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Il tentativo: la sanzione ed il rapporto con le circostanze del reato

tentativoIl tentativo nel diritto penale lo abbiamo iniziato a studiare nella precedente lezione. In quella sede avevamo visto quali sono gli elementi costitutivi del delitto tentato.

In questa lezione, daremo uno sguardo al trattamento sanzionatorio previsto per il delitto tentato. Ma, soprattutto, analizzeremo la compatibilità tra tentativo e reato circostanziato, di cui abbiamo parlato in precedenti lezioni.

Vedremo cosa significa e quale differenza esiste tra tentativo circostanziato di delitto e tentativo di delitto circostanziato. Si tratta di un altro aspetto del delitto tentato che ci consentirà di comprenderne la natura più a fondo.

Trattamento sanzionatorio del tentativo

Le pene per il delitto tentato sono più lievi rispetto al reato consumato.

Ai sensi dell’art. 56 2° comma, al tentativo si applica:

  • la reclusione non inferiore a 12 anni, se per il reato consumato è stabilito l’ergastolo;
  • ma la pena viene diminuita da 1/3 a 2/3, negli altri casi.

RAPPORTO TRA DELITTO TENTATO E CIRCOSTANZE DEL REATO

Per quanto riguarda il rapporto tra tentativo e circostanze del reato, possiamo, subito, dire che ne è ammessa la compatibilità, salvi una serie di distinguo.

Come regola generale, in materia di rapporti tra delitto tentato e circostanze del reato, vi è compatibilità tra delitto tentato e tutte le circostanze (aggravanti o attenuanti).

La dottrina più moderna distingue, però, tra tentativo

  • circostanziato di delitto
  • di delitto circostanziato.

Tentativo circostanziato di delitto.
Questa figura allude al caso in cui le circostanze del reato riguardano direttamente il delitto tentato. Si tratta di circostanze, cioè che sono compiutamente realizzate nel contesto della stessa azione tentata.

Questo può avvenire quando le circostanze sono antecedenti alla condotta tipica. Pensate alle qualità personali come elementi soggettivi di alcune circostanze che devono sussistere prima che la condotta sia posta in essere.

Ma questa dinamica può verificarsi anche con le circostanze concomitanti, quelle che si realizzano durante il compimento del tentativo.

A proposito, se non ricordate la distinzione tra circostanze antecedente, concomitanti e susseguenti, vi suggerisco di rileggere questa lezione di diritto penale.

Come si applicano gli aumenti o le diminuzioni conseguenti al tentativo circostanziato di delitto?

Possiamo basarci su questa regola aurea. L’aumento o la diminuzione di pena che consegue alla circostanza opera non sulla pena base prevista per il reato consumato, ma su quella stabilita per il delitto tentato.

TENTATIVO DI DELITTO CIRCOSTANZIATO

Si parla di tentativo di delitto circostanziato quando i fatti tipici delle circostanze del reato non sono stati compiutamente realizzati. In altri termini, il tentativo ha ad oggetto sia il delitto sia le circostanze che rientrano nel proposito criminoso dell’agente.

E’ evidente che si potrà configurare questa figura purché gli atti compiuti siano idonei e diretti in modo non equivoco a commettere il reato, arricchito dalle circostanze.

Esempio
Tizio domestico nell’abitazione della famiglia “Riccobene” nasconde nella propria borsa il gioiello della sua datrice di lavoro del valore di €. 500.000,00, con l’evidente finalità di sottrarlo ed appropriarsene. La datrice di lavoro, accortasi della scomparsa del gioiello chiama la polizia, che rinviene nella borsa di Tizio il gioiello di valore.

Non v’è dubbio che Tizio ha posto in essere atti diretti in modo non equivoco a commettere un furto. Nel contempo non vi è dubbio che quegli atti risultano anche idonei in modo non equivoco rispetto all’aggravante del danno di rilevante entità di cui all’art. 61 n.7.

Regola aurea! in questi casi tutte le circostanze inerenti al delitto voluto sono applicabili al tentativo, ad eccezione di quelle che presuppongono la consumazione.