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44 Comments so far:

  1. Maria ha detto:

    Salve,richiedo cortesemente una consulenza legale gratuita.Nel 2014 ho iniziato un’attività teatrale con un regista della mia zona.Fin dall’inizio lui si è mostrato dolce,gentile e premuroso ed è stato così per alcuni mesi,il tempo sufficiente perché io me ne innamorassi.Quando gliel’ho confessato,lui ha iniziato ad alternare le sue premurose attenzioni con feroci critiche,sia a me come persone che al mio lavoro,ma anche a qualsiasi altra cosa di cui io desiderassi parlargli.Io non gli ho mai fatto notare il mio malessere in quanto ne ero molto innamorata.Il tutto è andato avanti così,fino ad ottobre 2016,quando lui,da buon attore,mi ha chiamato fingendosi disperato e bisognoso di 6500 euro ( solo ora io capisco che fingeva). Io ne ero innamorata persa e nel giro di pochi minuti gli ho fatto un bonifico,senza minimamente valutare le conseguenze e nemmeno valutare una possibile denuncia. Mia madre voleva denunciarlo ma io gliel’ho impedito.Lui ha comunque capito che c’era aria di denuncia e mi ha restituito i soldi nel giro di 4/5 giorni,anziché a marzo 2017,come lui avrebbe voluto.Dopo questo episodio tutto è continuato tra premurose attenzioni e feroci attacchi personali,come prima,ma un paio i mesi fa ho deciso di interrompere la comunicazione con lui,dopo l’ennesima telefonata feroce da parte sua e dopo aver scoperto che l’individuo aveva appena terminato il proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato,per pensionamento,iniziato nel 2000,presso un Ente pubblico.Deduco quindi che l’uomo non avesse affatto bisogno di soldi,ma li aveva semplicemente sperperati!Ora la domanda è questa:;avendo io rinunciato a quel periodo di denunciarlo ed avendomi lui restituito i soldi,non ho più diritto ad alcun tipo di risarcimento (morale,danni…) per avermi ridotto ad uno stato psicologico molto duro?Grazie mille per la risposta che potrà darmi.

    • Non credo proprio ci siano gli estremi per una denuncia. Quanto alla somma che lei gli ha corrisposto, è stata restituita. Indubbiamente, a livello morale il comportamento di questa persona è riprovevole poiché ha profittato della condizione di dipendenza affettiva che lei aveva, probabilmente, maturato nei suoi confronti. E’ riprovevole anche l’atteggiamento di critica feroce, alternato però a momenti di premurose attenzioni. Ma altro è la valutazione morale di una condotta, altro è la valutazione di rilevanza penale che in questo caso io, personalmente, non intravedo.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  2. Alessandra ha detto:

    Buonasera.
    Avrei bisogno di un parere legale in quanto i miei genitori stanno divorziando e mio padre è obbligato al mantenimento; tuttavia fin da subito ha versato una quota minore rispetto a quella stabilita e ciò ha fatto sì che si creasse un debito di 22 mila euro nei confronti di mia madre. In più, in seguito alla richiesta inoltrata dal suo avvocato di ridurre ulteriormente la cifra dovuta mensilmente, che è stata prontamente rigettata dal giudice, ora mio padre si ritrova obbligato, non solo a far fronte a tutti i debiti maturati nei confronti di mia madre, ma anche ad un aumento della quota dovuta mensilmente a mia madre (che corrisponde in realtà alla cifra stabilita ufficialmente dal giudice fin dall’inizio). Lui sostiene di non riuscire a sostenere tutte queste spese e teme che si possa arrivare al pignoramento dei beni. Ora la mia domanda è: sarebbe possibile, su richiesta del coniuge creditore (quindi mia madre), interrompere/annullare la procedura e cercare un accordo personale tra i due coniugi, sperando nel buon senso delle due parti e nel tentativo di ricercare una serenità che ora, certamente, è venuta a mancare?
    Aggiungo, in definitiva, che nè io nè mio fratello abbiamo mai subìto questa separazione in quanto nessuno dei due ci ha mai fatto avvertire la mancanza di qualcosa..ed è proprio per questo che, se possibile, vorrei poter giungere ad una soluzione pacifica.
    Grazie per l’attenzione e mi scuso per il disturbo.

