprietà.
            In altri termini, la riserva del diritto di abitazione ha questa funzione di garanzia per il coniuge superstite. I figli concorrono pro quota sull’immobile: se uno di essi volesse attraverso la divisione della comunione ereditaria mandare via la madre, non potrebbe farlo. Nè ad esempio potrebbe pretendere dalla madre il pagamento di qualcosa di simile ad un indennità di occupazione dell’immobile.
            Ma chi acquista l’immobile, seppure all’asta, non entra in questo gioco di garanzie, e quindi potrà agire giudizialmente per ottenere la liberazione dell’immobile.
            Se sua madre non avesse accettato l’eredità, l’unica differenza è che non avrebbe avuto la quota acquisita in via successoria, ma avrebbe mantenuto il suo 50% originario.
            Cordialmente
            Avv. Francesco Meatta

          • Angela ha detto:

            Scusate se mi intrometto, ma è un caso simile a quello che sto vedendo; quindi,praticamente, tenendo conto il diritto di abitazione del coniuge superstite e che segue l’iscrizione ipotecaria volontaria della banca e nel caso in cui ci fosse stata la rinuncia all’eredità, se ho capito bene la banca può comunque vendere la casa all’asta, ma comunque con la madre dentro con il diritto di abitazione? la madre in questo caso, come può difendersi? quali articoli potrebbero aiutarla?

          • Probabilmente non sono riuscito ad essere chiaro. Quello che intendevo dire è che il diritto di abitazione del coniuge superstite non può in alcun modo impedire alla banca di agire esecutivamente con pignoramento dell’immobile.
            Con la vendita all’asta dell’immobile, se il diritto di abitazione è stato trascritto nei registri immobiliari prima dell’iscrizione dell’ipoteca, il coniuge superstite può opporre al terzo acquirente il diritto di abitazione, e il terzo acquirente non potrà liberare l’immobile. E’ evidente che in questo caso, il prezzo di vendita all’asta sarà molto più basso, perchè risulterà il vincolo derivante dal diritto di abitazione.
            Ma se, e questo era il caso dell’utente di prima, il diritto di abitazione non sia stato trascritto anteriormente all’iscrizione dell’ipoteca, ipotesi frequente quando si tratta di ipoteca di primo grado conseguente ad un mutuo fondiario per l’acquisto dell’immobile, in tal caso, il coniuge superstite non potrà opporre al terzo acquirente il proprio diritto di abitazione e quindi il terzo acquirente potrà agire giudizialmente per liberare l’immobile.
            Cordialmente
            Avv. Francesco Meatta

          • Angela ha detto:

            guardando in alcuni siti ho trovato questa affermazione:

            ” 1. non è necessaria la trascrizione per l’opponibilità ai terzi (salvo che si tratti di bene ipotecato prima del sorgere del diritto di abitazione), in quanto il diritto viene acquisito al patrimonio per effetto di un legato ex lege;”

            l’articolo 540 è stato acquisito dopo l’ipoteca, con la morte del marito; comunque è stato trascritto nella perizia.

            tuttavia da quello che ho capito, la banca puo comunque procedere a far lasciare l’abitazione..

            la ringrazio per il tempo dedicato

  99. Abdo ha detto:

    Buonasera ,sono uno studente del corso di laurea magistrale in ingegneria in una universita italiana molto nota. dato che usufruisco della borsa di studio ,ho il diritto all’alloggio in una delle residenze per studenti .

    Durante la mia permanenza in una di queste residenze universitarie ho avuto molti problemi col DSU , in quanto sono stato obbligato a stare in una stanza piena di muffa e di funghi ,al punti che ho preso una infezione alpiede ,nonostante altre stanze fossero libere e disponibili. Ho dovuto fare una visita da un medico per questo motivo. Il manager del DSU non si è interessato alle mie lamentele nè riguardo alle condizioni della stanza nè riguardo ad altre problematiche relative alla disobeddienza delle regole da part edi altri studenti (come il fatto che si ubriacavano e ascoltavano musica a volume altissimo fino alle tre di mattina e bussavano ubriachi alla mia porta ) .

    do you really want to talk about other students ?? cos i amtraslating and what i feel is that they will think this guy is just antipatico secchione guy who wants to make problems…i hope they will get seriously my dear…ayway i continue

    A questo si è aggiunto (fortuna mia 🙂 ) il fatto che ,sempre nella stanza non esattamente in condizioni ottimali ) hanno mandato un ragazzo che ,anche qui ,a dispetto di ogni regola , non ha mai pulito nè la stanza in comune nè il relativo bagno e che non ha mai tirato lo sciacquone del water per tutto il periodo della permanenza (durata molti mesi )

    Dopo aver cercato invano di parlare con questo ragazzo anche stavolta mi sono rivolto al DSU e ,come per la precedente situazione dell’infezione o anche di piu ,il manager del DSU è stato indifferente (nonostante sia entrato in camera e abbia visto in che condizioni versasse la camera- e l’igiene del bagno ) costringendomi per tutta risposta ad abbandonare la stanza di quella struttura e ad andare in una struttura che dista 45 minuti dalla mia facoltà ,pur ,ripeto ,essendoci altre camere disponibili nella struttura in cui mi trovavo.

    Voglio inoltre segnalare che non ci sono mezzi di trasporto diretti che si recano in facoltà ma devo comunque camminare a piedi ,cambiare mezzo etc

    Detto ciò ,potendo dimostrare ampiamente ciò che sto asserendo dato che ho nelle mani la diagnosi del medico , le email da me inviate al DSU ,e addirittura foto e video delle condizioni di quella che era la mia stanza e relativo bagno , vorrei sapere se posso fare causa al DSU ,come devo procedere e chi mi puo aiutare

    E ,se dato che sono uno studente ,potrei usufruire del patrocinio gratuito.

    LA ringrazio infinitamente per l’attenzione e attendendo risposta le porgo i miei distinti saluti .

    • Con una causa per risarcimento danni, onestamente, andrei cauto. In primo luogo, dovrebbe valutare insieme al suo legale se effettivamente il danno che lei ha subito, in particolare l’infezione contratta, sia direttamente imputabile, con nesso di causalità, all’assenza di igiene e cattiva custodia dei locali che comunque sarebbe da imputare ai coinquilini. Indubbiamente, i responsabili della struttura hanno omesso di agire tempestivamente, poichè i regolamenti che normalmente vengono fatti sottoscrivere per l’accesso alle residenze universitarie prevedono l’adozione di provvedimenti disciplinari che vanno dal richiamo, al trasferimento d’ufficio in altra struttura, ovvero alla decadenza dal diritto a fruire dell’alloggio. Oltre tutto, va valutato che i suddetti regolamenti normalmente prevedono che in caso di incompatibilità ambientale tra un inquilino e gli altri, possa essere disposto il trasferimento presso altro alloggio. Ora, da questo punto di vista, i responsabili, anche se tardivamente, hanno disposto, in realtà il suo trasferimento. Lei, giustamente, si lamenta del fatto che l’hanno trasferita in altra struttura distante dall’università. Un pò come se avessero voluto penalizzare lei, invece dei coinquilini rimasti senza conseguenze disciplinari.
      Nulla questio, sulla tardività e, sotto alcuni aspetti, inopportunità del tipo di interventi adottati dai responsabili della struttura.
      Da qui, ha riconoscere fondata e opportuna una causa di risarcimento danni il passo è molto più lungo.
      Comunque se è sua intenzione approfondire la questione, il consiglio è:
      – trovare un legale al quale spiegare nel dettaglio tutta la situazione affinchè le possa dire se conviene o meno agire con una richiesta risarcitoria
      – potrà recarsi, per quanto attiene al gratuito patrocinio, presso l’ordine degli avvocati del luogo in cui si trova dove consulterà un elenco con gli avvocati iscritti nell’albo degli abilitati al patrocinio a spese dello stato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  100. Zingale Sara ha detto:

    Salve,
    Avrei bisogno di un Vostro parere legale gratuito.
    Mi è stato consegnato una comunicazione di fermo amministrativo sulla mia auto.
    Il fermo si riferisce ad un verbale del 22/01/2010 notif il 19/03/2010 inoltre sono comprensivi spese per maggiorazione ritardato pagamento ex art 27 l.689/81.
    Inoltre sono comprensive spese per ingiunzione di pagamento avvenute negli anni a seguire ma io non ho mai ricevuto nulla.
    Vi sono poi le spese di preavviso fermo del 04/04/2016 notifica che non ho mai ricevuto.
    E infine le spese di iscrizione fermo. Tot da pagare 2086,00 euro.
    Cosa posso fare? Le multe non vanno in prescrizione dopo 5 anni? Sono tenuto al pagamento? Se si è possibile far togliere le spese di maggiorazione per il fatto che non ho mai ricevuto nulla?
    la ringrazio anticipatamente
    Cordiali saluti

    • Il diritto a riscuotere si prescrive nel termine di 5 anni dal giorno in cui è stata commessa l’infrazione. Il termine di cinque anni si interrompe, però, ogni qual volta viene notificato al debitore un atto amministrativo conseguenziale. Di regola, il primo atto che viene notificato è il verbale di accertamento con cui viene comminata la sanzione pecuniaria. Nel suo caso, sarebbe stato notificato in data 19.03.2010. A seguire, sarebbe stato notificato il provvedimento di ordinanza ingiunzione di pagamento. Qui abbiamo un primo problema. Bisogna verificare se è stato notificato nel termine di 5 anni dal 19.03.2010 data di notifica del verbale di accertamento primo atto interruttivo della prescrizione. Ove, fosse stato notificato successivamente al 19.03.2015, in tal caso il diritto alla riscossione sarebbe prescritto in partenza e, di conseguenza, sarebbero invalidi gli atti successivi: preavviso di fermo, e fermo amministrativo. Ulteriore questione da verificare è se l’ordinanza ingiunzione sia stata notificata correttamente. Lei assume di non averla mai ricevuta, ma ove fosse stata notificata in assenza del destinatario, l’ufficiale giudiziario avrebbe potuto provvedere ad una notifica ex art. 140 o 143 cpc. Se l’iter per la notifica non è stato rispettato, in tal caso l’ordinanza ingiunzione sarebbe come mai notificata e quindi di nuovo avremmo la prescrizione del diritto.
      Stesso discorso vale per il preavviso di fermo, almeno quanto alle considerazioni inerenti la notifica dello stesso.
      Se lei è sicura che non le siano stati notificati i suddetti atti, ovvero che siano stato notificati ma omettendo il rispetto della procedura di notificazione, in tal caso può impugnare il provvedimento del fermo amministrativo e quali atti presupposto dello stesso il verbale e i successivi atti, per far dichiarare ed accertare la prescrizione del diritto dell’ente impositore alla riscossione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Sara ha detto:

        Più che dire sicura di non aver ricevuto nulla posso essere sicura di non aver ritirato nulla. Avevo la residenza in quel l’abitazione ma non era il mio domicilio pertanto non è stato ami ritirato nulla. Quindi questo non porta alla prescrizione immagino. Ma posso lo stesso rivolgermi ad un giudice di pace per farmi “togliere” la parte maggiorativa? Mi è stato consigliato questo.
        Io non sono proprio in grado di pagare questa multa… Avendo già delle dilazioni di pagamento in corso…
        La ringrazio per la disponibilità
        Cordiali saluti

        • Se aveva la residenza anagrafica in quell’abitazione, ancorchè di fatto vivesse in altra abitazione, la notifica presumo sia stata regolare, poichè avranno proceduto con la notifica ex 140 o 143 cpc. Quello che può fare è provare a chiedere una rateizzazione degli importi dovuti.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  101. MARZIA SALADINO ha detto:

    Buongiorno, vorrei chiedere cortesemente un parere legale gratuito on line.
    Una coppia di nostri amici che ha due figli di 12 e 13 anni, si sta separando e purtroppo in modo non amichevole, Infatti spesso il marito ricorre ad espedienti per produrre prove sull’infedeltà e sull’incapacità di essere una buona madre nei confronti dell’altro coniuge.
    A tale riguardo, sono stata informata che il marito ha prodotto al giudice delle fotocopie relative ad una chat privata (su whatsapp) tra mia figlia 12enne e la loro, in quanto amiche e compagne di classe. Tale conversazione comprende anche un’altra loro amica e compagna di classe e si è svolta circa 6 mesi fa. In questa chat la loro figlia esprime dei giudizi molto negativi e pesanti sulla madre e mia figlia le risponde in modo consolatorio, senza aggiungere elementi negativi nei confronti della madre della ragazza. Queste fotocopie mi sono state mostrate dalla madre che mi ha detto che si tratta di una chat “inventata ad hoc” dal marito per tutelare i suoi diritti nella loro causa di separazione. Io e mio marito vorremmo esercitare il diritto di tutela della privacy per nostra figlia, in quanto non abbiamo mai autorizzato la diffusione di questa chat, vera o falsa che sia. La mia amica dice che tale documento è in possesso del giudice. Secondo Lei, può valere come prova in sede giudiziale anche senza il nostro consenso alla sua diffusione ? E in questo caso, dovremmo sottoscrivere qualcosa ?
    Grazie mille per la cortese attenzione.
    Buona giornata

    • Le conversazioni in questione sono avvenute tra due persone minorenni, ed il padre può sempre assumere che è entrato in possesso di quelle conversazioni esercitando il suo dovere di controllo sulle modalità di utilizzo di tali applicativi da parte della figlia. Il problema, di opportunità, sarebbe stato di oscurare, nel produrre le citate copie delle conversazioni, almeno le risposte provenienti da sua figlia, poichè rispetto ad essa non si può accampare alcun tipo di giustificazione fondata sul dovere di controllo.
      Ciò detto, le stesse conversazioni, in punto di privacy, sono fondamentalmente coperte, poichè agli atti di un Giudice, in un fascicolo in Tribunale riservato.
      Quanto al valore probatorio delle stesse, direi proprio che trattandosi di conversazioni tra due minorenni possono avere solo un valore di elemento indiziario. Un elemento da cui il giudice può far scaturire la sua decisione di approfondire ulteriormente le, presunte, problematiche comportamentali della madre con accertamenti istruttoria come ad esempio una consulenza psicologica tesa a verificarne l’idoneità genitoriale.
      Ma per giungere ad una conclusione di inidoneità genitoriale, gli elementi devono essere concreti e molto gravi: non è certo sufficiente una presunta infedeltà coniugale o anche molteplici infedeltà riguardando questo aspetto il rapporto tra i coniugi. Si può essere infedeli quanto si vuole, ma ciò non toglie che si possa, contemporaneamente, essere genitori modelli.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  102. Bianca ha detto:

    Buongiorno,
    Vorrei sottoporre la mia situazione:
    I miei genitori hanno donato l’immobile a me e mia sorella siamo gli unici eredi legittimi). Io ho, contestualmente all’atto della donazione, venduto la mia parte a mia sorella che mi sta pagando mensilmente senza interessi fino al 2029.
    Mia sorella vorrebbe liquidarmi e quindi chiedere mutuo alla banca che non lo concede essendoci di mezzo la donazione. E’ possibile revocare la donazione in modo tale poi da consentire a mia sorella di chiedere il mutuo? abbiamo sentito un notaio che non ci ha dato nessuna possibilità essendoci di mezzo la vendita della mia parte…..ma mi sembra davvero strano che non esiste un’altra scappatoia per annullare/impugnare/revocare questa donazione per procedere poi alla mia liquidazione della parte? Preciso che siamo tutti di comune accordo ad annullare eventualmente e a liquidare e i miei genitori sono entrambi in vita ad oggi.
    Grazie mille
    saluti

    • La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. La legge prevede due casi tassativi in base ai quali è possibile revocare la donazione, Art. 800 Codice Civile: La donazione può essere revocata per ingratitudine o per sopravvenienza di figli.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  103. Maria ha detto:

    Salve, mi servirebbe una consulenza gratuita, circa 6 anni fa acquistai previo finanziamento presso un istituto di credito un elettrodomestico che dopo un paio di mesi restituì con la promessa da parte del venditore che avrebbe pagato lui le rate del suddetto finanziamento che puntualmente non ne pagò neanche una, però siccome non ritenevo giusto pagare un servizio di cui non avevo usufruito ritenni opportuno non pagare ignorando i vari solleciti da parte del’istituto di credito quali atti di precetto e a varie raccomandate , successivamente questo istituto è stato acquistato da una banca e quindi ora vogliono avvalersi su alcune propietà dato che detengo secondo i dati catastali:
    2/18 di immobile di mq 60 catA/3 5 vani euro 258
    4/18 vigneto-4-5 are 12 ca – R.D. Euro 1,06 R.A. Euro 1,72
    4/18 vigneto-4-1 are 56 ca – R.D. Euro 0,32 R.A. Euro 0,52
    4/18 vigneto-3-75 ca – R.D. Euro 0,21 R.A. Euro 0,27
    4/18 sein Arbor-2-6 are 90 ca – R.D. Euro 3,03 R.A. Euro 1,60.
    L’importo finanziato era di euro 4000 ora arrivato a euro 6000, quindi la mia domanda è se rischio di perdere la casa perché non so se riesco a pagare interamente il debito ed ho timore che mi possano vendere la casa e comunque ho dimenticato di dire che all’epoca dei fatti mi è stato erogato il finanziamento senza che mi abbiano chiesto alcuna garanzia infatti non lavoravo e mi dissero che non c’erano problemi e penso abbiamo falsificato la documentazione necessaria per l’erogazione…non so come comportarmi e vorrei il parere di un esperto.
    Grazie anticipatamente

    • Per verificare se la documentazione necessaria per l’erogazione sia stata falsificata dovrebbe chiederne una copia. Fatto questo di cui avrebbe anche diritto considerato che la citata documentazione contiene dati che la riguardano personalmente. Quanto alle rassicurazioni del venditore di pagare il finanziamento, se non supportato da documentazione scritta, non ha alcun valore.
      Quindi, lei, una volta giunti i solleciti della banca, avrebbe dovuto pagare le rate, e agire nei confronti del venditore al quale per essere rimborsato dell’importo erogato alla banca.
      La banca può agire anche sulla quota di proprietà dell’immobile, ma forse con un importo del genere sarebbe preferibile attivare una procedura di transazione a saldo e stralcio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  104. Carla ha detto:

    Buonasera,
    mi chiamo carla e vorrei un parere legale gratuito. Sono vedova senza figli sposata nel 1983 in regime di comunione dei beni .mio marito ha
    una sorella che vive con la madre vedova .mio marito è deceduto il 1/02/2015 lasciandomi tutti i suoi beni
    (casa + soldi) con un testamento olografo. a distanza di pochi mesi il 17/08/2015 è deceduta la madre di
    mio marito (mia suocera). Questa mattina ricevo una lettera da un avvocato il quale mi chiede un incontro
    per parlare della quota di legittima 1/4 spettante alla madre ed ora ereditato dalla sorella.chiedo gentilmente a lei come mi devo comportare.

    • Gentile signora Carla,
      in realtà nel suo caso sarebbe spettata una quota pari ad 1/4 di legittimna alla madre di suo marito.
      Però, suo marito ha fatto testamento, e la quota di legittima dalla data del decesso di suo marito non è mai stata reclamata dalla madre. Nè mai è stato impugnato il testamento per lesione della quota di legittima.
      Ricordi che il termine per impugnare il testamento per violazione della quota indisponibile dell’eredità è di dieci anni che decorrono dall’apertura della successione ovverosia dalla morte del de cuius.
      Pertanto, ritengo che la sorella di suo marito, a distanza di oltre venti anni, abbia ben poche possibilità di vedere accolta la propria domanda, poichè è già ampiamente spirato il termine per impugnare il testamento fatto al tempo da suo marito.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  105. ALDO TIRABOSCHI ha detto:

    Buongiorno,
    mi occorreva gentilmente un vs parere legale gratuito.
    Mio fratello è venuto a mancare.
    La sua casa (indivisibile)viene ereditata da 15 persone.
    13 di queste persone sono disponibili a cedere gratuitamente la
    loro parte alla 14° persona, mentre la 15° persona vuole troppi soldi.
    Se dovessimo andare dal notaio e la 14° persona diventa proprietaria
    quindi di 162/180, può continuare a usare la casa?

    • Quello che potete fare è la cessione delle rispettive quote, ma la casa resterà in comunione indivisa pro quota, sicchè la persona che non ha ceduto la quota, ancorchè minoritaria, ha diritto a farne uso. Se reputate la somma richiesta eccessiva, potreste procedere con l’azione per divisione della comunione ereditaria, nel quale caso in corso di causa verrebbe nominato un perito per la stima dell’immobile e della relativa quota.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  106. giuseppe ha detto:

    consulenza gratuita.
    ho dato mandato a una geometra 4 anni fa per un lavoro di sanatoria edilizia di un edificio di 30 anni fa.
    dopo 4 anni la geometra non ha fatto niente e si e’ trattenuta 500 euro di caparra.
    come mi devo comportare dopo che l’ordine dei geometri mi ha detto che bastano due mesi per un lavoro simile.
    saluti

    • Un esposto all’ordine dei geometri per segnalare formalmente la situazione è un primo passo.
      In secondo luogo, formalizzare la revoca per inadempimento contrattuale del mandato conferito al geometra, riservandosi di agire per il risarcimento danni.
      Costituire quindi in mora il geometra quantificando, insieme al legale di fiducia, il danno patito e in caso di mancato pagamento, agire giudizialmente per inadempimento contrattuale e risarcimento conseguente del danno oltre la restituzione delle somme anticipate.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  107. francesco ha detto:

    buongiorno, io e mia moglie abbiamo depositato presso il tribunale di Roma la separazione consensuale.
    avremmo udienza dal giudice a marzo 2017.
    vorrei sapere qualora volessi fermare un immobile con un atto di prevendita prima della firma davanti al giudice, se lei può chiedere qualcosa, ovvero una parte dell’immobile.
    la mia intenzione è quella di fermare l’immobile con un atto di prevendita ora e solo dopo la firma davanti al giudice, effettuare l’acquisto vero e proprio con rogito e varie pratiche.
    posso fermare l’immobile (senza acquisto ufficiale) o aspettare la firma davanti al giudice?

    grazie

    • Se la separazione è consensuale, presumo che abbiate già trovato l’accordo su ogni aspetto anche economico. Inoltre, la prevendita non risulterebbe ufficialmente, nel senso che si tratta di un atto che non viene iscritto nei registri immobiliari, sicchè della stessa non vi sarebbe traccia.
      Con le dovute cautele, potrebbe anche firmare la prenotazione, ma solo lei sa quanto è stabile o instabile l’accordo trovato sulla separazione consensuale. In altri termini, solo lei può sapere se c’è il concreto rischio che sua moglie cambi idea e opti per una giudiziale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  108. Maria ha detto:

    Salve, avrei bisogno di una consulenza legale gratuita.
    Per la posa di una nuova canna fumaria è necessario intervenire sul cavedio che risulta ostruito. La nuova canna fumaria servirebbe al titolare di un locale commerciale posto al PT dello stabile, locato ai fini di un’attività di ristorazione.
    Devo necessariamente precisare che lo stabile è stato costruito e completato in diverse fasi e originariamente la canna fumaria del negozio arrivava fin sopra il tetto che era al 2.piano ma poi sono stati aggiunti ulteriori piani e i proprietari che abitano nel palazzo da più tempo affermano con certezza che i committenti della sopraelevazione del palazzo da quel momento hanno volutamente scelto di chiudere detta canna e di NON portarla fin sopra il tetto che ora è dopo il quarto piano. Questo è il motivo dell’ostruzione.
    La domanda che si pone è: dovesse rendersi necessario un intervento all’interno di uno o più alloggi per la disostruzione del cavedio, i proprietari di questi alloggi sono obbligati a far eseguire questi lavori che arrecherebbero notevoli disagi dato che si tratterebbe di spostare mobili/rompere muri, etc.?
    Ringrazio anticipatamente per il tempo e l’attenzione prestatami.

    • Consideri un principio di diritto recentemente affermato dalla Cassazione in tema di Canna fumaria. La Suprema Corte ha affermato che il proprietario di un immobile non può essere obbligato a far installare la canna fumaria lungo il muro esterno dell’immobile. Il suo caso, da quanto capisco è diverso, ma ragionando estensivamente, appare evidente che lei non può essere obbligata a far eseguire lavori che comporterebbero un notevole disagio oltre ad una alterazione dello stato dei luoghi (rottura dei muri dell’appartamento) al fine di consentire l’installazione della canna fumaria.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  109. Maria ha detto:

    Buon pomeriggio, avrei bisogno di un consulto legale on line gratuito.
    Gestisco un sito da qualche tempo ed in seguito ad un diverbio pubblico con un utente che frequenta lo stesso, sono venuta a conoscenza del fatto che questo utente andava parlando male di me privatamente agli altri utenti del sito. Questi ultimi mi hanno riferito la cosa per chiedermi spiegazioni riguardo l’accaduto, soprattutto perché l’utente in questione pubblicamente mi mostrava la sua piena fiducia,.
    Parlando quindi con l’utente in un dibattito pubblico da lui voluto per chiarire l’iniziale diverbio gli ho riferito pubblicamente che mi avevano messo al corrente del fatto che in pubblico a me diceva una cosa mentre in privato, con gli altri, un’altra, lesiva della mia figura. Premetto che io non ho pubblicato nessun tipo di messaggistica privata, né lo hanno fatto con me gli altri utenti,
    Ora questo utente vorrebbe denunciare me o chiunque mi ha riferito la cosa perché asserisce che nulla sarebbe dovuto trapelare in pubblico. Secondo il vs parere ha ragione? Sono stata ingenua io a farmi sfuggire la cosa in pubblico o posso stare tranquilla?
    Grazie mille!

