prestito personale tra moglie e maritoDei prestiti personali abbiamo parlato in altre guide con riferimento a quelli che vengono erogati dagli enti creditizi. In questa Guida ci occupiamo del prestito personale tra marito e moglie. Spesso, durante la vita di coppia, uno dei partner mette a disposizione dell’altro determinate somme di denaro. Questo può avvenire per vari motivi, come il soddisfacimento dei bisogni della famiglia ovvero di bisogni propri di uno dei partner.

La domanda che ci poniamo è se e quando il prestito personale tra marito e moglie impone l’obbligo della restituzione. Si tratta di capire quando mettere a disposizione di uno dei partner determinate somme di denaro dà vita ad un prestito in senso tecnico.

Il prestito personale tra moglie e marito per soddisfare bisogni del nucleo familiare – Presunzione relativa di adempimento all’obbligo di contribuzione dei coniugi

E’ bene tenere a mente l’art. 143 c.c. che all’ultimo comma prevede l’obbligo di contribuzione dei coniugi ai bisogni della famiglia. Quest’obbligo è rapportato alle risorse economiche e alle capacità lavorative di ciascuno dei coniugi. Questo significa che ciascuno dovrà contribuire, in base alle proprie capacità economiche, al soddisfacimento dei bisogni dell’intero nucleo familiare. Il medesimo principio, tra l’altro, vale anche per le coppie di fatto, tenute all’obbligo di reciproca assistenza morale e materiale.

Alla luce di questa premessa, il prestito personale tra moglie e marito può essere qualificato come finanziamento in senso tecnico che comporta l’obbligo di restituzione?

Esempio

Poniamo che, nell’organizzazione della vita familiare della coppia, sia la moglie a dover provvedere al pagamento delle utenze della casa familiare. Ma, per problemi temporanei di liquidità, la moglie non riesce a pagarle. Per questo motivo, il marito provvede, al posto della moglie, nei successivi sei mesi, a pagare le utenze. La moglie, dal canto suo, rassicura verbalmente il marito che, che dopo i sei mesi, riprenderà a pagare le utenze e gli restituirà mensilmente le somme che egli ha versato al suo posto.

 

Nell’esempio fatto, sembrerebbe di ravvisare una sorta di prestito personale tra moglie e marito. Tant’è che essi si si accordano, verbalmente, anche prevedendo che la moglie dovrà restituire quei soldi al marito.

Attenzione! In realtà, in un caso come questo il marito sta adempiendo ad un dovere prescritto dalla legge. Il dovere di provvedere ai bisogni della famiglia. Tanto più che la moglie si trovava in una situazione, temporanea, di incapacità economica.

Questo è un aspetto cruciale del problema. Quando uno dei partner paga al posto dell’altro beni o servizi che soddisfano bisogni della famiglia, si presume che stia adempiendo ad un obbligo di legge. Ovvero l’obbligo di contribuzione ai bisogni della famiglia.

Cosa accade, infatti, se la moglie non restituirà spontaneamente le somme impegnate dal marito per pagare al suo posto le utenze domestiche?

 

Dobbiamo dire che la presunzione di adempimento all’obbligo di contribuzione è relativa. Questo significa che può essere fornita prova contraria. Vedremo, nel prossimo paragrafo, che a tal fine è necessario un accordo scritto.

Nell’esempio fatto sopra, invece, la moglie, verbalmente si era impegnata a restituire al marito i soldi da questi anticipati. Ne deriva che il marito non avrà strumenti giuridici per costringerla a restituirgli i soldi messi a disposizione per far fronte ai bisogni della famiglia. Sia chiaro! Nulla esclude che la moglie restituisca di sua iniziativa quei soldi al marito.

Il punto cruciale da capire è che in questi casi non sussiste un obbligo di restituzione. Obbligo, il quale, invece, costituisce uno degli elementi qualificanti dei finanziamenti. Ragion per cui in questo caso non è corretto, tecnicamente, parlare di prestito personale tra moglie e marito.

SUPERAMENTO DELLA PRESUNZIONE DI ADEMPIMENTO AL DOVERE DI CONTRIBUZIONE E OBBLIGO DI RESTITUZIONE

Abbiamo detto che quando uno dei partner presta all’altro dei soldi per soddisfare i bisogni della famiglia, si presume che abbia adempiuto al dovere di contribuzione stabilito dalla legge. Di conseguenza non sussiste alcun obbligo di restituzione per il partner che ha avuto i soldi in prestito. In altre parole, non si può parlare di un prestito personale tra moglie e marito in senso tecnico.

Però abbiamo anche accennato al fatto che la presunzione è solo relativa e può essere superata fornendo la prova contraria. In questo caso, per provare che si tratta di vero e proprio prestito personale tra moglie e marito è necessario che i coniugi abbiano stipulato un contratto scritto.

A tal fine, dobbiamo guardare all’art. 1813 c.c. che definisce il contratto di mutuo. Questa è la figura contrattuale che viene in rilievo in questo caso. Quando l’accordo scritto tra coniugi prevede l’obbligo del partner che riceve i soldi di restituirli entro un certo termine, avremmo un vero e proprio contratto di mutuo.

Il contratto di mutuo tra marito e moglie è del tutto legittimo e vale a superare la presunzione relativa di adempimento al dovere di contribuzione. In questo caso potremmo parlare di vero e proprio prestito personale tra moglie e marito.

Riprendendo l’esempio fatto sopra, il marito che paga le utenze al posto della moglie, potrà pretendere dalla moglie la restituzione delle somme che lui ha versato. L’obbligo di restituzione deriva infatti dal contratto di mutuo che gli stessi hanno sottoscritto anche con semplice scrittura privata.

COSA ACCADE SE IL PARTNER PRESTA ALL’ALTRO SOMME DI DENARO CHE NON SONO DESTINATE A SODDISFARE I BISOGNI DELLA FAMIGLIA

Se ci avete fatto caso, finora abbiamo parlato del caso di prestito personale tra moglie e marito per soddisfare bisogni della famiglia. Si è visto come il discrimine tra prestito in senso tecnico che prevede l’obbligo di restituzione e adempimento del dovere di contribuzione sia dato dal contratto scritto. La presunzione di adempimento del dovere di contribuzione riguarda però soltanto i casi in cui i soldi sono prestati per soddisfare effettivi bisogni del nucleo familiare.

Sovente, invece, accade che uno dei partner presta all’altro somme di denaro per far fronte a esigenze connesse alla propria attività lavorativa. In una precedente Guida avente ad oggetto la comunione legale dei beni, si è visto come non rientrano nella comunione i beni provento dell’attività separata del coniuge.

Da ciò consegue che se il partner presta all’altro un data somma di denaro per far fronte ad investimenti personali della propria attività lavorativa, non potrà parlarsi di soddisfacimento dei bisogni familiari.

Le somme sono destinate a soddisfare esigenze personali del partner. Di conseguenza, la presunzione di adempimento del dovere di contribuzione in questo caso viene meno. Sussiste, bensì, l’obbligo di restituzione della medesima somma, senza poter invocare l’art. 143 c.c..