sordomutismoIn questa lezione di diritto penale ci occupiamo del sordomutismo e della disciplina per esso prevista dall’art. 96 c.p.
L’art. 96 stabilisce “Non è imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva, per causa della sua infermità, la capacità di intendere o di volere”. Aggiunge al secondo comma “Se la capacità di intendere o di volere era grandemente scemata, ma non esclusa, la pena è diminuita”.

Fondamento della disciplina del sordomutismo

 

Per comprendere il fondamento della disciplina del sordomutismo ai fini dell’imputabilità è utile un parallelo con l’art. 97 c.p.. Esso disciplina l’imputabilità per i minorenni e stabilisce, al primo comma, che “non è imputabile chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i 14 anni”.

Questa norma introduce una presunzione assoluta di non imputabilità per il minorenne infraquattordicenne. Il legislatore ha ritenuto che il minore che non abbia compiuto i 14 anni abbia uno sviluppo psichico e sociale ridotto al punto da escludere la sua capacità di intendere o volere.

Lo stesso art. 96 c.p. si fonda su considerazioni inerenti il possibile sviluppo psichico e sociale di chi è sordomuto. Ma, a differenza dell’art. 97 c.p. non introduce alcuna presunzione di incapacità di intendere o di volere.

In altri termini, il legislatore ha tenuto conto che l’udito e la parola sono fondamentali per lo sviluppo psichico e sociale della persona. Potrebbero quindi incidere sulla capacità del sordomuto di comprendere il significato delle proprie azioni.

In tal senso, l’art. 96 c.p. disciplina il sordomutismo con una tecnica simile a quella usata per i vizio totale o parziale di mente. Il legislatore esclude l’imputabilità del sordomuto solo se questa infermità abbia causato, in concreto, la sua incapacità di intendere o volere al momento del fatto.

RAPPORTO TRA IMPUTABILITA’ DEL SORDOMUTO ED EVOLUZIONE DELLA SCIENZA MEDICA

In verità, l’art. 96 c.p. risente del contesto sociale a cui risale il Codice Rocco. All’epoca la condizione sociale delle persone sordomute era estremamente penalizzante. Gli strumenti di adattamento e integrazione dei sordomuti erano quasi inesistenti, conducendo a situazioni di vero isolamento sociale.

La condizione delle persone affette da sordomutismo, negli anni, è molto cambiata. Ciò grazie all sviluppo della scienza medica e delle metodologie e tecniche per l’integrazione e l’adattamento sociale.

La loro socializzazione scolastica e lavorativa, l’integrazione nel tessuto sociale riducono fortemente il potenziale impatto del sordomutismo sullo sviluppo psichico dei sordomuti.

Di conseguenza, l’accertamento giudiziale della capacità di intendere o di volere, in caso di sordomutismo, dovrà essere rigoroso. Va evitata ogni forma di generalizzazione. Pertanto, la verifica dell’impatto dell’infermità sulla capacità di intendere o volere va svolta caso per caso.

DISTINZIONE TRA PATOLOGIA CONGENITA E TARDIVAMENTE ACQUISITA

Nella scienza medico legale si distingue tra le forme di sordomutismo congenito o precocemente acquisite e quelle acquisite tardivamente.

La prima condizione ricorre quando il sordomutismo sussiste sin dalla nascita oppure si è sviluppato prima che il bambino avesse modo di acquisire la capacità di parlare. Nel secondo caso, invece, la citata patologia si manifesta in un fase successiva all’apprendimento del linguaggio.

E’ chiaro che, in questo secondo caso, si riduce fortemente l’impatto dell’infermità sull’integrazione e adattamento sociale. Nel primo caso, invece, pur con le tecniche oggi esistenti, l’impatto può essere maggiore e di questo il perito dovrà tener conto nell’accertamento dell’imputabilità.

E’ appena il caso di aggiungere che in forza della L. n.95/2006, in tutte le disposizioni vigenti, il termine sordomuto va sostituito con l’espressione sordo. Ne consegue, che anche nel contesto dell’art. 96 c.p. il termine sordomuto dovrà essere adeguato alla legislazione vigente. Si ritiene, quindi, che possa applicarsi non solo da chi è affetto da sordomutismo, ma anche a chi è affetto da sola sordità.