    • Non credo che lei possa incorrere in qualche problema dal momento che semmai è persona offesa dell’atteggiamento denigratorio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • elisa ha detto:

        salve mi occorre una consulenza gratuita. a seguito di accertamento da parte dei tecnici enel con i carabinieri hanno rilevato il furto di energia elettrica dal mio contatore. hanno scritto il verbale. e staccato la corrente. poi l’enel mi ha inviato fattura di 5.000 euro per ricostruzione consumi per ultimi 5 anni. io vivo in quella casa con contratto di affitto da solo 2 mesi.
        volevo sapere, nell’attesa che si chiarisca effettivo importo che devo pagare, come posso chiedere il riallaccio della fornitura? vivendo da 2 mesi senza corrente

        • La fattura di €.5000,00 dovrà girarla al proprietario. Non vedo come possano contestare a lei il furto di energia elettrica se vive solo da due mesi nell’immobile.
          Difficilmente, enel provvederà al riallaccio in assenza di soluzioni. Può provare con altri fornitori. Se lei, realmente, non ha alcuna responsabilità, cosa di cui sono sicuro, contesti l’accaduto al proprietario intimando la risoluzione del contratto di locazione, il risarcimento dei danni subiti.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

    • Enrico ha detto:

      Buongiorno,
      vorrei un parere legale gratuito..
      Il giorno 07/10/2016 ho spedito una raccomandata A/R all’agenzia delle entrate di torino una dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato dichiarando il NON POSSESSO del televisore. La raccomandata è stata ricevuta 13/10/2016.
      Successivamente mi sono visto recapitare una fattura dalla società con cui ho stipulato un contratto per la fornitura di energia elettrica la quale mi chiede di pagare per il periodo che va dal 22/10/2016 al 08/11/2016 l’importo di 10.00 euro relativo al canone TV.
      Ho chiamato gli uffici della RAI facendo presente la cosa e in risposta mi è stato detto che “L’ esenzione”partirà dal 1 gennaio 2017.
      A mio modo di vedere fa fede la data dal momento in cui è stata ricevuta raccomandata. Vorrei chiedere anche il rimborso delle somme non dovute dal 13/10/2016 (data di ricevimento raccomandata) al 22/10/2016 (data inizio periodo di riferimento fattura energia elettrica).
      Sperando di fare cosa gradita porgo distinti saluti.
      Enrico

      • Il problema è che la raccomandata avrebbe dovuto essere spedita entro il 30 aprile 2016 per evitare di pagare il canone nell’anno corrente. Dopo quella data invece, l’esenzione scatta, in effetti, ma per l’anno 2017.
        Sotto questo profilo, vedo difficile l’accoglimento della sua richiesta.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

        • Enrico ha detto:

          Non sono d’accordo.. La vivo come una truffa legalizzata.. Dovrebbero usare il principio del buon senso e far applicare l’esenzione nel momento in cui il cittadino ne fa richiesta. Mi andrò a rileggere LA COSTITUZIONE ITALIANA per capire se ci sono i presupposti per una INCOSTITUZIONALITA’
          Cordialità

          Enrico

        • Enrico ha detto:

          Art. 2.
          La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
          Art. 3.
          Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
          È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

          Cordialità

          Enrico

    • monica ha detto:

      Salve vorrei un vostro parere in merito agli obblighi di risposta telefonica che ha un dipendente assente dal lavoro per malattia.
      Premetto che il dipendente ha in mano le carte e i resoconti utili a portare avanti il lavoro e per non incorrere in problemi legali legati agli obblighi contrattuali con i clienti della ditta Iil suo non rispondere blocca il lavoro e crea danni all’azienda. Basterrebbe che lui desse la propria disponibilità in modo che un collega possa prelevare le carte in suo possesso. Ma lui non risponde nemmeno ad un sms…. come possiamo tutelarci?

      • In un caso come questo, il mio consiglio, visto che il dipendente non risponde neanche agli sms, è di invitarlo formalmente, con raccomandata a/r, a far recapitare presso la ditta tutta la documentazione in suo possesso. Il dipendente, seppure giustamente a casa per malattia, aveva il dovere di lasciare presso il luogo di lavoro o di ivi far recapitare la documentazione necessaria affinchè il suo lavoro, durante la sua temporanea assenza, potesse essere portato avanti. In difetto di riscontro alla missiva, si avrebbe un inadempimento contrattuale: ergo procedimento disciplinare e sanzioni opportune.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Grazia ha detto:

      Salve, avrei bisogno di una consulenza online gratuita. Io e mio marito litighiamo continuamente per varie situazioni e lui per mettermi in difficoltà; non vuole farmi guidare le auto che abbiamo acquistato insieme; perché intestate a lui entrambe sia la proprietà che l’assicurazione. Ha diritto di fare questo o posso rivalermi in qualche modo sull’uso delle auto?

      • Gentile Signora Grazia, tralasciando il fatto che, al di là dell’intestazione, se le autovetture sono state acquistate da entrambi, lei ha pienamente diritto a farne uso, il punto su cui la invito a riflettere è quello relativo ai continui litigi con suo marito e al fatto che lui, intenzionalmente, la mette in difficoltà.
        Quello che dovrebbe considerare è più nel complesso se il rapporto coniugale abbia solide fondamenta ovvero se, invece, sia in una fase di crisi. Magari, ne potrebbe parlare con suo marito.
        Io non riesco a comprendere la sua situazione effettiva, posto che lei ha incentrato il quesito sulle autovetture. Ma, senza voler essere invasivo, la invito a riflettere. A volte, situazioni di crisi affrontate in tempo si risolvono felicemente, mentre quando certe situazioni vengono protratte nel tempo senza agire finiscono con cicatrizzarsi e divenire intollerabili.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  110. Eros ha detto:

    Buongiorno,
    mi occorreva gentilmente un vs parere legale gratuito.

    Siamo una famiglia di quattro figli e un genitore,

    – nel 2005 per motivi fiscali il genitore ha intestato una proprietà ad un fratello con un atto notarile di vendita ( vendita dissimulata)
    – nel 2011 ha fatto la stessa cosa con un altro fratello con un atto notarile di vendita

    Domanda:

    Possiamo noi 2 fratelli chiedere che le due proprietà facciano parte della futura successione oppure il genitore potrà lasciare scritto sul testamento che le due proprietà di cui sopra sono da dividere per tutti i 4 fratelli?

    Oppure quali altre azioni si possono fare?

    Resto a disposizione per quanto necessario, e anticipatamente ringrazio.

    Cordialmente.

    • Con la simulazione le parti pongono in essere un contratto (simulato) ma sono d’accordo che lo stesso non dovrà produrre alcun effetto giuridico.
      Nel caso di futura successione potete chiedere di accertare la simulazione dei richiamati atti di compravendita con la conseguente declaratoria che i relativi contratti dissimulavano delle donazioni lesive della quota di legittima.
      E pertanto in qualità di legittimari potete proporre l’azione di riduzione ex art. 546 Codice civile consistente nell’accertamento dell’inesistenza del negozio o della sua nullità. In tali casi il legittimario ha l’onere di indicare entro quali limiti è stata lesa la sua quota di riserva, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria nonché il valore della quota di legittima.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  111. lucrezia ha detto:

    Buongiorno, vorrei un parere legale gratuito.

    Ho una causa civile in corso e dura da anni quindi non saprei come va a finire se vinco io, oppure l’altra parte e in questo caso dovrei pagare dei soldi.

    Ora ho venduto una mia piccola proprietà di 27.000 euro e tra pochi giorni dovrei avere il pagamento……
    Questi soldi non vorrei farli risultare sul mio conto, in modo che se la causa dovessi perderla non possono togliermi niente….. non avendo nient’altro intestato…… cosa mi consiglia di fare?
    Posso versare i soldi sul conto di un mio parente… cioè nel momento del pagamento dare gli estremi bancari del conto del mio parente oppure c’e’ bisogno di una donazione davanti al notaio?

    La ringrazio in anticipo di una sua gentile risposta..

    • Gentile Lucrezia,
      Lei mi sta chiedendo un suggerimento che, per deontologia professionale, non posso assolutamente darle.
      Se invece, dovessimo parlare della volontà di far beneficiare di quei soldi un parente, il consiglio che le do comunque è quello di cautelarsi in modo da non trovarsi, un domani, nell’impossibilità di riavere indietro i soldi.
      Un modo semplice, potrebbe essere quello di erogare lei stessa quei soldi al parente, sottoscrivendo un contratto di mutuo gratuito infruttifero e senza interessi. In questo modo, i soldi dal suo conto verrebbero trasferiti sul conto del suo parente, chiamato a distanza di tempo, lo decidete voi, alla restituzione della medesima stessa somma.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  112. Gaetano Metisi ha detto:

    Salve, si richiede cortesemente una consulenza legale on line gratuita.
    Mi piacerebbe portare alla vostra attenzione una questione riguardante un bene di consumo molto discusso negli ultimi anni: la batteria dei telefonini.
    Ebbene, praticamente tutti i rivenditori (fisici e virtuali) sostengono l’esistenza di una presunta garanzia legale di 6 mesi sulle batterie. Forse non ho cercato bene i riferimenti normativi ma non sono riuscito a trovare alcuna legge che sancisca espressamente la garanzia di 6 mesi per le batterie (o quanto meno per i beni cosiddetti consumabili, tra cui rientrano le batterie). Ho pensato quindi che forse i vari commercianti fanno riferimento alla garanzia convenzionale (quella dei produttori) che, sarà un caso, è lunga esattamente come la durata della presunzione di non conformità. Qual è dunque la verità sulla garanzia legale delle batterie dei telefoni?

    • Gentile Sig. Gaetano, la ringrazio per la segnalazione di un interessante questione che manda in tilt tanti consumatori.
      Il problema è da un lato la scarsa conoscenza degli stessi venditori delle norme che disciplinano la materia, e dall’altro lato la loro tendenza a fare i “furbetti”.
      Quando le dicono che per le batterie del cellulare la garanzia è di 6 mesi, affermano un dato non corretto, ma nella sostanza vero.
      Mi spiego, il riferimento è sempre alla garanzia legale. Come lei sa bene essa ha durata di 2 anni dal momento della consegna del bene al consumatore. Il problema è però che la legge prevede un meccanismo abbastanza singolare e perverso di attuazione di questa garanzia legale.
      IPOTESI N.1 Il vizio si manifesta entro sei mesi dalla consegna del cellulare. In tal caso la legge presume che il vizio esistesse al momento della consegna, e di conseguenza il consumatore per far valere la garanzia non deve provare altro che il mal funzionamento.
      IPOTESI N.2 Il vizio si manifesta dopo sei mesi dalla consegna del cellulare. In questo caso, potremmo tranquillamente affermare che la garanzia legale si va a far benedire…. Difatti, in questo caso, non opera più la presunzione che il vizio esistesse sin dal momento della consegna, sicchè per far valere la garanzia legale il consumatore dovrebbe provare che il mal funzionamento sia riconducibile ad un difetto originario del bene. E’ chiaro che si tratta di una prova quasi diabolica, o comunque altamente oneroso, atteso che a tal fine bisognerebbe andare in causa dove promuovere una consulenza tecnica volta all’accertamento delle cause del difetto.
      Quindi, il venditore usa un espediente: sostiene che la garanzia non è valida dopo i 6 mesi. In realtà la garanzia è del tutto valida, ma il problema è l’inversione dell’onere della prova. Sicchè, posto che fare causa per un bene che può valere dai 700 ai 1000 euro non è molto conveniente, considerate le spese legali e le spese per nominare in corso di causa un perito di parte, e considerati anche i tempi lungi dei processi, ne deriva che, nella sostanza, il venditore “mentendo” sta comunque affermando un fatto vero.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  113. francesca ha detto:

    ho un debito con un mio commercialista ft 2014
    2015 ho cambiato commercialista ora il vecchio mi minaccia
    -il pagamento non e’ stato fatto poiche il commercialista si e’ rifiutato di presenziale ad una visita enasarco poi risultata negativa cosa posso fare
    ci sono poi piccoli contenziosi la dimenticanza di una fattura in contabilita’
    cosa suggerisce….. sono una micro ditta con problemi di liquidita in questi momenti

    • Il commercialista chiede il suo compenso. Fin qui siamo nella normalità. Lei assume negligenze e inadempimenti del commercialista. In primis, contesti formalmente le inadempienze del commercialista con lettera raccomandata a/r, costituendolo in mora per il risarcimento dei danni. Dopo di che, si tratta di vedere le mosse del commercialista. Se questi agisce giudizialmente chiedendo ed ottenendo un decreto ingiuntivo, dovrà opporsi al decreto ingiuntivo provando le inadempienze e in via riconvenzionale chiedendo i danni al commercialista.
      Più facile sarebbe provare a trovare un accordo, e forse il nuovo commercialista potrebbe aiutarla in tal senso.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  114. Antonella ha detto:

    Salve le scrivo per un consulto legale gratuito. Avendo firmato nel mese di novembre 2016 un contratto di locazione ad uso abitativo per studenti universitari della durata di 10 mesi, vorrei sapere come posso procedere nel recesso dello stesso prima della scadenza( abbandonarlo a gennaio 2017). Il contratto riporta: ” il conduttore ha facoltà di recedere dal contratto per gravi motivi previo avviso da recapitarsi a mezzo lettera raccomandata almeno 3 mesi prima della scadenza.” Posso farlo? Mi saranno rimborsate le 2 caparre date? Dovrò pagare le altre mensilità? Grazie in anticipo

    • Gentile Antonella, il preavviso deve essere di tre mesi, ma ciò che più rileva è che debbono sussistere gravi motivi per il recesso anticipato, i quali devono avere la connotazione della imprevedibilità e dell’oggettività oltre alla gravità. Ti inviterei a riflettere su questo aspetto, e valutare l’opportunità di comunicare al locatore la tua necessità di lasciare l’immobile e vedere se lui è disponibile ad una risoluzione consensuale del contratto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  115. Pasquale ha detto:

    Salve,
    sono un amministratore di un piccolo gruppo di compravendita su facebook. Negli ultimi mesi capita sempre piu’ spesso che le persone pubblichino annunci di vendita di prodotti contraffatti, indicando chiaramente che stanno vendendo delle “repliche”. Il mio dubbio è semplice: è legale in Italia vendere prodotti contraffatti come in questo caso?

    • Assolutamente no, ed il rischio è non solo per chi vende i prodotti contraffatti ma anche per voi che consentite di pubblicizzare tali offerte.
      La contraffazione a scopo di vendita costituisce illecito penale e ha anche ripercussioni di carattere civilistico.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  116. Paolo ha detto:

    Buongiorno, a mio padre è arrivata una diffida legale di pagamento da parte dell’INPS per contributi non versati tra il 1989 e il 1990 da mio nonno, quest’ultimo deceduto nel 2011. L’INPS vorrebbe rivalersi su mio padre, figlio maschio maggiore di otto fratelli. Specifico che, in punto di morte, mio nonno non ha lasciato alcuna eredità materiale. Il quesito che Vi pongo è il seguente: nel caso in cui mio padre, a distanza di 5 anni dal decesso di mio nonno, rinunciasse tramite atto notarile all’eredità (ribadisco che non vi è stato alcun lascito materiale), le pretese di pagamento da parte dell’INPS cesserebbero?

    Grazie della risposta.

    • Con la rinuncia all’eredità, per la quale siete ancora in tempo posto che il termine per rinunciare è di dieci anni dal decesso del de cuius, suo padre si considera giuridicamente come se non avesse mai accettato l’eredità, sicchè crediti e debiti non entrano a far parte del suo patrimonio. Ovvio, che se suo padre abbia in qualche modo attinto dopo la morte di suo nonno a beni, almeno quelli di cui vi fosse traccia come ad esempio i soldi su un conto corrente, del padre, in tal caso sorgerebbero non pochi problemi.
      Ma se la situazione è realmente come da lei prospettato, con la rinuncia all’eredità dovrebbe risolvere i problemi legati all’INPS.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  117. Christian ha detto:

    Buonasera
    Avrei bisogno di una consulenza legale gratuita.
    Mi interesserebbe sapere se si potesse apporre caricature di personaggi famosi ( quali sportivi, attori ecc) senza riportare il nome su capi di abbigliamento e commercializzarli.
    É possibile o si andrebbe contro i diritti di immagine?
    Grazie
    Arrivederci

    • La diffusione della immagine della persona interessata trova autonoma disciplina nell’art. 10 C.c. e nella L. n. 633/1941.
      L’ art. 10 C.c. subordina la pubblicazione dell’immagine altrui alla condizione che la stessa non rechi pregiudizio al decoro o alla reputazione dell’interessato, facendo tuttavia salve le ipotesi in cui l’utilizzazione sia consentita dalla legge.
      La L. n. 633/1941, art. 97 esclude la necessità del consenso della persona quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, ovvero quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
      La predetta disciplina costituisce espressione di un principio fondamentale secondo cui le sembianze di una persona non possono essere esposte o riprodotte contro la sua volontà.
      Il diritto all’immagine costituisce una manifestazione della libertà individuale, che si traduce nella possibilità di mostrarsi agli altri solo quando si abbia o non interesse, ed è tutelato dalla legge anche nel caso in cui la diffusione non arrechi pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’interessatoNe consegue che a norma dell’art. 10 C.c., nonché degli artt. 96 e 97 della Legge n. 633 del 1941 sul diritto d’autore, la divulgazione dell’ immagine, senza il consenso dell’interessato, il quale può, come ogni altra forma di consenso, essere condizionato da limiti soggettivi (in relazione ai soggetti in favore dei quali è prestato) od oggettivi (in riferimento alle modalità di divulgazione), è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione (sia pure intesa in senso lato), non anche, pertanto, ove sia rivolta a fini pubblicitari.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  118. Beppe ha detto:

    Cortesemente vorrei una consulenza legale on line gratuita.

    Sono legalmente separato dal 2009.
    Mia moglie ha mantenuto la residenza in quella che era la casa coniugale.
    Ho versato regolarmente l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice e mantenuto sempre con lei buoni rapporti.
    Attualmente ho la necessità di cambiare la mia attuale residenza.
    Posso riprenderla nella stessa abitazione dove lei è residente e dove ho abitato con lei prima della separazione?

    • A condizione che sua moglie sia d’accordo con lei, posto che essendo separati, vi è il rischio che all’atto dell’assunzione della nuova residenza anagrafica possano essere effettuate verifiche da parte della Polizia Municpale per accertare che lei abiti realmente in quell’appartamento. Il che espone al rischio di multe oltre che di dichiarazioni mendaci.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  119. Gregorio ha detto:

    Buongiorno, vorrei un informazione. So che per fregiarsi del titolo di Cav. (Cavaliere) nei rapporti formali (es. apporre Cav. alla propria firma), bisogna richiedere l’autorizzazione al Ministero degli Affari Esteri. Ma io vorrei sapere, in ogni caso tale “privilegio” è concesso solo agli insigniti di onorificenze della Repubblica (es. Ordine Militare d’Italia, Ordine al Merito della Repubblica Italiana) e si rischia dunque di incorrere nell’usurpazione di titolo nel caso di altri ordini cavallereschi? Entro nello specifico, un Cavaliere di Sealand (Micronazione nelle acque internazionali a circa sei miglia dall’Inghilterra), può semplicemente scrivere di esserlo sul proprio bigliettino da visita senza chiedere autorizzazioni e senza incorrere in reati? Poiché non ci si fregia del generico “Cav. Cavaliere” ma si specifica proprio “Cavaliere di Sealand”. Questo, per non incorrere nella violazione amministrativa sanzionata dalla L. 178/1951, ripeto il mio dubbio è perché ci sono pareri discordanti, chi dice che non si può fare a prescindere e chi invece dice che se si scrive precisamente “Cavaliere di Sealand” non si incorre in reato poiché non si vantano falsi titoli come accadrebbe se si scrivesse solo il generico “Cav. Cavaliere” magari generando equivoci (Cav. della Repubblica, Cav. di Malta, Cavaliere del Santo Sepolcro, ecc…). Per tanto, domanda secca, un Cavaliere di Sealand può scrivere di esserlo senza chiedere autorizzazioni (anche perché trattandosi di una micronazione non è riconosciuta) e senza incorrere in reati? Grazie infinite e buon lavoro a tutti Voi.

  120. Luca ha detto:

    Buongiorno avrei bisogno di una informazione legale in pratica vorrei sapere se avendo acquistato una casa prima del matrimonio a nome mio e anche la mia ragazza ha una casa a nome suo vorrei sapere se dopo il matrimonio diventa prima e seconda casa quindi anche le tasse da pagare come prima e seconda casa grazie in anticipo

    • Premesso che si tratta di questione da commercialista, provo a darle una risposta di buon senso. Se lei ha la residenza nella casa della sua fidanzata, allora la sua casa diventa seconda casa, e viceversa. Se ntrambi mantenete la residenza negli immobili di rispettiva proprietà, mantenete il requisito della prima casa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  121. monica ha detto:

    Buon giorno avvocato, vorrei un pare gratuito on line per favore.
    Io vivo in un appartamento con mia madre il mio compagno e nostri due bambini di 14 e 15 anni. L’appartamento è intestato a mia madre malata. Purtroppo 7 mesi fa siamo stati sfrattati per morosità condominiale, andando in via legale, non avendo mai potuto pagare la morosità abbiamo perso la causa. Ora debbo lasciare l’appartamento entro il 6 dicembre, avendo due minori e mamma malata sono andata a parlare con l’avvocato del mio proprietario per cercare di recuperare ancora tempo. L’avvocato è stato chiaro il 6 dicembre varranno con tanto di ambulanza per prelevare mia madre trasportarla in ospedale, mentre io,mio marito e i nostri figli dobbiamo lasciare il giorno stesso la casa con o senza i mobile. Ho fatto presente all’avvocato della presenza dei minori mi sono sentita rispondere che essendo mia madre l’intestataria dell’affitto e quindi avendo provveduto a mettere mia madre in ospedale di ciò che rimane o chi rimane non erano affari suoi!
    Ora io mi domando è possibile questa cosa?
    Nello stato di famiglia risultiamo tutti e 5 non solo mia madre, può davvero buttare dei minori per strada cosi?
    Sperando in una vostra risposta distinti saluti Monica
    P.S.: avevo gia mandato un messaggio alla Vostra rubrica ma ho notato che non c’era più quindi ho riformulato la domanda.
    Grazie!

    • Il collega ha fatto il suo lavoro: ovvero si è limitato ad esporle la procedura che in teoria si segue in questi casi. Ma prima che si arrivi all’intervento dell’ambulanza e della forza pubblica di solito passa molto tempo. I minori e lei siete a tutti gli effetti parte di quel nucleo familiare: non è sufficiente far uscire sua madre.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  122. Mary ha detto:

    Gentili Avvocati, sono una studentessa universitaria prossima alla laurea, si spera. Lo spero perchè l’ultimo esame rischio di non poterlo sostenere, visto che il professore ha deciso di negare l’appello per i laureandi previsto dai regolamenti universitari e dalla carta degli studenti. La prossima sessione di laurea, quella a cui vorrei laurearmi, è a gennaio, mese che coincide con la fine dell’anno accademico 2015/2016. Se il professore non istituisce l’appello e non posso laurearmi a Gennaio, per poterlo fare alla sessione successiva devo pagare la prima rata delle tasse universitarie. Tutto ciò per un solo esame.
    Qualora questo dovesse succedere, posso richiedere un risarcimento danni?Grazie e buon lavoro.

    • Il risarcimento del danno si fonda su altri e determinati presupposti e presuppone il nesso di causalità tra un fatto (o atto) e un evento. In teoria con l’inizio del nuovo anno accademico scatta l’obbligo di versamento della rata universitaria. Le consiglio di rivolgersi alla segreteria della sua università per maggiori informazioni sul punto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Mary ha detto:

        Gentile Avv.Meatta, la ringrazio per la sua risposta. Quindi io non godo di diritti? Se pago per un servizio , per studiare e laurearmi, e se questo mi viene impedito da semplice cattiveria del docente da me pagato, io non posso far nulla e semplicemente sottostare?
        Cordiali saluti.
        Mary

  123. Giovanni ha detto:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.
    Il Comune ha richiesto ad un centro di fisioterapie le date e gli orari di presentazione per la cura di un dipendente Comunale in malattia. La richiesta scritta è stata consegnata sola al centro di fisioterapia e non all’interessato.
    In virtù della legge sulla privacy il Comune non doveva inviare un’informativa all’interessato ?
    Il comune può svolgere indagini richiedendo dati personali a strutture private?
    Da premettere che il dipendente già aveva consegnato all’Ente, tutta la certificazione del medico di famiglia e il certificato del centro di fisioterapia.
    Cordiali saluti

    • Premesso che in realtà il Comune si è limitato a chiedere date e orari di presentazione presso il centro fisioterapico, e non ha chiesto alcuna documentazione sanitaria. Sotto questo profilo, se la finalità del Comune è ad esempio verificare se, a fronte di uno stato di malattia, il dipendente si è effettivamente allontanato da casa per le cure presso il centro in determinati giorni e orari, direi che il suo operato è legittimo. Altro discorso, e in questo lei può avere anche ragione, è quello relativo al dovere del Comunicare di inviare per conoscenza l’informativa richiesta al Centro anche a lei.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Giovanni ha detto:

      in questo caso si raffigura anche l’art. 323 c.p.?

  124. Luca ha detto:

    Avrei bisogno di un parere legale gratuito.
    Mi sono sposato (cittadino italiano) con una cittadina Russa residente a Dubai in Danimarca. Dopo poco meno di due mesi di matrimonio scopro mia moglie su un sito di appuntamenti tramite un app.
    Se dovessi richiedere il divorzio per questo, cosa succederebbe?
    Il mio sospetto è che lei sia solo a caccia dei documenti europei

    • Nel caso in cui intende separarsi potrebbe costituire un motivo di addebito della separazione: Rinvio all’art. 151 Codice Civile il quale recita quanto segue: ” La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  125. massimo ha detto:

    Salve, chiedo un Vostro gentile parere gratuito. Nel caso in cui volessi rinunciare all’eredità di mio padre, devo obbligatoriamente effettuare la scelta prima del suo decesso? Indipendentemente dalla possibilità che possa essere passiva (debiti)? In che modalità deve essere eseguita? Grazie

    • La rinuncia è un negozio giuridico formale, deve cioè essere compiuto con la forma prevista dalla legge a pena di nullità. Se non vengono rispettate le formalità previste dalla legge la rinuncia è invalida: il rinunciante è da considerarsi ancora un chiamato all’eredità.
      La rinuncia fatta prima dell’apertura della successione è nulla in quanto in contrasto con il divieto di patti successori (art. 458 del codice civile).
      Ai sensi dell’art. 519 Codice Civile : La rinunzia all’eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  126. luca ha detto:

    salve vorrei un parere legale in merito ad ricorso andato male.
    Ho impugnato una cartella di equitalia relativa a tassa automobilistica da 2008/2011 di euro 824 chiedendo la prescrizione in base all articolo 21 del D.Lgs. 546/92 commettendo un errore a fronte di una notifica cartella avvenuta 15 dicembre 2014 ho fatto ricorso il 15 marzo 2015 quindi dopo i 60 giorni previsti ed il ricorso é stato dichiarato inammissibile spese compensate.
    Premettendo che Ii mio legale non mi aveva avvertito del fatto che erano trascorsi i termini utili sostenendo che ci abbia provato sperando non se ne accorgessero.
    Ora cosa devo fare?Lui dice di non pagare ed aspettare 6/12 mesi che mi arrivi la stessa cartella maggiorata e di fare ricorso immediatamente su quest ultima.
    è fattibile una cosa del genere?
    Grazie in anticipo.

    • E’ possibile tale ultima soluzione prospettata. Sulla scelta tra il pagare subito o attendere nuova cartella le consiglio di ponderarla con il suo legale che ha seguito l’intera pratica.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  127. Gio ha detto:

    Richiesta consulenza.
    Cercherò di essere sintetico.
    Appartamento con nuda proprietà della figlia e diritto di abitazione del padre coniugato in comunione di beni.
    Alla morte del padre la figlia approfittando del ricovero in ospedale/centro di riabilitazione della madre (per un periodo di tre mesi e mezzo) cambia la serratura dell’appartamento impedendo alla madre di rientrare e vende l’appartamento (poteva farlo?)

