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Assegnazione della casa familiare: cosa accade se la coppia non ha figli?

La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha inciso sulla funzione dell’assegnazione della casa familiare

Con la riforma del diritto di famiglia del 1975, trova ingresso nel nostro ordinamento l'istituto dell'assegnazione della casa familiare. L'art. 155 co. 4 c.c. stabiliva, infatti, che:<<l'abitazione nella casa familiare spetta di preferenza e, ove sia possibile, al coniuge cui vengono affidati i figli>>.

Questo istituto assumeva, quindi una funzione ben precisa. La funzione di proteggere i figli. La tutela dei figli era attuata consentendogli di conservare, nonostante la disgregazione della famiglia, l'ambiente domestico nel quale erano cresciuti. Si riconosceva nella casa familiare il luogo in cui i figli affondano le loro radici storiche, affettive e culturali. 

La modifica dell’art. 6 della legge sul divorzio ad opera della Legge 74/1987

Successivamente, con la L.6.3.1987 n.74 venne modificato l'art. 6 sul divorzio. Quanto all'assegnazione della casa familiare, assumono, rilievo le seguenti due disposizione.

  1. L'abitazione della casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età.
  2. In ogni caso, ai fini dell'assegnazione, il giudice dovrà valutare le condizioni economiche e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole.

E' con questa seconda disposizione che si è iniziata ad aprire una luce diversa sull'istituto in esame. Esso manteneva la funzione prioritaria di tutela per il figli. Ma iniziava a configurarsi anche come strumento per regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi. 

Difatti nella giurisprudenza di merito, hanno iniziato a proliferare sentenze che disponevano l'assegnazione della casa familiare in favore del coniuge meno abbiente. E questo anche se i coniugi non avevano figli, essendo lo scopo quello di utilizzare l'istituto con funzione integrativa della regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra gli stessi.

LA POSIZIONE DELLA GIURISPRUDENZA SULLA FUNZIONE DELL’ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE ALL’INDOMANI DELLE RIFORME DEL 1975 E DEL 1987

Come anticipato, all'indomani, soprattutto della riforma del 1987, i giudici di merito hanno iniziato a riconoscere una diversa ed aggiuntiva funzione all'istituto in esame. L'assegnazione della casa familiare, pur rivolto alla tutela dei figli, era anche usato per equilibrare le condizioni economiche tra i coniugi..

Va, però, detto che questo era l'orientamento soprattutto dei giudici del merito. La giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione era ancora, nella maggioranza dei casi, lontana da questo orientamento.

Vi era comunque, in indirizzo minoritario all'interno della giurisprudenza di legittimità che si era allineato a questa diversa interpretazione della funzione dell'istituto.

Si riconosceva, cioè, che l'assegnazione dell'abitazione familiare avesse anche funzione di garantire al coniuge più debole il il mantenimento del tenore di vita goduto in costanza di matrimonioSi assegnava, pertanto, all'istituto dell'assegnazione della casa familiare la valenza di componente in natura dell'obbligo di mantenimento.

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