uso di sostanze stupefacentiIn questa lezione di diritto penale parliamo del rapporto tra uso di sostanze stupefacenti ed imputabilità. Ci domandiamo se è imputabile chi commette un fatto reato sotto l’influenza di sostanze stupefacenti.

Non v’è dubbio che l’utilizzo di sostanze psicotrope può incidere sulla capacità di intendere e di volere, comprimendola o diminuendola. Il legislatore, all’art. 93 c.p. disciplina il rapporto tra uso di sostanze stupefacenti e imputabilità con il rinvio agli artt. 91 e 92 c.p.. Richiama quindi la disciplina dell’ubriachezza di cui ci siamo occupati in una precedente lezione.

Uso di sostanze stupefacenti accidentale e imputabilità

L’art. 91 c.p. esclude l’imputabilità quando l’incapacità, al momento del fatto, deriva dall’uso di sostanze stupefacenti dovuto a caso fortuito o forza maggiore.

Come per l’ubriachezza accidentale anche l’uso di sostanze stupefacenti accidentale costituisce un ipotesi marginale ed eccezionale. Si pensi al paziente cui viene somministrato, dall’infermiera, per errore, un farmaco avente effetti psicotropi. Il paziente che, a causa della sostanza psicotropa presente nel farmaco, si trova, al momento del fatto, in stato di incapacità, non sarà imputabile.

Se l’uso di sostanze stupefacenti ha determinato una piena compromissione delle facoltà intellettive e volitive, si avrà difetto di imputabilità. Di converso, ove abbia dato luogo ad una riduzione delle dette facoltà, l’autore del fatto sarà imputabile ma la pena diminuita.

Se non sussistono elementi di prova incontrovertibili che lo stato di alterazione psicotropa sia dovuto a caso fortuito o forza maggiore, si applica l’art. 92 c.p.. Esso disciplina la fattispecie dello stato di alterazione psicotropa volontaria o colposa ai fini dell’imputabilità.

STATO DI ALTERAZIONE PSICOTROPA VOLONTARIA O COLPOSA ED IMPUTABILITA’

A norma dell’art. 92 c.p. primo comma, l’uso di sostanze stupefacenti volontario o colposo non esclude l’imputabilità. Il legislatore si prefigge, fondamentalmente, l’obiettivo di togliere ogni giustificazione a chi al momento del fatto era in stato di incapacità per fatto a lui imputabile.

Al legislatore, in caso di assunzione volontaria o colposa di sostanze stupefacenti non interessa se essa ha determinato la compromissione o riduzione della capacità di intendere o volere. In ogni caso, l’autore del fatto è imputabile.

Può quindi darsi il caso di chi, sotto l’effetto di sostanze psicotrope, del tutto privo di capacità di intendere o volere, commette un fatto reato. Il problema, a questo punto, consiste nel conciliare la totale assenza di capacità intellettive e volitive con l’elemento soggettivo del reato.

Le posizioni di dottrina e giurisprudenza, al riguardo, sono state attentamente analizzate già nella lezione sull’ubriachezza a cui si rimanda per approfondimenti e richiami.

ART 92 C.P. 2^ COMMA

L’art. 92 c.p. 2^ comma disciplina il caso di chi fa uso di sostanze stupefacenti al fine di commettere un reato o di precostituirsi una scusa.

Si tratta di un fenomeno piuttosto frequente nella realtà. Si pensi alle rapine commesse sotto l’effetto della cocaina o di altre sostanze psicotrope eccitanti. Un fenomeno, tra l’altro, che ha spesso dato luogo ad eventi drammatici per l’incapacità dei rapinatori di controllare i propri freni inibitori.

Come dovreste, ormai, sapere, siamo in presenza di una fattispecie codificata dell’actio libera in causa di cui all’art. 87 c.p. In una precedente lezione abbiamo approfondito le problematiche che pone la disciplina dell’actio libera in causa. Ad essa quindi, rimando per i dovuti approfondimenti e richiami.

USO DI SOSTANZE SUPEFACENTI ABITUALE E CRONICA INTOSSICAZIONE
 

La disciplina per l’uso di sostanze stupefacenti abituale in rapporto all’imputabilità è quella propria dell’art. 94 c.p. , il quale prevede un aumento della pena. Si considera consumatore abituale di sostanze psicoattive che è dedito all’uso delle stesse ed è trovato in stato frequente di alterazione da sostanze stupefacenti.

L’art. 95 c.p. disciplina, invece, i casi in cui il fatto reato sia stato commesso da chi si trova in stato di cronica intossicazione da sostanza stupefacente. Per questa fattispecie, l’art. 95 c.p. richiama gli articolo 88 c.p. e 89 c.p..

Il giudice è quindi chiamato ad un duplice accertamento. Da un alto, dovrà verificare se l’intossicazione da uso di sostanze stupefacenti sia cronica e non meramente abituale.

D’altro canto, si richiede anche di accertare se l’intossicazione cronica abbia determinato una compromissione totale o una riduzione della capacità di intendere o di volere. Nel primo caso, a norma dell’art. 88 c.p., l’autore del fatto non sarà imputabile. Nel secondo, invece, sarà imputabile ma la pena per il reato commesso verrà diminuita.

Come già visto per l’ubriachezza e l’imputabilità, la difficoltà, nelle aule di giustizia, risiede nel primo accertamento. Non sempre è semplice distinguere i due casi. Tra l’altro, non pochi giuristi hanno sottolineato l’inopportuno parallelo legislativo tra ubriachezza e intossicazione da sostanze stupefacenti.

Si ritiene, comunque, che l’intossicazione cronica per l’uso di sostanze stupefacenti si verifica quando essa dà vita ad alterazioni psicologiche permanenti anche quando non si sia fatto uso delle sostanze.