    • Ai sensi dell’art. 540 Codice Civile, comma secondo: Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. In tal caso si precisa che il diritto reale di abitazione, riservato per legge al coniuge superstite (art. 540 codice civile, comma 2), ha ad oggetto la casa coniugale, ossia l’immobile che in concreto era adibito a residenza familiare. Il diritto di abitazione (introdotto con la riforma di cui alla legge 19 maggio 1975 n.151), che spetta per legge al coniuge superstite ex lege, sorge chiaramente in esclusivo riferimento alla casa che dai coniugi era stata adibita a residenza familiare (dove il concetto di residenza, di cui all’art. 43, comma secondo, codice civile, richiama la effettività della dimora abituale nella casa coniugale). Il contenuto del diritto in discorso viene poi completato dal diritto di uso sui mobili che corredano la casa coniugale, dove il corredare sta univocamente a significare che si riferisce alla destinazione in atto dei mobili di arredamento. Secondo l’opinione prevalente, la ratio della suddetta normativa è da rinvenire nella tutela non tanto dell’interesse economico del coniuge superstite di disporre di un alloggio, quanto dell’interesse morale legato alla conservazione dei rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  128. Carlo ha detto:

    Buonasera,

    mi chiamo Piero e vivo in un quartiere periferico di Roma. E’ qualche tempo che un ragazzo che abita al palazzo davanti al mio, o in moto, o in auto, o con il furgone, cerca di intimidire me o mia moglie, puntando con uno dei suddetti veicoli e schivandoci all’ultimo.
    Spesso siamo anche con nostro figlio di 1 anno.

    L’ultimo episodio risale a sabato scorso: siamo usciti da casa verso le 19. Saliti in macchina, lo vediamo sfrecciare sulla via principale con la sua moto da enduro su una ruota. Inizio la manovra di uscita dalla strada privata che da accesso ai box ad uso di entrambi i condomini e lui, avendoci preventivamente notati, e tornato indietro a forte velocità, a inchiodato sgommando a pochi centimetri dalla mia auto e ha iniziato ad inveirmi contro dicendo che ero contromano, che avevo rischiato di farlo sbattere e così via. Ero in macchina con mia moglie e mio figlio di 1 anno.

    Oltretutto, mi ha lievemente graffiato la macchina. La mia reazione è stata di totale indifferenza e me ne sono andato per evitare il peggio.

    Il padre di questo ragazzo è anche poliziotto ma gli permette ogni azione che infrange il codice della strada tipo correre con la moto, impennare, sgommare con la macchina e così via.

    Fortunatamente tra 3 settimane cambio appartamento e zona ma vorrei sapere come uno si dovrebbe comportare in questi casi.

    grazie

    Carlo

    • Gentile Carlo, in situazioni come queste, haimè sempre in aumento, è bene agire con la massima cautela ma tempestivamente.
      In questi casi, il mio consiglio è di predisporre e depositare presso gli uffici di pubblica sicurezza un esposto cautelativo, nel quale verrà spiegata nel dettaglio la situazione, non mancando di fare riferimento a tutti gli episodi verificatisi e alla presenza di un minore in così tenera età.
      L’esposto cautelativo serve a documentare una situazione di pericolo di cui non si conoscono ancora i potenziali sviluppi, allertando nel contempo le forze dell’ordine.
      Unitamente all’esposto cautelativo, invierei una missiva, raccomandata a/r, ai genitori del ragazzo per rappresentare la situazione. Anche questo costituisce un elemento che potrebbe servire ove la situazione degeneri.
      Se nonostante tutto, il giovane continui ad infastidirla e molestarla con atteggiamenti intimidatori, a quel punto, anche a tutela di suo figlio minore, non esiterei a presentare una vera denuncia querela per molestie.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  129. Pasquale ha detto:

    Salve, il mio quesito è il seguente:
    siamo due fratelli e abbiamo costituito un’impresa famigliare, uno dei due è titolare dell’impresa ma economicamente abbiamo contribuito al 50%.
    Si tratta di impresa artigiana del settore ceramica con annesso negozio per la vendita.
    La domanda che mi assilla è la seguente: può uno dei due soci impedire alla ragazza dell’altro di venire a fare una visita al fratello? Come comportarsi?

    • In teoria se la ragazza viene a fare visita a suo fratello non c’è nulla di male. Dipende dalla frequenza delle visite considerando che si tratta comunque di un luogo di lavoro e non di svago, dove devono essere rispettati precisi orari.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  130. Alessia ha detto:

    Buonasera. La contatto per un parere legale gratuito. Coppia non coniugata con figlio minore di un anno e mezzo.. La madre trova lavoro sulle navi (un lavoro importante, ora non ricordo) e lascia il figlio minore al padre. Il padre vorrebbe ottenere l’affidamento esclusivo del figlio e far togliere alla madre la potestagenitoriale perche ritiene che il comportamento della madre possa ledere l’integrità psico fisica del minore (lei rimarrà imbarcata per mesie vedrà il figlio solo quando sbarcherà). Io non credo sia possibile per il padre ottenere questo. Ma come poter regolarizzare la situazione? Va considerato che il minore staràsempre dal padre e dai nonni paterni.

    • La decadenza dalla potestà genitoriale è una misura che viene adottata solo quale estrema ratio, così come l’affidamento esclusivo, a sua volta, viene riconosciuto solo quando l’affido condiviso possa essere pregiudizievole per il minore. Ora, indubbiamente la lontananza per mesi della madre costituisce un problema rilevante, considerato che se ella dovesse stare in mare per diversi mesi, il padre potrebbe trovarsi nella condizione di non poter assumere determinate decisioni senza il consenso della stessa. Sotto questo profilo, potrebbero anche emergere elementi per l’affido esclusivo, ma, onestamente, in assenza di altri elementi di pregiudizio per il minore temo che sia difficile giungere a questa decisione.
      Il problema, nel rispondere al suo quesito, è che non vengono fornite informazioni sullo stato della coppia, ovvero eventuali condizioni di conflittualità, una separazione latente o già avviata ancorchè trattasi di coppia di fatto. Altro elemento da valutare è se il padre era d’accordo con la decisione della madre di accettare un lavoro così impegnativo dal punto di vista dei trasferimenti. Personalmente, il problema della lontananza, in assenza di altri elementi, può essere superato, almeno sotto il profilo pratico di cui parlavo poc’anzi, con un pò di organizzazione. Altro discorso va fatto invece qualora la madre della minore abbia manifestato un contegno rivelatore di una evidente inidoneità genitoriale. Fatto questo che in sede giudiziario andrebbe adeguatamente accertato anche attraverso lo strumento della Consulenza disposta dal Giudice di uno psicologo esperto in materia.
      Giova comunque rammentare che, salvo evidenti controindicazioni, è diritto precipuo del minore avere due genitori presenti non solo fisicamente ma anche nella loro capacità di saper scegliere le linee di indirizzo di vita del figlio.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • giulia ha detto:

      Grazie e cordiali saluti.

  131. cosimo ha detto:

    Ciao, vorrei un parere legale gratuito, ho presentato domandi di permesso di costruire il 20 aprile 2016, dopo k mi hanno comunicato il tecnico per istruire la pratica, ad oggi non ho avuto nessuna comunicazioni ne inerente ad integrazioni e ne a un rifiuto del permesso di costruire. Non ho ricevuto nulla dal comune eppure sono passati i famosi 90 gg, infatti ad oggi sono trascorsi 210 gg dalla data di protocollo.
    Mi chiedo posso far valere il silenzio assenso.
    Grazie in attesa di una risposta esaustiva. cordiali saluti

    • Il silenzio assenso è una procedura propria delle pratiche amministrative ed in linea di principio direi anche che può valere. Ma fatto un ragionamento in termini di costi benefici, considerando le variabili nelle procedure seguite in ogni comune, direi, tenuto conto che l’eventuale contestazione di un abuso equivarrebbe alla contestazione di un reato, che sarebbe opportuno che lei si rivolga ad un tecnico, geometra o architetto che possa valutare presso l’ufficio tecnico del comune la sua situazione al fine di evitare spiacevoli sorprese.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  132. Barbara ha detto:

    Gent.mo avvocato, Le scrivo per avere una consulenza legale on line gratuita per un problema che ormai ci affligge da quasi 3 anni e dal quale non riusciamo ad uscire.

    A settembre del 2013 abbiamo acquistato un immobile in provincia di Roma come prima casa, ma entrandone in possesso ufficialmente a Gennaio 2014. Con il precedente proprietario abbiamo fatto le volture per le utenze di luce e gas, mentre per quanto concerne l’acqua (il gestore è Acea Ato2) il proprietario precedente ci informa che l’acqua è conteggiata nelle bollette del condominio.

    Tranquilli cominciamo la nostra vita nella nuova casa, ma ben presto veniamo a scoprire che in realtà gli altri inquilini hanno tutti delle utenze private dell’acqua a seguito di una scissione fatta moltissimi anni prima (intorno al 1998/1999 addirittura).

    A questo punto ci allarmiamo e proviamo ad andare dal gestore con il numero del contatore che abbiamo sotto al lavandino per cercare di risalire a un’intestazione ma ci viene risposto che non risulta assolutamente nulla a nome del precedente proprietario o di altri. Cominciamo a mandare ad ACEA più di una richiesta per l’apertura di una nuova utenza ricevendo come risposte prima che la documentazione era incompleta, fino all’ultima risposta nella quale ci dicono che non possono aprire una nuova utenza causa indisponibilità per via del depuratore comunale saturo. In realtà in tutto questo tempo noi comunque riceviamo l’acqua, e facciamo presente che tutti gli altri inquilini hanno utenze attive. Ad un’ulteriore nostra richiesta di attivazione non riceviamo alcuna risposta.

    Ora la nostra paura è che questo contatore che abbiamo in casa possa essere abusivo e che il precedente proprietario ne fosse a conoscenza. Se ACEA venisse in casa chiamata da noi per questa famosa attivazione e riscontrasse delle irregolarità come potremmo noi tutelarci da un’accusa di furto di acqua o installazione di contatore abusivo di cui tra l’altro non sappiamo assolutamente nulla? Potrebbero imputarci tutte le spese relative agli anni dalla scissione in poi pur noi abitando lì da meno di tre anni?

    Noi vogliamo avere una nuova utenza e eventualmente saldare quanto consumato negli anni di nostra permanenza, ma la paura è dover pagare per la disonestà di altri quando sono anni che chiediamo di essere regolarizzati.
    La ringrazio anticipatamente per la risposta.

    • Situazione spinosa ed antipatica. In questi casi, pochi ma chiari consigli possono forse aiutare.
      In primis, invierei una missiva, con raccomandata a/r, al precedente proprietario con la quale da un lato esponete ciò di cui siete venuti a conoscenza, ovvero l’esistenza di un contatore sconosciuto al fornitore del servizio, e dall’altro lato diffidate il precedente proprietario a comunicarvi, con massima urgenza, i dati completi dell’eventuale (haimè probabilmente inesistente) contratto di fornitura che aveva a suo tempo stipulato, comunicando che in mancanza vi vederete costretti a presentare un esposto cautelativo presso i competenti uffici di pubblica sicurezza per cautelarvi da eventuali contestazioni di reati e che d’altro lato, eventuali spese inerenti anni antecedenti al vostro acquisto gli verranno imputati.
      Fatto questo, farei una sorta di “autodenuncia ad Acea Ato 2 rappresentando che, nonostante le loro mancate risposte per l’attivazione ufficiale di un utenza, tuttavia, vi trovate con un contatore in casa di cui non conoscete l’origine e l’eventuale legittimità (allegherei la copia della diffida all’ex proprietario e dell’eventuale esposto) e nel contempo che la vostra abitazione è regolarmente raggiunta dal servizio di fornitura idrica, chiedendo di regolarizzare la situazione.
      Anche in questo caso, missiva con raccomandata a/r.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  133. Piero ha detto:

    Egregio Avv. Le chiedo per cortesia una consulenza online gratuita, Mi e’ stato contestato un verbale ai sensi dell’art 75 del DPR nr 309/90 modificato dalla legge 40/2006 sanzione amministrativa per detenzione di sost.stupefacente ad uso strettamente personale,se nonche’ nel verbale risultano le due date di compilazione e di contesazione errate e di consegueenza l’orario ed e’ sbagliato anche il tipo di sostanza sequestrata.
    La mia domanda e’:posso formulare ricorso al Prefetto in base a questi errori o vizi di forma?

    • Gli organi di polizia che procedono alla contestazione riferiscono entro dieci giorni, con gli esiti degli esami tossicologici sulle sostanze sequestrate effettuati presso le strutture pubbliche al prefetto. Entro il termine di quaranta giorni il prefetto, se ritiene fondato l’accertamento, adotta apposita ordinanza convocando, anche a mezzo degli organi di polizia, dinanzi a se’ o a un suo delegato, la persona segnalata per valutare, a seguito di colloquio, le sanzioni amministrative da irrogare e la loro durata nonche’, eventualmente, per formulare l’invito a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo.
      Inoltre, entro il termine di trenta giorni dalla data della contestazione del verbale, l’interessato può far pervenire all’autorita’ competente, quindi al Prefetto, scritti difensivi e documenti e può chiedere di essere sentito dalla medesima autorita’. Avverso l’ordinanza con cui il prefetto ritiene fondato l’accertamento e convoca la persona segnalata puo’ essere proposta opposizione al giudice di pace, entro il termine di dieci giorni dalla notifica all’interessato.
      Pertanto, può far pervenire al prefetto uno scritto difensivo chiedendo anche l’audizione dove potrà esporre le sue contestazioni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  134. Antonio ha detto:

    Buongiorno,

    Vorrei richiedere un vs consulto/parere gratuito.

    Nel mio condominio da anni ricevo dispetti del tipo carte e spazzatura riversata dietro la serranda del mio garage oppure dietro la porta di ingresso della mia abitazione o addirittura spazzatura lanciata sulla mia auto dai balconi…la cosa viene fatta sistematicamente da anni.

    Un giorno mi sono chiuso nel garage ed ho atteso colui che riversava spazzatura e ho visto chi era un condomino di 60 anni…
    Da quel momento quando lasciava la spazzatura la spostavo davanti alla sua serranda fino a quando non è venuto a chiedermi perchè lo facevo ed ho affrontato la discussione…il soggetto nonostante ciò non si è fermato e continua nella sua pazzia….

    Come posso risolvere il problema in maniera legale?

    In attesa
    Saluti

    • Le consiglio di rivolgersi all’amministratore del Condominio, attraverso una missiva formale inviata mediante raccomandata A/r esponendo il problema e chiedendo altresì la tutela degli spazi condominiali comuni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • Antonio ha detto:

        Buongiorno Avvocato,

        Grazie della risposta, l’amministratore è stato informato più volte verbalmente del problema ed ha esposto lo stesso in assemblea dove il condomino “pazzo” era presente la il tutto continua la risposta dell’amministratore…”cosa volete da me…..!” il tutto non ha risolto il problema come posso intervenire definitivamente?
        In attesa
        Grazie
        Saluti

  135. Mario ha detto:

    Salve, ho acquistato un auto usata un anno è mezzo fa con garanzia di 1 anno, e sia durante l’anno in cui l’auto era in garanzia sia ora, riscontra sempre un problema al cambio (automatico) che blocca la macchina e che la rende inutilizzabile. l’ho portata sempre dal concessionario che me l’ha venduta il quale cambia pezzi e risolve temporaneamente ma ogni tot mesi questo problema si ripresenta sempre. (non è un danno dovuto a usura o imperizia) ma un danno esistente già dai primi mesi che non è mai stato risolto. Ora la macchina è bloccata nuovamente e un elettrauto di fiducia mi ha chiesto 1500 € per sostituzione della centralina relativa al cambio. Dato che questo difetto era conosciuto sia durante la garanzia che ora che essa è scaduta, il concessionario è dovuto a ripararla a sue spese? La ringrazio Anticipatamente!

    • Va osservato che l’art. 1490 primo comma cod. civ., nel prevedere a carico del venditore la garanzia per i vizi della cosa venduta che rendano la stessa
      inidonea all’uso cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore (c.d. vizi redibitori) e nel consentire che tale garanzia sia esclusa a
      mezzo di apposita deroga pattizia, stabilisce tuttavia al secondo comma che «Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il
      venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa». Trattandosi di problemi che l’autovettura ha manifestato sin dall’acquisto, il mio consiglio è quello di rivolgersi al concessionario chiedendo la riparazione o la sostituzione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  136. Gennaro ha detto:

    Salve,

    in merito al DPR 247/2004 riguardo la cancellazione d’ufficio dal registro delle imprese, mi chiedo: ma la Camera di Commercio che non provvede ad applicare il DPR con riferimento all’art.2 Comme 1 punto c) “Mancato compimento di atti di gestione per 3 anni consecutivi” ha la facoltà di non farlo oppure è obbligata?
    Posso cautelarmi, chiedendo la cancellazione d’ufficio retroattiva o devo fare una diffida in autotutela?
    Grazie per l’eventuale risposta.
    Saluti.

  137. Gabriele Fiorentino ha detto:

    Salve,ho prestato il motorino ad un mio amico, dato che io non lo uso dato che devo stare a casa a studiare per l’università,ma volevo tuttavia sapere visto che temo che la cosa possa prendere una piega non proprio positiva e non volevo dire di no,se fosse possibile “scaricare” la responsabilità penale sul conducente del veicolo e non sul proprietario cioè mio padre.Ho sentito e letto qualcosa riguardo il “comodato d’uso gratuito” ma non ci ho capito molto.Cerco comunque se possibile soluzioni gratuite ma accetto ben volentieri anche tutti i buoni consigli.Ringrazio anticipatamente per la sapiente risposta.

    Ps: il prestito non è fruttifero

    • Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito (in quanto se fosse pattuita una controprestazione economica sarebbe una locazione).
      Il comodatario è tenuto a custodire e a conservare la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia. Egli non può servirsene che per l’uso determinato dal contratto o dalla natura della cosa. Non può concedere a un terzo il godimento della cosa senza il consenso del comodante.Il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto.
      Pertanto le obbligazioni del comodatario, in quanto custode del bene, si atteggiano in due modi: come obblighi di manutenzione e come obblighi di custodia. In particolare, in base all’art.1808 codice civile, gravano sul comodatario gli obblighi di manutenzione ordinaria della cosa; in base all’art. 1804 codice civile, il comodatario è tenuto a custodire il bene con la diligenza del buon padre di famiglia. Si tratta di obblighi che regolano il rapporto contrattuale ed, al contempo, delineano l’ambito della responsabilità del comodatario nei confronti anche dei terzi.
      Ne deriva che nell’ipotesi di eventi lesivi, e la possibilità di evitarli postula un rapporto diretto con la cosa che si afferma in capo a colui che ne ha la custodia (il comodatario)salvo che non sussiste una posizione di garanzia del comodante, derivante in particolare dalla conoscenza e consapevolezza di un eventuale attività o uso illecito della cosa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  138. S ha detto:

    Buon pomeriggio.

    Vorrei chiedere un Vs parere in merito a una situazione verificatasi su un social che frequento poco, ma che non sembra avere opzioni di censura per impedire alla gente di continuare a inviare insulti nel senso letterale del termine, tipo ritardata, deficiente, ecc…

    In una pagina dove ero stata invitata ho sporadicamente pubblicato commenti; generalmente ero l’unica a commentare e ultimamente vedevo un utente che postava sempre lo stesso adesivo, tuttavia a seguito dell’invio di critiche verso quanto fatto in gara da atleti ho ricevuto insulti, commenti di scherno e accuse d’incompetenza inviate in primis dalla pagina stessa (che sospetto abbia invitato altra gente a darmi contro, considerato che prima non avevo mai visto tutta quella gente commentare). Essenzialmente è partito tutto da un post, dopodiché incazzata ho dato la mia sincera opinione senza inviare termini considerabili insulti su un’altra atleta, commentando quanto fosse migliore di un’altra della stessa nazione e anche lì ho ricevuto altre critiche e insulti, quando nessuno era mai venuto a dirmi nulla nei commenti positivi da me pubblicati negli anni precedenti. Nonostante io abbia anche commentato lasciando scritta l’intenzione di togliere il mi piace alla pagina e andarmene, la pagina in questione ha continuato una campagna contro di me invitando gli utenti a segnalarmi e continuando a pubblicare commenti dove m’insultava, mi dava della deficiente, dell’incompetente, della codarda e addirittura dedicandomi un intero post dopo diverso tempo dal mio abbandono. Non è tutto, ovviamente, come accennavo, mi sono arrivati insulti da molti individui che non avevo mai incrociato nei commenti di questa pagina che spamma articoli di un sito semi-sconosciuto. Gli insulti più o meno sono quelli già citati, anche l’invito a fare miei video dove facevo il lavoro degli atleti in questione, se ero tanto brava e che di certo ero un incapace, bla, bla, bla… Poi qualcuno si è anche premurato di rintracciare le mie attività e d’insultarmi presumendo che io fossi leghista, forse perché ho condiviso e messo “mi piace” a dei posti pro-no concernenti un referendum. C’è dell’altro ancora: la pagina in questione che approva gli insulti e incita la gente a darmi contro, dialogando con loro di quanto io (che ormai non posso più rispondere perché non seguo più la pagina e suppongo mi abbia anche bloccata, ma non ne sono certa) sia ignorante, codarda (codarda perché non ho risposto agli insulti insultando dei privati cittadini a mia volta?) ha espresso la volontà di “rintracciarmi” e discuteva di come trovarmi nei commenti… In più, queste persone, hanno inviato commenti su di me anche non rispondendo a me, ma proprio iniziando nuovi commenti dove non venivo “taggata”, in modo che non potesse arrivarmi nessuna notifica e quindi continuando a diffamarmi senza che io me ne accorgessi (poi per loro sfiga ho visto lo stesso i commenti in questione).

    Premesso quanto scritto (la vicenda è contorta, lo so), riassumibile più o meno con: ho criticato un atleta e poi un altro atleta commentando post con articoli su di essi (uno di questi aveva appena eguagliato un record di cadute, quindi aveva oggettivamente fatto una prestazione terribile) e ho ricevuto insulti sia dalla pagina che spammava questi articoli, sia da utenti mai visti prima, potrei presentare una denuncia o un esposto? Se si, per quali capi di accusa? E’ configurabile solo il reato di diffamazione, oppure visto l’accanimento si può rientrare in forme di cyberbullismo?

    Aggiungo anche che un solo utente è intervenuto commentando che i commenti contenenti insulti rendevano configurabile il reato di diffamazione, anche se ciò non stava avvenendo in un luogo fisico, ma in una pagina pubblica e visibile a chiunque, ma nonostante ciò mi sono arrivate svariate decine di commenti offensivi e si sono appunto messi ad insultarmi all’interno di commenti in altri post della pagina o anche iniziando nuovi commenti sotto gli stessi post dove avevo precedentemente risposto. Sono anche stata accusata di essermi cancellata per scappare, cosa non vera, visto che non ho mai disattivato l’account, pur non usandolo quasi per nulla.

    • In tali casi ricorre l’ipotesi del reato di diffamazione, non semplice, ma aggravata. La giurisprudenza di legittimità ha più volte evidenziato in diverse pronunce che il reato di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 comma terzo C.p. può essere commesso a mezzo di Internet.
      In tale casi ricorre l’ipotesi aggravata di cui al terzo comma della norma incriminatrice, dovendosi presumere la ricorrenza del requisito della comunicazione con più persone, essendo l’offesa alla reputazione altrui, per sua natura, destinata ad essere normalmente visualizzata in tempi assai ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti, ovvero utenti della rete di Internet in generale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  139. Eds ha detto:

    Salve’ gentile avvocato avrei bisogno di un consiglio legale gratuito.
    Il mio vicino di casa si lamenta di un gelsomino fatto crescere sul confine. Tale gelsomino e’ adagiato su di una ringhiera di circa un metro di mia proprietà’ istallata su di un muro alto circa 2 metri e mezzo , anch’esso di mia proprietà’
    Abitando in collina la proprietà’ del vicino e’ sottoposta alla mia. Ho provveduto a potare la pianta e tagliare tutti i rami che invadono la sua proprietà, ‘. Ma continua a lamentarsi e minacciarmi per i fiorellini che cadono e che il vento trasporta. Cosa devo fare.
    Grazie in anticipo.

    • Nel suo caso si versa in materia di immissioni indirette in quanto vanno a finire sul fondo sottostante a seguito del vento o di altri elementi naturali. Ai sensi dell’art. 844 del Codice Civile: Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
      Ne consegue che le immissioni possono essere:
      – immissioni tollerabili: sono lecite e, quindi, al proprietario del fondo che subisce l’immissione non si deve nulla;
      – immissioni intollerabili: bisogna, però, ulteriormente differenziare le immissioni che, pur venendo superata la normale tollerabilità sono lecite ed è dunque stabilito un indennizzo; le immissioni intollerabili illecite, dal momento che prevalgono le ragioni del proprietario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  140. Giusy ha detto:

    Buongiorno ho prestato anni fa 3000 euro ad un mio amico senza mettere niente per iscritto,basandomi sulla fiducia…..dopo due anni non mi ha restituito i soldi,perchè ha avuto difficoltà economiche…posso rivolgermi ad un legale per avere indietro i soldi,non avendo uno straccio di carta che dimostri il prestito? in più,dopo mie insistenze e minacce, lui mi ha restituito solo 200€ facendomi firmare una carta dove dimostrava che mi stava tornando i soldi.Grazie

    • Credo che lei si debba rivolgere ad un legale che potrà concretamente esaminare la situazione ed indicarle la procedura più corretta, anche nella ipotesi di mancanza di un atto di versamento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  141. Stefano ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei una consulenza gratuita sul seguente caso.
    Il signor X querela il signor Y per minacce (art. 612 cp).
    Il signor Y viene assolto dal Giudice di Pace per tenuità del fatto in base all’art. 131-bis del codice penale (Il reato è stato compiuto dal signor Y ma nel complesso è di particolare tenuità).
    La sentenza recita “spese di procedimento come per legge” e “spese processuali come per legge”.
    Vorrei sapere cosa sono e chi paga tali spese?
    Il signor Y (assolto) può pretendere dal signor X (querelante) il rimborso delle spese sostenute per pagare l’avvocato?
    Ed il signor X, che ha effettivamente subito minaccia, può pretendere dal signor Y il rimborso delle spese sostenute per pagare l’avvocato?
    Grazie,

  142. Alessandro ha detto:

    Buon pomeriggio, vorrei usufruire di una consulenza legale on line gratuita. Questa mattina ho accompagnato mia figlia di 3 anni alla scuola materna. Entrando ho visto, salutato e scambiato due chiacchiere con il padre di un’altra bimba. Quest’ultimo indossava divisa Fidelitas ed era armato. Non ho ovviamente detto nulla a riguardo, nemmeno con il soggetto armato, ma mi sono allarmato. Questa persona può entrare all’interno della scuola con la sua arma?
    Grazie cordiali saluti

    • Pur non essendo una guardia giurata equiparata ad un agente di pubblica sicurezza, tuttavia, in considerazione dell’autorizzazione della questura alla detenzione dell’arma di servizio e in ragione dell’obbligo di portare con se la predetta arma, sotto tale profilo non si ravvisa alcuna violazione o pericolo. Semmai potendosi ragionare sulla possibilità di rendere visibile l’arma qualora la persona si trovi in strutture frequentate da minori, anche in tenera età.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  143. Francesca ha detto:

    Preg.mo Avvocato buonasera, con la presente vorrei chiederLe un parere legale gratuito sulla seguente questione. Io e mio marito ci siamo separati (non divorziati) con sentenza del Tribunale nel gennaio di quest’anno. Quando ci siamo sposati abbiamo adottato il regime della separazione dei beni. Abbiamo un figlio di 8 anni, Io sono figlia unica e sono intestataria della civile abitazione dove abito con mio figlio, mia madre è a sua volta figlia unica ed è intestataria dell’abitazione nella quale risiede con mio padre. In caso di mia morte al mio ex marito spetterebbe qualcosa? Ci siamo separati consesualmente ma solo perché non ho voluto fare casino per il bene del bambino e vorrei sapere se posso tutelarmi affinché non abbia niente….La ringrazio anticipatamente e Le porgo distinti saluti.