    • Gentile Signora
      non ho ben capito se il procedimento di divorzio tra i suoi genitori è ancora in corso (perchè è in quella sede che sua madre poteva trovare un accordo sulla quota di mantenimento) ovvero si è già concluso. Tuttavia gli accordi dei coniugi sul mantenimento successivi al provvedimento che omologa le condizioni di separazione o divorzio sono validi ed efficaci, in quanto la giurisprudenza negli anni ha riconosciuto l’auotonomia (ex art. 1322 cc.) attribuita ai coniugi. Consiglio di realizzare tali accordi attraverso la forma della scrittura privata o dell’atto pubblico, per una maggiore tutela delle parti.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  3. LUIGIA ha detto:

    Buongiorno avvocato, le ho già scritto diverse volte per una consulenza gratuita, ma probabilmente commetto qualche errore nell’invio perchè non riesco ad avere risposta. Comunque ci riprovo per l’ultima volta. Nel 2000 mio marito ed io abbiamo acquistato una casa che non abitiamo. Qualche anno dopo il vicino ha chiesto di poter usare il nostro garage per depositare materiale vario fra cui anche stampi in ferro. Il tutto con un accordo verbale dietro la corresponsione di € 100,00/mese che il vicino ha versato solo per qualche anno e a volte dietro sollecitazione. Da qualche anno abbiamo chiesto di riavere in disponibilità il nostro garage ma senza risultati, Ci sentiamo presi in giro perchè ad ogni nostra sollecitazione prende tempo: “Fra un mese, …fra 15 giorni…, mi devo procurare la batteria del muletto… ” e così sono trascorsi anni. Lo scorso anno nel mese di luglio ho inviato al vicino una raccomandata in cui riassumendo le sue varie promesse mancate di sgombero del garage, lo invitavo entro 10 gg. a provvedere. Ovviamente non è successo assolutamente nulla , il solo risultato è stato quello che non si è fatto più vedere. Non intendo contattarlo perche’ continuerebbe solo a prenderci in giro e sinceramente non lo ritengo più accettabile. D’altra parte però devo fare qualcosa perchè lui così ne approfitta ed è inconcepibile che io non possa rientrare in disponibilità del mio garage. E’ una situazione che non sopporto più anche a livello psicologico. Cosa posso fare. Procedere per vie legali? Preferirei evitarlo in vita mia non ho mai avuto a che fare con questioni legali e sinceramente l’idea di dover sostenere spese per il comportamento ignobile del vicino mi da fastidio. Come posso affrontare la situazione. e risolverla velocemente. E’ una persona con la quale non voglio più avere a che fare. Voglio chiudere al più presto la questione e dimenticarmi di aver conosciuto questa persona. Mi dia un consiglio. Grazie Luigia

    • Gentile Signora
      purtroppo anche se lo vorrebbe evitare non vedo altra strada percorribile che quella dell’azione legale. Si tratta di una questione spinosa poichè vi è stata la percezione di somme di denaro fuori dai canoni previsti dalla normativa fiscale; anche in considerazione di tale aspetto per rientrare in possesso del garage le suggerisco di rivolgersi ad un legale con cui poter concordare una adeguata strategia di intervento nelle sedi opportune. Spesso una semplice missiva a nome di un legale può già sortire eventuali effetti. Inoltre la strada legale prevede anche il ricorso all’istituto della mediazione con possibilità di risoluzione del contezioso senza adire all’autorità giudiziaria.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

      • LUIGIA ha detto:

        Grazie per la sua gentile risposta Temevo infatti che mi dicesse che la via legale è l’unica da seguire: in effetti mi sono resa conto da me che l’aver percepito somme, se pur per qualche anno (forse due/tre ,su oltre dieci anni di occupazione) fa cambiare il modo di affrontare la questione. Il garage necessita di manutenzione. E’stipato praticamente sino al soffitto non circola aria e i muri sono scrostati e intrisi di umidità . Dovremmo provvedere anche al rifacimento del tetto ma come fare se il garage non viene liberato? Non conosco alcun legale. Chiedo se posso rivolgermi a voi per l’aiuto necessario con una consulenza a pagamento.. Come devo fare tenendo conto che sono residente nella provincia di Milano. Oppure mi suggerisca dove rivolgermi
        La ringrazio nuovamente

        • Gentile Signora
          purtroppo nella città di Milano non conosco alcun legale con cui potrei metterla in contatto. Quanto alla consulenza a pagamento in realtà il quesito è già stato in parte esposto e ne consegue che sarebbe una ripetizione di quanto già detto. Se ha ulteriori questioni da affrontare che non sono state esposte facendo riferimento all’indirizzo email che compare nel blog potrà inviare una mail in privato esponendo nel dettaglio tutti i quesiti e sarà nostra cura metetrci in contatto con lei.
          Cordialmente
          Avv. Francesco Meatta

  4. Simone ha detto:

    Buongiorno vorrei richiedere una consulenza on line gratuita.
    Ho lavorato per 7 mesi presso un’azienda di recapito privata a partecipazione statale e per tutto il periodo non mi è stato consegnato nemmeno un buono pasto. Tutti gli altri miei colleghi, più o meno mensilmente, ritiravano i propri buoni, mentre io e un’altra mia collega non ne abbiamo mai ricevuti. Precisamente il periodo lavorativo è andato dal 1/7/2016 al 31/1/2017.
    Siccome in tutto questo tempo non è stato possibile contattare alcun dirigente dell’azienda, vorrei sapere se ho ancora diritto a tali buoni e nel caso se mi consiglia di affidarmi a un avvocato.
    Grazie mille per l’attenzione

