OffensivitàIL FATTO OFFENSIVO NEL REATO DI COLTIVAZIONE E DETENZIONE DI SOSTANZE STUPEFACENTI

Il principio di offensività ha trovato e trova concreta applicazione nella giurisprudenza penale. Analizziamo, in questa lezione, una interessante sentenza n.33835 del 30/7/2014 nella quale la Suprema Corte di Cassazione, in tema di reato di produzione e detenzione di sostanze stupefacenti, ha ravvisato l’assenza di offensività in concreto della condotta.

L’imputato, cui erano state sequestrate due piantine di marijuana, era stato condannato in secondo grado per il reato di produzione e detenzione di sostanze stupefacenti.

Avverso la sentenza di condanna, proponeva ricorso in Cassazione la difesa dell’imputato. Il motivo centrale del ricorso era l’inoffensività della condotta in ragione della scarsa quantità di sostanza stupefacenti, coltivate e detenute solo per uso personale.

BREVE RIFLESSIONE SUL PRINCIPIO DI OFFENSIVITÀ

Come sappiamo il principio di offensività assolve ad una duplice funzione:

  • quale limite per il legislatore nella configurazione di fattispecie astratte di reato,
  • e come limite per il giudice affinché non vengano puniti fatti umani inoffensivi.

L’iter argomentativo seguito dai giudici di legittimità è stato il seguente:

se il reato è quel fatto umano tipico e dotato, ad un accertamento concreto, di capacità offensiva, ne discende che la condotta di chi coltiva due piantine di marijuana che, per consistenza quantitativa, risultano inadeguate in concreto ad offendere il bene tutelato dalla norma incriminatrice, non può essere punita come reato.  

PERICOLO PRESUNTO E PRINCIPIO DI OFFENSIVITÀ

Invero, i Giudici di legittimità hanno, anche,  chiarito un altro aspetto che poteva rendere complessa questa vicenda.

L’art. 73 T.U. Stupefacenti, infatti, descrive la condotta tipica del reato in questione con esclusivo riferimento alla coltivazione (produzione) di sostanze stupefacenti. Quindi la norma incriminatrice non contiene alcun riferimento alla destinazione a terzi della sostanza coltivata e prodotta. Sembrerebbe introdursi un reato di pericolo presunto, essendo sufficiente ad integrare il fatto tipico, secondo un’interpretazione meramente formale della norma, la mera coltivazione anche di un quantitativo minimo di sostanza stupefacente. Tanto basterebbe, sul piano formale, per concretizza la presunzione di pericolo.

Ora, nonostante la tecnica legislativa che utilizza lo schema dei reati di pericolo presunto possa essere utile per determinati settori del diritto penale, tuttavia, poiché il pericolo o sussiste in concreto o non sussiste, si rende necessario contemperare questa istanza general preventiva proprio con il principio di necessario offensività in concreto della condotta.

In altri termini, secondo la Corte di Cassazione, nella citata sentenza, in astratto la condotta posta in essere dall’imputato era sussumibile nel fatto tipico, ma in concreto, il Giudice del merito non poteva esimersi dall’accertare se, data la quantità di sostanza estraibile dalle piantine coltivate dall’imputato, vi fosse il pericolo concreto di diffusione a terzi della sostanza o se invece non residuasse possibilità alcuna di diffusione. E’ evidente, in questo passaggio, il riferimento al quantitativo minimo destinato ad uso personale che non lascia spazio alla vendita della sostanza a terzi.

La Corte, quindi, posta la totale inconsistenza della coltivazione, ha escluso l’offensività in concreto del fatto solo astrattamente tipico ed ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio.