ART. 2051 C.C.: Cose in custodia e responsabilità del condominio

La responsabilità delle cose in custodia trova disciplina nell’art. 2051 c.c. ai sensi del quale:<<Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito>>.

MAL FUNZIONAMENTO DELL’ASCENSORE

Un caso molto frequente è quello del Condominio che viene chiamato in giudizio per rispondere dei danni cagionati al condomino da cose comuni. Ipotizziamo il condomino che, causa un dislivello tra la cabina dell’ascensore e il pianerottolo di uscita sia caduto ed abbia riportato lesioni fisiche. Il dislivello determina infatti un ostacolo imprevedibile che può determinare la perdita di equilibrio con conseguente caduta dell’utenza.

QUALI ELEMENTI DEVONO SUSSISTERE PERCHE’ RICORRA LA RESPONSABILITA’ DA COSE IN CUSTODIA

Gli elementi costitutivi della fattispecie della responsabilità da cose in custodia a carico del Condominio, quale ente di gestione dei beni comuni, sono:

      1. la relazione di custodia tra il bene da cui è scaturito l’evento lesivo ed il Condominio;

      2. il nesso causale, ovvero la derivazione dell’evento lesione dal bene in custodia del Condominio.

Custodia

Il primo elemento della responsabilità ex art. 2051 c.c. è la relazione di custodia tra il bene da cui è scaturito l’evento lesivo ed il Condominio, il quale, ente di gestione che opera in rappresentanza e nell’interesse di tutti i condomini proprietari pro quota dello stabile condominiale, si configura, pacificamente, quale entità in astratto titolare di quei poteri di controllo, regolamentazione e vigilanza rispetto ai beni e servizi comuni che determinano, in concreto l’operatività della responsabilità da cose in custodia. Nel caso di specie, l’ascensore rientra, pacificamente, tra i beni condominiali e rispetto ad esso incombe sul Condominio uno stringente dovere di custodia e vigilanza.

Sotto questo profilo, non rileva l’affidamento della manutenzione dell’impianto ad un impresa specializzata. In tal caso, infatti, l’impianto continua a restare nella sfera di disponibilità e controllo dei proprietari dell’edificio, e quindi dell’amministratore dello stabile che continua a mantenere il potere-dovere di controllare l’ascensore e di intervenire allo scopo di eliminare situazioni di pericolo che possano insorgere dallo stesso. In tal senso, ex plurimis, è illuminante la sentenza n. 25251 Cass. Civile 16.10.2008 nella quale si legge: “l’amministratore del condominio ha il compito di provvedere non solo alla gestione delle cose comuni, ma anche alla custodia di esse, col conseguente obbligo di vigilare affinchè non rechino danni a terzi o agli stessi condomini. Quest’obbligo non viene meno neanche nell’ipotesi in cui il Condominio appalti a terzi lavori riguardanti le parti comuni dell’edificio condominiale, a meno che il compito di vigilare su tali lavori non venga affidato a persona diversa dall’amministratore”. Merita menzione, in quanto avente ad oggetto proprio la fattispecie in esame, la sentenza n.4385 Cass. Civ. 21.07.21979, nella quale si legge: “Nel caso di appalto del servizio di manutenzione non si verifica il passaggio dei poteri di custodia e degli oneri di vigilanza a carico dell’appaltatore quando il bene resti in potere del committente, pertanto, nel caso di manutenzione dell’impianto di ascensore da parte di un impresa specializzata, poichè l’impianto continua a restare nella sfera di disponibilità dei proprietari dell’edificio, i quali ne conservano, con carattere di continuità, l’uso e il godimento, e ad essi incombono, conseguentemente, gli oneri di custodia e di vigilanza” Queste conclusioni rispondono ad un evidenza logica: evitare che si determini un vuoto di vigilanza e custodia nel caso di affidamento della manutenzione di beni o servizi comuni ad un impresa specializzata ove quest’ultima ometta di effettuare le dovute opere di manutenzione, restando salva, in caso di acclarata responsabilità del Condominio, la possibilità di agire in rivalsa nei confronti dell’impresa appaltatrice della manutenzione.

