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Reato aberrante tra responsabilità oggettiva, concorso e errore

reato aberranteIl reato aberrante è l’oggetto di questa lezione di diritto penale. Si tratta di un istituto che tocca diversi temi del diritto penale.

Il dibattito sul reato aberrante si è incentrato particolarmente sulla responsabilità oggettiva. Vedremo come questa fattispecie sia, in alcuni aspetti, difficilmente conciliabile con il principio di colpevolezza.

Nel contempo, non mancano similitudini, e grandi differenze, con l’istituto dell’errore sul fatto. Cercheremo di capirle e approfondirle.

Da ultimo, va notato come, sotto diversi aspetti si tratta di un istituto che è molto legato anche al tema del concorso formale di reati.

Inquadramento dogmatico del reato aberrante

Per comprendere appieno questa fattispecie, bisogna aver studiato e capito la disciplina dell’errore di fatto. La scelta di trattare l’istituto del reato aberrante subito dopo la lezione sull’errore sul fatto ha una sua logica.

L’errore di fatto, previsto dall’art. 47 cp, è errore motivo. Cosa significa errore motivo? Significa che incide sul processo di formazione della volontà dell’autore del fatto. La sua volontà non si è formata correttamente, poiché a causa dell’errore su un elemento del fatto tipico si è verificata una divergenza tra previsione e volontà.

Il reato aberrante da luogo invece ad un errore sulle modalità di esecuzione del fatto. Si parla anche di errore inabilità. In altri termini, nel reato aberrante, la volontà si era correttamente formata e aveva ad oggetto un determinato fatto criminoso. Ma in conseguenza dell’errore di esecuzione, è stato realizzato un fatto diverso.

Non mancano però giuristi che includono l’istituto del reato aberrante nella materia del concorso di reati. Del resto, in tal senso, il codice disciplina il reato aberrante agli artt. 82 e 83, dopo il concorso formale di reati.

Altri giuristi, invece, evidenziando le criticità di questa figura in rapporto al principio di colpevolezza, lo trattano nella materia della responsabilità oggettiva.

Disciplina dell’art. 82 cp sul reato aberrante nella c.d. forma di aberratio ictus monolesiva

L’art 82 1^ comma cp disciplina quella che viene definita aberratio ictus. Al riguardo, bisogna distinguere due casi di aberratio ictus, le quali hanno in comune l’errore nelle modalità di esecuzione del reato:
• Monolesiva
• Plurilesiva.

La figura del reato aberrante, nella forma dell’aberratio ictus monolesiva presenta i seguenti elementi costitutivi.

  • Il soggetto attivo agisce per commettere un dato reato contro una data vittima.
  • Compie un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione o altro errore di esecuzione.
  • In conseguenza di quell’errore, il soggetto attivo causa offesa ad una persona diversa da quella a cui era diretta la sua condotta.

Esempio
Caia scopre che il marito la tradisce con Mevia. Accecata dalla gelosia decide di uccidere Mevia. Quando vede uscire i due amanti, spara in direzione di Mevia, ma, per errore di mira, in realtà colpisce il marito che muore.

In questi casi, ai sensi dell’art. 82 1^ comma cp “il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere”. Sono salve, per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell'articolo 60 cp”.

Problema di compatibilità di questa forma di reato con il principio di colpevolezza

E’ evidente come questa disciplina del reato aberrante dia luogo a non pochi problemi di compatibilità con il principio di colpevolezza.

Riprendiamo l’esempio di Caia che uccide, per errore di mira, il marito. Chiediamoci se nella rappresentazione di Caia la sua condotta avrebbe dovuto condurre alla morte del marito. La risposta non può che essere negativa.

Domandiamoci, ulteriormente, se Caia ha agito con la volontà di uccidere il marito. Anche a questa domanda, non sembra possibile rispondere positivamente. Caia ha agito con la volontà di uccidere Mevia.

Mancherebbe quindi il dolo del delitto di omicidio per cui sarebbe chiamata a rispondere Caia. Il titolo della sua responsabilità penale appare, pertanto, pienamente oggettivo.

Aberratio ictus plurilesiva

Il reato aberrante può configurarsi nella forma dell’aberratio ictus plurilesiva. Già sappiamo cosa significa aberratio ictus. Dobbiamo concentrarci, invece, sulla plurilesività di questa fattispecie.

