La violazione degli obblighi di assistenza familiare è una fattispecie di reato prevista dall’art. 570 c.p.. Questa norma descrive tre condotte tipiche. 

  1. La condotta consistente nel sottrarsi agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge.
  2. La malversazione o dilapidazione dei beni del figlio minore o del coniuge.
  3. Il far mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge.

L’art. 570 c.p. prevede una pluralità o un unico reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare

 

Obblighi di assistenza familiareViste nel tre condotte che integrano il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, ci poniamo, ora, la seguente domanda.

E' possibile affermare che queste tre condotte tipiche costituiscano tre autonome fattispecie di reato?

Questo è l'orientamento della prevalente dottrina, secondo la quale esse possono concorrere tra loro, con conseguente applicazione dell'art. 81 c.p.

Di diverso avviso è la maggioritaria giurisprudenza di legittimità e di merito. Nella giurisprudenza si ritiene, infatti, che le tre condotte di cui all'art. 570 c.p. diano vita ad un unico titolo di reato. Ciò perchè esse hanno tutte il medesimo contenuto, cioè la violazione degli obblighi di assistenza familiare cosciente e volontaria. 

La conseguenza è che se l'imputato abbia realizzato tutte e tre le condotte, non si potrà parlare di concorso di reati. Si divrà, bensì, parlare di pluralità di condotte che danno vita ad un solo reato punito con la sanzione stabilita per la forma più grave.

Chi può commettere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare?

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è una reato proprio. Questo significa che può essere commesso solo da chi possiede determinati requisiti. Sicché, poiché il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ha per oggetto i rapporti intercorrenti tra i singoli componenti della famiglia, ne consegue che soggetto attivo del reato può essere soltanto colui su cui gravano gli obblighi di assistenza familiare scaturenti dal vincolo matrimoniale o dal rapporto di parentela.

CONDOTTA TIPICA DI CUI AL 1^ COMMA DELL’ART. 570 c.p.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, nella forma descritta al 1^ comma dell'art. 570 c.p., viene, convenzionalmente, definito quale violazione dell'obbligo di assistenza morale. La ragione è comprensibile considerando che si tratta di condotte che, per essere penalmente rilevanti, devono risolversi nella sottrazione agli obblighi di assistenza inerenti la potestà dei genitori ovvero la qualità di coniuge.

Abbandono del domicilio domestico. 

Si tratta dell'allontanamento dalla casa familiare con il proposito di non farvi ritorno per un lasso di tempo rilevante, e che non possa ritenersi in alcun modo giustificato.

Ma il mero allontanamento dal domicilio domestico non integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare se non si traduce nell'inottemperanza ai doveri derivanti dall'esercizio della potestà genitoriale verso i figli ovvero ai doveri di assistenza e solidarietà verso il coniuge.

Se, dunque, il marito si allontana dalla casa familiare per ragioni attinenti alla sopravvenuta intollerabilità della convivenza con il coniuge, ma adempie ai propri diversi di assistenza morale e materiale verso la moglie ed i figli, è evidente che, in tal modo, non si rende responsabile del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. 

Di converso, in assenza di fatti che giustificano l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, la condotta del marito, il quale si allontana immotivatamente e improvvisamente dalla casa familiare, per intrattenere, senza intralci di sorta, una diversa relazione coniugale, integra gli estremi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. 

Condotta contraria all’ordine o alla morale familiare

Si tratta di quelle condotte che sono tali da alterare e turbare la pace, la tranquillità e recare pregiudizio alla dignità della famiglia. 

Anche in questo caso, affinché possa ritenersi integrato il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, è necessario che la condotta contraria all'ordine o alla morale della famiglia si traduca nell'inottemperanza ai doversi di assistenza morale.

Pertanto, non ha rilevanza penale la violazione del dovere di fedeltà coniugale, ovvero l'uso di accorgimenti atti ad evitare il concepimento di figli.

Che dire, invece, del rifiuto, persistente e prolungato, del coniuge di intrattenere con l'altro normali rapporti affettivi e sessuali?

E' innegabile, da un lato, che si tratta di condotta tale da recare grave pregiudizio alla dignità e personalità del partner. Egli, di conseguenza, potrebbe sentirsi in condizione di grave disagio e frustrazione.

La giurisprudenza in alcune occasioni ha ravvisato in questa condotta il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. D'altro lato, seppure, si configura una violazione del dovere di assistenza morale e materiale tra coniugi, giova, comunque, precisare che tale condotta può assumere rilevanza penale a condizione che non vi siano specifiche ragioni che la supportano.

CONDOTTA TIPICA DI CUI AL 2^ COMMA DELL’ART. 570 c.p.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare nella forma descritta al 2^ comma dell'art. 570 c.p. viene, convenzionalmente, definito quale violazione dell'obbligo di assistenza materiale ed economica. Si tratta di condotte che, per essere penalmente rilevanti, devono risolversi in un pregiudizio al patrimonio del coniuge o dei figli, ovvero alla loro capacità di sostentamento e di far fronte ai bisogni essenziali esistenziali.

Malversazione o dilapidazione dei beni del figlio minore o del coniuge.

La malversazione si sostanzia nell'appropriazione ovvero nella distrazione dei beni propri del figlio o del coniuge al fine di trarne profitto.  La dilapidazione si traduce nella dissipazione del patrimonio dei suddetti soggetti. In entrambi i casi, la condotta si traduce in un evidente violazione degli obblighi di assistenza familiare, resa evidente dal disvalore intrinseco della condotta.

