PRINCIPI CHIAVE DEL DIRITTO PENALE MODERNO

novembre 9, 2017

Principi chiave del diritto penale modernoI principi chiave del diritto penale moderno sono i “correttivi” che, nei moderni sistemi democratici, vengono, o dovrebbero essere, applicati affinchè il diritto penale da strumento di compressione o limitazione delle libertà  si configuri come strumento di protezione delle libertà  inviolabili contro le aggressioni sia di privati sia dei pubblici poteri.

Principio di materialità

Tra i principi chiave del diritto penale moderno, il  principio di materialità  riflette l’esigenza che la sanzione penale sia predisposta solo per punire fatti umani che si siano estrinsecati nella realtà  esterna, lasciando nell’area del penalmente irrilevante i meri propositi inespressi e i modi d’essere della persona.

In assenza del principio di materialità, potrebbero essere represse penalmente condotte che non si estrinsecano in fatti oggettivi e materiali, ma che restano a livello di mero proposito, senza raggiungere neanche lo stadio del tentativo punibile.

Viene, in tal modo, assolta la funzione di garantire da eventuali incriminazioni di meri atteggiamenti interiori, mere intenzioni o modi di essere della persona.

Principio di offensività

In base al principio di offensività, la mera estrinsecazione della volontà  criminosa in un comportamento esterno non è sufficiente a ritenere sussistente un reato. Il principio di offensività  richiede, altresì, che il fatto oggettivo sia offensivo ovvero che abbia determinato la lesione o messa in pericolo del bene o interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Si tratta, dunque, di un altro tassello importante tra i principi chiave del diritto penale moderno. Il principio di offensività si ricollega strettamente al principio di frammentarietà  e sussidiarietà.

Da un lato, si pone come un limite al legislatore nella configurazione di fattispecie astratte di reato che devono trovare la loro legittimazione in beni o interessi ritenuti meritevoli di tutela penale. D’altro lato, si pone come criterio guida per il Giudice il quale, a norma dell’art.49 c.p., non può punire chi abbia posto in essere un fatto non offensivo del bene o interesse tutelato dalla norma incriminatrice.

Principio di colpevolezza

Il principio di colpevolezza costituisce il terzo pilastro dei principi chiave del diritto penale moderno. Esprime l’esigenza che il fatto materiale e offensivo sia imputabile al suo autore anche sotto il profilo soggettivo. Se il principio di materialità  e offensività  esprimo l’esigenza che il fatto costituente reato si sia tradotto in un comportamento esteriore ed abbia cagionato sul piano oggettivo l’offesa tipica, il principio di colpevolezza richiede, altresì, un legame soggettivo tra quel fatto materiale e offensivo e il suo autore. Il principio di colpevolezza trova riscontro nell’art.27 della Costituzione laddove stabilisce che la responsabilità  penale è personale.

Principio di stretta necessità 

Il principio di stretta necessità  riassume altri tre principi chiave del diritto penale moderno e riflette l’esigenza che il diritto penale sia circoscritto entro rigorosi limiti di necessità  di tutelare beni o interessi socialmente rilevanti sotto tre profili.

  1. Principio di sussidiarietà. Il principio di sussidiarietà  configura il diritto penale come estrema ratio. Si chiede di ricorrere alla norma penale per sanzionare determinate condotte solo quando quelle stesse condotte non possano essere prevenute e represse con sanzioni extra-penali, civili e/o amministrative.
  2. Principio di meritevolezza o proporzionalità. Con questo principio si esprime l’istanza di circoscrivere l’ambito di applicazione del diritto penale soltanto alla tutela di beni fondamentali le cui aggressioni possano giustificare il sacrificio di beni altrettanto importanti come la libertà personale.
  3. Principio di frammentarietà. Con questo principio, che si lega al precedente, si esprime l’istanza di limitare la tutela penale solo a quelle specifiche modalità  di aggressione, tra le molteplici modalità che possono fenomenologicamente realizzarsi, che assumono i connotati di offese intollerabili.

Principio di legalità 

Come visto nelle precedenti lezioni, nei regimi totalitari, sotto l’egida della difesa sociale, si aderiva ad una concezione sostanziale del reato, in forza del quale era punibile qualunque condotta socialmente pericolosa per l’ordine sociale, anche se non prevista dalla legge come reato.

Ne consegue, quindi, che gli altri principi chiave del diritto penale moderno da soli non sarebbe idonei a rispondere realmente alle istanze di delimitazione dell’area del diritto penale.