Nesso causale

L’altro elemento costitutivo della responsabilità ex art. 2051 c.c. è, come detto, il nesso causale, ovvero la derivazione causale dell’evento dannoso dalle cose in custidia. E’ pacifico che, anche in tema di responsabilità civile, sia pure con i dovuti adattamenti, il nesso causale debba essere verificato alla stregua dei principi fissati dagli artt. 40 e 41 c.p., verificando innanzitutto, se la cosa in custodia costituisca un antecedente necessario dell’evento, e, quindi, se l’antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano causale, dalla sopravvenienza di circostanze da sole idonee a determinare l’evento (Cass. n. 27168/06, n. 8005/10, tra le altre).

Giudidizio controfattuale

Nel caso che abbiamo descritto, l’ipotesi era che il condomino fosse caduto a causa dell’ostacolo frapposto dallo scalino creatosi in conseguenza del dislivello tra il vano cabina dell’ascensore ed il piano di uscita. E’ evidente che, in assenza del dedotto ostacolo dovuto al malfunzionamento dell’ascensore, il condomino non sarebbe caduto in terra, e che quindi l’evento dannoso è derivato dall’impianto di ascensore che, considerato globalmente, in tutti gli elementi tecnici che lo compongono e in uno con il muro verticale della tromba dell’ascensore, ha costituito l’antecedente logico necessario dello stesso. Se l’ascensore avesse, infatti, funzionato correttamente senza creare il dedotto dislivello, non vi sarebbe stato alcun gradino, e il condomino sarebbe uscito come sempre dall’ascensore senza cadere in terra.

Non solo, ma, considerando la meccanica funzionale dell’ascensore, appare, inoltre, evidente che l’evento lesivo è derivato dal dinamismo tipico dell’ascensore, bene funzionalmente preordinato a percorrere un tragitto in verticale femandosi al livello di ciascun piano dell’edificio. Così, sull’ormai superata teoria del dinamismo intrinseco della cose in custodia, enunciava la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n.3774 del 27.06.1984: “L’art. 2051 c.c. … trova applicazione con esclusivo riguardo a quei danni che derivino dall’intrinseco dinamismo delle cose, per la loro consistenza obiettiva, o per effetto di agenti che ne abbiano alterato la natura o il comportamento“. Nel caso di specie, l’ascensore nella sua consistenza obiettiva, normalmente in funzione, ha subito per effetto del malfunzionamento un alterazione del suo comportamento non allineando la pedana al piano di uscita dando vita allo scalino che ha determinato la caduta dell’attrice.

La suddetta teoria del dinamismo intrinseco delle cose in custodia è stata ormai ampiamente superata dalla giurisprudenza di legittimità e di merito (ex plurimis, Sentenza n. 20825 Cass. Civi 29.06.2006), così come è ormai maggioritario l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la pericolosità delle cose in custodia è irrilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 2051 c.c.. In tal senso, è emblematica la sentenza n. 24379 28.11.2007 della Corte Regolatrice secondo la quale “la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c…. ha carattere oggettivo e ai fini della sua configurabilità è sufficiente che sussista il nesso causale tra le cose in custodia e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (e, perciò, anche per le cose inerti, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza” (Ex plurimis, in tal senso anche sentenza n. 867 02.03.2011 Corte d’Appello di Roma, sentenza n. 851 25.5.2010 Corte d’Appello di Firenze).

Tuttavia, pur volendo aderire alla opposta ed ormai minoritaria tesi della rilevanza della pericolosità attuale o potenziale delle cose in custodia, deve evidenziarsi come, nel caso, di specie, anche questo elemento risulterebbe pienamente integrato. Giova premettere, al riguardo, come secondo il citato orientamento minoritario il giudizio sulla pericolosità delle cose in custodia deve essere condotto alla stregua di un modello relazionale, in base al quale la cosa venga considerata nel suo normale interagire con il contesto dato, sicché una cosa in tanto può ritenersi pericolosa in quanto determini un alto rischio di pregiudizio nel contesto di normale interazione con la realtà circostante (Cass. n. 16527/03, nonché Cass. n. 20601/10). La pericolosità intrinseca dell’ascensore non può essere revocata in dubbio sol che si consideri la pletore di norme cautelari sancite dal DPR 162/1999 con successive modifiche ed integrazione, oltre chè dalle norme EN 81-70 ed EN 81-80, norme europee contenenti specifiche tecniche elaborate ed approvate dall’European Committee for Standardization recepite dall’ordinamento italiano. In particolare, queste ultime, tra l’altro, prevedono quale misura massima della eventuale imprecisione di fermata 10 mm in eccesso o in difetto. Si tratta, come evidente, di standard tecnici di sicurezza che hanno l’obiettivo di far fronte all’eleveta pericolosità intrinseca dell’impianto di ascensore.

