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Nesso di causalità nel diritto penale: i termini del rapporto di causalità

Il nesso di causalità nel diritto penale rappresenta uno degli elementi costitutivi del fatto tipico. In questa lezione ci concentriamo sullo studio del nesso di causalità nella fattispecie commissiva dolosa. Dunque, non verrà esamino il tema della causalità con specifico riferimento alle fattispecie commissive colpose e a quelle omissive dolose e colpose.

Impostazione del problema sul nesso di causalità: influenza delle teorie naturalistiche dell’azione e dell’evento

In prima approssimazione, il nesso di causalità esprime l’esigenza che l’evento sia stato causato dall'azione. Si vuole cioè che l’evento tipico possa essere, sul piano oggettivo, imputato al soggetto che ha posto in essere l’azione tipica come fatto proprio.

Se i termini del giudizio causale sono l’azione e l’evento, giova richiamare l’attenzione sulle nozioni di azione tipica e di evento tipico, studiate nelle precedenti lezioni. Suggerisco di rivedere quelle lezioni ed in particolare gli esiti dell’annoso dibattito relativo alla concezione naturalistica o finalistica dell’azione e causale o giuridica dell’evento.

La concezione naturalistica dell’azione e dell’evento hanno influenzato il dibattito sul nesso di causalità impostato nei termini di un giudizio di causalità materiale.

Queste concezioni hanno altresì influenzato il legislatore del 1930. L’art. 40 c.p. stabilisce, infatti, che: "Nessuno può essere punito se l’evento dannoso o pericoloso da cui dipende l’esistenza del reato non è conseguenza della sua azione o omissione". 

Questa disposizione del codice penale sembra richiamare la concezione naturalistica dell’azione come movimento corporeo che determina una modificazione del mondo esterno in cui si tradurrebbe l’evento.

nesso di causalitàGiova, inoltre, rammentare come le concezioni naturalistiche dell’azione e dell’evento si erano sviluppate prendendo a modello la figura commissiva dell’omicidio doloso.

Una fattispecie di reato a forma libera dove l’evento, la morte di un uomo, si traduce necessariamente in una modificazione del mondo esterno.

Non solo ma l’azione tipica dell’omicidio doloso ha, a sua volta, un necessaria configurazione naturalistica. L’omicida è colui che con il suo movimento corporeo ha causato la morte di un uomo.

I termini del nesso di causalità, prendendo a modello questa paradigmatica figura di reato, sono entità di ordine naturalistico.

Si tratta  di una visuale angusta del nesso di causalità nell’ambito del diritto penale

Il nesso di causalità, in molte altre fattispecie di reato, non si atteggia come giudizio tra due entità naturalistiche.

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    Nesso di causalità nella fattispecie della truffa

Si pensi alla fattispecie della truffa di cui all'art. 640 c.p.. La condotta consiste nell'indurre taluno in errore mediante artifici e raggiri con l’effetto di procurare a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

La condotta di indurre in errore può non avere una dimensione naturalistica. Tra le diverse forme di manifestazione del reato di truffa, può accadere che l’induzione in errore non si traduca in alcun movimento corporeo dell’agente. Eppure si richiede un rapporto di causa ed effetto tra l’induzione in errore ed il profitto.

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    Nesso di causalità nella fattispecie della diffamazione

Si consideri, inoltre, la fattispecie della diffamazione di cui all'art. 595 c.p.. La condotta tipica consiste nel comunicare con più persone con l’effetto di offendere l’altrui reputazione.

In questo caso, se si può immaginare un azione come movimento corporeo, non può immaginarsi un evento in senso naturalistico. Eppure, anche in questo caso è necessario che vi sia un nesso di causalità tra la condotta e l’offesa dell’altrui reputazione.

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