Principio di materialità: diritto penale del fatto

novembre 9, 2017
Principio di materialità

Nullum crimen sine actione

In virtù del principio di materialità  il nostro diritto penale si configura come diritto del fatto. In assenza di una condotta che si estrinsechi nella realtà  oggettiva non può esservi reato (“nullum crimen sine actione”). In altri termini, nessuno può essere punito per una mera intenzione, ancorché deplorevole ed antisociale.

In forza del principio di materialità, la soglia minima di punibilità  è costituita dal tentativo punibile ovvero dalla commissione di atti idonei diretti in modo inequivoco a cagionare l’evento. Al di sotto di questa soglia minima, si punirebbero meri propositi che non hanno avuto neanche un inizio di estrinsecazione oggettiva.

Principio di materialità e Art.25 della Costituzione

Il principio di materialità  trova la propria fonte nell’Art. 25 della Costituzione che, nel sancire il basilare principio della riserva di legge, parla di fatto commesso, con la conseguente illegittimità  costituzionale di norme incriminatrici che prevedessero come reati meri propositi o intendimenti ovvero semplici modi di essere di una persona.

Il principio di materialità  è di fondamentale importanza sia sul piano processuale sia sul piano valoriale.

  • Sul piano processuale, è agevole concludere che altro è fornire la prova di un mero proposito rimasto allo stadio di pensiero interiore e altro è fornire la prova di un fatto umano estrinsecatosi nella realtà  fenomenica. Nei sistemi totalitari, la punizione dei meri propositi interiori costituiva, del resto, valido strumento per mettere a tacere chi fosse scomodo per i detentori del potere pubblico. Posso difendermi dall’accusa di aver posto in essere una determinata azione che avrebbe causato un dato evento fornendo prove tangibili del contrario, ma non posso provare, se non con la mia parola, di non aver avuto un dato pensiero o intendimento.
  • Sul piano valoriale, il principio di materialità  costituisce una cerniera tra diritto e morale. Il reato non va giudicato alla stregua di un peccato: ciò che è moralmente riprovevole potrebbe non costituire reato. I propositi interni alla persona, per quanto moralmente deplorevoli, non possono costituire reato.