LA PRIMA FACCIA DELL’ISTITUTO DELLA MESSA ALLA PROVA MINORI

MESSA ALLA PROVA MINORILa messa alla prova minori è un istituto che si fonda sul presupposto che, in presenza di un minore autore di reato, è dovere primario dello Stato quello di renderne possibile la rieducazione ed il recupero sociale.

 

Il minore è un soggetto con una personalità ancora in fase di evolutiva. Ne discende che, con un progetto educativo creato su misura per il minore autore del reato, la sua personalità potrà avere un evoluzione aderente ai valori sociali su cui si fonda il nostro ordinamento.

 

Il Giudice dovrà valutare, insieme al tipo di reato commesso, alle sue modalità di attuazione, ai motivi a delinquere ed agli gli eventuali precedenti penali del reo, le caratteristiche della personalità dell’imputato minore. Da questi dati di valutazione dovrà, conseguentemente, trarre tutte le indicazioni utili per esprimere il proprio giudizio sulla possibilità che il minore si astenga in futuro dal commettere altri reati.

 

La cornice appena delineata in cui si inserisce l’istituto della messa alla prova minori rappresenta la sua “faccia aulica”.

Chi non condivide questa finalità rieducativa volta al recupero sociale per giovani che hanno una personalità “fragile”? Tra l’altro, una delle funzioni del nostro diritto penale e sanzionatorio sarebbe costituita proprio dalla suddetta finalità rieducativa.

 

LA SECONDA FACCIA DELL’ISTITUTO DELLA MESSA ALLA PROVA MINORI

Se, però, caliamo l’istituto della messa alla prova minori nel quadro più generale del nostro sistema penale, emerge chiaramente la “seconda faccia” di questo istituto. Il problema è che il diritto penale si fonda su un precario equilibrio tra almeno tre diverse finalità:

  • rieducativa
  • general preventiva
  • retributiva

 

La finalità retributiva è quella “più retrò” per i puristi del diritto, ma anche quella più vicina alla sensibilità e al volere della collettività. Si tratta della funzione di “retribuire” per il male sofferto le vittime di reato, possibilmente comminando all’autore del reato una sanzione proporzionata alla gravità del fatto di reato.

È evidente che tanto più si da valore ed importanza ad una sola delle tre finalità del diritto penale, tanto più le altre verranno svalorizzate.

L’istituto della messa alla prova minori, appunto, ruota, completamente, intorno alla finalità rieducativa. Tant’è che ai fini della sospensione del processo con messa alla prova del minore autore del reato non rileva, in sé, la gravità del fatto commesso.

 

DALLA TEORIA ALLA REALTÀ’: QUALE CONSIDERAZIONE PER LE VITTIME DEL REATO?

Prendiamo ad esempio un caso di questi ultimi giorni. Un giovane, minorenne, da fuoco all’autovettura in cui dormiva un uomo e ne causa la morte. Il Tribunale per i minorenni ha disposto la messa alla prova del minore, con sospensione del processo per tre anni.

 

Ebbene sì, l’istituto della messa alla prova minori può essere disposto anche quando il reato commesso sia tra i più gravi in assoluto. Quello che rileva è che la prognosi sulla rieducazione sociale del minore sia positiva.

 

In questo caso, si evidenzia, chiaramente, la doppia faccia di questo istituto.

I parenti dell’uomo deceduto all’interno dell’autovettura data alle fiamme quale risposta hanno avuto dallo Stato? La finalità retributiva non è stata solo svalorizzata, ma addirittura annientata ed immolata sull’altare della pur “aulica” finalità rieducativa.