    • Egregio Signore
      provi, attraverso l’ausilio di un legale di sua fiducia, a richiedere i buoni pasto riferiti al periodo di lavoro. Credo che ci siano ancora i termini per effettuare la richiesta.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  5. Daniele ha detto:

    Buongiorno avvocato, vorrei se possibile una consulenza online gratuita. Volevo porle una domanda sulla mia situazione familiare. Io convivo da circa vent’anni con una donna da cui ho avuto anche un figlio (oggi maggiorenne), attualmente sto pagando un mutuo casa, preciso che la casa acquistata é intestata soltanto a me, mentre con la mia convivente siamo cointestatari del mutuo (mi ha fatto da garante per ottenere il mutuo).
    La mia convivente al momento risulta senza lavoro, svolgendo per qualche ora al giorno pulizie in appartamenti,mio figlio abbastanza confuso nell’attesa
    di un illuminazione su come gestire il suo futuro (non studia, non lavora) passa gran parte della giornata davanti al PC.
    Tengo a precisare che tra me e mio figlio non intercorre un
    buon rapporto, in quanto da sempre io ho cercato di fare il padre insegnandogli regole e doveri in famiglia mentre la madre con il suo comportamento troppo permissivo l’ha reso intollerante alle regole familiari.
    Da parecchi anni la mia famiglia si sta disgregando sempre di più, con litigi sempre più frequenti e pesanti, la situazione è diventata insostenibile. La mia domanda è :
    Se volessi mettere alla porta la mia convivente (e magari anche mio figlio), in quali conseguenze legali potrei incorrere?
    A quali diritti mi posso appellare e a quali diritti si può appellare la mia convivente o eventualmente mio figlio?
    Grazie per la cortese attenzione, resto in attesa di una Vs. Risposta.
    Cordiali saluti

    • Egregio Signore
      in caso di separazione con riguardo alla casa familiare potrebbe essere affidata alla sua convivente. Occorre rilevare che nelle convivenze di fatto, in presenza di figli minori nati dai due conviventi, l’immobile adibito a casa familiare è assegnato al genitore collocatario dei predetti minori, anche se non proprietario dell’immobile o conduttore in virtù di rapporto di locazione o comunque autonomo titolare di una posizione giuridica qualificata rispetto all’immobile. Egli, peraltro in virtù dell’affectio che costituisce il nucleo costituzionalmente protetto (ex art. 2 Cost.) della relazione di convivenza è comunque detentore qualificato dell’immobile ed esercita il diritto di godimento su di esso in posizione del tutto assimilabile al comodatario. Secondo la giurisprudenza di legittimità l’assegnazione della casa famigliare nell’ipotesi di cessazione di un rapporto di convivenza ‘more uxorio’, allorché vi siano figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti ( ovvero figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti per motivi indipendenti dalla loro volontà), deve regolarsi mediante l’applicazione del principio di responsabilità genitoriale, il quale postula che sia data tempestiva ed efficace soddisfazione alle esigenze di mantenimento del figlio, a prescindere dalla qualificazione dello ‘status’. Con riguardo al mantenimento del figlio maggiorenne ma non economicamente autosufficiente questo viene quantificato in base ai redditi percepiti da entrambi i genitori.
      Tenga presente che ogni situazione costituisce caso a sè stante, pertanto quanto sopra rappresenta solo una prospettazione di ordine generale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  6. Francesca ha detto:

    Buongiorno Avvocato, vorrei , se possibile, una consulenza gratuita su un avvenimento accaduto questa mattina. Sono interamente proprietaria di una casa nella quale vivo con mio figlio. Sono separata in casa ( quindi non legalmente) e mio marito vive con noi ma non ha la residenza presso il mio domicilio. Nel 2014 mio marito ha perso il lavoro e da allora sono iniziati i guai. Io non lavoro e senza nessuna entrata lui non ha più potuto pagare i debiti. Io lo sto ospitando perché si era ridotto a dormire in macchina. Il 3 di gennaio di quest’anno gli è stato notificato presso la mia abitazione un atto di precetto pari a 2.200€ che purtroppo non si riesce a pagare per la situazione che si è creata. Questa mattina si è presentato a casa mia l’ufficiale giudiziario intimando a mio figlio di farlo entrare in casa ( io purtroppo ero fuori), lui si è rifiutato comunicandogli che quella non era ne casa sua ne di suo padre. Per farla in breve l’ufficiale giudiziario ha chiamato la polizia e sono entrati in casa mia pignorando alcuni dei miei beni mobili. Premetto che l0immobile, come detto, è di mia proprietà, su questo immobile c’è un fondo patrimoniale dal 2001 e che i beni all’interno sono di mia proprietà. Mi chiedo ma quello che hanno fatto è legale? Io lo giudico un atto terroristico, sono arrivata a casa solo dopo 3 minuti dalla loro uscita ed ho trovato mio figlio di 20 anni impaurito e terrorizzato per ciò che gli hanno detto ed intimato. Ma allora è vero, non siamo in democrazia ma in totale dittatura e per giunta subdola. Preciso che l’ufficiale giudiziario non ha lasciato un foglio dove c’era scritto ciò che aveva fatto e pignorato e i poliziotti non hanno rilasciato nessun foglio dove attestavano che erano stati chiamati e che erano entrati in casa altrui senza permesso.
    Le sarò grata se potesse darmi una sua opinione ed eventualmente un consiglio su come agire nei loro confronti.
    Un ringraziamento
    Francesca

