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Tentativo e singoli reati: ambito di applicazione del tentativo

In questa lezione affrontiamo il rapporto tra tentativo e singoli reati.

In altri termini ci chiediamo qual è l’ambito di applicazione del tentativo e quando il tentativo non è ammesso.

Cercheremo di ragionare in relazione alle classificazioni più comuni dei tipi di reati.

Abbiamo visto, nella prima lezione, gli elementi costitutivi del tentativo e che il delitto tentato nasce dalla combinazione dell’art. 56 cp con le norme incriminatrici di parte speciale.

Ma sappiamo anche che esistono diverse tipologie di reato nel nostro sistema penale. E’ qui che si pone il problema del rapporto tra tentativo e singoli reati.

Ci dobbiamo quindi domandare in rapporto a quali tipologie di reato è ammesso il tentativo?

RAPPORTO TENTATIVO E SINGOLI REATI: CATEGORIA DEI REATI DI PERICOLO PRESUNTO

 

tentativo e singoli reatiNello studio del rapporto tra tentativo e singoli reati, partiamo dai reati di pericolo presunto.

I reati di pericolo presunto sono quelli che si caratterizzano per l’assenza di una intrinseca pericolosità della condotta tipica.

La categoria dei reati di pericolo presunto, storicamente, prende le mosse dal riconoscimento che vi sono attività connesse allo sviluppo tecnologico o alla produzione di massa. 

Si tratta di attività indiziate di alta pericolosità per beni collettivi primari (come la salute pubblica), ma delle quali sono ancora ignote le leggi causali esplicative dei danni straordinari che lasciano temere.

Di conseguenza è impossibile richiedere un concreto collegamento causale, anche solo potenziale ed astratto.

Quindi, nei reati di pericolo presunto, il pericolo viene stabilito dal legislatore con una presunzione assoluta. Questo comporta che non è non è ammessa neppure prova contraria della sua concreta inesistenza.

Qual è il rapporto tra tentativo ed i reati di pericolo presunto? Per questa tipologia di reati è ammesso il tentativo?

Prendiamo il reato di vendita di sostanze alimentari non genuine spacciate come genuine di cui all'art. 516 cp.

Si tratta di un fattispecie incentrata sulla condotta tipica di chi pone volontariamente in vendita o, comunque, metta in commercio, come genuini, prodotti che, pur non essendo dannosi per la salute, non siano, in realtà, genuini.

Affinché questa fattispecie sia integrata è necessario che:
• le sostanze alimentari siano spacciate per genuine
• ma non siano anche nocive per la salute pubblica.

Il bene tutelato è la salute pubblica rispetto alla quale non vi è un astratta idoneità della condotta tipica a metterla in pericolo.

Il pericolo è presunto dal legislatore ed è sganciato dalla condotta tipica in quanto le sostanze sono in se non nocive.

Appare evidente che per questa tipologia di reati sono ipotizzabili, infatti, atti idonei e diretti in modo non equivoco a produrre la situazione di pericolo, senza che la stessa si verifichi.

E’ quindi ammesso solo il tentativo incompiuto, in quanto alla condotta consegue necessariamente l’evento pericoloso. La condotta tipica non deve essersi del tutto realizzata.

DELITTI OMISSIVI IMPROPRI E REATI UNISUSSISTENTI

Nei delitti omissivi impropri, è configurabile sia il tentativo compiuto che quello incompiuto.

ESEMPIO

Per uccidere il proprio figlio, neonato, la madre omette di allattarlo con il fine di farlo morire di fame.

Poniamo che il neonato non muore e che il padre si rende conto di quanto sta accadendo, portando così in salvo il figlio.

Il delitto non si è consumato, ma la condotta tipica è stata realizzata pienamente. Siamo in presenza di un tentativo compiuto, in quanto ciò che manca è l’evento.

I reati unisussistenti sono quelli che, per le modalità concrete in cui sono stati realizzati, si esauriscono in un solo atto.

Qual il rapporto tra tentativo e singoli reati unisussistenti?

