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Recesso dal contratto: disciplina generale e speciale

Recesso dal contratto

Dovete concludere un contratto? Vediamo come è disciplinata la facoltà di recesso

Il recesso dal contratto trova la sua prima fonte normativa nell’art.1373 c.c. che ne detta la disciplina generale in deroga ai principi generali. Si configura quale atto di scioglimento unilaterale del contratto. Una delle parti, autonomamente e senza accordo dell’altra parte, può dare vita, esercitando il recesso, allo scioglimento anticipato del contratto.

Il recesso produce, quindi, come effetto lo scioglimento dal vincolo contrattuale. Determina una deroga al principio generale secondo cui il contratto a forza di legge tra le parti. A questa regola generale si collega quella dell’art. 1372 c.c. secondo il quale il contratto può essere sciolto solo per mutuo consenso o per altre cause ammesse dalla legge.

Disciplina generale del recesso dal contratto

Ai sensi dell'art. 1373 c.c. è possibile per la parte recedere dal contratto quando la facoltà di recesso sia prevista da apposita clausola contrattuale ovvero dalla legge.

  • Consideriamo il caso in cui il contratto cui accede la clausola che prevede la facoltà di recedere è ad esecuzione immediata o differita. In questo caso, è possibile recedere dal contratto solo fino al momento in cui il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. E' evidente, infatti, che essendo il contratto ad esecuzione immediata, nel momento in cui le parti hanno eseguito la prestazione dovuta, non sarà più possibile recedere dal contratto.
  • Cosa accade invece se il contratto è ad esecuzione continuata o periodica? La risposta è semplice. Si può recedere anche quando il contratto ha avuto un principio di esecuzione, ma il recesso non produrrà effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.

Proviamo a dare una qualificazione giuridica al recesso. Da questo punto di vista lo possiamo inquadrare nella categoria dei negozi giuridici unilaterali recettizi. Il recesso è, quindi, produttivo di effetti a decorrere dal momento in cui la dichiarazione di recesso giunge a legale conoscenza del destinatario.

Differenze con la multa penitenziale, clausola penitenziale, clausola confirmatoria

Le parti possono, però, a norma dell'art. 1373 c.c., subordinare la produzione di effetto del recesso all'esecuzione di una prestazione ad opera della parte che recede dal contratto, quale corrispettivo per il recesso.

Si tratta della c.d. multa penitenziale, da non confondere con la caparra penitenziale prevista dall'art. 1386 c.c.. La caparra penitenziale si  configura quale corrispettivo del recesso da versare sin dal momento della conclusione del contratto.

  • Con la multa penitenziale, le parti concordano un prezzo del recesso da versare solo nel caso di effettivo esercizio della facoltà di recedere.
  • Con la caparra penitenziale, le parti concordano il versamento anticipato di una somma di denaro. Sicché, se colui che recede dal contratto è colui che ha versato la caparra, questi perderà la caparra data che sarà trattenuta dall'altro contraente. Se invece la facoltà di recedere viene esercitata da chi ha ricevuto la caparra, questi sarà tenuto a corrispondere all'altro contraente il doppio della caparra ricevuta.

Da non confondere, poi, con la multa penitenziale e la caparra penitenziale, è la caparra confirmatoria di cui all'art. 1385 c.c.. Mentre la multa penitenziale e la caparra penitenziale assolvono alla funzione di corrispettivo del recesso, la caparra confirmatoria assolve alla invece alla funzione di liquidazione anticipata e convenzionale del danno da inadempimento.

Recesso nei contratti a distanza e fuori dai locali commerciali tra professionista e consumatore

Diversa è la disciplina, prevista dal Codice del Consumo, del recesso nei contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali tra professionista e consumatore. Si pensi ai contratti stipulati per telefono, oppure ai contratti stipulati per strada.

In questi casi, il consumatore può esercitare il recesso dal contratto entro 14 giorni a decorrere dalla conclusione del contratto senza necessità di addurre alcuna motivazione e senza pagare alcuna penale.

  • Se al momento della conclusione del contratto, il professionista non ha adempiuto a tutti gli obblighi informativi di legge, il recesso può essere esercitato nel termine di 12 mesi.
  • Se le informazioni di legge vengono rese entro i 12 mesi dalla conclusione del contratto, in tal caso, il recesso può essere esercitato entro 14 giorni che inizieranno, però, a decorrere dal momento in cui il consumatore a ricevuto le informazioni di legge.

L'effetto del recesso, nei contratti tra professionista e consumatore conclusi fuori dai locali commerciali o a distanza, si traduce nella risoluzione del contratto. Scatta quindi l'obbligo per il professionista di restituire le somme ricevuto dal consumatore, e l'obbligo per il consumatore di restituire i beni, così, acquistati.