    • Il problema è che suo marito vive nella vostra casa e che siete coniugati. Ergo, per la notifica e l’esecuzione del pignoramento è legittimo recarsi nel luogo dove di fatto vive il debitore. Il punto è che quando si è coniugati, in regime di comunione dei beni, i beni mobili presenti nell’abitazione si presumono di proprietà comune, salvo prova contraria da fornire con documenti che attestano l’acquisto da parte di uno solo dei coniugi.
      E’ però strano che abbiano pignorato i mobili di casa, fatto che non accade quasi mai, poiché nella maggior parte dei casi sono considerati beni essenziali per vivere nell’abitazione. Altrettanto singolare è che non sia stato lasciato e stato fatto firmare alcun verbale di inventario e pignoramento almeno a suo figlio. Ancor più singolare è che vi sia stato l’intervento immediato della forza pubblica: di solito avviene dopo diversi tentativi.
      Quello che le consiglio di fare e di recarsi da un legale di fiducia per fare luce sulla vicenda, ed eventualmente con un atto di opposizione di terzo al pignoramento chiedere la restituzione dei beni pignorati.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

    • Giovanni ha detto:

      Salve Avvocato,
      Ho bisogno di una consulenza.
      Ho fittato un mio appartamento con contratto commerciale ad uso ufficio ad un agenzia di assicurazione, a fine del 12esimo anno (facendo disdetta 12 mesi prima), posso rientrare in mio possesso andandoci ad abitare senza che mi venga chiesto l indennizzo delle 18 mensilità per perdita avviamento?
      Grazie

      • Non credo proprio che nel suo caso si ponga il problema della perdita d’avviamento, perché l’attività commerciale è quella dell’agenzia cui lei si è limitato a locale un ufficio.
        Cordialmente
        Avv. Francesco Meatta

  7. Carlo ha detto:

    Salve Avvocato , richiedo una consulenza gratuita .
    Il miei “dolci ” vicini hanno richiesto , credo in forma anonima, alla polizia municipale della mia città un controllo di conformità su opere eseguite di ristrutturazione edilizia. I lavori non sono ancora chiusi .
    Il mio direttore dei lavori mi ha detto che molto probabilmente verranno i vigili urbani ed un tecnico geometra del comune a comparare , appunto , le.opere realizzate con le opere autorizzate .
    Le forze preposte hanno l’autorità di poter accedere alla mia proprietà senza nessuna autorizzazione o posso richiederla nel momento in cui si presentano ? Dovranno preavvisarmi di quando si presenteranno e di cosa nello specifico mi si contesta ? Grazie

  8. Roberto ha detto:

    Buongiorno,
    Un mese fa ho aderito ad una promozione mensile di una palestra e ho fatto domanda di ammissione alle attività didattico sportive dilettantistiche di questa società sportiva, credendo di firmare un semplice foglio di adesione alla promozione. Fatto sta che in un modo o nell’altro sono diventato socio e mi chiedo se ha ripercussioni sullo stato di disoccupazione che ho in atto.
    Devo comunicare qualcosa all’ inps?
    Posso annullare il tutto?
    Vi ringrazio molto,
    Roberto

    • Presumo che con l’atto di adesione lei sia diventata socio fruitore, nel senso che difficilmente chi gestisce la palestra divide gli utili con gli utenti della stessa.
      Quindi, sotto questo profilo, non implicando alcun tipo di attività lavorativa o comunque reddituale, ma semplicemente la fruizione dei servizi sportivi, non sussiste alcun obbligo di comunicazione all’INPS.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  9. Lu' ha detto:

