Normativa comunitaria nel diritto penaleLa normativa comunitaria nel diritto penale costituisce l’argomento di questa lezione e verrà affrontato su due profili.

  • Quello di un eventuale potestà legislativa penale degli organi comunitari.
  • Inoltre, dal punto di vista degli eventuali condizionamenti della normativa comunitaria nel diritto penale interno.

Normativa comunitaria nel diritto penale e potestà legislativa penale

La prima regola che dobbiamo tener presente in merito alla potestà legislativa degli organi comunitari in materia penale è la seguente.

Gli organi comunitari non hanno competenza a legiferare negli Stati membri in materia penale con l’introduzione di nuove norme incriminatrici. La normativa comunitaria nel diritto penale può quindi solo condizionare la legislazione penale dello Stato membro.

Nessun trattato attribuisce, agli organi comunitari una competenza legislativa che lo abiliti ad introdurre norme incriminatrici negli Stati membri.

In ambito comunitario, l’organo che attrae a sé la competenza legislativa è il Consiglio Europeo. Riguardo a questo organo si rileva un difetto di democraticità che è un primo argomento per escludere che la normativa comunitaria nel diritto penale possa introdurre nuove fattispecie di reato.

Inoltre, come ribadito dalla Corte Costituzionale, e dalla stessa Corte di Giustizia UE, il principio di riserva di legge statale costituisce presidio fondamentale dei diritti fondamentali dell’uomo, invalicabile dal diritto comunitario.

EFFETTI DELLE FONTI COMUNITARIE NEL DIRITTO PENALE INTERNO – LE DIRETTIVE

 

Detto che la normativa comunitaria nel diritto penale non è abilitata ad introdurre, nell'ordinamento della Stato membro, nuove figure di reato, ciò non toglie che sia, comunque, produttiva di determinati effetti giuridici,

Al riguardo, dobbiamo osservare che esistono diverse fonti del diritto comunitario, ciascuna delle quali può essere produttiva di propri specifici effetti nel diritto penale interno.

Ad un primo livello si pongono le Direttive.  Sono atti normativi che, per il raggiungimento di determinati scopi di tutela, fissano i principi guida della materia.

Gli Stati membri devono attivarsi per recepirle dando concreta attuazione ai principi guida. Essi sono, però, liberi di scegliere lo strumento di repressione ritenuto idoneo allo scopo. 

Si vedano, come esempio, il decreto legislativo 19.9.1994 n.626 ed il decreto legislativo 9.4.2008 n.81 con cui sono state recepite le direttive europee in materia di sicurezza sul lavoro.

La normativa comunitaria nel diritto penale, a questo primo livello, condiziona nei limiti in cui obbliga gli stati membri a dare attuazione interna alle direttive con propri atti normativi.

NORMATIVA COMUNITARIA NEL DIRITTO PENALE: LE DIRETTIVE C.D. “SELF-EXECUTING”

Come abbiamo visto, le direttive sono atti comunitari che non trovano diretta applicazione nel diritto interno. Vedremo che questa efficacia diretta è, bensì riservata, ai regolamenti.

Ma nel novero delle direttive comunitarie, hanno un ruolo particolarmente importante le così dette direttive c.d. “self-executing”.

Si tratta di quelle direttive che non si limitano a fissare i principi guida della materia penale, ma presentano un contenuto così dettagliato ed analitico da non lasciare, in effetti, ampi margini di scelta al legislatore nazionale.

La Corte di Giustizia Europea ha equiparato le direttive "self- executing" ai regolamenti. Ne consegue che in caso di contrasto tra una norma del diritto penale interno e direttiva "self-executing", dovrà prevalere la norma comunitaria.

Qual è lo strumento attraverso il quale, in caso di contrasto, prevale il diritto comunitario?

Il meccanismo previsto per dare attuazione alla direttiva self-executing trova sede nel processo penale. Quando il giudice nazionale accerta che una norma interna è in contrasto con la normativa comunitaria, provvederà, automaticamente, a disapplicare la norma interna ed applicare quella comunitaria.

Pertanto, abbiamo un sistema che affida al giudice penale il compito di accertare l'eventuale contrasto e dare prevalenza alla normativa comunitaria nel diritto penale.

 

NORMATIVA COMUNITARIA NEL DIRITTO PENALE – I REGOLAMENTI

Come detto, i regolamenti sono atti normativi comunitari direttamente applicabili nel diritto interno.

In ossequio al principio di riserva di legge statale, la normativa comunitaria nel diritto penale potrà apportare solo integrazioni che contribuiscono a configurare un illecito penale. Non potrà invece introdurre nuove ipotesi di reato, venendo così, altrimenti, pregiudicata la esclusiva competenza del legislatore nazionale.

Pensiamo al giudizio di colpa ex art. 43 c.p.: la colpa per inosservanza di legge. Non v’è dubbio che il giudizio di colpa può essere fondato anche su regolamenti o direttive self-executing.

È pacifico, inoltre, che la normativa comunitaria possa introdurre cause di giustificazione che, come sappiamo, non hanno carattere strettamente penale.

In conclusione, per riassumere l'efficacia della normativa comunitaria in ambito penale facciamo riferimento a questi principi base.

  • Non può introdurre norme incriminatrici nel diritto interno.
  • Può integrare, sotto diversi aspetti, il precetto penale dettato dalla norma interna.
  • E' abilitata ad introdurre nuove cause di giustificazioni
  • Può condizionare, attraverso le direttive self-executing e i regolamenti, in base al sistema della disapplicazione, il diritto penale interno.