Omessa prestazione dei mezzi di sussistenza.

In questo caso, l'area dei soggetti attivi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, tende, in certo senso, ad allargarsi. 

Può trattarsi del coniuge-genitore verso l'altro coniuge o verso i figli minori. Ma può trattarsi anche dei figli maggiorenni verso i genitori, nonchè dei nipoti maggiorenni verso i nonni.

NOZIONE DI MEZZI DI SUSSISTENZA

E' pacifico nella giurisprudenza che i mezzi di sussistenza rilevanti ai fini del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare siano non solo i mezzi di sopravvivenza vitale (quale il vitto e l'alloggio), ma anche quelli volti a soddisfare altre esigenze di vita quotidiana. In questo senso sono mezzi di sussistenza l'abbigliamento, i libri di istruzione per i figli minori, mezzi di trasporto, mezzi di comunicazione.

Non è però sufficiente ad integrare il reato di violazione degli obblighi familiari la condotta di chi fa mancare i predetti mezzi di sussistenza, essendo necessario, a tal fine che ricorrano altri elementi costitutivi della fattispecie.

LO STATO DI BISOGNO

In primo luogo, è richiesto un nesso di causalità tra mancato corresponsione dei mezzi di sussistenza e stato di bisogno. I familiari, vittime del reato, devono, cioè trovarsi in condizione tale da non avere strumenti per provvedere ai propri bisogni primari e complementari.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, quindi, viene meno se i parenti delle vittime provvedono con mezzi propri ai loro bisogni?

La giurisprudenza ha negato che gli aiuti dei parenti della persona offesa possano escludere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.  In tal senso, Cass. Pen. 28 ottobre 2009 ha statuito quanto segue. "Lo stato di bisogno va apprezzato nei rapporti tra la persona che deve essere assistita e il soggetto obbligato. Onde il reato non è escluso dal fatto che altri si sostituisca all'inerzia del soggetto obbligato nella somministrazione dei mezzi di sussistenza".  

Il genitore ha l'obbligo di provvedere ai bisogni dei figli minori o che non sono ancora inseriti nel mondo lavorativo e l'inottemperanza al suddetto obbligo integra la fattispecie di reato della violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Incapacità economica dell’obbligato

Altro aspetto rilevante per la fattispecie della violazione degli obblighi di assistenza familiare è quello inerente l'eventuale incapacità economica dell'obbligato a corrispondere agli aventi diritto i mezzi di sussistenza.

Due sono gli elementi che, secondo la giurisprudenza, devono concorrere per ritenere rilevante lo stato di incapacità economica a provvedere dell'imputato. In primo luogo, deve trattarsi di difficolta economica non temporanea. Inoltre, la mancanza di reddito da destinare ai bisogni della famiglia, non deve essere imputabile all'obbligato. Questo significa che non giustifica l'assenza di reddito se il genitore non si è mai impegnato a trovare un lavoro o se, al contrario, si è dimesso dall'occupazione stabile che aveva.

Si legga la seguente massima di Cass. Pen. 29.08.2009 n.33492. "L'obbligato può effettivamente venirsi a trovare in difficoltà economiche ma non può di sua iniziativa sottrarsi al puntuale adempimento dell'obbligo su di lui gravante, e versare somme di importo inferiore a quello stabilito nel provvedimento di separazione, senza sollecitare un provvedimento del giudice civile per la riduzIone dell'assegno dovuto.  Tuttavia, tale argomento, valido in sede civile, non è idoneo ad escludere, secondo il principio ad impossibilia nemo tenutur, l'operatività a favore dell'imputato della causa di giustificazione rappresentata dall'oggettiva incapacità economica, a lui non addebitabile, di provvedere all'adempimento integrale dei suoi obblighi".

DECADENZA DALLA POTESTA’ GENITORIALE e REATO DI VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE

Un ultimo aspetto che merita menzione riguarda la possibilità di escludere il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare quando l'obbligato sia stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale.

La risposta a questo interrogativo è invero abbastanza semplice se si considera che il provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale fa venir meno i poteri del genitore decaduto verso i figli, ma non anche i doveri che non siano incompatibili con le ragioni che hanno determinato il provvedimento.

Poiché, pertanto, permangono in capo al genitore decaduto oltre i doveri di natura economica anche quelli di natura morale, ne consegue che il provvedimento di decadenza non fa venir meno la responsabilità per la violazione degli obblighi di assistenza familiare dell'imputato. (Cass. Pen.21.03.2000 n.4887).

IL DOLO NEL REATO IN ESAME

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è a dolo generico. Non è, quindi, necessaria l'intenzione di far mancare i mezzi di sussistenza alla persona bisognosa. Cionondimeno, è necessario che l'imputato, al momento del fatto, avesse consapevolezza di rendersi inadempiente agli obblighi su lui incombenti, e quindi di far mancare i mezzi di sussistenza ai propri familiari.

Non vale, inoltre, ad escludere la responsabilità per il suddetto reato, sotto il profilo soggettivo, il fatto che la persona obbligata al mantenimento abbia costituito un nuovo nucleo familiare. L'obbligo di provvedere ai bisogni della nuova famiglia si aggiunge ma non esclude l'obbligo verso la prima famiglia.