Fonti del diritto penale: Legge ordinaria – Decreti delegati – Decreti legge

fonti del diritto penaleLe fonti del diritto penale costituiscono il tema centrale dell’analisi del principio di riserva di legge. Si tratta di capire quali fonti del nostro ordinamento giuridico sono abilitate, alla luce del principio di stretta legalità, a produrre norme penali incriminatrici.

Il primo punto da affrontare riguarda la possibilità che oltre alla legge ordinaria, anche gli atti normativi aventi forza di legge possano produrre norme incriminatrici. Può un decreto delegato, o un decreto legge introdurre una nuova fattispecie di reato?

 

Nella precedente lezione, dedicata alle teorie sulla riserva di legge assoluta o relativa, abbiamo gettato le basi per rispondere a questa domanda. Abbiamo ricordato come la riserva di legge, nel diritto penale, non si configura come riserva di organo, ma come riserva di fonte. La fonte del diritto penale per eccellenza è la legge, e la Costituzione riconosce efficacia pari alla legge anche ai decreti delegati e ai decreti legge.

 

Non mancano voci contrarie che osservano come questi atti del Governo minano il diritto di controllo delle minoranze e le esigenze di ponderazione garantite dal processo parlamentare di produzione delle leggi ordinarie.

 

Ma, il sempre maggior ricorso a decreti delegati e decreti legge, ha avuto origine dalla incapacità del Parlamento di raggiungere le maggioranze necessarie ha legiferare, tempestivamente, in materia penale. Ma la nostra società è in continua e veloce evoluzione. 

 

Le forme di aggressione a beni e interessi meritevoli di tutela penale sono in continua evoluzione. Limitare le fonti del diritto penale alla sola legge ordinaria, avrebbe significato creare zone “franche” dove determinate condotte, pur se offensive, non sarebbero penalmente punibili per assenza di una legge che le prevede come reato.

 

Fonti del diritto penale: la legge regionale non può introdurre norme incriminatrici

Dal novero delle fonti del diritto penale abilitate a dar vita a nuove fattispecie di reato viene, generalmente, esclusa la legge regionale.

I motivi di questa esclusione sono plurimi ma connessi.

Prendiamo l’art. 13 della Costituzione “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

  • Quando la Costituzione, nel novero delle fonti del diritto penale, parla di “legge” si riferisce alla legge dello Stato: legge ordinaria o atti normativi con efficacia di legge. Il riferimento costituzionale anche alla legge regionale, sotto la categoria di “legge” avviene sempre espressamente.

  • Inoltre, annoverare tra le fonti del diritto penale anche la legge regionale significherebbe, in violazione dell’articolo 3 della Costituzione, dare vita ad un ingiustificato trattamento penale delle stesse condotte offensive nel territorio nazionale.

  • Un ultimo argomento che esclude dal novero delle fonti del diritto penale le leggi regionali si rinviene nell’art. 120 della Costituzione. Questa norma costituzionale viene vieta alle Regioni di adottare provvedimenti che sono di ostacolo al libero esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini.

Fonti del diritto penale: la legge regionale può introdurre norme che integrano il precetto penale in funzione scriminante.

La Giurisprudenza e la dottrina dominante ritengono invece ammissibile che la legge regionale possa introdurre norme che integrano il precetto penale in funzione scriminante. Si pensi ad una legge regionale che interviene riducendo i limiti di tollerabilità dello scarico di sostanze inquinanti nelle acque pubbliche. In questo modo, l’integrazione rispetto al reato di inquinamento ambientale è indiretta, ha carattere tecnico e efficacia scriminante.

 

Fonti del diritto penale: norme penali in bianco ed atti normativi secondari

Le fonti del diritto penale, nel nostro ordinamento, sono sempre la legge e gli atti normativi equiparati. Ma anche le fonti normative secondaria, come detto nella precedente lezione, assumono importanza nella normazione penale.

 

Il primo problema riguarda le Norme penali in bianco, ovvero quelle norme di legge che sanzionano genericamente una condotta, ma rinviano ad una fonte secondaria per la determinazione delle condotte punibili.

 

Parte della dottrina ritiene le norme penali in bianco costituzionalmente illegittime per violazione del principio di riserva di legge. Si sostiene che, in questi casi, in, concreto, il fatto tipico e offensivo sarebbe determinato dalla fonte secondaria.

 

Di questo avviso non è la giurisprudenza costituzionale secondo cui con le norme penale in bianco la fonte del diritto penale sarebbe sempre la legge: Sarebbe la legge a delineare il fatto tipico in tutti i suoi elementi costitutivi. La fonte secondaria sarebbe chiamata solo a dare concretizzazione al precetto generale.

 

Le problematiche inerenti il rispetto del principio di stretta legalità nell’individuazione delle fonti del diritto penale, tendono ad attenuarsi con le fonti secondarie che intervengono su aspetti tecnici. E abbiamo visto, nella precedente lezione, che la specificità di molti settori della legislazione penale, impone il ricorso frequente a questa tecnica del rinvio della legge penale alla fonte secondaria.

Concludiamo questa lezione sulle fonti del diritto penale, rinviando alla prossima lezione sulla Consuetudine nel diritto penale.