In realtà, come spesso capita nel linguaggio giuridico, la comprensione di questa figura di aberratio ictus è molto semplice. Per errore nella fase di esecuzione del reato, il soggetto attivo causa offesa tipica sia alla vittima designata ma anche ad altra persona.

Esempio
Tizio, cecchino infallibile di una nota organizzazione criminale, è incaricato di uccidere un importante esponente politico. Dopo essersi appostato, spara un solo colpo con un fucile di precisione. Per errore colpisce prima una guardia del corpo, uccidendola. Poi il proiettile prosegue la sua corsa colpendo anche la vittima designata che rimane ferita.
  Per questa ipotesi di reato aberrante l’art. art 82 fissa la seguente disciplina. “Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà”.

Proviamo ora a leggere l’art. 81 cp sul concorso formale di reati.

La fattispecie disciplinata dall’art. 81 cp è la seguente. Con una sola azione od omissione, il soggetto attivo viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge. In questo caso, ai sensi dell’art. 81 cp, il soggetto attivo “è punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave, aumentata sino al triplo”.

Dal raffronto tra le due norme, si ricava una netta similitudine tra reato aberrante, nella forma dell’aberratio ictus plurilesiva e concorso formale di reati. Non mi stancherò mai di ripetere quanto sia importante per chi studia diritto penale, cercare sempre collegamenti tra istituti. Questo facilita il vostro lavoro di studio.

La disciplina dell’aberratio delicti monolesiva – Art 83 cp

L’art. 83 cp disciplina il caso di divergenza tra il reato voluto e di reato effettivamente realizzato, causato da un errore nella fase esecutiva.

Anche questa forma di reato aberrante può presentarsi nella duplice forma:

  • monolesiva 
  • plurilesiva.

Concentriamoci sull’aberratio delicti monolesiva. Il soggetto attivo, per errore nella fase esecutiva del reato, con la sua condotta causa un evento tipico diverso. Cosa significa evento tipico diverso?

Esempio
Un organizzazione criminale, dedita all’estorsione, incarica Tizio di spaventare un commerciante. Tizio decide di infrangere la vetrina del suo negozio, lanciandovi un sasso. Per errore di mira, il sasso colpisce un passante che rimane ucciso, lasciando la vetrina del negozio intatta.

Vediamo come l’art. 83 disciplina questo caso. Stabilisce che “il colpevole risponde, a titolo di colpa, dell'evento non voluto, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”.

Anche per questa forma di reato aberrante è bene porsi delle domande. Possiamo definire la condotta di Tizio come condotta colposa? Tizio ha agito violando norma di diligenza, perizia e prudenza?

Da un certo punto di vista, potremmo rispondere affermativamente. Ma ciò equivarrebbe a dire che chiunque agisce per commettere un reato, per ciò solo è già responsabilità a titolo di colpa. E questa è propria l’obiezione principale che si muove alle figure di responsabilità oggettiva: il c.d. versari in re illicita.

In conclusione, quindi, anche questa figura di reato aberrante appare configurare una ipotesi, nascosta, di responsabilità oggettiva. Con grande pace del principio di colpevolezza.

Aberratio delicti plurisoggettiva
 In questa ulteriore ipotesi di reato aberrante, l’errore nella fase di esecuzione del reato, determina il verificarsi sia dell’evento voluto che di altro evento non voluto.
Esempio
Torniamo all’esempio di Tizio che lancia il sasso per distruggere la vetrina del commerciante. Poniamo che oltre a colpire il passante quel sasso, proseguendo la corsa, infrange la vetrina.

In questo caso, Tizio avrebbe realizzato l’evento tipico del reato voluto. Ma ha anche causato la morte del passante.

Vediamo come viene disciplinata questa fattispecie di reato aberrante. L’art. 83 2^ comma cp stabilisce che: “Se il colpevole ha cagionato altresì l’evento voluto, si applicano le regole sul concorso di reati”.

In altri termini, in questo caso abbiamo una stessa condotta che ha determinato la violazione di più norme incriminatrici. Quindi, nell’esempio citato, troverà applicazione l’art. 81 1^ comma cp.