Tra l’altro, come rilevato da attenta dottrina e giurisprudenza, la pericolosità delle cose in custodia, seppur non costituendo elemento integrativo della fattispecie, ha importanti ricadute sulla valutazione della condotta del danneggiato, qualificandone l’eventuale apporto causale, sub species di caso fortuito o giusta causa di riduzione del risarcimento ex art. 1227 c.c. Si argomenta al riguardo che minore è la pericolosità intrinseca delle cose in custodia, tanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata con l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, con la conseguenza che tanto più incidente dovrà considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno (Cass. Civ. 1769/2012; Tribunale Milano 27.05.2009). Argomentando al contrario, si deve evidenziare come nel caso di specie, ci si trovi in presenza di una res, l’ascensore, dall’elevata pericolosità intrinseca, dotata, per ciò stesso, di accorgimenti tecnici tali da ridurne le anomalie, sicchè la situazione di pericolo non era prevedibile dal condomino nonostante le normali cautele adottate nella quotidiana attività motoria di uscita dall’ascensore.

E’ importante, inoltre, considerare se il danneggiato ha fatto un utilizzo delle cose in custodia non conforme al suo uso ordinario, ovvero se aveva problemi di deambulazione tali da poterne facilitare la caduta in terra. Non rileva, invece, il fatto che il danneggiato conosca bene, usandola quotidianamente, l’ascensore, dovendosi rapportare l’elemento della buona conoscenza dell’area in cui è accaduto il sinistro alle particolari circostanze di tempo e luogo nelle quali si è verificato l’evento lesivo.

Caso fortuito

Ad interrompere il nesso causale possono concorrere fatti preesistenti, concomitanti o sopravvenuti purché da soli idonei a spezzare il nesso di derivazione causale del danno dalle cose in custodia, ponendosi quale causa esclusiva del danno. Giova osservare che la prova del c.d. caso fortuito incombe, purtuttavia, sul Condominio, non essendo tenuto, invece il danneggiato a provarne l’insussistenza. Come insegna la ormai pressochè unanime giurisprudenza di legittimità e di merito, il caso fortuito opera sul piano meramente oggettivo, interrompendo la derivazione logica e causale del danno dalle cose in custodia. Significativa in tal senso è la sentenza n.2563/2007 Cass. Civile secondo la quale :”La responsabilità prevista dall’art. 2051 cc ha carattere oggettivo, e, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra le cose in custodia e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale delle stesse, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. La responsabilità del custode, in base alla suddetta norma, è esclusa in tutti i casi in cui l’evento sia imputabile ad un caso fortuito riconducibile al profilo causale dell’evento e, perciò, quando si sia in presenza di un fattore esterno che, interferendo nella situazione in atto, abbia di per sè prodotto l’evento, assumendo il carattere del c.d. fortuito autonomo, ovvero quando si versi nei casi in cui la cosa sia stata resa fattore eziologico dell’evento dannoso da un elemento o fatto estraneo del tutto eccezionale (c.d. fortuito incidentale) e per ciò stesso imprevedibile, ancorchè dipendente dalla condotta colpevole di un terzo o della stessa vittima“.

Come tutelare i propri diritti

L’azione da intraprendere per il risarcimento del danno da cose in custodia è l’azione ordinaria di accertamento e condanna del custode, che si introduce con atto di citazione chiedendo al Giudice di accertare e dichiarare la responsabilità ex art. 2051 c.c. del custode nella causazione del sinistro occorso al danneggiato e per l’effetto di condannarlo al risarcimento dei danni dallo stesso patito nella misura che si avrà, previamente cura, di determinare a mezzo di Consulente medico legale di parte il quale dovrà definire, sulla base della documentazione medica prodotta, l’invalidità permanente, l’inabilità temporanea, subita dall’attore.