Per questi reati, non frazionabili in più atti esecutivi, il tentativo, nella forma di tentativo incompiuto, è ammesso solo per quelli unisussistenti di evento.

ESEMPIO

Tizio sferra una coltellata al cuore di Caio, il quale non muore per un tempestivo intervento dei sanitari che lo traggono in salvo dopo un lungo intervento chirurgico.

Nel rapporto tra tentativo e singoli reati, si impone un diverso discorso per i delitti unisussistenti di mera condotta

Per questa tipologia di reati non è possibile parlare di una atti diretti in modo non equivoco a commettere il reato, in quanto compiuto l’atto tipico si consuma il reato.

ESEMPIO

Nel reato di omissione di soccorso, la condotta omissiva che consiste nel non prestare aiuto determina la consumazione del reato.

Non è immaginabile il compimento di atti diretti in modo non equivoco a non prestare soccorso.

REATI PERMANENTI E TANTIVO

Nel valutare il rapporto tra tentativo e singoli reati permanenti, bisogna prestare attenzione al tipo di condotta del reato permanente.

Il tentativo è, infatti, ammesso per quei reati permanenti che abbiamo una condotta tipica frazionabile. Inoltre è necessario che l’interruzione dell’iter criminis intervenga prima che si realizzi la situazione, il cui instaurarsi e la cui eventuale permanenza nel tempo corrisponde alla peculiare forma in cui si manifesta la consumazione di questo tipo di reato.

Consideriamo un tentativo di sequestro di persona.

E' chiaro che esso sarà configurabile solo se l’iniziativa fallisca sul nascere, ad esempio per la resistenza della vittima mentre si tenta di trascinarla via.

TENTATIVO E SINGOLI REATI: QUANDO NON E’ AMMESSO?

Per concludere questa disanima sul tentativo e singoli reati, dobbiamo vedere i casi in cui il tentativo non è ammesso.

E' pacifico il rapporto tra tentativo e singoli reati contravvenzionali.

Ciò in quanto, l’art. 56 cp si riferisce solo ai soli delitti.

La dinamica tra tentativo e singoli reati omissivi propri è più controversa.

Ma l'opinione dominante è quella di escludere l'ammissibilità del tentativo.

Ciò in base al rilievo che, se il termine utile per compiere l’azione doverosa non è ancora scaduto, il non averla compiuta non implica ancora violazione dell’obbligo mentre. Di converso, una volta scaduto il termine, il reato è consumato.

Si ritiene non ammissibile il tentativo in rapporto ai delitti colposi.

La condotta colposa, per definizione, non può consistere in atti diretti in modo non equivoco a commettere» un delitto.

Infine, consideriamo i delitti preterintenzionali.

In questo caso, il tentativo non è mai configurabile poiché la relativa fattispecie è costituita proprio dalla condotta tipica di un delitto minore, che ha però come conseguenza, l’evento di un delitto più grave.

Il delitto più grave è infatti un delitto consumato, rispetto al quale mancavano, comunque, gli atti «diretti a» realizzarlo.

Mentre gli atti diretti a realizzare il delitto minore ripetono la loro peculiare rilevanza dal fatto di aver cagionato un evento «più grave» di quello voluto, restando con ciò esclusa, a norma dell’art. 15 c.p., la loro rilevanza come atti di tentativo.

CONCLUSIONE E RINVIO ALLA PROSSIMA LEZIONE DI DIRITTO PENALE

Avv. Francesco MeattaMi auguro che anche questa lezione di diritto penale vi abbia aiutato nello studio di questa affascinante materia. Nella prossima lezione affronteremo il problema della determinazione della pena nel reato tentato e del suo rapporto con le circostanze del reato.

Vi ricordo che se avete dubbi, potete inviarmi, gratuitamente, i vostri quesiti utilizzando il form di discussione che trovate qui sotto. Sarò lieto di rispondervi.

Se avete bisogno di sostegno per la preparazione di esami universitari o di concorsi pubblici, contattatemi e predisporremo un piano di studio personalizzato.

Un caro saluto

Francesco