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Dichiarazione giudiziale di paternità – Chi può chiederla e con quali prove

dichiarazione giudiziale di paternitàIn questa Guida ci occupiamo dell’azione di dichiarazione giudiziale di paternità.

Cercheremo di capire cosa fare quando il padre biologico non riconosce il figlio per sfuggire ai propri doveri genitoriali.

Ci sono diversi interrogativi a cui rispondere. Chi può agire giudizialmente per ottenere dal Tribunale una sentenza che accerti la paternità?

La dichiarazione giudiziale di paternità è imprescrittibile per il figlio oppure è soggetta a termini di prescrizione? Come si prova la paternità in giudizio?

Nozioni introduttive sull’azione di dichiarazione giudiziale di paternità

Come anticipato, si tratta di un istituto attraverso il quale il figlio non riconosciuto chiede al Giudice di accertare e riconoscere il suo status di figlio.

Soggetto passivo dell’azione di dichiarazione giudiziale di paternità è colui che si reputa essere il padre biologico del figlio non riconosciuto.

La questione principale verte, pertanto, sull’accertamento della paternità. Si tratta di stabilire se, veramente, il soggetto passivo dell’azione è il padre del figlio non riconosciuto.

La dichiarazione giudiziale di paternità, oltre ad avere importanti risvolti morali, è di grande importanza dal punto di vista giuridico.

Il riconoscimento della status di figlio, conseguente all’accertamento della paternità, comporta effetti giuridici dirompenti.  Il padre sarà, in automatico, destinatario di tutti i doveri genitoriali cui corrispondono i conseguenti diritti fondamentali del figlio.

CHI PUO’ AGIRE PER FAR ACCERTARE IL RAPPORTO DI FILIAZIONE E TERMINI DI PERSCRIZIONE

L’azione di dichiarazione giudiziale di paternità è disciplinata all’art. 269 c.c. e seguenti.

Gli articoli 270 c.c. e 273 c.c. disciplinano le diverse ipotesi del figlio minore e del figlio maggiorenne.

Figlio maggiorenne

Il figlio che ha raggiunto la maggiore età può ricorrere, autonomamente, al Tribunale per l’accertamento del rapporto di filiazione con il presunto padre.

L’art. 270 c.c. stabilisce l’imprescrittibilità per il figlio dell’azione per la dichiarazione giudiziale di paternità.
Questo significa che egli potrà sempre agire in giudizio anche a distanza di molti anni da quando ha raggiunto la maggiore età.

Se, egli muore prima di aver avviato l’azione, potranno agire, al suo posto, anche i suo discendenti. In tal caso, però, non è possibile agire se sono decorsi due anni dalla sua morte.

Gli stessi, inoltre, ove il figlio sia morto in pendenza del giudizio di dichiarazione giudiziale della paternità, potranno proseguire e subentrare nel processo.

Figlio minore di età

Se il figlio è minorenne, l’azione di dichiarazione giudiziale di paternità potrà essere promossa dalla madre che esercita la responsabilità genitoriale. Se, però, il figlio ha compiuto quattordici anni, la madre potrà agire solo se c’è il suo consenso.

Si tiene conto, in tal caso, della sfera affettiva e psicologica del minore infraquattordicenne, tutelandone la libertà di autodeterminazione.

Non è detto che egli voglia sapere se, realmente, quel determinato uomo sia suo padre. Potrebbe reputare questa decisione pregiudizievole per il suo equilibrio psicologico o non voler sapere per altre ragioni.

Cosa accade nel caso in cui il minore non sia affidato alla madre? In tal caso, l’azione di dichiarazione giudiziale di paternità può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice.

Va infine ricordato che se il presunto padre è deceduto, l’azione di dichiarazione giudiziale di paternità può essere esercitata anche contro gli eredi.

CONSEGUENZE DELL’ACCERTAMENTO GIUDIZIALE DI PATERNITA’

L’acquisizione del stato di figlio conseguente alla dichiarazione giudiziale di paternità ha conseguenze giuridiche molto importanti.

Il figlio, o la madre in caso di figlio minorenne, potrà chiedere il risarcimento del danno al padre. Il danno morale si ricollega al pregiudizio subito per l’assenza della figura paterna e per la violazione del diritto alla bigenitorialità.

Inoltre, il padre dovrà provvedere al mantenimento, pro quota, del figlio. E la madre potrà chiedere anche la restituzione della metà delle somme spese per mantenere il figlio fino a quel momento.

Ovviamente, l’acquisizione dello status di figlio comporta anche diritti ereditari verso il padre ove questo sia nel frattempo deceduto.

COME PROVARE IL RAPPORTO DI FILIAZIONE TRA PADRE E FIGLIO

Uno dei punti di maggiore delicatezza nel giudizio di dichiarazione giudiziale di paternità riguarda la prova del rapporto di filiazione.

Attenzione. Non è sufficiente a dimostrare la paternità la mera di dichiarazione della madre.
Non è neanche sufficiente dimostrare con prove testimoniali l’esistenza di un legame affettivo tra madre e presunto padre all’epoca del concepimento.

LA PROVA DEL DNA – COSA ACCADE SE IL PRESUNTO PADRE SI RIFIUTA DI SOTTOPORSI AL TEST DEL DNA
 

La prova regina nel giudizio di dichiarazione giudiziale di paternità è il test del DNA.

I mezzi scientifici consentono attraverso l’esame del DNA di provare, con sufficiente certezza, il rapporto di filiazione padre figlio.

Cosa accade se il padre rifiuta di sottoporsi all’esame del DNA?

La giurisprudenza è ormai pacifica nel ritenere che detto rifiuto equivale, unitamente ad altri elementi di prova, ad un ammissione di paternità.

Non è, dunque, saggio scelta quella di rifiutare di sottoporsi all'esame del DNA. Se effettivamente si ritiene di non essere padre di quel ragazzo, questo accertamento fornirà la prova madre idonea a dimostrare l'insussistenza del rapporto di filiazione.

In caso, contrario, non resta molta scelta. In ogni caso, questo esame serve a fugare ogni dubbio e il rifiuto è valutato come una sorta di riconoscimento della paternità.