    • Il divorzio fa perdere ai coniugi reciprocamente il diritto di successione. Art. 585 cc.:Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato [151 2 c.c.] ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  144. Mattia ha detto:

    Buongiorno, vorrei richiedere un parere legale riguardo ad una problematica (l’ennesima) sorta con il mio vicino di casa.

    Riepilogo qui di seguito la situazione:
    Abito in una porzione di cascinale divisa in maniera ‘anomala’.
    La linea di confine della mia proprietà comprende il muro divisorio interno alla casa, una rete metallica (lunga all’incirca un paio di metri) ed un muretto con ringhiera coperta da una siepe.
    L’anomalia sta nel fatto che le varie recinzioni non formano una linea regolare. In particolare la rete metallica (e quindi quella porzione di confine) è posizionata in prossimità di un arco della casa del mio vicino.
    Proprio in questo punto io ho messo già da tempo un paio di piante in vasi dal diametro di circa 40-50cm. Da alcuni giorni ho posizionato sopra le piante una serra per la protezione delle piante dalle intemperie. (sia le piante che la serra non superano i due metri di altezza dal suolo)

    Questa serra è stata contestata verbalmente dal mio vicino che mi ha accusato di impedire l’accesso alla luce ad all’aria ‘tappando’ l’arco e l’entrata di casa sua (posta a 3 metri dall’arco).

    Vorrei sapere se esistono delle distanze minime da tenere relative a questa serra ed alle piante in vaso.
    Inoltre vorrei sapere se le accuse del mio vicino sono fondate ed eventualmente come difendermi dalle stesse (considerando che il mio vicino installa da tempo una serra per il periodo invernale a distanza minore dal confine rispetto a quella da me installata).

    Grazie

    • La questione rientra nelle regole dei cosiddetti “rapporti di vicinato” che disciplina anche le distanze delle piante dal confine: esse sono di tre metri per gli alberi di alto fusto; di un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto e di mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  145. maria ha detto:

    Buongiorno,

    volevo avere solamente un parere legale.

    Un mio zio anziano abita in casa di riposo in via definitiva. E’ invalido al 100%, riceve la pensione di invalidità ed è demente, non più in grado di intendere e volere. Un mio cugino, che mio zio all’epoca aveva delegato come delegato del suo conto corrente, continua a prelevare soldi in contanti dal suo bancomat. E’ legale questa cosa? Volevo precisare che questo mio cugino non è il tutore di mio zio.
    Come dovrei comportarmi?
    Grazie in anticipo per il Vostro servizio

    • A quanto mi pare di capire la situazione è poco chiara a livello di gestione economica della pensione di suo zio. In tal caso le consiglio di rivolgersi al Giudice tutelare per far nominare un amministratore di sostegno che viene scelto solitamente in ambito familiare in base a determinati requisiti di idoneità.
      L’amministratore di sostegno deve redigere entro un anno dalla nomina, e per i successivi anni in cui e’ incaricato, un rendiconto attestante l’attivita’ economica del beneficiario.La domanda puo’ essere presentata dallo stesso beneficiario (anche se minore, interdetto o inabilitato), dal coniuge (o dalla persona stabilmente convivente), dai parenti entro il 4° grado, dagli affini entro il 2° grado, dal tutore o curatore e dal Pubblico Ministero.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  146. Andrea ha detto:

    Buona sera,
    Volevo chiedere cortesemente un vs parere legale gratuito.
    In data 28.09.2016 ho sottoscritto, all’interno della mia abitazione, un contratto che mi obbliga all’acquisto di beni per un valore di 6500 Euro, la sottoscrizione dello stesso è però viziata da dolo da parte del venditore, poichè prima di firmarlo il venditore mi garantì che non vi erano obblighi per le parti nel caso di firma del contratto. In data 25.10.2016 un secondo venditore si è presentato nella mia abitazione, dicendomi che il contratto firmato in data 28.09.16 era vincolante e che se avessi firmato questo nuovo contratto mi avrebbe abbassato l’obbligo a 3500 Euro, quindi, preso un po dal panico, ho firmato questo secondo contratto, dandogli un acconto di 300 Euro.
    Come posso fare per rescindere il contratto, considerando che è già terminato il periodo di recesso di 14 giorni.
    La ringrazio molto per la disponibilità.
    Saluti

    Andrea

    • Giova premettere che qualsiasi contratto genera obbligazioni a carico di entrambe le parti.
      La figura del dolo, nell’ambito della disciplina contrattuale, si verifica quando il consenso alla conclusione del contratto è stato carpito con l’inganno. Nel suo caso ricorre la figura del dolo determinante la volontà in quanto senza di esso è verosimile che la parte non avrebbe concluso il contratto. In tali casi può essere esercita l’azione di annullamento del contratto oltre al risarcimento del danno.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  147. loredana ha detto:

    Buona sera,il mio quesito è il seguente.
    Abito all’ultimo piano di un condominio,io e mio marito siamo non fumatori.
    La famiglia abitante sotto di me sono in tre a fumare,ma hanno l’abitudine di fumare sul balcone e non in casa loro.Io non posso arieggiare le mie stanze senza che venga invasa dal loro fumo.Questo succede di giorno,di sera e di notte,estate ed inverno,non c’è mai pace.E’ come se stessero fumando in casa mia.D’estate non ho pace dovendo tenere le finestre aperte per il caldo ma mi tocca spesso chiuderle per la puzza.Vorrei chiedere se la legge prevede qualcosa per questo mio problema.Grazie.

    Si richiede una consulenza legale on line gratuita

    • Nel suo caso si verte in materia di immissioni di fumo nella sua abitazione. La legge regola le immissioni all’art. 844 Codice Civile.
      Recita l’art. 844 codice civile: “il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.”
      Tale norma dunque in linea di principio mira alla tutela della proprietà nella sua pienezza, con riferimento alle multiformi esigenze di vita e di piena fruibilità del bene, strettamente connesso anche alla tutela della salute. Tuttavia è necessario capire, e conseguentemente accertare se le immissioni superino o meno il limite della normale tollerabilità.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  148. massimo ha detto:

    Salve, complimenti e grazie per il servizio di consulenza gratuita. Ho un quesito riguardo alla rinuncia all’eredità di un genitore: se volessi rinunciare all’eredità di mio padre devo farlo obbligatoriamente prima del suo decesso? Come ed in quali termini occorre effettuare l’atto di rinuncia?

    • La rinuncia all’eredità deve essere fatta al momento dell’apertura della successione. Ai sensi dell’art. 519 Codice Civile : ” La rinunzia all’eredità deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  149. Cristian ha detto:

    Buona sera,

    Volevo chiedere cortesemente un vs parere legale gratuito.

    Nell 2013 o acquistato una casa all’asta, pagando come prevede la legge i debiti per l’anno precedente e quello in corso. In quel momento nel condominio esisteva già un’altra asta di un altro condomino con debiti di 32.000 euro di spese condominiali.
    Due mesi fa e stato venduto all’asta anche quest’appartamento e l’amministratore a diviso il debito rimasto a tutti i condomini (meno l’acquirente) in maniera uguale per tutti.
    E giusto che il debito e stato diviso in maniera uguale per tutti anche se Io ho iniziato a fare parte del condominio dal 2013,o mi si deve calcolare solo il debito( fatto dal inquilino che ha perso la casa al asta) iniziando dal 2013?
    Sperando di aver spiegato bene la mia situazione porgo distinti saluti.

    • Più correttamente lei dovrebbe concorrere solo per il debito maturato nell’anno antecedente al suo acquisto. Le annualità precedenti non le competono.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Chiara ha detto:

      Buongiorno
      chiedo gentilmente consulenza legale on line gratuita.
      Un anno e mezzo fa ho acquistato un armadio per la mia nuova casa. Mi è stato consegnato con anta e maniglia sciupate. Ho chiesto ripetutamente al negoziante di cambiarmele ma ad oggi non sono riuscita nell’intento. Ho saldato in toto l’acquisto del mobile convinta della serietà del rivenditore che avrebbe sostituito le parti rotte, ma non è stato così. La cosa ancora più spiacevole è che ad ogni telefonata fatta in questi 18 mesi ha sempre risposto che avrebbe provveduto ma non è successo. Lui non mi ha mai chiamata, nemmeno per scusarsi. Vorrei la restituzione dell’intero importo del costo dell’armadio. A questo punto solo per una questione di principio perchè la camera che tanto sognavo non è mai stata tale. Vi sarò grata se mi indicherete la strada migliore per proseguire in ciò che a me sembra giusto. In attesa di vostra gentile risposta saluto cordialmente.

      • Nell’ambito del contratto di compravendita, obbligazione principale che grava sul venditore è quella di garantire il compratore dai vizi della cosa. Per vizio deve intendersi una imperfezione materiale del bene che possa incidere sia sul valore che sull’uso del bene. Nel caso di bene viziato l’acquirente può esercitare due azioni: la risoluzione del contratto art. 1493 codice civile “In caso di risoluzione del contratto il venditore deve restituire il prezzo e rimborsare al compratore le spese e i pagamenti legittimamente fatti per la vendita. Il compratore deve restituire la cosa, se questa non è perita in conseguenza dei vizi”; o l’azione estimatoria o quanti minoris che comporta solo la riduzione del prezzo in ragione del minor valore del bene.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Marisa Malvasi ha detto:

      Ho ricevuto, dai miei genitori, un quadrilocale in donazione, che, date le elevate spese condominiali, non è adeguato alla mia bassa pensione di 1270 euro mensili, essendomi dimessa dall’insegnamento anticipatamente, per accudire loro.
      Ho tentato in tutti i modi di venderlo, ma l’atto notarile è stato effettuato in due fasi. Nel 1999,, mi è stata donata la nuda proprietà e, verso la fine del 2011, l’usufrutto, Sicché non sono trascorsi gli anni canonici stabiliti dalla Legge.
      Mio padre è deceduto il 16 Agosto 2004 e, pertanto, non ci sarebbero problemi, ma mia mamma è mancata il 5 Aprile 2014. Per cui, la situazione, rispetto alla messa sul mercato del mio immobile, è ancora peggiore.
      D’altronde, io non riesco a condurre una vita dignitosa e sono costretta pure a ridurre gli alimenti ed i farmaci.
      Non posso più andare avanti così.
      Un notaio mi ha detto che è sufficiente un’autocertificazione per dichiarare che non esistono figli illegittimi e per garantire un eventuale acquirente da improbabili rivendicazioni.
      E’ possibile intraprendere questa strada? Tutti gli altri notai, infatti, mi hanno assicurato che la mia casa è invendibile e gli agenti immobiliari si rifiutano di prendersela a carico.
      Mio fratello, subito dopo la morte della mamma, ha fatto la rinuncia all’impugnazione.
      In attesa di una Vostra riposta, ringrazio sentitamente.

      • In tutta onestà, da come lei ha descritto la situazione, non vedo, ad oggi quale sia il problema per vendere l’immobile, atteso che con i due atti in sequenza temporale lei ha acquistato la piena proprietà dell’immobile. Quindi, ritengo che il notaio le abbia dato un consiglio intelligente. In ogni caso, a voler dirimere ogni eventuale questione, posto che suo fratello ha rinunciato ad impugnare la donazione, e dando per scontato che non ci siano altri fratelli o sorelle, potrebbe chiedere a suo fratello una formale rinuncia all’eredità, acquisendo anche per tale via l’acquisto dell’immobile.
        Il problema, ma questo è notorio, è semmai il livellamento verso il basso del mercato immobiliare.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Laura ha detto:

      Salve,
      vorrei una consulenza legale gratuita.
      Dovrei affittare un locale commerciale e il proprietario vuole inserire nel contratto una clausola che stabilisca il termine del contratto dopo i primi 6 anni, praticamente vuole evitare il rinnovo tacito. Se io poi volessi continuare a tenere in affitto il locale dovrei stipulare un nuovo contratto lasciando lui libero da ogni responsabilità e consentendogli di aumentarmi il canone. E’ una clausola lecita? Anche se firmo con questa clausola sarà poi ritenuta nulla e avverrà comunque il rinnovo tacito?
      Grazie

      • LEGGE 27 luglio 1978, n. 392 art. 27 afferma che la durata delle locazioni e sublocazioni di immobili urbani non puo’ essere inferiore a sei anni se gli immobili sono adibiti ad una delle attivita’ appresso indicate industriali, commerciali e artigianali di interesse turistico, quali agenzie di viaggio e turismo, impianti sportivi e ricreativi, aziende di soggiorno ed altri organismi di promozione turistica e simili.
        Per le locazioni di immobili nei quali siano esercitate le attivita’ suindicate il contratto si rinnova tacitamente di sei anni in sei anni; tale rinnovazione non ha luogo se sopravviene disdetta da comunicarsi all’altra parte, a mezzo di lettera raccomandata, rispettivamente almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza. Alla prima scadenza contrattuale, ovvero dopo sei anni, il locatore puo’ esercitare la facolta’ di diniego della rinnovazione soltanto per i motivi di cui all’articolo 29 della legge, qualora egli intenda: a) adibire l’immobile ad abitazione propria o del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta; b) adibire l’immobile all’esercizio, in proprio o da parte del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, di una delle attivita’ indicate nell’articolo 27 o, se si tratta di pubbliche amministrazioni, enti pubblici o di diritto pubblico, all’esercizio di attivita’ tendenti al conseguimento delle loro finalita’ istituzionali; c) demolire l’immobile per ricostruirlo, ovvero procedere alla sua integrale ristrutturazione o completo restauro, ovvero eseguire su di esso un intervento sulla base di un programma comunale pluriennale di attuazione ai sensi delle leggi vigenti. d) ristrutturare l’immobile al fine di rendere la superficie dei locali adibiti alla vendita conforme a quanto previsto nell’articolo 12 della legge 11 giugno 1971, n. 426, e ai relativi piani comunali, sempre che le opere da effettuarsi rendano incompatibile la permanenza del conduttore nell’immobile. In tali casi il locatore, a pena di decadenza, deve dichiarare la propria volonta’ di conseguire, alla scadenza del contratto, la disponibilita’ dell’immobile locato; tale dichiarazione deve essere effettuata, con lettera raccomandata, almeno 12 o 18 mesi prima della scadenza, rispettivamente per le attivita’ indicate nei commi primo e secondo dell’articolo 27 e per le attivita’ alberghiere. Nella comunicazione deve essere specificato, a pena di nullita’, il motivo, tra quelli tassativamente indicati nei commi precedenti, sul quale la disdetta e’ fondata. Se il locatore non adempie alle prescrizioni di cui ai precedenti commi il contratto s’intende rinnovato.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • PATRIZIA ha detto:

      Buonasera, ho tanto bisogno di una consulenza gratuita per mio padre, molto avanti negli anni.

      Mio fratello, anche se di fatto vive davvero poco con il padre e – cosa terribile . se ne disinteressa completamente, di fatto ha la residenza con lui. In effetti abita a casa della fidanzata ma non intende prenderci residenza.

      Visto che mio papà percepisce che, quando non ci sarà più, il figlio si radicherà nella casa popolare, desidera togliergli tale diritto.

      E’ vedovo. Cosa gli possiamo suggerire, visto che questa è la sua volontà?

      Io vivo in altra città con la mia famiglia ma lui intende restare in casa sua, o meglio del Comune…e campare quanto Dio gli concederà ancora, sapendo che il figlio non avrà la casa. Credetemi, ne subisce tante da essere ridotto a questo, lui è una persona buona e mite e non uno stronzo come potrebbe sembrare !

      Fiduciosa, resto in attesa per dargli qualche dritta

      Cordialità

  150. Nicola ha detto:

    Condominio 36 condomini mill 1’000 ove sul rogito e scritto mill 1’000 un condòmino leggendo il regolamento fa notare che mill condominio sono 892 box 108.sul rogito non c’è scritto che i box sono di pertinenza del fabbricato e sul rogito box non c’è scritto pertinenza fabbricato.I box sono di stanti dal fabbricato circa 3 metri.(n/ box 55).
    la ringrazio in attesa di risposta Nicola

    • I millesimi dei box si sommano a quelli delle unità immobiliari. La distinzione rileva ai fini del riparto delle spese, atteso che i proprietari dei box sommeranno ai millesimi dell’appartamento anche quelli del box, sicchè pagheranno una quota aggiuntiva.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  151. Riccardo Novo ha detto:

    Gentile avvocato,
    Scrivo qui per richiedere gentilmente un parere legale gratuito, sperando che la mia questione possa essere d’interesse anche per altri utenti.
    In ottobre 2014 ho acquistato un alloggio da parte di un proprietario di diverse unità immobiliari all’interno dello stesso condominio. Poiché poco tempo prima erano stati approvati dei “Lavori di gestione straordinaria di tetto e facciate”, fu mia premura chiedere espressamente che tali spese fossero interamente a carico del precedente proprietario.
    In particolare, nella proposta d’acquisto fu scritto che essa era valida solo ed esclusivamente nel caso in cui l’ex proprietario avesse provveduto all’intero pagamento delle spese straordinarie per tetto e facciata, e che nulla fosse dovuto da parte della mia persona; nell’atto di vendita furono inserite le parole “La parte venditrice riconosce a proprio esclusivo carico il pagamento delle spese condominiali relative ai lavori di manutanzione straordinaria della facciata e del tetto condominiale deliberati in data […] e manleva la parte acquirente da ogni responsabilità anche solidale al riguardo […]”.
    Nei mesi successivi non ho partecipato a nessuna delle riunioni informali relative ai lavori, in quanto tale è stata due volte l’indicazione verbale dell’amministratore.
    In maggio 2016, invece, durante la riunione per l’approvazione del rendiconto sui lavori straordinari, il vecchio proprietario ha dichiarato che le opere extra capitolato eseguite dovessero essere a mio carico, per la quota spettante alla mia unità immobiliare. Tali opere erano state concordate in quella che viene riportata come riunione condominiale di aprile 2015, ma che non ha avuto carattere ufficiale, in quanto ad essa erano presenti solamente le tre maggiori proprietà e della quale non esiste alcun verbale.
    A seguito di questa dichiarazione, alla quale ho risposto dicendo che non ero mai stato consultato al riguardo e che in ogni caso non dovevano spettare a me delle opere extra relative a tetto e facciata, mi sono astenuto dalla votazione del rendiconto. Nelle settimane successive ho anche spedito una raccomandata A/R al vecchio proprietario, spiegando le mie ragioni; non ho mai ricevuto risposta.
    Purtroppo la questione dei lavori è diventata complicata: la maggior parte delle proprietà (compreso il mio venditore) non ha ancora pagato il saldo dei lavori all’azienda pur avendo approvato il rendiconto; una parte minore che ne contesta la qualità, e pertanto ha votato negativamente all’approvazione del rendiconto. Poiché la società edile ha ora richiesto la nomina di un collegio arbitrale per ottenere il pagamento dei lavori, Le chiedo di consigliarmi come procedere. L’amministratore del condominio mi ha confermato che secondo lui nulla è da me dovuto alla società, seppure sul rendiconto vi siano delle spese (straordinarie approvate + extra capitolato) alla voce della mia unità immobiliare. Alcuni parenti, invece, mi suggeriscono di pagare le spese extra per evitare di essere coinvolto nelle valutazioni del collegio arbitrale, eventualmente riservandomi il diritto in futuro di richiedere all’ex proprietario tale somma.
    La ringrazio e le porgo cordiali saluti,
    Riccardo Novo

    • In realtà, lei nulla dovrebbe neanche per i lavori extracapitolato, anche se per essi il discorso può essere scivoloso, nel senso che essendo stati approvati successivamente, l’ex proprietario può assumere che non rientrano nella sua competenza. Ad ogni buon conto, la questione del collegio arbitrale la coinvolgerà comunque, perchè la società che ha eseguito i lavori si trova ad avere come controparte l’intero Condominio.In altri termini, sarà il Condominio a dover pagare, e preventivamente, a chieder il dovuto a ciascun condomino. Avrebbe dovuto e dovrebbe contestare il rendiconto ed il riparto ove le spese siano state accollate a lei, chiedendo formalmente all’amministratore che nel documento contabile del Condominio siano più correttamente accollate al precedente proprietario. Dopo di chè, è chiaro che se lei sarà chiamato in causa dal Condominio, ovvero dalla stessa Società appaltatrice dei lavori per la quota a lei imputata, potrà esercitare l’azione di chiamata di terzo in manleva citando nel contestuale giudizio il precedente proprietario.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  152. Franco ha detto:

    Buongiorno,
    ho acquistato un’automobile pagata interamente da me con bonifico bancario, intestandola alla persona con cui convivevo. In buona fede, non ho fatto accordi scritti, ma la somma non mi è mai stata restituita e la persona si è defilata. Posso agire in qualche modo o devo solo rassegnarmi, dato che ufficialmente non è intestata a me?

    • Invero, quello che lei può fare è agire contro la sua ex convivente per chiedere la restituzione della somma pagata e in caso di inadempimento, agire esecutivamente con pignoramento sull’autovettura ovvero su altri beni di proprietà della stessa.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  153. Fabio ha detto:

    Buongiorno e grazie in anticipo,
    Non ho pagato una multa e il comune a cui devo dei soldi (multa) mi ha fatto scrivere da un avvocato. Nella lettera (non raccomandata) c’è scritta la possibilità di valutare una rateizzazione dell’importo.
    Ho spedito una PEC all’Avvocato chiedendo la rateizzazione ma non ho ottenuto nessuna risposta (pec ricevuta correttamente).

    Dopo qualche mese ricevo nuovamente lettera semplice dallo stesso Avvocato che mi intima di pagare altrimenti procederà ad azioni di recupero.

    La somma ora è stata maggiorata rispetto alla prima richiesta (maggiorazioni ex art 27 L 689/81)

    Mi domando se sia corretto (legale) che un avvocato non risponda alle PEC, soprattutto quando il suo cliente (il comune) vuole valutare la possibilità di rateizzare il credito.

    E’ anche corretto che mi si chiedano spese maggiori (spese recupero del credito) rispetto alla prima richiesta?

    Come mi dovrei comportare (oltre ovviamente a pagare il mio debito)?

    Ho abbozzato una raccomandato indirizzata sia all’avvocato che al cliente (prima non avevo scritto al comune) facendo presente che non si è mai risposto alla mia PEC e chiedendo nuovamente di rateizzare. Posso chiedere altro?

    Grazie MIlle,
    Fabio

    • Le consiglio di rivolgersi direttamente agli uffici della Polizia municipale preposti alle rateizzazioni, facendo presente l’accaduto e la sua volontà di rateizzare l’importo.
      Indubbiamente, l’avvocato, posta la volontà del Comune di accettare una rateizzazione, avrebbe dovuto risponderle.
      Si rivolga di persona agli uffici preposti, così da valutare con il funzionario addetto la possibilità di rateizzare.
      Nel contempo, scriva di nuovo una missiva con cui fa riferimento alla prima intimazione che prevedeva la rateizzazione e alla sua disponibilità, già manifestata, di rateizzare, chiedendo che venga definito un piano di rientro anche da concordare insieme.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  154. Fulvio ha detto:

    buongiorno,
    mi è arrivata una notifica di decreto di citazione a giudizio dal tribunale, in quanto parte offesa di una truffa subita su internet nel 2011:
    avevo trovato un annuncio di affitto di un appartamento per le vacanze a Riccione e, dopo aver contattato l’inserzionista e pagato la caparra, quest’ultimo è scomparso senza farsi piu sentire.
    Successivamente ho esposto denuncia presso la polizia postale.
    l’ammontare della truffa è di 227 euro e mi chiedevo se, per una cifra cosi bassa, valesse la pena di costituirsi parte civile.

    grazie per la disponibilità.
    buona giornata,
    Fulvio

    • La costituzione di parte civile nel processo non riguarda solo il risarcimento del danno subito ma è uno strumento processuale per partecipare attivamente al processo, in qualità di parte, al pari delle altre parti e pertanto contribuire all’accertamento dei fatti. In tale ottica compete a lei decidere se costituirsi parte civile o rimanere persona offesa del reato, che comunque verrà sentita quale testimone.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  155. Villani Renzo ha detto:

    Buonasera mi scusi per il disturbo avrei la necessità di una consulenza online gratuita:
    Sui contratti di locazione per Box è possibile inserire una clausola nella qual si specifica che qualora il conduttore un paga per 2 o 3 mensilità il locatore ha il diritto di rientrare in possesso del box stesso eventualmente forzando e sostituendo la serratura ( o trattenendo una delle chiavi del box con l’assenso del Conduttore) senza quindi dover esperire azione legate di sfratto per morosità?
    La ringrazio anticipatamente
    Saluti
    Villani Renzo

  156. Giuseppe ha detto:

    Buon giorno Gentile Avv. Meatta, desidererei una consulenza gratuita.
    Lavoro in una socio cooperativa addetto al trasporto ospedaliero dei pazienti. La ditta mi vuole “obbligare” a mettere sul tesserino di riconoscimento nome e cognome per intero ma io, per aver letto sul discorso della privacy, vorrei mettere solo il nome per intero e per quanto riguarda il cognome, solo la prima lettera. Ho ragione io, oppure devo rispettare le direttive della mia azienda? Cosa dice il garante della privacy in merito? Grazie, complimenti per il lavoro che svolge e cordiali saluti. Giuseppe

    • Il diritto alla privacy può venire meno dinanzi ad altre prioritarie esigenze, e credo che la finalità in questo caso sia quella di mettere in condizione l’utenza e personale sanitario di conoscere immediatamente nome e cognome dell’addetto al trasporto ospedaliero, onde facilitare, in caso di necessità, l’eventuale riconoscimento.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Silvia ha detto:

      Buon giorno Gentile Avv. Meatta, desidererei una consulenza gratuita.
      Nel mio condominio due diversi proprietari di quattro appartamenti hanno adibito le loro proprietà a B&B da quasi quattro mesi senza chiedere il consenso dell’assemblea condominiale e occupando il suolo comune (contravvenendo ad un articolo del contratto condominiale che lo vieta esplicitamente) di un corridoio che da’ accesso a cantine, per conservare biancheria sporca e pulita (per terra e in un mobiletto). L’amministratore non si rende reperibile. Nel regolamento condominiale viene specificato che “è vietato destinare le unità immobiliari di proprietà individusle ai seguenti usi ovvero di svolgervi le seguenti attività: …attività alberghiere,…” Gradirei sapere se i condomini, in occasione della prossima riunione, possono vietare l’esercizio dell’attività di B&B e se esiste un tempo massimo di attesa dalla richiesta di sgombero immediato del corridoio comune inoltrata all’amministratore.
      Ringraziando, porgo cordiali saluti

      • Trattandosi, nella specie, di attività vietata dal regolamento condominiale, le consiglio di sottoporre la questione all’assemblea inserendola in un punto specifico dell’ordine del giorno, per poi procedere alla conseguente votazione.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  157. Marco ha detto:

    Gentile avvocato, le chiedo un consulto in merito alla situazione sottostante (reale, ma senza alcun riferimento di nomi)

    Una piccola casa isolata piano terra unico, circondata da terreno di pertinenza, appartiene in parti uguali ad A, B e C. La casa è ormai un rudere abbandonato e inabitabile (sono fra l’altro staccate luce, acqua e gas) con possibilità di parziali crolli del tetto.
    La quota di C si riferisce a un minorenne, erede potenziale “chiamato all’eredità” di un parente deceduto, per cui C è sotto tutela di un Giudice Tutelare che decide (solo se adìto a titolo oneroso da terzi) su eventuali questioni, mentre A e B sono soggetti maggiorenni “in bonis”.
    B vuole vendere il suo terzo di proprietà (indivisa) a un terzo soggetto X per il prezzo concordato di 100 lire. Viceversa A non vuole vendere il suo terzo ad X al prezzo di 100 lire offerto pure a lui dallo stesso X.
    Si chiede:
    1) X, divenuto comproprietario di minoranza, può chiedere al Comune il titolo edilizio (C.I.L. o D.I.A. ecc.) per ristrutturare l’intero immobile senza chiedere autorizzazione almeno a A e poi provvedere a sue sole spese ad eseguire i lavori sulla proprietà indivisa? A può fare qualcosa per impedire questo? Infatti alla fine di questo eventuale percorso A non potrebbe vendere a nessun altro il suo terzo se non ad X, perché verosimilmente non troverebbe altri compratori interessati ad essere comproprietari con X
    2) X, una volta acquistato il terzo da B, può imporre ad A di concorrere alle onerose spese di messa in sicurezza dell’immobile, magari rivolgendosi al Comune o ai Vigili del Fuoco per emissione di ordinanza al riguardo?
    Grazie.

