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Patrocinio infedele: nuova guida per clienti in crisi

avvocato infedeleIn una precedente guida abbiamo parlato della condotta scorretta o “infedele” dell’avvocato. Approfondiamo questo argomento in questa nuova guida che vi porta a capire quando presentare denuncia per il reato di patrocinio infedele.

Questo reato è previsto dall’art. 380 c.p. Ma come e quando agire con una denuncia nei confronti del vostro avvocato infedele? Quali sono gli elementi che integrano questo reato?

Daremo prima uno sguardo al reato di patrocinio infedele e poi vedremo un caso concreto risolto dalla giurisprudenza.

Il reato di patrocinio infedele

Iniziamo con il dire che l’art. 380 cp per il reato di patrocinio infedele prevede una pena base molto elevata: da uno anno e tre anni di reclusione.

Chi è il soggetto attivo di questo reato? Ovverosia, chi può compiere, in concreto, il reato di cui all’art. 380 cp? Questa ipotesi di reato può essere compiuta da chi riveste la qualifica di patrocinatore o di consulente legale.

Cosa significa? Molto semplice.

  • Il patrocinatore, fondamentalmente, è l’avvocato che rappresenta, difende e assiste il cliente in giudizio.
  • Il consulente legale è quel soggetto che assiste la parte mettendo a sua disposizione le proprie competenze per una migliore difesa. A questo riguardo, basta pensare al criminologo che svolge la propria attività di consulenza in favore della parte in un processo penale.

Qual è la condotta che integra il reato di patrocinio infedele? L’art. 380 cp descrive la condotta tipica in questi termini.

  • Abbiamo una condotta che consiste nell’infedeltà dell’avvocato, che assiste il cliente dinanzi all’autorità giudiziaria, ai suoi doveri professionali.
  • Questo non è sufficiente. La norma richiede la condotta infedele arrechi nocumento agli interessi della parte assistita nel giudizio.

Insomma la violazione dei doveri professionali, inerenti l’incarico ricevuto, deve determinare un danno per il cliente. Il danno può essere di natura patrimoniale e morale. Può configurarsi come danno al proprio patrimonio, ma anche come mancato guadagno o mancato conseguimento di un beneficio giuridico o morale.

VEDIAMO UN CASO CONCRETO PER COMPRENDERE MEGLIO QUESTA FIGURA DI REATO

Ora volgiamo la nostra attenzione ad una sentenza con cui la Corte di Cassazione ha chiarito i termini di applicazione dell’art. 380 cp. Parliamo della sentenza della Corte di Cassazione, Sezione VI, n. 8617 del 3 marzo 2020. 

La ragione principale di questa pronuncia della Cassazione consiste nella necessità di risolvere un problema circa il momento di consumazione del reato di infedele patrocinio. La consumazione del reato è molto importante in quanto da quel momento decorre il termine di prescrizione.

Ovviamente, nei giudizi di primo e secondo grado, erano state pronunciate a carico di un avvocato sentenze di condanna per questa figura delittuosa.

L’avvocato in questione aveva ricevuto dal cliente l’incarico di agire esecutivamente per il recupero di un credito verso un debitore insolvente. Il punto è che nel redigere l’atto di precetto, l’avvocato aveva falsificato la firma del cliente.

Ma il debitore a cui era stato notificato il precetto si rendeva conto di questa falsificazione e proponeva opposizione al precetto.

L’avvocato infedele ai doveri professionali veniva quindi denunciato dal proprio cliente. Questo perché, a fronte dell’opposizione, il Tribunale dichiarava inefficace il precetto.

Come sappiamo bene, in Italia i processi penali durano a lungo. Di conseguenza il nostro avvocato cercava di uscirne eccependo la prescrizione del reato di infedele patrocinio.

Il punto cruciale della vicenda sta proprio qui. Quando decorre il termine di prescrizione del reato? Secondo l’avvocato accusato di questo delitto, il termine doveva decorrere dal momento della falsificazione della firma.

Ma i giudici del merito non erano assolutamente d’accordo con questa tesi. Secondo loro il termine di prescrizione del reato di infedele patrocinio decorreva dal momento in cui, con la sentenza del Tribunale Civile, si era verificato il danno a carico del cliente.

VEDIAMO COSA HA DECISO LA CORTE DI CASSAZIONE IN MERITO AL TERMINE DI PRESCRIZIONE DEL REATO DI INFEDELE PATROCINIO

La Corte di Cassazione, dopo aver riassunto i tratti distintivi di questa fattispecie delittuosa, si è interrogata sulla questione del termine di prescrizione.

Dovrebbe essere chiaro che questa questione implica la risoluzione di un altro interrogativo. Quando può sostenersi che questa figura di reato è stata consumata?

Seguiamo questo ragionamento della Corte di Cassazione.

Sappiamo che il reato in esame richiede il nesso di causalità tra condotta tipica ed evento. E’ necessario, cioè, che, ex art. 40 cp, quell’evento concreto sia stato conseguenza di quella condotta.

Qual è l’evento del reato di infedele patrocinio? Il danno subito dal cliente. Nel caso di specie, è facile vedere che il cliente ha subito il danno a seguito della pronuncia con cui il Tribunale Civile aveva accolto l’opposizione al suo precetto.

E proprio per questo motivo la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’avvocato e confermato la condanna per il reato di infedele patrocinio. Secondo la Corte, non si configurava la prescrizione del reato, in quanto il termine di decorrenza della prescrizione doveva essere spostato in avanti. Precisamente al momento in cui l’evento tipico del reato di infedele patrocinio si era verificato.