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Evento del reato: dalla modificazione del mondo esterno all’offesa

L’evento costituisce insieme alla condotta uno degli elementi costitutivi del fatto tipico. La locuzione evento ricorre, tra l’altro, in numerose disposizioni della parte generale del codice penale.

Il modo di interpretare la categoria dell’evento ha dato luogo, in dottrina, ad un annosa disputa. Due sono le correnti di pensiero dominanti.

  • Quella che propone una definizione, in chiave oggettiva e naturalistica, dell’evento.
  • E la teoria che fonda la diversa definizione dell’evento giuridico.

Concezione in senso naturalistico dell’evento

Secondo questa teoria, l’evento consiste in una modificazione del mondo esterno che deriva causalmente dalla condotta.

Da questo punto di vista, l’evento si configura come un qualcosa di esterno alla condotta del soggetto agente e ad essa causalmente riconducibile.

eventoQuesta teoria si rifà alla concezione oggettiva del fatto tipico e causale dell’azione.

Come abbiamo avuto modo di accennare nelle precedenti lezioni, la teoria causale configura l’azione come movimento corporeo, in cui si traduce la sua volontà, che causa la detta modificazione del mondo esterno.

Si tratta, invero, di una teoria risalente ai primi del novecento, fortemente influenzata correnti scientifico positivistiche allora dominanti.

Tra l’altro, anche il nostro codice penale sembra risentire di questa impostazione. In diverse disposizioni, infatti, parla di “evento dannoso o pericoloso come conseguenza dell’azione”.

Non va dimenticato, inoltre, che questa concezione naturalistico causale dell’azione e dell’evento è frutto di quella elaborazione dogmatica del reato che si è sviluppata prendendo a modello l’illecito commissivo doloso.

Come sappiamo, la figura di reato presa a modello è stata, per anni, quella dell’omicidio doloso.

Una figura di reato in cui è agevole immaginare un azione in senso naturalistico che determina la modificazione della realtà esterna.

Oltretutto, si tratta di una figura di reato in cui vi è la tendenziale immedesimazione tra l’evento naturalistico, la soppressione della vita umana, e la lesione del bene tutelato dalla norma.

Come detto, lo stesso codice penale risente di questa impostazione di fondo dove l’evento, in senso naturalistico, collima con la lesione o messa in pericolo del bene tutelato dalla norma.

Emblematico, da questo punto di vista, l’art. 40 c.p.. Stabilisce questa norma che “Nessuno può essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato se l’evento dannoso o pericoloso da cui dipende l’esistenza del reato non è conseguenza della sua azione od omissione”.

La norma, che si inquadra nel giudizio di imputazione oggettiva del fatto, richiede che l’evento sia conseguenza dell’azione.

In tal senso, il riferimento è all'evento, quale risultato concettualmente e fenomenicamente separato dalla condotta e ad essa causalmente connesso.

Non solo, ma l’art. 40 c.p. nel riferirsi all'evento aggiunge la qualifica di “dannoso o pericoloso”.

E’ facile intravedere in questa norma l’influenza del modello proprio della figura dell’omicidio. Si prospetta un evento naturalistico che coincide con l’offesa al bene o interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Questa è una delle norme cardine su cui si fonda la teoria dell’evento in senso naturalistico, in ragione della portata generale della disposizione suddetta.

OBIEZIONI ALLA CONCEZIONE NATURALISTICA DELL’EVENTO

La prima obiezione mossa alla concezione in senso naturalistico dell’evento è che il nostro codice penale in realtà prevede molte figure di reato di mera condotta. Da questo punto di vista è bene distinguere tra reati di evento e reati di mera condotta.

  • 1

    Reati di evento

Sono figure di reato in cui viene tipizzato un evento in senso naturalistico, ovvero una modificazione della realtà esterna causalmente riconducibile alla condotta.

  • 2

    Reato di mera condotta

I reati di azione sono invece figure in cui la condotta tipizzata esaurisce il fatto tipico. Nei reati di mera condotta, il fatto è tipico in quanto la condotta sia lesiva del bene o interesse tutelato dalla norma. Non è necessario ed è indifferente la dinamica causale che ha generato, dal punto di vista fenomenico, la condotta tipica.

E’ evidente che accogliendo una concezione naturalistica dell’evento, non si riuscirebbe a dare spiegazione della tipicità di fatti che si perfezionano con la condotta incriminata.

Questa obiezione si innesta nella lettura combinata dei reati di mera condotta con i criteri di imputazione soggettiva del fatto.

Se prendiamo l’art. 43 c.p. ai fini del dolo richiede che l’evento dannoso o pericoloso sia preveduto e voluto dall'agente come conseguenza della propria azione od omissione.

Il problema è che il dolo è criterio di imputazione soggettiva del fatto anche per tante figure di reato di mera condotta.

Come conciliare la concezione naturalistica dell’evento con l’art. 43 c.p. in rapporto alle suddette figure di reato?

Stando all'art. 43 c.p. anche per le figure di reato di mera condotta, deve sussistere un evento dannoso o pericoloso oggetto del dolo.

Ma quest’evento non potrà consistere, essendo il reato di mera condotta, in una modificazione del mondo esterno.

Facciamo un esempio di reato di mera condotta.

Prendiamo il delitto di associazione per delinquere di cui all'art. 416 c.p.. 

Il fatto tipico è quello di tre o più persone che si associano allo allo scopo di commettere più delitti.

Centriamo, in primo luogo, l’attenzione sul dato oggettivo dell’azione che consiste nel fatto di dare vita ad un associazione.

In se la condotta di associarsi non ha alcuna rilevanza penale. Addirittura la Costituzione garantisce ai cittadini il diritto di associarsi.

Indubbiamente, ai sensi dell’art. 416 c.p. la condotta assume un diverso significato in quanto sia sorretta dallo scopo di commettere più delitti.

Ma, bisogna tener presente che, secondo la dottrina e la giurisprudenza ormai pacifica, per integrare il fatto tipico dell’associazione per delinquere non è sufficiente il dolo specifico.

Si richiede, bensì, il quid pluris costituito da un organizzazione di uomini e mezzi di cui si dota l’associazione per commettere più delitti.

Il trattamento sanzionatorio previsto per questa figura di reato si giustifica, infatti, in ragione del grave pericolo che determina un associazione per delinquere, la quale sia strutturata ed organizzata.

Quindi, questa figura di reato tipizza la condotta come la creazione di un associazione tra due o più persone che sia organizzata al fine di commettere uno o più delitti.

Non è però richiesto, per integrare questa fattispecie, che i delitti siano stati commessi.

Pertanto, in questa figura di reato manca completamente un evento in senso naturalistico staccato dalla condotta.

La condotta di associarsi, dotandosi di una determinata organizzazione, con lo scopo di delinquere, costituisce ed esaurisce il fatto tipico.

LA TEORIA DELL’EVENTO GIURIDICO

Secondo questa teoria, l’evento coincide con l’offesa al bene o interesse tutelato dalla norma

La concezione dell’evento giuridico muove proprio dall'art. 43 c.p. secondo le direttrici del ragionamento che abbiamo già sviluppato.

Per comprendere il senso di questa teoria riprendiamo l’esempio del reato di associazione per delinquere. Ovviamente, si tratta di una figura di reato che richiede il dolo.

Torna quindi l’art. 43 c.p. con il suo riferimento all'evento dannoso o pericoloso che deve essere preveduto e voluto dall'agente come conseguenza della sua azione od omissione.

Non potendo riferirci all’evento naturalistico, cosa dovremmo intendere per evento dannoso o pericoloso?

Secondo questa corrente dottrinaria, il riferimento sarebbe all’evento giuridico, cioè, nel caso di specie, la messa in pericolo dell’ordine pubblico derivante dalla condotta che esaurisce il fatto tipico del reato.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Questa teoria coglie nel vero, ma, come è stato giustamente obiettato, pretende di fornire una definizione unitaria e valida per tutte le fattispecie di reato.

E soprattutto esclude rilevanza all'evento in senso naturalistico.

Insomma, quello che viene in rilievo nelle due teorie è la volontà di fornire un interpretazione di questa categoria del fatto che si pretende valida per tutte le norme di parte generale e per tutte le figure di reato. 

Entrambe le teorie falliscono, come da più parti notato, in questo tentativo.

Il fallimento di queste teorie generali si spiega mettendo a fuoco il ruolo dell’evento nel fatto tipico.

Come sappiamo, il fatto tipico rappresenta il primo grado di accertamento della responsabilità penale.

Per affermare che il fatto concreto sia penalmente rilevante è, preliminarmente, necessario verificare che sia tipico per una data norma incriminatrice.

Nel giudizio di corrispondenza tra fatto concreto e figura tipica di reato, condotta ed evento, tra loro legati dal nesso causale, formano, invero, un tutt'uno.

Ciò in quanto, quel che rileva, ai fini della rilevanza penale del fatto, è che esso nel suo insieme sia tipico.

Ma dire che il fatto è tipico non significa solo dire che corrisponde nei suoi elementi materiali ad una figura astratta di reato.

La tipicità del fatto assolve anche la funzione di frammentare la tutela penale a date forme di aggressione a beni ed interessi ritenuti meritevoli di tutela penale.

Il fatto tipico deve essere, quindi, un fatto che assume quel significato di disvalore per l’offesa al bene o interesse tutelato penalmente.

Questo significa, tra l’altro, che deve trattarsi di un fatto percepito in quel dato significato di disvalore giuridico e sociale.  Un fatto che sia soggettivamente imputabile al suo autore.

Questo è il motivo per cui l’art. 43 parla di evento dannoso o pericoloso preveduto o voluto come conseguenza dell’azione od omissione.

Il dolo e la colpa hanno ad oggetto il fatto tipico nella sua interezza quale fatto offensivo.

In questo senso, l’evento può essere concepito come lesione o messa in pericolo del bene tutelato dalla norma. Il problema perde rilevanza pratica in quei reati, come l’omicidio, in cui l'evento naturalistico coincide con l’offesa. Nel contempo, assume rilevanza in quei reati causalmente orientati in cui non c’è questa coincidenza. In questi casi, è chiaro che l’evento in senso naturalistico torna pienamente in gioco perché compenetrato nel fatto tipico. Ma non perde rilievo l’evento giuridico, in quanto torna ad assumere rilevanza sul terreno dell’imputazione soggettiva del fatto.

Avv. Francesco MeattaMi auguro che questa Lezione ti abbia aiutato a fare chiarezza in questioni così complesse.

Nella prossima Lezione parleremo del nesso di causalità tra azione ed evento.

Se hai dubbi, ricorda che puoi inviarmi i tuoi quesiti gratuitamente attraverso il form di discussione che trovi qui sotto.

UN CARO SALUTO

FRANCESCO