    • B prima di vendere deve mettere in condizioni gli altri coeredi di esercitare il diritto di prelazione: a parità di prezzo va preferito colui che vanta il diritto di prelazione.
      Una volta venduto ad X, questi può sens’altro eseguire i lavori che si rendessero necessari soprattutto per la stabilità dello stabile e chiedere che gli altri coeredi contribuiscano in base alla propria quota. Ma prima di agire autonomamente, dovrà consultarli formalmente per verificare che gli stessi lavori non sia possibile eseguirli ad un costo inferiore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  158. DANIELE ha detto:

    Salve. Sono un privato cittadino italiano. La mia ragazza filippina (26anni) vive e lavora a Dubai.
    Ci frequentiamo da più di un anno; io sono stato a Dubai e Lei e stata qui in marzo con un visto turistico.
    Vorrei che venisse stabilmente qui in Italia per fare le prove di convivenza e di integrazione (imparare bene l italiano trovare un lavolo ecc) in vista di un futuro matrimonio ( non subito ovviamate).
    Come potremmo fare? che visto di ingresso conviene chiedere tenendo conto della successiva domanda di soggiorno?( motivi di studio,di lavoro ecc)
    Cordiali Saluti
    Daniele

    • Mi dispiace, ma non credo proprio che al di là delle tipologie di permesso di soggiorno dal lei indicata esista la possibilità di entrare in italia per fare le prove di convivenza. Dovrete fare queste prove nei lassi di tempo in cui avrete la possibilità di fare visita, per turismo, l’uno all’altro. Il matrimonio risolverebbe invece molte cose.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  159. Luca ha detto:

    Buon giorno,

    innazitutto grazie per il servizio di consulenza gratuita.

    Io sono un cittadino italiano/brasiliano e mi sono sposato in Italia con una cittadina brasiliana. Poco tempo dopo la mia moglie é tornata in Brasile per visitare la madre e non é più tornata. Lei e la sua famiglia sono rimasti non raggiungibili per quasi un anno e purtroppo con il lavoro e i costi del viaggio non potevo tornare in Brasile a cercarla… quando sono riuscito a trovarla, quasi 1 anno dopo, tramite facebook, ho scoperto che aveva avuto una bambina con un’altro uomo. Alla fine, ho deciso di separarmi e poi divorziare, ovviamente… e lei é d’accordo, per la mia fortuna, ma mi sono imbatutto in dei costi fuori portata dato che la legge non era ancora cambiata…

    Di recente ho letto su internet che si può sciogliere il matrimonio anche in comune tramite sindaco con solo 16 euro. Io e la mia ex moglie siamo d’accordo, dato che lei ha abbandonato casa e avuto rapporti con un’altra persona risultando in gravidanza mentre é ancora sposata con me. Il problema é che lei vive in Brasile e non può venire in Italia perchè la sua bambina é troppo piccola e i costi dei biglietti é troppo alto. Senza dire che ottenere il visto Schengen per venire in Italia é impossibile dato che adesso lei non lavora e vive con il suo compagno…

    Io mi trovo legato ad una persona in carta burocratica, ma non abbiamo nessun rapporto da anni… Io e lei vogliamo separazione e divorzio consensuale, non abbiamo figli ne patrimoni da dividere, non vogliamo assegni ne niente, solo la nostra libertà… io nel fratempo mi sono ho conosciuto la mia attuale compagna. Noi non possiamo sposarci perché io risulto già sposato in comune…

    Se la mia ex moglie non può venire in Italia come faccio io a ottenere il divorzio? Lei non può presentarsi al consolato italiano in Brasile più vicino alla sua città e rilasciare una dichiarazione? Non abbiamo soldi per procedere con un divorzio giudiziale… Anche perchè siamo d’accordo…

    Grazie della vostra attenzione e risposta.

    • La separazione consensuale presuppone l’accordo di entrambi i coniugi e deve essevi la presenza davanti al giudice o davanti al sindaco o all’ufficiale si stato civile di entrambi i coniugi. Quindi o sua moglie viene in italia, oppure lei dovrà procedere autonomamente con una separazione senza sua moglie in tribunale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  160. Ale ha detto:

    Richiedo cortesemente una consulenza legale gratuita

    Due coniugi in causa di separazione giudiziale, con richiesta di addebito ad una parte, hanno costituito un fondo patrimoniale che include un unico bene immobile mai utilizzato in quanto il bene in questione risulta ancora in fase di costruzione. Essendoci un figlio minore, il fondo patrimoniale può essere sciolto e l’immobile posto in vendita in quanto non verrà mai terminato né utilizzato dalla famiglia che ormai si è disgregata?

    • Il tema è dibattuto. In realtà nel 2014 la Corte di Cassazione con la sentenza n.17811 dell’8 agosto 2014 ha previsto l’ammissibilità della risoluzione consensuale del fondo patrimoniale da parte dei coniugi che l’hanno istituito, e che se vi sono figli minorenni per lo scioglimento del fondo patrimoniale serve anche il loro consenso. la legge però non prevede espressamente questa possibilità. Le consiglio di rivolgersi al notaio presso il quale avete istituito il fondo patrimoniale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  161. salvatore ha detto:

    riposto la mia richiesta giacché la precedente non appare. Richiedo una consulenza gratuita circa i circa i rapporti creditori pregressi alla cancellazione di una società cooperativa.: a seguito della cancellazione d’ufficio ad opera autorità.
    Nel 2007 con sentenza (mai appellata), il Tribunale ha stabilito in favore della mia società (Srl) la somma pari a 50 mila euro,
    Questa somma doveva essere pagata dalla cooperativa con la quale era stato stipulato regolare contratto d’appalto per la costruzione di appartamenti.
    Ora nel 2013 la cooperativa ha cessato d’ufficio la sua attività e non è stata attuata nemmeno la liquidazione, così non adempiendo di conseguenza ai proprio doveri.
    Il mio quesito è: per vedere soddisfatti i miei crediti devo rivolgermi ai precedenti soci della cooperativa? come posso far valere gli effetti della sentenza?
    grazie

    • Presumo che la società avesse una forma giuridica quale la responsabilità limitata, sicchè difficilmente potrebbe reclamare il suo credito nei confronti dei soci. Quello che appare strano è che non sia neanche stata messa in liquidazione.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  162. Valerio ha detto:

    Buongiorno;
    mi rivolgo al vostro servizio per avere informazioni sulla rinuncia all’eredità.
    Se io e i miei figli rinunciassimo all’eredità di mio padre, dovremmo fare un unico atto di rinuncia presso il Tribunale competente o più atti (uno ciascuno, pagandoli tutti)?
    Se io invece non esprimessi alcuna volontà di accettare o rinunciare e qualche altro coerede proponesse contro di me l’Actio Interrogatoria, chi dovrebbe sostenerne i costi?
    Io o chi propone l’azione?
    Grazie di cuore per l’attenzione e per il servizio che rendete possibile.

    Valerio

    • Ognuno di voi dovrà fare una propria rinuncia all’eredità. I costi iniziali dell’azione sono invece a carico di chi la propone, altro discorso riguarda invece le spese di lite che seguono la soccombenza.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  163. Andrea ha detto:

    Buonasera, con la presente vorrei una consulenza/parere legale on line gratuita.
    Qulache settimana fa ho subito un tamponamento a catena in autostrada (a due corsie) dove sono rimaste coinvolte quattro auto (compresa la mia) e quattro persone ferite (compresa mia moglie).
    In breve, io sono stato tamponato mentre ero fermo in coda sulla corsia di sorpasso, l’auto che mi ha tamponato è stata a sua volta tamponata da un altro veicolo nella corsia di destra, il quale poi proseguendo la corsa ha tamponato un altro veicolo sempre nella corsia di destra.
    Al momento della dichiarazione della dinamica è subentrato un testimone che ha lasciato testimonianza alla Polizia confermando la dinamica sopra descritta.
    Lavorando in assicurazione molto spesso vengono risarcite prima le auto e poi le lesioni, soprattutto nel momento in cui la dinamica è chiara.
    La compagnia di controparte però dice che non può procedere al risarcimento in quanto il verbale non è ancora disponibile e che essendoci lesioni non potrà essere pronto prima di 120 giorni.
    Purtroppo per lavoro necessito dell’auto, la quale risulta avere subito un danno superiore al suo valore (la perizia è già in mano al liquidatore), quindi sono a chiedere se fosse possibile, in qualche modo, velocizzare l’indennizzo per l’auto senza dover attendere tutti quei giorni a causa delle lesioni, che a mio potrebbero procedere con due tranche di pagamento differenti.

    Ringrazio anticipatamente per la Vostra cortese risposta.

    Cordialmente

    • Questo dipende sempre dalla buona volontà delle compagnie assicuratrici. Non esiste un modo specifico per costringere l’assicurazione ad anticipare anche in due parti quanto non ha ancora liquidato.
      Sicchè temo proprio debba attendere il verbale e richiedere in sede di risarcimento anche il danno per fermo tecnico dell’autovettura.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  164. Giovanni ha detto:

    Buongiorno, vorrei un pere legale gratuito:
    Acquisto come privato un’auto nuova a fine maggio in un Concessionario a circa 20Km di distanza (con rottamazione e finanziamento). Dopo circa 1 settimana l’aria condizonata funziona male, per cui prendo appuntamento con l’officina del C. affinchè controllino il malfunzionamento. Chiedo l’auto sostitutiva e mi rispondono che la prima data disponibile è a ca. 10 gg. in avanti nel tempo (e così sarà per tutta l’estate). Avendo un bambino piccolo (4 mesi al momento dell’acquisto dell’auto) e facendo caldo (ho acquistato l’auto nuova proprio per dare un refrigerio adatto al bimbo) opto per prendermi un giorno di ferie al fine di poter recuperare velocemente l’auto. Dopo circa 10 gg. che avevo ripreso l’auto (chiaramente in garanzia) riappare il problema all’aria condizionata anche se avevano caricato di gas il serbatoio, che al momento dell’acquisto era carente di 70 gr. dello stesso. Per tutta l’estate ho avuto gli stessi problemi, nonostante avessero una volta cambiato una valvola, una volta sostituito un tubicino, una volta portata in officina solo per la ricarica perché non volevo andare al mare con il piccolo con l’auto guasta, dato il caldo infernale di questa estate e con conseguenti perdite di tempo, ore lavorative e incazzature varie. Oggi telefono per l’ennesima volta e mi rispondono che la finestra più vicina per avere l’auto sostitutiva, di cui ho assulutamente bisogno, è il 26 di settembre, per cui dovrei portare in giro il piccolo per 13 gg. senza A/C..
    Chiedo se ci siano i presupposti per avviare un’azione legale nei confronti del Concessionario; che so, almeno avere la possibilità di ottenere un rimborso in modo tale da poter aggiustare l’auto in un’officina di mia fiducia, o almeno far capire al C. che non mi piace essere preso per il naso.
    Ringrazio sentitamente in anticipo e saluto cordialmente.

    • Si rivolga ad un legale di fiducia e provveda quanto prima a costituire in mora il concessionario, chiedendo l’adempimento del contratto, ovvero l’immediata riparazione dell’autovettura in garanzia, ed intimando che in difetto il contratto di vendita si intenderà risolto con conseguente risarcimento dei danni da inadempimento contrattuale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • buongiorno avvocato vorrei un suo consiglio poco tempo fa ho conosciuto un ragazzo è stato talmente bravo a farmi il lavaggio del cervello ke una sera mi ha chiesto un video….poi dopo un po’ di tempo gli ho detto ke non mi interessava più ogniuno x la via sua…lui ha accettato solo che ora mi ricatta ora ho i suoi messaggi cosa devo fare?

        • Le consiglio di rivolgersi alle autorità di pubblica sicurezza. La condotta del suo ex ragazzo integra gli estremi del reato di minaccia e di estorsione. Si tratta, soprattutto il secondo, di un reato molto grave. Il rischio che lei corre è che il suo ex attui la minaccia mettendo in rete il video, con gravi ripercussioni sulla sua immagine.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  165. franco ha detto:

    vorrei sapere come detrarre dal 730 le spese che devo sostenere x mia mamma
    di€4000 annue x contribuire alla retta mensile che paga nella casa di riposo
    prende € 1224 mensili con l’invalidita e assegno famiglia ne paga €1550 mensile
    sono 5 anni che contribuisco al saldo mensile
    in attesa di una VS. risposta
    cordiali saluti
    pagliardi franco

  166. Eros Mazza ha detto:

    Salve,
    ho rotto accidentalmente lo specchietto di un’auto e ho lasciato il numero di telefono. Il danneggiato mi ha chiamato, ma esige che la parte da sostituire sia di marca originale FIAT. Il carrozziere ci ha assicurato che il pezzo non originale che costerebbe 100 € di meno almeno ha le stesse funzionalità e stessa estetica.
    Posso evitare di risarcire la parte originale? Grazie per il parere gratuito!

  167. Alberto ha detto:

    Buonasera, vorrei chiedervi una cosa… Io attualmente vivo in affitto con la mia famiglia finalmente però ho deciso di acquistare casa, il problema è che mia moglie ha dei debiti con delle banche e con equitalia, noi abbiamo la comunione dei beni, lei non ha un reddito e non ha intestato nulla, è possibile comunque che una volta acquistata la casa vengano a pignorarla anche se intestata a me?

    • La casa acquistata in costanza di matrimonio ricade nel regime della comunione dei beni. Prima di procedere all’acquisto, sarebbe opportuno sciogliere la comunione, o con una separazione della comunione dei beni (dal notaio) o con una separazione coniugale in tribunale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  168. Marco ha detto:

    Buon pomeriggio, vorrei una consulenza legale on line gratuita. Sono appassionato di “mattoncini” di una nota azienda di giocattoli. Qualche giorno fa ho scritto loro una mail chiedendo se fosse possibile realizzare dei video da caricare online, in cui costruisco con i mattoncini oggetti che invento io (quindi non dalle istruzioni che forniscono con i loro prodotti) e se fosse possibile poi monetizzare questi video grazie ai circuiti pubblicitari. Poco fa mi hanno risposto dicendo di fare riferimento alla pagina “Fair play” presente nel loro sito (interamente in inglese) o chiedere consiglio direttamente a un legale per approfondimenti maggiori, in quanto il loro ufficio non ha la necessaria formazione per questo genere di richieste. Cosa potete dirmi in merito? Ovviamente non voglio in alcun modo sfruttare il loro marchio, soltanto registrare durante la costruzione ed eventualmente guadagnarci dalla visualizzazione dei video online.

    • Potrebbe pensare di fare i video nascondendo la marca dei mattoncini e non menzionandola, così da evitare di essere esposto ad eventuali contestazioni. Legga attentamente la pagina che le hanno indicato, magari traducendola anche con google traduttore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  169. Marcella D'Angelo ha detto:

    Buongiorno,
    oltre un anno fa mi è stato regalato un voucher di accesso a QC Terme per due come dono di nozze.
    Per mia mancanza non ho fatto caso alla validità limitata impressa sul voucher, di un anno.
    Sulle condizioni di vendita riportate sul sito: http………… è effettivamente specificato che se il cliente non usufruisce del servizio entro il periodo di validità del voucher non ha alcun diritto di sorta. Ora, il valore del voucher è di 270 euro, una cifra estremamente importante per chiunque.
    Chiedo se sia possibile contestare tale clausola, se la legge consenta che una qualsiasi azienda possa arrogarsi il diritto di incassare la cifra importante di 270 euro per un servizio che non ha mai erogato e mai erogherà, avendo sostenuto solo il costo di stampa dei voucher (ovviamente prestampati) e l’imbustamento degli stessi.
    Specifico inoltre che non si tratta di una promozione, ma di un prodotto regolarmente in vendita e un servizio tutt’oggi attivo e visibile sul sito della società.
    Grazie per la cortese attenzione, cordialmente,

    Marcella D’Angelo

    • In realtà, non esiste la possibilità che lei prospetta. I voucher di cui parla sono veri e propri contratti con cui una parte si impegna al pagamento della somma pattuita e riceve come controprestazione la disponibilità dell’altra parte a mantenere ferma fino ad una certa scadenza l’esecuzione del viaggio o del servizio offerto, tra l’altro spesso specificando anche luoghi, hotel e quant’altro dove è possibile, entro la scadenza prenotare. L’obbligazione dell’azienda che produce e vende i voucher è quindi quella di dare la possibilità di fruire del servizio offerto entro la scadenza indicata e alle condizioni pattuite.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  170. Massimiliano Calvo ha detto:

    salve volevo semplicemente capire una cosa! ho aperto un attività con regime dei minimi nel gennaio 2015 il consulente non mi ha avvisato che per avere l’agevolazione dei contributi dovevamo presentare domanda entro il 28 febbraio,adesso mi è arrivata una cartella esattoriale con penale per il pagamento dei contributi non versati,lui non era a conoscenza di questa legge ed io sto pagando le conseguenze….ho chiuso l’attività e vorrei far pagare il danno subito a lui che avrebbe dovuto comunicarmi durante l’iscrizione la scadenza che stava per arrivare…da premettere che neanche per l’anno 2016 non mi ha fatto presentare la domanda…quindi è stato negligente nei mie confronti per due volte…cosa posso fare per il risarcimento dei danni? e se è fattibile posso mettere un legale?a inizio iscrizione mi aveva detto che mi sarei dovuto preoccupare solo del versamento del 15% a fine anno nella dichiarazione dei redditi e adesso mi è arrivata la sorpresa dei contributi

    • Il commercialista, come ogni professionista, risponde per eventuali danni dovute a sue condotte negligenti. Potrà quindi rivolgersi ad un legale per delineare la migliore strategia per richiedere i danni subiti al commercialista, il quale dovrebbe tra l’altro essere coperto da adeguata polizza professionale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • DANIELE ha detto:

      Salve, mi chiamo Daniele Demarchi, sono di Mantova..volevo un chiarimento nsu una cartella di equitalia…. io ho avuto un incidente stradale nel 2004 conferito grave..nei vari nprocessi sono stato risultato colpevole del fatto e quindi dovrei pagare alla famiglia un debito di 2.200.000 alla famiglia, il mio avvocato di allora, che purtroppo e’ venuto poi mancare, mi aveva indicato di iniziare a dare n quinto dello stipendio senza ad avere una richiesta validata dal giudice, quindi di mia spontanea volontà’……. nel mese di luglio mi e’ arrivata una cartella di equitalia di cui dovrei pagare una somma di euro 64.000….che sono spese dovute per la somma che dovrei versare alla famiglia,cioe’ mi dicono che devo pagare il 3% di una somma che non ho mai versato e mai riuscirò’…. ma perché’?…. la mia preoccupazione e’ che adesso equitalia possa venirmi a se queste il 5° dello stipendio… io non posso far balere che già’ lo verso alla famiglia… come posso comportarmi..?….

  171. alfio ha detto:

    Salve vorrei un parere legale gratuito
    Essendo in una situazione di totale indigenza economica ed avendo ricevuto diniego dei miei fratelli ad aiutarmi, decido di rivolgermi ad un avvocato mio parente.
    In data 4 aprile 2014 conferisco mandato all’avvocato XXXXXXXXXXXXXXXX per intentare causa per mantenimento contro i miei fratelli.
    lui mi dice che ha ottenuto il conferimento in gratuito patrocinio visto la mia incapacità reddituale.
    il suddetto avvocato dopo circa 6 mesi mi comunica che il giudice mi ha assegnato come da lui richiesto 500 euro.
    Mi dice anche che ha breve avrei avuto tutti gli arretrati come prescrive la legge.
    i soldi del mensile li inizio a percepire dal mese di novembre 2014, arrivano senza nessuna puntualita, però per alcuni mesi arrivano.
    Poi lo Scandurra mi dice che ce stato un problema e la cifra viene decurtata a 300 euro, poi la cifra dopo 5 mesi con un nostro controricorso e stata riportata a 500 euro.
    Ad aprile 2015 passato un anno dall’inizio della citazione contro i miei fratelli arretrati non ne arrivano, ed alla mia continua rischiesta di chiarimenti dallo Scandurra mi vengono date solo risposte evasive e senza senso, incomincio a chiedere perché i soldi che dovrebbero arrivarmi dalla trattenuta dello stipendio di mio fratello per cui dovrebbero arrivare tramite il comune suo datore di lavoro invece arrivano a nome suo, perché si rifiuta di farmi vedere qualunque documento come sarebbe normale, risposte solo scuse.
    In agosto 2015 avendo io problema di vista ed avendo la quasi totale mancanza dei denti mi suggerisce di farmi fare dei preventivi dai rispettivi medici che avremmo chiesto il pagamento di queste somme ai miei fratelli.
    Per un altro anno le cose vanno avanti esattamente uguali, la somma mensile si assottiglia e poi ritorna uguale, gli arretrati non arrivano mai, i soldi della dentiera uguale, e mai sono riuscito a vedere un documendo sull’iter giudiziario.
    solo scuse e prove false, le cose più assurde, banche che si rifiutano di pagare, assegni spediti che si perdono, ricorsi di tutti i tipi, il tutto raccontato con una dovizia di particolari minuziosa pero tutta a parole documenti niente.
    Essendo giunto oltre ogni ragionevole dubbio che la situazione non era assolutamente normale alla fine del mese di luglio decido di andare all’economato del comune di Acireale datore del lavoro di uno dei miei fratelli dove doveva esserci il decreto di espropio verso terzi da applicare allo stipendio.
    Alla mia richiesta di chiarimenti sul perché la cifra transitava tramite l’avvocato, perché non era mai puntuale, come risposta ricevo l’assolutà estraneita del suddetto ufficio, sullo stipendio non esisteva nessuna trattenuta.
    Mi reco immediatamente dallo XXXXXXXXXXXXXX e quando espongo che sono andato a documentarmi e non esiste niente di tutto quanto da lui asserito mi risponde che la causa va ancora avanti e che non è conclusa, i soldi che ricevo me li sta dando lui come prestito.
    Quando apprendo questo sto male da finire in ospedale, ma lui mi tranquilliza dicendomi che avrebbe continuato a mandarmi dei soldi fino alla chiusura del procedimento e relativa acquisizione delle somme che mi spettavano.Da allora non ho ricevuto nulla e non riesco più a parlare con lui, gli ho telefonato a casa, nello studio, persino dalla madre ma o non risponde o si fa negare e letteralmente sparito

    Ps. da circa 18 mese in vari modi gli ho chiesto di darmi tutta la documentazione
    che la portavo da un altro avvocato, visto che non riuscivo ad attenere niente ho chiamato un altro avvocato e gli ho chiesto di fargli vedere almeno la documentazione per un parere, ma per oltre sei mesi a sempre trovato scuse.

    • Premetto innanzitutto che ho omesso il nominativo dell’avvocato per ragioni di garanzia e tutela, anche se, devo dire che, alla luce di quello che lei afferma, chi ha più bisogno di essere tutelato nei suoi diritto è proprio lei. Se l’avvocato si è comportato in quel modo, non c’è dubbio che ha commesso diverse violazioni al codice deontologico, oltre ad aver violato il rapporto fiduciario cliente avvocato fornendole notizie false. In questo senso potrebbe proporre un esposto al consiglio dell’ordine degli avvocati del luogo affinchè venga aperto un procedimento disciplinare a suo carico.
      Onestamente, mi lascia alquanto perplesso il fatto che l’avvocato avrebbe effettuato in suo favore questi versamenti: credo poco ai benefattori, ancor meno ai benefattori improvvisati. Le consiglio di rivolgersi ad un legale, ed effettuare indagini sulla provenienza delle somme elargite in suo favore per fare chiarezza s questo oscuro aspetto della vicenda.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  172. Labemolle ha detto:

    Buongiorno,
    Richiedo, cortesemente, una consulenza legale gratuita.
    Ho acquistato una crema in un sito internet , ho poi scoperto che il prodotto non era efficace e si trattava probabilmente di una truffa. Quando mi è stato consegnato il prodotto ho inviato subito una mail al’ indirizzo specificato per richiedere il diritto di recesso con rimborso ( era il quarto giorno dal ricevimento , quindi entro i 7 giorni previsti dalla legge. Mi hanno risposto che mi avrebbero fatto sapere , ho risollecitato e mi hanno risposto che essendo l’ azienda Americana ci avrebbero messo circa 10 giorni. è passato piu’ di un mese ma nessuna risposta. Cosa posso fare? Ringrazio per l’ aiuto.

