Presupposto per addivenire alla separazione dei coniugi è l’intollerabilità della convivenza, ovverosia lo stato di disaffezione manifestato anche da un solo coniuge, a nulla rilevando che il coniuge chIntollerabilità della convivenzae chiede la separazione sia anche colui che ha dato causa alla rottura dell’affectio coniugalis. L’intollerabilità della convivenza non va, infatti, confusa con l’addebito della separazione, potendo chiedere la separazione anche il coniuge cui sia addebitabile la separazione.

Premesso che la giurisprudenza non ha mai rigettato una domanda di separazione, anche a fronte dell’opposizione dell’altro coniuge, giova, tuttavia soffermarsi sul concetto di intollerabilità della convivenza.

Tesi oggettiva della intollerabilità della convivenza

Negli anni passati, la giurisprudenza riconosceva natura oggettiva alla intollerabilità della convivenza, richiedendo che i fatti posti a fondamento della stessa intollerabilità della convivenza avessero una valenza oggettiva, valutabile dal giudice.

La tesi oggettivistica della intollerabilità della convivenza risentiva, come evidente, di una concezione del matrimonio quale vincolo risolvibile solo in presenza di fatti tangibili, a tutela del superiore interesse della famiglia.

La premessa sopra citata, per cui nel tempo non si rinvengono domande di separazione che siano state rigettate, lascia intuire come, in realtà, la tesi oggettivistica della intollerabilità della convivenza era più formale che sostanziale, una sorta di riconoscimento del vecchio e superato principio della indissolubilità del matrimonio. Di fatto, nonostante l’adesione alla tesi oggettivistica della intollerabilità della convivenza, la giurisprudenza è andata riconoscendo con sempre maggiore ampiezza fattispecie elastiche di intollerabilità della convivenza, identificate, di volta in volta, in qualunque contrasto tra i coniugi.

A titolo esemplificativo, si consideri la sentenza n. 2274 della Cassazione Civile del 16 febbraio 2012, con la quale il giudice di legittimità, pur a fronte della opposizione della moglie che aveva manifestato la propria disponibilità a sopportare la stabile convivenza more uxorio del marito con altra donna, aveva confermato la pronuncia di separazione pronunciata dal giudice di merito, ritenendo la convivenza more uxorio del marito quale indizio evidente della disaffezione di quest’ultimo verso la mogie, con conseguente riconoscimento della intollerabilità della convivenza stessa.

Si segnala, inoltre, la sentenza n. 7125 del 29.03.2011 con cui la Corte di Cassazione, pur aderendo formalmente alla tesi oggettivistica della intollerabilità della convivenza, riconosceva che il conflitto tra i coniugi potesse dipendere anche dalla disaffezione di una sola delle parti. E’ evidente che in tal modo, ancorchè apparentemente ancorata alla tesi oggettivistica della intollerabilità della convivenza, tuttavia se ne stagliava una visione soggettivistica.

Tesi soggettivistica della intollerabilità della convivenza

L’evoluzione della giurisprudenza di legittimità e di merito ha condotto a far prevalere una visione soggettivistica della fattispecie della intollerabilità della convivenza. In tal senso si segnala la sentenza n. 1164 Cass. Civ. sezione I civile del 21-01-2014, nella quale si legge chela convivenza è intollerabile, e quindi deve pronunciarsi la separazione, anche se uno solo dei coniugi la reputa tale, essendo semplicemente venuta meno la volontà di vivere insieme. Al riguardo sono sufficienti — anche sotto il profilo probatorio — lo stesso deposito del ricorso e la condotta successiva della parte richiedente”.

Affinché, dunque, possa ritenersi integrata la fattispecie della intollerabilità della convivenza non è necessario che si adducano fatti oggettivamente valutabili, ben potendo la convivenza essere, soggettivamente, percepita come intollerabile dal coniuge che chiede la separazione. Per chiedere la separazione è dunque sufficiente addurre l’intollerabilità della convivenza: tanto basta per giustificare la domanda di separazione, a nulla rilevando l’addebitabilità della stessa.