E’ configurabile la fattispecie dell’impresa familiare societaria? Può il congiunto che ha collaborato nell’attività imprenditoriale in forma societaria agire per veder accertata la fattispecie di cui all’art. 230 bis c.c. dell’impresa familiare?

Su questo quesito è intervenuta con una recente sentenza la Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite civile (sentenza n.23676 del 2014) risolvendo un annoso contrasto giurisprudenziale in tema di impresa familiare societaria, negandone l’ammissibilità.

Contrasti giurisprudenziali su impresa familiare societaria

 

I contrasti giurisprudenziali risalgono all'anno 2000. Dapprima, la Corte territoriale di Messina aveva ritenuto integrata la fattispecie dell'impresa familiare societaria, nel caso, appunto di congiunti che avevano svolto attività imprenditoriale in forma di società di fatto.

Di converso, a distanza di pochi giorni, il Tribunale di Venezia si pronunciava su un caso analogo ritenendo inammissibile la figura in esame, giustificando tale decisione con l'argomento che unico soggetto del rapporto lavorativo-collaborativo «è esclusivamente la società che per definizione rimane estranea da qualsivoglia rapporto di familiarità o affettivo».

A distanza di pochi mesi, la Corte di Cassazione sezione lavoro con sentenza n.13861 del 19.10.2000, riconosce, di converso, la figura dell'impresa familiare societaria, specificando che l'art. 230 bis c.c. deve dirsi applicabile «nei limiti della quota societaria».

Di segno opposto è invece la sentenza n. 8991 del 20 giugno 2002, con cui la Suprema Corte di Cassazione torna invece a negare l'ammissibilità e configurabilità della fattispecie dell'impresa familiare societaria.

Dopo diverse e successive sentenze della giurisprudenza di merito e di legittimità che hanno, negli anni alimentato il contrasto giurisprudenziale, è intervenuta con sentenza  n.23676 del 06.11.2014 la Corte di Cassazione a sezioni unite civile, dirimendo la questione.

L’intervento delle Sezioni Unite

Con le suddetta importante sentenza le sezioni unite ritengono non configurabile ed ammissibile la fattispecie della impresa familiare societaria e quindi non applicabile l'art. 230 bis c.c. all’ipotesi in cui il familiare eserciti l’attività d’impresa in forma societaria.

Le ragioni poste alla base di questa decisione sono diverse. Secondo le sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione, l'art. 230 bis c.c. non è astrattamente riconducibile allo schema in questione, per i seguenti motivi.

  1. L'art. 230 bis. c.c. prevede la partecipazione agli utili ed agli incrementi in proporzione alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, e non alla quota di partecipazione.
  2. Lo stesso articolo prevede la partecipazione agli utili mentre nelle società di capitali il socio ha solo un aspettativa e non un diritto agli utili.
  3. Inoltre, la norma di cui all'art. 230 bis c.c. è norma avente carattere residuale, posto che fa salvi i casi in cui sia configurabile un rapporto diverso ed il rapporto deve ritenersi diverso quando sussiste il diaframma dello schermo societario.

Esclusa la configurabilità della fattispecie in esame, quale tutela  avrebbe il congiunto che collabora con la propria prestazione lavorativa nella società dei familiari?

La Corte di Cassazione a sezioni unite risolve anche questo interrogativo. Ha riconosciuto, infatti, che in tal caso il congiunto potrebbe far valere i propri diritti con l'azione  di arricchimento senza causa ex art. 2041 c.c..