Sono anni che si sente parlare dei giovani bamboccioni, cioè persone maggiorenne sopra i trent’anni che vivono ancora con i genitori. I genitori fino a quando hanno l’obbligo del mantenimento del figlio maggiorenne? Siamo sicuri che i figli adulti che vivono con i genitori siano bamboccioni? Sono forse figli di un sistema economico crepato e lavorativamente non accogliente?

Esiste un limite di età che fa venire meno l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne?

 

mantenimento del figlio maggiorenneBamboccioni o figli della crisi, non vi è dubbio che un numero crescente di persone che supera la trentina viva ancora a casa con i genitori. Il tema del mantenimento del figlio maggiorenne ha molto a che vedere con la diatriba inerente i così detti bamboccioni italiani.

Non credo al mito dell’italiano bamboccione e mammone. Ok, lo ammetto, forse un po' mammoni lo siamo. Ma quale giovane non vorrebbe trovare una propria autonomia economica? E’ facile sostenere che i nostri giovani sono bamboccioni in quanto vivono a lungo con mamma e papà. Oggi, le porte del lavoro sono chiuse. Altrimenti non esisterebbe la realtà dei cervelli italiani in fuga all’estero.

Ma veniamo al punto cruciale della nostra domanda. Esiste un limite di età dal quale viene meno l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne? Diciamo subito forte e chiaro: non esiste alcun limite di età predeterminato dalla legge.

I genitori hanno l’obbligo di mantenere i figli fin quando non raggiungono l’indipendenza economica.

Ma cosa significa aver raggiunto l’indipendenza economica? A tal fine è richiesto lo svolgimento, in modo stabile e continuativo, di un attività lavorativa retribuita. Il che comporta l’acquisizione per il figlio maggiorenne di una maggiore professionalità e capacità a livello lavorativo.

Vi starete chiedendo cosa accade se vostro figlio perde il lavoro. Ha nuovamente diritto al mantenimento? L’ho spiegato in un'altra guida sul mantenimento del figlio disoccupato alla quale vi rimando per approfondimenti.

Ma, se un limite di età non esiste, tuttavia è chiaro che il passare degli anni senza essersi attivati per trovare un lavoro giustifica la revoca dell’assegno di mantenimento.

Il mantenimento per il figlio maggiorenne è quindi dovuto fin quando egli non raggiunga l’indipendenza economica ovvero quando, per propria inerzia, non l’abbia raggiunta.

Insomma il figlio quarantenne che vive con mamma e papà, rifiutando ogni proposta di lavoro, e dedicandosi solo al divertimento perde il diritto al mantenimento.

IL MANTENIMENTO DEL FIGLIO MAGGIORENNE PUO’ ESSERE AUTONOMAMENTE SOSPESO O RIDOTTO DAI GENITORI

Poniamo che i genitori siano separati e uno di essi ha l’obbligo di corrispondere un assegno periodico di mantenimento. Ipotizziamo che il figlio maggiorenne lavora stabilmente da oltre due anni. Può il genitore tenuto al mantenimento del figlio maggiorenne sospendere l’erogazione dell’assegno di mantenimento?

Attenzione! Per sospendere o ridurre il mantenimento è necessario, comunque, ricorrere al Giudice affinchè vengano modificate le condizioni della separazione. Ogni iniziativa autonoma, seppure comprensibile, sarebbe, di per sé, illegittima.

Il mantenimento del figlio maggiorenne può essere sospeso con provvedimento del giudice. Questo anche se il figlio non abbia raggiunto un indipendenza economica, purché l’inoccupazione sia dovuta a sua colpa. Insomma, il papà può ricorrere al giudice se il figlio quarantenne non pensa minimamente a trovare un lavoro. In fondo, andando avanti con l’età appare verosimile pensare che il mancato conseguimento dell’indipendenza economica sia dovuto al disinteresse del figlio.

Ovviamente, le considerazioni sulle ragioni del mancato conseguimento di una stabile occupazione lavorativa possono variare da caso a caso. E ciò anche in ragione delle aspettative derivanti dal percorso di studio intrapreso e realizzato dal figlio.

Per concludere, vista l’assenza di reali riferimenti normativi al fine di stabilire se il mantenimento del figlio maggiorenne sia ancora dovuto, vi suggerisco di agire con cautela. In che modo? Semplice, rivolgetevi ad un professionista, nella specie un avvocato, che possa analizzare il caso concreto e dirvi se è opportuno ricorrere al Tribunale.