versamento di contanti sul conto correnteLa legislazione degli ultimi anni tende a limitare l’uso del contante. In questa Guida ci occupiamo dei limiti e dei rischi cui espone il versamento di contanti sul conto corrente.

Le norme in materia di antiriciclaggio sono state tra le prime a limitare il versamento di contanti sul conto corrente. Tra l’altro, i rischi a livello fiscale sono molto seri e vanno tenuti in debita considerazione. Bisogna quindi sapere come comportarsi quando si dispone di somme di denaro in contanti per non trovarsi in situazioni di pericolo e difficoltà.

Il versamento di contanti sul conto corrente alla luce della normativa antiriciclaggio

 

Le norme in materia di antiriciclaggio sono previste dal decreto legislativo 21 novembre 2007 n.231, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2007 n.90.

La prima norma da tenere in considerazione non riguarda, in verità, il versamento di contanti sul conto corrente. Si tratta, infatti, di quella norma che per i trasferimenti di denaro in contanti da un soggetto all’altro pone il limiti di €. 2.999,99.

Poniamo che avete eseguito un lavoro per un vostro cliente. Sarà in violazione delle norme in materia di antiriciclaggio il pagamento che avviene in contanti per un importo da €. 3.000,00 in su. Oppure ponete che un vostro amico vi presta, anche gratuitamente, una somma di denaro. Integra la violazione delle norme in materia di antiriciclaggio la consegna di una somma superiore ad €. 2.999,00 che avviene in contanti.

La legge richiede, in questi casi, che il passaggio di denaro avvenga con strumenti di pagamento tracciabili, come il bonifico o altri strumenti come carte di credito o assegni. La finalità della norma è duplice. La prevenzione dei fenomeni di riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite e dei fenomeni di evasione fiscale.

Come detto, la norma in questione non vieta, invece, il versamento in contanti sul conto corrente di somme superiori all’importo di €. 2.999,99. In pratica, quindi, esso è possibile. Ma i rischi sono elevati.

IL DEPOSITO DI SOMME DI DENARO IN CONTANTI SUL PROPRIO CONTO HA RIFLESSI SIGNIFICATIVI A LIVELLO FISCALE

Il problema principale del versamento in contanti sul proprio conto riguarda il fatto che, per legge, essi si presumono come ricavi. Essi, pertanto, devono risultare dalla dichiarazione dei redditi e saranno soggetti ad imposizione fiscale.

Si tratta di una presunzione legale relativa che è prevista dall’art. 32 del D.P.R. del 29/9/1973 n.600. Cosa significa presunzione relativa? Significa che è possibile fornire la prova contraria e dimostrare che la somma depositata in contanti sul proprio conto non costituisce un ricavo tassabile.

Si pensi alla somme ricevute a titolo di risarcimento danno, le quali sono esenti da imposizione fiscale. In questo caso, potrete dimostrare che essa non costituiscono un ricavo e non possono essere tassate. Per dimostrarlo, però, dovrete possedere e produrre il documento scritto, scrittura privata o altro titolo, d cui risulti che si tratta di risarcimento danni.

Cosa accade se a fronte del versamento in contanti sul conto corrente non si riesce a provare che non si tratta di ricavi? Dovrete pagare le tasse su quella somma oltre alle sanzioni che vi verranno irrogate in ragione di una presunta evasione fiscale.

COME GESTIRE LE SOMME DI DENARO CONTANTE DI CUI SI DISPONE?

Abbiamo visto che il limite di €. 2.999,99 riguarda i trasferimenti di denaro da un soggetto all’altro. Sopra quella soglia bisogna operare le transazioni con mezzi di pagamento che lasciano traccia. Inoltre, per il versamento in contante sul conto corrente, si è visto come quel limite non sussista.

Nel contempo, è stato evidenziato però che qualunque versamento di contanti sul conto corrente può dar luogo ad accertamenti fiscali. Accertamenti che possono condurre all’irrogazione di sanzioni e alla tassazione delle somme depositata in contanti sul conto.

Ma anche se la legislazione degli ultimi anni tende a limitare l’uso del contante nelle transazioni, è innegabile che sia ancora largamente diffuso. Come gestire dunque le somme di denaro in contanti di cui si dispone senza destare sospetti ed andare incontro ad accertamenti fiscali?

I controlli più frequenti, in verità, riguardano non il piccolo risparmiatore. Insomma, se non si dispone di un discreto patrimonio, le somme in contanti potrebbero essere gestite versando periodicamente, piccoli importi, sul conto. Frazionare il versamento di contanti sul conto è una prima opzione che però non garantisce l’esenzione dai controlli. Parliamoci chiaro, l’esenzione dai controlli non potrà mai essere garantita. Si può solo provare a tenere una condotta neutra che non desta sospetti.

In questo senso, una parte del contante può essere utilizzata per effettuare acquisti. Parliamo, ovviamente, o di acquisti che pagate senza ricevere una fattura, oppure di piccoli acquisti di beni di prima necessità.

Un'altra opzione, anch’essa non esente da rischi, è quella di dotarsi, presso una banca, di una cassetta di sicurezza nella quale versare il contante. Il fisco può, comunque, in sede ispettiva, obbligarvi ad aprire la cassetta di sicurezza.