    Buonasera Avvocato, vorrei gentilmente avere una consulenza online gratuita, se possibile. Ho l’occasione di acquistare un immobile di proprietà di mia mamma e dei suoi due fratelli. Loro sono assolutamente d’accordo e x me sarebbe un’occasione visto che non posso permettermi una casa più costosa. Devo però chiedere un mutuo e ho già fatto un colloquio preliminare con la banca, spiegando loro tutta la situazione, e non sembra abbiano sollevato problemi di sorta. Ma ora ho saputo che alcune banche in fase di istruttoria potrebbero negarmelo x via della parentela di primo grado. Come posso fare x non incorrere in un diniego da parte della banca? L’immobile ha un valore indicativo di 100 mila euro (fatto valutare da un agente immobiliare e da un architetto, manca ovviamente ancora la perizia della banca)e il mutuo e’ di 80 mila euro. E un’ultima cosa se posso, e’ vero che il fatto di non aprire un conto corrente presso la banca può pregiudicare la concessione del mutuo?
    Ringrazio anticipatamente
    Saluti

    • Onestamente, sulle banche se ne sentono di tutti i colori. Non vedo per quale ragione la banca dovrebbe negarle il mutuo in ragione del rapporto di parentela con il venditore.
      Se incontra ostacoli con una banca, le consiglio di fare shopping presso altri istituti di credito, in quanto non esiste ragione per negarle, almeno per quei motivi, il mutuo.
      Quanto all’apertura del conto corrente, si tratta, in realtà, di un mal vezzo di molte banche che approfittano dell’esigenza del cliente di contrarre un mutuo fondiario per fargli accendere, rendendolo obbligatorio, un conto corrente bancario. Anche in questo caso, consultando diversi istituti di credito, troverà quello che non le creerà questo problema.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

      • betty ha detto:

        sono la mamma di Lu’ la ringrazio per la sua eloquente risposta al quesito postogli.
        Lavorando presso un studio professionale che si occupa delle dichiarazioni dei redditi sarà mia premura sollecitare il sostegno del 5 per mille all’Associazione Ateles Onlus.
        Cordiali saluti

  10. Simona ha detto:

    Buongiorno, ho ricevuto la lettera dell’avvocato della Raprui (centro di infertilità di Severino Antinori) in cui mi si intima di pagare oltre alla spese legali anche per la crioconservazione di ovuli che mi erano stati prelevati nel 2007. Il fatto è che io non ho mai autorizzato la crioconservazione a pagamento. Infatti al termine del periodo di crioconservazione gratuita mi mandarono una lettera in cui mi chiedevano cosa volessi farne (distruzione, donazione, crioconservazione a pagamento). Risposti con email e poi con fax (di cui però non ho alcuna prova a distanza di 8 anni) che intendevo distruggerli. Ad ogni modo non ho mai firmato alcun consenso per conservarli a pagamento. Come posso tutelarmi? Grazie. Cordiali saluti

    • La crioconservazione degli ovuli è un operazione di così estrema delicatezza dal punto di vista bio-etico che richiede, indefettibilmente, il consenso informato. Non a caso, se non ho capito male, le chiedevano di specificare, al termine del periodo di fase gratuita, se intendeva, gratuitamente, distruggere o donare gli ovuli, ovvero se intendeva, a pagamento, protrarre la crioconservazione. D’altro lato, al di là delle questioni bioetiche, il passaggio da un attività di crioconservazione gratuita ad un attività a pagamento, è altro elemento che inevitabilmente comporta, in modo indefettibile, il consenso. E’ infatti irragionevole presumere, per eventuale omessa risposta alla lettera, il consenso per un attività a pagamento laddove l’originario consenso era solo per l’attività gratuita.
      Quindi, il consiglio è non solo di contestare la richiesta di pagamento ma sinanche la perdurante crioconservazione degli ovuli alla quale, scaduto il termine della fase gratuita, lei non ha fornito alcun consenso espresso.
      Spero di esserle stato d’aiuto.
      Solo un altro minuto del suo prezioso tempo per chiederle di sostenere il mio impegno nel sociale attraverso il 5 per 1000 in favore dell’associazione Aletes Onlus di cui faccio parte e con cui collaboro come volontario per la realizzazione di progetti di solidarietà sociale in favore di persone diversamente abili, minori detenuti, popolazione giovanile in età scolare. La ringrazio per la sua attenzione.

  11. Vincenzo ha detto:

    Buongiorno volevo un parere riguardo la tematica del diritto del lavoro e delle conversioni di contratti da tempo determinato a tempo indeterminato.

