L’intollerabilità della convivenza costituisce il presupposto della separazione dei coniugi. Ma cosa significa che la convivenza è diventata intollerabile?

DOMANDA
Può mia moglie opporsi alla separazione nonostante la convivenza sia divenuta intollerabile? Esiste la possibilità che non mi conceda la separazione?

Intollerabilità della convivenzaPer rispondere a questa domanda dobbiamo capire cosa si intende affermando che la convivenza è intollerabile. In termini generali, ciò significa che uno dei coniugi vive uno stato di disaffezione verso l'altro, cioè la mancanza di volontà di proseguire nel progetto di vita comune.

L'intollerabilità della convivenza non va confusa con l'addebito della separazione. La stessa può essere chiesta anche da chi ha dato causa alla rottura dell'affectio coniugalis ed anche dal coniuge a cui viene addebitata la separazione.

Tesi oggettiva della intollerabilità della convivenza

Negli anni passati, la giurisprudenza riconosceva natura oggettiva alla intollerabilità della convivenza. In altri termini, era il giudice che doveva accertare, sulla base dei fatti esposti dai coniugi, la sussistenza di una condizione tale da rendere, oggettivamente intollerabile la convivenza.

Questa tesi risentiva, come evidente, di una concezione del matrimonio quale vincolo risolvibile solo in presenza di fatti tangibili, a tutela del superiore interesse della famiglia.

In realtà, questo principio di intangibilità del vincolo coniugale e di oggettività dell'intollerabilità della convivenza, era ampiamente superato dalla giurisprudenza.

Essa, infatti, nel tempo, ha riconosciuto, con sempre maggiore ampiezza, che qualunque contrasto, insanabile, tra i coniugi potesse costituire motivo sufficiente per accogliere la domanda di separazione.

Vediamo un caso emblematico di questo allargamento di prospettiva della giurisprudenza.

Sentenza n. 2274 della Cassazione Civile del 16 febbraio 2012

La moglie si era opposta alla separazione affermando di essere disponibile a sopportare i continui tradimenti del marito.

La separazione era stata chiesta dal marito, che si era legato sentimentalmente ad un altra donna.

A poco è valsa la disponibilità della moglie a sopportare la relazione extraconiugale del marito. La Corte di Cassazione ha, infatti, ritenuto che la convivenza more uxorio dello stesso fosse un chiaro indice della sua disaffezione verso la moglie.

In quelle condizioni, secondo i giudici di legittimità, non poteva non riconoscersi una situazione di oggettiva intollerabilità della convivenza.

Sono diverse le sentenze, dell'epoca, in cui la Corte di Cassazione parla di natura oggettiva dell'intollerabilità della convivenza, ma la ricollega ad una soggettiva disaffezione.

Con il tempo, infatti, la giurisprudenza ha abbandonato questa concezione oggettiva a vantaggio dell'attuale concezione soggettiva.

CONCEZIONE SOGGETTIVA DELLA INTOLLERABILITÀ DELLA CONVIVENZA

Che significa che la convivenza è soggettivamente intollerabile? E' semplicemente il riferimento alla percezione propria di uno o di entrambi i coniugi. Ovvero, secondo questa concezione, è sufficiente che uno dei partner non sopporti più il legame coniugale affinché la convivenza debba ritenersi intollerabile.

Sentenza n. 1164 - Cass. Civ. - sezione I civile del 21-01-2014

“La convivenza è intollerabile anche se uno solo dei coniugi la reputa tale, essendo semplicemente venuta meno la volontà di vivere insieme. Al riguardo sono sufficienti — anche sotto il profilo probatorio — lo stesso deposito del ricorso e la condotta successiva della parte richiedente”.

RISPOSTA
In conclusione, per rispondere alla domanda iniziale, dobbiamo chiarire che la separazione non è una concessione. E‘ un rimedio predisposto per venir incontro all’esigenza di chi, per le più diverse e svariate ragioni, non intende più proseguire nel progetto di vita comune con il partner. L’intollerabilità della convivenza è una condizione soggettiva di disaffezione verso l’altro coniuge, il quale non potrà, pertanto, opporsi, in alcun modo alla separazione.
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