Non avrebbe senso concepire il diritto penale come estrema ratio, limitarne l’ambito di applicazione solo alla tutela di beni fondamentali e a modalità  di aggressione intollerabili e rispetto alle quali le sanzioni extrapenali non avrebbero alcun effetto, se non si prevedesse una regola fondamentale secondo cui solo determinate fonti di diritto possono contenere norme incriminatrici e sanzioni penali.

Il principio di legalità, in forza del quale nessuno può essere punito per un fatto che non sia previsto dalla legge come reato, costituisce il fondamento di garanzia su cui poggia l’intero sistema penale.

Si articola in quattro fondamentali e correlati principi chiave del diritto penale moderno.

  1. Il principio della riserva di legge. La prima estrinsecazione del principio di legalità  consiste nel codificare le fonti del diritto che possono assurgere a norme penali. Nel nostro ordinamento, questo principio chiave del diritto penale moderno trova una evidente espressione nell’art. 1 c.p.: << Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite>>. In altri termini, vengono circoscritte le fonti del diritto penale alla legge e agli atti aventi forza di legge, escludendo le fonti non scritte e gli atti normativi del potere esecutivo e della pubblica amministrazione. Da notare come questo principio chiave del diritto penale moderno trovi espressione nell’art. 25 della Costituzione:<< Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge>>. In questo senso il principio di legalità  assolve ad una duplice funzione di garanzia:
    1. escludendo le fonti sostanziali dalla produzione di norme penali, viene assolta la funzione di garantire i consociati da eventuali arbitri del potere giudiziario.
    2. escludendo dalle fonti del diritto penale le fonti formali non aventi forza di legge, viene assolta la funzione di garantire i consociati da eventuali arbitri del potere esecutivo.
  2. Il principio di tassatività. Il principio di tassatività  o determinatezza, nell’ottica di delimitare l’area delle condotte punibili, si configura quale complemento necessario del principio di riserva di legge. I principi chiave del diritto penale moderno vanno letti ed interpretati in chiave unitaria. A poco servirebbe circoscrivere le fonti del diritto penale alla sola legge, se il legislatore fosse abilitato a descrivere i fatti penalmente rilevanti in modo così generico e sfumato da rendere le relative norme incriminatrici suscettibili di applicazione alle più diverse fattispecie concrete. I consociati, nonostante la riserva di legge, non avrebbero alcuna certezza in merito alla rilevanza penale delle loro condotte. Il principio di tassatività  risponde quindi ad un’esigenza di certezza, richiedendo che le fattispecie di reato siano determinate in tutti quegli elementi di fatto e di diritto necessari ad identificare la tipologia di condotta penalmente rilevante. D’altro canto, determinando chiaramente i confini delle fattispecie di reato, viene soddisfatta l’istanza di garanzia contro eventuali arbitri del potere giudiziario. Il giudice dovrà attenersi a due direttive:
    1. nessuno può essere punito per un fatto, per quanto eticamente deplorevole, il quale non sia previsto dalla legge come reato,
    2. nessuno può essere punito per un fatto che, seppure astrattamente previsto dalla legge come reato, non integri tutti gli elementi della fattispecie oggettiva e soggettiva tipica.

Divieto di analogia

Dal principio di tassatività  o determinatezza discende il principio di divieto di analogia. La tassatività e determinatezza si pone come criterio guida per il legislatore e come limite per il Giudicante che deve accertare se, nel caso concreto, il fatto umano contestato all’imputato presenti tutti gli elementi della fattispecie tipica. Questo significa che è fatto divieto al Giudice applicare una norma incriminatrice ad un fatto materiale che ha solo alcuni elementi in comune con la fattispecie tipica. Le esigenze di certezza e garanzia sarebbero altrimenti del tutto vanificate.

Principio di irretroattività 

Per comprendere la portata garantista di questo principio chiave del diritto penale moderno, ragioniamo sulle conseguenze di un sistema in cui nonostante la riserva di legge e la tassatività  delle fattispecie penali, tuttavia, si possa essere puniti per condotte che al momento del fatto non erano previste come reato. Le istanze di garanzia delle libertà  sarebbero irrimediabilmente frustrate e a poco servirebbe la riserva di legge e la tassatività. 

Riflessioni conclusive

In questa lezione, abbiamo dunque affrontato, con un approccio iniziale, i fondamentali principi chiave del diritto penale moderno. E’ importante, per proseguire nelle lezioni, aver compreso la logica garantista da cui muovono i suddetti principi per trovarsi nelle condizioni ideali per approfondirli. E’ altresì importante aver capito che i predetti principi chiave del diritto penale moderno costituiscono, in realtà, un quadro unitario e che la compressione di anche uno solo di questi principi chiave creerebbe un vulnus profondo ed incolmabile nel sistema di garanzie delle libertà  dei consociati.

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