    • In primo luogo, scriva nuovamente per un nuovo sollecito ma intimi che in caso di mancato riscontro entro giorni sette dal ricevimento della missiva procederà a denunciare l’accaduto alle autorità di pubblica sicurezza. Poi, in caso di mancato riscontro, presenti una denuncia al commissariato per l’eventuale truffa subita oppure si rivolga ad un legale di fiducia per promuovere eventuali azioni legali civilistiche contro la società.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  173. Davide ha detto:

    buongiorno, vorrei avere una consulenza legale in merito a questa mia vicenda.
    mio padre è morto diversi fa in un incidente stradale causato da un pirata della strada, pochi mesi fa abbiamo vinto il primo grado con una condanna di risarcimento danni, ora l’assicurazione prima ha fatto un’offerta e successivamente è sparita senza confermare nulla e presentando appello, mi può spiegare come funzionano queste cose? ora abbiamo chiesto il pignoramento delle somme.
    vorrei solo sapere se è normale e come si procede in questi casi.
    grazie mille e cordiali saluti

    • La compagnia d’assicurazione ha agito esercitando una sua facoltà, quale quella di proporre appello avverso la sentenza. La condanna di primo grado è comunque esecutiva e quindi ben potrete procedere esecutivamente con il pignoramento. E’ probabile che la compagnia assicuratrice a fronte del pignoramento faccia un ulteriore offerta, ma dubito che paghi spontaneamente tutta la somma.
      Quanto al giudizio d’appello, vi dovrete costituire e affrontare questa ulteriore vicenda giudiziaria e le dico subito che i tempi sono normalmente, almeno a Roma, biblici.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  174. manuela ha detto:

    buongiorno, vorrei sapere cosa è possibile fare quando si viene “presi di mira” da un vicino che mi notifica in continuazione atti di citazione (in media 1 ogni 3 mesi!)senza mai iscrivere la causa a ruolo. In pratica il mio vicino cerca di estorcermi dei soldi pensando che io, per non essere più infastidita, paghi una somma a titolo di risarcimento (x dei rumori). Non esiste un limite alle notifiche senza iscrizioni a ruolo? E cmq, come posso difendermi oltre alla riposta del mio avvocato? Azione disciplinare nei conftonti dell’avv controparte? denuncire il vicino per atti persecutori? Lite temeraria? Tentativo di estorsione? Grazie ma davvero non ne posso +…..

    • Non può fare molte fin tanto che il vicino si limita per il tramite del suo difensore a notificare atti di citazione che non vengono iscritti a ruolo. In realtà, una caso si potrebbe fare, ma comporta un impegno economico da parte sua: consiste nel iscrivere, tramite il suo avvocato, a ruolo la citazione che le verrà notificata, così dando vita al giudizio e costringendo il vicino a provare i fatti che lamenta. Ovviamente nell’iscrivere a ruolo la causa dovrete proporre domande riconvenzionali o almeno una domanda per condanna dell’attore al risarcimento del danno per lite temeraria oltre alla condanna alle spese del giudizio.
      Presumo che il suo vicino resterebbe di sasso nel vedere la causa pendente, in quanto immagino, da quello che lei afferma, che l’obiettivo del suo vicino non è di affrontare la causa, dove dovrebbe sobbarcarsi l’onere di una gravosa CTU per accertare gli eventuali rumori molesti, ma solo quello di arrecarle disturbo e avere da lei una somma di denaro.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  175. Luca ha detto:

    Richiedo, cortesemente, una consulenza legale gratuita.
    Lavoro in una società come resposabile amministrativo e sono inquadrato nel CCNL Metalmeccanici.
    Fino a dicembre 2014 svolgevo la funzione di impiegato contabile, mentre da Gennaio 2015 essendosene andato il mio diretto responsabile, sono stato promosso a responsabile amministrativo, tuttavia a livello contrattuale, nulla è stato cambiato.
    Qualche mese fa, stufo di non avere risposta circa le motivazioni che avevano portato a tale scelta, ho scritto direttamente al consulente del lavoro che, dopo aver richiesto un documento firmato dal mio capo in cui si chiedeva una verifica del mio livello contrattuale, mi ha comunicato che effettivamente il mio giusto inquadramento era il 6° e non il 5° livello.
    Nel Luglio 2016 mi è stato finalmente riconosciuto il nuovo livello nella busta paga e una parte degli arretrati calcolati dallo studio paghe, tuttavia, avendo trovato una migliore offerta lavorativa ho rassegnato le mie dimissioni ad Agosto 2016.
    Il mio datore di lavoro, ha deciso di trattenermi tutti e 3 i mesi di preavviso stabiliti per chi è inquadrato al 6 livello ma non vuole riconoscermi tutti gli arretrati non pagati del mancato passaggio al corretto livello calcolati dallo studio paghe per il periodo Gennaio 2015-Luglio 2016.
    Può farlo? Ho una base solida per poter rivolgermi ad un tribunale?

    • Premetto che non mi occupo, nello specifico, di diritto del lavoro, ma da quanto esposto, sembrerebbe proprio che lei abbia la possibilità di agire in giudizio per il riconoscimento degli arretrati. Ad ogni buon conto, le consiglio di rivolgersi ad un avvocato giuslavorista che potrà assisterla con maggiore competenza.
      Cordialmente

    • Roberto ha detto:

      Richiedo, cortesemente, una consulenza legale gratuita
      Io e mia moglie abbiamo fatto una proposta d’acquisto per una casa in vendita gravata da un pignoramento (versando 5000 euro alla proposta), il venditore ha accettato l’offerta ora però la sua banca ha detto che per ad andare avanti con le pratiche noi dobbiamo togliere dalla proposta d’acquisto la clausola relativa al buon esito del mutuo da parte del mio istituto bancario. Vorrei sapere cosa rischio a togliere la clausola e se la mia banca non mi concede il mutuo cosa perdo….
      Attendo una sua risposta cordiali saluti

      • Il rischio è che ove la sua banca non dovesse perfezionare la pratica per il mutuo, in altri termini se non le venisse concesso il mutuo, lei sarebbe comunque obbligata ad acquistare l’immobile, con la conseguenza che non avendo le risorse economiche si troverebbe in una condizione di grave inadempimento contrattuale ed esposta al rischio di azioni legali per risarcimento dei danni da inadempimenti, con trattenimento della caparra in capo al venditore.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Apa Luigina Anna Maria ha detto:

      Ai fini delll’esenzione del bolllo auto per soggetti con invalidità la ridotta funzionalità degli arti superiori equivale alla ridotta funzionalità degli arti inferiori?
      Come dimostrarlo?

      • L’esenzione dal bollo si giustifica per la presenza di alcune specifiche situazioni di disabilità, come ad esempio il sordomutismo o la cecità, disabilità comportanti gravi limitazioni nella capacità di deambulare ovvero minorate capacità motorie. Dire se arti superiori ed inferiori si equivalgono in realtà è questione da rivolgere ad un medico legale. Ma considerato il tipo di invalidità direi proprio che in ogni caso presenterei la domanda di esenzione.
        Rammenti che uno dei presupposti, oltre alla disabilità, è che il veicolo sia intestato alla persona disabile ovvero ad un suo famigliare che lo abbia a carico. Rammenti inoltre che la domanda va presentata entro i 90 giorni dalla scadenza del termine per il pagamento del bollo, utilizzando un apposito modulo di richiesta reperibile presso ogni Ufficio dell’agenzia delle entrate di competenza.
        Infine ultimo ragguaglio: ricordi che va allegato il certificato della commissione medica della ASL di appartenenza.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Giovanna ha detto:

      Buonasera, sono una ragazza di 20 anni e ho bisogno di un consiglio prima di procedere legalmente e soprattutto capire come procedere. Sono stata vittima di violenza più di una volta da parte della stessa persona ma non ho mai avuto il coraggio di denunciarla giustificando le sue azioni con “non lo farà più”, ieri è capitato di nuovo ma ho avuto la forza di proteggermi e stavolta mi ha lasciato solo un piccolo livido in faccia e un segnetto sul collo, nulla in confronto ai lividi delle volte scorse eppure stavolta mi ha fatto più male perché oltre alla violenza fisica c’è stata verbale e psicologica. Ora mi chiedevo c’è un modo per procedere legalmente senza che la persona sappia che io l’ho denunciata?

      • In casi come questi, la questione è abbastanza complessa e delicata. Con la denuncia per un reato così grave, prima o poi la persona denunciata verrà convocata dall’autorità giudiziaria, per il tramite della polizia giudiziaria delegata, per eleggere domicilio, nominare un difensore di fiducia e eventualmente rendere interrogatorio. Questo significa che prima o poi, lo verrebbe a sapere. Immagino che il problema sia quello di eventuali ritorsioni. Le consiglio di rivolgersi ad un centro antiviolenza dove potranno darle l’adeguata assistenza in tal senso. Le consiglio, nel contempo, di attivarsi con sollecitudine: il questi casi essere tempestivi è fondamentale per evitare che la situazione degeneri ulteriormente. Un fatto così grave richiede un intervento rapido, determinato e serio. Si faccia aiutare, non si isoli.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  176. Morgana ha detto:

    Buona sera,
    Ho ereditato il contratto d’affitto di una casa popolare da mia nonna mortis causa; in quel periodo risultava residente anche mia madre ma, data la mia anzianità di residenza, l’ho ereditato io. Purtroppo mia madre si è trasferita realmente da dieci mesi rendendomi la vita un incubo. Vorrei sapere se, essendo l’intestataria dell’alloggio, ho il diritto di richiedere l’allontanamento di mia madre. So che può sembrare una richiesta senza cuore, ma sono davvero disperata, non mostra alcun cenno di interesse nel convivere serenamente ed io purtroppo ho un lavoro precario che non mi permette di andare via. Grazie per l’attenzione.

    • In termini teorici, avrebbe pure la possibilità di mandare via sua madre, ma il problema è che in pratica il tutto è estremamente difficile. Consideri che è un incubo già ottenere il rilascio da parte del proprietario dell’immobile locato in caso di morosità del conduttore. Talvolta esistono le strade legali, ma sono difficilmente percorribili. Valuti le condotte di sua madre e consideri come primo passo quello di presentare degli esposti cautelativi presso le autorità di pubblica sicurezza. Ovviamente, prenda questo suggerimento con le pinze, poichè non sono a conoscenza dei comportamenti di sua madre.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  177. alessandro ha detto:

    Salve,
    vorrei un parere legale gratuito.

    Abito in condominio, al 4° ed ultimo piano.
    Nel 2013 chiedo all’amministratore di intervenire nel mio appartamento perché vi erano delle infiltrazioni di acqua piovana.
    Nel frattempo viene nominato un nuovo amministratore, il quale mi consiglia, dato il lavoro abbastanza oneroso, di far fare una perizia da un ingegnere. a mie spese e chiedere i danni in sede assembleare.
    .Fatta perizia, tot. 16000,00 euro dei quali 11000 per sistemazione facciate e tetto e circa 5000 euro per lavori interni al mio appartamento. tali lavori consisterebbero nel grattare tetto e pareti della camera da letto e del salotto, rintonacare e pitturare nonché smantellare il rivestimento del bagno, perché le piastrelle si erano gonfiate e crepate e rifare un rivestimento di media qualità.
    L’assemblea decide di approvare il danno interno alla mia proprietà ma di voler effettuare anche i lavori esterni al palazzo e fare il cappotto nelle pareti esposte a nord e che sarebbe stato più opportuno fare eseguire i miei lavori esterni dalla ditta appaltatrice in modo tale da ricevere uno sconto maggiore ed avere la possibilità di detrarli fiscalmente.
    Io acconsentivo senza problemi.
    Quindi vengono richiesti vari preventivi e viene scelta una ditta.
    Nel settembre 2015 approviamo la divisione delle spese per le facciate e cominciamo a versare fino a settembre 2016.
    Nel frattempo, sicuro dell’inizio dei lavori verso settembre-ottobre, comincio a ristrutturare casa mia, ovviamente non toccando le parti dove vi era stata l’infiltrazione. ma smantellavo completamente il bagno facendo varie fotografie prima e dopo l’intervento così da far vedere più chiaramente la causa della crepatura del rivestimento..
    Alla riunione di settembre 2016. mancano ai 95000,00 euro di versamenti solo 5000 da parte di un solo condomino.
    L’assemblea decide di non firmare il contratto con la ditta appaltatrice, di mandare una lettere al condomino moroso, di rimandare i lavori straordinari all’anno prossimo (in primavera) nell’ attesa che il condomino paghi le sue quote.
    A questo punto i condomini, non solo mettono in discussione quanto già approvato e non impugnato, ma non vogliono più pagare i danni interni al mio appartamento.

    A questo punto mi chiedo cosa devo fare avendo già iniziato i lavori principali nella mia unità abitativa, ritrovandomi con il bagno completamente smantellato e tutte le pareti umide.

    Faccio presente di avere le fotocopie di tutti i verbali delle assemblee dal 2014 ad oggi dalle quali risultano le varie problematiche e decisione degli anni passati

    In conclusione ho iniziato i lavori smantellando il bagno, avendo solamente la mia perizia di parte e chiedo a lei avvocato un consiglio su quello che devo fare.

    • Ci sono due questioni distinte. La prima riguarda la possibilità per l’assemblea di assumere una delibera di segno opposto ad una precedente delibera aventi entrambe il medesimo ordine del giorno. In altri termini, può l’assemblea decidere di posticipare i lavori se prima aveva deliberato di eseguirli subito? Questo è perfettamente possibile. La seconda questione riguarda invece i danni che lei lamenta. Ben può, infatti, l’assemblea decidere di posticipare i lavori, ma non può omettere di risarcire i suoi danni. Cosa fare? Si rivolga ad un legale di fiducia, faccia inviare una diffida al condominio, e decorso il termine indicato nella diffida, promuova le opportune azioni giudiziarie di risarcimento del danno. Secondo gli elementi che ha esposto, sembrano esistere tutti i presupposti per ottenere una condanna del condominio a risarcirle i danni patiti.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  178. Erminio ha detto:

    Buongiorno,

    sono un cittadino italiano con residenza in Italia. Ho precedenti penali a seguito di un patteggiamento (marzo 2015) con condanna a 2 anni con pena sospesa e non menzione. Il reato commesso è la truffa online ed ho interamente risarcito le parti lese. Non ho procedimenti civili e penali pendenti e non ho mai subito il sequestro di conti correnti o di altri prodotti bancari.

    Anche se ho la non menzione, in Italia le banche non mi aprono un conto corrente perchè a loro risulto una persona con problemi giudiziari.

    La mia preoccupazione è che sono stato inserito in qualche banca dati europea anti frode e quindi non potrò aprire conti ne in Italia ne in Germania dove vorrei emigrare.

    Come posso scoprire quali sono le centrali rischio dove è presente il mio nominativo e quando posso (se possibile) richiedere la cancellazione? Esiste un modo per poter aprire un conto corrente in Italia pur essendo nella mia situazione?

    Voglio vivere e lavorare onestamente ma in questo modo vengo di fatto ostacolato.

    Ringraziandovi per l’attenzione, resto a disposizione di vostro gentile riscontro.

    Cordiali Saluti,
    Erminio

    • Fermo restando che gli istituti di credito non hanno diretto accesso al casellario giudiziario, e quindi non potrebbero sapere quali sono i precedenti penali del correntista, posso presumere che le truffe on line avessero a che fare con sistemi di pagamento bancari o anche bancari, sicchè gli istituti di credito coinvolti non nutrono fiducia nei suoi confronti.
      Che la banca rifiuti l’apertura di un conto corrente con la motivazione di eventuali precedenti penali del correntista è fatto non plausibile. Se invece le truffe on line coinvolgevano il circuito bancario in tal caso ci sarebbero valide ragioni per opporre un rifiuto all’apertura del conto.
      Consideri che, poichè per effettuare determinati pagamenti sopra una certa soglia, la normativa vigente impone la tracciabilità, il rifiuto ad aprire un conto corrente da parte della banca, a meno che vi siano le ragioni che le ho esposto, si pone come illegittimo e foriero di potenziali danni per il richiedente.
      In tal caso, può formalizzare tramite proprio legale di fiducia una richiesta di apertura del conto alla banca, chiedendo altresì, in caso di rifiuto, di esporre le motivazioni per iscritto. Di tal guisa, ove le motivazioni fossero ingiustificate e illegittime, potrà agire legalmente per vedere tutelato il proprio diritto.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  179. Marcello ha detto:

    Buonasera Avvocato.,
    chiedo una consulenza legale gratuita:
    Dal 2009 al 2015 ho lavorato per un’azienda (srl) che era di proprietà dei miei genitori, che ne posseggono un’altra (microimpresa- srl anc’essa 1 dipendente) di cui mi hanno fatto socio.
    L’azienda principale per cui lavoravo sta fallendo (è in liquidazione), in piu avevano messo la loro firma personale per ottenere un prestito;
    al momento sono rimasti senza casa, ragione per la quale gli ho dovuto offrire residenza presso il mio indirizzo (sono in affitto)
    Da quasi un anno, io lavoro per un’altra impresa, ed a mio nome ho solo il leasing dell’auto; ho un conto corrente a me intestato e tutto per me procede regolarmente (non ho debiti son nessuno, solo un credito di 18.000€ verso l’azienda dei miei genitori).
    Ora la domanda è: avendo loro dato il permesso come residenti nella mia abitazione e risultando io capofamiglia (mia madre ha potere di firma suil mio conto per pagare le mie bollette quando sono all’estero) la banca puo in qualche modo rivalersi sui miei averi? sul mio conto intendo?

    In attesa del Suo riscontro
    Cordiali Saluti
    Marcello

    • Se lei non è stato socio dell’azienda dei suoi genitori, non ha avuto incarichi di amministratori nella citata azienda, e se sua madre ha solo un potere di firma per eseguire a suo nome pagamenti sul c/c a lei intestato (firma che comunque toglierei esistendo altri mezzi per pagare anche dall’estero), la banca non può rivalersi su di lei che tra l’altro è creditore dell’azienda dei suoi genitori.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  180. giada ha detto:

    Buongiorno,
    Chiedo cortesemente una consulenza legale gratuita..

    Sono proprietaria di un appartamento dato in affitto (con regolare contratto firmato e registrato presso agenzia dell’entrate) ad una ragazza il Dicembre 2015.
    Tutto bene fino a quando nel Giugno 2016, senza essere avvisata, la ragazza (le clausole del contratto non lo prevedeva) ha fatto subentrare al suo posto il compagno che ha provveduto a registrare il contratto all’agenzia dell’entrate. In teoria risulta piu che regolare all’agenzia , ma resta il fatto che la ragazza ha sbagliato in quanto il contratto dell’affitto dell’immobile è con la sottoscritta (che oltre a non essere stata avvisata, non era neanche presente al nuovo “passaggio”). Come è possibile che l’agenzia dell’entrate abbia permesso questa registrazione tra loro senza mia firma? Ora , il compagno della ragazza non paga l’affitto ,non vuole andarsene e la ragazza se ne è andata. Non so come procedere.per farlo mandare via e sciogliere questa registrazione che a parer mio è una fregatura.
    grazie

    • La registrazione del contratto di locazione non incide sulla validità o invalidità del contratto stesso. In altri termini, se il contratto originario vietava la sublocazione, in tal caso, è illegittimo e quindi nullo il contratto registrato all’agenzia delle entrate. Da quanto esposto, sembrerebbe che la strada migliore sia quella di agire per ottenere la risoluzione del contratto originario e di quello registrato con la sublocazione con contestuale richiesta di risarcimento danni al precedente conduttore e liberazione dell’immobile verso il subconduttore occupante sine tituolo dell’immobile.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  181. Martino ha detto:

    Salve,
    avrei bisogno di una consulenza legale gratuita a titolo informativo.
    questa estate agosto 2016, sono stato in ferie, e la mia Auto ha avuto dei problemi… la porto in officina, e mi viene diagnosticato a voce un problema al turbo compressore, trovandomi in ferie, e con mia moglie incinta, ho accettato di lasciare l´ Auto in officina per la riparazione, il giorno seguente mi viene chiesto di recarmi in officina per firmare un preventivo dell importo di 3,850€
    per sostituire il turbo compressore, vista la situazione in cui mi trovavo, in vacanza e con la moglie incinta accetto di farla riparare, non avendo nessuna competenza in materia.
    dopo qualche giorno vengo contattato per ritirare l´ Auto, ed il conto sale a 4,075€avendo avuto la garanzia che il problema era stato risolto, e che il titolare dell officina aveva eseguito tutti i controlli e test, dicendomi che era stato sostituito il turbo compressore cambiato l´ olio e sostituito il filtro olio, pago il tutto in contanti con tante riserve sul costo eccessivo…. Dopo circa 350 Km, il problema si rimanifesta tale e quale, mi rivolgo telefonicamente all officina,( inviando anche delle fotografie a testimonianza)e mi viene detto che e questione di qualche giorno e tutto si sarebbe normalizzato, cosa che non e avvenuta! poi noto che sulla fattura il costo del turbo compressore era di 2.420€ al che mi informo e mi viene detto che per la mia Auto il pezzo “originale” al massimo avrebbe dovuto costare 1.420€, quindi chiedo lumi al rivenditore autorizzato della casa produttrice della mia Auto, dandogli il codice del pezzo riportato sulla fattura, e mi viene detto che e un pezzo di concorrenza e che al massimo il costo per il pezzo sostituito in officina sulla mia Auto era di 450€.
    Quindi mi rivolgo all officina che ha eseguito il lavoro, chiedendo spiegazioni sul fatto che il problema non fosse stato risolto, e mi viene detto che forse il motivo era un altro, quindi chiedo di esibire le fatture dei pezzi sostituiti, e il titolare si rifiuta, e dopo una serie di bugie, ammette che il pezzo non era originale, e che in ogni caso non era tenuto a mostrarmi le fatture dei pezzi sostituiti. Ora mi ritrovo con l´ Auto che ha lo stesso problema ante riparazione, ed un conto “pagato” di 4.075 . Vi chiedo se posso e come agire nei confronti dell Officina Meccanica.

    Vi ringrazio in anticipo

    • Sicuramente. L’Officina a cui si è rivolto è stata doppiamente inadempiente per aver installato un pezzo non originale spacciandolo per originale con costo sicuramente esorbitante, e per non aver neanche risolto il problema.
      In primo luogo, farei esperire un perizia tecnica per appurare che il pezzo sostituito non sia quello originale e per accertare quale fosse il reale problema dell’autovettura. Dopo di che, con un legale di sua fiducia, costituirei in more l’Officina chiedendo il risarcimento dei dannni, ed in mancanza di riscontro, agendo giudizialmente.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  182. omar ha detto:

    Buongiorno
    sono socia di una associazione. Alcuni mesi fa alcuni membri del cda si sono dimessi. Lo statuto prevedeva una convocazione dell’assemblea soci per la rielezione.
    il presidente ha informato i soci della dimissione dei membri sia durante una riunione sia a mezzo mail, ma in seguito alla riunione si è deciso di non provvedere alla rielezione in quanto lo statuto era da rifare..
    Ora a distanza di mesi (Lo statuto è in via di rifacimento) alcuni soci contestano l’operato del presidente in quanto il cda non era conforme allo statuto. Volevo sapere se la loro richiesta era legittima, in quanto loro erano a conoscenza della situazione e non hanno richiesto una assemblea per la elezione dei nuovi membri

    • Il problema non riguarda tanto le modifiche allo statuto, poichè si tratta di materia riservata alla decisione dell’assemblea con quorum qualificato. Il problema riguarda il c.d.a., in quanto se l’organo amministrativo dell’associazione non è conforme allo statuto, restano limitati all’ordinaria amministrazione i poteri dello stesso. C’è da aggiungere che i componenti del c.d.a. i quali si sono dimessi, in realtà, restano, in regime di proroga nel cda, sino alla elezione o nomina dei nuovi componenti.
      Resta fermo però che se lo Statuto prevede, in caso di dimissioni di componenti del cda, che venga convocata l’assemblea per la nomina dei nuovi componenti del cda, l’assemblea non può liquidare l’ordine del giorno semplicemente decidendo di non provvedere alla nomina. Si deve deliberare sulla elezione dei nuovi componenti del cda e solo qualora non si raggiungesse il numero legale, in tal caso si potrebbe decidere di rinviare la nomina , procedendo dapprima alla modifica dello Statuto.
      I soci in minoranza, ovvero quelli che desiderano che si proceda subito alla nomina, potranno richiedere al Presidente dell’associazione la convocazione di una nuova assemblea per deliberare sulla nomina dei nuovi componenti del cda.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  183. anna ha detto:

    Chiedo cortesemente una consulenza legale gratuita.
    Licenziata dal 18.6.2016 per difficoltà di lavoro in azienda nonostante sia unica impiegata . Alla data attuale hanno pagato fornitori – consulenze – anticipi per nuova costruzione ma non liquidato mio stipendio di giugno.
    Posso far valere qualche diritto.. è il caso che mi rivolga al sindacato?? Senza aver ulteriori costi a mio carico??
    Anche perchè hanno la pretesa che li segua comunuqe nella amministrazione.
    grazie

  184. Dario ha detto:

    Salve vorrei una consiglio legale gratuito su un avvenimento che ho vissuto
    Sono un neolaureato in Ingegneria, Il fatto su cui voglio chiedervi consiglio riguarda lo svolgimento del mio ultimo esame. I docenti della cattedra di riferimento oltre a farci studiare l’esame usavano farci fare dei lavori formato slide di dimensioni considerevoli inerenti l’argomento di studio; più che altro con le richieste che ci venivano fatte era fortemente palese che fossero materiali aventi come fine la pubblicazione, senza alcun beneficio per lo studente sotto il piano dell’apprendimento e un blando e misero beneficio all’approfondimento della materia. In pratica facevano fare il materiale didattico personale, da pubblicare, stesso dagli studenti. Erano agli sgoccioli della chiusura del loro mandato di cattedra e caso strano tutti gli studenti degli ultimi mesi sono stati caricati in maniera maggiore (me compreso). Noi studenti dovevamo presentarci ogni settimana a far controllare lo stato del “progetto” (così lo chiamavano) e ogni volta veniva dato del nuovo lavoro da svolgere, Per la maggior parte dei miei colleghi ci sono voluti dai 2 ai 3 mesi per terminare le loro richieste senza la quale non si sarebbe potuto accedere alla seduta di esame, Dopo un più breve periodo di tempo di 2-3 mesi, circa un mese, sono riuscito a terminare l’elaborato che hanno fatto tutti i miei colleghi ma il Professore essendo a conoscenza che era il mio ultimo esame e approfittando della mia collaborazione e buona volontà (sono uno bravo studente e ho molta voglia di fare) si è avvalso di farmi fare un lavoro supplementare mettendomi alle corde dato che se non l’avessi eseguito la cattedra sarebbe scaduta e il lavoro precedentemente fatto sarebbe valso a nulla. Il Professore mi mandava le consegne da effettuare via e-mail ogni 4 giorni. Quello che più devo sottolineare è il comportamento del docente, il palese sfruttamento agli occhi di tutti noi studenti, la mancanza di professionalità e di etica nella sua professione. I miei compagni di corso non portano il rancore che porto io perchè con il loro 2-3 mesi di enorme sacrificio si sono potuti mettere questa faccenda alle spalle. Non è il mio caso, il carico di lavoro che mi è stato dato presupponeva che mi dovessi dedicare dalle 10 alle 12 ore al giorno al computer e sono in convalescenza a letto per un ernia del disco da 7 mesi, Ho parlato con il Presidente di Facoltà che ha cercato di far cadere le su responsabilità dall’accaduto, dichiarando di discostarsi dall’aver scelto che quei due docenti presiedessero quella cattedra. Mi ha detto che in questo mese di settembre con la ripresa delle attività avremmo potuto riparlarne. I miei colleghi e compagni di corso, nonostante abbiano messo come già detto alle spalle le loro vicissitudini sono pronti ad appoggiarmi se dovessi prendere provvedimenti, si dicono disponibili a raccontare anche la loro esperienza al presidente di Facoltà nel prossimo colloquio. Volevo sapere in che modo posso agire riguardo quest’avvenimento. Se posso richiedere dei danni. A che tipo di avvocato mi dovrei appellare, se va bene uno qualunque o uno specializzato nel diritto del lavoro è più appropiato, ma soprattutto se ci sono i limiti per radiare dalla professione queste due figure.
    Vi ringrazio in anticipo per la disponibilità

    • Nonostante la lunghezza nell’esposizione, la risposta sarà breve e concisa: un avvocato giuslavorista va più che bene per intraprendere eventuali azioni legali contro il professore. Quasnto alla radiazione, lei può limitarsi solo a portare a conoscenza nelle forme dovute questa vicenda, in quanto gli organi preposti all’uopo provvedono secondo propri procedimenti disciplinari.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  185. tesio ha detto:

    buongiorno chiedo cortesemente una consulenza legale gratuita, sono proprietario al 50 % di una casa acquistata con la mia attuale ex moglie e da ormai 7 anni io non ci risiedo più ma continuo a pagare la mia metà del mutuo , preciso stiamo cercando di venderla dal momento della separazione ma senza successo. visto e considerato che lei risiede li posso avanzare la richiesta che si accolli completamente le spese del mutuo e quindi intestarsi l’intera proprietà ? o se rifiutasse ho diritto a un rimborso di questi anni pagati e quanto dovrei realmente pagare in percentuale di mutuo?
    Grazie per l’attenzione. saluti

    • Molto dipende dal fatto se avete o no figli. Se non avete figli, l’immobile o viene acquistato integralmente da uno dei due con pagamento del prezzo all’altro, o viene venduto con divisione del ricavato.
      Se avete figli, il problema si fa serio, in quanto di norma la casa familiare viene assegnata al genitore con cui sono collocati i figli minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  186. Arnaldo ha detto:

    Buongiorno, chiedo gentilmente parere legale gratuito. Sono un pensionato di 69 anni, da circa 10 anni lavoro presso un’azienda. Ho ripetutamente richiesto di regolarizzare con contratto la mia posizione lavorativa, ricevendo sempre rifiuti. In caso decidessi di procedere con una vertenza per i contributi non versati, ci sarebbero conseguenze per me?

  187. Letizia ha detto:

    Buongiorno, vi chiedo gentilmente consulenza legale gratuita.
    Ho lavorato con contratto libero-professionale presso un’Azienda (ho collaborato con loro per due anni senza mai ricevere un richiamo). Tale collaborazione è stata interrotta per maternità quando ero al quinto mese di gravidanza, per loro volontà.
    Al momento di rientrare in servizio (bambino di 8 mesi), la Direzione mi ha risposto che hanno già provveduto a sostituirmi e che quindi non posso riavere il mio posto.
    E’ possibile che non vi sia tutela di una lavoratrice madre, anche se libero-professionista?
    Grazie, cordiali saluti!

    • Premetto che non sono giuslavorista, ma va precisato che anche un libero professionista può essere inserito come dipendente in un azienda. Quindi, dipende dal tipo di contratto che la legava all’azienda. Se come avvocato stipulo un contratto come consulente esterno legale con un azienda, pattuendo compensi per l’attività, la mia resta un attività da libero professionista e non si inserisce nel contesto delle tutele giuslavoristiche. Per capire qual è la sua reale situazioni e quali tutele può azionare, le consiglio, quindi, di rivolgersi ad un legale che si occupa nello specifico di diritto del lavoro.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  188. LUDOVICA ha detto:

    Chiedo cortesemente una consulenza legale gratuita.

    Risiedo in un edificio di due piani nel centro storico della città.
    L’edificio è indipendente rispetto a quelli adiacenti.
    I suoi due piani appartengono a due proprietari diversi ed ognuno di essi è costituito da un appartamento.
    L’appartamento di mia proprietà è al secondo piano.
    E’ stato deciso da entrambi i proprietari di ristrutturare l’edifico.
    In seguito ai lavori è stato rinvenuto un affresco (m. 1 di larghezza x cm. 50 di altezza) nell’intercapedine tra i due piani.
    La Sovrintendenza ha ritenuto l’affresco meritevole di essere conservato.
    L’unico modo per poterlo conservare consiste o nello staccarlo dalla parete (è possibile farlo ed è ciò che io desidero: in tal caso l’affresco verrebbe donato ad un museo) o nell’eliminare l’intercapedine attribuendo il suo intero spazio all’appartamento del piano inferiore insieme con l’affresco.

    I lavori (ancora in corso) necessari per la conservazione dell’affresco hanno richiesto inoltre l’innalzamento di cm. 20 del solaio del secondo piano, ovvero del mio solaio.
    Conseguentemente le stanze della mia casa risultano (calcolando la distanza dal pavimento al soffitto) cm. 20 più basse rispetto alle misure originali.

    Io ho chiesto di poter recuperare i 20 centimetri che ho perduto (a causa della necessità di conservare l’affresco) alzando il tetto di altrettanti cm. 20.
    Mi è stato risposto che ciò non è possibile perché non è consentito alzare i tetti delle case antiche del centro storico.

    Desidererei sapere se io abbia oppure no il diritto di pretendere di alzare il tetto per recuperare lo spazio che è stato tolto al mio appartamento per poter conservare l’affresco di cui sopra o se io abbia altre strade per raggiungere un risultato analogo.

    Infine, ed è il punto più importante, desidererei sapere a chi appartiene l’intercapedine tra i due piani di un edificio e se io abbia il diritto di oppormi all’attribuzione dell’intero spazio dell’intercapedine al piano inferiore (anche in considerazione del fatto che le travi che sorreggevano il mio solaio erano nell’intercapedine ed esse sono state sostituite da travi di acciaio, ancora più grandi, che ora – non essendoci più l’intercapedine – si trovano nella parete dell’appartamento del piano inferiore, in alto, accanto all’affresco).

    Distinti saluti.

    Ludovica

    • Rispondo al secondo quesito inerente la proprietà dell’intercapedine. La Cassazione civile pronunciandosi sul punto ha stabilito che “la proprietà dell’intercapedine deve essere provata esibendo i relativi titoli di acquisto che devono contenere la menzione del vano tecnico. La trascrizione ha natura dichiarativa e non costitutiva del diritto di proprietà. La proprietà dell’intercapedine posta tra due appartamenti appartiene, in mancanza di titoli, a chi trae vantaggio dalla sua realizzazione”. Ora, sovente l’intercapedine posta tra due appartamenti siti uno al piano inferiore e l’altro al piano immediatamente superiore, come nel suo caso, ha la funzione di isolare l’appartamento del piano inferiore e, pertanto, in questi casi, in assenza di titoli di proprietà da cui emerge una diversa titolarità dell’intercapedine deve ritenersi che essa sia appartenente al proprietario dell’immobile inferiore.
      Quanto alla possibilità di recuperare i 20 cm perduti, innalzando il tetto delle case, dovrebbe rivolgersi ad un tecnico, architetto, ingegnere o geometra che hanno specifiche competenze per poter verificare la fattibilità di tale operazione e eventualmente la possibilità di recuperare i predetti 20 cm in altro modo.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

    • Chiara ha detto:

      Buongiorno, si richiede una consulenza legale on line gratuita.
      A marzo ho contattato un’agenzia immobiliare per visionare una proprietà. E’ emerso che tale proprietà sarebbe andata all’asta il 5 aprile. In autonomia ho partecipato all’asta e mi sono aggiudicata l’immobile. L’agenzia immobiliare mi ha fatto mandare raccomandata dall’avvocato rivendicando il pagamento della provvigione per “prestazioni professionali svolte in mio favore”. Io non ho firmato nulla e l’impegno dell’agenzia consta nell’avermi accompagnata a visitare l’immobile e successivamente avermi messa in contatto con l’architetto che si era occupato della ristrutturazione dell’immobile diversi anni fa.
      Innanzitutto: poteva l’agenzia vendere un immobile che da li a 20 giorni sarebbe andato all’asta? Avendo io acquistato l’immobile all’asta, hanno diritto a chiedermi la provvigione?
      Grazie mille e cordiali saluti,
      Chiara

      • L’agenzia può limitarsi a richiedere il compenso per l’attività svolta, limitata alla visione dell’immobile e al contatto con l’architetto. Ma non ha svolto, e non le era stato chiesto di svolgere, alcuna attività di assistenza nell’acquisto all’asta dell’immobile e lei era pienamente legittimata a partecipare all’asta.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  189. NICOLA MACCULI ha detto:

    Richiedo una consulenza legale sull’argomento sotto descritto.
    A settembre 2015 sono stato vittima di un infarto di cui, a mio avviso, lo stress da lavoro è stato almeno una concausa. Tra l’altro nei due anni precedenti l’azienda non mi aveva sottoposto a nessuna visita medica. Ci sono gli estremi per richiedere l’indennizzo per malattia professionale?

    • Al di là della pratica impossibilità a dare una qualche risposta in ragione della mancanza di specifiche informazioni, (esempio quale tipo di lavoro?), la causa per malattia professionale richiede una valutazione approfondita di tutti gli elementi del caso, e non ultimo anche la relazione di un preparato medico legale in grado di delineare con chiarezza il nesso causale tra evento (infarto) e fatto causale (stress da lavoro).
      A tal fine, poichè si tratta di questione non risolvibile ed analizzabile adeguatamente in questa sede, le suggerisco di rivolgersi direttamente ad un legale di sua fiducia che potrà valutare con cognizione di causa il problema.

  190. Antonio ha detto:

    Salve, ho un’inquilino che non paga da mesi, ho iniziato le vie legali per lo sfratto, ma non mi è chiara una cosa, è possibile ottenere per vie legali i pagamanti non corrisposti? Perchè mi è stato detto che quando, anche in futuro l’inquilino, lavorerà i pagamenti non corrsiposti verranno sottratti automaticamente, anche se a me pare assurda questa cosa. In poche parole quando l’inquilino legalmente possiederà qualcosa i pagamenti verranno trattenuri dall’agenzia delle entrate, quando mi è stata detta questa cosa io sinceramente mi sono sentito preso in giro perchè mi sembra assurda. L’inquilino è anche proprietario di un appartamento. Mi scuso per il lessico non adeguato, ma non sono del settore.

    • Con lo sfratto per morosità è normalmente possibile richiedere al Giudice anche un ingiunzione di pagamento per le mensilità inevase. Altro problema è se a fronte dell’ingiunzione di pagamento l’inquilino non paga comunque. In questo caso si tratterà di avviare l’azione esecutiva, ma se l’inquilino non ha reddito, temo che difficilmente riuscirà al momento ad ottenere qualcosa.
      In bocca al lupo e crepi il lupo.

  191. D.Barona. ha detto:

    Buon giorno.
    Sono uno studente di scuola superiore e sono maggiorenne. Oggi dovevo uscire prima, ed avevo il relativo permesso di uscita anticipata firmato dai miei genitori. Al momento dell’uscita però sono stato richiamato dalla Preside la quale mi ha impedito di uscire (non fisicamente). La Preside ha poi contattato mia madre, la quale ha confermato la versione dei fatti. Io dovevo uscire visto che non ero preparato per una verifica scritta (disegno tecnico), ma sono quindi stato costretto (non fisicamente) a farla pur sapendo Preside e prof. che io non avevo gli strumenti. Essendo io maggiorenne, quindi titolare della capacità di agire, il fatto di essere stato trattenuto implica reato (art. 605 c.p.)? Inoltre avendo fatto la verifica senza strumenti adeguati e quindi con la sicurezza di aver conseguito un compito insufficiente questo rientra negli estremi dell’art. 2043 c.c.?
    Grazie mille mi scuso per il disturbo e aspetto la sua gentile risposta.

  192. Maria ha detto:

    Buongiorno,
    cortesemente avrei bisogno di un vs parere legale,aaavrei tra una settimana un’udienza per un probabile sequestro conservativo, ma sono stata costretta a revocare l’avvocato che era in carica, la mia domanda posso recarmi in udienza senza un legale? cosa devo fare e dire? quali sono i contro?
    spero di avere una risposta in breve tempo nel frattempo ringrazio molto.

    • Se le è imputata in quel procedimento penale, allora dovrà necessariamente avvalersi della difesa tecnica di un legale. Se non nominerà un nuovo difensore di fiducia verrà nominato un difensore d’ufficio che lei dovrà comunque retribuire per l’attività che svolgerà.
      Se invece lei riveste la posizione di persona offesa dal reato, può tranquillamente evitare di nominare un avvocato, a meno che non debba costituirsi parte civile.
      In caso di procedimento civile, il procedimento per sequestro conservativo richiede la difesa tecnica e quindi dovrà nominare un proprio difensore, non potendo patrocinare autonomamente a meno che lei non sia avvocato, cosa di cui dubito altrimenti non avrebbe chiesto a me queste informazioni.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  193. Luca ha detto:

    Salve, vi scrivo per porvi un quesito. A seguito d’una mia innocente frase su Facebook ho ricevuto risposte offensive da parte d’un utente il quale si accaniva nei confronti di mia madre. Ho fatto lo screenshot della conversazione pertanto è tutto adeguatamente documentato. Vi sono gli estremi per richiedere una sanzione penale causa ingiuria? Grazie.

  194. Lucilla ha detto:

    Buongiorno,
    chiedo cortesemente un suo parere legale per una mia cara amica, espongo: da una separazione risultante consensuale ( anche se in realtà non è stata cosi perchè ricattata minacciata e messa in una situazione di paura terrore ecc.) costretta a firmarla, questa mia amica,ha dovuto subire delle truffe dal suo ex marito espongo solo le due più gravi:
    – per estorcerle più denaro possibile dichiara una falsa donazione mai esistene(nessun documento scritto, non solo lui in un dato momento a lei glielo ha confessato che sta dichiarando il falso)brevemente spiego, la cifra in questione estorta sono 20.000 euro ma 24 anni fà i suoceri della mia amica avevano prestato e poco dopo regalati a loro che erano in comunione dei beni 10 miliomi delle vecchie lire e cioè circa 5000 euro ma ex marito li ha fatti diventare 20.000 euro. dato che è tutto falso, quando lui li ha voluti estrorcendoglieli sono passati 24 anni,lei vorrebbe riaverli cosa e come deve fare per riaverli? anche perchè nel contratto di separazione è stato dichiarato che sarà liquidata entro il 31 dicembre 2022 inoltre ha omesso di darle soldi che le spettano,non ha mai ricevuto aggiornamento instat.e vive in una estrema situazione povertà non potendo nemmeno curarsi perchè non ha soldi.

    l’altra truffa:
    sempre con l’inganno lei ha dovuto cedere a lui la metà quota della casa coniugale per cui(la casa non è stata valutata in modo corretto e trasparente)valore casa 200.000 euro 100.000 per luiche poi diventano 120.000mila euro,
    per la mia amica 100.000-20.000 per la falsa donazione restano 80.000
    ma non è finita quà, al rogito all’insaputa di lei( perchè lui le incuteva terrore la teneva sotto tiro di occhiate e quantaltro) fa scrivere sul contratto euro 50.000mila e cosi anche l’assegno, poi finge di darle l’assegno glielo appoggia fra le mani per 2/3 secondi e glielo porta via velocemente,cosi che lei non si accorge dell’inganno non avedo avuto il tempo necessario di vedere.
    Passato circa un anno continuando a non percepire niente lei si reca dal notaio per avere fotocopia dell’atto di vendita e dell’assegno ma scopre che la cifra è 50.000mila sia nell’atto che l’assegno e non di 80.000mila euro come avevano concordato e che lei credeva.
    Cosa può fare questa mia amica può essere nullo questo contratto? si può annullare l’atto di separazione? come si può procedere in quale modo? c’è qualcuno che possa aiutarla?
    ringrazio anticipatamente cordiali saluti

    • Ammetto di aver capito poco delle vicende che lei ha esposto, probabilmente perchè molto complesse ed ingarbugliate e quindi difficili da esporre in questa sede.
      Rispondo in particolare al quesito inerente la possibilità di “annullare” la separazione. Tecnicamente, la separazione non può essere annullata, ma quello che si può fare è ricorrere al tribunale per chiedere una modifica delle condizioni della separazione. A tal fine, affinchè il ricorso per modifica delle condizioni della separazione possa avere esito positivo, è necessario esporre e provare fatti che modificano la situazione preesistente, ovvero tutte quelle condizioni in presenza delle quali a suo tempo erano state concordate, o come lei assume “estorte”, quelle determinate condizioni.
      Quanto al contratto è pressochè impossibile darle una risposta sulla base delle informazioni che mi ha fornito, e quindi, per correttezza, mi astengo da qualunque ulteriore suggerimento, salvo solo consigliare alla sua amica di rivolgersi ad un legale di fiducia il quale potrà esaminare tutta la documentazione contrattuale e chiedere tutti i chiarimenti necessari per valutare se esistono i presupposti per un azione giudiziale di nullità del contratto.
      Spero di esserle stato di qualche aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

    • Lucilla ha detto:

      Buongiorno avvocato,
      Faccio rispondere alla mia amica a cui ho fatto leggere quanto ha scritto.
      La ringrazio per la sua disponibilità e cortese risposta.
      Sono consapevole che gli elementi forniti non permettono di conoscere a fondo problematiche del mio caso, purtroppo fino ad ora non ho incontrato avvocati con la predisposizione da lei mostrata capaci di prendersi realmente ” a cuore” la mia sutuazione.
      Le confesso che questa lunga ricerca ancora senza esito rende la mia vita sempre più complicata e continuo a sognare di trovare finalmente chi mi aiuti a metter fine alla mia sofferenza,
      Apprezzo molto la sua scelta di aiutare concretamente le persone in difficoltà purtroppo al momento non posso contribuire ad aiutare l’associazione che sostiene non avendo al momento alcun reddito.
      Cordiali saluti

  195. francesco luca ha detto:

    Luca Francesco
    buongiorno.
    vi scrivo per chiedervi una consulenza legale gratuita.
    Tempo fa,mio figlio,ha firmato un contratto per l’acquisto di mobili.
    Lo ha firmato sapendo di firmare solo il disegno.Poi,le cose per lui son cambiate molto,perdita del lavoro ecc… Ora,la ditta cui ha firmato il contratto,gli chiede di pagare il prezzo totale dei mobili senza che li abbia mai ricevuti.Come deve comportarsi? Tengo a precisare che,la ditta,lo ha minacciato di ingiunzione ammenoche’ non compra una cameretta e la cosa si chiude li.Il totale del contratto e’ di circa 8000 euro e la cameretta di 1500 euro circa.
    Grazie per l’eventuale risposta.

    • Temo che suo figlio sia caduto, in qualche modo, vittima di quelle prassi contrattuali poco trasparenti. Di solito, nella vendita di mobilio, viene sottoscritto un contratto riportante tutte le condizioni. Il problema è che sovente si prevede che con la sottoscrizione del disegno si accetta il bene così come viene descritto graficamente e quindi si perfeziona il contratto di acquisto.
      Sarebbe opportuno che suo figlio chieda alla ditta copia integrale della documentazione contrattuale per verificare se, anche inconsapevolmente, abbia stipulato il contratto d’acquisto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  196. Lucilla ha detto:

    Buongiorno,
    chiedo gentilmente un suo parere legale.
    Da quasi 2 mesi sto chiedendo all’amministratore condominiale
    di poter visionare presso il suo studio,appure avere tramite mail, raccomandata,posta certificata documentazione per verificare cose non chiare ed altro , ma continua a rifiutarsi dopo che inizialmente mi ha ignorata, ho provato di tutto, cosa devo fare?

    • La sua è una richiesta del tutto legittima e finalizzata all’azione di verifica della situazione contabile del condominio e l’amministratore non può trincerarsi dietro al silenzio e addirittura opporre un netto rifiuto alla sua legittima richiesta.
      Come procedere? In primo luogo, verifichi di aver ritualmente eseguito la richiesta, ovvero tramite missiva inviata con lettera raccomandata a/r. Se la richiesta è stata rituale, provveda a formalizzare altra richiesta di diversa natura, ma specificando che si ricollega al rifiuto dell’amministratore. In altri termini, si tratta di inviare, sempre con raccomanda a/r, all’amministratore richiesta per la convocazione dell’assemblea ponendo all’ordine del giorno l’argomento inerente il rifiuto ad esibire documentazione contabile condominiale, e indicando un congruo termine di almeno 15 giorno entro cui l’amministratore dovrà provvedere alla convocazione dell’assemblea condominiale.Se anche questa richiesta cade nel vuoto, può intraprendere due strade: o unitamente ad altri condomini rappresentanti almeno 1/6 del valore millesimale dell’intero stabile, procede all’auto convocazione dell’assemblea ponendo all’ordine del giorno la revoca per gravi violazioni dell’amminsitratore, oppure può decidere anche autonomamente di ricorrere al tribunale per chiedere la revoca giudiziale dell’amministratore per gravi violazioni di legge.
      Spero di esserle stato d’aiuto
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • Lucilla ha detto:

        Buongiorno
        La ringrazio per la sua sollecita esauriente risposta le sarei grata se volesse spiegare meglio come procedere per la scelta autonoma di revoca non avendo il sostegno dei condomini.
        Apprezzo il suo impegno di sostenere le persone bisognose, ma purtroppo in questo periodo della mia vita non posso contribuire non avendo reddito.
        Cordiali saluti

        • La revoca giudiziale dell’amministratore può essere richiesta, autonomamente, da ogni singolo condomino ove l’amministratore si sia reso responsabile di gravi irregolarità tra cui l’immotivato rifiuto ad esibire copia della documentazione contabile. A tal fine dovrebbe rivolgersi ad un legale per agire con ricorso di revoca giudiziaria dell’amministratore di condominio in Tribunale.
          Le auguro il meglio.

  197. monica ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei un parere legale gratuito.

    Ho dato le dimissioni volontarie all’azienda c/o la quale lavoro da più di 9 anni. ho un mese di preavviso. Legalmente, a parte fare il mio solito lavoro, possono obbligarmi a fare altro? per esempio possono obbligarmi a formare da zero una persona?

    grazie infinite

  198. Luigi ha detto:

    Buongiorno avvocato, vorrei richiedere una consulenza legale gratuita.
    Da un po’ di tempo a sta parte sospetto che il mio attuale datore di lavoro o chi per lui (qualche suo sottoposto) compia delle ricerche sul mio pc aziendale. Ricerche sulla mia vita privata.
    In particolare penso che sia stato violato il mio account google e conseguentemente sia stata sniffata la mia cronologia. Non che abbia nulla da nascondere, però che non avessi l’interesse che loro sapessero che stavo cercando un altro lavoro o che volessi iscrivermi a qualche corso quello si. Insomma ci sono parti di vita privata che giustamente devono rimanere private.
    Ogni ricerca l’ho sempre fatta a casa, quindi non in orario di lavoro, è capitato però un paio di volte in pausa pranzo di inserire la mia mail personale di gmail sul mio pc aziendale, per questioni mie, ed è li che penso che sia stato in qualche modo violato il mio account, magari con un keylogger installato sul mio pc a mia insaputa con il quale mi è stata copiata la password.
    Il fatto è che purtroppo gmail tiene in memoria solo gli ultimi 10 accessi e non posso capire se tale violazione sia stata fatta, perchè quando ho capito quello che stava succedendo era già passato un po’ di tempo.
    Anche la polizia postale mi ha un po’ scoraggiato dicendomi che senza prove concrete di violazione (tipo email lette che prima non lo erano) è difficile ottenere un controllo approfondito da parte di google.
    Volevo capire, con un’azione legale si può fare chiarezza? Cosa si può fare?

    • Indubbiamente l’assenza di prove che confermano il suo sospetto diventa molto difficile se non impossibile, direi addirittura controproducente per lei, giungere ad un esito positivo anche con un azione legale.
      Il Pc mantiene in memoria tutti gli accessi, ma per risalire alla memoria interna ed indelebile del pc sarebbe necessaria una perizia di un tecnico informatico, e difficilmente, in assenza di gravi indizi, un pubblico ministero disporrebbe la citata perizia informatica. Ergo, poichè il suo datore di lavoro non si sognerebbe lontanamente di acconsentire in via bonaria a far eseguire una perizia sul pc, le sconsiglio al momento un azione legale e le consiglio di tenere gli occhi aperti e verificare con frequenza eventuali accessi anomali al suo account, prendendone nota e documentandoli. Solo allora sarà opportuno presentare una denuncia querela.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Anche lei può aiutarmi contribuendo alla crescita dell’Associazione Aletes Onlus, con cui collaboro quale volontario per la realizzazione di progetti in favore di minori detenuti, diversamente abili, ed in favore della popolazione giovanile studentesca. In che modo: devolvendo il 5 per 1000 ad ALETES ONLUS. Il 5 per mille non comporta alcuna spesa o detrazione di reddito a suo carico. Si tratta quindi di un aiuto in forma gratuita per iniziative socialmente rilevanti.