    Sono stato un precario (ex articolista) per circa 20 anni con continui rinnovi senza mai smettere comunque di lavorare nemmeno un giorno. I nostri contratti all’interno del comune erano tutti par time alcuni per 18 ore altri per 24 ore secondo l’ordine di ingresso degli anni 90. Bene dopo ben 20 anni, il sindaco in questione decide di stabilizzare tutti i lavoratori part time e quindi trasformare i contratti a tempo indeterminato, con lo stesso inquadramento economico (fascia a b c D) e portando le ore di lavoro da part time a full time per alcune categorie di lavoratori ritenuti importanti per la mansione che svolgevano es. vigile urbano ufficio tecnico ecc. Quindi ricapitolando nell’anno 2010 passiamo tutti e 70 contrattisti da tempo determinato part time a tempo indeterminato (alcuni restano a 24 ore altri 36 ore).
    Oggi dopo ben 6 anni l’amministrazione attuale (ovviamente di opposizione) assume un esperto legale per verificare i contratti i quali vengono considerati illegittimi e quindi da annullare (ovviamente questa decisione aspetterà ad un giudice). La mia domanda è come sia possibile tutto ciò ? È possibile che solo per cercare di diffamare il lavoro svolto da altri si cerca di mandare a casa o comunque demanzionare 70 lavoratori con mutui famiglie a carico ? Inoltre io in questi 6 avrei potuto trovare un lavoro migliore rispetto a quello precedente (condizioni di part time). Non dovrebbero esserci delle prescrizioni per impugnare i contratti ? Grazie
    Scusandomi per essere stato magari lungo nella spiegazione spero in una rassicurante risposta, che comunque non mi solleverà dal richiedere l’intervento di un esperto legale per difendermi in tribunale.

    • Dubito che la nuova giunta riuscirà a modificare lo status quo ante, le vostre posizioni lavorative oltre che fondate su contratti, dal vostro punto di vista, legittimi, sono posizioni ormai acquisite. Semmai la giunta potrà promuovere azioni contro la precedente amministrazioni se riscontrasse irregolarità con rilevanza civilistica, tributaria e penale. Ma non nei vostri confronti.
      Cordialmente

  12. Marco ha detto:

    Buongiorno, anni fa ho assistitito ad un furto durante un corso che frequentavo, uno dei miei colleghi ha piegato l’anta metallica di un armadietto e sottratto alcune cose di scarso valore, ho segnalato la cosa ai responsabili del corso che hanno rintracciato il derubato e questo ha sporto querela, i carabinieri hanno quindi verbalizzato ciò che avevo visto. Ora alla mia vecchia residenza sono arrivati degli atti giudiziari probabilmente legati a quella questione, una ex vicina mi ha avvisato che il postino ha lasciato una ricevuta di destinatario assente a mio nome. Considerato che la mia residenza è stata cambiata 3 anni fa posso ignorare la cosa ( in effetti solo pe r caso so che esiste la notifica) e sperare che il tutto si chiuda e presentarmi nel caso gli atti vengano correttamente notificati alla mia residenza o dato che ne sonoa conoscenza è meglio ritirarli? Il problema e che il corso si teneva a parma e io sono di palermo quindi sarebbe un problema oltre che una spesa essendo i rimborsi per il testimone ridicoli e magari il tutto si tradurrebbe in un nulla di fatto. Ringrazio in anticipo.

    • Se la vogliono trovare, la troveranno di sicuro e quindi l’atto, presumibilmente la citazione testimoniale, le verrà notificata alla sua nuova residenza. Può attendere la notifica, ove avvenga e a quel punto non potrà, però, rifiutarsi di recarsi in tribunale ove richiesto di testimoniare.
      Cordialmente

  13. Antonio Carta ha detto:

    Per doverosa informazione e per quanto eventualmente ne consegue comunico di aver trasmesso una richiesta on line gratuita con modulo errato(a pagamento).Prego,se possibile,esaminare la possibilità di ritenerla on line gratuita.Grazie.Distinti Saluti.Antonio.

  14. Monia ha detto:

    Buongiorno,

    vorrei una consulenza online gratuita. A novembre 2014 ho stipulato un contratto di fornitura e messa in opera di cancello e recinzione. Ho versato un acconto ma il fornitore dopo vari solleciti non consegna il materiale ordinato. Decido di integrare il contratto con una data di consegna fissata per il 31/10/15 e con l’inserimento di una penale fissata per € 100,00 per ogni giorno di ritardo. Ad oggi il materiale non è stato consegnato, ho chiesto più volte la restituzione dell’acconto ma la controparte non vuole restituirla. Come posso agire legalmente?
    Grazie

    Saluti

    • Semplice, tramite avvocato, dovrà diffidare formalmente il fornitore, intimando la consegna del materiale nel termine di giorni sette dal ricevimento della missiva, pena la risoluzione del contratto. Decorsi i sette giorni agirà per il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale, chiedendo altresì la restituzione dell’acconto con la penale prevista e gli interessi al saggio legale.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  15. Angela ha detto:

