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Principio di materialità: diritto penale del fatto

Principio di materialitàIn questa lezione, parliamo del principio di materialità che costituisce un asse portante del nostro sistema penale.

Nella lezione precedente, abbiamo accennato ai principi cardine del diritto penale. Ricorda: quei principi lavorano sempre congiuntamente, essendo tutti tesi a trovare il giusto equilibrio tra esigenze di difesa sociale e di garanzia delle libertà dei consociati.

Se ci pensi bene, il principio di materialità evoca l’idea di qualcosa di tangibile. Ciò che è tangibile è tutto ciò che si manifesta concretamente nel mondo reale.

Come possiamo concepire il principio di materialità nel diritto penale?

Cos'è il diritto penale? Abbiamo detto che il diritto penale è una specifica branca dell'ordinamento giuridico. Il suo principale compito è selezionare quelle condotte umane le quali, ad una valutazione ex ante, appaiono offensive di determinati beni o interessi, ritenuti meritevoli, di tutela penale.

Cosa dobbiamo capire?

Dobbiamo capire che, quando parliamo di reato, ci riferiamo, appunto, a quelle condotte che nel nostro sistema penale sono considerate meritevoli di sanzione penale.

Facciamo un esempio banale. Ipotizziamo di fare una camminata nel parco. Cosa stiamo facendo? Stiamo camminando.

Camminare è appunto la condotta che stiamo ponendo in essere. Ipotizza, adesso, che una tua amica ti vede mentre fai questa passeggiata. Perfetto! E' in grado di percepire cosa stai facendo, in quanto la tua condotta è tangibile e si estrinseca nella realtà oggettiva.

Torniamo ora alle condotte che costituiscono reato e al nostro principio di materialità.

Esempio. Tizio sull'autobus mette la propria mano nella borsa di un turista e gli ruba il portafogli. Perfetto! Abbiamo una condotta che costituisce reato, la quale si è manifestata esteriormente, in un contegno oggettivo e tangibile.

Esempio. Poniamo che Tizio, sull'autobus, abbia in mente di rubare il portafogli del turista. Ma per diverse ragioni, rinuncia a questo suo proposito. Capisci il senso di quest'esempio?

In questo secondo esempio, l'intenzione di Tizio era, pur sempre criminosa. Ma possiamo dire che ha commesso il reato di furto?

Qui entra in gioco il principio di materialità. Il proposito di Tizio, sia pure criminoso, è rimasto nel novero dei propositi interiori alla sua coscienza. Non si è estrinsecato in una condotta oggettiva e materiale.

Questo significa che non può esservi reato in assenza di una condotta che si estrinsechi nella realtà  oggettiva ("nullum crimen sine actione").

Di conseguenza, nessuno può essere punito per una mera intenzione, ancorché deplorevole ed antisociale, essendo il nostro un diritto penale del fatto.

Se ci pensate bene, questo principio ci aiuta a definire con chiarezza l’area del penalmente rilevante.

Immaginate il diritto penale come un grande paese con i suoi confini: al di fuori di quei confini, le condotte umane non assumono la cittadinanza del diritto penale.

In forza del principio di materialità, la soglia minima di punibilità  è costituita dal tentativo punibile ovvero dalla commissione di atti idonei diretti in modo inequivoco a cagionare l'evento.

Al di sotto di questa soglia minima, si punirebbero meri propositi che non hanno avuto neanche un inizio di estrinsecazione oggettiva.

Principio di materialità e Art.25 della Costituzione

Il principio di materialità  trova la propria fonte nell'Art. 25 della Costituzione che, nel sancire il basilare principio della riserva di legge, parla di fatto commesso.

Ne consegue, l'illegittimità  costituzionale di norme incriminatrici che prevedessero come reati meri propositi o intendimenti ovvero semplici modi di essere di una persona.

Procedendo oltre nello studio del diritto penale, noterai che in diverse norme del codice si rinvengono tracce di questo principio di materialità.

Considera l'art. 1 cp ai sensi del quale:<<Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite>>.

Ma evidenti tracce del principio di materialità si rinvengono anche nella basilare norma che disciplina il rapporto di causalità. L'art. 40 cp stabilisce:<<Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione>>.

In questa norma abbiamo non solo il riferimento al fatto reato. Ma, puoi notare come al fatto si ricolleghi la condotta e l'evento, che costituiscono i due momenti in cui il proposito interno si traduce in un fatto oggettivo e materiale.

 DISCRIMINE TRA ETICA E DIRITTO E RILEVANZA A LIVELLO PROCESSUALE

Il principio di materialità  è, inoltre, di fondamentale importanza sia sul piano processuale sia per distinguere tra etica e diritto.

Cerchiamo di capire qual rilevanza assume questo principio cardine del diritto penale sul versante processuale.

Ipotizziamo che il diritto penale punisse come reati anche meri propositi interiori.

Rifletti allora sulle possibilità che avrebbe l'imputato di difendersi e fornire la prova di non aver avuto il proposito interiore di cui è accusato. Non sarebbe possibile per la semplice ragione che i propositi interiori non sono suscettibili di prova contraria.

E' diverso, invece, se sono chiamato a difendermi dall'accusa di aver commesso un fatto che si è estrinsecato nella realtà esterna. In questo caso, potrò fornire elementi di prova che dimostrano che quel fatto non l'ho realmente commesso.

Nei sistemi totalitari, la punizione dei meri propositi interiori costituiva, del resto, valido strumento per mettere a tacere chi fosse scomodo per i detentori del potere pubblico.

Posso difendermi dall'accusa di aver posto in essere una determinata azione che avrebbe causato un dato evento fornendo prove tangibili del contrario.

Ma non posso provare, se non con la mia parola, di non aver avuto un dato pensiero o intendimento.

Ma il principio di materialità costituisce anche una fondamentale cerniera tra diritto e morale.

Il reato non va giudicato alla stregua di un peccato. Ciò che è moralmente riprovevole potrebbe non costituire reato. I propositi interni alla persona, per quanto moralmente deplorevoli, non possono costituire reato.

In conclusione, quindi, il principio di materialità si inquadra nel novero di quei principi che hanno una cruciale funzione di garanzia per il cittadino contro eventuali abusi del potere costituito.