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Assegnazione della casa familiare: cosa accade se la coppia non ha figli?

LA FUNZIONE DELL’ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE NELLA RIFORMA DEL 2006 E DEL 2013

Con la riforma del 2006, la materia della separazione e del divorzio subisce un restyling importante, nel quale a farla da padrona è il nuovo regime di affidamento condiviso dei figli.  Ulteriori innovazioni sono state introdotte nel 2013.

Ma in tema di assegnazione della casa familiare, in realtà, è cambiato ben poco. L'impianto normativo dell'istituto in esame è restato, infatti, fondamentalmente, invariato.

Art. 337 sexies c.c.

Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprietà.

Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”.

Da un lato, vi è l'apertura derivante dalla previsione che il giudice può tener conto dell'assegnazione della casa familiare per regolare i rapporti economici tra i coniugi,

D'altro lato, poiché si tratta di un inciso della norma, non questa possibilità non ha mai determinato l'ingresso di una nuova concezione della funzione dell'istituto dell'assegnazione. Infatti, la giurisprudenza maggioritaria è tutt'oggi dell'idea che la funzione di questo istituto permane quella di tutelare la prole.

ORIENTAMENTO MINORITARIO SULLA FUNZIONE DELLA ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE

Sono pochi i giudici che riconoscono all'assegnazione della casa coniugare anche la funzione di integrare l'obbligo di mantenimento.

In tal senso, si è pronunciato il Tribunale di Lodi con sentenza del 17 maggio 2006. In questo caso, la coppia era priva di figli. Il Giudice del Tribunale di Lodi ha riconosciuto che la casa familiare, di proprietà comune ai coniugi, potesse essere attribuita in uso al coniuge privo di adeguati redditi propri con funzione integrativa dell'assegno di mantenimento.

In posizione intermedia, si pone una sentenza del Tribunale di Viterbo del 22.10.2006. Il Giudice del tribunale di Viterbo parte dalla premessa che per l'assegnazione della casa familiare "possono essere tenuti presenti altri criteri diversi da quelli legati all'affidamento dei figli o alla loro convivenza con uno dei coniugi, come ad esempio la debolezza economica o morale di un coniuge rispetto all'altro.

Il Giudice ha, dapprima, precisato che "in assenza di figli non è possibile l'assegnazione a chi non è proprietario".

Poi, ha considerato il caso della coppia priva di figli ma contitolare dell'abitazione. Ed ha riconosciuto che "nell'ipotesi di una casa in comproprietà la stessa potrà essere assegnata solamente in base ad un criterio economico, per favorire la parte meno abbiente".

ORIENTAMENTO MAGGIORITARIO SULLA FUNZIONE DELLA ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE

Come detto, la giurisprudenza maggioritaria è di diverso avviso. Resta fermo il principio che il godimento dell'abitazione a favore di chi non ne è proprietario ha natura straordinaria. La funzione resta, quindi, quella di tutelare la prole. Si considerino, a titolo esemplificativo, le due seguenti sentenze.

Corte di Cassazione - Prima Sezione Civile - Sentenza n. 8221 del 07.04.2006

"Il sacrificio della posizione del coniuge titolare di diritti reali o personali sull'immobile, mediante assegnazione all'altro coniuge, si giustifica solo a condizione dell'affidamento a quest'ultimo dei figli minori o della convivenza con esso di figli maggiorenni ancora non autosufficiente”.

Corte di Cassazione - Prima Sezione Civile - Sentenza n. 20256 del 19.09.2006

"Presupposto imprescindibile del provvedimento di assegnazione è la convivenza con figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

In difetto di tale presupposto, il provvedimento di assegnazione della casa familiare sarebbe illegittimo, in quanto si “tradurrebbe in una sostanziale espropriazione del diritto di proprietà, tendenzialmente per tutta la vita del coniuge assegnatario in danno del contitolare”.

RISPOSTA
Per rispondere alla domanda iniziale, dobbiamo escludere, alla luce della giurisprudenza maggioritaria, che, in assenza di figli, sia possibile assegnare la casa familiare, di proprietà esclusiva di uno dei coniugi, all’altro come forma di integrazione del mantenimento.
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