    Buongiorno vorrei richiedere una consulenza on line gratuita. La mia famiglia e’ costituita da me, il mio compagno e nostra figlia di 5 anni. Lui non lavora perché sistanzialmente ama la vita comoda e provvedo io al mantenimento della famiglia e a tutte le spese grazie al mio lavoro. Sono inoltre proprietaria di alcuni immobili e intestataria di alcuni risparmi dei miei anziani genitori. La mia domanda è questa : come posso tutelare legalmente mia figlia nel caso io dovessi venire a mancare? Temo che il padre non gestirebbe il patrimonio a favore della bambina appropriandosene per imbarcarsi magari in investimenti sbagliati etc mentre io vorrei ovviamente che lui iniziasse una volta per tutte a provvedere a se stesso e i soldi andassero a nostra figlia per gli studi e per la vita che si merita. Come posso provvedere? Avevo pensato a un testamento olografo in cui invoco la nomina di un giudice tutelare… Grazie per la sua risposta. Cordiali saluti

    • Temo che non verrebbe nominato un giudice tutelare per un problema del genere.
      Ma se suo marito è così poco attento ai vostri bisogni, al punto di disinteressarsi al lavoro, quale ragione la spinge a continuare una vita coniugale comune? Mi spiego, come le potrebbe insegnarmi, la vita insieme significa condivisione di un progetto di vita e temo che, almeno da quanto lei riferisce, suo marito è ben lontano dal condividere con lei le responsabilità di una famiglia. Non voglio spingerla verso la separazione, ma ci rifletterei attentamente, anche perchè con la separazione legale e poi il divorzio suo marito non potrebbe vantare diritti successori e sua figlia sarebbe salvaguardata nell’intangibilità del patrimonio che lei potrebbe lasciarle.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  16. Alessandro ha detto:

    Salve Avvocato, sono molto provato da questa situazione e spero di riuscire ad esprimermi nel migliore dei modi. Sono stato convocato (dicono come testimone) al commisariato della mia zona perche per qualche periodo ho frequentato un centro massaggi di ragazze dell’est dove per 50 € mi sottoponevo ad un massaggio erotico rillassante con masturbazione ( mi scusi la volgarità ).Secondo le loro indagini dicono che siamo in molti che hanno frequentato questo centro e di non preoccuparmi che non ho commesso nulla di illecito ma mi hanno voluto sentire come testimone dove ho dichiarato da delle foto chi mi ha eseguito questi trattamenti e che non ho mai avuto rapporti completi ne orali e che in questo centro ci sono stato 4 o 5 volte., Qui inizio ad avere delle paure perche non ricordo con esattezza quante volte ci sono stato….e seconda cosa penso che tutte le ragazze fossero maggiorenni. Secondo lei se qualche ragazza fosse stata minorenne chi mi ha interrrogato me lo avrebbe detto? Opure mi avrebbero convocato come indagato? Spero di essere stato chiaro e mi scuso forse per la poca chiarezza…

  17. Marialuisa ha detto:

    Buon giorno,
    a inizio dicembre ho fatto disdetta del mio contratto di locazione, dando 6 mesi di regolare preavviso e in accordo con il padrone di casa, abbiamo incluso come clausola la possibilità di far subentrare in qualsiasi momento un nuovo inquilino in modo tale da interrompere il mio preavviso e per far avere a lui una continuità economica.
    A inizio gennaio è subentrata la nuova inquilina.
    Essendo a cavallo con le festività, non è stato formalizzato il contratto di locazione, ma sotto richiesta del proprietario, la nuova inquilina ha lasciato l’anticipo di 3 mesi e tutti i suoi dati, con l’accordo di registrare il tutto una volta terminate le feste.
    In questi giorni, per sollecitare la cosa,ho contatto il mio ex padrone di casa, chiedendo anche la restituzione della caparra che ho versato quando anni a dietro ho preso possesso dell’immobile.
    In buona sostanza il mio padrone di casa si rifiuta di regolarizzare la posizione della nuova inquilina e quindi di rendermi la cauzione perché dice di averla spesa e asserisce di essersi dimenticato di chiedere a lei la cauzione e di conseguenza io devo aspettare il termine del periodo di preavviso.
    In tutto ciò l’inquilino si nega non rispondendo al telefono.
    Cosa posso fare per tutelare la mia posizione considerando che se lei non dovesse pagare affitto estese condominiali risulto titolare ancora io? E come posso fare per riavere la cauzione senza dover aspettare ancora 5 mesi?
    Grazie

