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Reati di pericolo: la loro classificazione e incidenza sull’offensività

reati di pericoloI reati di pericolo costituiscono una categoria giuridica che è strettamente legata al tema del principio di offensività, di cui abbiamo parlato nella precedente lezione.

Se ricordate bene, il principio di offensività ha un duplice destinatario. Infatti, si configura come limite per il legislatore, nella previsione legislativa di nuove fattispecie di reato, ed al tempo stesso come criterio guida per il giudice chiamato a decidere sulla responsabilità dell’imputato.

Di conseguenza, il legislatore dovrà cercare di prevedere come penalmente illecite solo quelle condotte umane che siano lesive o mettano in pericolo beni o interessi ritenuti meritevoli di tutela penale.

Inoltre, il Giudice dovrà assolvere l’imputato ove il fatto che egli abbia compiuto non risulti, in concreto, aver determinato la lesione o messa in pericolo del bene tutelato dalla norma incriminatrice.

Vedremo, in questa lezione, come questo principio risulti in gran parte eroso per la presenza nel nostro ordinamento di diversi tipi di reati di pericolo.

REATI DI PERICOLO: DEFINIZIONE E INCIDENZA SUL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA’ 

I reati di pericolo si caratterizzano per una forte anticipazione della soglia della tutela penale. In altre parole, si definiscono reati di pericolo quelli che si integrano anche in assenza di un effettiva lesione del bene tutelato dalla norma incriminatrice.

Cerchiamo di capire meglio. Con i reati di pericolo si può essere condannati anche se la propria condotta abbia determinato la mera esposizioni a pericolo del bene giuridico penalmente tutelato.

Si assiste, quindi, ad un’anticipazione di tutela nel senso che non si rende necessaria, ai fini della configurabilità del reato, l’effettiva lesione del bene giuridico protetto, ma è sufficiente che si determini la messa in pericolo dello stesso.

Tutto ciò sarà ancora più chiaro quando, tra un momento, andremo ad analizzare le tre diverse tipologie di reati di pericolo. Ebbene si, possiamo, infatti, avere almeno tre tipi di reati di pericolo:

  • concreto;
  • presunto;
  • astratto.

PRIMA TIPOLOGIA: IL FATTO COSTITUTIVO ANNOVERA TRA I SUOI ELEMENTI L’EVENTO DI PERICOLO

Questa prima tipologia è quella che mette meno a repentaglio la effettiva portata del principio di offensività. Difatti, nei reati di pericolo concreto, il pericolo rientra tra gli elementi costitutivi del fatto tipico.

Cosa significa questo? Significa innanzitutto che il legislatore nel dare vita a nuove figure di reato deve descrivere la norma incriminatrice in modo che la condotta umana si causalmente ricollegata ad un evento pericolo.

In secondo luogo, significa che il Giudice dovrà accertare, per decidere sulla responsabilità dell'imputato, se la sua condotta abbia determinato un'effettiva esposizione a pericolo del bene tutelato dalla norma incriminatrice.

Un esempio chiarirà meglio questi concetti. Prendiamo il reato di incendio di cosa propria (art 423 co.2 cp). Il primo comma di questa norma del codice penale stabilisce: <<Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni>>.

Ma il secondo comma aggiunge che: <<La disposizione precedente si applica anche nel caso di incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per l'incolumità pubblica>>.

Il legislatore ha quindi descritto il reato di incendio di cosa propria includendo tra gli elementi costitutivi del fatto tipico il verificarsi in concreto del pericolo per la pubblica incolumità.

Di conseguenza, chi da fuoco ad una cosa propria, senza che dall'incendio derivi pericolo per la pubblica incolumità, pone in essere un fatto non tipico. Il Giudice, in altri termini, dovrà assolvere l'imputato perché il fatto non sussiste.

SECONDA TIPOLOGIA: PRESUNZIONE ASSOLUTA DEL PERICOLO E GRAVE EROSIONE DEL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA’

Questa seconda categoria di reati di pericolo erode molto il principio di offensività, in quanto il pericolo non è annoverato tra gli elementi del fatto tipico.

Al contrario, il legislatore si limita ad individuare una condotta tipica al compimento della quale generalmente si determina l’esposizione a pericolo di un bene. In questo caso, quindi, la sussistenza del pericolo si presume sulla base di regole di comune esperienza.

Anche in questo caso, un esempio chiarirà meglio il concetto. Prendiamo il reato di detenzione abusiva di armi previsto dall'art. 697 c.p.. Questa norma stabilisce che: <<chiunque detiene armi o munizioni senza averne fatto denuncia all'autorità di pubblica sicurezza, quando la denuncia è richiesta, è punito con l'arresto da tre a dodici mesi o con l'ammenda fino a euro 371>>.

Come potete vedere, la norma non include nella descrizione del fatto tipico alcun riferimento specifico al pericolo che la condotta di detenere abusivamente un arma può determinare.

Questo in quanto il legislatore ha effettuato una valutazione a monte, ed ha ritenuto che il fatto stesso di detenere un arma abusivamente costituisca condotta tale da determinare una pericolo per la pubblica sicurezza.

Vi faccio una domanda: c'è un reale spazio di difesa dell'imputato accusato di un reato di pericolo presunto? Direi che lo spazio è ridotto ai minimi termini. Come si fa a smontare un accusa se l'evento di pericolo è già stato presuntivamente accertato dal legislatore?

TERZA TIPOLOGIA: PRESUNZIONE RELATIVA DEL PERICOLO ED EROSIONE INTERMEDIA DEL PRINCIPIO DI OFFENSIVITA’

Questa categoria non va confusa con la precedente. Sono due categorie giuridiche molto simili ed hanno in comune che l'evento di pericolo non è annoverato tra gli elementi del fatto tipico sulla base di quella valutazione fatta a monte dal legislatore.

Anche per i reati di pericolo astratto si ritiene che la condotta tipica, sulla base di regole di esperienza o scienza, conduca di solito ad esporre a pericolo il bene tutelato dalla norma.

Ma la presunzione, volendo usare il gergo civilistico, è, in questo caso, un presunzione relativa. Questo significa che l'imputato potrà difendersi provando al Giudice che, in quella determinata situazione concreta, la sua condotta non ha, realmente, determinato l'evento di pericolo che solitamente si verifica.

In questo caso, infatti, il pericolo si considera esistente a priori preso atto della natura del reato, ma l’accusato potrà difendersi provando al Giudice che – in quella precisa fattispecie che lo ha visto coinvolto – tale pericolo (che solitamente si realizza) non si è verificato.

Prendiamo come esempio, di nuovo, l'Art 423 ma questa volta ci concentriamo sul primo comma: <<Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni>>. La condotta tipica è quella di causare un incendio. Il legislatore considera questa condotta potenzialmente pericolosa per la pubblica incolumità.

Ma per la punibilità dell'imputato, è necessario che il Giudice accerti che la situazione di pericolo, nel caso specifico, presenti un apprezzabile concretezza. Ed è proprio qui che può inserirsi l'azione difensiva dell'imputato: il quale potrà provare che la sua condotta non era tale da essere idonea a cagionare il pericolo per la pubblica incolumità.