  199. Antonio ha detto:

    Richiedo una consulenza legale gratuita.
    Nel mese di gennaio u.s. ho acquistato un’auto usata presso una concessionaria. Il problema è rappresentato dal fatto che ho preso un’auto che in realtà non faceva al caso mio, solo rassicurato dal fatto che avrei potuto tranquillamente cambiarla dopo un mese di prova se effettivamente non sarebbe stata idonea alle mie esigenze. Poichè ero rimasto senza auto ho dato credito a quanto mi era stato detto dall’addetta alle vendite, figlia del titolare della concessionaria. Dopo un mese circa, il 19 febbraio, ho comunicato alla stessa Signora che, così come avevo preventivato, l’auto non era quella giusta per le mie esigenze. Da quel giorno è cominciata un altalena di promesse e rassicurazioni seguite puntualmente da un’intoppo: pur non negando mai quanto mi era stato prospettato, non hanno mai effettivamente agito in maniera concreta per il cambio dell’auto, si sono limitati solo a cercare un acquirente per l’auto che risulta ancora di mia proprietà e che stanno cercando di vendere facendo semplicemente da intermediari, praticamente conto-vendita, da privato a privato.
    Dispongo delle registrazioni sia delle telefonate, sia dei colloqui con la Signora in questione e con un ulteriore addetto vendite a cui è stata affidata l’operazione, registrazioni dalle quali si evince in maniera esplicita che loro mi hanno venduto l’auto con l’impegno del cambio dopo un mese e, per innumerevoli volte, della “prossima” soluzione della questione nei più svariati modi.
    Potreste indicarmi se esiste una direzione da prendere per cercare di raggiungere una rapida soluzione al problema?
    Grazie
    Cordiali saluti

    • Verba volant scripta manent. Indubbiamente è stato un pò ingenuo nel non farsi mettere per iscritto la promesso di cambio entro un mese dell’auto. Si tratterebbe di una sorta di clausola “soddisfatti o rimborsati”. Tuttavia le registrazioni possono aiutarla per agire contro il concessionario per inadempimento contrattuale, poichè si tratta pur sempre di un impegno contrattuale sia pure verbale.
      A tal fine, le conviene rivolgersi ad un legale nella sua zona di appartenenza, ed intraprendere le necessarie iniziative, a partire dalla lettera di costituzione in mora. Quest’ultima, infatti, le può consentire di evitare la causa ove il concessionario sia sensibile al contenzioso giudiziario.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  200. Cla ha detto:

    Gentilissimi,

    avrei bisogno di una consulenza legale gratuita. In particolare:
    1)avrei bisogno di revocare l’avvocato di ufficio e nominare quello di fiducia. Come procedo? Devo fare riferimento al procedimento in atto anche se, in linea teorica, non ne sono a conoscenza (non avendo ricevuto notifiche ufficiali)?
    2)sempre nel caso di sopra, quando l’avvocato di ufficio mi chiederà una liquidazione (sebbene non abbia fatto mai niente, neanche presenziato alle udienze), posso attribuire le spese allo stato essendo stata in tutti questi anni non intestataria di un reddito che mi consentisse tale assistenza? E’ possibile a posteriori?

    Vi ringrazio in anticipo.

    • Dunque, se il procedimento ha seguito il suo corso ed è tutt’ora pendente, posso presumere che le notifiche dirette a lei siano andate negative e che non rintracciandola hanno notificato gli atti, in realtà l’avviso conclusioni indagini preliminari e il decreto citazione diretta a giudizio o decreto di richiesta rinvio a giudizio al difensore nominato d’ufficio.
      Ergo, per revocare il difensore d’ufficio, dovrà nominare un proprio difensore di fiducia il quale provvederà a depositare la nomina avvisando della revoca il difensore nominato d’ufficio.
      Il difensore d’ufficio potrà all’esito del processo redigere una parcella per l’attività difensionale svolta. Lei potrà eventualmente contestare le voci del compenso inerenti attivitàè processuali alle quali il difensore d’ufficio non abbia preso parte.
      Quanto alla possibilità di chiedere allo Stato di pagare il difensore d’ufficio, le è precluso dal fatto che l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve essere formalizzata e depositata presso i competenti uffici giudiziari, incombente questo a cui, devo presumere, lei non ha ottemperato. Ergo a posteriori non è possibile.
      Spero di esserle stato di aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  201. Alfonso ha detto:

    buongiorno,
    le richiedo una consulenza online gratuita e la ringrazio anticipatamente.
    nel 2013 ho ristrutturato casa mia facendo installare 12 radiatori nuovi per il riscaldamento con garanzia 5 anni.
    nel mese di maggio 2016 8 radiatori presentavano bolle e ruggine oltre a perdite d’acqua.
    ho contattato la ditta che mi ha venduto i radiatori che ha fatto un sopralluogo con un responsabile della fabbrica che ha fornito i radiatori.
    la fabbrica dei radiatori ha ammesso che vi era un difetto di costruzione dei radiatori che portavano a bolle screpolature e ruggine e si è impegnata a sostituire in garanzia gli 8 elementi danneggiati.
    ha anche comunicato che le spese di rimozione ed installazione dei nuovi radiatori sostituiti dovevano essere effettuati da un idraulico di mia fiducia a mie spese in quanto il Codice Civile dice cosi.
    la rimozione e l’installazione dei nuovi radiatori (otto) è ovviamente costosa e vorrei sapere se è effettivamente a mio carico dato che se i radiatori non fossero stati difettosi non avrei avuto bisogno di effettuare questa spesa.
    la ringrazio della risposta

    • Ed infatti, lei ha colto nel segno. Un conto è un intervento di manutenzione dei radiatori in garanzia, altro è la loro sostituzione per un difetto di costruzione. Quando lei ha pagato per i 12 radiatori, il prezzo comprendeva, evidentemente, tutte le attività di installazione oltre al costo dei radiatori medesimi. Quindi, se sono stati installati alcuni radiatori difettosi, l’onere della loro rimozione e dell’installazione dei nuovi radiatori incombe sul venditore il quale non può esonerarsi da quest’obbligo con un generico richiamo al codice civile.
      Insista affinchè siano loro a farsi carico anche della rimozione ed installazione, e se del caso non esiti a rivolgersi ad un legale per ottenere giustizia.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • alfonso ha detto:

        la ringrazio sentitamente per il prezioso consiglio. mi permetto un plauso alla sua attività di consulenza gratuita online che per mette di orientarsi nel difficile campo giuridico

  202. Sharon ha detto:

    Buongiorno, avrei bisogno di una consulenza gratuita.
    La mia situazione è la seguente: sono figlia di una coppia attualmente divorziata, durante il matrimonio i miei genitori hanno acquistato una casa della quale dopo il divorzio non sono più riusciti a pagare il mutuo. Sono passati sei anni da quando abbiamo lasciato la casa ma la banca ancora non l’ha ancora messa all’asta e non si è rifatta sui miei genitori, ora mia madre è nulla tenente ma mio padre da poco ha ricevuto in eredità un appartamento ma la banca non se n’è avvalsa.
    I miei quesiti sono: nel caso mio padre non riuscisse a colmare il debito dovuto e venisse a mancare, io in eredità riceverei sia l’appartemento che il debito? Dovrei obbligatoriamente rinunciare dell’eredità per evitare di subentrare nel suo debito? Ed inoltre, essendo l’unica figlia, come procederebbe la situazione?
    Grazie in anticipo per la disponibilità.

    • Indubbiamente, se la banca con la vendita all’asta del primo immobile non dovesse coprire integralmente il proprio credito, potrebbe agire sull’immobile ricevuto in eredità da suo padre. E, al momento del decesso di suo padre, lei accettando sic et simpliciter l’eredità subentrerebbe sia nel cespite attivo, vedi immobili, sia nel cespite passivo, vedi il debito con la banca.
      La soluzione? Quando suo padre verrà a mancare, sarà opportuno, se la situazione non è ancora definita, accettare l’eredità con beneficio di inventario, separando debiti e crediti di suo padre.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  203. Angelo ha detto:

    Salve grazie in anticipo per l’eventuale risposta
    Vi espongo il mio problema

    Ho comprato un immobile al 1 piano ristrutturato a novembre scorso.

    Pochi giorni fà la signora del piano rialzato mi comunica che ha delle macchie tipo perdite dal tetto probabilmente provenienti dal mio bagno

    in tale data scopro che la signora aveva già avuto problemi di infiltrazioni con i vecchi proprietari e che avevano proceduto a lavori di ristrutturazione dell’immobile per tale motivo meno di 2 anni fà.

    Al momento del mio acquisto, ne l’agenzia ne i vecchi proprietari mi avevano messo al corrente di tale problema riscontrato

    ho già contattato sia la ditta che ha fatto i lavori ( che esclude sia un loro problema, peccato che non vogliono mettermelo per iscritto ) sia l’idraulico dello stabile per escludere un problema condominiale.

    La mia domanda è, non avendo fatto io lavori di muratura, e avendo l’immobile dei precedenti legati a infiltrazioni con la signora di sotto, il problema in questione devo risolverlo io? o è’ un problema dei vecchi proprietari che nonostante abbiano fatto un lavoro di manutenzione non sono riusciti a risolverlo e quindi sono tenuti a farlo?
    o addirittura deve corrispondere la ditta che ha fatto i lavori?

    grazie per le risposte

    • Si tratta di un problema spinoso, atteso che le infiltrazioni si sono verificate a distanza di ben due anni dalla vendita dell’immobile. Il punto è che si potrebbe configurare l’ipotesi di vizi occulti della cosa venduta, ed in tal caso sarebbe il venditore a dover provvedere ai lavori.
      Nel contempo, nulla esclude che il problema delle infiltrazioni si sia verificato per problemi di altra natura, come ad esempio un eccessiva condensa. Ma a tal fine, sarebbe opportuno che lei contatti un idraulico competente che possa dirle, dopo aver visionato il bagno e fatto i dovuti accertamenti, se il problema ivi presente è dovuto al fatto che i lavori di manutenzione a suo tempo non sono stati eseguiti correttamente.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  204. francesca ha detto:

    Buongiorno,
    gentile avvocato vorrei sottoporle la mia situazione.
    Da un pò di tempo sto valutando la possibilità di realizzare corsi di cucina (panificazione/pasticceria)amatoriale a domicilio(in casa di privati); ho provveduto ad ottenere gli attestati obbligatori richiesti, ma mi domandavo come dover regolarizzare il tutto dal punto di vista economico.
    Mi spiego meglio. Posso in tal caso far risultare questo tipo di attività come attivita/prestazioni occasionali e accessorie presso terzi ? E regolarizzare gli eventuali rimborsi spese e oneri con un voucher – buono lavoro ?
    Trattandosi di corsi amatoriali occasionali da svolgere nel weekend e non con fissa continuità.
    Attendo sue indicazioni.
    Grazie e la saluto cordialmennte.
    Francesca
    p.s. per una svista di battitura, correggo solo l’indirizzo email .

  205. Eglantina ha detto:

    23 anni fa iniziavo una causa per chiedere la risoluzione di un contratto di cessione di quota di srl. Il motivo per cui chiedevo la risoluzione è che non ero stata pagata.
    Alla fine il tribunale mi ha dato ragione riconoscendo che non ero stata pagata e riconoscendo che i documenti erano stati in parte alterati.
    Ma nei 23 anni erano nate altre cause (nullità per dolo, crediti, azione revocatoria, falso documentale) che avevano vinto gli avversari.
    Domanda: essendo stato risolto il contratto, devo chiedere la revocazione delle sentenze di cui sopra che avevano vinto gli avversari?

    • Se per nullità per dolo si riferisce alla azione di nullità del contratto, è bene che lei sappia che la risoluzione risolve il contratto dal momento in cui viene dichiarata, la nullità invece scioglie il vincolo contrattuale ab origine. In altri termini, con la nullità del contratto per dolo è come se il contratto non abbia mai spiegato i propri effetti.
      La risoluzione si fonda sull’inadempimento contrattuale, ma se il contratto di cui si invoca la risoluzione era nullo, la stessa risoluzione ne resta travolta.
      Più che la revocazione, dovrebbe, se ancora nei termini, impugnare la sentenza ove ancora soggetta ad impugnazione.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  206. fabio girolamo ha detto:

    Buongiorno, chiedo un chiarimento sulla scadenza termini della misura cautelare attualmente in atto, ovvero il divieto di dimora dalla cittá dove abitavo, premetto che venni arrestato per estorsione nel 31 luglio 2014, misura modificata nell’attuale divieto di dimora nel 11 dicembre 2014. Ora da quel che ho capito il termine di durata massima della misura attualmente in atto è di anni 2 dall’emissione del decreto che dispone il giudizio immediato (emesso in data 30.01.2015 dal GIP). Ciò ai sensi del combinato disposto degli artt. 303 comma I lett b) n. 2) e 308 c.p.p..
    Confermate che quindi mi scadrebbe il 30.01.2017 ? Se nel frattempo dovesse esser fatta sentenza cambierebbe qualcosa?

    • Confermo il termine di durata della misura in atto. Quanto alla sentenza, determinerebbe la caducazione di effetti della misura in atto, e la produzione di effetti propri della sentenza.

      • fabio girolamo ha detto:

        Grazie mille della risposta, quindi tenuto conto che per gennaio prossimo dovesse esserci già il primo giudizio, se poi impugnassi la prima sentenza e andassi in cassazione (tenuto conto che sono incensurato e che mi ritengo innocente), potrei rimanere senza misura cautelare di divieto di dimora comunque da gennaio oppure pm e collegio hanno la facoltà di creare un modo per mantenerla?

  207. ARMANDO ha detto:

    Buonasera,
    Ho acquistato un immobile tramite asta giudiziaria.
    Questo immobile è affittato Con contratto opponibile alla procedura con scadenza nel 2020.
    Posso in qualche modo scindere il contratto e poter entrare ad abitare nella casa acquista per non perdere le agevolazioni fiscali avendo stipulato un mutuo come prima casa?
    Grazie mille

    • Quanto alle agevolazioni fiscali non saprei darle indicazioni. Ma per il contratto di locazione in atto, se è opponibile alla procedura significa che è opponibile anche a lei che ha acquistato all’asta. Sicchè salvo morosità che giustificano il conseguenziale sfratto, dovrà attendere la naturale scadenza del contratto, ovvero provare a raggiungere un accordo con l’affittuario anche con eventuale previsione di buona uscita.

  208. Sara ha detto:

    Buonasera,
    I miei genitori stanno provvedendo ad una separazione consensuale, io so che mio padre ha un altra ed è da allora che ha deciso di muovere questi passi. Mia mamma è disabile e mio padre continua ad uscire di casa e a dormire fuori casa ripetutamente, come si potrebbe procedere dal punto di vista legale in situazione del genere? E’ ammesso da parte di mia madre mettere un avvocato in sua difesa contro i comportamenti di mia padre?
    vi ringrazio per l’attenzione

    • Sua madre può tranquillamente rifiutare di sottoscrivere la separazione consensuale e rivolgersi ad un legale che l’assista e la tuteli nella procedura di separazione fino al raggiungimento di una soluzione equa.

      • elvira ha detto:

        Buongiorno
        Chiedo un parere legale gratuito: Da quando ho fatto presente alcune irregolarità nella gestione del condominio, sono oggetto di una sorta di mobbing da parte dell’amministratrice: mi addebita spese personali mai richieste e, senza neanche informarne il condominio, mi ha fatto oggetto di un decreto ingiuntivo per un semplice ritardo nel pagamento delle quote condominiali (anche se ero a credito alla chiusura del rendiconto precedente e ad essere in ritardo con il versamento delle rate erano 11 condomini su 14, uno dei quali non pagava le rate da un anno e mezzo). In precedenza l’avevo chiamata in mediazione perché aveva fatto deliberare la manutenzione dell’area verde antistante il condominio che è di proprietà del Comune e si è presentata rifiutando di mediare. Ha sempre la maggioranza dalla sua parte in quanto in assemblea si presentano due o tre condomini semianalfabeti e il marito dell’amministratrice con le deleghe degli assenti. Gli unici due condomini che hanno capito la situazione non si presentano alle assemblee e non parlano per paura delle sue ritorsioni

        • Le irregolarità se gravi costituiscono presupposto per la revoca dell’amministratore. In presenza di gravi irregolarità l’assemblea può revocare l’amministratore. Come fare? Ricorso al tribunale per la revoca giudiziale per gravi irregolarità nella gestione contabile ed amministrativa del condominio.

  209. margot ha detto:

    grazie per la cortese attenzione e della sua consulenza gratuita ,

    cordiali saluti

  210. […] ringrazio: Legalmenteinformati per i pareri legali espressi anche con cosi poche informazioni. I ragazzi di destinycarriers per […]

    • Marta ha detto:

      Buonasera,
      Le richiedo una consulenza online gratuita per avere chiarimenti su quanto mi sta accadendo e sapere se è possibile intervenire per vie legali, in quanto credo che si stia violando la privacy non solo della mia persona ma anche ad una persona a me vicina.
      Mia madre sono due mesi che riesce ad ottenere informazioni circa la mia vita privata, mi segue a lavoro, quando esco. Sa dove vado, chi frequento. Minaccia di continuo che ha una terza persona che gli passa informazioni circa la mia vita privata e quindi sa tutto di me. Non solo. Ha ottenuto informazioni private (turni di lavoro, domicilio, numeri di telefono) di una persona a lei estranea ma vicina a me e si è messa a spiare anche la persona in questione. Ora le chiedo se è possibile fare qualcosa visto che oltre il danno psicologico che mi sta causando è coinvolta anche una persona adulta a lei estranea. Questa è violazione della privacy? E’ possibile una denuncia? Una querela?
      La ringrazio anticipatamente per la risposta.
      Distinti saluti

      • Se ha le prove delle continue intromissioni e pedinamenti di sua madre ovvero di persona delegata da sua madre nei suoi confronti e nei confronti della terza persona, potrebbe in prima battuta presentare un esposto cautelativo presso le autorità di pubblica sicurezza.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • francesco ha detto:

      Spett. Staff,
      siamo 4 fratelli ultra 50enni, mio padre e mia madre hanno deciso di dividere le loro proprietà tra i 4 figli, pero’ nostro padre ci ha detto che in Germania vive un fratello più grande di noi che ha avuto da ragazzo ma che non ha mai riconosciuto. Questo fratello, venuto a sapere dell’esistenze di questo padre, ora viene continuamente a trovarci. Premetto che non è mai stato riconosciuto legalmente.. Visto che siamo in fase di donazione e mio padre non vuole lasciare niente al “nuovo ” fratello in quanto sta già abbastanza bene economicamente ed è indipendente, come possiamo tutelarci da un eventuale rivalsa sulla donazione ? Esiste qualche escamotage per aggirare un eventuale richiesta di legittima, che sicuramente chiederà l’ esame DNA, da parte di costui che per noi è un emerito sconosciuto ?

      • Sicuramente meglio di un legale potrebbe rispondervi un notaio. Senz’altro la donazione potrebbe esporvi al rischio di azioni per veder riconosciuto la quota di legittima. Sicchè forse sarebbe bene un operazione che comporti l’utilizzo di diversi strumenti contrattuali, vendita e donazione. Ma in questo senso, vi consiglio vivamente di rivolgervi ad un notaio affinchè possa predisporre l’operazione maggiormente tutelante per voi.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Silvio ha detto:

      Buonasera Avvocato, vorrei porle un quesito per una mia causa
      Il 20 dicembre avrò un processo penale che riguarda nello specifico una minaccia verbale ed un insulto via messaggio nello stesso anno (2012). Per l’insulto però, ho ricevuto l’indulto ma non per la minaccia. Vorrei sapere il perché, oltretutto dal tribunale non ho ricevuto nulla, ma l’avvocato continua a telefonare e ribadire l’esistenza di questo processo.

    • valentina ha detto:

      Ho trovato il vostro sito navigando nel web.
      Lavoro come blogger freelance e nel 2015 una agenzia non mi ha pagato dei lavori che ammontano ad un anno di collaborazioni.
      Mi sono rivolta ad un avvocato che ha mandato una raccomandata con ricevuta di ritorno e non sono neanche andati a ritirarla presso le poste.
      A questo punto l’avvocato mi ha detto che potevo agire con decreto ingiuntivo, ma avevo paura che le spese superassero il guadagno che non mi era stato corrisposto.
      Vorrei una vostra consulenza.

    • luigia ha detto:

      Egregio Avvocato
      ringrazio in anticipo per un consulto gratuito, un consiglio.
      Vorrei ricevere. gentilmente, informazioni sul diritto di famiglia e sul diritto del minore di vedere nonni e zii.
      IL CASO: nessuna situazione di divorzio o separazione tra i coniugi. Trattasi di genitori di minori che sono in conflitto con nonni e zii per l’educazione dei loro figli con conseguente atteggiamenti vendicativi nei confronti di nonni e zii. Per esercitare il loro potere, le loro idee i genitori impediscono il più possibile che i nipoti frequentino i loro nonni e zii per evitare che questi ultimi si infilino nelle questioni educative in quanto ritengono che deve essere seguita esclusivamente la loro linea educativa.
      COSA SI VUOL SAPERE: I genitori possono agire in questo modo nei confronti di nonni e zii?possono, inoltre, agire come vogliono con i loro bambini in fatto di educazione oppure i nonni e gli zii hanno il diritto di intervenire con consigli o intromissioni per garantire ai minori un’educazione in un ottica più empatica e emotiva, offrendo esempi ai genitori di un’educazione basata sul sintonizzarsi e il connettersi sinceramente con i bambini? Secondo la prassi e la morale comune della gente nessuno deve intromettersi nell’educazione con i propri figli e i genitori possono educare come vogliono i propri figli, questo è vero dal punto di vista legale?
      Vi è il dovere dei genitori di portare i minori a casa dei nonni e/o permettere agli zii (soprattutto se questi ultimi vivono a casa con i propri genitori nonchè nonni dei minori) di vedere, giocare, parlare con propri nipoti almeno un paio di volte alla settimana anche senza la presenza dei genitori ed essere tutelati dalla legge in modo da esercitare il proprio diritto di nonni e zii e stare con i propri nipoti?
      Quali sono i veri diritti dei nonni e zii e come fare per farli valere? come essere tutelati dalla legge? spero di aver esposto bene il quesito e il problema in attesa di un cortese cenno di riscontro porgo cordiali saluti

      • L’educazione e l’istruzione dei figli minori compete ad entrambi i genitori oltre all’assistenza morale dei figli medesimi, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. Ciò avviene sia in costanza di matrimonio che in caso di separazione dei genitori. Inoltre ai sensi del nuovo articolo 155 del Codice Civile viene sancito il diritto del minore di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Non è previsto un diritto dei nonni o altri parenti di vedere o frequentare i nipoti (semmai si parla di interesse), ma sussiste un diritto del minore di “conservare rapporti significativi” anche con i nonni, che deve essere esercitato tenendo conto principalmente dell’interesse del minore. Nell’ ipotesi di comportamenti ostativi da parte dei genitori senza plausibili motivi, gli ascendenti possono sollecitare un controllo giudiziario sul corretto esercizio della potestà genitoriale.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Alessio ha detto:

      Salve, richiedo una consulenza online gratuita. Ho lavorato in nero per un anno con tante false promesse di essere messo in regola. Dopo aver fatto vertenza al datore di lavoro per licenziamento immotivato senza alcuna liquidazione, siamo giunti all’accordo fatto sulla cifra da risarcirmi fra i 2 avvocati, a mia insaputa. Questo accordo non mi va bene per nulla e dovrei andare a fare il giuramento ctu o una cosa del genere fra qualche giorno. Se non firmo cosa succede?

    • Daniele ha detto:

      Salve, vorrei una consulenza online gratuita circa un evento successomi di recente. In seguito ad un attacco di panico piuttosto acuto abbiamo chiamato la guardia mediaca che però non avendo medicinali con se ha suggerito di chiamare il 118 cosi mi avrebbero fatto una flebo di tranquillante. Arrivati, dopo qualche domanda, mi hanno dato delle gocce di tranquillanti e subito dopo mentre ero ancora molto agitato mi dicono che devono portarmi obbligatoriamente al pronto soccorso o avrebbero chiamato i carabinieri per portarmi con la forza, con un tono che dato il mio stato e un certo grado di agorafobia risultava abbastanza minaccioso e contribuiva ad accentuare la mia ansia con eventuali altri rischi. Alla fine hanno chiamato i carabinieri ma prima ho accettato controvoglia andare al pronto soccorsso. Lì vengo a sapere che addirittura il volontario del 118 aveva riferito che io mi fossi alzato per dirigermi verso il balcone come per tentare il suicidio, cosa non vera ma solo per sgranchirmi e andare al bagno. Tra l’altro mi ci dovevano portare per una valutazione psichiatrica che la dottoressa del pronto soccorso ha detto non essere necessaria in quel momento ma possibile rimandare al giorno dopo. Vorrei sapere se ci sono e quali sono le leggi e i protocolli che regolano e giustificano queste attività. Grazie

      • Partiamo dall’intervento delle forze dell’ordine. Se e quando si parla di Trattamenti sanitari obbligatori, e non è questo il suo caso, l’intervento delle forze dell’ordine non è previsto dalla legge. Però, costituisce una prassi frequente. Per quale ragione? Sovente si giustifica l’intervento delle forze dell’ordine con il sopravvenire di una situazione di pericolo o per se stessi o per gli altri inclusi gli operatori sanitari o paramedici intervenuti.
        Ecco, perchè, forse, i volontari del 118 hanno riferito quell’episodio con cui alludevano al pericolo per la sua persona.
        D’altro canto, gli operatori che sono intervenuti in suo soccorso possono realmente aver temuto che lei, se fosse stato lasciato da solo, avrebbe potuto trovarsi in una condizione ingestibile: fatto questo che, per tutelarsi essi stessi, li ha spinti ha convincerla a recarsi con loro al Pronto soccorso.
        Al pronto soccorso, l’intervento medico deve essere finalizzato a porre rimedio al problema contingente, restando in sua facoltà decidere di seguire una o altra terapia. Sotto questo profilo, l’allusione alla valutazione psichiatrica è fuori luogo e forse era finalizzata a convincerla.
        Alla fine, mi sembra di aver capito che lei si è recato volontariamente al Pronto soccorso. Quindi, potremmo parlare di un eccesso di zelo e di un atteggiamento inappropriato, ma non ravviso violazioni palesi della normativa in atto.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

    • Davide ha detto:

      Buongiorno,
      Le chiedo cortesemente una consulenza legale riguardo la restituzione della caparra al termine della locazione di un appartamento. Nello specifico, il locatore ha chiesto di trattenere:
      300euro per tinteggiatura del muro a seguito di perdita di acqua dalla lavatrice (sostituita a spese del locatore a seguito di questa rottura)
      180euro pulizia professionale della casa
      120euro pulizia tendaggi e lenzuola

      Volevo chiederle se il costo della tinteggiatura è corretto venga fatto pagare a me locatario, essendo un evento straordinario dovuta a rottura della lavatrice obsoleto.
      Per quanto riguarda invece le spese di pulizia, concordo sul tipo di spesa ma il prezzo richiesto mi pare eccessivo. Come posso tutelarmi in questo caso? Il proprietario è obbligato a fornirmi fattura comprovante la spesa del servizio?
      Ringrazio in anticipo per il Vs cortese riscontro
      Davide

      • Se la tinteggiatura si è resa necessaria a causa della rottura della lavatrice, ormai obsoleta, non vedo per quale motivo il relativo costo debba esserle accollato.
        Quanto alle spese per la pulizia della casa, tendaggi e lenzuola, se il contratto prevedeva questo costo aggiuntivo, allora non potrà opporsi, ma se parliamo di un ordinario contratto di locazione ad uso abitativo, credo proprio che le lenzuola e i tendaggi potrà lavarli lei personalmente avvalendosi anche di una tintoria, così come lei potrà provvedere a lasciare la casa pulita. Ciò che conta è che la casa sia lasciata nello stato in cui si trovava, non potendo pretendersi una