    • Gentili utenti,
      MI SCUSO CON TUTTI PER LA MANCATA RISPOSTA, NELL’ULTIMO MESE, AI VOSTRI QUESITI LEGALI, MA PROBLEMAI DI SALUTE MI HANNO IMPEDITO DI LAVORARE E DI AVVISARVI DELLA TEMPORANEA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO.
      DA OGGI, PROVERO’ HA RIATTIVARE IL SERVIZIO, RISPONDENDO AI VOSTRI QUESITI, CERCANDO NEL CORSO DELLA PROSSIMA SETTIMANA DI RISPONDERE A TUTTI.
      In altre parole lei ha lasciato l’immobile ora occupato, se non ho capito male, dalla nuova inquilina. Dal momento che il contratto è ancora intestato a lei, forzerei la situazione, scrivendo al locatore che intende rientrare in possesso dell’immobile. In questo modo, il locatore si troverà costretto a scegliere: o regolarizza la posizione della nuova inquilina, oppure la dovrà mandare via, o ancora le nega la possibilità di rientrare nell’immobile dandole in tal modo occasione di agire per la reintegra nel possesso con aggravio di spese a suo carico.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  18. Eleonora ha detto:

    Salve,
    quest’anno ho firmato un contratto d’affitto come studentessa in un monolocale. Ora vorrei comprare un animale domestico,nello specifico un gatto, ma mi sono accorta di una clausola presente nel contratto che vieta il possesso di animali. Quindi ho deciso di contattare un avvocato per il seguente quesito: esiste una legge che renda nulla la clausola di divieto di possesso di animali in un contratto di affitto? Se effettivamente esiste un articolo di legge che prevede ciò,sarebbe così gentile da mostrarmelo?
    Grazie per l’attenzione.
    Distinti saluti

    • Che io sappia non esiste una legge che possa imporre al proprietario di un immobile di accettare che nel proprio appartamento vivano animali domestici. Se il contratto di locazione prevede quella clausola, lei sarà, haimè, tenuta alla sua osservanza.
      La ringrazio di aver scelto il nostro servizio di consulenza legale e spero di esserle stato di aiuto. Se vuole, anche lei può aiutarmi facendo crescere la visibilità di questo blog. Come? semplicemente condividendo, su facebook o altri social network di cui ha un account, gli articoli del blog attraverso le icone poste all’inizio e alla fine di ogni articolo.
      La saluto cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  19. Fedele Bussone ha detto:

    Richiedo una consulenza gratuita on linea per questo: nel dicembre 2008 ho disdetto un contratto di telefonia fissa. Nel giugno 2009 ho pagato regolarmente anche l’ultima bolletta relativa al consumo. Poi non ho piü ricevuto alcuna comunicazione. Lo scorso 13 novembre ho ricevuto una telefonata da una agenzia recupero crediti che mi invitava a saldare entro il 23 novembre una fattura insoluta per chiusura contratto scaduta il 2 giugno 2009. Non ho ritenuto di doverla pagare in quanto non ho più alcun documento perchè dopo 6 anni qualche mese fa ho gettato i vecchi documenti. Il 1 dicembre ho ricevuto una lettera, non raccomandata, da uno studio legale, datata 12/11/’15 che mi diffida ad adempiere il pagamento della fattura più interessi e spese entrò e non oltre il 27/11/’15 e riservandosi ulteriori azioni legali.
    Faccio presente che dal 1 ottobre 2012 la societá telefonica in questione è stata incorporata per fusione da una nota compagnia telefonica che essendo subentrata nei rapporti giuridici vanta nei miei confronti tale presunto credito da me non onorato.
    Dato che dal giugno 2009 io non ho ricevuto alcuna comunicazione né alcun sollecitò al riguardo sono tenuto a pagare?
    In caso negativo, come mi devo comportare al riguardo?
    In attesa della sua risposta la ringrazio anticipatamente.

    • Le consiglio di reperire la documentazione inerente gli ultimi pagamenti effettuati e contestare formalmente, allegando gli stessi, la richiesta che le è stata formulata.
      La ringrazio di aver scelto il nostro servizio di consulenza legale e spero di esserle stato di aiuto. Se vuole, anche lei può aiutarmi facendo crescere la visibilità di questo blog. Come? semplicemente condividendo, su facebook o altri social network di cui ha un account, gli articoli del blog attraverso le icone poste all’inizio e alla fine di ogni articolo.
      La saluto cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

  20. Barbara ha detto:

    Salve,sono divorziata e mia figlia ha 14 anni. Data l’età ho maggiori spese nell’abbigliamento e scarpe. Il mio ex marito mi passa per la bimba 270 euro più le spese extra. La mia domanda è questa: posso chiedergli la metà delle spese per il vestiario? Grazie

    • Nelle spese per il mantenimento sono incluse anche le spese per i vestiario. Pertanto, ritengo che non possa chiedere o pretendere a suo marito una somma maggiore quale spese straordinarie per il vestiario.
      Quello che può fare, ma vanno valutate molte circostanze, è un azione legale al Tribunale per chiedere una modifica delle condizioni di divorzio affinchè, considerata l’età di vostra figlia e le maggiori spese ordinarie che impone, sia adeguato l’assegno per il mantenimento di sua figlia ad una somma maggiore.
      Cordialmente
      Avv. Francesco Meatta

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